GRAECIA CAPTA FERUM VICTOREM CEPIT

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Novembre, 2019 @ 3:04 pm

Detto altrimenti: La Grecia, conquistata (dai Romani), conquistò il selvaggio vincitore ( gli antichi Romani e noi stessi, oggi! N.d.r.) (Orazio, Epistole, II, 1, 156)    (post 3693)

Per dire come la cultura greca pervase di se’ il mondo romano, a cominciare dalla filosofia. E ancora oggi volendo e sapendo osservare le cose, ciò è testimoniato ogni giorno, anche riguardo alla nostra cultura. Nel senso, il pensiero moderno è frutto del pensiero greco, una palestra insostituibile alla quale dobbiamo molto. Ora vi racconto. Questa mattina alle ore 10,00 nella sala Multilingue della Biblioteca di Trento si è riunito il Gruppo di lettura dei Classici della prof senza puntino Maria Lia Guardini e abbiamo discusso …

… della prima testimonianza di un processo pubblico, quello descritto nel canto XVII dell’ Iliade (Lo scudo di Achille): quando l’aedo dice che “nel mezzo ci sono due talenti d’oro”  non allude ai lingotti, bensì ai due piatti della bilancia, la quale rappresenta la giustizia, chiamati con lo stesso nome “talenta”).

… del mito, che racconta una verità flessibile, esposta verbalmente dagli aedi secondo l’enfasi gradita al potente di turno (nonostante che oggi gli aedi si siano trasformati nei   moderni mezzi di comunicazione, resta il fatto che possono essere influenzati dal potente di turno. Vedete l’attualità del mondo classico?)

… della trilogia Agamennone – Oreste – Eumenidi di Eschilo, ed in particolare delle Eumenidi: Agamennone parte per guerra di Troia, gli dei gli impongono di sacrificare la figlia Efigenia. Lui la uccide, al suo rientro la moglie si vendica, ma a sua volta … etc. Martedì 19 novembre, Teatro Sociale di Trento, Orestea.

Eschilo (458 a. C.): utilizza il mito per giustificare il presente, mistifica il presente. Gli umani agiscono irresponsabilmente, perché sono mossi dagli dei: gli dei, Deus vult, Got mit uns , “ci ha aiutato la Madonna Santissima Immacolata”. Egli trasforma le feroci Erinni nelle accondiscendenti Eumenidi (la donna? Che la tasa, che la piasa che la staga in casa). Le feroci Erinni, frutto della cultura matriarcale cretese. Le Eumenidi, sottomesse alla cultura patriarcale di origine indoeuropea, dove comanda Zeus. L’omicida Oreste è difeso dall’avvocato Apollo! La legge è di origine ed emanazione divina.

Oggi: la “divinizzazione” di un leader (troppo) carismatico è diventata per alcuni il mito-obiettivo in cui credere, al quale obbedire, per il quale combattere.

(In questo intervallo, i Sofisti e soprattutto Platone per il quale “gli Dei hanno sempre ragione!”

Euripide (430 a. C.): attualizza il mito e lo utilizza per creare una doppia prospettiva: passato e presente si confrontano. Gli umani sono responsabili individualmente delle proprie azioni. La legge è fatta dagli uomini. I suoi personaggi si rendono ben conto del passato.

Evoluzione del pensiero. Vedete bene come in così pochi anni il pensiero si sia molto evoluto, e come di questa pluralità di pensiero anche oggi si trovi traccia presso la politica e le guerre.

Un mio modesto contributo personale da leguleio qual sono: i diversi tipi di legge: divina, religiosa, morale, naturale, umana. Il Filosofo del Diritto Hans Kelsen mette in guardia contro ogni diritto che non sia espressione diretta dell’uomo. Ma questa è un’altra storia.

Prossimo appuntamento: martedì 26 novembre 2019 ore 10,00 stessa sala. All’ordine del giorno la tragedia Oreste di Euripide. Così chiudiamo il cerchio.

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CLONAZIONE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Novembre, 2019 @ 7:29 am

Detto altrimenti: di una carta di credito   (post 3692)

SCRIVO QUESTO POST NELL’INTENTO CHE POSSA ESSERE UTILE A TANTE POSSIBILI VITTIME DI TRUFFE VIA WEB

Si vuole eliminare l’utilizzo del denaro contante per passare quasi esclusivamente alla moneta elettronica. Mi chiedo: in parallelo, i sistemi di sicurezza sarranno rinforzati? Nel frattempo a me è successo quanto segue:

Mercoledì 6 novembre 2019 – Verso le ore 10,20  dalla mia banca ricevo una mail (che non si puo’ stampare): mi chiedono di avviare la procedura per il mio riconoscimento perche’ ci sono in corso tentativi di possibile truffa su molte loro carte di credito, compresa la mia ” … soprattutto se non ho fatto recentemente viaggi all’estero”. Avvio la procedura – fornisco solo dati anagrafici (nome, cognome, comune e provincia di riferimento, numero di telefono celllulare, indirizzo e-mail) – e apprendo che sono stato riconosciuto. Alle ore 10,53 la banca con un SMS mi avvisa che la mia carta e’ stata bloccata. Viene indicato il numero di telefono del servizio clienti +39 045 8064665 . Chiamo ma non rispondono. Via home banking controllo il mio estratto conto: non risulta alcun indebito prelievo.

