IL POST DI NATALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Dicembre, 2018 @ 7:13 am

Detto altrimenti: il post della Speranza, della certezza di una rinascita! (post 3449)

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Natale, Nascita, riNascita di un Bambinello, di una Promessa, di una Speranza che nasce piccola ma che ci dà fiducia in un Futuro Grande. Non occorre essere cattolici, non occorre credere in Cristo: la Speranza è un Dono per tutti. Lo sapete, di farina del mio sacco non potrei vivere, mi alimento molto del Pensiero altrui, lo confesso, sono un “ladro (reo confesso) di pensieri”. E quello, splendido, che ho appena rubato allo scienziato Carlo Rovelli (pagg. 43 e 45 del suo bel libro) ben si adatta a diventare il Post di Natale. Cito sintetizzando, quindi senza virgolette (gli anni ’60 li ho aggiunti io!):

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negli anni ’60-’70 abbiamo sognato. I nostri valori di allora? Costruire un mondo dove non ci fossero disparità sociali, dominio dell’uomo sulla donna, confini, eserciti, miseria, stati potenti; dove la collaborazione sostituisse la lotta per il potere; dove fossero lasciati alle spalle i bigottismi, i fascismi, i nazionalismi, gli identitarismi;… E’ inutile sognare? No, per due motivi.

  1. I sogni rappresentano il nutrimento fertile su cui costruire una vita. Alcuni di quei valori sono rimasti radicati dentro di noi … la libertà di pensiero è stata la sorgente per cui molti di noi hanno poi fatto ciò che hanno fatto nella vita;
  2. I sogni, anche se sconfitti, hanno continuato a lavorare sotterraneamente e alla fine hanno contribuito a cambiare davvero.

Ecco, queste sono le Parole del Post di Natale. Buon Natale, Buona riNascita, Buona Speranza a tutte e a tutti!

P.S.: nel corso dell’intervista che gli ha fatto Corrado Augias (v. post precedente) Carlo Rovelli si è dichiarato ateo. Io invece sono convinto che lui sia credente a sua insaputa:  lo dimostrano i suoi sogni di allora e di oggi. Da parte mia (credente nella continua ricerca della Fede), preferirei di  gran lunga un mondo pieno di atei come Rovelli, piuttosto che di (falsi) credenti ipocriti che sfruttano i popoli e poi alzano muri, stendono reticolati di filo spinato e chiudono i porti.

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LIBRI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Dicembre, 2018 @ 4:37 pm

Detto altrimenti? Libri, ecchediamine!?   (post 3448)

In un angolo della sala, un tavolino – l’unico – semi libero cioè occupato solo da me. L’unico spazio disponibile. Un signore si guarda intorno incerto. Mi faccio avanti “Guardi, sono solo, si accomodi pure, c’è posto”. Ringrazia, si leva la giacca a vento, dal sacco da montagna estrae un librone e si mette a leggere. Sono curiosissimo, chissà cosa sta leggendo … glie lo chiedo? Ma sì dai … “Scusi … sa … sono un lettore appassionato … sono molto curioso … posso chiedere cosa sta leggendo?”. Gentilissimo risponde: “Un libro sulla storia d’Italia. Sa, quella che ci insegnano a scuola è un riassunto sintetico … molte cose, troppe, sono trascurate …” Concordo in pieno, anzi aggiungo che io sto ristudiando la storia classica, tanto per capire da dove veniamo. “Sono arrivato all’avvento del fascismo, aggiunge, ed è singolare come alcune circostanze si stiano ripetendo anche oggi …” Uao! Esclamo dentro di me, questo signore la pensa come me, possiamo discutere.

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Direte, ma … dove è il nostro blogger? Ecco svelato il mistero: nella hall della Malga Zambana, in Paganella. Maccome? Non scia il nostro blogger? Scialla raga, calma! Ho sciato dalle 08,30 alle 10,00. Poi si è levato un nebbione che non si vedeva da qui a lì ed allora eccomi nel rifugio.

