APPUNTAMENTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 febbraio, 2017 @ 6:39 pm

Detto altrimenti: occasioni di incontro da non perdere!                           (post 2651)

Raga, molto volentieri segnalo scadenze che stanno a cuore a voi tutti (continuate pure a chiedermi di attivare questo tipo di diffusione). Oggi mi permetto di segnalarvi scadenze nella quali sono direttamente e personalmente impegnato io stesso:

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Per tutti. Venerdì 24 febbraio 2017 ad ore 18,00 – Palazzo delle Albere, Trento. Festeggeremo il primo compleanno del Comitato NON ULTIMI, iniziativa attivata a sostegno del varo della LP sulla parità di genere. Un flash mob aprirà la festa, seguirà la presentazione alla stampa dell’attività del Comitato e si continuerà con un momento conviviale, con apritivo e musica, durante il quale sarà possibile intervenire con un pensiero una citazione attinente al tema della parità. Ritroviamoci, venerdì, per festeggiare insieme i risultati di questo primo anno di attività a sostegno della doppia preferenza di genere, finalmente anche in Trentino!

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Per tutti. Sabato 4 marzo 2017, dalle ore 10,00 alle ore 12,00, presso la Casa del Vino, Piazza S. Vincenzo, 1 – Isera TN, si terrà il secondo evento della Associazione Culturale (non partitica) Restart Trentino, di cui sono Presidente, sul tema “Il rapporto uomo-donna alla luce del cambiamento, del coraggio, della libertà”. Non vi sarà alcuna conferenza frontale, bensì si formeranno tavoli laboratorio intergenerazionali nei quali ognuno potrà esprimersi. Seguirà un aperitivo solido e con bollicine. Per intervenire NON occorre alcuna iscrizione. L’adesione all’Associazione è ovviamente gradita.

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Per i soli soci della Accademia delle Muse, Trento. Lunedì 6 marzo 2017, solita ora, solita sede, serata mensile di intrattenimento culturale. Sarà evocato, citato e “imitato” tale Dante Alighieri ed inoltre si parlerà di tre famosi dipinti. Non mancate!

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Per tutti. 11 marzo, ore 20,30 Sala Conferenze della Fondazione Caritro, Via Calepina, 1 – Trento, concerto pianistico della nostra amica Accademica delle Muse, Stefania Neonato, pianista e fortepianista, docente di fortepiano in Germania:

Piano solo

Associazione Asia Trento – “Et la lune descent sur le temple qui fuit” – Il Tibet incontra l’Occidente.

Ingresso libero su prenotazione telefonando al 338 444932

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Scadenzatevi questi impegni in agenda!

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STEFANIA NEONATO: PIANISTA, FORTEPIANISTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 febbraio, 2017 @ 7:43 am

Detto altrimenti: anteprima di un concerto     (post 2654)

 

WP_20170222_003Associazione Asia – Trento

Il Tibet incontra l’Occidente

“Et la lune descend sur le temple qui fuit”

Raga … scialla, ragazzi …vcalma: non ho certo la pretesa di cavarmela con così poco, con una foto-notizia! Infatti questa è solo un’anteprima … ma intanto segnate l’appuntamento sulla vostra agenda

STEFANIA NEONATO

CONCERTO PER PIANO SOLO – 11 MARZO 2017 ORE 20,30 SALA CONFERENZE CARITRO VIA CALEPINA, 1 – TRENTO

Ingresso libero su prenotazione telefonando al 338 4449323

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Stefania – figlia d’arte, il papà era pianista – si è diplomata in pianoforte al Conservatorio Bonporti di Trento, e poi … poi, quanta strada ha fatto! Oggi Stefania è docente alla Musikhochschule di Stoccarda, famosissima Scuola Superiore Musicale. E questa è una (purtroppo non rara) particolarità, quella di essere un “cervello italiano fuggito” ovvero “migrato” verso lidi stranieri. Ma questa è un’altra storia. Figlia d’arte, dicevo, anche per via materna: anche mamma Mirma suona strumenti. Non musicali bensì “cartacei”: i libri. Infatti io sono collega dell’amica blogger Mirna, che potete leggere a apprezzare nel suo blog “Tra un libro e l’altro” già “Un libro al giorno” http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/. I libri, strumenti particolari con i quali Mirna suscita in chi la segue altrettante emozioni. Ma anche questa è un’altra storia

