DOVE RISIEDONO I MIEI E(mail)LETTORI?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Aprile, 2020 @ 1:25 pm

Detto altrimenti: una bella domanda ….   (post 3843)

… alla quale tuttavia la procedura SW del blog sa rispondere! Infatti credo che ognuno di voi sarà curioso di conoscere dove vivano i propri i compagni dei viaggi attraverso i miei post. Dopo che avrete letto questo post potrete chiedervi se i miei lettori siano tanti, pochi o giusti. Io non lo so, quello che so è che io non sono collegato ad alcun social network, il che moltiplicherebbe il numero delle visite ma probabilmente mi assorbirebbe troppo tempo, ed io non voglio correre questo rischio.

Davanti casa

Dice … perchè mi è venuto in mente di scrivere un post simile? Be’ raga, è chiaro: mi sento meno prigioniero dell’isolamento forzato, di questo stare in casa ed uscire solo per quattro passi davanti casa, senza quella “a”, come dicono a Roma (Roma, dove ho recentemente scopero di avere molti lettori). E dire che sono una persona (anzi due, con ,mia moglie Maria Teresa) molto fortunata, perchè davanti casa scorre il Fersina, la Fersena in dialetto trentino, che non è mica da tutti avere un fiume così bello sotto casa a 900 metri dal Duomo della città! Fiume che poi mi dicono no, è un torrente, ma che volete, io l’ho promossa tanto la amo e tanto le sono grato!

… in inverno

Ma veniamo alle statistiche, allo share di ascolto, si dice così? Quella che vi mostro oggi è la situazione dal 1 gennaio 2020 a ieri, 5 aprile 2020.

E dai, non me li fate contare città per città! In tutto sono 460 località italiane (+115 estere) dalle quali 3.072 “e(mail)lettori” hanno effettuato 4.246 visite, per 7.200 pagine lette, per un totale di 90 ore di lettura, il che vuol dire che i miei post sono letti per circa un’ora al giorno in media.

Elettore

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Come vedete i più numerosi nell’ordine sono i Milanesi, i Romani, i Trentinsudtirolesi, i Torinesi, i Veronesi, i Bolognesi, i Toscani, i Napoletani, i Genovesi (Genovesi … e dire che navigare nel blog è “a gratis”!). Poi dal passo del Brennero giù giù – con una deviazione al confine sloveno – fino alla costiera adriatica e alle due isole maggiori.

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E(mail)lettore

Dice … ma dove risiedono gli e(mail)lettori italiani all’estero”? Eccole, sono in 115 località di 17 paesi esteri:
Canada, Messico, Finlandia, Ungheria, Nigeria, Marocco: 1 località
Romania, Colombia, Slovenia, Turchia, Svezia: 2 …
Turchia, Austria, UK: 6 …
Brasile, Argentina: 7 …
Francia: 17 …
Germania: 18 …
Grecia:  27 …
USA:  37 …
 

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Ecco fatto. Spero che il vostro legittimo desiderio di conoscenza sia soddisfatto! Al prossimo post, dunque e … non dimenticate: se volete cimentarvi con questa diavoleria e pubblicare un post voi stessi, a vostro nome s’intende, inviatelo a riccardo.lucatti@hotmail.it e sarete pubblicati (a costo zero, of course!)
(sono esclusi i messaggi commerciali e quelli seminatori di odio).

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DEBITO PUBBLICO: ITALIANO, ITALIANO IRREDIMIBILE, UE, UE IRREDIMIBILE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Aprile, 2020 @ 3:36 pm

Detto altrimenti: leggete i recenti post sull’argomento, e poi questo      (post 3841)

In attesa del contributo annunciato di Gianluigi de Marchi, vi espongo il mio pensiero.

In Italia

  1. Supponiamo che lo Stato italiano debba rimborsare 100 mildi di propri titoli di debito pubblico redimibili (cioè in scadenza) sui quali debba anche pagare l’interesse dell’1% annuo. L’esborso sarebbe di 101 miliardi al quale farebbe fronte con un’ulteriore emissione di pari importo, e così via.
  2. In alternativa lo Stato propone ai creditori di sostituire quei titoli con altrettanti titoli irredimibili che abbiano il rendimento del 3%.
  3. Lo Stato si riseverebbe comunque un’opzione di riacquisto totale o parziale.
  4. Supponiamo che i creditori accettino, attratti dal maggiore rendimento e dalla possibilità comunque di rientrare del loro capitale vendendo liberamente i titoli in borsa.
  5. Lo stato avrebbe sostituito un capitale di debito con un flusso di interessi (swap); avrebbe un esborso di solo 1 mildo (gli interessi maturati) anziché di 101 mildi; ridurrebbe il livello del suo indebitamento di 100 mildi e dopo un anno dovrebbe sborsare solo 3 mildi per interessi.

Quanto esposto sopra è solo uno schema esemplificativo ma realistico quanto a significato e valore del metodo. L’operazione potrebbe essere ripetuta n volte. In tal modo si ridurrebbero: il livello dell’indebitamento complessivo; l’esborso finanziario; lo spread. Migliorerebbero: il rating; la finanza disponibile per investimenti.  Agendo così fra l’altro non si sottrarrebbero alle banche i loro depositi.

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Ove invece non si procedesse alla conversione di titoli redimibili in titoli irredimibili o anche non “solo” alla loro conversione, per la parte di irredimibili “nuovi” occorrerebbe tenere presente l’effetto del drenaggio dei risparmi a carico del sistema bancario italiano. Vedremo cosa ci dirà al riguardo Gianluigi De Marchi.

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Le soluzioni “italiane” di cui sopra non sarebbero alternative alle soluzioni UE di cui appresso.

Nell’ UE

“Ma se li emettono .. ci portano via i nostri depositi!”

I paesi “forti” dell’UE stanno faticando ad accordarsi sulla emissione di Eurobond per il finanziamento dei danni e della ripresa post virus. Al riguardo esiste un’ipotesi: che i paesi “deboli” che già sono d’accordo sull’emissione di Eurobond, inizino a programmare un’emissione di Eurobond Irredimibili ad un rendimento conveniente. A questo punto i paesi forti capirebbero che ove i paesi deboli emettessero quei loro titoli, molta della loro liquidità privata lascerebbe i bond tedeschi e simili a rendimento zero o minimo e si trasferirebbe sugli Eurobond Irredimibili emessi dai paesi “deboli”. Quindi presumibilmente accetterebbero di co-emettere gli Eurobond (redimibili e/o irredimibili).  Ecco che la sola ipotesi di una simile emissione avrebbe ottenuto un buon risultato.

Ove invece i paesi forti non aderissero, allora scatterebbe a loro danno il meccanismo di drenaggio della loro liquidità da parte degli Eurobond Irredimibili emessi dai paesi “deboli”.

O no?

Prima della promozione a Tenente

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.P.S.: Il Giornale di ieri, pag. 2 – Alcuni politici propongono titoli italiani a scadenza lontanissima, come se questo allontanamento della scadenza riducesse il livello dell’indebitamento! 1968: ero neo allievo Ufficiale di Complemento (Poi Sten della brigata Alpina Trientina, oggi “promosso” Ten!). Una frase che i nostri “veci” dicevano a noi, pivelli appena arrivati al corso, era: “Allievo, lei non ha capito niente della vita militare!” Qui a fianco il mio cappello “Bantam” originale dell’epoca.

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POLITICA, FINANZA, POTERE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Aprile, 2020 @ 7:14 am

Detto altrimenti: Non tutti i mali (Covid19) vengono per nuocere        (post 3840)

In attesa di ospitare la risposta di Gianluigi De Marchi all’invito che gli ho rivolto di approfondire gli effetti dei titoli irredimibili sul sistema bancario, anticipo qui la conclusione alla quale sono pervenuto e che troverete in coda al post: “Occorre valutare se iniziare con una progressiva conversione degli attuali titoli italiani di debito pubblico a scadenza verso titoli italiani irredimibili”

Gianluigi De Marchi

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In recenti post abbiamo scritto (“abbiamo” non è un pluralis maiestatis: è che siamo stati in due a scrivere: Gianluigi De Marchi ed io) di titoli di debito pubblico irredimibili quale rimedio finanziario ai danni economici del male Covid19. In questi giorni stiamo aspettando (“stiamo” noi tutti cittadini d’Europa) di vedere se l’UE sarà ancora tale o se avrà perso quella “U”, rimanendo solo “Europa”, ovvero solo un’espressione geografica rispetto al resto del mondo: espressione geografica, come il Metternich (Cancelliere di Stato austriaco dal 1821 al 1848) definiva l’Italia rispetto all’impero Austro-Ungarico.

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Ma procediamo con ordine. Gustavo Zagrebelsky, alla pagina 8 del libro “La maschera democratica dell’oligachia” scritto insieme a Luciano Canfora e Geminello Preterosssi (Laterza, 2014-2020) sottolinea come “in altri tempi potere e denaro fossero mezzi, non fini della politica. La politica serviva ad altre cose, per esempio a rovesciare i rapporti di classe o a equilibrarli, a promuovere la cultura, ad alleanze e guerre di espansione… etc. Oggi la politica spesso falsamente democratica bensì di fatto oligarchica è concentrazione del potere e denaro reciprocamente collegati come fini e non più mezzi”.

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1935: 42 mildi di lire, letteralmente “bruciati” in sottoscrizione!

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UE democratica o oligarchica? Oggi, 2020, ci troviamo di fronte alla prova del nove: infatti l’UE è chiamata a scegliere se emettere compatta gli Eurobond Irredimibili per salvare se stessa o se invece prevarrà l’interesse di pochi (oligoi) paesi “forti” a non emetterli per accattivarsi i voti dei propri elettori e quindi il potere di manovrare il denaro ai fini interni. Salvare o condannare se stessa, un po’ come – un tempo – civilizzare un altro Stato (in questo caso: un altra “se stessa”) e nel far ciò tornare ad essere la Politica che considera il denaro come un mezzo; oppure se ricercare i “propri” voti dello stato di appartenenza, e quindi il potere statale interno. In altre parole: Politica o politica? Le lettere maiuscole e minuscole non sono utilizzate a caso!. Ecco perché affermo che non tutti i mali (il Covid19) vengono per nuocere: perché finalmente costringe tutti ad uscire allo scoperto,  a scoprire le carte.

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In Italia, i bond irredimibili = cancellano il debito e lo sostituiscono con un flusso (swap): migliorano il rapporto deficit-PIL, il rating, lo spead, la liquidità 

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Questo post è solo una “puntata” dell’intero argomento: leggete i precednti e il prossimo.  Infatti vi trovere ulteriori nie riflesisoni e i ragionamenti che ho sollecitato a Gianluigi De Marchi circa i possibili effetti sul sistema bancario italiano e europeo della emissione di bond e/o Eurobond irredimibili. Infatti sempre di denaro si tratta, di denaro che si genera con il lavoro di ogni cittadino europeo e che viene incanalato in una serie di ruscelli-poi fiumi-poi mari-poi oceani diversi: risparmio depositato in banca; somme versate al fisco e quindi in parte all’UE; somme destinate a investimenti produttivi; denaro speso in consumi; produzione o acquisto di armi; etc..

