FIAB TRENTO, ASSOCIATA A FIAB – FEDERAZIONE ITALIANA AMICI DELLA BICICLETTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 dicembre, 2016 @ 12:56 pm

Detto altrimenti: joint us, unitevi a noi!                (post 2577)

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Ebbene sì, amici, sono un appassionato Fiabbino! Ma … cos’è la Fiab? E’ una associazione di associazioni ambientalistiche (non partitiche) che vogliono diffondere la cultura della bici in città e anche fuori. Su questo blog, navigando fra i post, troverete la descrizione di molte gite fuori porta. A Trento siamo 230 iscritti, ma non ci sediamo certo sugli allori … abbiamo ancora molto da fare, soprattutto in ambito cittadino. In ogni caso, why not? Perché non iscriversi? Tranne me … tutti gli altri sono persone simpatiche!

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C’e’ spazio per tutti, con le bici!

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E’ partita la campagna tesseramento 2017, e allora dai … andate e vedere di che si tratta. Presto sarà attivo il nuovo sito web, ed allora non vi saranno più segreti circa la nostra attività e di nostri programmi. Comunque potete iniziare a conoscerci sul vecchio (attuale ancora per poco) sito slowbiketrento.xoom.it

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Stand Fiab in Fiera “Fai la cosa giusta”

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.FIAB : dalla parte di chi  pedalaognigiorno – Stai con chi sta dalla tua parte. Scegli la bici. Diventa socio FIAB: più siamo più contiamo ! Maggiore sarà la forza della Federazione, più vantaggi ci saranno per i ciclisti: città più ciclabili, più sicurezza stradale e meno inquinamento, maggiori diritti reali ma anche un’apertura culturale quotidiana verso la bici.

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Iscriviti ora : la tua iscrizione sarà valida da ora per tutto il 2017. Per i nostri soci ci sono tanti vantaggi:

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    Trento – Il Castello del Buonconsiglio vi dà un ottimo consiglio: andate in bicicletta!

    sarai coperto dall’assicurazione RC per danni a terzi provocati in bici valida in tutta Europa;

  • potrai attivare a costi molto convenienti un’assicurazione infortuni;
  • potrai ricorrere ad una consulenza legale dedicata in caso di sinistri;
  • potrai partecipare al ricco e articolato programma di eventi in bicicletta, per tutte le gambe e per tutte le età: oltre 3000 iniziative tra escursioni, gite, biciviaggi e ciclovacanze in Italia e all’estero, consultabili sul calendario nazionale www.andiamoinbici.it;
  • potrai approfittare di numerosi sconti ed agevolazioni, come quelli per gli alberghi del servizio Albergabici www.albergabici.it o delle agenzie di viaggio specializzate in viaggi in bicicletta;
  •  sarai abbonato alla rivista “BC”, l’unica in Italia che tratti sia di ciclismo urbano che di ciclo-escursionismo.
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Verso Cortina d’Ampezzo

Iscrizioni ogni venerdì in sede dalle 17.00 alle 19.00 – via al Torrione, 6 – 3° piano – Trento o con bonifico bancario su Cassa Rurale Alta Valsugana: IBAN: IT 61 K 08178 01800 000029004253 intestato a FIAB – Amici della Bicicletta Trento e-mail: adbtrento@libero.it

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Quote associative 2017:

  • Socio sostenitore con rivista 30 euro ed oltre
  • Socio ordinario con rivista 23 euro
  • Socio ordinario senza rivista 20 euro
  • Socio familiare senza rivista 12 euro
  • Socio junior inferiore 14 anni 5 euro

 

 

 

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Regala per Natale tessera FIAB e rivista BC ! http://www.rivistabc.com/natale-2016-tu-regali-bc-noi-ti-regaliamo-l’agenda-del-ciclista.

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LA VELA NOVA, BICI PERCHE’

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 dicembre, 2016 @ 11:56 am

Detto altrimenti: ho fatto il cambio degli armadi …   (post 2579)

… che significa – data la stagione – che ho quasi smesso di veleggiare e di pedalare ed o tirato fuori gli sci … Ma prima … prima ho voluto salutare barca e bici, con due poesiole:

 

LA VELA NOVA

Tanto sottile e tanto lesta pare

la barca mia se vela ha sostituta,

ch’ogne altra deven tremando muta

e contra non ardisce regatare.

Eurpean Championship Fun 2007 - Fraglia Vela RivaElla si va, sentendosi volare

dall’apparente vento sostenuta,

e par che sia cosa venuta

da cielo in laco a miracol mostrare.

Mostrasi sì planante a chi la mira

che dà per li occhi una dolcezza al core,

che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che da la sua prua si mova

un’onda soave pien d’ardore,

che va dicendo al timonier: su, vira!