Giovedì 7 novembre 2019 – Ore 08,50 vado in banca. L’addetto vede che la carta è stata bloccata il 6.11 (ieri). Solo la banca può bloccarla e il sospetto alla banca è sorto già dal 28 ottobre (v. loro lettera citata qui avanti). La banca vede che  c’e’ una spesa prenotata di €635,75 per criptocurrency. Dichiaro subito che non e’ mia. La banca aveva visto giusto: c’erano tanti tentativi – il mio fra quelli risuciti – di furto. Nel frattempo io non ho ricevuto il consueto sms di avviso di utlizzo della carta per quella somma, come invece avviene di consueto. L’addetto mi dice che occorre attendere che ci sia l’addebito in conto il 5 dicembre. Poi mi chiamerà, mi dira’ di sporgere denuncia ai Carabinieri e su questa base si attivera’ la procedura assicurativa per il rimborso. Lo stesso giorno 7/11 ricevo per posta una busta con lettera della banca datata 28.10 che preavvisa  che “abbiamo individuato un accesso non autorizzato ad alcuni dati relativi a nostri clienti tra cui i suoi … di carattere esclusivamente anagrafico … nome,  cognome, comune e provincia di riferimento, numero telefonico e cellulare, indirizzo e-mail”.

Lunedì 11 novembre da casa via home banking riscontro un addebito sul mio conto corrente in data venerdì 8 novembre di €635,82 causale “altro”. Ore 09,30 Vado in banca. Mi spiegano che poiché dopo un utilizzo la carta è stata bloccata, la somma “prenotata” viene subito addebitata alla banca e dalla banca a me.  Devo sporgere denuncia ai Carabinieri. Su questa base potrò poi sporgere denuncia all’assicurazione via telefono. Un addetto della banca mi assisterà. Mi si dice che in due giorni la banca mi accrediterà l’importo “salvo buon fine”, cioè la somma non mi sarà più reclamata dalla banca se poi l’assicurazione avrà rimborsato il furto. Ore 14,00, vado in caserma CC e sporgo denuncia ai carabinieri. Nell’attesa altre persone derubate come me mi dicono che “la denuncia all’asssicurazione va fatta tassativamente entro sette giorni”. Copia della denuncia mi viene consegnata alle 16.30.

Martedì 12 novembre, ore 11,30, vado in banca, mostro la denuncia, il Vicedirettore telefona col mio cell. al servizio clienti che trasforma il blocco temporaneo della carta in blocco definitivo. Mi dicono che il 6.11 non mi avevano chiesto alun dato. Mi avvisano che entro il 19/20 novembre riceverò una e-mail con i documenti da compilare per la richiesta di rimborso. e che bene sarebbe se la mia denuncia contenesse la dichiarazione di non avere mai fornito i dati ddella carta. La banca si rende disponibile ad assistermi nella compilazione e mi informa che dopo altri 2 gg mi accrediteranno l’importo SBF, ovvero salvo il buon fine (della pratica di rimborso assicurativo).

Mercoledì 13 novembre. 06,00 ricevo dalla banca un SMS con il quale mi avvisano che la nuova carta di credito che mi sarà inviata sarà utilizzabile con l’apposizione di un codice PIN e non più della firma.

Domani inoltre l’invio di una mia lettera alla Direzione Generale della banca in risposta alla loro del 28 ottobre 2019 con la quale mi avvisavano che già prima di quella data erano stati inddebitamente sottratti dai loro archivi i miei dati anagrafici.

Morale: esiste una sorta di ingegneria (criminale) sociale che ci studia e si organizza scientificamente per derubarci. Cosa si impara da questa esperienza? 1) non fornire mai nessun tipo di dato via e-mail; 2) nella denuncia ai CC – meglio alla Polizia Postale – indicare sempre “non ho mai fornito a nesuno i dati della mia carta di credito”; 3) controllare spesso presso la banca anche le “somme in sospeso”, cioè quelle che si riferiscono ad utilizzi della carta di credito non ancora addebitate in conto; 4) ricordarsi che le operazioni Carta di Credito sono tecnicamente “a rischio banca” (stipulatrice) e non nostro (assicurati); 5) la clausola SBF apposta al rinborso pare più una clausola di stile che una riserva effettiva.

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LA POLITICA ZERO BASE BUDGET – 2

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Novembre, 2019 @ 7:25 pm

Detto altrimenti: dell’al-di-qua e dell’aldilà     (post 3691)

Il filosofo greco Platone è stato il primo a individuare le due zone: l’al-di-qua e l’aldilà. In questa direzione si sono mosse anche alcune nuove forze politiche nel senso di definire una linea netta di separazione fra il “prima di loro” e “loro stesse, presente e futuro”, ovvero un quid che a detta loro li ponesse al-di-là del vecchio sistema che stava nell’al-di-qua: una linea che avrebbe segnato l’inizio della “prosecuzione dopo una fine”, ovvero l’inizio del “cambiamento” del tipo di vita politica, economica, sociale.

Tuttavia a me piace evidenziare – in linea teorica, s’intende! – che il cambiamento può essere in due direzioni: in meglio e in peggio. Ma non voglio esprimere – in questa sede – alcun giudizio di valore.

In merito alla citata “linea di separazione” mi permetto invece di sottoporre all’attenzione di chi mi legge una sottolineatura: una uguale separazione non è stata tracciata quanto a metodo di programmazione. Ovvero: totalmente nuovi gli strumenti HW (i partiti) ma sempre uguale è rimasto il SW (il metodo di programmazione). Mi spiego meglio: il “nuovo” ha puntato su alcuni singoli temi specifici quali l’immigrazione, la sicurezza, quota 100, reddito di cittadinnza, etc. ma non si è posto il problema politico per eccellenza cioè la riprogrammazione ex novo secondo la modalità zero base budget (cfr. post precedente) di come investire la totalità delle risorse (non solo quindi quelle “attualmente” disponibili), sulla base dell’ azzeramento delle priorità preesistenti, per definire nuove più aggiornate priorità.