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IL MESTIERE (perenne) DELLA POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 febbraio, 2017 @ 5:55 am

Detto altrimenti: e invece no, invece varietas delectat             (post 2653)

 

downloadCambiare piace, ogni varietà (ci) stuzzica … insomma: un inno alla bellezza del cambiamento. Sessant’anni fa. S’era alle prime avvisaglie “italiane” che al nostro “posto fisso perenne” si contrapponeva – oltre oceano – la prassi di cambiare spesso lavoro. Ricordo che ero ragazzo. Mio fratello maggiore (tra noi c’erano poi solo due anni di differenza, ma lui a scuola lottava per il posto di “primo della classe”; io invece “speriamo che me la cavo”, ed era un abisso!) mi fratello maggiore dicevo (anzi, scrivevo) proseguiva: si, infatti negli USA esistono molte più possibilità di lavoro che da noi e il cambiare spesso lavoro è considerato un arricchimento della personalità e della professionalità, mentre da noi qui in Italia ciò che premia è la fedeltà al tuo posto, l’anzianità di (quello stesso, immutabile) servizio. E poi da noi guai ad avere avuto – durante la carriera – una caduta, uno “stop”! Guai. Da loro no, al contrario avere avuto e avere superato un  momento negativo della carriera contribuisce a far valutare positivamente la persona. Ma no … dicevo io all’epoca, quanto sbagliano loro!

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La politica poltronesofà

E invece no, loro avevano ragione … avevano ragione  loro, gli USA men. L’ho constatato sulla mia pelle, ma questa è un’altra storia. Oggi poi, pensando ad un nostro mestiere particolare, “il mestiere della politica” (hai visto mai che Ermanno Olmi abbia voglia di farvi un secondo film, dopo quello “delle armi”) mi è venuta a galla una riflessione: chi lavora sempre o anche solo molto nell’ambito di un’unica professione, mantiene quasi del tutto invariate le proprie opinioni generali sui fatti della vita: nella sua testa queste opinioni si fanno sempre più rigide, sempre più tiranniche. E noi tutti sappiamo bene che “solo uno stolto non cambia mai opinione”. E per costoro l’angolo visuale, il punto di vista resta sempre lo stesso. Per di più spesso sbagliato.

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Nella mia scrivania non si guarda!

Un aneddoto-barzelletta, di quelli che castigat ridendo mores. Una grande società. Il (Gran) Capo Contabile, re anzi tiranno assoluto dei numeri e dei bilanci, ogni mattina entra in ufficio, si asside sulla sua poltrona-trono dalla quale domina la schiera dei propri sudditi contabili, apre un cassettino della scrivania come se aprisse un tabernacolo, vi getta lo sguardo, richiude ed inizia a “governare” i bilanci. Così, immancabilmente, inderogabilmente, identicamente per 40 anni. Poi un giorno va in pensione. La mattina seguente il trono è vuoto. I sudditi, guardandosi in faccia un con l’altro per farsi coraggio, lentamente e timidamente si avvicinano a quella sorta di altare della contabilità. Il più ardimentoso aggira quello che sembra ormai essere diventato un monumento funebre, apre “quel” cassetto e vi getta lo sguardo. All’interno un foglio con una sola frase “”Dare” a sinistra, “Avere” a destra. Ecco, credo che per certi nostri politici possa accadere lo stesso troppo spesso: il ragionamento che sta alla base di molte loro decisioni non è sempre molto profondo, complesso, bensì è basato su considerazioni semplici, banali, quale quella, ad esempio, di non fare cadere anzitempo il governo che sennò non maturiamo il vitalizio.

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C’è poi un secondo aspetto da considerare. Un giorno “un amico mi disse” (e qui ho copiato da Tiziano Terzani): il tale politico molto importante tanti anni fa mi invitò a candidarmi. Avevo 23 anni. Ringraziai e risposi no grazie, o almeno non ancora: prima voglio costruirmi un mestiere mio, una posizione di lavoro nella società. Dopo potrei anche accettare di fare “anche” politica. Ma se mi ci dedicassi ora, anima e corpo, ne diventerei schiavo, schiavo del bisogno di non perdere quell’unico mestiere, quell’unico posto da e di lavoro e – così condizionato – non sarei libero di operare per il bene della collettività.

