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Luciano Gottardi e i fiati della��orchestra Haydn

L’APPRENDISTA STREGONE
Luciano Gottardi e i fiati della��orchestra Haydn

Domenica 17 marzo 2013 al Teatro Valle dei Laghi di Vezzano (TN), Luciano Gottardi e i fiati della��orchestra HAYDN si esibiranno in a�?L’Apprendista Stregonea�?, spettacolo per burattini e quintetto di fiati.

Un giovane studente di arti magiche che, durante la breve assenza del mago, presso la cui bottega egli fa apprendistato, evoca le forze occulte scatenandole e, non riuscendo poi a controllarle, ne resta travolto. Al suo ritorno lo stregone riconduce tutto alla calma, non senza infliggere la punizione di una buona frustata alla��incauto discepolo.

Celebre A? la��a�?interpretazionea�? cinematografica di Walt Disney. Stiamo parlando di uno dei casi piA? eclatanti, in cui il brano musicale ha ottenuto un successo di gran lunga superiore alla vicenda dalla quale derivava: a�?La��apprendista stregonea�?, che ha alle spalle una storia che inizia addirittura nel II secolo.

Lo spettacolo che sarA� proposto al Teatro Valle dei Laghi di Vezzano (TN) il 17 marzo alle ore 16.30 da Luciano Gottardi e dai Fiati solisti della��Orchestra Haydn di Bolzano e Trento attinge a piene mani dal a�?FilopsA?udea�? (L’Amante della menzogna) di Luciano di Samosata, una��opera satirica del II secolo d.C. sulla superstizione della gente, in particolar modo dei piA? istruiti e sapienti, dove si narra di Eucrate, giovane apprendista del mago Pancrate, desideroso di carpire i segreti del suo maestro. Molti secoli dopo questa A? diventata il soggetto della ballata a�?Der Zauberleherlinga�? scritta nel 1797 da Johann Wolfgang von Goethe. Cento anni piA? tardi, nel 1897, Paul Dukas ha tratto ispirazione dalla ballata di Goethe per scrivere il brano orchestrale a�?L’apprenti sorciera�?.

Soggetto dello spettacolo

Un uomo molto saggio e ricco A? ammalato. Viene a trovarlo un amico, il quale gli propone un rimedio per farlo guarire. Il rimedio consiste nell’avvolgere la parte malata con la zampa di una gazzella vergine dentro una pelle di leone. L’ammalato si arrabbia sentendo tante sciocchezze, mentre l’amico giustifica la sua creduloneria portando come esempio due episodi di cui lui stesso sarebbe stato testimone, comprovanti che la magia esiste, che le ombre dei morti sono reali e che la realtA� va ben oltre quello che noi vediamo. Gli racconta dunque di quella volta che, anche lui ammalato a letto con la febbre, vide Selene, la luna, scendere dal cielo, prenderlo per mano e condurlo nell’Ade. Qui doveva presentarsi di fronte al Re Plutone per entrare nel mondo dei morti, giacchA�, secondo la luna, la sua vita era giunta al termine. Ma Plutone, arrabbiato, le fa notare un errore nei nomi. La persona da prendere era un’altra. Dunque lui puA? andarsene, mentre sulla terra muore la persona designata. La scena ritorna al capezzale del malato, il quale fa mostra di non credere alla storia, imputandola piuttosto alla febbre alta. Allora l’amico gli narra un’altra avventura, occorsagli quando incontrA? un mago siriano. Il mago aveva il potere di comandare ai bastoni, alle scope, ai pestelli, i quali, ad un suo preciso ordine, si muovevano ed eseguivano i suoi comandi. L’amico diventa servitore del mago ed una sera, avendo ricevuto dal mago l’ordine di riempire una tinozza con secchi d’acqua, pensa bene di far fare questo lavoro alla scopa, dal momento che ha scoperto le parole magiche per animarla. La scopa inizia il suo lavoro, ma arrivata al trentesimo secchio continua ad inondare il pavimento della stanza perchA� il servo non conosce la parola magica per fermare l’incantesimo. Il servitore spezza allora con un’accetta la scopa la quale, lungi dal fermarsi, si rianima. Anzi, da ogni pezzo nasce una scopa e tutte si animano continuando a fare il lavoro e moltiplicando i danni. A salvare la situazione interviene il mago, che ferma le scope, asciuga le acque e all’improvviso sparisce.
La scena ritorna al capezzale. L’uomo saggio e ricco protesta la sua incredulitA� di fronte a tante fanfaronate. Pur tuttavia ringrazia l’amico perchA�, con tante storie bizzarre, gli ha perlomeno fatto tornare il buonumore e si sente giA� meglio.

Musica

Le musiche per lo spettacolo sono realizzate dai Fiati solisti della��Orchestra Haydn: Francesco Dainese (flauto), Gianni Olivieri (oboe), Stefano Ricci (clarinetto), Flavio Baruzzi (fagotto) e Andrea Cesari (corno). Il quintetto esegue brani tratti dai Trois piA?ces brA?ves di Jacques Ibert, da Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel, dalla Kleine Kammermusik di Paul Hindemith, e dalla��Apprenti sorcier di Paul Dukas, nella trascrizione per quintetto di fiati realizzata per l’occasione da Andrea Chenna.

Info:
Teatro Valle dei Laghi
Via Stoppani, loc. Lusan Vezzano (TN)
Tel 0461/ 340158
info@teatrovalledeilaghi.it
www.teatrovalledeilaghi.it

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