ANALISI DELLA FREQUENTAZIONE DEL BLOG

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 gennaio, 2017 @ 12:46 pm

Detto altrimenti: facciamo un po’ due conti …. (post 2614)

Quanto leggete le mie sudate carte elettroniche, gentile lettrici e affezionati lettori? Siete una parte importante di un tutto e sicuramente farà piacere anche a voi sapere a quanto ammonta questo “tutto”. Alcune premesse:

  • questi miei post NON sono collegati a nessun social network, il che aumenterebbe enormemente la loro “tiratura”, i cui valori quindi sono originari e genuini;
  • è la prima volta che mi cimento nell’attività di blogger, né sono mai andato “a scuola di blogger” (ovvero: sono un auto-didatta).

I miei post sono iniziati nel dicembre 2011, ma il sistema editing mi dà le statistiche dal 1 gennaio 2014. Ed ecco i “numeri” principali di tali statistiche per tre anni interi:

Anno

Pagine lette Minuti durata media lettura/pagina % letture di ritorno/prima volta % lettura di una sola pagina

2014

11.201

2,00 36/64 58

2015

45.045

1,30 30/70

75

2016 62.984 1,00 23/77

81

Tot/media ponderata 119.230 1,20 27/73

73

 Da profano … sono soddisfatto, innanzi tutto perché vedo che questo mio “libro” nel 2016 è stato letto complessivamente per 2,8 ore al giorno! Inoltre,  perché mi leggo come segue: in tre anni, aumentando di circa sei volte il numero delle pagine annue lette, la durata media della lettura di una singola pagina si è ridotta solo di circa la metà (il che significa che vi sono pagine lette con molta attenzione) e le letture di ritorno si sono ridotte solo del 40%. Molti infatti sono i “primi nuovi lettori”, i quali si contraddistinguono per iniziare il rapporto con il “giornale blog” leggendo la pagina sulla quale sono entrati. Lascio comunque agli esperti valutare l’andamento della “tiratura”.

L’anno nuovo 2017 è comunque iniziato bene: nei primi 15 gg avete letto 6414 pagine per 1,11 minuti a pagina: a questo ritmo, raddoppiereste i dati 2016!

Grazie a tutti quindi e … al prossimo post!

 

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IL VERSO DELLA RICONOSCENZA E DI UNA CERTA pOLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 gennaio, 2017 @ 9:14 am

Detto altrimenti: “verso”, senso di marcia, direzione …… (post 2613)

Una favola per grandi

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C’era una volta un personaggio politico pluritale (“che era stato tale più volte”), il quale aveva occupato molte posizioni di governo a diversi livelli, per decenni. Un bel giorno (nelle favole si scrive così, anche se poi quel giorno non fu per lui bello) si accorse che molti non lo votavano più, e si lamentò “Ecco la riconoscenza – disse fra l’ironico e il mesto – per tutto quello che ho fatto per loro”. Ed allora esaminiamo un po’ la situazione, disse il VGS-Vecchio Gufo Saggio, e ragionò così:

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“Occupato”: “Tizio si è occupato in banca”; “Caio si occupa di vendite”; il politico “occupa” una posizione, nel senso che la trasforma in una sua proprietà anziché strumento di lavoro in favore degli altri. Occupare? E dire che era stato proprio quel politico a scrivere che verba sunt substantia rerum … solo che si era sbagliato e aveva scritto “substatia”, con una “n” di meno. Ma vabbè …

La riconoscenza. Per il lavoro svolto? Ma se tu sei stato ampiamente pagato – pensava il VGS – non era volontariato il tuo! E poi, visto l’elevatissimo livello della “paga + benefit”, dovresti essere tu riconoscente verso gli elettori, tipo: “Elettori, grazie! Mi avete eletto, ho lavorato e mi avete strapagato, mi sono sistemato … grazie a voi, vi sarò eternamente riconoscente”.

Cosa?  – Disse il VGS al pOLITICO –  mi dici che ad alcuni di loro hai fatto dare incarichi, lavori, consulenze …” Ah, dico, ma cosa è, un voto di scambio? Ma ti conviene? Dai, che un bel tacer non fu mai scritto … (il VGS era un appassionato conoscitore di Dante, n.d.r.)

A questo punto le riflessioni del VGS si interruppero: infatti egli fu distratto da un altro fenomeno, della serie che l’e pezo ‘l tacon del bus. Infatti, se fino a quel momento quella pOLITICA aveva generato la preesistente rete di posizioni di potere nell’economia pubblica, ecco che da quel momento, essendo venuta meno la spinta dei voti, si pensò di far funzionare come motore di quella  pOLITICA una nuova rete, quella di coloro che si aspettavano di subentrare nelle posizioni nell’economia pubblica. Ecco, quelle persone sarebbero state veramente riconoscenti, stante che – riflettè a questo punto il VGS – “la riconoscenza era la speranza di ottenere nuovi favori”.

Il VGS a questo punto si ritirò, in attesa di riunirsi in serata nel Parlamentino di tutti i Gufi (saggi e non) del bosco, per riflettere su quanto stava accadendo. “Come va a finire la favola? Non ve lo scrivo, perché questa è una “open tale” una favola aperta: ognuno la faccia finire come riesce a farla finire, purchè finisca e si torni a pensare seriamente ai problemi della gente” (disse fra se’ e se’ il VGS …).

 

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DOMENICA DI SOLE, ed io qui, al computer ..