In particolare; (risparmio – banche/Stato – investimenti) oppure (risparmio – UE – investimenti?)

Per capirsi: mio nonno paterno abitava a S. Angelo in Colle, una frazione di Montalcino (Siena). Oltre al bell’orto sotto casa, disponeva, come tutti gli altri Santangiolesi, di un orto più grande in località Il Quercione, un km fuori paese, orti che il Comune aveva messo gratuitamente a disposizione di ogni cittadino. Il terreno era in leggera discesa e dalla parte superiore scaturiva una sorgente d’acqua, una piccola vena che scendeva dal contiguo “monte” che poi era un colle (Montalcino). Da questa sorgente si dipanava una serie di piccoli canaletti di terra attraverso i quali ognuno dirottava il flusso dell’acqua a secondo della necessità verso questa o quella parte del proprio o dell’altrui minuscolo appezzamento. E noi bimbi ci si divertiva ad erigere minuscole dighe di terra per incanalare l’acqua a nostro divertimento. Solo che oggi, con il denaro UE, non è un gioco!

S.Angelo in Colle (SI)

Ecco, ora bisogna decidere quali “dighe” erigere per regolare i flussi del denaro europeo: se verso un solo orto o se verso gli orti di tutti, oppure – esiste anche una terza soluzione – se lasciare che il flusso si disperda verso paradisi fiscali UE o extra UE. Aspetto quindi di pubblicare qui di seguito il contributo di Gianluigi De Marchi.

Anticipo sin d’ora la traccia del mio contributo: occorre ragionare sul quadruplice rapporto irredimibili italiani e UE con la banche italiane e UE. Inoltre sulla possibilità di iniziare con la conversione progressiva di parte degli attuali titoli italiani a scadenza in italiani irredimibili.

(continua alla prossima puntata, cioè al post successivo)

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UTOPIA UE? SI, MA SOLO COME LUOGO “NON ANCORA” RAGGIUNTO!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Aprile, 2020 @ 2:03 pm

Detto altrimenti: e utopia sia!       (post 3838)

L’UE fatica ad esprimersi come entità unitaria piena. Una “vera e completa” UE da alcuni (USA, URSS) è osteggiata; da molti altri sembra essere considerata un’utopia. Utopia, u-topos, non – luogo, ovvero un luogo, una situazione semplicemente “non ancora” raggiunti (“non ancora”: infatti, guai nella vita a non avere un’utopia, un’aspirazione a un modello ideale!).

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“Utopia”, la famosa opera di Thomas More (1478-1535). A chi volesse leggerla suggerisco la traduzione di Maria Lia Guardini, ed. Piccola Biblioteca del Margine, facendo precedere questa lettura dalla lettura del libro “Tommaso Moro – L’uomo completo del Rinascimento” di Elisabeth-Marie Ganne, San Paolo Ed..  Thomas More (alias Tommaso Moro, alias dal 1935 San Tommaso Moro) nella sua opera espone i propri fondamentali: le ragioni della coscienza, la libertà dell’individuo, la dignità dell’uomo, la riforma della cultura, della società, della chiesa, l’accoglienza degli Altri, la solidarietà, l’equità nella distribuzione delle ricchezze, il diritto-dovere al lavoro, etc., tutte basi pre-UE, precedenti anche a quelle gettate qualche secolo dopo da Degasperi, Adenauer, Altiero Spinelli ed altri ancora. Non intendo io qui riassumere l’opera di Tommaso Moro. Cito solo un passaggio de L’Utopia:

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“Quando penso a tutti gli Stati oggi esistenti e mi sforzo di analizzarli obiettivamente, altro non riesco a vedere – che Dio mi aiuti – se non la cospirazione di un branco di ricconi che a nome e con il pretesto della collettività, si fanno soltanto gli affari loro e si inventano ed escogitano tutti i modi e gli espedienti per riuscire in primo luogo a non correre il rischio di perdere quello che in modo disonesto hanno arraffato e per riuscire, pagando il meno possibile, ad abusare del lavoro e delle fatiche dei poveri”.

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Le strisce! Regaliamole le strisce!

Thomas More non era un antipolitico, voleva solo indicare un possibile diverso metodo politico. Infatti, mi permetto di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori una mia sottolineatura: il riferimento all’ Utopia come ad un metodo. Ovvero: è difficile costruire una Europa Politica? Sarà pur vero, ma almeno che qualcuno provi ad elaborare e descrivere nei dettagli come gli Stati Uniti d’Europa potrebbero e dovrebbero essere progettati. Al pari di Tommaso Moro che ha dimostrato come si puo’ descrivere un intero Stato Ideale.

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In successione: 1) B-Bond; 2) BI-Bond Irredimibili; 3) EBI-EuroBond Irrerimibili; 4) EBI F- … emessi dai paesi Favorevoli (ma … sottoscrivibili da tutti!)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Aprile, 2020 @ 5:27 pm

Detto altrimenti: un LP-Long Post, prodotto in successione, frutto dell’intelligenza, della fantasia, della creatività collettiva e dell’ amicizia fra tre persone!      (post 3836)


1 – In coda al post del 2013 io stesso proponevo i Monti Bond irredimibili per risolvere la crisi dell’ILVA:
http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=13355

2 – Il mio amico Gianluigi De Marchi demarketing2008@libero.it ha recentemente proposto
http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=72538 di riattivare le emissioni di titoli di debito pubblico italiani del tipo irredimibile.

3Io stesso ho aggiunto ora che potrebbero essere emessi anche Eurobond irredimibili.  Si veda il post   http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=72538 .

Gianluigi De Marchi


4 – Adesso Gianluigi De Marchi e il suo amico Francesco Femia rilanciano e propongono che gli Eurobond irredimibili europei siano  emessi (solo) da tutti i paesi favorevoli ai bond europei, con la facile prospettiva di vederli sottoscritti anche dalla finanza dei paesi cosiddetti “forti” che gli Eurobond non vogliono co-emetterli. Ecco il loro messaggio:

Contributo di Gianluigi De Marchi – Inizia:

Il mondo finanziario sta reagendo alla grave crisi economica generata dalla pandemia in maniera “tradizionale”, inondando i mercati di liquidità ed attuando politiche di ampliamento del debito pubblico. Eppure mai come in questo periodo è pericoloso creare nuovo debito che andrà a pesare sulle spalle delle nuove generazioni, zavorrandole di un peso che sarà insostenibile se non si verificasse (fatto altamente improbabile) un boom economico di straordinaria portata.

1935: Lit. 42 mildi, 5%, cedola semestrale

Sarebbe molto meglio studiare una forma alternativa (che non è certo di “finanza creativa” essendo già stata sperimentata con successo un secolo fa) di raccolta di capitali da destinare al sostegno ed al rilancio dell’attività produttiva. Intendo riferirmi all’emissione di un prestito irredimibile (cioè senza obbligo di rimborso), che paghi ai possessori una rendita perpetua ad un tasso “incentivante” (oggi potrebbe essere un 3% annuo). Il titolo, denominato “Rendita”, è un tipo particolare di obbligazioni, che attribuisce al possessore solo il pagamento degli interessi e non anche la restituzione del capitale. Ne ho già recentemente accennato, illustrandone i vantaggi sia per lo Stato che per i risparmiatori-investitori.

Gli interventi finora messi in campo sono tutti rigorosamente nazionali, ognuno pensa al suo orticello, senza una strategia comune che invece, in un mondo che da anni predica la globalizzazione, dovrebbe pensare in grande, a livello europeo se non addirittura mondiale. Molti in Europa hanno proposto l’emissione di Eurobond (denominati, sull’onda dell’emotività, “coronabond”), cioè titoli emessi e garantiti dall’intera comunità europea e non da un singolo Stato.

Francesco Femia

Favorevoli a questa soluzione (che tra l’altro sottolineerebbe in maniera visibile ed efficace che l’Europa esiste e non è solo un flatus voci…) sono alcuni Paesi come l’Italia, la Spagna, la Francia, il Portogallo, il Belgio e, negli ultimi giorni, altre 9 nazioni minori); ma i paesi con finanze solide si oppongono ferocemente all’ipotesi, non volendo condividere il debito dei paesi “deboli”.

Gianluigi De Marchi e Francesco Femia tornano in argomento con un’ulteriore contributo.

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Bene, allora mettiamo in campo un po’ di fantasia, e proviamo ad emettere Europabond dei paesi favorevoli, che s’impegnino a sorreggersi mutualmente, dando così maggior solidità all’emissione rispetto a quelle di ognuno di loro. Titoli che potremmo definire, come suggerito dall’amico Francesco Femia (collega da lunga data con il quale ho scritto il saggio storico IL REGNO UNITO D’ITALIA e con il quale ho affinato questa proposta) con la sigla IEB, cioè “Irredeemable European Bond”.

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Vuoi vedere che anche i risparmiatori e le banche tedesche o olandesi sottoscriverebbero questi titoli? Con l’effetto di indirizzare proprio verso i Paesi “deboli” le loro risorse, beneficiando di un interesse reale elevato anziché accettare interessi negativi corrisposti dai Bund tedeschi…F

Finisce

Che ne dite? Intelligenza collettiva? Viribus unitis? Certo che ora tocca di nuovo a me calare la quinta carta- contributo d’idea sul tappeto verde della nostra discussione. Eccola:

5 – dobbiamo avere la consapevolezza che anche solo progettare questo tipo di emissioni indurrebbe i paesi forti a riflettere: infatti la loro finanza e i loro privati dirotterebbero su di noi i loro depositi e i loro risparmi!

Mi scrive L.G.:Ma poichè il rendimento sarebbe superiore, allo Stato costerebbero di più.” Rispondo: nel brevissimo periodo si, ma questa curva di crescita degli esborsi finanziari per interessi sarebbe molto ben più che assorbita dalla curva della decrescita dei mancati esborsi finanziari in linea capitale delle emissioni tradizionali che non sarebbero state rinnovate: pertanto, cioè già nel medio termine si avrebbe un notevole risparmio finanziario e quindi anche economico, a parte il fatto che dimuirebbe il rapporto debito-Pil, migliorerebbe il rating, diminuirebbe lo spead, aumenterebbe la liquidità per investimenti produttivi.

Ri-domanda L.G.: “Ma i paesi forti non ci stanno“. Rispondo: non ci stanno a partecipare alla emisisone di questi titoli, ma tutta la loro finanza e i loro cittadini privati correranno ad acquistare questi titoli, per il buon rendimento che garantiscono. Tieni presente che i bond tedeschi hanno rendimento negativo.

L.G. insiste:Complimenti a tutti voi, l’idea è ottima ma mi sembra utopica”. Rispondo: hai ragione L.G.: infatti un’utopia è un obiettivo semplicemente non ancora raggiunto! E poi, anche il mio tris-tris-tri-avolo conterraneo Capitano di lungo corso a vela, tale Cristoforo Colombo, chi l’avrebbe detto che ..? E invece … E allora sai, anch’io sono un velista, anzi: un regatante! E le sfide mi piacciono.

