giovedì , 23 maggio 2019
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JOSEF KOUDELKA – il fotografo a�?zingaroa�?

 

a�? Il consiglio che do a un giovane che vuole fare il fotografo A? comperarsi un buon paio di scarpe e imparare a vedere.a�?

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Nato nel 1938 a Boskovice in Moldavia, attuale regione della Cecoslovacchia, Josef Koudelka A? sicuramente un personaggio straordinario che non esito a classificare tra i piA? interessanti nel mondo della fotografia degli anni dal a��60 al a��90.

Ancora diciottenne si A? trasferito a Praga dove ha ottenuto una laurea in ingegneria aeronautica. Ma la passione per la fotografia, che da tempo covava dentro di sA�, era inconciliabile con la vita di ingegnere e lo indusse a rinunciare alla sua carriera per dedicarsi a tempo pieno alla fotografia.

La sua prima macchina fotografica fu una 6×6 Bakelite che da ragazzo usava, come capita spesso, per fotografare i suoi famigliari e gli interni della sua abitazione. La��aveva acquistata con i soldi ottenuti raccogliendo fragole nei campi e vendendole in un villaggio vicino. Fu sostituita poi con una Rolleiflex, per anni sua fedele compagna.

Ma perchA� Josef Koudelka fotografo zingaro?

La storia della sua vita A? la prima ragione che mi induce ad osare ad affiancare al suo nome la��appellativo a�?zingaroa�?.

Nomade e spirito solitario, dopo essersi affacciato alla fotografia professionale documentando spettacoli teatrali, vive in prima persona la��invasione sovietica di Praga del 1968 che immortalA? con uno storico reportage di immagini che sono diventate una pietra miliare del fotogiornalismo. Koudelka riesce a far uscire clandestinamente i rullini da Praga e consegnarli alla��Agenzia Magnum. Le foto fanno subito il giro del mondo ma, per paura di possibili ripercussioni sulla sua famiglia, non vuole che siano a lui attribuite. Vengono divulgate come scattate da P.P. a�� Prague Photographer. Ma nel 1969, per il coraggio dimostrato nella��immortalarle, le fotografie scattate durante la Primavera di Praga valsero a lui la��assegnazione della a�?Robert Capa Golden Medala�?. Fu la sua consacrazione nel mondo della Grande Fotografia, che fu a lui da��aiuto nella��ottenere un visto di lavoro per tre anni in Inghilterra che poi si trasformA? in asilo politico. Dopo aver lasciato la Cecoslovacchia nel 1970 per la��esilio, lo stesso Koudelka ci racconta che: a�?a��per quindici anni non ho lavorato per nessuno. Non ho accettato lavori per nessuno. Non ho accettato lavori su commissione, non ho mai fotografato per soldi. Ho fotografato solo per me stesso. Vivevo con il minimo. Cercavo di evitare di possedere cose. Oltre a questo non volevo quel che le persone chiamano a�?casaa�?. Quel che volevo piA? da��ogni altra cosa era viaggiare per scattare fotografie in qualsiasi posto, e quando lA� non ca��era piA? niente da fotografare, allora era arrivato il momento di partire per un altro luogo.a�?

Nei decenni a��70 e a��80 Koudelka continuA? a girovagare per la��Europa organizzando mostre e pubblicando libri. Nel 1987 divenne cittadino francese e quattro anni piA? tardi, nel 1991, riuscA� finalmente a rimettere piede nella sua nazione natale, diventata nel frattempo Cecoslovacchia. A sottolineare il suo continuo girovagare per il continente come uno zingaro sono i luoghi di nascita dei suoi tre figli, rispettivamente Francia, Inghilterra ed Italia.

Ma se la��erranza di Koudelka A? il motivo che mi ha indotto ad attribuire a lui la��epiteto di fotografo zingaro, se parliamo del libro a�?Zingaria�? (il suo piA? importante lavoro di ricerca sviluppato a lungo termine tra il 1962 e il 1971 su queste antiche popolazioni provenienti in origine dalla lontana India), la��appellativo deve essere modificato in fotografo degli zingari. La sua ricerca non era finalizzata solo a creare una collezione di belle fotografie in bianco e nero: Koudelka voleva andare oltre. Le fotografie di questo grande maestro vivente della fotografia costruiscono una storia. Ci fanno entrare nel mondo dei gitani del secolo scorso mettendo da parte la diffidenza che li ha sempre accompagnati. Lo stesso Koudelka, ancora ragazzo, li aveva associati alla paura. Lui stesso ci racconta: a�?La carovana si apprestava ad attraversare il mio villaggio. PassA? la��uomo con il tamburo, quello che dava gli annunci, e avvisA? tutti che bisognava chiudersi in casa e nascondere le galline perchA� stavano passando gli zingari.a�? Ma quando lui vide che le ragazze non rubavano nei cortili, quando si appassionA? alla loro musica e si rese conto che alcuni loro lavori erano utili agli abitanti del villaggio, capA� che il suo primo lavoro di fotografo di teatro non lo soddisfaceva piA?. Gli attori allora dovevano essere altri, e cosA� scelse di entrare nel loro mondo catturando quei volti.

Gli zingari di Koudelka oggi sono anacronistici: rimandano alla��emarginazione di cui hanno sempre sofferto, ricacciati nel mucchio dei non graditi per la loro diversitA�, perseguitati per essere estinti con soluzioni finali come i forni crematori dove sono finiti milioni di zingari e milioni di ebrei. Oggi invece i pochi stanziali e raramente erranti, vengono rifiutati per certi loro comportamenti e perchA� non utili alla contemporanea civiltA� elettronica e di consumo. Rispetto allo scorso millennio, nonostante quel che si dica, loro sono sempre di meno dei loro antenati, sempre piA? emarginati e perciA? destinati a scomparire. Il loro lungo viaggio sta per finire e le fotografie di Koudelka ci raccontano forse la loro ultima tappa. Non A? un caso se la��edizione francese del libro a�?Zingaria�? ha per titolo a�?Gitans: la Fin du Voyagea�?.

La mostra a�?Zingaria�?, che nel 2001 A? stata ospitata per la prima volta a Milano presso la Fondazione Forma per la Fotografia, anche se sono passati tanti anni, difficilmente si puA? dimenticare. Le 109 stampe, tutte rigorosamente in bianco e nero, hanno avuto sui visitatori un grande impatto visivo, guidandoli in un viaggio al di fuori del tempo in cui viviamo. Non hanno indotto il visitatore ad un giudizio su di loro, ma ad una riflessione sulla loro errante esistenza, dalla vita alla morte. Non a caso la foto simbolo, alla quale lo stesso Koudelka dice di essere particolarmente affezionato, A? quella della veglia funebre in cui il neonato A? sopra il viso della donna che riposa nel feretro. La mostra A? stata una storia, una storia di persone, di lui con queste persone che lo hanno incantato con il loro mondo fatato.

 

per visualizzare foto clicca qui https://www.google.it/search?q=josef+koudelka&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=mPmbVdrXH6fP7gb9wYv4Ag&ved=0CAcQ_AUoAQ&biw=1067&bih=520

 

oppure clicca qui

http://www.atgetphotography.com/The-Photographers/Josef-Koudelka.html

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