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Sono stato catturato dalla recensione-intervista TV di Corrado Augias

Libri. Ci siamo scambiati qualche suggerimento: io ho parlato del “Fascismo eterno” di Umberto Eco; Le origini del fascismo in Italia di Gaetano Salvemini e di quello che sto leggendo in questi giorni, dello scienziato Carlo Rovelli “Ci sono dei luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza – Articoli per i giornali” Ed. Corsera. Non vi fate ingannare dalla stranezza del titolo, è un libro interessantissimo di viaggi e riflessioni, un capitolo tira l’altro come le ciliegie. Nel primo si parla di un suo viaggio giornaliero, un giorno di riposo che l’Autore si è concesso interrompendo la sua ricerca presso,’Istituto di Matematica di Mbour (Senegal), viaggiando in taxi al prezzo di 100-1000-3000 franchi africani la corsa (nessuna di queste tariffe è superiore al controvalore di €0,50! Ma si può?).

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E che dire del capitolo “Copernico e Radio Alice”, il metodo di Copernico portato ai nostri anni, nei quali l’università (di Bologna) è definita come “il luogo dove si coltivano i sogni”, sogni necessari per ogni progresso sociale, culturale, scientifico, umano?

davC’è poi un capitolo “Quattro questioni per la politica” nel quale l’Autore afferma di votare per il partito che si proponga di 1) far finire le guerre; 2) combattere il riscaldamento globale; 3) combattere le disuguaglianze economiche: 4) di attivarsi per la distruzione degli arsenali atomici.

Ma insomma, leggetelo! Ecchè, vi devo dire tutto io?

Dopo la sosta ho ripreso a sciare ma il forte vento ha fatto chiudere gli impianti alti, la gente si è super-concentrata sulle piste basse (affollatissime), la temperatura si è alzata a causa del foen, in cielo è comparso un arcobaleno, la neve è diventata pesante ed io sono tornato a casa. Il Signore lettore misterioso, abita a Milano, ha una casa qui vicino, a Cavedago, spero che si faccia vivo  visto che gli ho rifilato un mio biglietto da blogger, che mi scriva (riccardo.lucatti@hotmail.it) … a lui auguro comunque Buona Lettura, Buone Letture e Buon Natale!

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DOMANI E’ NATALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Dicembre, 2018 @ 6:54 am

Detto altrimenti: piccole riflessioni     (post 3447)

Alla TV: ogni italiano spenderà tot per regali, ogni famiglia tot in alimenti extra. Non sono d’accordo. No … non sulle cifre, ma sul tipo di informazione. In un’Italia così ricca di poveri, in un mondo così ricco di guerre, di disperazione e di mancanza di futuro … non mi sembra proprio il caso di lanciare questa pubblicità occulta, nel senso: “Vedi? Spendi pure, sei ancora sotto la media, non sei ancora a norma”.

Ieri al supermercato: nel pagare dico “Auguri, buon Natale!” alla cassiera. Mi risponde con uno sguardo triste: “Grazie, ma sa … c’è chi ce l’ha bianco e chi ce l’ha nero il Natale”. La cassiera era di carnagione bianca, ma evidentemente il suo presente e il suo futuro erano “neri”.

I giocattoli. Mia nipotina (quella piccola, Bianca, una deliziosa bolognesina di 14 mesi) ne ha ricevuti molti: cagnolini elettronici che abbaiano, libri elettronici che parlano etc. etc. Ma … qual è il suo gioco preferito? Il cestino delle mollette per i panni, da svuotare e riempire attraverso un continuo scambio con me o altro nonno di turno: ad ogni passaggio di molletta un “accie” (grazie) sorridente, sia che dia sia che ne riceva una. Subito dopo, far fare la pappa al nonno, nel senso che mentre mangia assisa sul suo bel seggiolone, al nonno che l’imbocca o che ormai inizia ad aiutarla ad imboccarsi da sola (!), con quelle sue ditine grassoccie offre una briciola di cibo, accompagnata dal solito sorridente “accie”.