 

BICI, PERCHE’

Perché

in una chiesetta al Ghisallo

riposa sospesa

antica reliquia a pedali.

Perché

insieme a lei

tu scali la vetta

compagno soltanto a te stesso.

be-qui-mi-fermoPerché

ti ha insegnato

ad alzare più spesso lo sguardo

a scrutare che cielo farà.

Perché

sempre incontri qualcuno

che non ha timore

di aprire la sua vita al vicino.

Perché

con il vento dei sogni

giocando

ritorni un poco bambino.

Perché

restituisce

ad un uomo affannato

profumi di suoni e colori.

Perché

in salita

ricorda ad ognuno

che volendo e insistendo si può.

E poi, … perché no?

val-di-mezdi

 

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Ecco, ora ho la coscienza a posto: posso iniziare la stagione sciistica!

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LA LEGGENDA DEL NATALE DEL GARDA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 dicembre, 2016 @ 7:47 am

Detto altrimenti: per i più piccini     (post 2578)

Ecco, mamme e papà che leggete i miei post, questo dovete leggerlo ai vostri bambini … una favoletta, una leggenda … sì, una mia invenzione … ma invece … sarà veramente accaduto? Perché non crederlo?

pastorelloTanti, tanti anni fa, un pastorello pascolava il suo gregge lungo i fianchi di una ripida montagna del Trentino. Era la vigilia di Natale e faceva molto freddo. Il pastorello si riparò dentro una capanna e accese un fuoco per scaldarsi. Egli era così stanco che si addormentò e dormì sino a notte fonda. Svegliatosi all’improvviso, s’accorse che il gregge si era disperso giù nella valle. Spaventato, si mise a piangere.

gesu.

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All’improvviso gli apparve un Bambino come lui che gli chiese: “Perché piangi, pastorello?” “Le mie pecore si sono disperse nel fondovalle, rispose, ed io non riuscirò a ricondurle all’ovile”. “Non ti preoccupare”, gli rispose il Bambino, e, volto lo sguardo a valle, con un gesto ne sbarrò lo sbocco verso la pianura. Ed ecco che le lacrime del pastorello riempirono la valle e la trasformarono in un grande, meraviglioso lago, il Lago di Garda.

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Fu allora che il pastorello vide arrivare a Riva tante barchette a vela, sospinte da una provvidenziale brezza. Man mano che le barchette toccavano terra, riprendevano l’aspetto originario di pecorelle non più smarrite, ed egli potè ricoverarle al sicuro nell’ovile, e, per la felicità, le lacrime del pastorello si trasformarono in lacrime di gioia.

Per il pastorello e per tante altre persone oltre a lui questo fu un meraviglioso regalo di Natale. Da quel momento, ogni giorno, ad una certa Ora, sul Lago si alza la stessa brezza per ricondurre a Riva le barchette a vela e le pecorelle che si fossero eventualmente smarrite.

Buon Natale 2016 bambini, da bloggernonno Riccardo!

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ESSERE O NON ESSERE … E-BIKERS?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 dicembre, 2016 @ 8:03 am

Detto altrimenti: una cosa non esclude l’altra …     (post 2576)

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Io, Lino Benassi e Rigoni sul Manghen

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Una volta … saranno quei trent’anni in meno, ma partendo co i amizi da Trent fevem (facevamo) Vigolo Vattaro-Valsugana-Telve di Sopra, di Sotto – Passo del Manghen – Val Floriana – Segonzano – Trento. Oppure, partendo da Cesana Torinese – Monginevro – Lautaret – Galibier – Telegraf – Moncenisio – Susa. Non male, vero?

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Verso Castel Drena

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Evvabbè, gli anni passano, il lavoro e la famiglia ti impegnano e certe cose non le puoi più fare, a meno che … ma sì, dai, mi compero una bici a pedalata assistita! No, le altre (corsa e mtb) non le abbandono … no! Solo che ogni tanto mi concedo cose che non avrei più potuto concedermi. Ecco, un paio di piccoli esempi, non certo come quelli citati sopra, tuttavia significativi.

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Cavedine See

Parto da Riva del Garda – Arco, indi dopo la città, verso nord, giro a destra verso il Bosco Caproni. 6 km al 10-15%. Terminata la salita, falsopiano e discesa sul castello di Drena. Indi risalgo a destra fino a sfociare nella Valle di Cavedine paese, che attraverso verso sinistra con una salita corta ma secca fino a scavallare verso la Valle del Sarca, esattamente sopra il Lago di Cavedine, sul quale plano con divertenti percorsi a curve e tornantini. Sosta al lago al Centro velico di Andrea Danielli, scavalcamento delle Marocche verso sud, planata su Arco, ciclabile fino a Riva.