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Fine

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FORZE E DEBOLEZZE DELLA VITA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 febbraio, 2017 @ 7:11 pm

Detto altrimenti: come si rapportano le due categorie?       (post 2652)

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Monte Chaberton (F), 3131 metri, sopra Cesana Torinese (TO), al confine del Monginevro, con le inutili fortificazioni italiane subito distrutte dai mortai francesi: una politica militare “forte” rivelatasi invece “debolissima”

Azioni quotidiane e politiche che facciano forza sui punti di forza di ognuno, sono deboli. Infatti quando agiamo nell’ambito dei nostri “punti deboli”, ad esempio quando impariamo a guidare un’automobile, a sciare, quando iniziamo a rapportarci con sconosciuti …  be’ … allora siamo prudenti e non ci facciamo del male. Al contrario, è proprio quando ci sentiamo forti che siamo esposti agli attacchi altrui o all’ “evento altro” e spesso soccombiamo e da forti diventiamo deboli, anzi, sconfitti. Come quando siamo colpiti da una valanga durante una escursione di sci alpinismo sul monte Chaberton (Valle di Susa- Monginevro), insieme alla guida, “forti” del nostro allenamento e della sua esperienza, ma imprudenti e quindi deboli per non avere considerato lo stato della neve, la temperatura troppo elevata, il bollettino delle valanghe. Deboli, per avere essere andati in montagna violandone le regole.

Le regole. La “politica dei punti di forza del leader forte di turno” è basata sul rispetto delle regole proprie e/o sulla violazione di quelle altrui. Ed allora occorre innanzi tutto investigare e scoprire cosa c’è dietro quelle regole, dietro ogni regola, il perché della sua esistenza … insomma, il “cui prodest”, “cui bono” ciceroniano: chi ci guadagna (e chi ci perde!), alla fine, dal rispetto delle regole della politica forte?

download (1)La politica “forte” vissuta da chi la subisce. Di fronte all’ “aggressione della politica forte del leader forte di turno”, la migliore risposta è non cedere, non seguire gli altri, non confondersi con gli altri, non vivere per inerzia. Bensì reagire, facendo nostri i pensieri – e quindi le azioni – che scaturiscono dal nostro intimo e non quelli ai quali erroneamente crediamo di essere vincolati da un avanzamento di carriera (“applaudimi che ti faccio fare carriera”); da una suddivisione del nostro tempo prescritta dall’esterno (“qui si lavora, la politica si fa altrove e in un altro momento”) o da una non richiesta forma di zelo (“anch’io, anchio! Perché? Perché così fan tutti!”). In other words, indirizziamo la nostra azione all’esperimento e all’avventure di un pensare libero e autonomo.

Liberi e autonomi o così fan tutti? Josif Brodskji (Leningrado, 1940 – Premio Nobel per la letteratura, 1987 –  morto a New York, 1996 – sepolto a Venezia) nel suo libro “Il canto del pendolo” mette in guardia contro i grandi numeri, le folle oceaniche, l’unanimità dei consensi, i bilanci bene assetati …  perché, afferma, se non altro statisticamente, dietro e dentro i “grandi numeri” più facilmente può nascondersi il male.

Liberati dal male, saremo liberi e autonomi viandanti della vita e della politica,  e non saremo essere viventi – politici o meno – mossi dall’aspirazione verso una meta ultima di origine esterna al nostro io, la quale non esiste e quindi non sarà mai raggiunta oppure, se raggiunta, si svelerà non-ultima. Per converso, il nostro “viaggiare” mentale (anche fisico, ma qui interessa sottolineare il viaggiare della mente) ci deve condurre a conoscere altro e altri e quindi ad arricchire il nostro io. Viaggiare e navigare, anche. Infatti, per avere una visione d’insieme del nostro io-presente dobbiamo allontanarci dalla spiaggia e raggiungere l’alto mare delle ideologie del passato, alto mare dal quale potremo abbracciare con un unico sguardo l’intera nostra costa, sicchè, tornati a riva, la comprenderemo meglio di chi non l’ha mai abbandonata. Ad esasperare ogni situazione, quale metodo per comprenderla meglio, insegnava anche Hans Kelsen (filosofo del diritto, cecoslovacco naturalizzato austriaco, morto nel 1973) salvo poi ricondursi alla dimensione del reale. Per capire e quindi agire, e non per navigare alla cieca.

