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IL DUPLICE TRAMONTO
Trento – 30 gennaio 2013

Il Centro Studi sulla Storia della��Europa Orientale e la Biblioteca Austriaca organizzano a Trento, mercoledA� 30 gennaio, alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55), la��incontro-dibattito Il duplice tramonto. Lo sterminio degli ebrei e la pulizia etnica dei tedeschi dalla��Europa centro-orientale. Interviene Fernando Orlandi. Introduce Massimo Libardi.

Con la��incontro-dibattito Il duplice tramonto. Lo sterminio degli ebrei e la pulizia etnica dei tedeschi dalla��Europa centro-orientale prosegue il ciclo di incontri a�?Narrare la storia. Il Novecento nella letteratura tedescaa�?, organizzato dal Centro Studi sulla Storia della��Europa Orientale con la collaborazione della Biblioteca Austriaca.

Gli ebrei della��est, gli Ostjuden, incarnavano il carattere transnazionale, la disorganicitA� e la��irrequietezza che definiva la Mitteleuropa rispetto agli stati nazionali. Erano inoltre gli unici a riconoscere in una lingua, lo yiddish, e non in un territorio, la��elemento fondamentale della loro identitA�. Proprio questo rapporto tra comunitA� e lingua riveste una notevole importanza nel definire la complessa identitA� dello spazio mitteleuropeo. Tra Otto e Novecento il tedesco si afferma come una sorta di lingua franca delle molteplici comunitA�, ben oltre i confini dello stesso impero asburgico e di quelli del Reich tedesco. Non si sostituisce alle lingue nazionali, ma convive accanto a lingue e culture diverse: Elias Canetti e Gregor von Rezzori hanno dato un mirabile quadro di questo intreccio. Il tedesco inoltre costituiva la lingua colta praticata in molte comunitA� ebraiche dalla Polonia alla Boemia, dalla Bulgaria alla Romania e per un tragico paradosso la��Olocausto inferse un colpo mortale a questa vitalitA� transnazionale del tedesco.

Per molti intellettuali ebrei era infatti proprio la lingua tedesca a rappresentare il Mutterland, neologismo coniato da Rose AuslA�nder come fusione di Muttersprache e Vaterland. Di sA� Elias Canetti scrisse a�?io sono solo un ospite della lingua tedescaa�?, e nel primo volume della sua autobiografia narra come nella natale Rustschuk, cittadina bulgara sul Danubio oggi Ruse, si potessero ascoltare nel corso della giornata a�?sette o otto linguea�? e di come lui abbia scelto il tedesco come lingua in cui abitare. Anche dopo il 1945 Canetti scriverA�: a�?La lingua del mio spirito continuerA� a essere il tedesco, e precisamente perchA� sono ebreoa�?. Sono queste, parole che se esprimono il profondo legame degli ebrei con la lingua e la cultura tedesca dalla��altra parte indicano una lacerazione che non sarA� piA? ricomposta, quella per cui la propria lingua madre A? diventata la lingua degli assassini.

Lo sterminio degli ebrei cancellA? questo mondo. La��ebraismo orientale, e piA? in generale gli ebrei, sono stati spesso accusati di passivitA� per non avere fatto resistenza alla��internamento nei ghetti. Ma episodi di resistenza si sono avuti, e la rivolta del Ghetto di Varsavia A? uno dei momenti piA? alti di questa resistenza. Uno dei libri piA? inquietanti su questa rivolta e lo sterminio degli ebrei A? Il canto del popolo ebraico massacrato di Yitzhak Katzenelson, davanti al quale, ha scritto Primo Levi, a�?ogni lettore non puA? che arrestarsi turbato e reverentea�?. Protetto e nascosto da alcuni amici, Katzenelson, assieme al figlio maggiore, grazie al passaporto straniero di cui era entrato in possesso, nel maggio 1943 viene trasferito da Varsavia alla residenza coatta di Vittel, in Francia. La moglie e gli altri due figli invece erano giA� stati deportati a Treblinka. In Francia Katzenelson tiene un diario, ma soprattutto scrive Il canto, monumento funebre agli ebrei da��Europa. Per precauzione, come peraltro faceva chi cercava di preservare la memoria degli avvenimenti, nasconde i manoscritti in contenitori di latta, poi sepolti.

Sulle deportazioni operate dai nazisti molto conosciamo, al punto che lo stesso termine deportazione A? stato associato pressochA� esclusivamente alla��invio nei campi di concentramento e in quelli di sterminio del Terzo Reich. Ma mentre la Seconda guerra mondiale stava terminando e soprattutto dopo la sua cessazione, ad essere vittime furono le popolazioni germanofone della��Europa centro-orientale. Non si trattava di nazisti, ma indiscriminatamente vennero colpiti tutti i Volksdeutsche, popolazioni germanofone che si erano insediate in quei territori da secoli, a partire dalla Ostsiedlung, la colonizzazione della parte orientale della��Europa, attuata dai popoli germanici nel medioevo: una grande migrazione, nel corso della quale i tedeschi fondarono insediamenti nelle regioni meno popolate della��Europa centro-orientale e orientale. Nel 1945 saranno vittime di una grande pulizia etnica, deportazioni accompagnate da ogni sorta di brutalitA� (rapine, stupri, omicidi), un esodo forzato nel corso del quale perirono milioni di persone.

Da Vittel, dove forse sarebbe riuscito a espatriare, Katzenelson viene deportato ad Auschwitz, e qui troverA� la morte. Terminata la guerra, Miriam Novitch, che lo aveva aiutato a nascondere i suoi scritti, li disseppellisce e cosA� Il canto viene subito pubblicato: a�?AhimA�, non ca��A? piA? nessuno… ca��era un popolo, era non ca��A? piA?… ca��era un popolo… e ora A? scomparso!a�?. La fine della Seconda guerra mondiale segna cosA� un duplice tramonto: quello delle culture degli Ostjuden e dei Volksdeutsche: a�?O sciocco goy, hai sparato alla��ebreo ma la pallottola ha colpito anche tea�?.

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