“ARIA CHE ALLENTA DI NODI”, di NADIA IORIATTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 settembre, 2016 @ 6:10 am

Detto altrimenti: il secondo libro di Nadia (Curcu e Genovese Ed.) (post 2467)

Nadia Ioriatti, affetta da sclerosi multipla, ogni volta rinasce piena di una grande vitalità con le sue opere: tempo fa, “Io tinta di aria” anagramma del suo nome e cognome. Ieri la presentazione della seconda raccolta di racconti “Aria che allenta i nodi” all’interno di MEDITA, Rassegna dell’Editoria Trentina. Una breve introduzione di Pino Loperfido, dirigente della società editrice Curcu & Genovese, a sottolineare l’importanza dei “piccoli editori locali” oggi riconosciuta dalla Provincia Autonoma, e a ricordare che i racconti di Nadia sono stati via via pubblicati sulla rivista Questo Trentino. Indi la parola a Don Marcello Farina, Marcello per i tanti amici che lo amano e lo stimano, Marcello che già si era prestato per aiutarci a comprendere il primo lavoro di Nadia. Marcello, che scrive di pugno il suo intervento su fogli di carta che già nell’istante in cui sono vergati, sono “documenti” di analisi critica, filosofica e soprattutto umana ragion per cui ho scelto di riportarli qui in originale, fotografati. Grazie quindi Nadia, per il tuo lavoro, grazie a te, Marcello e grazie alla casa Editrice che ha accettato la sfida ed ha accompagnato Nadia in questo suo impegno. Ed un grazie anche all’illustratrice del libro, Flavia Decarli, autrice delle incisioni ivi riportate. Grazie anche alla curatrice, ha ricordato Nadia … Maria Teresa Perasso, presente in sala, Io? Io mi sono limitati a scattare -come sempre maldestramente – qualche foto.

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L’introduzione di Marcello Farina: tutta da leggere!”

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The end

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VELEGGIANDO FRA LE NOTE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 settembre, 2016 @ 6:05 am

 

Detto altrimenti: un concerto “a vela”   (post 2466)

wp_20160923_19_17_23_panoramaFRAGLIA VELA RIVA a Riva del Garda, non solo vela. Ieri sera tre associazioni diverse, la Fraglia (Riva), l’ Accademia delle Muse e la Fiab (Trento) hanno dato vita ad un evento particolare: un concerto pianistico  “a vela”, ovvero ad una serie di brani eseguiti al pianoforte dalla pianista Professoressa Cristina Endrizzi, Presidente dell’Accademia, ispirati alla vela. Ciò, grazie anche alla disponibilità del Presidente della Fraglia, Giancarlo Mirandola. Presente fra gli altri, la Vicepresidente Fiab Trento Monika Giacomozzi in rappresentanza del Presidente Guglielmo Duman impegnato a Trento per la premiazione del Cicloconcorso Trentino che ha visto la FIAB vincitrice con i suoi oltre 75.000 km percorsi dai suoi 50 iscritti (a valere sui 230 associati, che se ci fossimo iscritti tutti … immaginate un po’…!)

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Riva chiama Trento o Trento cerca la sua “riva” ? Come preferite. Insomma, ci si ritrova alle 18, musica fino alle 19 e poi cena di pesce. Non poco, direi. Il Programma eseguito. Ogni brano preceduto da un’introduzione di Cristina e da un breve “quadretto” di Maria Teresa Perasso, che qui riporto fra virgolette:

G.H. Haendel, La Follia, Tema con variazioni (“La follia è come il vento sulle vele: attenti ai colpi dell’una e dell’altro!”) – Passacaglia, Danza (“Una danza, dunque, come danzano le imbarcazioni e le vele sull’acqua del Garda”).

W.A. Mozart, Andante dal concerto K 467 (“Qui le note sembrano accompagnare come in un sogno i movimenti dell’acqua”). – Fantasia in re minore K 397 (“Dopo una regata o una veleggiata, il ritorno inizialmente è calmo. Poi l’equipaggio, contento, rivive i diversi momenti della navigazione: gioia, allegria, improvvisi spruzzi d’acqua, quasi una melodia a più voci”).

F. Schubert, 2 momenti musicali Op. 94 (“Il primo momento è meditativo e forse vi farà pensare ad un aperitivo in barca, al tramonto, qui nel porto, dondolando sull’acqua. Il secondo è allegro, è l’allegria generata dai calici già vuoti, con una gioia pari a quella di bambini che giocano”).

Granados, Andalusa, danza (“Qui c’è una barca che costeggia le rive spagnole, mentre a terra gruppi di persone danzano”).

Rimski-Korsakov, Temi da capriccio Spagnolo (“Ora il lago è agitato. C’è aria di tempesta, un po’ cattivella, ma a tratti solo birichina e perfino allegra”).

Cacciapaglia, Oceano, romanza (“L’oceano è grande, lento, maestoso … con le ondate che sik formano, vanno lontano e arrivano alla calma finale”).