In altre parole: avrei preferito vedere individuata una linea che segnasse la fine dei “diritti acquisiti di alcuni settori/progetti o ad essere finanziati a prescindere”, in favore di una nuova programmazione zero base budget che aggiornasse l’elenco delle priorità.

(foto repubblica.it)

Sono stato spinto a queste considerazioni dal caso Ex-Ilva (di Taranto e non solo di Taranto).

Problema:  spieghi il governo come si possono reperire le risorse necessarie per finanziare il risanamento e/o la riconversione di quel sito senza aumentare il debito pubblico, senza privare i lavoratori del lavoro e del reddito e senza privare il paese della quota di PIL prodotto.

Soluzione (proposta dal vostro blogger): occorre riscrivere l’elenco delle priorità di spesa/investimento secondo la tecnica di gestione aziendale zero base budget.

Commenta Edoardo P.: “Riconvertire l’impianto con i soldi dell’UE … oppure farne uno nuovo come han fatto i Tedeschi a Duisburg”

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LA POLITICA ZERO BASE BUDGET -1

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Novembre, 2019 @ 7:38 am

Detto altrimenti: azzeriamo tutto e ripartiamo da zero          (post 3690)

Intendiamoci, intendo parlare anzi scrivere della Politica con la P maiuscola, non della politica o della partitica, sia ben chiaro. Politica, dal greco teknè politikà, ovvero arte di governare e risolvere i problemi dello Stato. La Politica poi si avvale, quale strumento della propria realizzazione, della politica e/o della partitica, quali strumenti di individuazione democratica della maggioranza decisionale.

Zero base budget, programmazione partendo dalla base zero, overo senza condizionamenti rispetto a eventuali diverse precedenti programmazioni. Una nuova programmazione che tiene conto delle esigenze e delle priorità aggiornate al momento della sua redazione. Si tratta di una efficace tecnica di gestione aziendale.

Lo stesso concetto si applica quando un sistema gestionale SW “fa acqua”. Invece di rappezzarlo con interventi qua e là, se ne realizza in parallelo uno nuovo e quando questo è completato, lo si sostituisce al vecchio.

ACCIAIERIE DI TARANTO. Ricercare le colpe del passato non serve. Oggi sento che esse perderebbero 2 milioni di euro al giorno. Mi chiedo: quanto denaro serve a riconvertirle in acciaierie non inquinanti o in altra attività? Troppo, mi si dice, con i fondi disponibili del bilancio pubblico non ce la si fa. Ma … e se rendessimo disponibili anche i fondi oggi indisponibili?

Quanto mi costi!

Due esempi: le spese dei ministeri, aumentate di oltre dieci miliardi di euro nell’ultimo periodo; le spese per l’acquisto dei cacciabombardieri F35, ognuno dei quali fra acquisto e manutenzione costa oltre 200-250  milioni di euro l’anno. Che poi i ponti delle nostre navi portaerei non sopportano la spinta degli F35 a decollo verticale: ma la Marina e l’Aviazione, si parlano?

Il drone italiano si chiama “Male” (foto Repubblica-L’Espresso)

Dice: la difesa non si tocca.  Dico: e se sostituissimo parte della flotta degli F35 con una flotta di meno costosi droni? Forse avremmo ugualmente validi strumenti di difesa. Ma poi, quelle spese dei ministeri, via … e che ci vuole? Bene ha fatto una forza politica della maggioranza a proporsi quale suo revisore per effettuarne la riduzione.

In 10 anni – con grandi sacrifici – si è mantenuta costante la spesa per gli stipendi pubblici (172 mildi) ma è salita da 86 a 100 miliardi la spesa per acquisti di beni e servizi: è qui che si deve intervenire!

Mi chiedo: che fine ha fatto quella proposta? Qual è oggi la “priorità più prioritaria”: mantenere alti i costi dei ministeri e degli armamenti o non far precipitare la città di Taranto e parte dell’economia del Paese in una gravissima crisi?

Piensa mal y acertaras!

Cui prodest? Cui bono? Chi trae vantaggio da una non-decisione del genere?

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LA CASA DEL DIARIO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Novembre, 2019 @ 6:40 am

Detto altrimenti: lo sapevate che …?       (post 3690)

“Librincontri”: Mirna Moretti, grande lettrice

Amiche lettrici ed amici lettori buongiorno.  Questo è un postaltrui, cioè non mio bensì di una terza persona che poi non è una terza né una seconda persona bensì è una prima persona di due, lei e me stesso, nel senso che è di Mirna Moretti la mia “madrina” blogger, colei che mi ha offerto l’opportunità di questo mio free bloggering. E’ andata così. L’altra sera ci siamo ritrovati all’Accademia delle Muse (cfr. apposito post) per parlare di diari. Mirna non ha potuto venire ed ha affidato il suo messaggio alla lettura di un amico. Io mi sono procurato quei testi e … eccoli qui!

In provincia di Arezzo

Dal 1984 Pieve Santo Stefano, quasi al confine tra Toscana, Umbria e Romagna, ha innalzato ai quattro punti cardinali del suo perimetro, sulle strade che vi accedono, un cartello giallo sotto quello della toponomastica ufficiale: “Città del diario. La cittadina ospita infatti nella sede del municipio, un archivio pubblico, che raccoglie scritti di gente comune in cui si riflette, in varie forme, la vita di tutti e la storia d’Italia: sono diari, epistolari, memorie autobiografiche.