E se navigare ci fa paura, se non siamo marinai, velisti, gente di mare … basta salire in cima ad una scogliera ed avremo la visione d’insieme del mare. Ma se restiamo a terra, sulla spiaggia, del mare potremmo avere solo un minimo di percezione sensoriale se immergiamo nell’acqua una mano o un piede. Percezione sensoriale che sarà massima se ci tuffiamo e nuotiamo: ma in tal caso la visione d’insieme sarà nulla.

 

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I DIALOGHI DI PLUTONE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 febbraio, 2017 @ 3:51 pm

Detto altrimenti: si … di “Plutone” non di Platone. Riprendo la pubblicazione di questi dialoghi, interrotta da tempo   (post 2650)

 Personaggi ed interpreti:

  • Tizio: un signore sui 40 anni, seduto al tavolino di un bar
  • Caio: suo amico
  • Il diavolo Plutone, che si presenta sotto le mentite spoglie di Sempronio.

La scena: i tavolini di un bar in Piazza Duomo a Trento. Solo le 11 di una domenica febbraio, soleggiata e calda per la stagione. Tizio è seduto al sole.

Scena e atto unico

images (2)Tizio: Ah, finalmente un po’ di calma. Si vabbè sciare, ma la domenica … con il caos di gente che si concentra sulle piste. Mah … quello laggiù è il mio amico Caio … Ehi, Caio, ‘sa fat? Dai, ven chi a polsar, vei … dai che ciapen ‘l cafè ‘nsema … che l’è ‘n pez che non ne veden …

Caio (con il quotidiano l’Adige sotto braccio): Ciao Tizio, arivo … me sento zo’ volentier al sol, son feliz de vederte, sas?

Tizio: Anca mi. Cosa dis l’Ades?

Caio: l’ho lezu tut … non se capiss pù nient de ‘sta politica …

Tizio: L’è vera .. ora poi il Pidi che se scinde … la destra litiga …

Caio: a Roma te dis?

Tizio: zerto che digo a Roma, mica chi da noialtri …

Caio: già, perchè chi da noialtri saria tute rose e fior, par ti?

Tizio: toi, tute rose e fior no, ma dai che chi la situazion l’è pù ciara, pù tranquila a parte i sciuzen …  quel Piatiti … e quel altro, come se ciama … me desmentego ‘l nom ma ti sa ben quel che l’è … ma … quel sior che pasa, no l’è quell’uno che l’era zà sentà con noialtri le altre volte, qui al bar? …

Caio: ma si che l’è lu. Ehi, quel sior, vegna chi a bever un cafè fra amizi!

Sempronio (in realtà il diavolo Plutone sotto le mentite spoglie): heilà, signori, chi si rivede! Eccomi, veramente posso sedermi qui con voi?

Sopraggiunge un cameriere. Tizio chiede ai suoi compagni: Caffè per tutti? Cameriere, tre caffè per favore.

 Sempronio: di cosa stavate parlando, se non sono indiscreto? E … scusate se non parlo il dialetto, sapete bene che non sono di qui …

Tizio: … della politica, quella Romana, ondivaga e quella locale che pare molto più stabile …

Sempronio: mah, stabile quella locale? Non ne sono del tutto convinto. Io credo che la gente inizi a stancarsi anche qui di una certa politica …

Caio: di quale politica … perché?

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Ne passeront!

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Sempronio: ve lo dico io: di una politica che è trasparente solo nel senso che – con un po’ di esperienza – riesci a vedere cosa si trova al suo al di là, quali siano i suoi reali obiettivi ma tale che quando cerchi di penetrarla, di inciderla, ti accorgi di essere come un piccolo uccello che pretende di volare attraverso una spessa lastra di vetro solo perché riesce a vedere lo spazio che si trova al di là.