Tiersen, Filastrocca di un pomeriggio d’estate (“Un pomeriggio d’estate … ora l’estate è appena finita, ma ancora si prolunga qui sul lago nei pomeriggi sereni”).

Gerschwin, The man I love (“Quanti sono gli amori nati con la complicità dell’acqua, forse anche di una barca?”).

Weber, Memory (“I ricordi … ognuno ha sicuramente momenti indimenticabili legati al lago, al mare, allè’acqua!”).

E qui mi, su Memory, ho inserito una mia traduzione non strettamente letterale del testo originale (che entrambi ritrascrivo di seguito):

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Foto di gruppo

Memory

 Midnight, not a sound from the pavement

has the moon lost her memory

she is smiling alone

in the lamplight the withered leaves collect at my feet

and the wind begins to moan.

Memory. All alone in the moonlight

I can smile at the old days

I was beautiful then.

I remember the time I knew what happiness was.

Let the memory live again.

Every street lamp seems to beat a fatalistic warning

someone mutters, and the street lamp gutters

and soon it will be morning.

Daylight. You must wait for the sunrise

you must think of a new life

and you mustn’t give in.

When the dawn comes tonight will be a memory too

and a new day will begin.

Burnt out ends of smokey days

the stale cold smells of morning

a street lamp dies, another night is over

another day is dawing.

Touch me, it’s so easy to leave me

all alone with the memory

of my days in the sun.

If you touch me, you’ll understand what happiness is:

look, a new day has began.

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Il Presidente della Fraglia consegna un gagliardetto a Cristina

Ricordi

Mezzanotte:

il marciapiede suona il silenzio

e tu, Luna smemorata,

sorridi solitaria

raduni ai miei piedi

foglie secche

lampioni di luce

sussurri di vento.

Ricordi

solo,

al chiaro di luna,

ricordo

sorrido

rivivo

la bellezza felice d’un tempo.

Semafori

artifici di lampi

minacciosi ruggiti

lacrimano

gocce di luce alla strada

ma presto sarà di nuovo mattino.

Il sole dell’Aurora

anima una nuova sfida di vita.

All’alba del giorno che avanza

la notte è solo un ricordo.

Si spengono i fumi dei giorni bruciati.

Il freddo d’allora profuma di nuovo mattino.

Nascente albeggiare

uccidi le luci

di una notte sconfitta.

Abbracciami

non lasciarmi compagno soltanto ai ricordi dei giorni di sole.

Abbracciami

felice del tuo giorno nuovo.

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Le Associazioni “associano” le persone. Ovvio, direte voi. Ma in ognuna di esse esiste una sensibilità comune, quella di conoscere, apprezzare, incontrare, fare comunicazione ovvero communis actio ovvero azione comune.  In un  recente post “a pedali” ho fatto cenno alla poesia della bicicletta. In altri a quella della vela o dello sci. Oggi spero di essere riuscito a sottolineare la poesia dello stare insieme, legati da “note a vela”.

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WP_20160716_006Da sottolineare: da tempo si è stabilito un ottimo feeling fra la Fraglia e la Fiab, nel senso dell’ampia disponibilità dimostrata dal club velico in particolare nella persona del suo Presidente Mirandola, nel dare ospitalità a noi ciclisti trentini quando, anche in gruppi numerosi, “approdiamo” a Riva del Garda. E’ pur vero che molti di noi sono sia “a pedali” che “a vela”, tuttavia l’ospitalità Fraglia è davvero encomiabile. Al riguardo mi permetto di auspicare un incontro fra i due presidenti (pedali e vela) per vedere se e come fare sempre di più incontrare e soprattutto integrare i due gruppi che, insieme, se includiamo il terzo gruppo, quello degli Accademici, raggiungono il numero di ben 500 associati!

Buon Vento e Good Bike everybody!

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AUTUNNO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 settembre, 2016 @ 7:40 am

Detto altrimenti: andiamo, è tempo di scattare …   (post 2465)

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In casa

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… scattare …

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Farfallina tardiva

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… qualche …

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Dall’alto di un ponte di un viale …

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… fotografia

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Dal basso dello stesso viale

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RIVAINBICI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 settembre, 2016 @ 6:00 pm

Detto altrimenti: dovevo andare a Riva del Garda, ed allora tanto è valso andarci in bicicletta   (post 2464)

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Risalendo verso Sarche

Da Trento. Per organizzare il concerto pianistico che domani l’amica Cristina terrà presso la Fraglia della Vela Riva. In bici, dai … approfitto. Ma fare la solita strada? No, cambiamo un po': salgo ad Andalo, scendo al Lago di Molveno, poco dopo giro a sinistra, verso Ranzo – Vezzano-Riva. Mattina presto. Pronti i bagagli con i vestiti da bici-in-montagna-in-autunno. Mi parlo al tel. con l’amico Fausto. Troppe nuvole alte, nebbione in quota, non vale la pena. Ma ormai i bagagli sono preparati. Ci troviamo sulla ciclabile a Trento e via … verso sud! Fausto, bici da corsa, io mtb a pedalata assistita, quella che avevo preparato per la “scalata” ad Andalo (14 km di salitaccia: io ho solo 3200 km nelle gambe, Fausto 7000 ed un anno di meno che poi è quello che fa la differenza!).