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 gennaio, 2017 @ 2:03 pm

 

Detto altrimenti: ancora per poco a casa, convalescente ….   (post 2612)

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Vento a 40 nodi in Costiera Amalfinana

… convalescente dell’influenza “meridionale” (si chiama così questo ceppo): infatti ai primi del mese ero andato a “scaldarmi” al “caldo” del sud (caldo? E quando mai?), sulla Costiera Amalfitana: mannaggia a chill è muorte … addà murì mammà se ci tornerò mai in questa stagione … un freddo da gelare! Ma presto di nuovo in pista … da sci! Per ora, mi devo accontentare di essere in pista in senso figurato, con il mio PC che mi unisce al mondo. E allora rieccomi a scrivere di democrazia … “roba che a me mi” sta molto a cuore, perché significa innanzi tutto “rispetto della Persona, di tutte le Persone, di tutti gli aspetti di ogni Persona”, a cominciare dalla sua reale (reale) libertà personale e di pensiero.

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Uno sbarco in Normandia al contrario

Dice … ma tu caro blogger la prendi sempre molto molto alla larga co ‘sta democrazia ateniese o pseudo-democrazia, come scrivi. Rispondo: ok, scialla, raga, calma: allora … come volete … mi sposto avanti di mille, duemila anni, va bene così? Prendiamo la GB prima della conquista normanna del signor Guglielmo il Conquistatore (ottobre 1066, Battaglia di Hastings). Il problema era lo stesso: chi è uguale agli uguali e chi è l’altro, il diverso? Questione di perimetro fu ed è …! Infatti, nelle loro primissime “costituzioni” (se così si possono chiamare queste regole) si affermava che “hanno uguale diritto di voto tutti coloro che non hanno pregiudicato il loro diritto innato”. Ovvero, la legge è uguale (solo) per tutti (tutti noi, gli “innati”).

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Solo alcuni secoli dopo la GB si ravvide (in parte) per motivi “religiosi” (puritani e presbitriani contro la Chiesa Anglicana, fedele sostenitrice dell’assolutismo monarchico) … ma poi venne anche la GB della colonia India con i suoi schiavi chiamati coolies che fa più fine e quella della Brexit che noi siamo noi e voi UE chi siete?

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download (1)Lo stesso principio classista è alla base della Dichiarazione di indipendenza americana (1776), la quale fra l’altro condanna punizioni troppo severe agli schiavi fuggitivi (!?) e allo stesso tempo si appella alla “legge naturale e divina” e – udite, udite – a Dio! (Ma … dove sono finiti l’ama il prossimo tuo come te stesso e non nominare il nome di Dio invano? Dice … sono dettagli … Dico: ah, vabbè … a saverle le robe …).

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Dal 1776 passiamo al 1789, Rivoluzione Francese (a mio sommesso avviso vera “fonte” della democrazia, anche se poi inquinata da scarichi imperiali): i Francesi contestano ai “rivoluzionari” USA di mantenere la schiavitù. E parliamone allora …

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download (3)Monticello Brianza, una località in cima ad una salita di 6 km al 3%,  usuale meta dei primi allenamenti di stagione dei locali pedalatori. Monticello è anche un … paese? No, diciamo … un piccolo crocevia, una località negli USA: io – da ciclista in allora brianzolo – la individuai subito durante il mio (unico) viaggio negli States. Solo che l’attraversai senza accorgermene, tanto era insignificante rispetto alle aspettative che noi italianai abbiamo di un paese.

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Monticello USA, là dove il Presidente Jefferson aveva la sua tenuta modello, coltivata da schiavi trattati “umanamente, come se fossero persone umane” (bontà sua … quant’è buono lei, come è umano … N.d.r.) perché … (e qui la sparo grossa alla maledetti toscani anche perché a pensar male …) perché “dovevano durare” visto che egli stesso aveva vietato l’importazione di ulteriori schiavi (ri-bontà sua! Come è democratico lei!).

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Collegamenti: dall’antica Grecia ai due Monticello. Mi diverte una cifra farli! E poi, questi post devono essere un po’ vivaci o no? Sennò, sai cheppalle!

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MONTAGNE … amarcord …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 gennaio, 2017 @ 10:21 am

Detto altrimenti: … ora … basta co ‘sti post seri! Voglio rilassarmi un po’             (post 2611)

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Salendo alla Tosa, qui sotto la Cima Margherita, scalata la Via Videsot. A sinistra, il “Basso”

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Bonorif qual sono, accendo la radio … 110 sciatori in Cima alla Paganella per lo spettacolo del sorgere del sole dal Lagorai (avrei aggiunto: “ad illuminare le zime del Brenta”, ma vabbè … fa lo stesso …). Le albe in montagna, quelle di sti ani … quando che per salir gh’erano solo i scarponi … Ne ricordo un paio: una in Brenta, Rifugio Pedrotti alla Tosa. Un settembre di … mezzo secolo fa (giuro!). Rifugio stracolmo, si “dorme” (si fa per dire) sui tavoli, appena compare un filo di luce, via! In piedi. La notte aveva nevegado … le pareti dei crozi l’era tute sberluccicanti de nef fresca e verso le Pale de S. Martin là dove che ghe ‘l Cimon de la Pala, ‘l ziel l’era de tuti i color: arancio, rosa, rosso, viola … roba da non creder … Ades vedo se trovo la foto che l’era de quele co la pelicola che ‘l digitale nol gh’era. Se la trovo fago una foto digital e la publico qui a fianco (l’ho trovata ma non rende!).