Quarant’anni dopo la fine della guerra, in un’ala di questo edificio, è sorta una casa della memoria: una sede pubblica per conservare scritti di memorie private. L’iniziativa ha attirato l’attenzione di studiosi e giornalisti anche fuori dall’Italia. L’Archivio, ideato e fondato da Saverio Tutino, serve non solo a conservare, come un museo, brani di scrittura popolare: vuole far fruttare in vario modo la ricchezza che in esso viene depositata. Per cominciare abbiamo avuto l’idea di incentivare l’afflusso con un concorso, il Premio Pieve. Abbiamo pubblicato su alcuni giornali un piccolo avviso e in poche settimane sono arrivati più di cento testi e raccolte di lettere. Adesso nella sua sede l’Archivio ne conserva più di 8000.  Uno di questi è la memoria contadina di Clelia Marchi, scritta su un Lenzuolo matrimoniale.

Pieve Santo Stefano

Nel 1991, su iniziativa del Comune di Pieve Santo Stefano, nasce la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, divenuta poi una Onlus e riconosciuta con Decreto Ministeriale il 7/6/2000. Dal settembre 1998 con cadenza semestrale viene pubblicata la rivista Primapersona, una delle molte iniziative editoriali promosse dall’Archivio. Nel 2001 le memorie e i diari dell’Archivio di Pieve incontrano il cinema e nasce l’iniziativa I diari della Sacher. Nel 2011 l’Archivio produce uno spettacolo teatrale, Il paese dei diari, scritto e diretto da Mario Perrotta, che diventa testimonial dell’istituzione toscana e ispira la realizzazione del Piccolo museo del diario
Dal 2009 il patrimonio documentario dell’Archivio di Pieve Santo Stefano è nel Codice dei Beni Culturali dello Stato.

Detto questo, prosegue Mirna, se avete un diario, una memoria, una raccolta di lettere o un’autobiografia potete inviarla al Premio Pieve Saverio Tutino, decidendo se farla concorrere alla selezione annuale o semplicemente depositarla nell’Archivio di Pieve Santo Stefano. Per partecipare al Concorso si può chiedere il Regolamento a info@archiviodiari.it. La partecipazione è gratuita e scade il 15 gennaio di ogni anno. Per depositare diari o memorie senza concorrere al premio, sulla domanda occorre barrare la casella “non desidero concorrere al premio Pieve”. Per informazioni, scrivere all’Archivio diaristico nazionale adn@archiviodiari.it[ .

Premio Pieve Saverio Tutino 
Piazza Amintore Fanfani, 14
52036 Pieve Santo Stefano (AR)
telefono 0575 797730
e-mail info@archiviodiari.it

Archivio diaristico nazionale
Piazza Amintore Fanfani, 14
52036 Pieve Santo Stefano (AR)
telefono 0575 797730
e-mail adn@archiviodiari.it

Che ne dite? Se ne scopre sempre una! Grazie, Mirna!

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 [r1]E scopre sempre una!

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LA POLITICA FATTORIALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Novembre, 2019 @ 3:29 pm

Detto altrimenti: ci vuole una buona capacità di calcolo …         (post 3689)

Non basta questo …

Le penne nei cassetti. In quanti modi diversi si possono distribuire 12 penne uguali in 5 cassetti? Se si indicano i 5 cassetti con le lettere a, b, c, d, e i modi in cui si possono distribuire le penne può essere rappresentato da una sequenza di lettere prese una per ogni penna inserita nel corrispondente cassetto, ad esempio la aa, bbb, ccc, dddd, orbene questa sequenza  indica che sono state messe 2 penne in a, 3 in b, 3 in c, 4 in d e zero  in e. Ma quante sono le possibili altre combinazioni? Molte, lasciamo ai matematici del calcolo fattoriale il compito di calcolarne il numero già di per se’ elevato e che aumenta notevolmente ove le penne siano diverse fra di loro!

Il caffè al bar. Tazza grande o piccola; in vetro; nero; macchiato caldo o freddo; corto o lungo; con caffeina o decaffeinato; americano etc. … quanti sono i clienti che possono ordinare ognuno un caffè “diverso” da tutti gli altri? Per fare bene il barman occorrerebbe una laurea in matematica!

… e nemmeno questo, perchè non sa ponderare il valore sociale e morale di ogni scelta

La Politica. Volendo fare un po’ di polemica, potrei dire che le palline sono politici da “sistemare” con un buon posto e i cassetti sono le società o gli Enti disponibili. Una volta, in modo molto più empirico, aveva provato a risolvere questo problema tale sig. Cencelli (si consulti “Manuale Cencelli”). Ma invece no. Il mio intento è serio. Le palline sono i diversi singoli possibili obiettivi di ogni partito, le idee di base sulle quali esso si regge. I cassetti sono i partiti esistenti, in numero molto inferiore a quello degli obiettivi-idee. Orbene, è molto difficile che l’elettore trovi un partito nel quale siano riposte – come tante penne diverse nello stesso cassetto – tutte le idee che egli stesso condivide. Ed allora quell’elettore ha tre possibilità: 1) non andare a votare (soluzione peggiore) oppure 2) egli dovrà scendere ad un compromesso con se stesso e votare per il cassetto … ops, scusate, per il partito che contenga il maggior numero di idee da lui stesso condivise oppure  3) quello che pur contenendo un numero inferiore di idee condivise, tuttavia contenga le idee che hanno per lui il maggior peso specifico.

Un esempio: ammettiamo che per un elettore l’idea che ha il massimo peso specifico sia quella della democrazia vera. Su quest’altare costui può ben votare per una coalizione che tenda a difendere questo valore anche se – ad esempio – una componente di quella coalizione vorrebbe l’acqua pubblica e gratuita o l’abolizione degli inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati (cfr. Post n. 3687 “Cambiamenti climatici”).