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Fiori rivani

Voliamo fino a Mori. Cappuccino e brioche. Fausto torna a Trento. Io proseguo: Mori, Nago, Arco, salita al Lago di Cavedine, Sarche, Torbole, Riva del Garda. 100 km. Dice … sfido, con la bici elettrica! Ah si? Dico io. Provate gente, provate … poi mi sapete dire! La bici elettrica pesa 25 kg. Per il percorso di oggi ho consumato l’80 % della carica della batteria solo perché spingevo sui pedali, e come! Certo che se invece di utilizzare la modalità di aiuto elettrico minima (la scala è: eco, tour, sport, turbo) aprite i rubinetti, fate tanta fatica in meno, siete più veloci ma 100 km non li fate certo! Anche perché in pianura spesso io escludevo la batteria e facevo conto di pedalare con una una bici normale (da 15 Kg) con altri 15 di bagaglio, come mi capita spesso di avere sotto o pedali. Alimentazione: il citato cappuccino e brioche, un fruttino, una barretta, una banana, un quadretto di cioccolata, un caffè, una borraccia di acqua e sali. Questo il diario di viaggio nudo e crudo. Adesso alcune impressioni:

Lago di Cavedine. Sosta al sole al centro velico dell’amico Andrea Danielli. I “normali”: pastaciutta, risotto … ottimamente preparati da Andrea. Io no … io sono uno “sportivo vero” (mona!): solo un caffè. Ma si può?  Nella successiva tratta fino a Sarche, poesia pura: sole, colori, vento alle spalle, sono assolutamente solo. Nessuna auto, pochissime biciclette, orti con pomodori maturi e kiwi, qualche grappolo d’uva scampato alla vendemmia, rose rosse … e a fianco il fiume. Un paradiso ciclistico.

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Ceniga. Prima del ponte romano, una fontanella con rubinetto. Lui guarda la fontanella poi guarda me. Capisco che ha sete. Apro il rubinetto e mi ritraggo. Lui mi gratifica con un miao (è un ”grazie”) e sale sul bordo della fontana a dissetarsi. Due signore del posto assistono alla scena: questa sera sarà sul blog, dico loro, e consegno il mio biglietto da visita.

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Ciclabile a lago. Ora forte, 25 nodi almeno. Il vento fa parlare le onde e le fronde degli alberi. Vi sono ancora turisti. Alcuni in acqua, i più al sole. Molte le vele.

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La mia bici. Ah … dimenticavo: a sinistra un’auto d’epoca

Riva del Garda. Il mio tachimetro segna 97,5 km. Devo arrivare a 100. Giro su e giù per la cittadina, mi fermo ad ammirare la sfilata della auto d’epoca. 100! Ecco, posso andare a casa, cambiarmi e poi in Fraglia per verificare lo stato del pianoforte. Domani, dicevo, concerto. Sabato mattina presto riporto la bici a Trento (a pedali, che vi credete!?). Domenica con la mtb normale (non elettrica) a Bolzano per il Radtag, la giornata della bicicletta, con i colleghi della FIAB Trento.

Fine

Gooood biiiike everybody!

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SCOLARINBICI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 settembre, 2016 @ 5:20 pm

 

Detto altrimenti: nell’ambito delle manifestazioni organizzate dal Comune per la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile (16-22 settembre 2016) …….                                            (post 2463)

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Raduno pre partenza

…. L’ISTITUTO COMPRENSIVO TRENTO 3 – Scuola De Gaspari ha organizzato la partecipazione di alcune classi elementari alla giornata Eco-Orienteering. Si è trattato di questo: i più piccoli a piedi, i più grandi con le bici., un breve giro per le vie ciclabili in prossimità della scuola e poi tutti nei prati del parco della Albere per partecipare all’ Eco-Orienteering, gioco interattivo a tappe su temi ambientali, ecologici e storici. La scuola ha chiesto la collaborazione a Bici UISP – Unione Italiana Sport Per tutti, che a sua volta ha chiesto l’aiuto di FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta.

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Detto, fatto. Appuntamento alle 09,15 (noi quattro Fiabbini del Direttivo: Monika Giacomozzi, Francesco De Stefano, Roberto Fronza e il sottoscritto blogger), poco dopo i ragazzi. Quanti? Qualcuno mi ha detto 60. Io non li ho contati. Certo che la colonna era lunga … A “badarli” eravamo noi, alcuni maestri, un “genitorinbici”, altri a piedi.

Durante la (unica) tappa non ci sono state “fughe”. Il gruppo si è comportato bene, ognuno con il proprio helmet in testa,  in fila indiana, rispettoso dei segnali e delle istruzioni dei loro conduttori e si è presentato compatto all’arrivo. Lo stesso è valso per il ritorno, durante il quale abbiamo “attraversato” il gruppo dei più piccoli, appiedati (ho colto un loro “quanta invidia mi fanno!”).

