SENA FARE NOMI … – 7
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Agosto, 2026 @ 7:58 amLa vita continua … alimentata dai ricordi e “dal” ricordo delle Persone che ci stavano accompagnando … continua: rattristata, orfana ma più consapevole. Continua “ma però” mancano le vocazioni, mancano i fedeli: ed allora si accorpa, si riorganizza … ma allora … è un problema aziendale? Se è così anche io posso dire la mia, a buona anzi ad ottima ragione dopo una vita passata a capo di aziende e di funzioni entrali di holding.
Vediamo un po’ … un holding, molte società. Una di queste (la società “A”) ha un numero sempre crescente di clienti: alcuni in arrivo da altre società del gruppo; molti che quelle altre società mai le avrebbero contattate. I capi di quelle società si lamentano presso la holding della “concorrenza sleale” che subiscono dalla società “A”.
Trento – Ero direttore di una SpA finanziaria. Il mio capo (Presidente Senatore Bruno Kessler) era solito dire: “Non ci interessa che i capi delle nostre società ci elenchino le ragioni per le quali non hanno raggiunto i risultati, ma cosa hanno fatto per raggiungerli”.
In questi ultimi mesi il capo di un’altra holding è intervenuto ed ha trasferito, demansionato, isolato il capo della società “A”.
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DON LINO ZATELLI – 6 (e Don Marcello Farina)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Agosto, 2026 @ 2:24 pmQualcuno contesta la mia difesa di Don Lino: chi si rifà al 1) “dovere di obbedienza” e chi 2) alla “Fede”.
1) Obbedisco, lo disse Garibaldi a Bezzecca, qui vicino (sto scrivendo da Riva del Garda e a Bezzecca ci salgo in bicicletta). Tuttavia l’obbedienza non è un dovere assoluto: anche le SS obbedivano agli ordini … “et de hoc satis”, così lo comprendono bene anche i tradizionalisti …
2) Quanto alla Fede, a parte che qui non si tratta di problemi di Fede, rassicuro: la mia “continua ricerca della Fede” non sta vacillando, anzi … “et de hoc satis” anche in questo caso (v. sopra).
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DON LINO ZATELLI – 5
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Agosto, 2026 @ 2:22 pm“Caro” vescovo ti scrivo
Spostare un parroco da una sede molto bene avviata, che gestiva da 24 anni, che richiamava fedeli anche da altre zone, che riempiva le Messe, persona amata, stimata, ricercata, attenta all’ascolto e “trasferirlo” in sottordine in un paesello di periferia, senza la disponibilità di una canonica sua, lontano da tutti i suoi amici …
NON E’ UN TRASFERIMENTOE’ IL TENTATIVO DI ANNULLAMENTO DELLA PERSONA E DELLA SUA OPERA
che ricorda la “VAPORIZZAZIONE” degli indesiderati dal Grande Fratello del “1984” di Orwell (cfr. ivi).
“Caro” Vescovo, era già stato da te “allontanato” tale Marcello Farina, ma questa è peggiore … Quo usque tandem? Per dirla in latinorum, che tanto lo conoscete bene ..
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DON LINO ZATELLI – 4
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Agosto, 2026 @ 2:19 pmDomenica scorsa, 9 agosto 2026, dopo la Messa delle 19,00, Don Lino passandomi accanto mi saluta con “Ciao Rivano” (indossavo una maglietta della Fraglia Vela Riva). Oggi ho appreso in che modo Don Lino non ha retto allo stress di un trasferimento iniquo che lo voleva isolare dal mondo di relazioni umane, civili, morali e religiose che Don Lino aveva creato in tanti anni di impegno. Da capo azienda quale sono stato per una vita ho vissuto molti trasferimenti di lavoro; alcuni richiesti da me, altri impostimi: ogni volta un grande stress. Posso capire come il capo di una azienda florida, ricca di relazioni, consensi e clienti, amato da tutti quelli che lo conoscevano, trasferito ingiustificatamente in una succursale di altra azienda minore, in sottordine, in una sede lontana … subisca uno stress fortissimo.
Mi resta nel cuore quel suo “Ciao Rivano” e tanto, tanto risentimento verso chi ha creato i presupposti di ciò che è successo e che ora ne ha la piena responsabilità morale.
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DON LINO ZATELLI -3
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Agosto, 2026 @ 2:15 pmCi sono persone che lasciano il vuoto ed il pieno: il vuoto della loro assenza; il pieno dell’esempio e del ricordo di vita attiva, dialogante, accogliente, dialogante, credente.
Credente … e non mi riferisco solo alla Fede nel nostro Dio, bensì alla fede nelle persone, in tutte le persone, anche in quelle “non credenti”.