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Ragazzi, talvolta mi cimento con i dialetti: il problema è avendo vissuto e lavorato in diverse regioni, io ne conosco molti ma nessuno bene! Perdoneranno i Trentini Doc che invito a correggere le cappelle che sicuramente ho fatto. Grazie. (Qui a fianco il Crozon di Brenta dalla Cima Tosa)

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In “artificiale” per riparare il tetto del Rifugio Questa

Una seconda alba. Genova, gli stessi 50 anni fa, anzi 55 (io ne avevo quasi 18). Si parte in sei su due “500” alle 17,30. Dopo quattro ore di sballottamento, siamo ai 1050 metri di a S. Anna di Valdieri (Alpi Marittime, quelle nelle quali “salta il camossio e tuona la valanga”, ne monsù, parluma piemuntes). E’ quasi buio. Pile frontali accese, tre di marcia e arriviamo a notte fonda ai quasi 2400 metri del Rifugio (incustodito) Questa. Siamo stanchi anche per avere caricato i nostri sacchi da montagna con la legna da ardere appositamente lasciata dal CAI locale ai bordi del sentiero all’iniziativa dei bonavoglia di turno. Un sorso di acqua, una mela, un panino e tutti a dormire. Anche in questo caso, si fa per dire, a dormire: le coperte sono rosicchiate dai topi e ti riscaldano solo qua e là, ma fa istess, pais, va bin parei! Fa lo stesso, amico, va bene così! Finalmente la prima luce: un sollievo! Breve colazione e in marcia.

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Fare sicurezza al secondo, da un ancoraggio in una nicchia spiovente

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Un paio d’ore a pestolar neve e siamo all’attacco della … mi pare di ricordare … Cima Margherita (Cresta Savoia). E finalmente il sole! Il sole che sorge (non libero e giocondo, quella è un’altra storia) alle nostre spalle e improvvisamente riscalda il granito che stavamo iniziando ad accarezzare. La corda profuma di voglia di salire. La roccia di muschio. Le fessure sono messe in risalto dall’ombreggiatura provocata dai primi raggi che le animano. Saliamo, tre cordate, in silenzio, possiamo muoverci su alcune varianti, non dobbiamo “fare la fila”. Si odono solo i richiami dei cornaiass (grossi corvi) e i dialoghi fra il primo e il secondo di ogni cordata. Una grande aquila volteggia alta, controlla il suo territorio. Il tempo passa ma noi non ce ne accorgiamo tanto siamo rapiti dalla perfezione e dalla pulizia del percorso, esposto ma sicuro, di quelli che se metti un chiodo risuona come a battere su un’incudine. A un certo punto … l’imprevisto: la parete è finita, siamo in cima! Già arrivati? Peccato!

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Colazione (questa vera!) in vetta e poi giù, con una serie di corde doppie, al rifugio, alle 500, in paese. Un bar: vino a gogò, tutti, anche chi poi avrebbe guidato. E qui inizia il vero rischio dell’andare in montagna: i ritorni in auto con il vino in corpo. Tutto è bene quel che finisce bene: a casa a mezzanotte. Tutto bene … o  quasi: infatti la mattina dopo, lunedì, visibilmente stanchi morti, a scuola: “Lucatti, sei andato in montagna? Vieni qui che ti interrogo” (ma non sulla montagna!).

Amarcord … mi ricordo …

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DEMOCRAZIA POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 gennaio, 2017 @ 6:38 pm

Detto altrimenti: la storia si ripete: bene o male, ma si ripete …   (post 2610)

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downloadNel preambolo alla Costituzione Europea reso noto il 28 maggio 2003, si fa esplicito (ed erroneo!) riferimento alla democrazia ateniese (Periclea) senza considerare che il termine “democrazia” ha assunto nei secoli e nei millenni contenuti assai diversi. Lo stesso errore ha commesso Obama nel suo ultimo viaggio in Grecia da Presidente USA (fine 2016), quando ha salutato la Grecia come patria della democrazia. Di quella, la loro d’un tempo, si. Non certo di quella che ci sforziamo di realizzare noi oggi.

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Ma quale era allora, la democrazia di Pericle? 250.000 o anche più persone (in tutto il principato imperiale coloniale ateniese); 30.000 cittadini (maschi, adatti al combattimento, che si potevano armare con denaro proprio); al massimo 5000 partecipanti alle assemblee; 10 a prendere la parola, uno a decidere: il Princeps Pericle, per trent’anni di seguito, nonostante le tante guerre perse. Escluse tutte le donne, gli stranieri sudditi dell’impero e gli schiavi (quattro per ogni cittadino libero, in media). Qui a fianco, lo so … è una provocazione, ma … altro che il nostro Ventennio! Pericle s’è fatto un trentennio filato filato! (Per quanto … riguardo a guerre perse … anche il nostro …)

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A seguito del successivo allargamento della cittadinanza anche ai marinai anche se non possidenti e ai falliti per debiti non più riducibili in schiavitù, i detentori della cultura e dell’educazione politica si divisero in due gruppi: un primo gruppo rappresentò il ceto politico che oggi diremmo composto da “illuminati” che accettò di governare un sistema nel quale i non possidenti erano la maggioranza. Un secondo gruppo, gli “oligarchi” rifiutò questo primo “compromesso storico”, prese a riunirsi in sedi segrete, a tramare, a ordire piani golpisti, operando sul piano del potere occulto: oggi potremmo dire roba da loggia P2 o da peggiore trasversalità politica occulta.