La critica. Dice … ma quel tale scende a compromessi! Certo, rispondo, la Storia e la Politica sono state fatte sempre da compromessi (v. “I conti con la Storia” di Paolo Mieli nel post n.  3680 “Democrazia e politica”): guai a chi propugna idee assolute, a chi reclama l’unanimità, i pieni poteri, a chi è tutto d’un pezzo, a chi “me ne frego e tiro dritto”, a chi prima noi. 

Prima noi? E gli altri? Guai se tutti, anzi, se ognuno dicesse “prima noi!”. E’ un po’ come quando siamo in coda, fermi in un ingorgo del traffico e ce la pigliamo con tutti quegli “altri” che intasano le strade. State pur certi che lo stesso ragionamento lo sta facendo l’ognuno al volante di ciascuna di quelle altre vetture! Ed allora, cosa risolvete con il vostro atteggiamento?  Date forse un contributo alla soluzione del vostro problema? No di certo!

I problemi, anche quelli “politici” si risolvono discutendo, confrontandosi democraticamente e seriamente numeri alla mano  e scendendo a compromessi (v. sopra, Mieli, op. citata) e non insultando la controparte, ponendo aut aut agli alleati, o peggio utilizzando armi di distruzione di massa (rectius: della massa cerebrale di ogni elettore e quindi della democrazia vera) quali la retorica, la demagogia, il populismo, il sovranismo, la cosiddetta democrazia diretta (“diretta” è il participio passato del verbo dirigere della seconda coniugazione ed ha sempre significato passivo: orchestra diretta da …; riunione diretta da …; società diretta da ….; democrazia diretta da … etc.).

O no?

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ACCADEMIA DELLE MUSE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Novembre, 2019 @ 11:46 pm

Questo post sta “avendo successo”: infatti la durata media di ogni visita sta passando dai pur già ottimi 3 minuti del post “In vino Veritas” ai 5 minuti attuali e il ritorno dei lettori affezionati (i non nuovi) dal 25 al 27% del totale!

Detto altrimenti: è la volta della Musa Euterpe, “Colei che rallegra”, ma non solo!   (post 3686)

Chi siamo, noi “Accademici delle Muse”? Be’ … basta che navighiate fra i post qui sul blog e lo scoprirete. E le Muse, chi erano? Figlie di Zeus e di Mnemosine (la dea della Memoria) erano importanti divinità della mitologia greca. Eccole elencate in ordine di importanza:

Clio, colei che rende celebri, Musa della Storia (e delle automobili, n.d.r.!) e del canto epico – Euterpe, colei che rallegra, Musa della Poesia Lirica – Thalia, colei che è in festa, Musa della Commedia – Melpomene, colei che canta, Musa della Tragedia – Tersicore, colei che si diletta nella danza, Musa della Lirica corale e della Danza – Erato, colei che provoca il desiderio, Musa della Poesia Amorosa – Polimnia, colei che ha molti inni, Musa della Danza e del Mimo – Urania, colei che è celeste, Musa dell’Astronomia – Calliope, colei che una bella voce, Musa della Poesia Epica .

Come vedete non c’è una Musa dedicata espressamente alla Musica, ragion per cui io mi sono permesso di attribuire questa competenza ad una decima Musa da me nominata per l’occasione e cioè a Kalemusika, la Musa della buona musica.

Ciò premesso, veniamo alla nostra serata.  Primo lunedì del mese, 4 novembre, ed eccoci radunati nella nostra “sede”, l’accogliente casa della nostra Presidente Cristina. Si tratta del secondo appuntamento della nostra stagione 2019-2020 (il primo è stato l’8 ottobre, cfr. post). Stagione che ormai è ben l’undicesima dalla sua nascita! Come ci si “iscrive” al nostro gruppo? Semplice: con il passa parola, basta essere disponibili a regalare ai colleghi l’ “arte propria”, arte intesa come amore verso un’espressione umana, sia essa ricompresa o meno fra le dieci sopra indicate.

La prima parte della serata è allietata dal duo violino-pianoforte Saverio Gabrielli-Stefano Visintainer che hanno magistralmente eseguito il seguente programma di sala:

L. Dallapiccola: Tartiniana Seconda — L. Van Beethoven: Sonata no. 4 op. 23 in La minore — G. Fauré: Après un rêve — R. Schumann: Sonata no. 1 op. 105 in La minore — F. Schubert: Serenade.
Applausi da bis: infatti F. Kreisler, Marchr miniature Viennoise Ennio Moricone, Gabriel’s oboe.
Scrive Cristina: “Splendido il programma. Molto bravi i giovani musicisti che hanno dimostrato una grande capacità espressiva. Splendida l’interpretazione del violinista che ha dato il meglio di sè con grande disinvoltura. Ottima l’intesa ed il suono del pianoforte che ha “avvolto” magistralmente il suono del violino, dando vita ad una sonorità emozionante. Splendida e perfetta la tecnica! “ Ed io? Io cercheerò di “scritturarli” per un concerto a Riva del Garda, ospiti dell’Associazione Amici della Musica, presiddeduta dal prof. Franco Ballardini.

Praticamente un intero splendido concerto riservato, per oltre un’ora di Musica, come accadeva alle classi più ricche dei secoli scorsi: eh già, infatti noi ci sentiamo “ricchi” del privilegio di poter ascoltare queste esecuzioni esclusive in un ambiente esclusivo ma non escludente: infatti come dicevo prima, la nostra è una Accademia aperta!  

Alla fine degli applausi pausa tecnica, l’ Angolo delle Anteprime, cioè la segnalazione urbi et orbi delle iniziative e degli eventi segnalati e/o partecipati da ciascun Accademico, eventi che trovate inseriti in ordine di data nel post dedicato, denominato “Prossimi Eventi” (cfr. ivi).