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Sopra il Maso Limarò

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Altra gita. Fausto mi porta in auto fino a Ranzo. Iniziamo a pedalare – io “elettrizzato” lui no, fino al Lago di Molveno che circumnavighiamo. Ritorno sulla stessa strada.

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Verso Terlago

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.A Ranzo Fausto riprende l’auto e va ad aspettarmi a Terlago, regalandomi una discesona da favola. Mi fermo per un paio di foto. Grazie, Fausto!

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Ecco, queste sono due pedalate che non avrei più potuto “permettermi”. E invece … grazie, E-Bike!

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UNA NUOVA FUNICOLARE A RIVA DEL GARDA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 dicembre, 2016 @ 6:17 pm

Detto altrimenti: là dove una volta c’era una seggiovia     (post 2575)

 

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Passeggiavo per Riva. Ho alzato lo sguardo verso il Bastione, quello costruito dai Veneziani nel 1440 (1)  a controllo del sottostante porto, dopo una vittoriosa battaglia navale contro i Milanesi e i Genovesi, al fine di aprirsi la strada per soccorrere la propria alleata Brescia, assediata dai Milanesi. In tale prospettiva, i Veneziani avevano compiuto un’impresa storica,  “galeas per montes conducendo”, ovvero trascinando le proprie navi dall’Adige al Passo S. Giovanni, per poi farle scendere fino a Torbole!

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E mi è venuto alla mente il progetto, ormai approvato, di realizzare una funicolare dal livello del lago fino al torrione. Ed ecco che ho pensato: ma perché non si costruisce un impianto ad acqua? Sopra abbiamo il Lago di Ledro, le condotte che scendono a Riva ci sono già: si potrebbero utilizzare quelle “a vista”, ormai non più funzionanti, sostituite come sono da quelle nuove dentro la montagna.

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006-scarico-dellacqua-con-volantini-alla-stazione-superiore-anni-cinquanta-publifoto Ed ecco in fatti un altro ricordo, quello di una funicolare ad acqua nella mia città natale, Genova, la funicolare di Sant’Anna – 350 metri per 50 di dislivello – il più antico degli impianti funiviari genovesi. Inaugurato il 26 novembre 1891, l’impianto aveva all’epoca finalità turistiche. Era stato progettato con un sistema di funzionamento ad acqua basato sul principio dei contrappesi: il conducente della vettura a monte riempiva il grande serbatoio posizionato nella parte bassa del veicolo calcolando la quantità d’acqua sulla base del numero di passeggeri a bordo delle due vetture. Il maggior peso della vettura a monte consentiva il trascinamento di quella a valle a essa collegata tramite un cavo che scorreva su una puleggia. Sulla massicciata erano presenti tre rotaie, quella centrale, a dentiera, era utilizzata per l’impianto frenante le vetture erano inoltre dotate di un ulteriore freno a contrappeso che sarebbe entrato in funzione in caso di rottura del cavo.

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Mentre la stazione a valle fu inglobata all’interno di un palazzo, dove si trova tuttora, la stazione a monte che sarà soprannominata, per la presenza di una rivendita di latte fresco, “vaccheria” dagli utilizzatori della funicolare, era stata costruita con l’utilizzo prevalente di legno e cotto che gli davano l’aspetto di uno chalet.

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Sul finire degli anni ’70, per adeguarsi alla legge che equiparava questo tipo di impianti alle funivie aeree, si dovette elettrificare la funicolare. L’attuale impianto, ammodernato ulteriormente nel 1991, ha una portata oraria di 900 passeggeri e trasporta annualmente un milione di persone.

Curiosità? Archeologia industriale? Ritorno all’antico? Soluzione intelligente?

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(1) rivincita (parziale) veneziana contro Genova, da cui nel 1298 era stata sconfitta nella battaglia navale dell’isola di Curzola, con la cattura – quale ciliegina – di tale Marco Polo che poi ebbe così modo e tempo di dettare al suo compagno di cella, Rustichello da Pisa – prigioniero pisano della battaglia della Meloria (1284) – il suo Milione.

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6 DICEMBRE 2011 – 6 DICEMBRE 2016

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 dicembre, 2016 @ 3:16 pm

Detto altrimenti: buon quinto compleanno, blogric!   (post 2574)

Time flies like an arrow … il tempo vola come una freccia, ma se fate tradurre dal traduttore automatico vi potrà arrivare anche un “alle mosche del tempo piace la freccia!” A parte gli scherzi, ieri il “mio” blog ha compito cinque anni, o meglio, sono passati cinque anni – ovvero 2574 post! – dal mio primo post. Grosso modo 1861 giorni, il che fa la (bella) media di 1,4 post al giorno. Devo quindi doverosamente ringraziare, nell’ordine di “entrata in scena”:

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In primo piano, Andrea e Mirna

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- la collega blogger Mirna, che ha ritenuto di suggerirmi all’editore amico Andrea Bianchi quale free-blogger;

- il citato Andrea;

- Tutte/i voi, lettrici e lettori …

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… perché sino ad oggi siete stati decine di migliaia (v. qui sotto la statistica di un solo anno). Ecco quindi, un GRAZIE a voi, perché … sapete … un post, un libro, una poesia non nasce quando viene scritta ma solo se e quando viene letta. Analogamente ad un simbolo … ecco, il  blog come un simbolo: non appartiene all’editore o a me, bensì è una comproprietà di ognuno di voi.