Ecco, tre piccoli pensieri per il Natale che mi permetto di sottoporre alla vostra riflessione.

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Buon Natale e tutte le bimbe e a tutti i bimbi a cominciare dalla bimba partorita su un gommone, salvata a stento dalla ipotermia ed ora in viaggio verso la Spagna.

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GOVERNO SPA? MAGARI …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Dicembre, 2018 @ 2:40 pm

Detto altrimenti: magari  avesse almeno quelle capacità …   (post 3446)

Non tornano i conti, la legge finanziaria traballa. Adesso ci dicono: “Sono i funzionari, i tecnici che ci hanno dato numeri sbagliati!” Ecco, prendo una SpA, una che conosco per averci lavorato per anni, una SpA del Gruppo Siemens-Stet. Io ero uno dei cinque direttori che riferivano ad un Direttore Generale che ci convocava in riunioni di budget, di pianificazione, di verifica. Ognuno di noi cinque era responsabile del lavoro dei propri uomini. Se qualcosa non fosse andata per il verso giusto, mai e poi mai il DG si sarebbe sognato di gridare ai quattro venti che “Le strutture delle direzioni mi hanno ingannato con numeri fasulli!”

E invece, al governo, il P (…) e i due Amministratori Delegati  (…) se la prendono con tecnici dei ministeri, ignorando la responsabilità dei singoli Ministri e soprattutto ignorando e scavalcando il ruolo, le responsabilità delle commissioni parlamentari e, last but not least – il momento della discussione parlamentare.

Mesi fa, in una intervista volante, Casaleggio Jr. (oggi impegnato a fare il consulente per la Blockchain, cfr. post apposito http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=61175) ebbe a dire in TV: “Presto il parlamento non servirà più”. Probabilmente egli si riferiva alla programmata realizzazione della Democrazia Diretta (“diretta”, participio passato del verbo dirigere, sempre con significato passivo: diretta da chi?), con la quale la Democrazia Vera diventerebbe Vera Oligarchia, attraverso quattro interventi: referendum propositivo senza quorum + obbligo di calendarizzazione da parte del parlamento + vincolo di mandato per i parlamentari + prevalenza del testo referendario sul testo di legge. Con il che le leggi sarebbero fatte dai due capi bastone, ops, scusate … dai capi rete.

E invece i suoi amici hanno anticipato i tempi, attraverso la violazione sostanziale del ruolo di uno dei poteri fondamentali del nostro ordinamento democratico: quello del Parlamento, avendo di fatto incorporato Funzione Legislativa in quella Esecutiva (per la Funzione Giurisdizionale si sta lavorando: “Se quel Procuratore Generale non vuole che io divulghi sui social importanti indagini in corso, si candidi e si faccia eleggere”).

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Per farla breve: suggerisco la lettura di un libretto di 50 paginette, “Il fascismo eterno”, €5,00 Ed. La Nave di Teseo. E’ stato scritto venti anni fa, è attualissimo anche oggi ed è il libro più venduto in assoluto, anche più del Nome della Rosa, fra i tanti scritti da quell’Autore: Umberto Eco. Se poi siete lettori più appassionati, per capire la pericolosità dell’assenteismo dal voto e del disinteresse dalla politica: “Le origini del fascismo in Italia – Lezioni da Harward” di Gaetano Salvemini.

Poi ne riparliamo.

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P.S.: prima pagina odierna di un quotidiano nazionale. Una vignetta. Un tizio, perplesso, chiede al suo interlocutore: “Ma cosa abbiamo votato?”. L’altro  con aria seria gli risponde: “Piantala di impicciarti”. In altri tempi (oscuri) sui muri delle fabbriche si leggeva “Qui si lavora, non si fa politica”.