Forse anche per questo le celebrazioni eucaristiche a San Carlo Borromeo erano sold-out, tutti i posti esauriti: Don Lino invitava le persone rimaste in piedi vicino all’entrata ad accomodarsi nelle panche dietro l’altare.
Mi è capitato più volte di dire ad un vicino di panca “Sa, noi non siamo di questa parrocchia ….” e spesso la risposta era “Nemmeno noi …”
Prima della celebrazione, Don Lino gira fra le persone, saluta, scambia qualche parola, stringe le mani ai più giovani che poi lo seguono in sacrestia. Chiusa la porta, l’organista inizia a suonare, un parrocchiano apre la porta, ne esce una teoria di ragazzini – ne abbiano contati fino a 14! – che precedono Don Lino per il saluto all’altare: un piccolo inchino.
Molto amico di Don Marcello Farina, il “sacerdote senza parrocchia” a lungo ospitato a celebrare nella sua chiesa, Don Lino ne aveva cocelebrato insieme al vescovo le doppie esequie (v. foto): alla San Carlo e il giorno dopo, per la sepoltura, nel paesello dell’ultima residenza di Marcello, Balbido, il Paese dipinto per via dei suoi bei murales, nelle Giudicarie Esteriori.
Anche qui su FB io sono stato uno dei “protestanti” contro il preannunciato trasferimento di Don Lino dalla San Carlo a Zambana/Lavis e taluno mi ha corretto dicendomi che se io avevo la Fede non avrei perso nulla per la sua mancanza. Io avevo risposto che non era questione di Fede ma di non allontanare ingiustamente Don Lino dal “mondo” (letteralmente: insieme delle relazioni umane) che aveva costruito, che nutriva e continuamente alimentava: relazioni innanzi tutto proprio con quella Fede (meglio: “con la ricerca di quella Fede”, avrebbe detto Don Marcello Farina) alla quale si appellava il mio interlocutore. Si trattava di un interlocutore “di livello”, non il vescovo ma quasi, che diceva di “apprezzare” la mia capacità nello scrivere …
Don Lino, so che ci vedi, ci senti, che leggi cioè che molti scrivono di te: andartene? Questa proprio non ce la dovevi fare …
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DON LINO ZATELLI – 2
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Agosto, 2026 @ 2:12 pm(continua dal post precedente)
Una “grande” parrocchia la sua: great, intendo. Great perchè accogliente come la religione che Don Lino professava: la Chiesa come Religione, come Fede e come Accoglienza.
Mia moglie Maria Teresa ed io eravamo come tanti altri: parrocchiani “immigrati”, accolti in quella parrocchia. Prima della Messa, mi saluta con un “Sapevo che sareste venuti. Ciao Rivano”. Infatti erano/sono alcune settimane che andiamo alla sua Eucarestia della domenica sera, salendo da Riva del Garda.
La sua opera non si esauriva nella celebrazione dei momenti religiosi: era stato molto attivo nell’organizzare e far organizzare anche la vita “laica” della sua comunità.
Il Vangelo di domenica scorsa: Gesù che cammina sulle acque, Pietro vuole una prova, lo “sfida”: “Fai che anch’io possa camminare come te”. Gesù lo accontenta. Poco dopo Pietro comincia a spaventarsi, perde la fede, inizia a sprofondare, chiede aiuto e viene salvato.
Don Lino sottolinea l’importanza del rapporto con l’altro: in questo caso con l’Altro, del dialogo con l’Altro, nella fiducia nell’Altro.
All’atto di porgermi l’Ostia consacrata, sfiora la mia mano: non è la prima volta. Sono gesti che restano impressi, “gesti-dialogo”, direi.
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DON LINO ZATELLI – 1
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Agosto, 2026 @ 12:47 pmTrento. Parrocchia S. Carlo Borromeo, in Clarina. Da anni mia moglie ed io eravamo suoi parrocchiani “immigrati”. La Chiesa sempre piena. Don Lino “fra” la gente prima, durante e dopo l’Eucarestia: nel “durante” era circondato da tanti ragazzini.
Era stato molto amico di Don Marcello Farina, il sacerdote da tempo senza una chiesa, il sacerdote che Don Lino aveva ospitato a lungo alla S. Carlo.
Don Lino aveva trascorso alcuni anni di sacerdozio nei vicoli della mia città di origine, Genova. Era “appassionato” delle canzoni di Fabrizio De Andrè. Forse anche per questo abbiamo subito legato.
A Trento era il cappellano della Polizia di Stato.
Domenica scorsa mia moglie ed io siamo saliti da Riva per assistere all’Eucarestia delle ore 19,00. Io indossavo la maglietta di un club velico di Riva del Garda: Don Lino mi saluta con un “Ciao Rivano”.