Ai prossimi cinque anni, dunque, insieme!

Riccardo

P.S.: mi chiederete, perchè non ho celebrato ieri il quinquennio? Perché ho voluto celebrarlo (questa mattina presto, con sole poche ore di ritardo) con “Il post del Quinquennio” ovvero con un post di spessore, il post n. 2573 dedicato all’intervista al Professore Michele Andreaus, post di spessore non certo per le domande che ho posto all’intervistato, per lo spessore suo e delle sue risposte!

I dati statistici 1 gennaio-6 dicembre 2016

(fra parentesi i dati ugual periodo 2015)

  • Utenti                                  33.198      (15.855)
  • Sessioni (accessi)              42.717       (23.063)
  • Durata di ogni sessione   2 minuti   (1,5 )
  • Pagine lette                        59.785       (41.019)
  • Commenti scritti               2.796         (dato non disponibile)
  • Utenti abituali                   26,7%        (31%)
  • Ore di lettura giornaliera 3,9   (1,5)

 

 

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INCONTRI: PROF. MICHELE ANDREAUS

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 dicembre, 2016 @ 5:55 am

“Post del quinquennio” della mia attività di blogger

6 dicembre 2011 – 6 dicembre 2016

Detto altrimenti: un bel regalo di Natale alle lettrici ed ai lettori  delle mie “sudate carte elettroniche”… (post 2573)

img_4239Riprendo qui una prassi che avevo trascurato da un “po’ di post”, arricchendo innanzi tutto me stesso e quindi voi, mie lettrici e miei lettori, della esperienza di Persone assai qualificate. Mia “vittima” questa volta, è Michele Andreaus, Professore Università di Trento in Economia Aziendale e attivo in presidenze e consigli di amministrazione di pubblico interesse.

Professore, grazie per avere accettato l’invito di Trentoblog. Sa, lo spunto per l’intervista io l’ho tratto da quella Sua lettera a l’Adige del 17 novembre scorso là dove Lei parla del lavoro di squadra anche in politica … lavoro di squadra, per me che vengo da una vita passata a dirigere SpA, significa tre cose: funzionigramma più che organigramma; crescita dei colleghi (non li chiamo dipendenti), loro motivazione: uno dei principali fattori della produzione.

Certamente. In ogni organizzazione chi occupa posizioni di responsabilità dovrebbe avere doti di leadership, che devono comprendere la capacità di motivare le persone. Vale nelle aziende come nello sport, nel pubblico e nel privato. Motivare vuol dire essere innanzitutto autorevoli, ma senza mettere in difficoltà l’interlocutore. A volte si confonde autorevolezza con autorità.

“Morto Presidente. Si assume un fattorino” a indicare la progressione interna nella formazione del personale.

Sì e no. Oggi meno che in passato. La rivoluzione tecnologica e organizzativa in atto ha accorciato le carriere, spariscono i quadri intermedi e quindi le possibilità di carriera. Non si investe nel vivaio, se non le multinazionali, e poi si cerca di pescare fuori. Basti vedere che oggi la Federazione della Cooperazione si è rivolta ad Egon Zehnder per trovare il nuovo direttore: vuol dire che negli ultimi 15 anni all’interno del movimento non è cresciuto nessuno. Non è di per sé un male andare all’esterno, ma quando è sistematico, rischia di essere patologico.

Programmazione nelle SpA, pluriennale scorrevole. In politica? Al massimo fino alle successive elezioni

Certamente. Ormai si tende a governare con il sondaggio della mattina. Politica da un lato priva di visione e prospettiva, dall’altro l’esigenza di mantenere un consenso tutti i giorni. Elezioni politiche, regionali, comunali, quasi ogni anno c’è una verifica. Gli elettori stessi puniscono la prospettiva. Il benessere della Germania di oggi è legato alle riforme fatte da Schroeder nei primi anni 2000, questo lo riconoscono tutti. Ma quelle riforme non solo gli sono costate il posto, ma il suo partito, l’SPD, ha perso il 15% e non la ha più riconquistato.