L.G.: “Scusa amico blogger, ma sono anch’io un velista e allora – da collega a collega – mi permetto di farti ancora un’ulteriore domanda: questa soluzione non va in direzione opposta agli sforzi dell’Italia e della Francia di convincere tutti i paesi a partecipare all’emisisone dei bond?” Rispondo: amico, io velista sì, da 30 anni; ma manager dall’età di 30 anni (ne ho 76) e come tale devo essere pronto a tutte le soluzioni, nessuna esclusa. E anche solo far intravedere la possibilità di questo tipo di bond indurrebbe i paesi forti a riflettere: infatti la loro finanza correrebbe a sottoscriverli, impoverendo i depositi delle loro banche e le sottoscrizioni dei loro bond! Sai che risate che ci faremmo!

E le banche? La liquidità proverrebbe in gran parte dai depositi bancari dei privati che in Italia ammonta se non erro a 2000 mildi di Euro (grazie se qualcuno mi può confermare questo dato!), banche che sarebbero stimolate a non commettere più gli “sbagli” (concessioni di credito improvvide; spericolati investimenti finanziari) che ne hanno portate molte sull’orlo del fallimento; banche che potrebbero esse stesse sottoscrivere questi titoli irredimibili.

Invito sin d’ora Gianluigi De Marchi a scrivere con me un altro post a quattro … anzi a sei mani sul tema irredimibili-banche.

Nota del 3 aprile: rilevamento dati statistici sulla giornata del 2 aprile, giorno della pubblicazione di questo post. Ieri è stata una giornata molto “attiva” per il mio post, tenuto conto che non sono collegato ad alcun social network. Infatti ho avuto 83 visitatori di cui il 20% “vecchi” e l’80% “nuovi”, per un totale di 90 sessioni e 188 pagine lette, alla durata media di collegamento di 2 minuti e 36 secondi. I luoghi più significativi di collocazione geografica dei lettori sono stati: Roma (15); Milano (10); Torino (10); USA (1); Spagna (1); Francia (2); Svezia (1). Altri in Italia: Trentino Alto Adige; Bologna; Firenze; Verona; Vivenza; Napoli; Palermo; etc.. Grazie a tutti voi ed in particolare al lettore L. G. che è intervenuto per iscritto da Trento.

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DEBITO PUBBLICO IRREDIMIBILE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Marzo, 2020 @ 9:47 am

Detto altrimenti: come finanziare la ripresa senza aumentare l’indebitamento    (post 3831)

Sarebbe l’ora!

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Amiche lettrici, stimati lettori, buongiorno. Altro giorno di clausura e di chiusura … di quasi tutto. Dico quasi perché vi sono alcune industrie che sono aperte: quelle per la produzione delle armi. Già … qualcuno deve aver mal interpretato il grido “Questa è una vera guerra!” e sta continuando a produrre armi: che qualcuno gli spieghi come stanno le cose, per favore! Dice … ma che c’azzecca questo argomento con il titolo del post? Avete ragione, solo che ogni tanto “mi scappa da scrivere” e le mani volano sulla tastiera da sole, che ci posso fare?

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Ecco, vedete? Stavo per iniziare a scrivere dei titoli irredimibili, quando loro (le mie mani) mantengono il controllo e scrivono che io, umile blogger, in data 20 marzo, con un mio post (valanghe e lavoro nero) avevo messo in guardia contro una potenziale valanga sociale: contro la quale ieri 28 marzo si sono cominciati a porre sul pendio alcuni paravalanghe, come ieri 28 marzo ci ha detto il premier Conte.

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Ecco … finalmente sono di nuovo padrone delle mie mani! Titoli di debito pubblico irredimibile: in un recente post (cfr. ivi) ho parlato dell’idea rispolverata da Gianluigi De Marchi. Io l’ho integrata estendendo il concetto ad una emissione UE.  Ho inviato ieri una lettera ad un giornale locale. Speriamo che la pubblichino. Nel frattempo la pubblico io sul mio “giornale”:

Inizia

Egregio Direttore,

mi riferisco a quanto dichiarato dalla Senatrice di Italia Viva Donatella Conzatti nell’articolo “Covid, in ballo il futuro dell’UE” a pag. 11 de l’Adige del 28 marzo in merito all’ idea avanzata da quel partito circa la necessità di costituire un Ministero delle Finanze Europeo. Ho potuto confrontarmi sul tema con l’ideatrice di Restart Trentino e ne è derivato il finanziamento della ricostruzione e della riconversione dell’UE dopo la tempesta Covid19 potrebbe avvenire (anche) attraverso l’emissione di Eurobond, cioè la creazione di un debito europeo condiviso per far fronte ad una crisi che – per quanto ci riguarda più direttamente – ha dimensioni non inferiori a quella continentale.  A questo punto abbiamo fatto un ulteriore passo avanti, e cioè abbiamo ipotizzato che queste emissioni potrebbero essere di titoli irredimibili, tali cioè da garantire un buon rendimento ai sottoscrittori senza però l’obbligo per l’ente finanziato (l’UE) di restituire il capitale. Ove l’investitore volesse disinvestire il proprio denaro, potrebbe vendere i relativi titoli nella Borsa valori. Per converso, questi titolo incorporerebbero l’opzione di riacquisto da parte dell’emittente. I vantaggi di una tale emissione sono molteplici, sia per il risparmiatore che per il finanziato, ed ometto qui di fornirne il lungo elenco.  Del resto, le emissioni irredimibili sono state sperimentate molto favorevolmente nel nostro stesso paese, quando, nel 1935, titoli di questo tipo furono emessi per Lit. mldi 42,00 al prezzo di sottoscrizione di  95/100 e con il rendimento del 5% annuo con cedola semestrale. Questo tipo di emissione gioverebbe oggi anche a livello statale, ad esempio con rendimento al 3% annuo, riducendo il debito e quindi migliorando il rapporto debito-Pil; migliorando il rating Italia; servendo ad alleggerire l’onere finanziario della finanza pubblica nel momento della restituzione dei capitali investiti, non più prevista. Probabilmente al momento della loro assegnazione, occorrerebbe fare riscorso al riparto, poiché la loro domanda sarebbe superiore all’offerta.

Riccardo Lucatti – Presidente Associazione Restart Trentino

Finisce

Grazie per avermi letto.

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NON RIMBORSARE I DEBITI PER SALVARE IL DEBITO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Marzo, 2020 @ 5:54 am

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Detto altrimenti: questo è un POSTALTRUI, di Gianluigi De Marchi demarketing2008@libero.it  tel. 3356912075, un mio vecchio amico abitante a Torino “ma” Ligure e, si sa, quando si tratta di “palanche” (alias “dinè”) come dicono in Liguria, non c’è niente di meglio che ascoltare gli antichi banchieri genovesi!                  (Post 3829)



Gianluigi. Mio coetaneo, collega VIP-Vecchietto In Pensione, che come me non è mai fermo nel senso che ha pubblicato e pubblica saggi su temi finanziari, economici, bancari, scrive su La Stampa e su riviste specializzate del settore. Citato da Wikipedia.  De Marchi è anche autore di pubblicazioni “diverse” per ragazzi e per ragazzi cresciuti, quale ad esempio quella qui a fianco, ideata e realizzata in coproduzione con Francesco Femia, nella quale immagina che l’unificazione d’Italia sia avvenuta per la vittoria del Sud sul Nord: una sorta di moderna “Utopia” anche perchè, all’interno del racconto – al di là della Storia – propone concrete forme di governo, nel senso che castigat ridendo mores: pur in forma romanzata avanza proposte serie: una seconda “Utopia”, appunto!


Gianluigi ha letto il mio post sulle crisi economiche degli ultimi 150 anni e ha pensato di mandarmi un suo contributo che pubblico ben volentieri. Una mia considerazione su di esso? La trovate in coda della sua relazione (BOND UE IRREDIMIBILI?).

Inizia

 “C’è il coronavirus, siamo in guerra!” E allora non resta che adottare al più presto “soluzioni di guerra”. Per aiutare il Paese ad uscire dalla spirale di speculazioni basate sull’entità del debito pubblico italiano, da tempo propongo di adottare la stessa soluzione del 1935, quando, in piena crisi economica dovuta al tracollo di borsa del 1929, l’Italia assunse un provvedimento eccezionale che ebbe un grande successo:

l’emissione un prestito irredimibile (cioè senza obbligo di rimborso), che fruttava ai possessori una rendita perpetua annua del 5%. Allo scopo di finanziare lo sforzo bellico in Etiopia furono emessi titoli per 42 miliardi di lire e furono offerti in sottoscrizione a 95 lire per ogni 100 di valore nominale, con un interesse corrisposto semestralmente il 1° gennaio e il 1° luglio. In corrispondenza all’emissione, il debito pubblico veniva cancellato, trasformandosi in semplice impegno a pagare le cedole; impegno peraltro identico a quello gravante sulla tesoreria dello Stato per le emissioni di titoli con scadenza prefissata, con il vantaggio però di non avere l’assillo del rimborso dopo un certo numero di anni.

La partecipazione fu imponente e l’emissione ebbe un grande successo: infatti molti si dimostrarono interessati ad avere una rendita fissa e sicura, anche rinunciando alla restituzione del capitale investito, che peraltro si poteva agevolmente recuperare vendendo le obbligazioni in borsa.  Oggi probabilmente il successo sarebbe uguale, perché un pubblico interessato ad un prestito irredimibile c’è sicuramente, in quanto moltissimi italiani puntano ad investire per avere un flusso periodico di capitali per integrare lo stipendio o la pensione.

Il titolo denominato “rendita” è un tipo particolare di obbligazioni che trova la sua disciplina nel Testo Unico bancario di cui al Dlgs 1º settembre 1993, n. 385. Si tratta di un titolo irredimibile e senza scadenza che attribuisce al possessore solo il pagamento degli interessi e non anche la restituzione del capitale. I prestiti irredimibili sono, quindi, quelli per cui uno Stato (o, più raramente, un’azienda) si impegna solamente a corrispondere un interesse annuo ma non si obbliga a restituire il capitale. Lo Stato (o l’azienda) ha comunque la facoltà di procedere al rimborso del capitale quando lo ritiene più opportuno.

I vantaggi per lo Stato

1 -Innanzitutto il miglioramento della tesoreria:  gli esborsi programmati si riducono al solo pagamento d’interessi. Se nel breve termine non si riscontrano miglioramenti rispetto ad un prestito tradizionale (ad esempio un BTP decennale) sul lungo termine l’effetto è notevole. Ipotizziamo l’emissione di un prestito Rendita 3% per un importo di 100 miliardi di euro. Gli interessi ammonterebbero a 3 miliardi l’anno, un po’ più di un normale BTP; ma con il grandissimo vantaggio che non ci sarebbero esborsi supplementari legati al rimborso dei titoli.