E’ seguito il consueto intermezzo eno-gastro-astronomico, cioè la cena in piedi con le prelibatezze preparate dalle nostre Signore, fedeli seguaci dell’undicesima Musa, Kalofagete, la Musa del buon cibo (altra Musa creata da me, dopo Kalemusikà). Grazie di vivo cuore e palato a tutte loro!  

Seconda parte della serata, “Il diario” anzi, “i” diari di Mirna, Ernesto, Cristina e miei. Il Diario come strumento della Memoria (Dea Mnemosine, v. sopra); della Storia (Musa Clio, v. sopra) e della Comunicazione: e qui ci vorrebbe una dodicesima Musa, chessò … potremmo eleggere a tale ruolo, Retia, la Musa delle reti, che ne dite? Comunicazione, si diceva: innanzi tutto con noi stessi e poi con chi questi diari leggerà.
Il mio diario? Ne trovate il testo pubblicato due post prima di questo. Ernesto, ci ha mostrato con orgoglio, amore e tanta simpatia la raccolta dei suoi diari dei viaggi famiglia, a dimensione tipografica crescente come è stata crescente la sua bella famiglia. Cristina, la sua vita nei diari: resoconti puntuali di vita, famiglia, Musica. Mirna assente, il suo intervento è stato letto da Alfonso e ha riguardato la Città di Pieve Santo Stefano, cittadina quasi al confine fra Toscana, Umbria e Romagna, elettasi ed eletta a Città del Diario per via delle raccolte di diari, lettere e documenti della gente comune in cui si riflette, in varie forme, la vita di tutti e la storia d’Italia. A questa specifica iniziativa dedicherò un post.
 
Prossimo appuntamento accademico: lunedì 2 dicembre 2019, Recital di Maurizio Emer tromba solista e coro natalizio – Ezio Amistadi presentazione libro “Montanari si diventa”.   Buona Accademia a tutte e a tutti!      
I quattro “diaristi” da destra a sinistra: Cristina, Alfonso (per Mirna), Ernesto e il sottoscritto

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ACCADEMIA DELLE MUSE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Novembre, 2019 @ 10:00 pm

Detto altrimenti: una serata alla quale non avrei potuto partecipare … anzi si!? (post 3684)

Ebbene si, raga, questa volta non avrei potuto partecipare alla consueta riunione mensile della nostra Accademia (lunedì 4 novembre 2019) “per un sopravvenuto inderogabile impegno istituzionale” essendo io presidente di altra associazione la quale mi ha chiesto di convocare per la stessa sera una riunione con cena, anzi, forse un aperitivo senza cena che allora io posso poi venire all’Accademia mappoi (mappoi) hai visto mai che la cosa si prolunga in una cena che allora io all’Accademia non posso venire e allora comesifa che all’Accademia io devo intervenire raccontando del mio “diario”?

Ho deciso così: ho scritto il testo del mio intervento, ne ho affidato la lettura in mia eventuale assenza ad un collega accademico (nientepopodimenoche Alfonso Masi!), ne ho programmato la pubblicazione automatica qui sul blog per le ore 22,00 della serata accademica in questione. In tal modo, se io sarò assente, non mancherà il mio contributo. Se invece sarò presente, il testo che segue costituirà la traccia del mio intervento diretto. Chennedite? Ecco il testo:

“Riccardo, ti andrebbe di diventare blogger?” Così Mirna Moretti – Grande Lettrice e già Book-blogger www.trentoblog.it/mirnamoretti  – mi disse nel novembre 2011. “Sai, l’editore Andrea Bianchi mi chiede di indicargli una persona con interessi diversi ed io ho pensato a te …”.  Sì, grazie Mirna. Incontro Andrea e dal 6 dicembre 2011 ad oggi ho pubblicato quasi 3700 articoli alla media di 1,4 post al giorno, articoli che poi si chiamano post senza la “s” finale anche se è un plurale, che dire posts sarebbe buffo, non vi pare? Sarebbe un po’ come dire che nei bars di Trento si vende una buona birra!

E questo mio spazio blog è diventato una sorta di diario condiviso, un diario luogo d’incontro con le lettrici ed i lettori, una raccolta delle mie emozioni-comunicazioni sugli argomenti più vari: ci trovare la bicicletta, la FIAB, gli Amici della Musica di Riva del Garda, lo sci, la vela, i libri, il gruppo di lettura Librincontri di Mirna e quello dei classici di Maria Lia Guardini, la famiglia, la musica, il sociale, la politica, l’economia, gli incontri intervista con molti personaggi, i viaggi, i cosiddetti Dialoghi di Plutone, le fotografie, la finanza e molta, molta Accademia delle Muse. Insomma, tutto me stesso. Non è un diario tutto ciò? E di questo prezioso sfogo non dirò mai abbastanza “grazie” a Mirna, la mia madrina blogger!

Talvolta scrivo con malizia, ma a pensar male … … “piensa mal y acertaras!”

Un aspetto interessante di questo mio “diario” è la lettura del software che gestisce la piattaforma: ogni giorno infatti io vedo quanti lettori mi hanno letto, l’età media, il sesso, la durata dei loro interventi, l’area geografica dalla quale leggono, le loro preferenze. Tutto nel più assoluto anonimato. Recentemente ho pubblicato un post (“International bloggering” del 25 settembre) con alcuni di questi dati, iniziando dal numero di lettori di un certo giorno, per ciascuna località estera:

Canada 2; USA 7; Messico 1; Venezuela 1; Ecuador 1; Brasile 4; Argentina 6; Norvegia 1; Svezia 1; Irlanda 2; Latvia 1; Lituania 1; GB 12; Francia 10; Germania 16; Polonia 3; Ucraina 2, Austria 7; Ungheria 2; Ceca 3; Slovenia 1; Croazia 4, Serbia 2; Grecia 4; Azerbaijan 1; Pakistan 2; India 1; Tailandia 1; Corea del sud 1; Australia 1. Mi chiedo: chi sarà mai a leggermi dall’Azerbaijan o dalla Corea del Sud? Non lo saprò mai! (Al momento mi mancano Giappone e Cina, ma arriveranno … arriveranno … non dubitate, ogni cosa a suo tempo!).