Buon Natale “a prescindere” a tutte e a tutti (sempre che sia possibile …)

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LA MIA TERZA PATRIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Dicembre, 2018 @ 9:04 am

Detto altrimenti: “io, la mia patria, or è dove si vive …” (post 3445)

Fra tre giorni è Natale. “Natale”, un sostantivo o un aggettivo sostantivato; il luogo, il giorno della propria nascita o di una fondazione (ad esempio di un città, da cui il “natale” di Roma). Io sono nato a Genova (la mia prima patria), per lavoro ho vissuto a Genova, Torino, Milano, Roma (tralascio le puntate estere). Da trent’anni (ne avevo 45) abito a Trento, la mia seconda patria, il luogo nel quale, per la raggiunta maturità ed esperienza di vita, sono riuscito ad apprezzare innanzi tutto  i migliori rapporti umani come pure l’ambiente, fatto di dimensioni a misura d’uomo, aria pulita, dolomiti, boschi, laghi. Laghi. Già, perché l’unica cosa che manca al Trentino è il mare: ma non vi preoccupate raga, scialla, calma, che ce la caviamo benissimo con i nostri tanti laghi, primo fra tutti el nos Garda:

“Anne lacus tantòs? Te, Lario, maxime teque / fluctibus et fremitù adsurgens Benace marino?” E che dovrei dire dei laghi così belli? Di te, Lario, ma soprattutto di te, Benaco, che quando entri in tempesta hai fremiti ed onde tipiche del mare?) – Così Virgilio nel secondo libro delle sue Georgiche (versi 159-160).

E che dire di come Catullo canta Sirmione e il Garda? “Paene insularum, Sirmio, Insularumque ocelle, quascumque in liquentibus stagnis marique vasto fert uterque neptunus, quam te libenter quamque laetus inviso, vix mi ipse credens Thyniam atque Bithynos liquisse campos et videre te in tuto. O quid solutis est beatius curis, cum mens onus reponit, ac peregrino labore fessi venimus larem ad nostrum, desideratoque acquiescimus lecto? Hoc est quod unum est pro laboribus tantis. Salve, o venusta Sirmio, atque ero gaude gaudente; vosque, o Lydiae lacus undae, ridete quidquid est dome cachinnorum. – Sirmione, perla delle penisole e delle isole, di tutte quante, sulla distesa di un lago trasparente o del mare senza confini, offre il Nettuno delle acque dolci e delle salate, con quale piacere, con quale gioia torno a rivederti; a stento mi persuado d’avere lasciato la Tinia e le contrade di Bitinta, e di poterti guardare in tutta pace. Ma c’è cosa più felice dell’essersi liberato dagli affanni, quando la mente depone il fardello e stanchi di un viaggio in straniere regioni siamo tornati al nostro focolare e ci stendiamo nel letto desiderato? Questa, in cambio di tante fatiche, è l’unica soddisfazione. Salve, amabile Sirmione, festeggia il padrone, e voi, onde del lago di Lidia, festeggiatelo: voglio da voi uno scroscio di risate, di tutte le risate che avete.

E Dante? “Suso in Italia bella giace un laco / a piè de l’Alpe che serra Lamagna / sovra Tiralli c’ha nome Benaco” (Inf. XX, vv. 60-62) . E ancora: “Luogo è nel mezzo là ove il trentino / Pastore e quel di Brescia  ‘l veronese / segnar porìa se fesse quel cammino. / Siede Peschiera, bello e forte arnese / a fronteggiar Bresciani e Bergamaschi / ove la ripa in fondo più discese. / Ivi convien che tutto quanto caschi / ciò che in grembo a Benaco star non può / e fassi fiume giù pe’ verdi paschi. / Tosto che l’acqua a corre mette co’ / non più Benaco ma Mencio si chiama / fino a Governol dove cade in Po”. (Inf. XX,vv. 66-78).

E che ne dite della mia poesia italo-tedesca, dedicata alla mia terza patria?

Riva del Garda 

Fanciulla che dormi

in un letto di Vento

al mattino

tu adorni

di mille colori

il ricordo

di luce

profumo

di fiori.

E appena ti svegli

trattieni il respiro

e un poco rimani

a fissare

l’azzurro del cielo.