2 – In secondo luogo migliorerebbe il rapporto debito/PIL: la Rendita non avendo scadenza non costituisce un debito di capitale. Nell’ipotesi di una emissione per 100 miliardi, il debito scenderebbe di pari importo. E ciò avrebbe positivi riflessi sul rating dell’Italia e, in prospettiva, anche sull’intera finanza nazionale. Ricordiamoci che, in base agli accordi di Maastricht, il totale del debito pubblico non dovrebbe superare il livello di guardia del 60% del PIL: attualmente l’Italia dovrebbe dimezzare il rapporto, uno sforzo enorme se l’obiettivo fosse perseguito con strumenti “tradizionali” (aumento delle imposte o riduzione delle spese; provvedimenti che, entrambi, sarebbero estremamente negativi per l’economia, perché, come si dice, “la cura ammazzerebbe il cavallo”). Ma per raggiungere una posizione di relativa tranquillità, basterebbe probabilmente arrivare al 90% di rapporto. Per raggiungere questo obiettivo sarebbe necessario emettere poco più di 600 miliardi di euro di prestiti irredimibili; obiettivo non impossibile, soprattutto se diluito in più tranches, e facendo appello non solo al “patriottismo” dei risparmiatori italiani, ma anche all’interesse di investitori istituzionali esteri.

3 – In terzo luogo si potrebbero mobilitare risorse a beneficio dello Stato, generando una forma di cessione volontaria (e non forzosa, aspetto estremamente importante!) di disponibilità private a favore del Tesoro. Naturalmente occorre che la successiva gestione delle risorse così raccolte sia efficiente e produca effetti visibili, generando fiducia nel pubblico e spingendo verso ulteriori sottoscrizioni nel tempo: punto questo sul quale occorre un preciso impegno (soprattutto morale) da parte delle forze politiche nel loro complesso.

I vantaggi per i risparmiatori e gli investitori

1 – Il vantaggio fondamentale è legato al rendimento: le obbligazioni irredimibili hanno cedole molto cospicue. Quindi investire in queste obbligazioni significa assicurarsi un flusso di denaro molto più alto rispetto alle tradizionali obbligazioni.

2 – La facilità di recuperare in qualunque momento il capitale attraverso la Borsa).  Chi oggi cerca una soluzione simile può trovare solo polizze assicurative, che però hanno l’enorme difetto di sottrarre per sempre il capitale all’assicurato ed ai suoi eredi e di bloccare i pagamenti al momento della morte dell’assicurato.

Questo secondo aspetto è particolarmente importante per gli investitori istituzionali, in particolare le compagnie di assicurazione, sempre alla ricerca di titoli a reddito fisso per pagare i rendimenti delle loro polizze vita o per investire le loro disponibilità liquide. Diversificare gli investimenti con una rendita significa garantire per sempre un flusso di denaro liquido ed eliminare i problemi derivanti dal reinvestimento del capitale alle varie scadenza (sopportando anche i relativi costi). Volendo offrire una gamma diversificata di titoli, si potrebbero emettere sia tranches a tasso fisso del 3%, sia tranches a tasso indicizzato (Euribor + spread di due punti) che offrirebbero una rendita perpetua costantemente aggiornata sul costo del denaro, con il vantaggio di offrire una copertura (almeno parziale) dell’inflazione nel caso in cui questa tendesse ad aumentare.

Proviamo almeno a fare una riflessione su questa possibilità e ad esaminarne la fattibilità in tempi rapidi: siamo in guerra e le decisioni vanno prese in fretta!

Finisce

Una mia considerazione, anzi quattro

  1. Una parte di questi denari proverrebbero dagli attuali depositi bancari dei privati. Ciò potrebbe indebolire le banche interessate ma – tutto sommato – molte di loro  – non tutte, per carità! -se lo sarebbero meritato”perché purtroppo molte di loro hanno dimostrato di investire molto male i risparmi loro affidati sino a rischiare un fallimento poi evitato con immissioni di denaro pubblico cioè nostro. E tutto ciò per avere concesso crediti eccessivi (a chi?) e mai rimborsati (da chi?). In altre parole: i risparmi della gente andrebbero a finanziare interventi a favore della collettività e non finirebbero più nelle tasche del furbetto di turno.
  2. Queste risorse potrebbero essere destinate al processo di “riconversione” del sistema produttivo, non solo alla sua ricostruzione.
  3. Probabilmente si dovrebbe procedere all’assegnazione ai sottoscrittori con “riparto”, perché la richiesta del titolo potrebbe superare l’offerta.

4 -Sarebbe possibile ipotizzare “Bond UE Irredimibili”? Ne ho parlato a Gianluigi. Apprezza la mia idea che sviluppa ulteriormente la sua iniziale. Ci stiamo riflettendo: vedremo se dalla nostra “intelligenza collettiva” nascerà qualcosa di più dettagliato: in ogni caso è sempre molto meglio avcere un’idea in più che non averne.
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QUALE POLITICA PREMIA CHI?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Marzo, 2020 @ 6:11 am

Detto altrimenti: l’essere al lavoro o l’apparire?       (post 3809)

Le lettere maiuscole e minuscole non sono utilizzate a caso. Alcuni di noi conoscono i pochi Politici competenti che lavorano notte e giorno: fino a poco tempo fa, per la legge di bilancio; in questi giorni per la revisione delle migliaia di emendamenti ai decreti anti-virus. Tutti noi conosciamo i molti politici il cui lavoro consiste in una sorta di campagna elettorale permanente nelle piazze, alla TV, sui giornali. Quale delle due politiche è premiante? Quella della competenza, dell’impegno, del lavoro o quella degli slogan? E poi: premiante per chi? Per il Paese o per il Politico/politico?

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Per inciso: direi che la colpa è di Pericle che nel 411 a. C. introdusse la paga per chi  ricopriva una carica politica.  Ciò permise anche ai cittadini non abbienti di partecipare effettivamente alla via politica ma – diciamola tutta! – consentì a Pericle di contrastare lo strapotere del suo ricco rivale politico Cimone che ricopriva di favori chi apparteneva al suo stesso partito. La motivazione formale di Pericle è fondamentalmente accettabile, ma se il livello della retribuzione (e degli accessori!) è troppo elevato, quella paga diventa essa stessa obiettivo primario se non esclusivo per una gran parte della politica (“p”: le lettere maiuscole e minuscole …. v. sopra).

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Decenni fa lavoravo come responsabile della Finanza Italia della STET- Società Finanziaria Telefonica p.A. Torino-Roma (Gruppo IRI), all’epoca la più grande finanziaria italiana e intrattenevo rapporti di lavoro personali e diretti con i top manager di tutto il sistema bancario e finanziario italiano. Conobbi top manager valenti ed altri semplicemente “di facciata”. Circa questi ultimi, un mio interlocutore “valente”, fondatore di una delle due di gran lunga maggiori società finanziare private di consulenza dell’epoca., O.T., ebbe a dirmi: “Non sanno andare oltre un’affermazione di principio, uno slogan”.

Chi mi sa dire a quali Persone Politiche serie e a quali politici del gruppo slogan io mi stia riferendo?

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INCONTRI: PROF. MICHELE ANDREAUS

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Dicembre, 2016 @ 5:55 am

6 dicembre 2011 – 8 dicembre 2019, “Post dell’ottavo anno”

Per l’occasione, il mio regalo di Natale alle mie lettrici ed ai miei lettori è riportare nelle prime posizioni un’intervista di tre anni fa, quella al Professor Michele Andreaus. A ciò sono stato indotto anche dalla lettura del libro di Pier Luigi Celli, che recentemente ho più volte citato nei miei post. Buon Natale a tutte e a tutti!

“Post del quinquennio” della mia attività  di blogger 

6 dicembre 2011 – 6 dicembre 2016

Detto altrimenti: il mio regalo di Natale alle lettrici ed ai lettori  di queste “sudate carte elettroniche”… (post 2573)

img_4239Riprendo qui una prassi che avevo trascurato da un po’ di tempo, arricchendo innanzi tutto me stesso e quindi voi, mie lettrici e miei lettori, della esperienza di Persone assai qualificate. Mia “vittima” questa volta, è Michele Andreaus, Professore Università  di Trento in Economia Aziendale e attivo in presidenze e consigli di amministrazione di pubblico interesse.

Professore, grazie per avere accettato l’invito di Trentoblog. Sa, ho tratto lo spunto per l’intervista da quella Sua lettera a lì’Adige del 17 novembre scorso, là  dove Lei parla del lavoro di squadra anche in politica: lavoro di squadra, per me che vengo da una vita passata a dirigere SpA, significa tre cose: funzionigramma più che organigramma; crescita dei colleghi (non li chiamo dipendenti); loro motivazione: uno dei principali fattori della produzione.

Certamente. In ogni organizzazione chi occupa posizioni di responsabilità  dovrebbe avere doti di leadership, che devono comprendere la capacità  di motivare le persone. Vale nelle aziende come nello sport, nel pubblico e nel privato. Motivare vuol dire essere innanzitutto autorevoli, ma senza mettere in difficoltà  l’interlocutore. A volte si confonde autorevolezza con autorità.

E’ morto il Presidente. Si assume un fattorino,  a indicare la progressione interna nella formazione del personale.

Si e e no. Oggi meno che in passato. La rivoluzione tecnologica e organizzativa in atto ha accorciato le carriere, spariscono i quadri intermedi e quindi le possibilità  di carriera. Non si investe nel vivaio, se non nelle multinazionali, e poi si cerca di pescare fuori. Basti vedere che oggi la Federazione della Cooperazione si è rivolta ad Egon Zehnder per trovare il nuovo direttore: vuol dire che negli ultimi 15 anni all’interno del movimento non è cresciuto nessuno. Non è di per sè un male andare all’esterno, ma quando ciò è  sistematico, rischia di essere patologico.

Programmazione nelle SpA, pluriennale scorrevole. In politica? Al massimo fino alle successive elezioni.

Certamente. Ormai si tende a governare con il sondaggio della mattina. Politica da un lato priva di visione e prospettiva, dall’altro l’esigenza di mantenere un consenso tutti i giorni. Elezioni politiche, regionali, comunali, quasi ogni anno c’è una verifica. Gli elettori stessi puniscono la prospettiva. Il benessere della Germania di oggi è legato alle riforme fatte da Schroeder nei primi anni 2000, questo lo riconoscono tutti. Ma quelle riforme non solo gli sono costate il posto, ma il suo partito, la SPD, ha perso il 15% e non l’ha più riconquistato.

Si dice che in Italia non si progetta bene perchè non si è sicuri del finanziamento e non si finanzia perchè non si è sicuri di una buona progettazione …

Secondo me un buon progetto trova i finanziamenti. Semmai vedo un problema di cultura del finanziamento. Si tende spesso a considerare il finanziatore non come un partner con il quale fare un percorso, ma come un partner occasionale, con una certa superficialità  nel rapporto. Inoltre si lavora sempre poco sui mezzi propri e ci si indispettisce se il finanziatore esterno non copre il 100% del fabbisogno. Tendenzialmente le banche hanno sbagliato prima a farlo, non oggi a pretendere un po’ di condivisione del rischio.

Potere e responsabilità , caratteristiche sempre unite o anche divise?