Il significato dell’iniziativa. Ammirevole la Scuola e i suoi Maestri: organizzare, assumersi la responsabilità del tutto, seguire i ciclisti (in erba ma sempre ciclisti sono!), coordinare la varie velocità frenando i più veloci e incitando i più riflessivi … Ammirevole anche il comportamento degli automobilisti che pazientemente aspettavano il passaggio della “carovana del giro” senza dare segni di impazienza nei confronti nostri che – biciclette al traverso – bloccavamo il traffico.

Un auspicio? Che l’esempio sia seguito da tutte le scuole! E’ a questa età che si forma la persona, il cittadino, il ciclista!

Io non sono un espero “educatore” professionista, ma non ho potuto fare a meno di notare e apprezzare il modo convincente ma fermo (= equilibrato) con il quale i Maestri stivano i ragazzi: autorevolezza, non autorità! Bravi Maestri!

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Alle Albere, alle Albere!

Burro o cannoni? Si chiedeva l’economista Samuelson. Bicicletta e aria aperta o videogiochi al chiuso? Ci chiediamo noi. E la risposta è stata ed è ovvia: burro (niente cannoni, per carità!) e bicicletta all’aperto (dai co’ sti videogiochi! Un poco va bene ma poi quando è troppo è troppo) E via … l’aria nei capelli, il sole “addosso”. Già perché abbiamo avuto la fortuna di una bella giornata di sole incastonata fra altre un poco problematiche! La città alla velocità giusta: non a piedi che è troppo piano, non in auto che è troppo veloce.

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Come sto scrivendo? Come venivano scritti i “sermones” latini, ovvero brani scritti come si parla, come la lingua parlata. Capito, raga? Si, però voi nei vostri temi non scrivete “raga” bensì “ragazzi”, mi raccomando!

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UISP e FIAB al salutone finale!

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Al parco delle Albere poi il gruppone è stato raggiuto da ragazzi delle circoscrizioni di collina che erano scesi a piedi: un doppio “bravi!” a tutti loro!

Alla fine, s’era verso le 11,30, il gruppo di giovani animatori-istruttori UISP ha tenuto all’ Assemblea plenaria dei ragazzi un breve accenno sull’importanza di vivere la bicicletta, sotto i diversi aspetti. Quindi qualche minuto di musica e di ballo in comune.

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download-1E FIAB Trento c’era, come ci sarà domani mattina per il Giretto d’Italia a contare i ciclisti che entrano in città dalle 07,30 alle 09,30; come ci sarà domenica 25 settembre a Bolzano per il Radtag, la giornata della bicicletta, con la città interamente interdetta alle auto; come ci sarà sempre per chi, cliccando in internet Fiab Trento, vorrà iscriversi al nostro gruppo già forte di oltre 225 pedalatori. Dai, joint us, unisciti a noi, iscriviti alla Fiab!

FIAB che, forte di 225 associati, con 50 di essi ha partecipato – vincendolo – al Cicloconcorso Trentino indetto dalla Provincia Autonoma di Trento per la stagione ciclistica 2916. Questi i numeri: partecipanti, 50 – Km totali percorsi 74.479 per una media di km 1.489 a testa. 

Altro elogio della bicicletta, anzi, tanti altri, li trovate scorrendo i miei post. Chiudo con una richiesta ai Maestri che erano con noi: per favore, se ho commesso qualche errore o omissione, scrivetemi all’indirizzo mail riccardo.lucatti@hotmail.it, che correggerò ed integrerò ! E poi, per favore, le vostre foto, i vostri nomi, quello del vostro dirigente, le vostre classi, i nomi dei genitori presenti, e mi raccomando: commemtate il post con i vostri interventi. Ciò detto, aggiungo  solo

Goooood Biiike everybody!

P.S.: 1) un grazie alla Polizia Municipale presente alla Albere. 2) Le foto che pubblico potranno essere sostituite da altre migliori. Queste le ho scattate io, di fretta, con il telefonino, non sono di grande qualità: I apologize, me ne scuso.

 

 

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LEGGE SULLA PARITÀ DI GENERE (IN TRENTINO)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 settembre, 2016 @ 7:34 am

Detto altrimenti: una mia lettera al giornale l’Adige, oggi pubblicata       (post 2462)

Amiche lettrici, amici lettori, per rispetto della privacy ometto il nome del destinatario della mia replica ad un suo intervento il cui contenuto è facilmente desumibile.

Inizia

Ex senatore ….. parità di genere? Si!

“Quod non vetat lex hoc vetat fieri pudor, ciò che non è vietato dalla legge può ben essere vietato dal pudore. Capovolgendo l’aforisma, possiamo dire che ciò che non si deve (ancora) fare per legge, tuttavia può esserci imposto dal pudore.