Si dice che in Italia non si progetta bene perché non si è sicuri del finanziamento e non si finanzia perché non si è sicuri di una buona progettazione

Secondo me un buon progetto trova i finanziamenti. Semmai vedo un problema di cultura del finanziamento. Si tende spesso a considerare il finanziatore non come un partner con il quale fare un percorso, ma come un partner occasionale, con una certa superficialità nel rapporto. Inoltre si lavora sempre poco sui mezzi propri e ci si indispettisce se il finanziatore esterno non copre il 100% del fabbisogno. Tendenzialmente le banche hanno sbagliato prima a farlo, non oggi a pretendere un po’ di condivisione del rischio.

Potere e responsabilità, caratteristiche sempre unite o anche divise?

Il potere dovrebbe essere innanzitutto responsabilità di usare questo potere per realizzare un progetto. Invece spesso il progetto manca e rimane il potere fine a sé stesso, molto più facile da gestire e forse anche gratificante quando manca appunto il progetto. Il potere è troppo spesso visto come punto di arrivo e non come punto di partenza per fare.

Taluno dice che le fasi della programmazione sono “entusiasmo, perplessità, ritorno alla realtà, ricerca del colpevole, punizione dell’innocente, lode ad estranei”

Non generalizzerei. Semmai il problema è che spesso si pianifica male. Il business plan non è un passaggio per stressare il progetto e verificarne la solidità, ma per trasformare in numeri il sogno. Poi c’è il risveglio…

Economia e Politica: Se è vero che il primo obiettivo di una SpA non è più solo e/o principalmente l’utile economico, perchè si dice che “la politica è un’altra cosa … che mica si possono applicare i criteri dell’economia delle SpA …”

ciampiPerché ormai la politica è sempre più lontana dalla razionalità e il compromesso ha prevalso. Ma questo si lega alla gestione del potere: non è importante fare, ma avere il potere e quindi su questo altare si generano compromessi sempre più lontani dalla via più breve. E il compromesso quasi mai è al rialzo è sempre al ribasso. Forse l’unico compromesso al rialzo che io ricordi è stata l’elezione di Ciampi a Presidente della Repubblica.

Governare solo con i fondi “non impegnati” ovvero con pochi fondi. Ma non è possibile per legge sbloccare ciò che è stato bloccato per legge e rivedere l’ordine delle priorità?

Ma questo vorrebbe dire fare delle scelte, ma per farlo bisogna avere un progetto che va al di là, come detto, della mera gestione del potere. Nel momento in cui faccio una scelta, anche piccola, scontento qualcuno. Quindi o si sta fermi, o si procede con tagli lineari, che sono la negazione della Politica, il non voler o poter decidere.

Vasi non comunicanti, gestioni separate, privilegi consolidati, leggi eccezione … tutto ciò è non-democrazia finanziaria ed economica

Non direi, o non necessariamente. Tutte le leggi devono rispettare la costituzione, poi ci sono dei passaggi che richiedono tempi e contesti più certi. Semmai la gestione della Costituzione ha visto negli ultimi anni una prevalenza dell’iniziativa nel Governo, che ha, di fatto, esautorato il Parlamento. Ma lo stesso vale per il nostro Consiglio Provinciale, che non legifera di fatto più.

La democrazia economica esiste? Se ne può parlare in questi termini?

Dovrebbe esistere, ma con le regole particolari dell’economia, che richiedono certezze e razionalità. La democrazia in economia secondo me dovrebbe partire innanzitutto dalla trasparenza e dal rispetto degli stakeholder, a sua volta basato sul rispetto dei valori dichiarati, che devono creare un’aspettativa di comportamento. A monte bisogna confrontarsi sul ruolo dell’economia, che non è fine a sé stessa, ma strumento per il benessere dell’uomo.

Chi è il padrone dell’Italia, l’UE come grida ai quattro venti taluno o le istituzioni internazionali che ci vogliono in forma così possiamo continuare a pagare loro gli interessi sul debito pubblico?

Il padrone dell’Italia siamo noi stessi, ma abbiamo delegato questo ruolo a una classe politica complessivamente debole. Le regole europee le facciamo noi, poi si mandiamo le Zanicchi di turno a rappresentarci, non è colpa della UE, ma nostra. Poi gli stati membri, tutti, si guardano bene dal delegare decisioni e ruolo a Bruxelles, salvo poi criticare l’Europa che non fa. Da ultimo, tutti i politici danno la colpa a Bruxelles di tutto quello che non va, e si intestano il merito di quello che va. Alla lunga la percezione dell’Europa ne risente e nasce l’antieuropeismo.

Governo tecnico, per me non è quello “non eletto” ma quello – eletto o meno – che, stretto dai vincoli finanziari, non può fare una politica degna di questo nome.