Il potere dovrebbe essere innanzitutto responsabilità  di usare questo potere per realizzare un progetto. Invece spesso il progetto manca e rimane il potere fine a se stesso, molto più facile da gestire e forse anche gratificante quando manca appunto il progetto. Il potere è troppo spesso visto come punto di arrivo e non come punto di partenza per fare.

Taluno dice che le fasi della programmazione sono entusiasmo, perplessità, ritorno alla realtà, ricerca del colpevole, punizione dell’innocente, lode ad estranei …

Non generalizzerei. Semmai il problema è che spesso si pianifica male. Il business plan non è un passaggio per stressare il progetto e verificarne la solidità, ma per trasformare in numeri il sogno. Poi c’è il risveglio.

Economia e Politica: Se è vero che il primo obiettivo di una SpA non è più solo e/o principalmente l’utile economico, perchè si dice che la politica è un’altra cosa… che mica le si possono applicare i criteri dell’economia delle SpA?

ciampiPerchè ormai la politica èsempre più lontana dalla razionalità  e il compromesso ha prevalso. Ma questo si lega alla gestione del potere: non è importante fare, ma avere il potere e quindi su questo altare si generano compromessi sempre più lontani dalla via più breve. E il compromesso quasi mai è al rialzo ma sempre al ribasso. Forse l’unico compromesso al rialzo che io ricordi è stata l’elezione di Ciampi a Presidente della Repubblica.

(Paolo Mieli, nel suo libro “I conti con la Storia”, divide i compromessi in utili, necessari, positivi da un lato e sordidi dall’altro, n.d.r. 8.12.19)

Governare solo con i fondi non impegnati ovvero con pochi fondi. Ma non è possibile per legge sbloccare ciò che è stato bloccato per legge e rivedere l’ordine delle priorità ?

Ma questo vorrebbe dire fare delle scelte, ma per farlo bisogna avere un progetto che va al di là come detto, della mera gestione del potere. Nel momento in cui faccio una scelta, anche piccola, scontento qualcuno. Quindi o si sta fermi, o si procede con tagli lineari, che sono la negazione della Politica: il non volere o potere decidere.

Vasi non comunicanti, gestioni separate, privilegi consolidati, leggi eccezione: tutto ciò è non-democrazia finanziaria ed economica

Non direi, o non necessariamente. Tutte le leggi devono rispettare la Costituzione, poi ci sono dei passaggi che richiedono tempi e contesti più certi. Semmai la gestione della Costituzione ha visto negli ultimi anni una prevalenza dell’iniziativa nel Governo, che ha, di fatto, esautorato il Parlamento. Ma lo stesso vale per il nostro Consiglio Provinciale, che non legifera di fatto più.

La democrazia economica esiste? Se ne può parlare in questi termini?

Dovrebbe esistere, ma con le regole particolari dell’economia, che richiedono certezze e razionalità. La democrazia in economia secondo me dovrebbe partire innanzitutto dalla trasparenza e dal rispetto degli stakeholder, a sua volta basato sul rispetto dei valori dichiarati, che devono creare un’aspettativa di comportamento. A monte bisogna confrontarsi sul ruolo dell’economia, che non è fine a se stessa, ma strumento per il benessere dell’uomo.

Chi è il padrone dell’Italia, l’UE come grida ai quattro venti taluno o le istituzioni internazionali che ci vogliono in forma così possiamo continuare a pagare loro gli interessi sul debito pubblico?

Il padrone dell’Italia siamo noi stessi, ma abbiamo delegato questo ruolo a una classe politica complessivamente debole. Le regole europee le facciamo noi, se poi mandiamo le Zanicchi di turno a rappresentarci, non è colpa della UE, ma nostra. Poi gli stati membri, tutti, si guardano bene dal delegare decisioni e ruolo a Bruxelles, salvo poi criticare l’Europa che non fa. Da ultimo, tutti i politici danno la colpa a Bruxelles di tutto quello che non va e si intestano il merito di quello che va. Alla lunga la percezione dell’Europa ne risente e nasce l’antieuropeismo.

Governo tecnico, per me non è quello non eletto  ma quello “eletto o meno” che, stretto dai vincoli finanziari, non può fare una politica degna di questo nome.

Ma noi abbiamo deciso di non toccare nulla, non fare riforme, non investire, lasciarci trasportare dalla corrente, ma ora siamo nella palude. E nel tempo abbiamo sopperito alla mancanza di produttività  con l’incremento del debito pubblico. E’ chiaro che un contesto debole, un debito che cresce crea le condizioni per un intervento sempre più incisivo del finanziatore, è nell’ordine naturale delle cose. Possiamo farne a meno? Del finanziatore no, del suo commissariamento si, a condizione di apparire e di essere un paese serio, che si dà  da fare per restare al passo. La narrazione va bene per motivare, ma poi non basta.

Una domanda un poco più politica: la democrazia è da sempre un sistema imperfetto e comunque il migliore fra tutti i sistemi. La semplificazione è a mio avviso un tentativo di migliorarla. La complicazione, le eccezioni, tutti i “tranne che” sono non-democrazia: dimmi se semplifichi o complichi e ti dirò chi sei

trumpNon ci sono alternative alla democrazia. Ormai però si tende a parlare alla pancia ed è passato il messaggio che un conto è quello che si dice prima delle elezioni, dove vince quello che la spara più grossa e l’importante è agire sulla pancia, poi si vede. A volte l’esito è devastante. Basti vedere con la Brexit: chi ha perso non aveva il piano B, chi ha vinto sperava di non vincere e ora non sanno che fare. Trump è stato eletto da coloro che saranno i primi a pagarne il conto. Questo è il vero male della democrazia: non si vende un progetto, ma le tecniche del voto sono molto simili a quelle del venditore di utensili di cucina alla fiera di S. Lucia.

Vincolo di mandato, assente in parlamento. Necessario o meno che fosse, non si potrebbe iniziare anche solo abolendo il voto segreto?

Sulla carta il vincolo di mandato potrebbe essere una camicia di forza. Perchè dovremmo avere un esercito di parlamentari che devono solo ubbidire? Poi l’assenza del vincolo di mandato ha creato comportamenti a dir poco opportunistici. Semmai è venuto meno completamente il ruolo dei partiti e il vedere i partiti come luogo di decantazione e condivisione delle decisioni da prendere (e da non prendere).

Si dice: elezione diretta dei cittadini: ma la nostra Costituzione prevede la funzione dei partiti politici per fare sintesi dei tot capita tot sententiae.

gaberAppunto, ma ora i partiti sono tutti più o meno liste elettorali dei singoli. Non c’è più una democrazia partecipata, ma c’è il leaderismo. Siamo partiti noi con Berlusconi, ora mi pare lo stiano ahimè seguendo in molti. Rimane la Germania, dove la CDU-CSU, SPDE sono partiti veri, che discutono, anche con il primo ministro e rappresentano gli iscritti e i simpatizzanti, che vi partecipano. La democrazia diretta dovrebbe partire dalla partecipazione, con un pensiero all’indimenticato Gaber: la libertà è partecipazione. Oggi chi cerca di dare il suo contributo è spesso visto con disturbo, quindi direi che c’è meno libertà , almeno in questo senso.

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kessler

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Il Kessler: io ho fatto il suo Direttore in ISA per tre anni. Vabbè che aveva alle spalle un partito forte, ma l’uomo aveva idee, le sapeva portare avanti: oggi mi pare che gli sforzi siano di galleggiare nonostante la frammentazione dei partiti il che non lascia spazio a pensieri seri.

Quello che dicevo prima: potere fine a se stesso e punto di arrivo e non punto di partenza. Oggi Kessler non potrebbe fare quello che ha fatto, ma il confronto con chi lo cita, spesso a sproposito, è spesso imbarazzante.

Don Guetti aveva individuato il concetto di Bene Comune: quello alla cui realizzazione contribuiscono tutti sin dall’inizio, non il bene goduto dalla collettività  che è un bene pubblico o collettivo. Ecco, in questo senso la Politica dovrebbe essere un Bene Comune, e non dei soliti noti.

Certamente. Non abbiamo stimoli a partecipare, ci limitiamo ad un post su Facebook, ma poi deleghiamo completamente quello che ci dovrebbe spettare.

Ultima domanda: largo ai giovani o “larghi” ai giovani?

Domanda complessa. Non deve esserci il luogo comune che il giovane è sempre meglio del vecchio. Troppo spesso il giovane viene fatto crescere non per merito, ma per fedeltà. E’ un po’ come se il vecchio leone scegliesse lui il giovane cui affidare il branco, in cambio di qualche cosa. Invece il giovane deve crescere per merito ed essere messo in condizione di osare, anche sfidando il vecchio leone per prenderne il posto. I congressi di partito fino agli anni ’70 erano spesso cruenti, talvolta i vecchi leader finivano nella polvere e ne nascevano di nuovi. I leader politici di oggi sono quasi tutti nati in quegli anni. In azienda il discorso è simile. Investire sui giovani vuol anche dire metterli in condizione di poter sbagliare e di imparare dagli errori.

Ecco, Professore, credo di avere approfittato anche troppo della Sua disponibilità . Ho classificato questa intervista in quattro distinte “categorie blog”: cultura, economia, democrazia, politica.  La ringrazio anche da parte del mio pubblico di lettrici e lettori e da parte loro, di tutta la redazione di Trentoblog e mia Le auguro Buon Natale!

THE END

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LE CRISI ECONOMICHE NEGLI ULTIMI 150 ANNI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Febbraio, 2013 @ 6:41 pm

Detto altrimenti: se le conosci le eviti

(Post del 2013 collocato temporaneamente nelle prime pagine il 27.03.2020, in relazione alla crisi Covid19 e ai suoi sviluppi economici e umani)

Organizzata dal Gruppo Cultura del Comitato Culturale e Ricreativo di Martignano (TN) presso la sala Civica in Piazza Menghin, la sera del 7 febbraio 2013 si è tenuta una conferenza dal titolo “Le crisi strutturali dell’ultimo secolo e mezzo”. Ha introdotto i lavori Luciano Imperadori (luciano.imperadori@tin.it). Relatore il Prof. Andrea Leonardi. Quanto segue è un sunto realizzato sulla base di appunti presi a mano. Eventuali errori e inesattezze sono da imputarsi esclusivamente al blogger, cioè a me e non al conferenziere.

Inizia

Crisi. Congiunturali o strutturali. Inflazionistiche o deflazionistiche. La maggior parte delle crisi sono state strutturali – deflazionistiche, tranne le due crisi del 1973 e del 1979, dovute alle due guerre del Kippur e a quella arabo-israeliana: esse furono congiunturali – inflazionistiche (inflazione + stagnazione economica) e ne uscimmo assai velocemente.

Per converso, le due grandi crisi strutturali deflazionistiche – quella della metà  dell’800 e quella del 28 ottobre 1929 – durarono molto: la prima addirittura 20 anni. La seconda quattro anni.

1870. La Grande Deflazione. Prezzi in caduta libera, recessione. Solo convenzionalmente se ne data l’origine all’8 maggio 1873, il cosiddetto primo venerdì nero della Borsa viennese: nello stesso giorno precipitò la quotazione di tutte le società  quotate in borsa. Tutti si precipitarono a vendere. Fu necessario far presidiare la Borsa dalla polizia. Un esponente della famiglia Rotschild rischiò il linciaccio.