Ecco che la cosiddetta democrazia ateniese è stata o un “principato pericleo” o una “guida del regime popolare”, non certo un “governo popolare” (oggi diremmo democratico). “Democrazia”? Handle with care, perché le parole sono pietre …  scriveva Don Milani!

Dice … ma chi oggi, qui in Trentino, cosa accade? La (vera) politica è aperta (democratica)  o chiusa (elitaria)? E chi se ne sentisse escluso? Be’ … qui da noi vi sono partiti “escludenti” e partiti “includenti”. I primi sono partiti alla Pericle, top-down, comandati da un bravissimo retore, demagogo, corruttore del popolo dei suoi beneficiati o beneficiandi, popolo da lui assecondato e appunto perciò corrotto (così Gorgia di Pericle). I secondi sono partiti aperti alla partecipazione di ognuno, partiti alla down-top, nei quali le decisioni maturano dalla base, nelle assemblee, le cui delibere vengono rispettate e attuate. Sta al cittadino scegliere.

Politica aperta. Anche sotto un altro profilo. Oggi noi ci diciamo che la democrazia politica è (anche) una politica accessibile a tutti. Ma chi sono quei “tutti”? Tutti coloro che voglionio fare politica; tutti coloro che sperano di riuscire a farne un mestiere redditizio; tutti coloro che si impegnano nell’essere utili alla collettività e fra costoro, tutti coloro che – almeno inizialmente – si possono autofinanziare il loro percorso politico. Già … perché con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, si è buttato via il bambino con l’acqua sporca. Mi spiego: se alcuni tesorieri di alcuni partiti politici rubano, non si toglie il finanziamento pubblico ai partiti, bensì si arrestano i ladri e si organizza un sistema di gestione e controllo preventivo, concomitante e successivo. In caso contrario si chiude, non si apre, la politica alla democrazia e la si riserva “a chi se la può permettere”.

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PRIMA LE MUCCHE E I VITELLI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 gennaio, 2017 @ 4:06 pm

Detto altrimenti: lo so … lo so … una cosa sono i nostri terremotati, altra i migranti in coda sotto la neve a Belgrado …     (post  2609)

downloadSarà un caso che questo sia il secondo post consecutivo nel quale mi occupo (anche) della ex Jugoslavia, ma l’immagine di una fila di persone, mal vestite, al freddo, sotto una forte nevicata, in attesa di ricevere a Belgrado l’unico pasto caldo della giornata (da consumarsi al freddo) mi ha colpito, anche in relazione al maggiore spazio che i nostri organi di informazione danno ai provvedimenti per salvare il bestiame delle zone terremotate dal freddo. La nostra gente … ci mancherebbe altro. Ma … e gli Altri?

Gli Altri … “Come le bestie” titola un nostro quotidiano. No, dico io, peggio delle bestie. Queste Persone (la lettera maiuscol non è utilizzata a caso .sono utilizzate come “scudi umani” nel senso: “Vedete come si sta male qui in Serbia? Non ci venite … chi ve lo fa fare?”. Ecco quello che penso.

images (1)Nell’immediato dopo guerra mi recai più volte a Prijedor nella Repubblica Serba di Bosnia per missioni umanitarie. Quando entravo in certe scuole, trasformate in dormitori pubblici, aule nelle quali i banchi degli alunni erano stati sostituiti da impalcature di legno grezzo di letti a castello a tre o anche quattro piani, notai che le differenze rispetto ai lager nazisti erano solo due: la promiscuità e il fatto che ogni persona avesse con se’ un proprio poverissimo “corredo” in sacchetti di plastica, quelli dei supermercati. Oggi l’immagine di quella fila interminabile di persone torturate dal freddo, dalla fame, dalle malattie, dalla mancanza di un futuro, mi ha richiamato analoghe foto, ugualmente e tremendamente vere, quelle degli “appelli” nei suddetti lager.

Migranti, i nuovi schiavi. Esposti alle bombe, alle violenze dei traghettatori terrestri e marittimi, al fuoco del deserto, al gelo di Belgrado, alle prigioni ungheresi … ecco i nuovi schiavi che (soprav)vivono (ma come fanno? Fino a quando?) in condizioni molto peggiori dei loro antenati “schiavi formali” del vecchio Testamento, almeno secondo quanto scrive S. Paolo nella lettera agli Efesini (6, 5-9):

“Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo, e non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, compiendo la volontà di Dio di cuore,  prestando servizio di buona voglia come al Signore e non come a uomini.  Voi sapete infatti che ciascuno, sia schiavo sia libero, riceverà dal Signore secondo quello che avrà fatto di bene. Anche voi, padroni, comportatevi allo stesso modo verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che per loro come per voi c’è un solo Signore nel cielo, e che non v’è preferenza di persone presso di lui”.

Chi se lo sarebbe aspettato da un santo? Dice … sarà stata una svista … No, raga, che poi quello S. Paolo rincara la dose nella prima lettera ai Corinzi (7, 20-21).:

“Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato. Sei stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; ma anche se puoi diventare libero, profitta piuttosto della tua condizione!”

Evvabbè … mi viene in mente una canzonetta del “regime” degli anni ’50 (io avevo sei anni, ma che memoria!) trasmessa per radio : “La vita è bella, te la devi goder; se non hai nulla, non hai pure i pensier; al chiar di luna, si può sempre sognar; e se amaro è il destino un bicchiere di vino fa tutto scordar”. (Zun zun! N.d.r.).