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Tizio: ho capito … forse lei si riferisce a quella politica che io definisco “politica- poltrone-e-sofà” …

La gente non conosce il suo vero potere

E dire che per “progredire” a loro basterebbe solo fare qualche passo indietro …

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Sempronio: si, certo, proprio a quella, quella che la gente ha sopportato per troppo tempo e che ora vuole superare ponendosi nuovi traguardi, vivendo dei pensieri, delle idee, delle utopie che scaturiscono dal proprio intimo e non vivendo più dei pensieri che taluno le vorrebbe imporre a seguito di una sua suddivisione pre-orchestrata dei ruoli: “Io principe, tu suddito”.

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Caio: la capisco. A dire il vero io stesso voglio percorrere nuove rotte del pensiero, dedicarmi alla sua sperimentazione, attività che poi, a mio avviso, è il sommo privilegio di ogni spirito libero.

Tizio: sa … leggevo proprio questa mattina, a casa, un post di un tale su Trentoblog, di un tale blogger che scriveva di voler passare dal cartesiano “cogito ergo sum” al “vivo ergo cogito”, ovvero di voler passare da due affermazioni (io penso + io esisto) ad una affermazione (io esisto) + un imperativo (quindi io posso, voglio, devo pensare, riflettere, con la mia testa, in piena libertà).

downloadCaio: hai ragione, Tizio! Hai posto il problema nei giusti termini. Ma … cos’è questo ventaccio improvviso? Ma questa cos’è, polvere? Neve? Non si vede nulla! Ecco, come improvvisamente è venuta questa buriana, altrettanto velocemente è passata. Ma … dove è finito quel tale? Era seduto qui con noi solo qualche secondo fa! E’ sparito improvvisamente … diavolo d’un uomo, vai a capirlo … forse lo fa per non correre il rischio di dover pagare lui i caffè … che sia di Genova? E poi dicono di noi Nonesi …

Tizio: stai sereno Caio che pagi mi …

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COGITO ERGO SUM!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 febbraio, 2017 @ 8:53 am

Detto altrimenti: oppure … “vivo, ergo cogito?” O ancora: “vivo ergo cogito!”       (post 2649)

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Cartesio (1596-1650)

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La locuzione cogito ergo sum! significa letteralmente «penso dunque sono!» ed è la formula con cui Cartesio esprime la certezza indubitabile che l’uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante. Questa consapevolezza è già un traguardo ragguardevole: dal momento che io sono un essere pensante, mi rendo conto di esistere. Tuttavia … riteniamo di essere capaci di raggiungere un secondo più difficile traguardo, quello rappresentato dalla risposta alla domanda “vivo, ergo cogito?” (io esisto, vivo, quindi penso”?)

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F. Nietzsche (1844-1900) riteneva difficile riuscire ad apporre quel punto esclamativo …

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Per spiegarmi mi sono preso l’arbitrio di terminare le due locuzioni con un punto esclamativo, la prima; con un punto interrogativo, la seconda. Infatti nel primo caso, io constato in me l’esistenza del pensiero e ne dedico automaticamente la mia stessa esistenza, in senso affermativo. Nel secondo caso, dopo avere constato di esistere  mi pongo una domanda: sono vivo, d’accordo, ma sono anche capace di pensare, di riflettere? Infatti non credo che valga la pena di vivere “a prescindere”, ovvero senza nutrire utopie, ovvero senza “porsi il raggiungimento di traguardi non ancora raggiunti”. E – notate – il mio non è certo un “invito al suicidio”, bensì un incitamento a cercare di attribuire alla propria vita un significato. Quindi se da un qualunque pensiero io facessi semplicemente derivare una vita qualunque, non sarei per nulla soddisfatto di me stesso.

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A questo punto è ancor più chiaro che io preferisco la seconda locuzione. Io vivo (e questo è un dato di fatto) quindi “devo” pensare, riflettere, devo dare un senso a ciò che faccio, alle mie utopie, e pertanto trasformo il “vivo ergo cogito?” in “vivo ergo cogito!”

L’importanza della punteggiatura. Un maestro di scuola la negava. Il suo dirigente lo chiamò e gli sottopose una  stessa frase diversamente punteggiata: a) “Il maestro dice: il dirigente è un asino”. b) “Il maestro – dice il dirigente – è un asino!

