giovedì , 23 maggio 2019
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SELFIE: l’autocelebrazione dell’Io

Il giovane Narciso, uno dei personaggi delle Metamorfosi di Ovidio, ha aperto il cammino ad una lunga serie di considerazioni sulla ricerca della propria identitA�, della conoscenza di sA�, oppure sul semplice compiacimento nel contemplare la propria immagine.

600 selfie

Fin dai tempi remoti, da principio nella pittura e poi anche nella fotografia, il ritratto nasce dalla richiesta precisa di un committente, mentre l’autoritratto A? piuttosto il frutto spontaneo dell’artista che autonomamente e per i motivi piA? vari, decide di fissare la propria immagine.

Senza scomodare Freud, che ha affrontato il problema come del resto tanti altri, analizzando il pensiero di ben piA? modesti studiosi della psiche, si puA? giungere alla conclusione che l’uso dell’autoritratto o, per dirla in chiave piA? moderna, del selfie, puA? essere una prova dimostrativa di identitA� che si riassume nel concetto forse troppo limitativo di autoritratto fotografico come una sorta di specchio trasparente che fornisce una risposta al problema nel bambino di come distruggersi del suo doppio speculare, protettivo ma anche rivale [1].

Ma queste considerazioni e analisi a struttura psicologica, che indubbiamente possono essere condivise quando si parla di autoritratto, possono essere anche una risposta alla domanda: “PerchA� scattiamo continuamente foto a noi stessi, o meglioA� gli onnipresenti seflie?”A� Il poter creare immagini a costo zero elimina quello che un tempo, e parliamo dell’era analogica, poneva sicuramente dei limiti alla frenesia dell’autoscatto. Ma la causa del perchA� il selfie sia diventato ormai un fenomeno e moda dilagante, vanno ricercate altrove. Come tutte le mode si sta diffondendo a macchia d’olio per l’innato istinto umano di imitare che A?, in questo caso, facilitato, causato e diffuso dalla tecnologia. Il selfie A? capace di immortalare, a volte solo virtualmente, attimi e momenti con una spontaneitA� incredibile. Fino a qualche anno fa bisognava installare l’apparecchio fotografico su un cavalletto oppure, con modo molto meno professionale, appoggiarlo su un muro o una sedia, azionare il timer e collocarsi con passo veloce davanti all’obiettivo nel posto in precedenza stabilito. C’era anche chi chiedeva al passante di turno di scattare una foto mentre si perdeva tutta la spontaneitA� mentre si davano al fotografo improvvisato tutte le spiegazioni sul funzionamento dell’apparecchio. Il selfie si consuma invece in un attimo: fotografa le proprie emozioni e passioni aggiungendo magari nell’inquadratura la componente paesaggistica, quella che in origine doveva essere la vera essenza dell’immagine. Ma il paesaggio, monumento o panorama, presi singolarmente non avrebbero permesso l’autocelebrazione dell’Io, quasi una prova tangibile dell’ Io c’ero, un surrogato quindi della ormai demodA� cartolina illustrata.

Le aspettative tecniche sulla foto sono basse, e il fotografo dilettante non si pone tutti quei problemi presenti nel passato. E’ rarissimo infatti che in quelle istantanee, spietatamente ravvicinate, il ritratto sia decente, anche se gli autori, per loro fortuna, dovessero assomigliare a Jennifer LawrenceA� o a Raoul Bova. E per mitigare le deformazioni, a poco servono quei manici allungabili made in China venduti per strada a pochi euro. Ma alla tecnologia che si occupa dei selfie poco importa delle distorsioni e delle aberrazioni ottiche provocate anche dagli obiettivi di plastica: per lei l’importante A? creare esperienze da condividere sui social network con amici virtuali e non. L’importante A? soddisfare il proprio bisogno narcisistico ed elevare cosA� il proprio grado di benessere.

In conclusione, non possiamo che affermare con convinzione che l’utilizzo eccessivo e crescente dei social cui stiamo assistendo e la condivisione continua di autoscatti, accompagnati a margine da frasi autogratificanti, siano sintomi chiari di una forte tendenza narcisistica che ha sostituito la limpida acqua della fonte del giovane Narciso con lo smartphone, il tablet ed altri surrogati.

[1]A� Maurizio Giuffredi – Autoritratto, fantasie uroboriche, processi riparativi

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