Cosa era accaduto? Si era all’apice della fase del cosiddetto Grunderzeit, periodo di forti speculazioni, enfasi della new economy, sulla scia dello sviluppo delle reti ferroviarie europee. Le società  ferroviarie prosperavano, idem le società  dell’indotto, la gente si indebitava per comperare azioni e poi rivenderle con forti utili. Fino al crack del 10 maggio 1873, quando ci si accorse che “il re era nudo!”. L’abuso del ricorso al credito fra l’altro aveva generato la mancanza di credito disponibile per le imprese. Si era generata una ricchezza fittizia. Le stesse banche si erano lasciate trascinare verso il facile guadagno, basato su finanza pura, su progetti fondati sulla sabbia. Le imprese senza credito ridussero la produzione, licenziarono. Il reddito dei lavoratori diminuì. Idem i consumi. La più colpita fu l’edilizia. La gente cercò di tornare alla terra, in campagna, ma la campagna era stata automatizzata e non assorbì mano d’opera. Ecco l’emigrazione come unica via si salvezza. Forte esodo verso il sud ed il nord America. Negli anni dal 1850 al 1874 Vienna rilasciò 4061 passaporti per gli USA. Nel solo 1875 ne rilasciò 4.974 di cui 97,2% a Trentini!

                             Andrea Leonardi

Questa Grande Deflazione non viene ricordata a sufficienza nè viene presa in grande considerazione perchè fu solo europea. Essa fu generata anche dal mutamento delle infrastrutture di comunicazione (ferrovie) e del passaggio dalla navigazione a vela a quella a motore. Infatti i velieri erano costretti a soste di mesi interi in attesa degli Alisei e comunque trasportavano solo merci ad alto valore intrinseco. Con l’avvento delle navi a vapore, il costo dei noli crollò (nonostante che il vento fosse gratuito e il carbone no) e le navi iniziarono a trasportare grandi quantità  di merci a basso valore intrinseco, fra cui le derrate alimentari americane che invasero i mercati europei, aggravando la crisi dei produttori agricoli: cereali dal nord America e carni congelate dal sud America. Ciò determinò da parte di tutti i paesi europei una politica protezionistica con l’imposizione di dazi all’importazione che però non equilibravano completamente lo squilibrio dei prezzi. Pertanto i produttori europei cercarono di scaricare queste differenze risparmiando sul costo del lavoro (riducendo sui salari).

Nel frattempo gli USA si avvantaggiarono moltissimo da questa nuova forza lavoro che arrivava dall’Europa, mentre in Europa per 20 anni il PIL diminuiva. Tuttavia la crisi ebbe l’effetto che hanno le guerre, le pestilenze, le carestie: si crearono le condizioni per una ri-crescita. Infatti lo svuotamento della popolazione aumentò la quantità  di risorse disponibili pro capite. Inoltre intervenne la seconda rivoluzione industriale: l’Ing. Daimler inventò il motore a scoppio; si diffuse la rete elettrica; si inziò a sfruttare la chimica organica. Pertanto si riattivò l’economia europea, Germania in testa anche “grazie” ai danni di guerra pagati dalla Francia uscita sconfitta dalla guerra franco-tedesca. La ricerca europea produsse molti brevetti che gli USA acquistarono e che poi svilupparono su scala molto maggiore: era nata la grande impresa USA.

Dalla crisi si esce a metà  degli anno 1890 con la Belle Epoque. Tuttavia questa corsa sfrenata al benessere, queste esagerate accelerazioni, queste tensioni da positive divennero negative e condussero alla prima guerra mondiale.

                          L’attento uditorio

1929: Grande Depressione. Essa ha coinvolto gli USA dove per la prima volta si conosce la fame. Migliaia di aziende agrarie lasciano marcire i prodotti e morire il bestiame perchè non vi è il ritorno economico, mentre nelle città la gente patisce la fame. E’ una crisi di sovrabbondanza. Si produce più della domanda. Ciò fu dovuto a errori della politica monetaria e del mercato e alla incapacità  del governo di analizzare e reagire alle cause della crisi, prima fra tutte gli effetti della prima guerra mondiale. Fame, aumento della mortalità, apatia sfiducia depressione. La crisi non colpisce la Russia (ad economia non di mercato ma pianificata) e colpisce solo marginalmente in Giappone (La Cina non esisteva come potenza economica). Fame: il welfare pubblico non esisteva. La gente fa la coda presso le istituzioni benefiche private per ricevere un piatto di minestra. Gli USA non erano abituati alla povertà come lo era l’Europa. La borsa di NY crolla: 28.10.1929, – 13,37 % (tuttavia 1l 19.10. 1987 il crollo fu del -22,61%!). Panico finanziario, vendite, fallimenti fino alla fine del 1932. Se ne esce solo con il 1933.

Gli USA erano stati fondamentalmente estranei alla prima guerra mondiale ed erano intervenuti con aiuti finanziari (prestiti) a chi poi vinse la guerra. Dopo la guerra, fanno valere il principio del creditore, imponendo alle nazioni vincitori di rimborsare i debiti. I vincitori a loro volta imposero alla Germania di pagare 132 miliardi di marchi oro, che la Germania non aveva. Le grandi banche USA prestarono alla Germania soldi per estinguere il debito di guerra.

Inoltre, l’Europa aveva bisogno della tecnologia che ormai era diventata USA e in contropartita cerca di esportare di più verso gli USA i quali però chiudono le frontiere a persone e merci. Le frontiere si riapriranno solo dopo il 1923 ma ormai i rapporti fra Europa e America si sono deteriorati.

In questo periodo in USA soffrono un po’ miniere, cantieri navali e industria tessile e vanno molto bene auto (GM, Crysler, Ford), elettrodomestici, radio. Si esasperano le vendite con rateizzazioni e credito al consumo. Nel 1929 negli USA vi sono 26.000 banche per il credito al consumo. La borsa vola all’insù. Si guadagna senza lavorare! Crisi da sovrabbondanza. Debitori insolventi, Nel 1932 -1034 chiudono 11.000 banche. Cade il commercio. Vi sono 13.000.000 disoccupati in USA; 6.000.000 in Germania; 32.000.000 nel mondo.

L’ideologia USA non prevedeva l’intervento pubblico. Si era ricorsi solo ad austerità, tagli alle spese, riduzione degli interventi statali, peraltro già  modestissimi. Massimo protezionismo, da parte di tutti i paesi.

Solo allora si comincia a capire che occorre cambiare metodo e indirizzo: Prendono campo le teorie Keynesiane. Il Presidente Roosevelt inaugura il New deal, la spesa in disavanzo crea opportunità  di lavoro. Lo stato diventa imprenditore. Il new deal dà  fiducia ma l’uscita dalla crisi avviene grazie al riarmo che crea piena occupazione. Il dollaro viene sganciato dalla parità  con l’oro (1934). Gli USA richiamano dall’Europa i capitali ivi investiti: fallisce la banca Credit Anstaldt di Vienna e molte alte banche tedesche ed europee.

In Italia Mussolini tramite Alberto Beneduce crea l’IMI – Istituto Mobiliare Italiano per liberare Comit, Credit e Banco di Roma dagli investimenti a medio lungo termine, e l’IRI – Istituto per la Ricostruzione Industriale, che deterrà  sino al 40% dell’intera industria del paese (n.d.r.: ok per la legge sulla specializzazione bancaria. I danni delle banche universali, in USA e in Europa, sono sotto gli occhi di tutti e gli USA stanno ridividendo le specializzazioni finanziarie, bancarie e assicurative).

Finisce

Dal 1 al 22 luglio 1944 con la guerra ancora in corso, si tenne la conferenza di Bretton Woods (New Hampshire), per stabilire le regole delle relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo. Gli accordi di Bretton Woods furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato per governare i rapporti monetari fra stati nazionali indipendenti. Infatti, si preparò la ricostruzione del sistema monetario e finanziario, riunendo 730 delegati di 44 nazioni alleate per la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite. Le caratteristiche principali di Bretton Woods erano due; la prima, l’obbligo per ogni paese di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio ad un valore fisso rispetto al dollaro USA (a sua volta agganciato all’oro che fu stabilito valere 35 US dollari l’oncia), che veniva così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute; la seconda, il compito di equilibrare gli squilibri causati dai pagamenti internazionali, assegnato al Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il piano istituì sia il FMI che la banca Mondiale. Queste istituzioni sarebbero diventate operative solo quando un numero sufficiente di paesi avesse ratificato l’accordo. Ciò avvenne nel 1946. Nel 1947 fu poi firmato il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade – Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio) che si affiancava all’FMI ed alla Banca mondiale con il compito di liberalizzare il commercio internazionale.

Nel 1970 si interruppe la parità  dollaro-oro e il sistema dei cambi fissi (n.d.r.).

Mia considerazione. Ripeto qui quella fatta nel corso del dibattito che è seguito all’esposizione del relatore: dobbiamo dare assoluta priorità  alla Questione Morale; al contempo costituire gli Stati Uniti d’Europa e concordare con gli USA la totale chiusura dei nostri sistemi ai paesi che non adottino le nostre regole morali, bancarie, finanziarie sociali, sui diritti umani, sul rispetto dell’ambiente, sul risparmio energetico etc.. Il Professor Leonardi concorda.

Fine del post

Ceterum censeo familiam Riva de possessione ILVAE deiciendam esse, e cioè ritengo che occorra espropriare l’ILVA alla famiglia Riva, per evitare di essere costretti a scegliere fra due mali: la perdita di posti di lavoro o della salute pubblica. Il prezzo potrebbe essere corrisposto in Monti bond Serie Speciale ILVA irredimibile 2%, al netto delle somme trattenute per il risarcimento dei danni provocati, per l’adeguamento degli impianti, per il ripristino ambientale e per pagare gli operai anche se nel frattempo costretti a casa.

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PAGANELLA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Aprile, 2020 @ 6:27 am

Detto altrimenti: confinati in casa, si vola con la fantasia e … con il web!    (post 3842)

POESIA: “ Voria veder el Trentino da una zima propi bela, no sta a perder massa tempo e va su la … Paganela, o montagna tuta bela, che pu bele no ghe ne …  Da lassù si vede ‘l ziel, i torenti e le vedrete … va l’ociada va ‘l pensier dal confin fino a le strete … da una banda trenta laghi e d’Asiago l’altipian e da l’altra San Martino e zo zo fino a Milan”. Infatti se ben guardate, anche da casa, collegatevi con questo link:


 https://www.visittrentino.info/it/webcams/panorama-webcam-andalo-paganella

Dalla Paganella: le Dolomiti di Brenta in versione autunnale (dalle prime sciate a fine novembre) e ….


per chi sa riconoscere i luoghi o per chi può imparare a conoscerli: il confin potrebbe essere quello verso nord, ovvero quello con il Sud Tirolo ben marcato dalla catena delle Maddalene che chiude a nord la Val di Non e la separa dai todeschi de la Val d’Ultimo. Le strete, sono le strette di Verona, altro “confine”, questa volta del Trentino con il Regno d’Italia (a quando risale la composizione della canzone?). I trenta laghi … be’, dalla Cima Paganella se ne vedono bene solo due, il Lago di Cavedine e il Lago di Garda, ma scendendo e girando lungo i fianchi del monte ne “emergono” altri, quali Lagolo, Toblino, S. Massenza, Terlago, etc.. L’altipiano di Asiago poi è inconfondibile. S.Martino (di Castrozza) proprio non si vede, ma spiccano benissimo le sue cime: il Cimon de la Pala e la Cima Vezzana. Mlano poi … la si indovina: ecchè, mica si può avere tutto, nella vita! Una licenza poetica ce la volete concedere?