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La donna secondo l’ex senatore

Parità di genere, noi ultimi in Italia. E in Italia? L’Italia del voto alle donne (quando?), del delitto d’onore (fino a quando?), dell’adulterio solo al femminile … E il Trentino? Il Trentino oggi può e deve riscattarsi. E invece no, il, “già senatore …..”, dopo avere in altra sede difeso il proprio privilegio medievale di vitalizi spropositati e cumulati in quanto “deve ristrutturare il maso”, sulle pagine de l’Adige odierno (del 18.09.2016, n,.d.r.) rimpiange l’età (della pietra) nella quale le donne non avevano diritto di voto. Garantire loro lo stesso grado di eleggibilità degli uomini poi …   ci mancherebbe altro! Par che dica “La donna? Che la piasa, che la tasa, che la staga in casa”. L’ex senatore si rifà ad una “naturale propensione delle donne” a fare altro: gli affari domestici, appunto. E invece, caro ex senatore, panta rei, tutto scorre, tutto si evolve, per fortuna! Antidemocratica una legge che tende a favorire uguaglianza? Ma via … siamo seri … i suoi ragionamenti sono da arrampicata sul verglas … anzi, proprio sui vetri!

Pare che Lei, ex senatore, abbia trovato la macchina del tempo e ci parli chessò … dal 1950. Ora … visto che pare che Lei proprio ci si trovi bene in quegli anni, La prego, ci resti e lasci che noi si cerchi di rimediare ad insopportabili ritardi legislativi.

La legge deve essere uguale per tutti, uomini e donne senza discriminazione di razza, sesso, religione etc. Solo che Lei, caro ex senatore, vuole alcuni “più uguali” degli altri: i maschi al potere. D’altra parte la storia è dalla sua parte: nella (pseudo) repubblica ateniese di Atene, non avevano diritto di voto gli schiavi, gli stranieri, le donne. Ecco, le donne, vedete?

Infine, una piccola notazione, che mi si impone in quanto parte del genere maschile. Mi dà molto fastidio che simili cadute di stile si candidino a esprimerne le posizioni, secondo una logica corporativa nella quale – per altro – non saprei come riconoscermi. Davanti a un tale scempio dell’intelligenza, allora, non possiamo limitarci a garantire alle donne un sacrosanto diritto di replica. Sono proprio gli uomini – ove il senno ancora li abiti – a dover levare il primo scudo. Uno scudo su cui sia disegnato un sorriso e aggiunto un messaggio chiaro: “Senatore ….? No grazie.”

Finisce

Un’argomentazione “senatoriale”? Cito a memoria: “Se ora cominciamo a riservare quote alle donne, domani ci chiederanno di riservarle ai giovani, agli stranieri, agli operai, ai contadini,  etc.”. Ecco, Lei, ex senatore, vorrebbe mantenere una legge elettorale “indeterminata”, senza alcuna pre-garanzia per l’accesso delle donne all’elettorato passivo. Al che Le domando: quando si stabiliscono esenzioni e privilegi per tutti … ma proprio tutti … coloro che appartengono alla sua classe senatoriale, allora Ella, ex senatore, non si scandalizza e non reclama invece una legge “indeterminata” che al contrario attribuisca a lei solo i diritti spettanti anche agi cittadini “comuni” e non altri, quelli che invece quella legge “specifica” attribuisce solo a Lei e a tutti gli altri cittadini “speciali”. Come vede, anche sul piano della logica il Suo ragionamento fa acqua (acqua della fonte “Due pesi e due misure”).

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RICORDI DI BICICLETTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 settembre, 2016 @ 8:35 am

Detto altrimenti: oggi voglio “metterli in fila”         (post 2461)

So che c’è chi mi sta aspettando al traguardo dei 2500 post: dicembre 2011-dicembre 2016, alla media quindi di 500 post all’anno. Me ne mancano una quarantina, ma ho a disposizione ben 105 giorni, quindi scialla raga, calm  ragazzi … nessun problema! Anzi, mi sa che dovrò frenare un po’ …

E dopo tanta “democrazia” oggi mi voglio e vi voglio rilassare. Giornata piovosa, non si esce in bicicletta … bicicletta? Ecco l’idea. Mettere in fila i miei primi ricordi a pedali.

  1. Genova
    1. 4 anni. Ricevuta in regalo la biciclettina con le rotelle da Ines, la figlia del mio padrino di battesimi Dante Vannucci.
    2. 5 anni. Portato al mare sulla canna dall’amico Giancarlo Scaliti: bici da città marca Bianchi, colore verdino, con il cambio!
    3. 12 anni. Oratorio di S. Francesco d’Albaro. Cedo francobolli contro giri su bici di amici.
  2. Limone Piemonte. 14 anni. In vacanza con Giorgio Parodi. Lui due bici. Una per me.
  3. Monza. 35 anni. Prendo a noleggio una bici al Parco. E’ la fulminazione! Inizio a comperarmi le bici. Già, “le” bici, una dopo l’altra, anzi ora una a fianco delle altre.
  4. Trento. Dai 40 ai 72 anni (e spero ben oltre!): cfr. i molti post pubblicati.