 

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SI AVVICINA LA FESTA DELLA DONNA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 febbraio, 2017 @ 9:57 am

Detto altrimenti: … per fortuna succede anche questo                       (post 2648)

Dalla TV: un imprenditore deve assumere una persona nel settore EDP. Dai colloqui risulta migliore una giovane signora, incinta di sette mesi. Lui la assume.

Nella mia ultima posizione di lavoro: una dipendente, giovane mamma, resta incinta. Le concedo tutto quanto le serve, anche oltre le previsioni di legge. Vuole stare a casa un anno. Le conservo il posto e alla fine del periodo la riassumo nella stessa posizione e ruolo. Il suo rendimento sul lavoro è stato sempre ben superiore alla media.

Altro che dimissioni firmate in bianco!

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DIVULGAZIONE CULTURALE …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 febbraio, 2017 @ 8:53 am

Detto altrimenti: … o pubblicità mica tanto  (gratuitamente) occulta?              (post 2647)

Sarà capitato anche a voi … ( così canta Raffaella Carrà) di acquistare un libro perché presentato in TV da personaggi autorevolissimi (veramente tali, lo dico senza alcuna ironia o malizia da parte mia!) i quali ne hanno intervistato l’autore in una rubrica specifica o all’interno di un talk show (si legge toc sciò) …  e poi di essere rimasti profondamente delusi dalla banalità di quella lettura.

Mi chiedo: come si fa a passare dalla categoria degli inserzionisti (paganti) a quella di invitati (gratuiti) a quelle presentazioni? Forse servono cognomi altisonanti come quelli di ex top manager di aziende pubbliche (senza fare nomi, per carità! La privacy … dove la mettiamo?). E poi, come si deve sentire chi – essendo vero uomo di cultura – viene “spintaneamente suggerito” di prestarsi a tali momenti pseudo-letterari?

(a pensar male …)

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NON ULTIMI … e allora … riparti, Trentino!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 febbraio, 2017 @ 8:15 am

Detto altrimenti: il Comitato Non Ultimi compie un anno!       (post 2646)

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Il Comitato “Non Ultimi”, per non essere ultimi in Italia ad avere la legge sulla parità di genere. Eppure il Trentino rischia questo deplorevole primato. E poi ce la prendiamo con certi stati orientali che discriminano le donne! E noi? Noi no, per carità … noi non discriminiamo, ci mancherebbe! Noi qui in Trentino … che colpa ne abbiamo se prima di discutere questa proposta di legge dobbiamo occuparci di questioni “ben più serie”! Ve ne è un elenco lungo così! E poi, quand’anche … occorre discutere gli emendamenti proposti dai “partiti poltrone e sofà”. Eh già … perché qui si tratta della difesa di tanti “posti di lavoro” di altrettanti padri di famiglia. E la donna? Che la piasa, la tasa e la staga in casa, recita un vecchio proverbio ancora apprezzato da un certo nostro ex senatore che non nomino ma che la sua donna in casa c’è stata visto che ha dovuto allevare un elevatissimo numero di figli …

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Dice … ma tu, caro blogger, sei un uomo, chi to fa fa’? Ti conviene? Si, mi “conviene” innanzi tutto per una ragione di coerenza con ciò che sento essere una cosa giusta, doverosa. E poi anche per un po’ di egoismo, nel senso che “mi conviene”. Dice … ti conviene? Chevvordì? Vuol dire che l’umanità è formata da uomini e donne, sensibilità diverse destinate a integrarsi a vantaggio di entrambi i generi e non si vede perché nel proprio governo essa debba avere soprattutto uomini, capaci soprattutto di eccellere in … violenza: sul lavoro, in famiglia, fra Stati.

downloadFra Stati … la guerra. Quella combattuta “eroicamente”. Già, da millenni ce l’hanno raccontata: dignum et decorum est pro patria mori”, è cosa degna e onorevole morire per la patria. Ma non è meglio “vivere in pace per la patria”? E poi, l’eroismo delle Donne (la maiuscola non è utilizzata a caso) rimaste a casa o deportate, dove lo mettiamo? Deportate? Per questo aspetto suggerisco lo spettacolo teatrale “La guerra di Tina”, spettacolo nato dalla volontà di Maria Vittoria Barrella e Andrea Casna, e che ha visto la partecipazione di Renato Barrella (testo), Maura Pettorruso (regia), Emanuele Cavazzana (luci) con la collaborazione del Comune di Lavis e dell’ Associazione Culturale Lavisana (Presidente Daniele Donati), lavoro nel quale si racconta la storia delle donne trentine internate, per motivi politici, durante la Grande Guerra.