Ma noi abbiamo deciso di non toccare nulla, non fare riforme, non investire, lasciarci trasportare dalla corrente, ma ora siamo nella palude. E nel tempo abbiamo sopperito alla mancanza di produttività con il debito. E’ chiaro che un contesto debole, un debito che cresce crea le condizioni per un intervento sempre più incisivo del finanziatore, è nell’ordine naturale delle cose. Possiamo farne a meno? Del finanziatore no, del suo commissariamento sì, a condizione di apparire e di essere un paese serio, che si dà da fare per restare al passo. La narrazione va bene per motivare, ma poi non basta.

Una domanda un po’ più “politica”: la democrazia è da sempre un sistema imperfetto e comunque il migliore fra tutti i sistemi. La semplificazione è a mio avviso un tentativo di migliorarla. La complicazione, le eccezioni, tutti i “tranne che” sono non-democrazia: dimmi se semplifichi o complichi e ti dirò chi sei

trumpNon ci sono alternative alla democrazia. Ormai però si tende a parlare alla pancia ed è passato il messaggio che un conto è quello che si dice prima delle elezioni, dove vince quello che la spara più grossa e l’importante è agire sulla pancia, poi si vede. A volte l’esito è devastante. Basti vedere con la Brexit: chi ha perso non aveva il piano B, chi ha vinto “sperava” di non vincere e ora non sanno che fare. Trump è stato eletto da coloro che saranno i primi a pagarne il conto. Questo è il vero male della democrazia: non si vende un progetto, ma le tecniche del voto sono molto simili a quelle del venditore di utensili di cucina alla fiera di S. Lucia.

Vincolo di mandato, assente in parlamento. Per me sarebbe necessario ma non si potrebbe iniziare anche solo abolendo il voto segreto?

Sulla carta il vincolo di mandato potrebbe essere una camicia di forza. Perché dovremmo avere un esercito di parlamentari che devono solo ubbidire? Poi l’assenza del vincolo di mandato ha creato comportamenti a dir poco opportunistici. Semmai è venuto meno completamente il ruolo dei partiti e il vedere i partiti come luogo di decantazione e condivisione delle decisioni da prendere (e da non prendere)

Si dice: elezione diretta dei cittadini … ma la nostra Costituzione prevede la funzione dei partiti politici per fare sintesi dei tot capita tot sententiae …

gaberAppunto, ma ora i partiti sono tutti più o meno liste elettorali dei singoli. Non c’è più una democrazia partecipata, ma c’è il leaderismo. Siamo partiti noi con Berlusconi, ora mi pare ci stiano ahimè seguendo in molti. Rimane la Germania, dove la CDU-CSU, l’SPDE sono partiti veri, che discutono, anche con il primo ministro e rappresentano gli iscritti e i simpatizzanti, che vi partecipano. La democrazia diretta dovrebbe partire dalla partecipazione, con un pensiero all’indimenticato Gaber: la libertà è partecipazione. Oggi che cerca di dare il suo contributo è spesso visto con disturbo, quindi direi che c’è meno libertà, almeno in questo senso.

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Il Kessler … io ho fatto il suo Direttore in ISA per tre anni … vabbè che aveva alle spalle un partito forte, ma l’uomo aveva idee, le sapeva portare avanti … oggi mi pare che gli sforzi siano di galleggiare nonostante la frammentazione dei partiti il che non lascia spazio a pensieri seri …

Quello che dicevo prima: potere fine a sé stesso e punto di arrivo e non punto di partenza. Oggi Kessler non potrebbe fare quello che ha fatto, ma il confronto con chi lo cita, spesso a sproposito, è spesso imbarazzante…

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Don Guetti aveva individuato il concetto di Bene Comune: quello alla cui realizzazione contribuiscono tutti sin dall’inizio, non il bene goduto dalla collettività che è un bene pubblico o collettivo. Ecco, in questo senso la Politica dovrebbe essere un Bene Comune, e non dei soliti noti

Certamente. Non abbiamo stimoli a partecipare, ci limitiamo ad un post su Facebook, ma poi deleghiamo completamente quello che ci dovrebbe spettare.

Ultima domanda: largo ai giovani o “larghi” ai giovani?

Domanda complessa. Non deve esserci il luogo comune che il giovane è sempre meglio del vecchio. Troppo spesso il giovane viene fatto crescere non per merito, ma per fedeltà. E’ un po’ come se il vecchio leone scegliesse lui il giovane cui affidare il branco, in cambio di qualche cosa. Invece il giovane deve crescere per merito ed essere messo in condizione di osare, anche sfidando il vecchio leone per prenderne il posto. I congressi di partito fino agli anni ’70 erano spesso cruenti, talvolta i vecchi leader finivano nella polvere e ne nascevano di nuovi. I leader politici di oggi sono quasi tutti nati in quegli anni. In azienda il discorso è simile. Investire sui giovani vuol anche dire metterli in condizione di poter sbagliare e di imparare dagli errori.