Nel corso della celebrazione annuncia che la domenica successiva sarebbe stato ospite a pranzo di una giovane coppia di Sopramonte e indicando il marito dice: “E’ andato a vedere la chiesa dove io dovrei andare …”.
Infatti il Vescovo, dopo 24 anni di S. Carlo, nonostante le moltissime proteste del popolo dei fedeli, aveva deciso di privarci del nostro parroco e di trasferirlo in altra località.
Quel suo “dovrei” … ho pensato che temesse già per la sua salute, poi mi hanno detto che si era offerto di affiancare per un anno e mezzo il nuovo parroco che gli sarebbe subentrato.
Ieri mattina lo aspettavano per la celebrazione dell’Eucarestia delle 08,00. Lino non arriva. Salgono in canonica e lo trovano nel suo letto.
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BRAVO COMUNE DI TRENTO !
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Agosto, 2026 @ 9:02 pmDa Trento, pedalo spesso – in pieno sole – nelle strade poderali fra i “pomari” a sud della città e spesso “faccio la doccia” a causa degli irrigatori (“a doccia” appunto) delle coltivazioni di mele e altro.
Mi sono sempre chiesto perchè questo annaffiamento scorretto delle coltivazioni: costa di più, rende di meno.
“Noi ciclisti una doccia ci può anche far piacere.” (anacoluto manzoniano). Alle bici un po’ meno: si infangano e slittano un poco sull’improvviso bagnato. Alle coltivazioni, per nulla!I
eri sera, erano le 20,30, andando in auto da Trento verso sud, ho notato che la doccia alle piante veniva fatta – per la prima volta – non in pieno sole! Poi, leggo sul giornale che questa è stata una disposizione del Comune.
Bravo Comune di Trento, bravo Sindaco Ianeselli!
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IL PIPISTRELLO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Agosto, 2026 @ 7:27 amTutti noi conosciamo la famosa ouvertoure “Il pipistrello“di Johann Strauss figlio.
Ieri sera sono tornato in casa dopo due giorni di assenza: mia moglie, un grido, accorro: un pipistrello volava rapidissimo per la casa alla ricerca di una via di uscita. Spalanco le finestre, prima socchiuse, e vola via.
Ancora una volta ho avuto la conferma che la velocità e la capacità di variazione di rotta di questi esseri, al pari dei passerotti, delle api e di tanti altri esseri volanti, tenuto anche conto della loro dimensione, non potrà mai essere raggiunta da un aeromobile creato dall’uomo ancorché dotato della maggiore “intelligenza” artificiale immaginabile.
Chi ne è il Progettista?
Un Progettista deve esistere, magari “oltre”. Oltre tutto lo spazio che possiamo immaginare ma che accettiamo scientificamente come esistente, se non altro con il simbolo di “infinito” usato in matematica, quell’ 8 sdraiato che tutti noi conosciamo.
Già alle scuole medie … l’insegnante ci mandava alla lavagna a tracciare una retta: noi andavamo, tracciavamo una riga con il gesso e venivamo ripresi: “Quello è un segmento di retta, la retta è infinita”.
Ma sembra che questi insegnamenti non abbiamo insegnato nulla chi nega l’esistenza di quel Progettista.
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DE- DOLOMITI ENERGIA, Trento.
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Agosto, 2026 @ 6:11 amIlT quotidiano di oggi 7 agosto 2026, pagine 10 e 11. Lunga ed interessante intervista di Francesco Terreri all’AD di DE Stefano Granella sui piani e progetti di diversificazione e sviluppo del settore.
– Da ultima, una “domandina” secca: “A che punto è il progetto di quotazione in borsa di DE?”
– Risposta secchissima: “In stand by, in attesa delle decisioni dei soci”.
– Come se questo fosse il freno o l’acceleratore degli investimenti necessari.
Il mio pensiero da vecchio capo azienda e di funzioni centrali di holding anche di grandi dimensioni:
– l’aumento di capitale non è necessariamente collegato alla quotazione in borsa.
– La quotazione in borsa richiamerebbe l’attenzione e l’azione di colossi del settore che potrebbero lanciare un’OPA ed il Trentino rischierebbe di perdere il controllo di una delle due colonne portanti della sua Autonomia (l’altra è l’A22).
– Si parla di investimenti di qualche centinaia di milioni, mentre la Provincia ha una cassa di quasi 5 miliardi.
– L’aumento di capitale deve essere sottoscritto da una Srl di tutti i Comuni con i fondi dati loro dalla Provincia.
– DE deve diventare a capitale totalmente pubblico, per evitare problemi in occasione delle concessioni e per varare sempre una politica “pubblica” di un bene pubblico: l’acqua.
Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento.
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