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Eroismo. Sicuramente quello del soldato che muore per obbedire agli ordini, ma è eroismo anche quello della mamma che si alza a Monza alle 05,00, prepara la colazione e la cena per la famiglia, infagotta l’ultimo nato e – con qualsiasi tempo – lo porta a piedi dalla nonna che abita in una via vicina, per poi correre a prendere bus-treno-tram e recarsi per le otto a Milano a lavorare, Milano dalla quale ripartirà tram-treno-bus per fare un po’ di spesa, andare riprendersi la creatura, andare a casa, far partire la lavatrice, riassettare le stanze, servire la cena, addormentare i figli e … fare l’amore con il marito. E noi uomini? Noi gh’avem i misteri (mestieri), gli affari, gli incontri ai circoli, politici, sportivi, gli allenamenti, la partita di calcio, etc.. Si, lo so, sto un po’ esasperando il racconto ma:

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  1. Quelle mamme, vere eroine, le ho viste e conosciute io personalmente, quando abitavo a Monza e lavoravo a Milano, dove mi recavo in auto;
  2. Il filosofo Austriaco Hans Kelsen affermava che per verificare l’esattezza di una tesi occorre – sperimentalmente – esasperarne il contenuto.

Quindi: buon compleanno, Comitato Non Ultimi e … riparti, Trentino!

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IL PRONTO SOCCORSO A TRENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 febbraio, 2017 @ 1:08 pm

Detto altrimenti: ci ho passato sei ore, ieri pomeriggio …. (post 2645)

pronto soccorso

… come dal post che precede. Paganella: investito da uno sciatore alle 12,00; con mezzi propri (ero “deambulante, cosciente, eupnoico, fasico, orientato, collaborante, in buone condizioni generali“)  in pronto soccorso “codice verde” all’Ospedale S. Chiara di Trento dalle 14,00 alle 20,00 (va anche bene, stante l’affollamento degli infortunati. Infermieri e medici: competenti e gentili). Mi permetto solo di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori alcune sottolineature.

In sala d’attesa un pannello elettrico dovrebbe indicare, per ogni grado di urgenza (codici bianco, verde, giallo, rosso) il numero degli infortunati in attesa e di quelli già in cura. Ecco, quel pannello funzionava in modo “particolare”: infatti ogni pochi secondi/minuti indicava zero-zero; poi altre combinazioni di cifre evidentemente a casaccio: infatti non era possibile che – tanto per fare un esempio – per il mio codice (verde) nel giro di un minuto (come è avvenuto più volte, con cifre sempre diverse) passasse da 11 persone in attesa e 10 già assistite a zero-zero. Segnalo quanto sopra affinchè si provveda a regolare il sistema di informazione. O no?

Alle pareti della sala d’attesa un cartello indicava il costo degli interventi per persone non aventi diritto all’assistenza gratuita (rectius, “quasi gratuita”, perchè il ticket che peraltro ho pagato ben volentieri è stato di €50,00) i costi vanno per ciascun intervento da 35 a 215 euro. Mi sono chiesto: E se una persona non avesse diritto e/o non avesse nemmeno denaro? Non lo soccorriamo? Non ci credo. O no?

I titolari di assicurazioni d’ogni genere sono avvisati che “Devono pagare e poi chiedere loro il rimborso all’assicurazione”. Mi è venuto in mente un mio viaggio negli USA, per cui, se vuoi entrare in quella confederazione, devi accettare che loro si assicurino con una polizza a carico tuo, per il caso che ti debbano curare salvo poi essere loro a rimborsarsi con le compagnie assicuratrici. Meglio così … o no?

 

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