Ecco, Professore, credo di avere approfittato anche troppo della Sua disponibilità. Ho classificato questa intervista in quattro distinte categorie blog: cultura, economia, democrazia, politica.  La ringrazio anche da parte del mio pubblico e da parte loro,  di tutta la redazione di Trentoblog e mia Le auguro Buon Natale!

 THE END

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LA PESTE: VERA E FIGURATA, IN ATENE, NEL MONDO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 dicembre, 2016 @ 3:21 pm

Detto altrimenti: da Tucidide, a Lucrezio, ai giorni nostri     (post 2572)

E ancora una volta nella Biblioteca Comunale di Trento a scuola dei classici dalla Prof Maria Lia Guardini: argomento, la peste.

imagesTucidide, contemporaneo di Pericle (V° sec. a. C.), di quel Pericle che dopo avere interrotto la prima guerra del Peloponneso (che se non l’avesse interrotta l’avrebbe persa!), ne lancia una seconda (provocando Corinto, alleata di Sparta). Si va in una conferenza internazionale per cercare di scongiurare la guerra, ma qui emerge tutta la violenza imperialista ateniese, pari a quella del discorso degli ateniesi agli abitanti dell’isola di Melo: niente da fare: è guerra! Se non che nel 429-428 scoppia la peste in Atene, peste che uccide i due figli di Pericle. Poi l’epidemia rallenta, indi riprende e questa volta (427) uccide Pericle il quale, ove fosse sopravvissuto, probabilmente – visto come si andava a mettere la situazione – avrebbe chiesto la pace una seconda volta. La guerra finirà poi solo nel 404 con la completa disfatta e distruzione dell’impero ateniese.

Quelle le guerre Pericle le faceva per conquistare mercati e quindi denaro e quindi risorse per l’Impero e per la politica. A proposito, introdusse la paga per i politici! Non immaginava certo che casino avrebbe generato nei millenni successivi! Ma questa è un’altra storia.

Ma veniamo alla peste. Tucidide l’ha avuta e ne è guarito. La descrive con termini medici. Presta molta attenzione alla psicologia dei malati. Parte dalla sofferenza individuale per arrivare alla sofferenza della polis. Redige vere e proprie cartelle cliniche che – dichiara – potranno essere utili in caso di nuove analoghe epidemie. Il suo è un inno alla consapevolezza della ragione umana. Dell’uomo che sa essere forte e conosce i propri limiti, un “illuminista illuminato”.

Quattro secoli dopo, il romano Lucrezio nel suo De rerum natura, ripete la descrizione della peste di Atene. La letteratura romana copiava quella greca e vi aggiungeva qualcosa di proprio. In questo caso Lucrezio imita ed emula, voleva approfondire il culto della ragione ma inquina – si fa per dire – il tutto con poesia che prevale sulla razionalità della filosofia.

La peste oggi. Non è solo “la” peste malattia, ma una peste moderna: l’enorme disuguaglianza nella distribuzione delle risorse; le guerre; la fame nel mondo; la caduta dei valori … ma questa è un’altra storia.

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Prossimi appuntamenti, ad iniziare dal 20 dicembre p.v.:

  • Virgilio, paesaggi
  • Tacito: l’origine dell’idea europea
  • Quinto Cicerone: “Manualetto del candidato”

Buoni “classici” a tutte e a tutti!

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THE DAY AFTER THE DAY AFTER

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 dicembre, 2016 @ 2:32 pm

Detto altrimenti: il secondo day after … il risultato referendario   (post 2571)

 Tre mie brevi considerazioni

Ieri la TV ci ha indotto in errore: prima ha detto che la Regione Trentino aveva votato SI. Poi che la Regione Trentino Alto Adige aveva votato SI. Oggi che la Provincia Autonoma di Bolzano ha votato Si e quella di Trento NO. Una pericolosa differenziazione BZ-TN in vista di un eventuale nuovo Loss von Trient! E bravi i nostri “negazionisti”!

downloadOra per fortuna verrà la pace politica tanto attesa, perché Grillini, Salviniani, estrema destra ed estrema sinistra andranno tutti di comune accordo. D’altra parte ce lo preconizzava già il profeta ISAIA (11):…il lupo dimorerà insieme con l’agnello; la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà.  La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue.  Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.  Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno … O no?