E’ uno scandalo, un grosso scandalo. Quale? Lasciare morire la gente affogata, nel freddo, sotto le bombe? No, raga, non mi sono spiegato: lo scandalo grosso sono le truffe vere o presunte delle case automobilitiche che “trassano” (dialetto torinese: imbrogliano, truccano) sulle emissioni delle loro auto. Vogliamo mica  mettere …?!

 

 

 

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IL MESTIERE DELLE ARMI, DI GENITORE, DI SKIPPER, DI ELETTORE, DELLA POLITICA, ETC.

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 gennaio, 2017 @ 7:44 am

Detto altrimenti: … detto in modo diverso rispetto al comune dire, sennò che “altrimenti” sarebbe mai?       (post 2608)

(Fatto eccezionale: oggi finalmente abbiamo la neve a Trento! Ecchè? Era ora che la neve si decidesse a fare il suo dovere! Cosa è tutto ‘sto nevicare solo al centro sud, ecceddiamine!)

Anteprima

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Trento, venerdì 13 gennaio 2017, ore 07,30

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Un mio amico (Z. P.) si lamentava: mi mancano i tuoi post. In effetti ai primi di gennaio sono stato in viaggio di nozze (il 46°, cfr. post) ed ho scritto un solo post, lungo lungo. Al mio rientro, dopo essere stato al … “sole caldo” del nostro Sud (neve e vento a 50 nodi!) un po’ di influenza non me l’ha tolta nessuno, ed allora eccomi qui, privato (solo momentaneamente) del mio sci quotidiano, a scrivere i miei posts (quella “s” finale fa ridere, ma l’ho fatto a bella post …a (ah … ah …!): se non si ride a questa età, quando si riderà mai?).

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Fine dell’anteprima. Ora possiamo cominciare.

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Quanti nostri F24 ci vogliono per comperare anche un solo F35?

Il mestiere delle armi, un bel film di Ermanno Olmi. Ho iniziato con questo titolo per attrarre la vostra attenzione. Ma vediamo un po’ di scendere nei particolari. Le armi. Io sono stato Sten. Cpl. – Sottotenente di Complemento negli alpini della Tridentina. Oggi credo che mio abbiano promosso “maggiore”, devo informarmi. Tuttavia sono contro l’uso delle armi, contro la guerra. Ed allora, allora molto meglio oggi avere un esercito di volontari ben addestrati e consapevoli che non masse di inconsapevoli e per niente convinti della propria missione, che deve essere una missione di pace. Strano, vero, sentire parlare di missione di “pace” in capo ai militari? Eppure è così: si vis pacem para bellum. Solo un dettaglio: oggi più che mai serve un “esercito di terra” (lasciamo agli altri, a chi li fabbrica, i costosissimi F35!), quello che aveva costruito Milosevich, quello che aveva impensierito l’occidente al punto che gli aveva richiesto indietro i prestiti; che poi lui a sua volta ne aveva spalmato la restituzione a carico dei singoli stati confederati; che poi la Croazia e la Slovenia hanno detto no, tu ci hai fatto il tuo esercito e la tua burocrazia pagateli tu i debiti; che poi il Vaticano ha appoggiato la secessione della Croazia; che invece la Chiesa Russa e Greca si è schierata con la Serbia (ed ecco sempre di più le ”due Europe”); che poi i fondamentalisti islamici dell’Arabia Saudita, del Sudan e del Pakistan accorsero “volontari” (con armi d’oltre oceano) a sostegno della Bosnia contro la Serbia; che poi l’Europa si accodò nel bombardare Belgrado; che poi io stesso vidi sulle autostrade venete verso il nostro confine orientale colonne di fuori strada militari trainanti cannoncini anticarro guidati da persone di colore o da biondi rapati a spazzola; che poi la Slovenia non fu coinvolta anche perché in Slovenia non si poteva accampare la scusa di un conflitto interreligioso; che poi si decise che si erano ammazzati abbastanza e un manipolo di legionari della legione straniera con una nave di armi in una settimana organizzò e realizzò il ritiro dei Serbi; che poi noi da Trento si andò più e più volte a Prijedor nella Repubblica Serba di Bosnia a portare aiuto; che poi per fortuna le prime volte era estate così con gli occhiali da sole non si vedeva che io piangevo “al veder tanto macello”. Due mie poesiole:

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imagesPrijedor

Prijedor di pietra / scalzata / bruciata / stupita / perché / ti domandi / e lanci il tuo urlo / di rabbia / al cielo di tutti / ma solo per te /da troppo / lontano / perché / mi domando / e ti prendo per mano / e ascolto la voce / di spazi / ricolmi di muto dolore / e mentre sorridi / al piccolo gesto d’amore / io smetto / di esser straniero / a me stesso / e mi sento più vivo / grato del dono / che offri / al tuo pigro / distratto / amico tardivo. 

Mesi dopo: Natale di guerra in Bosnia

la testa schiacciata / la bocca ricolma / di sangue e sudore / nessuno richiude la mia ferita / di luce / del giorno che fugge / nemici colpiscon da terra / amici dal cielo / vicino al mio viso / un’ape / senza ricordi / che altri le possan rubare / sugge il suo fiore / respiro il sapore / di guerra / è freddo / il cuscino di terra / mi copre soltanto / la voglia del tempo / un’ape d’acciaio / precipita al suolo / un miele che incendia / svanisce il frastuono / no / non cambiate canale / … / è Natale / perdono / chi ha regalato / gioielli di piombo e di fuoco / ad un corpo / ormai di nessuno / ed esco di scena / in fretta / in silenzio / da solo

Ecco, ho ripescato due mie vecchie poesie ed ho scritto questo pezzo alla “latina” ovvero come un “sermone”: sermones erano quei brani scritti “come si parla”. Ma cambiamo mestiere.

Il mestiere di genitore. E’ di ieri: una mamma di tre bimbette, al fine di attirare l’attenzione del marito “distratto” somministra alla più piccola (tre anni!) medicine pericolose (sedativi per adulti!)  nel biberon: in una settimana due ricoveri urgenti al pronto soccorso per rischio di arresto cardiaco. Le analisi svelano il crimine. Il giudice sottrare la potestà genitoriale ai due e affida le tre bimbe ai servizi sociali. Una tragedia per le tre bimbe. Mi chiedo: per guidare un’auto occorre frequentare una scuola e munirsi di patente. E per mettere al mondo figli, niente? Io non ho la risposta, ho solo la domanda.

Da Whisper nelle Bocche

Timone trattenuto con il piede, una foto fra i trenta nodi delle Bocche di Bonifacio

Il mestiere di skipper. Hai soldi, ti comperi un grosso yacht a motore, ti serve anche la patente nautica … la puoi conseguire regolarmente oppure … te la vendono con lo yacht nel senso che vi sono uffici “sensibili” a questo genere di problemi. Come faccio a dire ciò? Io ho conseguito la patente nautica a Chioggia. Ero già un discreto velista regatante nei ventoni dell’Altogarda Trentino. Dopo aver traversato a vela in quattro giorni da S. Vincenzo (LI) Livorno a Palau, mi sono trovato a navigare in solitaria con la mia barchetta a vela (un FUN da regata, 7 metri per 1000 kg di dislocamento) nei forti venti dell’arcipelago della Maddalena, per essere fermato da un grosso yacht a motore che mi chiedeva come si fa per andare a Palau! Sempre in Sardegna, un altro: io parto da Genova e seguo il traghetto: solo che questa volta ho sbagliato traghetto e mi sono trovato a S. Teresa di Gallura invece che a Palau. Ora mi devi spiegare come faccio per tornare a Genova. Rispondo: segui la rotta di 358 gradi, vai a nord”. Replica: “a nord di dove?” Ancora: scende dal traghetto un fuoristrada gigante trainante un motoscafo “a punta” di quelli superveloci. Io sono nella darsena per alcune riparazioni al FUN. Lui mi si avvicina: che c’hai la mappa? La carta nautica, intende? Si, grazie … la guarda, indica con il dito alcuni puntini sulla carta (secche di granito a fior d’acqua): e queste che so’? Secche, rispondo. Che me frega, io do’ una sgassata e le supero. Avrei altri casi ma ve li risparmio.

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Ragionare sul voto? Ma volete mettere …?

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Il mestiere di elettore. Anche qui, per guidare un’auto … (vedi sopra), ma per contribuire a guidare il paese, no, niente. Dice: ma che, mi fai il classista, l’antidemocratico? No, semmai mi batto per una maggiore diffusione della cultura civile e politica, per evitare che la gente vada a votare con la pancia. Ultimo referendum. Amici iscritti ad un sindacato: noi compatti votiamo no! Dopo il voto, gli stessi: sai, abbiamo votato si. Una signora: io ho votato no per difendere la nostra autonomia trentina. Replico: allora vuol dire che tutti i Bolzanini – che hanno votato si – vogliono perdere la loro autonomia. Io … cosa dico? Che mi fa paura che i 13,5 milioni di telespettatori che hanno assistito alla finale dell’ “Isola dei Famosi VIP” probabilmente nella stragrande maggioranza siano anche elettori.

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Il mestiere della politica. Anzi, i mestieri della politica. Infatti ve ne sono due: quello che si fa per avere stipendio, vitalizio, benefit, potere (questo mestiere non mi riguarda!); e l’altro, quello che – da pensionato – mi sono messo a fare anch’io, senza richiedere posti né in politica né nella società (io ormai sono libero da- e libero di-). Voglio parlare brevemente di questo secondo “mestiere”: studiare la storia, l’economia, la sociologia; incontrare la gente, sollecitarne l’espressione, studiarne i problemi, proporre e realizzare le relative soluzioni; difendere il rispetto delle leggi ma non solo: infatti quod non vetat lex hoc vetat fieri pudor. Fare tutto ciò “a gratis”.

Etc. Etc.

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ASSICURAZIONI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 gennaio, 2017 @ 6:19 pm

Detto altrimenti: due pesi, tre misure …. (post 2607).

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Consigliere regionale incidentato nell’esercizio delle sue funzioni

E’ di questi giorni sulla stampa locale: i Consiglieri Regionali sono assicurati in caso di morte e infortuni anche nel caso che l’evento sia avvenuto durante una sciata sulle piste innevate. Costo dell’assicurazione, €750,00 all’anno, per €500,00 a carico della Regione (!?). Insorgono i Giudici di Pace: non è giusto, noi non siamo assicurati nemmeno per incidenti avvenuti per causa di servizio! Ed ecco l’assurdo: la “giustizia” sarebbe ripristinata se anche questi ultimi avessero lo stesso benefit, non se la copertura assicurativa riguardasse – per tutti – solo gli incidenti avvenuti per causa di servizio.

(Replica l’Assessore regionale: “Senza entrare nel merito (ecco il punto! N.d.r.) … spetta allo Stato la gestione dei Giudici di Pace …”. Mentre alcuni cittadini gridano all’ennesimo privilegio scandalo)

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Ma anche così i conti non tornano. Infatti i poliziotti artificieri che vanno a disinnescare ordigni e che talvolta ci lasciano una mano ed un occhio (caso recentissimo a Firenze, per il disinnesco di una bomba posta davanti alla sede di un circolo politico), ecco, questi poliziotti  NON sono assicurati!

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Ma andiamo oltre. Chi opera nel settore delle opere pubbliche è obbligato dalla legge ad assicurarsi – a proprie spese – non per incidenti o morte, ma per la responsabilità civile che potrebbe insorgere nei confronti della Pubblica Amministrazione, la quale vuole in tal modo essere certa di potere incassare il dovuto risarcimento. Lo so, si tratta di una assicurazione di tipo diverso dalle precedenti, ma già che c’eravamo, mi tolgo un sassolino dalla scarpa. Vengo al dunque. Tu sei amministratore di una SpA pubblica per sette anni e per sette anni paghi di tasca tua la prevista assicurazione. Ben oltre la fine del tuo mandato, ad esempio dopo ulteriori tre anni, la Corte dei Conti ti contesta di avere procurato un danno. L’assicurazione ti copre solo se tu, alla scadenza dei sette anni di cui sopra, hai stipulato la cosiddetta polizza postuma: infatti l’evento coperto dalla assicurazione non è il tuo operato, ma la denuncia della Corte dei Conti, la quale ti può perseguire fino a dieci anni dalla cessazione del tuo incarico. Allora tu – se sei bene informato e ti ricordi di farlo – ti rivolgi alla tua compagnia di assicurazione e chiedi la stipula di una polizza postuma per dieci anni. Ma loro te la fanno solo per cinque. Morale: per i secondi cinque anni dalla cessazione dell’incarico tu stesso e la PA siete scoperti, nel senso che in caso di danno tu sei semplicemente rovinato (ti possono portar via la casa dove abiti) e comunque la PA non sarebbe risarcita del danno subito. Un suggerimento per i miei ex colleghi amministratori (anche) di SpA pubbliche: costituite tutti i vostri beni in “patrimonio familiare”, non aggredibile in casi simili.

Banchieri. E quelli che hanno provocato danni alle banche? Erano assicurati, oppure chi ha dato ha dato ha dato, chi ha auto ha auto auto, scurdammune ‘o passato simme napule paisà?

Cosa vi avevo detto? Assicurazioni? Due pesi, tre misure … anzi quattro!

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IMMIGRATI: VIEW POINTS

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 gennaio, 2017 @ 9:15 am

download (3)Detto altrimenti: punti di vista       (post 2606)

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Il mi’ babbo, toscanaccio doc di quelli maledetti da Curzio Malaparte, vedendo una signora entrare in chiesa con la minigonna ed il velo in testa, disse: “La donna onesta, si scopre il culo per coprirsi la testa”. Perdonate quel “culo”, ma quando si tratta di Toscani ci sta. Il senso di questa affermazione? Che la morale non si misura dal velo sulla testa o meno, e che un velo sia esso cristiano o arabo non può sostituire un comportamento civilmente e moralmente corretto.

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Qualcuno potrebbe dire (o ha detto):  “Gli immigrati devono adattarsi. Prendere o lasciare, siamo stanchi che questa nostra nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e di donne che hanno ricercato la libertà. La nostra lingua ufficiale è l’ ….., non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua. La maggior parte dei nostri concittadini crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiane questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altra parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perchè Dio fa parte della nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi chiediamo è di accettare le nostre e di vivere in armonia pacificamente con noi. Questo è il nostro paese, la nostra terra, il nostro stile di vita. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, di prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane e il nostro stile di vita, allor vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà: il diritto ad andarvene. Se non siete felici qui, allora partite. Non vi abbiamo forzato a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che vi ha accettato”.

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Ci sono immigrati e immigrati. Massimo Troisi, il compianto attore, in una scenetta che lo vedeva autostoppista caricato in auto da un uomo del nord, alla domanda “Sei un emigrato?” rispondeva: “Qua’ emigrato, io viaggio … uno non può viaggiare che subito ti dicono emigrato …”..

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Ecco, e allora proviamo a distinguere le varie categorie di immigrati:

  1. quelli che in patria non sono valorizzati: sono i nostri cervelli che vanno all’estero. Non voglio occuparmene in questa sede;
  2. quelli che cercano migliori opportunità di lavoro, come dipendenti o come imprenditori, idem come sopra;
  3. quelli che cercano lavoro, senza necessariamente provenire da situazioni di fame, guerra etc., idem come sopra;
  4. quelli che fuggono dalla fame, dalle guerre, dalle persecuzioni: ecco, voglio parlare di questi.

Questi ultimi provengono da paesi del sud del mondo, paesi che noi del nord occidentale del pianeta per secoli abbiamo conquistato per “insegnare loro la nostra civiltà” (o per depredarli delle loro ricchezze? N.d.r.).

Si leggano i libri:

  • download (4)“Il predominio dell’occidente – Tecnologia, ambiente, imperialismo” (Ed. Il Mulino) del professore canadese docente degli USA Daniel R. Headrick, ovvero la conquista del resto del mondo” da parte del (nostro) nord est del mondo. Ora, provate a prendere il discorso di quel tale e – con le modifiche del caso – a metterlo in bocca alle popolazioni “beneficiate” dalla nostra politica coloniale;
  • “La democrazia – Storia di un’ideologia” di Luciano Canfora, Ed. Laterza;
  • “Esportare la libertà – Il mito che ha fallito” di Luciano Canfora, Ed. Mondadori.

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Leggete che poi ne riparliamo. Grazie per la vostra pazienza di lettrici e lettori di questo blogger controcorrente, che vi riporta storie “dette altrimenti” …

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AGIRE BASSO E PARLARE ALTO (POLITICAMENTE)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 gennaio, 2017 @ 12:34 pm

Detto altrimenti: padre Zappata, predica bene e razzola male (intorno ad un dibattito politico locale   (post 2605)

(Avvisiamo le lettrici ed i lettori che questo post  è riservato ad un pubblico adulto)

Da parte di una certa politica nostrana, di fatto si è “agito basso”, ovvero:

  • Ci si è mossi sul piano del potere e si è travolto il piano della democrazia;
  • si è ostacolato chi – dopo avere vinto in Assemblea – aveva raddoppiato gli iscritti e azzerato il debito del partito;
  • si è creato – prima – un partito nel partito ed si vuole creare – ora – una federazione di partiti fra ciò che resta del prprio partito originario ed uno ben più grande, per poi diventare il leader della federazione;
  • si parla di nuovi e leader ma li si uccide nella culla;
  • si parla di Autonomia ma si nega quella del pensiero di ognuno;
  • si lamenta l’assenza di un “nuovo” profeta! (Quel “nuovo” sottintende un’idea: “nuovo” ovvero “altro, successivo” rispetto a chi parla …  che profeta lui sì che sarebbe stato, è, e lo sarebbe in eterno e in esclusiva! N.d.r.).

Di fronte a chi ha formulato questa analisi critica, quella stessa politica elude il confronto e replica con risposte che “parlano alto”, ovvero si evidenzia la necessità di

  • “interpretare alla luce di una visione valoriale una domanda politica sempre più frammentata e individualizzata …”;
  • “dare corpo ad un’autentica capacità di rappresentanza di persone, mondi e associazioni …”;
  • “fare emergere nuove leadership …”;
  • “rilanciare il valore dell’Autonomia …”;
  • “vedere all’orizzonte un nuovo profeta ….”.(n.d.r.: l’aggettivo “nuovo” lascia intendere che nella mente di chi parla ve ne sa già uno, il vecchio-attuale- perenne!)

E’ un po’ come se uno che si vanta di essere un ottimo sciatore, invitato ad un confronto dicesse: “Si, bene: tu scendi pure lungo la pista nera della Paganella. Io vado a giocare una partita di tennis. Vedremo chi dei due è più bravo!”

Io provengo dal mondo delle Spa. Ho sempre lavorato in posizioni apicali. Il mio primo obiettivo è stato quello di far crescere sotto di me una successione in grado di far progredire la SpA anche per il “dopo di me” e con persone nuove. E’ stato ed è anche un fatto generazionale. Posso capire quanto possa essere difficile accettare questa “idea di novità” da parte di chi è stato un “capo” per decine di anni, un “capo” erede di una cultura di comando basata su spazi finanziari, politici e quindi di idee. Oggi gli spazi finanziari non ci sono più. Quelli politici si sono ristretti per il nascere di nuove componenti. Restano gli spazi per le idee, ma – in assenza del supporto degli altri due spazi – questi “terzi” spazi devono essere tali per le idee di tutti, non solo per quelle di una persona. Idee di tutti che si esprimono con il voto di Assemblee, voto che non può essere superato da successive delibere di organi inferiori.

downloadInoltre, nella mia vita di lavoro tutti i miei capi – di ogni estrazione: pubblica, privata, di grandi e piccole imprese, italiani e stranieri – mi hanno insegnato a valutare una persona dai risultati: e allora, come valutare chi ha raddoppiato il numero degli iscritti? E come chi li ha dimezzati con il suo “agire basso e parlare alto”?

Infine, un gruppo sportivo, culturale, politico, etc. è “tenuto insieme” dal simbolo nel  quale ognuno si riconosce, simbolo che è una comproprietà di tutti e come tale è fattore di unione. Ma se taluno, fosse anche il suo ideatore, vuole farlo diventare sua proprietà privata, il simbolo diventa fattore di disunione e di guerra (così: Gustavo Zagrebelsky, “Simboli al potere – Politica, fiducia, speranza” 2012, Giulio Einaudi Ed.)

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Si dice: guai alla disaffezione della gente dalla politica! Ma io mi chiedo: siamo proprio sicuri che al contrario certe oligarchie non la desiderino questa disaffezione? Un libro per tutti: “La maschera democratica dell’oligarchia” di Canfora-Zagrebelsky (Ed. Laterza) nel quale si evidenzia come “le oligarchie sono indifferenti all’esito del voto popolare … le oligarchie hanno bisogno della forma democratica sebbene cerchino di svuotarne il senso dall’interno”. Un esempio storico di oligarchia mascherata da democrazia è rappresentato dalla cosiddetta Repubblica Ateniese (di fatto un principato-potenza coloniale): 250.000 persone, 30.000 cittadini, 5000 partecipanti alle Assemblee, 10 iscritti a parlare, uno a decidere: il Princeps Pericle (insieme al suo sottoposto, capo delle OO.PP. Arch. Fidia). Ma questa è un’altra storia …

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