Questa la mia storia a pedali. Ma ecco che su l’Adige di ieri Luigi Manuppelli ha scritto una lettera  titolata dal giornalista  “Elogio appassionato della bicicletta”. Merita che la ritrascriva:

Inizia

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(Dipinto di Giovanni Soncini, Trento)

“In questi giorni con le ultime giornate estive si vedono molte persone andare al lavoro in bici. Oltre ai vantaggi ambientali, di inquinamento, di benessere fisico, si sottovaluta il benessere sociale dell’andare in bici. I pedoni nella loro frenesia si ignorano, gli automobilisti si insultano, mentre i ciclisti si sorridono. La bici è l’unica macchina guidata anche da un bambino, dove il motore è il passeggero stesso, dove è collocata l’unica catena che ti rende libero. Libero di essere dentro il paesaggio, di scrivere sull’asfalto il tuo cammino, di non pensare alla mancanza di parcheggio ovvero al suo costo orario eccessivo, di solleticare il fanciullo che è in te. La bici è la metafora della vita con i suoi sali e scendi, con le cadute e la voglia di rimetterti subito in sella, perché nella vita nulla è piatto, perché talvolta si deve cambiare marcia, perché bisogna affrontare la fatica, perché ha bisogno di qualcuno che la sorregga, perché i suoi raggi illuminano le giornate, perché la vita è un ciclo”.

Finisce

Che ne dite? Questa è poesia (la quale non deve necessariamente essere in versi o con le rime!), poesia dal greco poieo, creo. E allora non me ne vorrete se anch’io (ri) pubblico qui di seguito la mia poesia a pedali:

BICI, PERCHE’?

Perché

downloadin una chiesetta al Ghisallo

riposa sospesa

antica reliquia a pedali.

Perché

insieme a lei

tu scali la vetta

compagno soltanto a te stesso.

Perché

ti ha insegnato

ad alzare più spesso lo sguardo

a scrutare che cielo farà.

Perché

sempre incontri qualcuno

che non ha timore

di aprire la sua vita al vicino.

Perché

con il vento dei sogni

giocando

ritorni un poco bambino.

Perché

restituisce

ad un uomo affannato

profumi di suoni e colori.

Perché

in salita

ricorda ad ognuno

che volendo e insistendo si può.

E poi, … perché no?

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download-1Cercherò di contattare Luigi Manuppelli: è già socio Fiab? No? E allora gli chiederò di associarsi al nostro gruppo trentino: FIAB (Trento) – Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Per iscriversi, i programmi etc. v. internet. (oppure telefonando al tesoriere Franco Rizzi, al 3284691683).

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LA DEMOCRAZIA SACERDOTALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 settembre, 2016 @ 9:06 pm

Detto altrimenti: facciamo un po’ di “filosofia della democrazia”   (post 2460)

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“Vieni che ti dico come devi votare”

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La demo-crazia è stata “inventata” per evitare che al governo di … se stessi che ci fossero altri. Tuttavia anche oggi, talvolta, la democrazia tende purtroppo a diventare “sacerdotale”, ovvero tale per cui, per accedere al Dio (Democrazia”) occorra l’interpretazione di un “Sacerdote” (l’ipse dixit di turno). Con il che non si è più in democrazia, bensì in una tirannide: del pensiero, delle scelte, della vita, anche perché in tale deprecabile caso, il potere viene scisso dalla responsabilità: se va bene è merito suo, se va male la colpa è del popolo. Tanto varrebbe allora – e qui divento dichiaratamente provocatorio – organizzare una bella oligo-archia o mono-archia alla luce del sole, dismettendo la maschera dell’ipocrisia.

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download-1Democrazia, demo-crazia, parole … ma le parole sono pietre, scriveva Don Lorenzo Milani …. Pietre “private” quando le pronuncia uno di noi; “pubbliche” quando sono ascoltabili/leggibili da chiunque. Come queste mie, certo. Parole … come quella che mi ha colpito oggi (una sassata, si, proprio una sassata!), scritta da un quotidiano locale che definisce “mal-pancisti” quei consiglieri comunali che, essendo stati i più votati in assoluto fra tutti i colleghi, reclamano (udite l’ardire!) nientepopodimenoche  l’inserimento nella Giunta quale il riconoscimento della volontà popolare!!  Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un qualcosa di sacerdotale. La “stampa sacerdotale” la quale si frammette fra la verità e i lettori della verità, dando loro una interpretazione fuorviante della stessa. Infatti come si possono definire “noiosi e mai contenti mal-pancisti” coloro che semplicemente reclamano l’attuazione della volontà popolare democraticamente manifestata”? Dice … ma la gente capirà. Ma intanto vi sono anche quelli che “sono condotti per mano” a capire una non-verità. Eppoi, etichettare così falsamente una fase del flusso della democrazia, significa cercare di inquinare quella linfa. E sai com’è, batti oggi batto domani, qualcosa (purtroppo, n.d.r.) resta. E chi pagherà i danni?