Il 55% dei miei lettori è di maschi. Il 70 % dei lettori (maschi e femmine) è compreso entro il 50 anni d’età. Gli argomenti preferiti sono viaggi e sport.

Il “mio” blog (in realtà io sono solo uno scrittore su blog altrui, il www.trentoblog.it di Andrea Bianchi) non è collegato ad alcuna rete social e quindi a maggior ragione vi ringrazio se continuerete a leggermi suwww.trentoblog.it/riccardolucattianche perché le vostre visite sono veramente preziose. Se poi incontrate qualche difficoltà ad inserire i vostri commenti, inviateli al mio indirizzo e-mail riccardo.lucatti@hotmail.it e li inserirò io stesso.

Ecco, la chiudo qui, scusandomi con voi per l’assenza, ma questi sono gli inconvenienti di noi V.I.P.-Vecchietti In Pensione, che non lavorano ma sono carichi di impegni d’ogni sorta: tutti piacevoli, s’intende, ma tanti!

Buona serata a tutte e a tutti!

Riccardo – Accademia delle Muse, 4 novembre 2019

P.S.: Questo testo sarà pubblicato automaticamente come post alle ore 22,00 del 4 novembre

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PRE-POLITICA, PRE-PARTITICA, POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Novembre, 2019 @ 12:10 pm

(V. un commento e relativa risposta in coda all’articolo)

Detto altrimenti: il lessico è molto importante e le parole sono pietre   (post 3688)

La confusione lessicale, una malattia del nostro tempo. Sempre più spesso infatti utilizziamo le parole a prescindere dal loro significato acquisito nei secoli: già, perché la lingua è evoluzione di significati. Basta mettersi “d’accordo” e non far sì che accada come nel gioco del telefono, ricordate? I bambini si mettono in circolo: il primo – in modo volutamente confuso – sussurra all’orecchio del secondo una parola; il secondo la ripete in maniera ancora più confusa al terzo e così via sino a quando si scopre che l’ultimo del circuito ha ricevuto una parola totalmente diversa dalla prima!

Un esempio: il termine “democrazia” nei secoli ha significato successivamente potere sul popolo (il democrator era il dittatore); strapotere del popolo; potere del popolo. Basta quindi non pretendere di vendersi oggi i contenuti di ieri con un lessico immutato: ciò oggi è maggiormente valido e soprattutto attuale proprio per il termine “democrazia”. Chi vuole capire capisca.

Il fatt …accio è che – purtroppo – siamo nella tempesta degli abusi linguistici, espressione del (mal) costume di certa stampa e della seri ..osità di certi politici, partiti, movimenti, schieramenti, programmi, leggi (Norberto Bobbio, “Destra e sinistra” pag. 14).

Fare pre-politica. Cioè fare qualcosa a prescindere dal programma di un partito. Ma allora chiamiamo questa attività con il termine pre-partitica! Ma se per pre-politica si intende occuparsi delle famiglie con bimbi down; dell’occupazione e dell’imprenditoria giovanile; dell’autonomia; della parità di genere; della violenza sulle donne … be’ tutto ciò non è attività pre-politica né pre-partitica, bensì è attività Politica con la P maiuscola.

Politica, inizialmente nell’antica Grecia dove il termine è nato, era l’aggettivo di teknè, tecnica e veniva usato come tale: teknè politikà, tecnica, capacità politica, cioè capacità di governare la polis, la città stato. Oggi usiamo il termine da solo, come aggettivo sostantivato. E purtroppo, talvolta la teknè – la capacità di risolvere i problemi della collettività – si è persa per strada.

Copenaghen, pieno centro: si scia sul tetto dell’inceneritore!

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Qualche esempio? Da una certa parte politica si dice: basta inceneritori! Al che vi rimando al mio post n. 3687 “Cambiamenti climatici”.

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Se gli tassi l’auto aziendale …

La stessa parte politica vuole tassare le auto aziendali, senza fare distinzione fra: 1)  le auto aziendali vero strumento di lavoro; 2) quelle puro “benefit” aziendale e 3) quelle di mera rappresentanza. Le prime sono quelle del commesso viaggiatore e del rappresentante di commercio che “vivono in auto” per buona parte della loro vita lavorativa e non vanno tassate. Le seconde sono i benefit per gli alti dirigenti che non la usano per lavoro ma per scopi privati e possono essere tassate. Le terze sono le grandi auto blu – molte sono pubbliche – e possono essere sia tassate che ridotte di numero.

Ma torniamo alla Teknè Politikà: occuparsi delle famiglie con bimbi down; dell’occupazione e dell’imprenditoria giovanile; dell’autonomia; della parità di genere; della violenza sulle donne … è fare vera Politica, quella con la P maiuscola. Non altro. Se poi per portare avanti questi progetti sarà necessario avvalersi di una struttura partitica, ben venga: infatti la nostra è una Democrazia Parlamentare e il Partiti Politici sono il ponte fra il demos–popolo  e il Parlamento e quindi fra il Parlamento e il Governo-kratos-potere: quindi in definitiva si unisce il demos al kratos, ed è democrazia. Affermare che il Parlamento non è più rappresentativo del demos è l’inizio del fascismo, anche se camuffato sotto le vesti della cosiddetta democrazia diretta.