 Istat: 27 milioni di Italiani a rischio povertà. Esagerata mal distribuzione della ricchezza. Renzi aveva iniziato a ridurre i costi della politica …

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ACCADEMIA DELLE MUSE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 dicembre, 2016 @ 1:47 pm

Detto altrimenti: vedete un po’ nei post precedenti chi siamo …   (post 2570)

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Per chi si fosse messo in ascolto solo in questo momento, basta “navigare fra i post e leggerete su di noi. Ieri sera, seratona di auguri di Natale. Musica (il pianoforte di Cristina) e voci (Giovanna, Letizia e Stefano) su temi natalizi e non, oltre al coro si tutti noi. Musiche di J. Strauss, Sieczynsky, Lehar, Berlin. Per chiudere, la marcia di Radetzky! Ottima esecuzione strumentale e vocale, ottima partecipazione del pubblico!

Poi, improvvisamente, una “perla”: inedita, cantada nel nos dialet!

MA CHE BEL (sull’aria di Jingle bells)

Ma che bel, ma che bel

for sul pontesel

a far l’alber de Nadal

col giaz sula pel!

img_4206Ma che bei, ma che bei

i diaolini ai pei

non’ so pù quanti ne g’ho

quatro zinque o sei.

 

La ponta la s’è rota,

le bale le è per tera,

far st’alber de Nadal

l’è tant che far ‘na guera.

Le lucete le è sciopade,

el presepe el s’ha brusà,

San Giusepe el beve sgnapa

e ‘l se rudola en del prà!

 

img_4220Ma che fret, ma che fret,

g’ho el nas che l’è tut ros,

a Nadal brinderò

col sciropo per la tos.

Ma che fum, ma che fum

for sul pontesel,

el presepe al tacà foc

compreso l’asenel!

 

img_4216El muscio el s’ha brusà,

l’angioleto l’è ‘na via

gh’era fum en tut el prà,

è arivà la polizia.

(rall.) Nela capana i ha vardà,

San Giusepe ha portà via

perchè ‘n tasca i g’ha trovà

do tocheti de Maria!

 

Ma che bon, ma che bon

el muscio del Bondon,

el me scalda dentro e for

bon Nadal con tut el cor!

Ormai no / g’ho pù fret

me sento ‘n fornelet,

Ma che bel, ma che bel,

Nadal sul pontesel,

ma che bel, ma che bel,

Nadal sul pontesel,

(rall.) ma che bel, ma che bel,

Nadal sul pontesel!

Standing ovation!

 

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Applausi! E – ancora improvvisamente – i regali natalizi alla nostra Presidente Ospite Cristina! E’ seguito l’angolo delle anteprime, nel quale sono state segnale le seguenti manifestazioni (aperte a tutti, Accademici e non):

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  • 07.12 – Alfonso Masi al Circolo Rosmini, ore 17,00 “Pirandello” negli 80 anni dalla morte.
  • 14.12 – Oratorio S. Antonio, concerto di Cristina.
  • 16/12 – Luigi Sardi e Antonia Dalpiaz, Chiesa di Civezzano, 20,30: “Degasperi e il papa”. (ripetizione di quanto trovate descritto nel post “Una giornata particolare”).
  • 17/12 Verla di Giovo ore 20,30, Letizia dirige il suo coro in canti natalizi. Canterà anche il Coro di Spiazzo Rendena.Intermezzo enogastronomico: una foto per tutte le prelibatezze.
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Seconda parte della serata: Umberto Sancarlo con le sue diap “Il nudo nell’arte”. Una interessante rassegna dell’arte del nudo dal 25.000 anni A.C. ai giorni nostri, con diapositive di sculture e pitture. Umberto è il nostro esperto di arti figurative, e spesso ci accompagna quale guida esperta nella visita a esposizioni e gallerie d’arte. Grazie Umberto!

Prossimi appuntamenti dell’Accademia (riservati ai soci Accademici):

  •  9 gennaio – C.M.Von Weber, Concerto per fagotto (Let/Cris) – Gloria Zeni, presentazione libro Domus patrum revirescit (dia).
  • 6 febbraio – Carnevale con Walt Dysney (Gio/Let/Stef/Cris) – Maria Teresa & Company, Commedia.
  • 6 marzo – Riccardante Lucattieri, La fraglina commedia – Paolo Consiglio, I tre Cristi (dia).
  • 3 aprile – Omaggio a Fabrizio De Andre’, Patrick e Co., Riccardo voce recitante – Claudio Fuochi e le sue ninfee (dia).
  • 8 maggio – Barbara e amiche in “Altri tempi” revival – Francesca Endrizzi, La figura di Albino Zenatti.
  • 5 giugno – Allievi del Conservatorio musicale di Riva del Garda, M° Ruzza – Marisa Decarli, Scorci di Trento.

In chiusura, Cristina ha regalato ad ogni signora e signore presenti ed assenti un barattolo della sua dolce marmellata, confezionata in vasetti adornati di centrini ricamati a mano da lei stessa, a vera regola d’arte! Grazie anche per questo, Cristina!

Buon Natale a tutte e a tutti, Accademiche, Accademici e non!

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