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Giunta comunale di Trento

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 settembre, 2016 @ 3:50 pm

Detto altrimenti: chiariamo   (post 2459)

Taluno afferma: la responsabilità della nomina degli assessori è del sindaco e basta: nessuna interferenza. Concordo. Tuttavia occorre distinguere fra interferenze, termine che ha un connotato negativo, qualcosa che si deve evitare, da un lato: e – dall’altro – richieste legittime da parte di chi essendo stato votato, chiede che sia rispettata la volontà dei cittadini. Dice … ma gli Assessori esterni sono una facoltà del Sindaco, una risorsa. Concordo solo ove si trattasse, ad esempio, di costruire nell’area comunale una centrale nucleare (faccio un esempio volutamente esagerato per essere sicuro di farmi capire). In tal caso sarebbe logico che il sindaco si dotasse di un assessore esterno esperto nella materia. Ma per le materie di ordinaria amministrazione, sacrificare i votati in favore di “chiamate dirette” non mi pare una scelta condivisibile. Pertanto, a mio sommesso avviso, “interferisce” chi – minacciando dall’sterno una crisi di governo – sostiene un assessore esterno con deleghe ordinarie (ovvero: non per la citata centrale!), mentre non interferisce l’eletto che dall’interno reclama il riconoscimento del consenso popolare ottenuto.

Taluno poi afferma: le iniziative competono a Sindaco, Assessori e Consiglieri, non ai partiti. Non condivido. Il flusso della democrazia nasce presso i cittadini, si incanala nel voto, confluisce nel governo del territorio. I partiti sono e devono essere il punto di sintesi delle istanze dei cittadini, istanze espresse attraverso il loro voto. Quindi sta ai partiti rispettare e far rispettare la volontà popolare. La politica del territorio deve precedere il governo del territorio: non per niente il governo di chiama “esecutivo”. Altro che ingerenza!

E la stessa democrazia che sta alla base del rapporto partiti-organi di governo, deve esistere all’interno di ciascun partito, nel senso che “al vertice ci sta la base”. Traduco: all’interno di ogni partito gli eletti e i nominati sono organi del partito in senso oggettivo, cioè “oggetti creati da un soggetto: la base”, non in senso soggettivo (soggetti che gestiscono un oggetto: la base).

Dice … la politica … questa politica … io non voglio averci a che fare. Non sono d’accordo. Il disinteresse dalla politica (politica, da polis, luogo dei polloi, dei molti) fa sì che a governare siano i pochi, ovvero che la democrazia diventi oligarchia. Al contrario, la nostra politica si batte in favore della democrazia, la quale è da sempre il sistema di governo più desiderabile anche se da sempre imperfetto. Ora … vi è – purtroppo – chi si avvantaggia delle sue imperfezioni per fare uno slalom a vantaggio personale, ma vi è – per fortuna – chi al contrario si sforza di migliorarla, perchè la democrazia deve essere “dinamica” come l’Autonomia, alla perenne ricerca del proprio miglioramento. Attraverso l’attenzione politica di ogni cittadino.

 

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DEMOCRAZIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 settembre, 2016 @ 8:39 am

Detto altrimenti: come difenderla   (post 2458)

Nel tempo (storicamente) il termine “democrazia” ha assunto in successione tre significati diversi: potere sul popolo; strapotere del popolo; potere del popolo. Tralasciamo il primo significato, in quanto rappresentativo di dittatura o – nel migliore dei casi – di oligarchia.

imagesLo strapotere del popolo, una critica alla politica popolare da parte delle escluse, oppure una illusione, della quale è testimonianza il fallimento di questo preteso “strapotere” in capo al popolo della rivoluzione francese, fenomeno che pure ha generato germi di democrazia intesa in senso moderno. Ne è altresì testimonianza il fallimento dello “strapotere” del popolo russo, passato – con la sua rivoluzione – dalla soggezione allo Zar (“Le Anime morte” di Gogol) a quella della nomenklatura politica (le deportazioni staliniane).

E veniamo al potere del popolo. Esso si manifesta attraverso i “flussi della democrazia” ovvero attraverso l’ordinato convergere dei milioni di affluenti di pensiero e di voti – espressione ognuno di ogni singolo cittadino – nel fiume della volontà collettiva: la politica del territorio: città, provincia, regione, stato, continente (e qui mi fermo).

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download (1)Mi spiego. La democrazia, nei secoli, è stata riscontrata essere un sistema imperfetto e tuttavia il più desiderabile. Di fronte alla sua imperfezione, da sempre due schieramenti: coloro che “ci marciano” ovvero che la vogliono tale per potere fare una sorta di slalom fra i paletti delle sue regole e ricavarne un tornaconto personale; altri, e sono la maggior parte anche se spesso “maggioranza silenziosa”, che al contrario si sforzano di migliorarla. Quest’ultima categoria è tuttavia insidiata da una sub-categoria: quella alla quale appartengono coloro che pensano che occorra abbattere la democrazia esistente per edificarne una nuova, migliore. In questa posizione vi è tuttavia il rischio che coloro che hanno abbattuto la democrazia imperfetta, “tardino” (eufemismo per significare che proprio non dono disponibili a fare passi indietro) tardino, dicevo, a costruire l’edificio nuovo.

