Da Roma a Bruxelles in bici: intervista a Lucia Bruni

pubblicato da: TrentoBlog in economia e società,evidenza

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In occasione dei 60 anni dai trattati di Roma, Lucia Bruni sta percorrendo la tratta Roma-Bruxelles in bicicletta raccogliendo storie e testimonianze sull’impatto positivo dell’Unione Europea sulla vita delle persone e dei territori (ne avevamo parlato qui). L’abbiamo intervistata in occasione del suo passaggio da Trento dove ha pedalato assieme al nostro blogger “altrimenti detto” Riccardo Lucatti.

Lucia, perché la scelta di questo viaggio su due ruote per i 60 anni dei trattati di Roma?

Mi stavo interrogando sul tema della debolezza del senso di appartenenza dei cittadini dell’Unione Europea. Fino a 60 anni fa erano evidente a tutti le ragioni per cui era nato questo orizzonte: per cercare di dire “mai più la guerra” e quindi l’ideale di pace, di costruire per una volta ma cambiare paradigma, di costruire la ricchezza non tramite il conflitto ma tramite la cooperazione. Questo, ai tempi della nascita della comunità europea era un ideale visto e comprensibile da tutti. Oggi le ragioni per cui stare insieme non sono da meno, anzi forse sono di più, perché ci sono delle sfide rispetto a dei valori che credo condividiamo, rispetto alla difesa dell’ambiente, la democrazia sostanziale, i diritti umani, la dignità della persona, l’uguaglianza… Una serie di cose che in questo mondo, comunque segnato da una serie di difficoltà, in cui un Paese solo fa fatica a difendere.

Secondo te dove si è persa per strada questa idea di europa che, fino agli anni 80-90 nessuno metteva in discussione, e che ora invece di fronte a una serie di difficoltà internazionali ed economiche è salita sul banco degli imputati? È lei stessa che si è un po’ persa per strada o è stato più un problema di coscienza dei cittadini?

Probabilmente entrambe le cose: il passaggio dell’Europa dei governi all’Europa dei cittadini è rimasto un po’ a metà. Con il trattato di Maastricht in cui si doveva veramente creare una democrazia sostanziale europea, far partecipare le persone più direttamente anche alla direzione di questo processo delle politiche europee, si è rimasti un po’ a metà del guado, e questo ritardo comunque si paga. Le persone sentono che l’Europa ha continuato ad andare avanti un po’ calata dall’alto, invece il mio viaggio è un po’ quello di dire “l’Europa va costruita dal basso”, cercare di raccogliere lungo il percorso quegli elementi anche di costruzione di valori europei attraverso l’attività sia degli enti pubblici, sia delle associazioni di persone che portano avanti valori europei e che ci credono. Andare avanti e non fermarsi alla percezione di un’Europa che semplicemente chiede l’austerità e mette le multe.

E in questo la bici è il mezzo migliore per incontrare persone?

Esattamente, è il mezzo leggero che consente un contatto diretto. Attraversare in maniera rispettosa e leggera i territori. È sia il veicolo, io l’ho chiamato “il veicolo per eccellenza” perché è il mezzo in cui l’essere umano è sia passeggero che motore, e quindi è molto evocativo per me sul fatto che devono essere le persone a portare le idee, perché esse non vanno avanti da sole. L’ideale di un’europa democratica, giusta, accogliente e inclusiva non viene così perché lo diciamo, viene se le persone la portano avanti. E allora io mio sono detta “qual è la mia parte, quello che posso fare per dire che ciascuno deve farsene carico? Il mio modo è andare in bici”; quindi creare un contenitore delle storie degli altri, delle associazioni e anche degli elementi anche storici per cui io passo per i luoghi dei trattati, delle istituzioni europee per ripercorrere l’origine ma anche riscoprire i valori, quelli originari e scoprirne di nuovi. Come in una coppia quando viene un po’ meno la relazione, bisogna un po’ riscoprire le ragioni per cui ci si è messi insieme e riscoprirne di nuovi.

 

Andrea Bonetti – TrentoBlog.it

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Pubblicato il 28 giugno, 2017 @ 10:05 am.


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