Ma ecco che esplode

il tuo sentimento:

ti vesti di un velo

di lago già adorno

da mille pagliuzze d’argento

di onde e di palme

che voglion danzare

di piccole foglie d’ulivo …

… è l’Ora d’amare!

Maedchen du ruhst

auf luftigem Lager

und schmuckst

am Morgen

mit tausend Farben

die Erinnerung

an Licht

an Wohlgeruch

an Blumen.

Kaum erwacht

haelst du den Atem an

und blickst

gebannt fuer ein Weilchen

zum hellblauen Himmel.

Doch schon treibt zum Sturm

dein Gefuhl:

du unhullst dich mit einem Schleier

mir dem See, der schon geziert

mit tausend silbernen Halmen

im beginnenden Tanz

mit den feinen Blaettern der Olive

die dich umfliegen …

… es ist die Ora zu lieben!

E allora, volete che un Genovese trasferito in Trentino fosse insensibile al fascino del Garda? No di certo, ed infatti ci ha subito messo sopra una barchetta a vela da regata, un Fun di sette metri di nome Whisper, numero velico ITA 526. Ed ecco quindi Riva del Garda, la mia terza patria che oggi intendo celebrare con tre poesiole (una per Whisper, due per il Natale Rivano) e con una favoletta per i bimbi, La Leggenda (di Natale) del Garda

WHISPER  (barca planante come una tavola da surf: a quella velocità freme come se avesse un motore, per poi, quando il vento è calato, scivolare silenziosa senza un sospiro, un bisbiglio …)

btyS’illumina al sole

Ti aspetta

la prendi

la porti nel vento

respira il tuo stesso respiro

sussulti

lei freme

sospira.

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NATALE RIVANO

imagesLa Notte

accende il velo del Lago

di mille faville di stelle.

 Raccolta in se stessa

nel freddo

la nobile antica città medievale

monta silente la guardia

dall’alta sua torre Apponale.

 “Son tante …

son belle …”

lei pensa,

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    “Stelle” in regata

“Son come in regata

le piccole vele di luce

in questa incantata

Attesa invernale!”

 Ma ecco

la flotta argentata

sale improvvisa nel cielo

e resta sospesa

a comporre una Grande Cometa.

 La Pietra Merlata

trattiene il respiro

e avverte sul viso il tepore

del nuovo

dolcissimo

Evento Divino.

 “E’ l’Ora o è Vento?”

Si chiede la Rocca Imperiale.

Risponde la Notte sorpresa:

“Non vedi la Stella?

E’ questo il momento

del Santo Bambino

che dona al tuo lago

la brezza più bella,

il Suo Soffio d’Amore:

e giunto il Natale!”

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 NATALE 2018 A RIVA DEL GARDA

Riva città Natale

Riva di acqua e di vino

Riva adottiva

Nosiola – Schiava – Trentino.

Riva vicina lontana

Riva la dirlindana

Riva dall’alto e dal basso

Riva di sasso.

images (1)Riva la Torre Apponale

Riva Torrione si sale

Riva in orizzontale

Segreta amante locale.

Riva la mala voce

Riva delizia e la croce

Riva lo fa e lo tace

Riva se ne compiace.

Riva le sue regate

Riva parroco pio

Riva la benedice

Riva ci sono anch’io.

download (1)Riva di Gianni velista

Riva Riccardo in regata

Riva straorza strambata

Riva guardatelo a vista.

Riva te le riscalda

Riva le Terme Romane

Riva la Busa la Valle

Cantieri – Rotture – Cheppalle. 

Riva il luccio la lenza

Riva che pesca ed aspetta

Riva cattura e poi getta

Riva riconoscenza.

Riva lavoro si campa

Riva la buona stampa

Riva comunicazione

Riva illusione.

Cantiere (3)Riva ed i suoi parcheggi

Riva Centrale Littorio

Riva giornali che leggi

Riva – Capro – Spiatorio.

Riva divisa con Roma

Riva presente ed assente

Riva acconsente

Ribelle? