FINANZA ED ECONOMIA MISTA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Aprile, 2026 @ 7:15 am(mia lettera odierna inviata al Direttore de ilT quotidiano trentino)
Egregio Direttore,
mi riferisco all’Editoriale “La partita del debito pubblico” a firma del Professor Andrea Fracasso alle pagine 1 e 3 del Suo giornale del 21 Aprile. Fracasso fa seguire ad una attenta e approfondita panoramica della situazione internazionale le sue considerazioni sulle caratteristiche negative del nostro paese (“debito elevato, crescita limitata, decremento demografico, crescenti spese militari, mix energetico sfavorevole”), conclude con la considerazione che non sembrano essere state trovate risorse sufficienti alla copertura di detti fabbisogni e che pertanto occorre una cooperazione politica ed economica a livello internazionale.
Al riguardo – stante la politica “disculturale” MAGA – a maggior ragione individuo nella dimensione Europea l’ambito internazionale citato da Fracasso, ovvero nella necessità di creare una UE Politica. Tuttavia, in tale attesa, l’Italia potrebbe sin d’ora trasformare in opportunità un elemento apparentemente negativo – la propria ridotta dimensione finanziaria rispetto a quella dell’estero – con particolare riguardo alla dimensione della finanza privata e provare ad attrarre volontariamente la finanza privata italiana ma soprattutto la ricca finanza privata estera verso il nostro settore pubblico. Ciò, attraverso l’emissione di Titoli Irredimibili Rendita “non di debito in quanto espressamente escludenti il diritto al riscatto unilaterale”, non “riservati agli Italiani” bensì aperti a tutti! Queste emissioni potrebbero contemporaneamente ridurre il debito pubblico e aumentare la liquidità del Tesoro. Il maggior flusso di cassa in uscita a fronte di maggiori interessi sarebbe più che compensato dalla mancata restituzione in linea capitale. La decrescita del debito pubblico avrebbe effetti positivi sui rating del paese e sullo spread. Ove poi – in tempo migliori – il Tesoro volesse ridurre la massa in circolazione di tali titoli, potrebbe sempre presentarsi come loro acquirente alla Borsa Valori, magari attraverso una apposita società finanziaria.
La diminuzione del debito pubblico potrebbe consentire al Paese di emettere anche ulteriori titoli di debito, purchè il ricavato dalle nuove emissioni di titoli (Rendita e Debito) fosse poi equamente destinato ai bisogni primari della collettività e ad investimenti produttivi meglio se misti pubblico-privati, attraverso il passaggio da sistemi finanziari centrali a sistemi economici locali. A quest’ultimo riguardo, a livello locale nazionale, si potrebbero in parallelo emettere titoli di debito locali convertibili in azioni delle SpA di scopo: BOC, BOP, BOR – Buoni Ordinari Comunali, Provinciali, Regionali ex art 35 della L. 724 del23.12.94. In questo senso la finanza sarebbe “mista” sotto diversi aspetti: estera/italiana; centrale/periferica; pubblica/privata; finanziaria/economica.
Riccardo Lucatti, Italia Viva Trento – Già a capo della Finanza Italia della STET Torino/Roma, la finanziaria del gruppo IRI per le comunicazioni e l’elettronica civile e militare.
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339/2026 – LA “QUESTIONE” PALESTINESE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Aprile, 2026 @ 11:00 am
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Ne parlavo ieri separatamente con due conoscenti, persone con una lunga esperienza di vita e di lavoro. Mi ha sorpreso il limitato grado della loro conoscenza del problema, assai inferiore al minimo che mi sarei aspettato. Ecco il loro modo di intervenire in materia:
Conoscente A: “Io … gli Ebrei, fino a qualche tempo fa mi sarei inginocchiato per quanto è stato loro inflitto dal nazismo … ma ora …” Ho quanto meno replicato che ebraismo e sionismo sono due cose molto diverse.
Conoscente B: “ La materia è molto complessa …”
Per fortuna entrambi sono contro la (dis)cultura MAGA:
A tutti mi permetto di suggerire la lettura del libretto qui a fianco.
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Il 15 APRILE IN VISTA DEL 25 APRILE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Aprile, 2026 @ 3:58 pm“il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclama l’insurrezione generale, ordinando ai partigiani di attaccare i presidi nazifascisti prima dell’arrivo degli Alleati. Questa data simboleggia la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, la fine dell’occupazione tedesca e la caduta del regime fascista.”
Noi, qui, a Trento, nella Sala Falconetto del Palazzo Geremia, ieri 15 Aprile ad ore 17,30:
Alfonso Masi, lettore; Luciano Maino (fisarmonica e voce):
lettura di molte poesie “sul” 25 Aprile e anche di alcune “nel” 25 ovvero, scritte “durante” ìl pre-25 Aprile.
Pregevoli anche gli intervalli canori e musicali.
Resistenza, soprattutto come incubatrice della nostra splendida Costituzione, nata dal confronto di tutte le aree politiche e non dalla imposizione di una parte sulle altre.
Mi sono intrattenuto brevemente con Alfonso e Luciano. Ho anche scambiato qualche parola con il Presidente ANPI, sollecitandogli il ricordo di un mio concittadino, “Bisagno” nome di battaglia del capo partigiano genovese ALDO GASTALDI (foto), comandante della Divisone Cichero, morto a Desenzano sul Garda una circostanza particolare, dopo avere garantito il rientro da Genova Riva del Garda Alpini trentini che avevano combattuto al suo fianco.
A Genova è stato intitolato a lui Viale Gastaldi, sul quale si affaccia l’allora casa fascista delle torture, la famigerata “Casa dello Studente” .
Da internet:
“Aldo Gastaldi morì il 21 maggio 1945 per un banale incidente avvenuto nei pressi di DESENZANO lungo la strada che costeggia il lago di Garda: di ritorno da RIVA DEL GARDA, ove aveva voluto accompagnare alle loro case alcuni ALPINI DEL BATTAGLIONE VESTONE passati nelle file della Resistenza, Bisagno, per una brusca e improvvisa manovra dell’autista, cadde dal tetto della cabina del camion su cui era salito, finendo per essere mortalmente travolto dalle ruote del veicolo. Una morte assurda e beffarda per chi, nei venti mesi di lotta partigiana, aveva sfidato mille volte il pericolo, dando prova di un coraggio e una tempra morale fuori dal comune. Una morte la cui dinamica è attestata dalle indagini dei carabinieri di Desenzano e dalla testimonianza, depositata nell’Archivio dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea, del partigiano che gli era accanto al momento della tragedia, insieme ad altre dichiarazioni coeve e relative a quell’incidente”.
F.to da me, genovese residente a Trento da 40 anni, Sottotenente di complemento (1969-1970) e molti anni dopo il congedo promosso Tenente della Brigata Alpina Tridentina
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“ARCO: SERVE UN TRASPORTO PUBBLICO COLLETTIVO”
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Aprile, 2026 @ 1:01 pmMi riferisco all’intervista alla Sindaco di Arco Sig.a ARIANNA FIORIO a pag. 28 de ilT di Mercoledì 15 aprile 2026, la quale lamenta la mancanza di una programmazione completa circa il problema della mobilità e della sosta nel suo Comune e nell’Alto Garda in genere, aggravato dalla futura apertura della nuova galleria al Passo S. Giovanni. La Sindaco fa anche riferimento alla mancata auspicata riattivazione della ferrovia Riva-Arco- Valle dell’Adige.
Premetto che condivido in toto le sue preoccupazioni e – confesso – che mi è sfuggita la profonda e dettagliata analisi preliminare che la Provincia ha sicuramente effettuato in materia, prima di decidere per nuova galleria stradale anziché per la riattivazione della citata ferrovia; così come mi è sfuggito l’accurato studio su come la nuova opera stradale inciderà sull’ambiente e sulla mobilità dell’Alto Garda. Confessate queste mie “colpevoli” carenze, si spiega come io rimpianga di avere visto pubblicate
- a pagina 4 dal citato quotidiano del data 5 Marzo 2026, la mia lettera sulla “Opportunità di realizzare una rete provinciale per treni a scartamento ridotto”;
- a pagina 5 dell’edizione dell’8 Aprile 2026 la mia lettera “L’Autonomia della Provincia verso un modello decentrato”;
- a pagina 5 dell’edizione del 15 Aprile, la mia lettera “Il futuro turistico del Trentino e un nuovo progetto da pensare.
Con un minimo di pazienza, si possono ritrovare questi miei “colpevoli” interventi nelle citate edizioni del quotidiano ilT e nel mio profilo Fb e (quasi tutti) anche nel mio www.trentoblog.it/riccardolucatti.
Riccardo Lucatti, Italia Viva Trentino – SiTrento
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MUSICA!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Aprile, 2026 @ 8:55 amIeri sera, Accademia delle Muse, Trento, recital pianistico di Stefano Vinsintainer, professore al Conservatorio Bonporti di Trento.
Stefano, esecutore e compositore eccezionale, Persona con la P maiuscola anche per la grande semplicità e disponibilità a rapportarsi con noi fruitori della sua arte, Persona che ha mostrato di apprezzare l’ambiente “da camera” che richiamava i luoghi nei quali veniva eseguita la musica del tempo, come pure il numero dei presenti – una trentina – numero che ha giudicato molto positivamente, nella bella ed accogliente casa della nostra Presidente Cristina.
Esecuzione perfetta, ed inoltre un suo brano, Il respiro dell’Atlantico.
Grazie Stefano, grazie Cristina!







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DON FARINA, DON MARCELLO FARINA, MATRCELLO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Aprile, 2026 @ 9:06 am
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UN FUTURO PROGETTUALE TERRITORIALE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Aprile, 2026 @ 1:48 pmSulla necessità di trasformare la nostra Autonomia in una Autonomia Progettuale, mi rifaccio ai miei numerosi recenti miei interventi sul ilT che in parte qui riprendo, mirati tutti a sollecitare lo sviluppo di una progettualità territoriale autonoma, ad ogni livello. Mi riferisco poi a quanto affermato dall’ex Presidente della Provincia Lorenzo Dellai nell’intervista su ilT del 2 aprile e all’opinione dall’ex sindaco di Aldeno Nicola Fioretti sull’edizione del 4 aprile dello stesso quotidiano in merito alla funzione (a mio avviso strategica, cioè indispensabile e insostituibile) di una progettualità territoriale e nuova rispetto al passato. Su detta materia, noi di Italia Viva da anni insistiamo in analoga direzione affrontando il problema – fra i tanti – da due punti di partenza diversi ma assolutamente concreti e convergenti: 1) la necessità di riformare il Rapporto di Autonomia fra la Provincia e i Comuni; 2) l’opportunità di trasformare un Progetto Locale (un caso per tutti: la nuova cabinovia Trento-Monte Bondone) in un Progetto Interregionale, il che comporta la necessità di inserire nel progetto di riforma dell’Autonomia di cui al precedente n, 1 anche il soggetto Regione. Siamo ben lontani, quindi, dalla riduzione dell’Ente Regione a terreno di spartizione di un potere politico avulso di contenuti.
Sul primo punto, quello “comunale”, occorre riunire in capo allo stesso soggetto il potere (e la disponibilità finanziaria, oggi soprattutto in capo alla Provincia) alla responsabilità (della gestione e dei risultati, oggi troppo spesso ricadente in capo ai Comuni) in particolar modo in presenza di una Provincia che ha chiuso il bilancio annuale con un forte avanzo finanziario. Occorre infatti passare dalla politica comunale che prende le mosse dalle coperture finanziarie (con quello che riceve dalla Provincia, quante sono le esigenze il Comune riesca a soddisfare) a quella che inizia dai fabbisogni (a fronte di tutte le esigenze del Comune, quante risorse – tramite la Provincia – competano al Comune): infatti, se Cristo si è fermato ad Eboli, l’Autonomia non può fermarsi il Provincia! Ciò vale soprattutto per Trento, il Comune Capoluogo il quale, a parte la concentrazione di iniziative e istituzioni fondamentali per l’intera provincia, di giorno raddoppia il numero di presenze per l’ingresso dei lavoratori pendolari. Vi sono poi Comuni capoluogo delle Comunità di Valle, (fra i quali cito quello che detiene il primato provinciale di presenze turistiche: Riva del Garda): questi Comuni hanno necessità particolari di gestione e di accoglienza che altri Comuni non hanno, quale, ad esempio, la fornitura di alloggi accessibili per i molti lavoratori pendolari indispensabili alla stagione agricola o turistica. Infine, per i Comuni minori occorre passare dalla “politica con il cappello in mano” a quella di uffici provinciali tecnici strumentali rispetto alle iniziative progettuali nate nella periferia dell’attuale potere centrale provinciale, ovviamente dallo stesso finanziate in funzione anch’essa strumentale e non di governo top-down. Una considerazione di carattere generale: crescita e decrescita sono al contempo causa o effetto rispettivamente di decentramento e accentramento. Semplificando: chi vuole crescere, deve decentrare; chi decentra, cresce. Analogamente, all’opposto, operano accentramento e decrescita.
Sul secondo punto, quello “interregionale”, sempre rimanendo sul piano della concretezza che contraddistingue il nostro modo di “essere nella Politica”, da anni stiamo suggerendo l’idea che la nuova cabinovia Trento-Monte Bondone sia la prima pietra di un nuovo prodotto turistico/economico, il Trentino Bike Safari, in analogia a quanto attuato da anni in Austria con il Tirol Bike Safari, progetto che ha messo in rete 750 km di ciclo discese, attirando masse di ciclo turisti e ciclo escursionisti anche nelle due Stagioni Belle, cioè in Primavera e Autunno. Il Progetto Trentino dovrebbe quindi allacciarsi ad un analogo Progetto Alto Atesino, dando vita al Trentino Alto Adige Bike Safari io quale si dovrebbe collegare all’esistente Tirol Bike Safari dando vita ad una Euregio Bike Safari! Questo progetto allargato comporta necessariamente l’attivazione dell’Ente Regione, sulla base dell’individuazione di nuove specifiche competenze anche operative soprattutto in ambito relazionale operativo. Anche in questo caso si tratterebbe di “crescita per decentramento” (di un progetto).
So che ci sono ben altri temi sui quali ragionare e che ben più profondo deve essere l’approfondimento delle idee sopra accennate, ma questo nostro modo di concepire, progettare, diffondere e sollecitare una nuova, diversa e concreta progettualità fa anch’esso parte del nostro citato modo di ”essere nella politica” in quanto ci sentiamo soggetti attivi per la realizzazione del Bene Comune che, secondo la definizione di Don Lorenzo Guetti, è quello “alla cui realizzazione tutti hanno contribuito personalmente sin dall’inizio”. Questo nuovo modo di sviluppare singoli progetti può essere attuato immediatamente e costituire la base sulla quale riformare i Rapporti di Autonomia fra gli Enti Pubblici Territoriali interessati: prima (del tutto legittimamente) di fatto e dopo legislativamente anche sotto il profilo formale. Queste mie idee sono un’utopia? Certo, solo che l’utopia è un progetto molto ambizioso semplicemente “non ancora” raggiunto.
Riccardo Lucatti, SiTrento / Responsabile Tavolo di Lavoro Finanza ed Economia mista Italia Viva Trento – 4 Aprile 2026
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“TRENTO AL BIVIO”
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Aprile, 2026 @ 2:42 pm
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SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE IN TRENTINO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Marzo, 2026 @ 7:15 amOttimi medici, ottimi infermieri: buoni ma pochi. Molti se ne vanno in altre regioni o nel settore privato. Pochi gli “immigrati” del settore. Perché? Se quando io ero a capo di una delle mie numerose SpA avessi auto un organico di dirigenti inferiore al necessario i miei azionisti me ne avrebbero chiesto subito ragione. Gestione politica e gestione organizzativa del sistema “non del tutto condivisibili” (per usare un eufemismo.
Disponiamo di ottimi singoli centri specialistici utilizzati anche da pazienti di fuori regione; ci si preoccupa di costruire un grandioso ospedale nuovo (si commettono “incertezze” nei bandi pubblici che ne ritardano la realizzazione); si adotta l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale ma si creano problemi nel sistema di prenotazione CUP-Centro Unico di Prenotazione; si cerca di diminuire l’enorme lunghezza delle liste di attesa con artifici “particolari” quali limitare la validità temporale delle prescrizioni (chi ha bisogno “veramente” di quella visita od esame si farà ben carico di farsi rifare una prescrizione aggiornata!); si spostano gli “attendenti medici” (coloro che le telefoniste hanno inserito in una data certa – sia pure molto lontana – per una visita o di un esame) da quella lista ad una nuova lista: quella deli “attendenti telefonici” cioè quella di chi sarà richiamato dalle centraliniste telefoniche (quando non si sa, e così magari quella prescrizione può scadere!).
In compenso i medici specialisti dipendenti pubblici che per visite private intra moenia incassano una somma maggiore del loro stipendio pubblico, sono quelli che hanno le liste di attesa pubbliche più lunghe.
Se poi il paziente necessita di visite ed esami diversi da effettuarsi presso specialità e/o strutture diverse, piò accadere che, quand’anche abbia avuto fissate le varie date, venga a mancare la necessaria contestualità della raccolta delle risultanze e/o della valutazione complessiva.
Il “bello” (bello si fa per dire) è che queste circostanze non emergono da speciali indagini svolte da ispettori pubblici o da denunce dell’utenza, ma sono “tranquillamente” riportate sulla stampa locale. “Tranquillamente” ecco il dramma! Manca una azione (da parte della politica locale) ed una reazione da parte dell’utenza alla quale “non resta che piangere” o non resta che scrivere come sto facendo io e soprattutto non resterà che votare in un certo modo (diverso) alle prossime elezioni provinciali e politiche.
Riccardo Lucatti, ITALIA VIVA TRENTO, (im)paziente in alcune liste di attesa telefoniche alla “sarà richiamato”.
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LE RIFORME MANCANTI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Marzo, 2026 @ 5:56 amFra le tante necessarie ne indico alcune.
1 – A livello nazionale, giustizia.
Giustizia: il governo ci diceva che la separazione delle carriere era “la riforma della giustizia”. A mio avviso era un approccio parziale sbagliato non approvato, così come sarebbe stato un approccio parziale sbagliato anche se fosse Stato approvato. In altre parole. L’approvazione o la non approvazione dell’iniziativa governativa non cambia la sostanza (inadatta allo scopo) dell’iniziativa.
Adesso da componenti di una delle componenti della coalizione governativa sento dire che “la riforma della giustizia è molto più complessa: un tassello è stato stoppato, ma ciò non toglie che il governo proceda con gli altri interventi necessari: un modo per “salvarsi in angolo”. In ogni caso mi auguro che i primi degli ulteriori tasselli siano la riduzione della durata dei processi; il completamento degli organici; la dotazione di sistemi SW e HW.
Mi restano due pesanti dubbi: le intercettazioni potranno ritornare nella disponibilità dei magistrati o purtroppo resteranno in quella dei generali delle forze armate? La Polizia Giudiziaria, resterà giustamente nella disponibilità dei magistrati o purtroppo passerà in quella delle predette forze armate?
2 – A livello locale, sanità.
Sanità pubblica, ovvero la necessaria riduzione delle liste di attesa. Non sono condivisibili gli attuali parziali interventi di facciata, quale quello della limitata durata delle prescrizioni che oltre tot mesi “scadono” per vedere se il paziente ha “veramente” bisogno della cura; al pari di quella di non fissare la visita richiesta dicendo al paziente che “sarà richiamato” (quando?); ugualmente, quella di passare – senza avvertire i pazienti – dal sistema della conferme e/o richiamate telefoniche a quella dell’attivazione delle prenotazioni attraverso avanzati sistemi computerizzati il cui utilizzo non è alla portata di tutti, soprattutto delle sempre più numerose persone sempre più anziane.
3 – A livello locale, autonomia (ilT, 25 marzo 2026, pag.6)
“Leggo a pagina 19 del “mio” quotidiano ilT del 18 marzo: “Comuni trentini in forte sofferenza:” denuncia avanzata dal Presidente delle Autonomie Locali, Michele Cereghini; dibattito concluso da Francesco Valduga.
Si parla di tutti i comuni trentini, infatti “non esistono quelli di seria A e quelli di serie B … tutti sono carenti di personale e di adeguati modelli organizzativi … una fragilità che di manifesta soprattutto nei Comuni di piccole dimensioni”, cioè, aggiungo io, nel 90% dei casi, compresi “60 Comuni in difficoltà finanziaria”.
Per superare questa situazione, a mio avviso occorre riformare il Rapporto di Autonomia Provincia-Comuni, unendo il potere (e la disponibilità finanziaria) alla responsabilità (della gestione e dei risultati) soprattutto in presenza di una Provincia che ha chiuso il bilancio annuale con un forte avanzo finanziario.
Occorre infatti passare dalla politica che prende le mosse dalle coperture finanziarie (con quello che riceve dalla Provincia vediamo quante esigenze il Comune riesce a soddisfare) a quella che inizia dai fabbisogni (a fronte di tutte le esigenze del Comune, quanto la Provincia gli deve dare).
Che poi è impreciso dire che la Provincia “debba dare”, bensì è meglio riformare il ragionamento e dire: a fronte del totale incassato dalla Provincia, la quota che spetta al Comune è quella necessaria al soddisfacimento di tutte le sue esigenze.
Infine, se la “divisione in classi” dei Comuni non è in linea di principio condivisibile, tuttavia è indiscutibile che alcuni Comuni siano “diversi” dagli altri: cito innanzi tutto Trento, il Comune Capoluogo il quale, a parte la concentrazione di iniziative e istituzioni fondamentali per l’intera provincia, di notte ha 120.000 abitanti e di giorno ne raddoppia il numero per l’ingresso dei lavoratori pendolari. Vi sono poi Comuni capoluogo delle Comunità di Valle, (fra i quali citto quello che detiene il primato provinciale di presenze turistiche: Riva del Garda): questi Comuni hanno necessità particolari di gestione e di accoglienza che altri Comuni non hanno, quale, ad esempio, la fornitura di alloggi accessibili per i molti lavoratori pendolari indispensabili alla stagione agricola o turistica.
Riccardo Lucatti – Italia Via Trento”.
Riccardo Lucatti, ITALIA VIVA TRENTINO
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