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downloadMa veniamo ai “conservatori della democrazia imperfetta”. Come agiscono? Vi è innanzi tutto un precedente ed una testimonianza storica: quella delle pagine lasciateci da un anonimo ateniese, conosciuto come Anonimo Ateniese, al tempo della (pseudo) repubblica ateniese di Pericle. Egli, esule, si permise di criticare la democrazia di Atene ma soprattutto spiegò come – nonostante i suoi difetti – essa continuasse a durare nel tempo. Ecco il punto. “Nonostante” i suoi difetti o “grazie” ai suoi difetti? Per Pericle, sicuramente “grazie”, per lui che, dovendo rendere conto annualmente del bilancio, ed essendo (l’uomo più ricco in Atene) impegnato con l’amico architetto Fidia in un corposo piano di opere pubbliche (l’Acropoli, il Partenone, etc.) si fece rieleggere di anno in anno pe decenni per evitare la “resa dei conti finanziari” (forse è da qui che i Greci moderni hanno imparato quanto a truccare il bilancio pubblico, ma questa è un’altra storia).

E veniamo all’oggi. Gli attacchi sostanziali più pericolosi alla democrazia vengono da molte direzioni. Ne cito alcune.

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Ma sei proprio sicuro di essere una persona perbene?

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La disaffezione alla politica. Politica, polloi, molti. Se invece questi molti – stanchi, indignati, nauseati … come volete voi – non si occupano più di politica e soprattutto non vanno a votare, i pochi che invece persistono (e non è detto che siano i migliori) costituiscono una oligarchia di fatto. Ora … a questo punto è un po’ come la pesca reale: può dire bene o può dire male, nel senso che quei “pochi” possono far parte del gruppo dei conservatori della vecchia democrazia – ed allora ha detto male a tutti – oppure del gruppo degli onesti miglioratori, ed allora ha detto bene a tutti. Solo che io mi domando: vale la pena di esporsi a questo rischio? A mio sommesso avviso no.

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Altro attacco alla democrazia viene dal sovvertimento dell’ordine dei suoi flussi, nel senso che l’eletto dai cittadini si sente di essere un governante dei cittadini in senso soggettivo (“io – soggetto – governo i cittadini nel mio interesse personale”) anziché in senso oggettivo (“io – oggetto – sono stato eletto dai cittadini, opero sul loro mandato nel loro interesse”). Pertanto la politica in questo caso diventa – dall’ “alto” verso il “Basso” – la spiegazione ai cittadini del pensiero del princeps di turno, anziché essere, come dovrebbe, la sintesi dei pensieri della gente, dal “basso” verso l’ “alto”.

Terza forma di attacco alla democrazia arriva dal proliferare delle leggi e delle regole in ogni ambito (plurimae leges corruptissima res publica, dicevano i Latini) nel senso che il meglio è nemico del bene: ne è testimonianza, tanto per citare un caso concreto, il guazzabuglio delle leggi fiscali o di quelle sui lavori pubblici, intrighi che richiedono, esigono, generano la nascita di classi di specialisti attivati per violentare il contribuente, oppure lo stato, oppure il concorrente onesto di una gara d’appalto. A seconda dei casi.

Altra forma di violenza è – da parte dei principes eletti/nominati di turno – la mancata regolare ordinata attivazione dei “passaggi della democrazia”, ovvero una rarefatta convocazione degli organi intermedi del flusso democratico (commissioni comunali, organi di partito, tanto per fare un paio di esempi), il che consente loro, nell’incertezza, nella confusione e nel vuoto decisionale che ne consegue, di pronunciare la micidiale frase “Si è venuta creando una situazione per cui …” e quindi di presentarsi come i salvatori della patria agendo secondo la loro personale volontà, indipendentemente da qualsiasi mandato politico.

download-1I segnali di pericolo? Le “lampadine rosse” di allarme? Ne ve cito solo alcune: in una riunione, quasi tutti si esprimono, quasi tutti cercano di sedersi nelle prime file. Quasi tutti perché uno solo si siede nell’ultima fila, non prende la parola, osserva, annota, registra … insomma: studia le forze del “nemico”. L’atteggiamento è falsamente rilassato, aria falsamente distratta, un po’ stravaccato sulla sedia, le gambe accavallate, le orecchie in corto, lo sguardo all’infinito e il cervello a massa. Solo apparentemente, però! Un altro segnale è il “dilazionare”. Qualsiasi cosa, qualsiasi adempimento, qualsiasi decisione, forti (si fa per dire) del fatto che chi fa può sbagliare e chi non (la) fa, aspetta le mosse altrui. Un altro segnale è il far prevalere delibere intermedie sullo Statuto. E non dico altro.

Pessimismo politico il mio? No, raga, bensì realismo, prudenza politica: si vis pacem, para bellum. Se vuoi vivere in una tranquilla democrazia, sii pronto a fare guerra ai suoi nemici. E poi … a pensar male …

 

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