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E non varrebbe affermare che “è tutto il popolo che lo vuole” come se il popolo fosse una massa omogenea, informe e uniforme, esprimente un’unica volontà, il che è materialmente impossibile! Esprime bene questo pericolo Umberto Eco nel suo libro “Il fascismo eterno” quando ci mette in guardia contro il populismo qualitativo, nel senso che la pretesa uniforme volontà del popolo è in realtà la volontà del princeps, del duce, dell’ uomo con i pieni poteri, del dittatore, etc. Chiamatelo come volete, la sostanza non cambia.

Ricevo una mail da F.T.: Caro blogger, ti dichiari democratico ma sembra che tu non ammetta che la destra vada al governo, mentre è tipico dei sistemi democratici l’aalternanza fra destra e sinistra”Rispondo: “Grazie caro lettore F.T. del tuo intervento. Si, mi va bene l’alternanza purchè essa avvenga con metodi democratici, cioè nel rispetto formale e sostanziale della nostra costituzione e dei suoi principi ispiratori e purchè chiunque vada al governo non modifichi le regole talchè l’alternanza – dopo di lui – non sia più possibile”

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CAMBIAMENTI CLIMATICI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Novembre, 2019 @ 7:35 am

Detto altrimenti: novembre andiamo, è tempo d’allagare …       (post 3687)

Povera Italia, povera Terra! Dove non si allaga e frana (Indonesia, Piemonte, Liguria, Campania, Francia), brucia (California, Siberia, Amazzonia). Quo usque tandem? Fino a quando, insomma? E allora interveniamo, innanzi tutto con un cambio di rotta culturale. Cultura = insieme di conoscenze. Ma noi, abbiamo le conoscenze necessarie alla comprensione del fenomeno e all’assunzione dei provvedimenti necessari? Oppure per ignoranza (+ pigrizia + malafede) rischiamo di passare da un eccesso all’altro?

La nostra era nera …

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Anni ’60. Mia famiglia d’origine. Auto familiare una Fiat 1221 GL nera con il tetto grigio perla, le fasce laterali e i montanti posteriori cromati, ruote bianche: una sciccheria! In famiglia eravamo in cinque, un po’ strettini su quei sedili. Nei viaggi “familiari”: “C’è caldo, aprite i finestrini”. Detto fatto: tutti i finestrini aperti. Dopo un po’: “C’è troppa aria, chiudete”. Tutti chiusi. Dopo un po’ si ricominciava …

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Anni 2000.Bici elettriche in montagna, troppe, ovunque. Dice … ed allora, vietiamole! E invece il CAI Centrale ha pubblicato numerosi quaderni sul ciclo escursionismo, materia che non va totalmente liberalizzata né totalmente vietata, bensì va “intelligentemente e scientificamente regolamentata”.

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Copenaghen, centro città: si scia sui rifiuti!

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Dice …inceneritori avanti tutta. Anzi, “Basta inceneritori!” Ma quale tipo di rifiuto va negli inceneritori? Non lo sapete? Ve lo dico mio: l’indifferenziato. E dove mai dovrebbe andare, sennò? Dice … ma bruciare inquina. No amici: a Copenaghen ne hanno costruito uno enorme in pieno centro e sul tesso spiovente hanno realizzato una pista da sci!

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Dice …basta centrali a carbone, “decarbonizziamo”. Va bene, ma anche se aveste decarbonizzato tutte le centrali avreste risolto solo metà del problema, perché una quota analoga di inquinamento deriva dall’economia dell’allevamento del bestiame e dall’agricoltura, settori quasi del tutto orfani di una politica di decarbonizzazione.

La Cina decarbonizza le centrali a casa propria, ma ne costruisce una enorme nei Balcani che se poi il vento soffia da quella parte ci farà un gran bel regalo!

Dice: l’acqua deve eessere pubblica e gratuita! Ma … siamo certi che la complessa industria del ciclo dell’acqua (ricerca, captazione, potabilizzazione, distribuzione, investimenti relativi) possa essere affidata ad uffici pubblici? Siamo certi che senza il contributo finanziario e gestionale dei privati il sistema possa funzionare? E se l’acqua fosse gratuita, quanto aumenterebbero gli sprechi? Già in Italia siamo i primi in Europa quanto a consumo giornaliero pro capite di acqua potabile, con ben 428 litri!

Dice … adottiamo l’economia circolare! E pensiamo solo ai rifiuti ma nulla si fa per l’allungamento della vita dei beni di consumo, per i quali anzi vige la prassi della loro “durata programmata”  “così poi si è certi che si romperanno e i consumatori ne acquisteranno altri!”.

Dice … la l’economia verde fa perdere posti di lavoro! Dico: costoro però si fermano lì, non avanzano proposte alternative. E invece qui non si tratta di deindustrializzare, ma di governare l’innovazione e il passaggio ad una industrializzazione responsabile.

Dice … insomma, caro blogger, ma tu cosa proponi? Un’ideuzza ce l’avrei anzi due: 1) per la soluzione del problema nel medio periodo (la soluzione “ a breve” la lascio alla politica, anzi, alla Politica): nelle scuole, all’interno della materia “Educazione Civica” inseriamo un corposo capitolo di “Educazione ambientale”. 2) Nell’elenco degli “Stati canaglia” oltre che quelli che agevolano il terrorismo, inseriamo anche gli stati finanziariamente canaglia (ad esempio Malta) o ecologicamente canaglia (ad esempio il Brasile).

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