… e in veste molto invernale!

La Paganella è la “mia” montagna, per due ragioni: innanzi tutto è quella dalla quale ogni volta guardo con nostalgia el me Brenta, quelo dove che nevo a rampegar da zovin: La Cima Tosa, i Campanili Alto e Basso, la traversata degli Sfulmini, la Brenta Alta e quella Bassa, il Croz del Rifugio, la Torre, la Cima Margherita etc,. etc.. Poi, perché ed è la mia “palestra di sci” ovvero quella nella quale vado quasi ogni giorno a sciare come potrebbe fare un romano che vada ogni giorno a farsi la sua partitella di tennis: che se il campo è un po’ lontano da casa sua, fra l’andare, il giocare e il tornare a casa impiega lo stesso tempo che impiego io ad andare a sciare tre ore in Paganella ogni mattina. Ed io, che sono bonorif (mattiniero) ogni mattina, attraverso quel collegamento web, assisto al sorgere del sole che dipinge di rosa con i suoi raggi le cime del Brenta e poi con la sua luce scende lungo le sue pareti “a corda doppia”, ovvero molto rapidamente sino a farne risaltare tutto lo suo splendore.

Invece quest’anno ho dovuto abbandonarla improvvisamente causa … virus! E le ho dato il mio addio (cfr. mio post del 10° marzo dal titolo “Addio monti”, detto altrimenti: sciator interruptus):

Marzo 2020

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Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi ha sciato tra voi e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; nevi, delle quali distingue il fruscio, come il suono delle voci domestiche; piste sparse e biancheggianti sul pendìo, come file di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, costretto dal rischio di un virus, se ne allontana!” 

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10 aprile 2014: dalla Cima Paganella i laghi di Cavedine e del Garda

Al prossimo inverno, Paganella! E “siccome che” siamo in aprile (2020) e spesso si inizia a sciare già a fine novembre, se non conto – e non li voglio contare! – aprile e novembre, dovrò aspettare solo sei mesi. Evvabbè …

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CHIUSI IN CASA … SI SOGNA UNA GIRAGLIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Aprile, 2020 @ 7:43 pm

Detto altrimenti. E se non avessi motore, radio e GPS?   (post 3839)

Chiusi in casa- causa virus … ecche ca … spita può fare uno se non sognare? E io sogno a vela, in bicicletta, sugli sci e sui libri. Oggi tocca alla vela.

Anteprima a vela

1 miglio marino: 1852 m. – 1 nodo: 1 miglio all’ora – Da miglia/nodi a km/kmh, calcolo veloce: moltiplicare per due e sottrarre il 10%

La Giraglia è un importantissimo campionato di regate veliche nel Mar Ligure centro-occidentale: alcune costiere e l’ultima da Genova allo scoglio della Giraglia (Capo Corso), sino a Saint Tropez. La regata, in caso di maltempo, è assai pericolosa. Infatti la zona di Capo Corso, insieme al più famoso Capo Horn e al Golfo di Marsiglia, è una delle tre zone più pericolose in assoluto al mondo in caso di tempeste da nord. Ciò in quanto a Capo Horn si scontrano due oceani! Nel Golfo di Marsiglia il fondale è molto irregolare, a gradoni, e le masse d’acqua vi si scontrano innalzandosi in onde enormi e assolutamente imprevedibili, pericolose anche per le grosse navi!  A Capo Corso il motivo della pericolosità è un altro: in quella zona infatti si scontra la tramontana che proviene da 0° cioè da Nord con il Mistral che proviene da 280-290°, cioè da Nord ovest. Da questo scontro nasce un mare “impazzito” con onde “incrociate” (che “non corrispondono” alla direzione del vento): il che crea non pochi problemi ai velisti regatanti.

Fine dell’Anteprima. Ora parla il Fun

Fun “Whisper”

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Capirete quindi che “l’eroe” del sogno che vi sto per raccontare, deciso a traversare da Genova a Capo Corso, in solitaria, senza strumenti elettronici, senza motore ausiliario, a bordo di “Whisper”, un  FUN (che poi sono una barchetta a vela da regata di sette metri che discloca solo 1.000 Kg ha corso un bel rischio. Ma questo è un sogno: lasciate che a raccontarlo sia proprio io stesso, in prima persona, si fa per dire. Eccomi qui, nella foto.

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Solo

Ha deciso. Questa volta Riccardo non userà motore, telefonino, radio e sistema satellitare di posizionamento se non in caso di assoluta necessità. Vuole veleggiare provando la sensazione della navigazione esclusivamente a vela, stimata ed in solitario senza scalo. Già perchè lui di traversate in solitaria ne ha già fatte sei, S. Stefano (LI) – Palau – S. Stefano, ma in tre-quattro giorni ognuna con scalo-pastasciutta-a-terra- la-sera-e-notte-in-porto. Userà quindi solo l’orologio, il log, la bussola e le carte nautiche. Quale barca userà? Ma me stesso, che sono un FUN dal nome Whisper che poi sono di origine francese e voglio dire Formule Un, Formula Uno e non “divertimento” all’inglese, ci mancherebbe altro! Meta stabilita: Capo Corso, il nostro piccolo Horn personale: circa 85 miglia da Genova in linea d’acqua.

Primo giorno

Mistral

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E’ una fresca mattina di luglio. Prima di lasciare l’ormeggio, lui si concede l’ultima verifica: la lettura del bollettino meteo. Da giorno lo sta studiando. Infatti quello che è da evitare è il Mistral che soffia quando sul golfo Ligure ci sia bassa pressione a alta pressione sulla Spagna: in tal caso partire sarebbe un vero e proprio suicidio programmato. E invece, per fortuna, le previsioni meteo sono ok.

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Riccardo espone quindi randa piena e fiocco autovirante e procede al traverso in direzione Portofino Punta Chiappa, a cinque nodi costanti, mure a sinistra (vento sulla parte sinistra delle mie vele) sotto una brezza da nord che fa il pelo all’acqua senza alzare onda, una meraviglia. Io scivolo felice, senza rumore (non per niente mi chiamo Whisper!) e lui con me. Saluto alcuni gozzi intenti a pescare e mi godo il panorama della mia costa d’origine. Alle sette si abbatte, cioè “si vira verso destra”, con gli sci si direbbe cristiania a valle,  rotta verso sud ovest al lasco, allargando l’andatura, mure a dritta (vento sulla parte destra delle mie vele). La velocità scende a quattro nodi.

Alle 11 la terra è sparita all’orizzonte ed il vento cala. Riccardo calcola che io mi sia abbassato verso sud di 15 miglia e ne approfitta per mangiare e riposarsi un po’. Dopo il caffè (dell’unico termos), si alza la brezza di mare, da sud. Lui fissa il timone sopravvento con un elastico e sottovento con una scottina. Dopo qualche tentativo funziona! Ho il timone “automatico”, come mi ha insegnato a navigare sul Garda (v. foto poco più sotto). Riccardo può quindi riordinare le idee e mettermi in ordine, diamine! Inoltre aggiorna la rotta ed il libro di bordo. Terminate queste incombenze, va a prua e si siede davanti al fiocco, sul pulpito, con le gambe di fuori. Mi sento un cavallo da corsa con in groppa il fantino tanto siamo entrambi sensibili agli spostamenti impostici dalle onde!

Improvvisamente due delfini emergono dall’acqua ed iniziano a giocare con la mia prua: ho il cuore in gola dall’emozione, fortissima, che sto provando. Dopo un po’ mi salutano e se ne vanno. Riccardo rientra nel pozzetto. Devo intendere anch’egli con l’animo colmo di gioia e di serenità. Grazie delfini! Nel frattempo procedo verso sud di bolina tirando bordi di due ore ognuno, scadenzati dal timer del suo orologio da polso. In totale percorro altre 32 miglia, ma considerando il bordeggio penso di essere sceso solo di 20. Dovrei quindi trovarmi a 35 miglia un po’ a sud ovest di Portofino. Ormai è sera, il vento è calato, lui è stanco ed ha fame. Riccardo ammaina il fiocco, prende due mani di terzaroli e comunque ammaina tutta la randa. Quindi cena e va subito a nanna! Io non ho bisogno di dormire, non ho bisogno di ormeggi, cime, parabordi, sonniferi o tappi antirumore per le orecchie (che non ho!) anche perché qui dove mi trovo non ci sono discoteche dalle quali difendersi. La serata è tranquilla. Qualche pesciolino salta intorno al mio scafo e mi  augura la buonanotte. Ricambio di cuore.

Secondo giorno

Qui sono in Sardegna, verso Palau, ventone in poppa

Riccardo si sveglia presto, riposatissimo ed affamato. Placa la fame, indi prenda un bel bagno divertendosi a rimorchiarmi da prua, nuotando sul dorso, con le pinne, per una mezz’oretta (gli avevano assicurato che i pescecani non attaccano i funnisti!). Verso le 9 si alza il ponentino da 270°. Benissimo, e noi facciamo rotta 180° al traverso per circa sette ore. E sono altre 28 miglia che sommate a quelle di ieri fanno 63. Dovrei essere al traverso della Gorgona, ma è troppo piccola (o lontana?) per essere visibile. Mi restano altre 20 miglia, che dovrei coprire in un sol giorno, se tutto va bene.

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Riccardo, all’epoca dei fatti narrati

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Seconda notte. Calma assoluta. Riccardo è meno stanco della prima e va a letto tardi, alle 22, in tempo per preoccuparsi un po’ al passaggio di due navi: ho le luci accese ed il riflettore radar. Tuttavia lui non è del tutto tranquillo. Ci avranno visto? Ci avranno cercato sul canale 16? Non lo sapremo mai. Alla fine si va a dormire, facendo affidamento sulla legge della probabilità, quella dei grandi numeri, dei grandi spazi ma soprattutto del gran culo.

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Terzo giorno

Sul Garda: Riccardo mi sta insegnando a navigare senza nessuno al timone!

Scirocco teso. L’anemometro registra 15 nodi a livello del mare. Riccardo lascia filare a poppa una cima di trenta metri: non si sa mai, se cadesse in acqua … Prende una mano di terzaroli e alla via così, bolinazza bagnata con onda, ora dopo ora, bordo dopo bordo, virando quando squilla l’orologio. Per fortuna che la cacca lui la fa regolarmente alla mattina presto e per il resto, meno impegnativo, si arrangia anche mentre timona! Ad un certo punto mi accorgo che lui ha perso il conto dei bordi. Li ricostruisce calcolando il tempo trascorso. In totale sono nove ore, sei con mure a dritta, verso Est e tre con mure a sinistra verso ovest. ll log dice che ho percorso a 35 miglia, che dovrebbero corrispondere circa altre 10 miglia questa volta verso sud est, che sommate alle precedenti fanno circa 73. Dovrei quindi essere quasi arrivato e trovarmi a circa 10 miglia da Capo Corso, ma è sera, la visibilità è scarsa e lui è stravolto dalla stanchezza. Ammaina le vele, prua al vento, cala in acqua l’ancora galleggiante che aveva costruito a terra con i paioli dei gavoni di prua (è brevettata, attenzione!). L’ancora pare funzionare, io scarroccio poco, almeno così mi sembra. Basta, si arrangerà, che la corrente mi si spinga dove vuole. L’onda è fastidiosa ma non pericolosa. Lui “cena” (formaggio grana e scatoletta di simmenthal. Una pesca) e va a dormire, ma passa la notte nel dormiveglia. Parla da solo: dice che si balla troppo per dormire del tutto. Pazienza … si rifarà all’arrivo.

Quarto giorno

A Nord di Spargiotto

Il mio skipper si alza alle prime luci dell’alba, aggiorna la nostra posizione per prudenza “retrocedendoci” nei suoi calcoli delle dieci miglia guadagnate il giorno prima. Continuo quindi ad essere a circa 20 miglia dal Capo, ma l’onda è meno forte di ieri ed io rispondo meglio ai comandi. Venti miglia di bolina, più o meno quanto che da Punta San Vigilio a Riva del Garda, dico a me stesso per consolarmi, coraggio! Devi farcela prima di sera, a tutti i costi. Lui fa una ricca colazione ipercalorica (marmellata, banane, biscotti e pompelmo), recupera l’ancora galleggiante e mi fa ripartire terzarolato a 3,5 nodi.

In allenamento sul Garda

Sono molto inclinato: infatti sono una barca da regata e presupporrei il peso mobile di ben quattro persone di equipaggio e Riccardo da solo più di tanto non può contro bilanciare: per sicurezza passa un braccio dietro la draglia. Ogni tanto è vinto da un colpo di sonno ma non ci sono auto o guard rail nelle vicinanze, per fortuna. E’ molto più sicuro che guidare in autostrada, checchè se ne dica … Dalle sei di mattina sino a quando? Semplice, sino a quando lui avvista la terra, alle 12. Quando l’ha vista ha provato un’emozione fortissima, un vero tuffo al cuore. Sarà Capo Corso o cos’altro? Fatto sta che lui si è messo a saltellare dalla gioia! Anch’io del resto, mi sento come il cavallo che verso sera avverte l’odore della stalla e sente moltiplicarsi le forze pur di raggiungerla al più presto.

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Ormai è fatta, mi dico, qualunque terra sia quella che lui vede all’orizzonte sulla mia prua, ad una distanza che non sa calcolare. Man mano che mi avvicino la terra, la costa gli appare per quello che è: un promontorio slanciato verso nord! E’ lui, il nostro Horn domestico, che raggiungo dopo altre tre ore di bolina. Sfioriamo lo scoglio della Giraglia e dirigiamo, ormai ridossati, verso Saint-Florent. Lui è stanco, felice e … cosa dite? Soprattutto molto fortunato!?… D’accordo … ho capito … ho capito … prometto glielo dirò di non farlo più … va bene così?

P.S.: Signori velisti, voi che veleggiate su barche di 12 e più metri, in equipaggio … signori, appunto … cosa? Quattro giorni sono troppi per coprire 85 miglia? Allora faciamo così: ventite a prendermi, mi portate a Genova e ripetete voi il tragitto in solitaria, senza scalo, senza gips e senza motore. Poi ne riparliamo. Vedremo chi ha ragione, parola di Whisper!

Buon vento a tutti!

                                                                                                 Whisper

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LETTERA A DUE AMICI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Aprile, 2020 @ 6:26 am

Detto altrimenti: molto meglio che al direttore di un giornale   (post 3837)

Un nostro manifesto

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Sono il tesoriere dell’ Associazione Amici della Musica in Riva del Garda. Leggendo le nostre consuete comunicazioni di servizio, le mie mani si sono mosse da sole sulla tastiera del computer ed hanno scritto una lettera a due fra i miei consueti interlocutori, uno a Riva del Garda ed una a Rovereto. Ecco cosa hanno voluto esprimere:

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Inizia

Carissimo amico, gentile amica buongiorno.
Il virus. L’immagine che mi viene alla mente è la torre di Babele: la nostra razza, quella umana, rectius, una parte di essa, si credeva quasi arrivata, molto vicina a possedere ogni capacità, ogni ricchezza, ogni potere. E invece un minuscolo virus ci ha ricondotti quasi alla linea di partenza! Quando sento parlare di telescopi che ci hanno consentito di esplorare distanze di anni luce, mi viene da sorridere: e dopo? Dopo c’è l’infinito: basterebbe che quelle “cape tanto” (teste così intelligenti, per dirla in dialetto napoletano) si rileggessero la poesiola di quel tal Giacomo che parlava appunto dell’Infinito.

Le strisce! Mettiamole le strisce!

Io da vecchio manager sto cercando di dare una mano nel senso di contribuire, da semplice goccia qual sono, ad alimentare un ruscello di idee che possa confluire in un fiume-mare-oceano di soluzioni per il domani, per la ripresa dell’intero sistema UE. Se leggerete il LP-Long Post  che ho scritto e pubblicato ieri http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=73038 vedrete di cosa parlo. L’UE: io sono un europeista convinto sin da circa 40 anni fa quando aderii al MFE-Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli. L’UE che USA e URSS proprio non vorrebbero, l’ UE culla della nostra civiltà (e inciviltà); archivio culturale e storico; madre della filosofia occidentale. L’Italia poi, il Paese Museo a cielo aperto, una somma di tutte le possibili bellezze e culture, musicale in testa, e nell’Italia il Trentino e nel Trentino Rovereto e Riva del Garda e in queste due città, voi due amici, che tanto fate per la Musica. Grazie!

Un caro saluto
Riccardo musicofilo, purtroppo non musicologo

P.S. “Adda passà a nuttata! Anche perchè “O bono tempo e o malo tempo non dura tutto ‘o tempo”. Nel frattempo … noi speriamo che ce la caviamo! (La bellezza e il colore dei dialetti e delle espressioni tipo sermone latino!)

Finisce

Della serie: un blogger non è mai solo!

P.S.: a suo tempo mi laureai in giurisprudenza. Uno dei tanti esami che dovetti superare fu “Filosofia del diritto”. Oggi mi chiedo se esista un trattato di “Filosofia della Musica”.

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COVID19: AUTOMOBILI E BARCHE FERME!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Aprile, 2020 @ 2:14 pm

Detto altrimenti: e c’è chi ne trae vantaggio!        (post 3835)

Automobili ferme per settimane, barche a vela idem. E allora …

Questa mi è arrivata da “uozap”!
Questa è mia: folaga sulla poppa del mio Fun, con lo sposo
Anche questa è mia: una sua parente vicina alla prua
Vista dall’alto

Auguri alle due future mamme!

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CARTELLI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Aprile, 2020 @ 7:33 am

Detto altrimenti: ch’ha dda fa’ uno per scrivere nu post co’ ‘sto malamente de virus cha nun s’esce di casa!   (post 3834)

Anteprima

Ma per fortuna che c’è … il computer, una ricca dotazione di libri, i telefoni! E sennò ai cheppalle ‘sta clausura! Ma, coraggio, adda passà a nuttata! Sapete come dicono in Sicilia? O bono tempo e o malo tempo non dura tutto o tempo! Dice … ma che … sei napoletano, siciliano, trentino? Un po’ di tutto, raga. Infatti soprattutto per lavoro ho viaggiato molto all’estero e in Italia e sono stato sempre molto interessato alle espressioni figurate del tipo:

  • Germania: avere fortuna = Schwein haben (avere maiale! Noi diciamo in modo diverso …)
  • Inghilterra: dare un’occhiata = to give a butcher (dare un macellaio)
  • Iran: seno prosperoso = labagnàt (latteria)

Ma veniamo ai “cartelli”. Ecco il primo in anteprima:

Lapide in Amalfi: “… arabi, libici, siciliani, africani …”  (Evvabbè)

Dice … e i dialetti? Quelle le espressioni dialettali a me mi piacciono molto. Siccome che io sono del 194, e nel dopoguerra l’unico svago a terra erano i film di costume, spesso in dialetto! Svaghi “a terra”? Si, infatti abitavo a Genova e noi ragazzi i quattro mesi d’estate li passavamo al mare, cioè “nel” mare. E mi piace anche lasciarmi andare a certi svarioni della lingua parlata, tipo siccome che  come pure a me mi. Non sto inventando nulla, sapete: già nell’antica lingua latina esisteva il sermone, cioè lo scrivi come parli.

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Marco Terenzio Varrone: De sermone Latino, opera pervenuta per frammenti. Descrive il corretto uso della lingua latina, le sue parentele con altre lingue e i suoi contatti con i dialetti italici. 
Dice, ma … caro il mio blogger … come pensi tu che tutto ciò possa influire sui tuoi lettori? Io? Io speriamo che me la cavo!

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Fine dell’anteprima. Ora possiamo cominciare

Questa mattina, al risveglio, mi sono detto: che gli racconto oggi? Che poi avrei dovuto scrivere “che racconto loro, oggi” ma vabbè … (v. sopra). Idea! Gli racconto i cartelli, anzi faccio raccontare loro (figo!) dai cartelli, o meglio, dai bicicartelli, quelli che incontri sulla tua strada a pedali, e gli autocartelli, quelli che … sì, avete capito. Che poi ci sarebbero anche i libricartelli, quelli riportati nei libri sugli umarell bolognesi (gli umarell sono i pensionati che per strada controllano i lavori dei cantieri stradali, la corretta posizione delle auto in sosta, il rispetto delle regole condominiali, etc., ma loro meritano un post a parte, vedremo). Cominciamo.

Valle dell’Adige, ciclabile Trento-Borghetto: il confine Impero d’Austria-Regno d’IItalia
Valsugana: idem come sopra
Valsugana, retro del cippo: solo che hanno sbagliato la “N” !
Valsugana: verso il bicigrill di Tezze
Bicicartelli sulla ciclabile della Valle dell’Adige, all’altezza di Avio
Ciclabile verso Campo Tures (BZ)
Dopo una lunga pedalata, finalmente!

Come dargli torto?
Bancarella a Sorrento
Porticciolo di Genova Nervi (per non consumare inutilmente l’acqua!)
Porticciolo di Genova Nervi: cartello stradale
Vicoli di Camogli (GE)
Canale di Tenno (TN), sopra Riva del Garda
Casa di Don Marcello Farina, Balbido (TN)
USA: e dire che sarebbe bastata una piccola offerta!!

Al prossimo post!

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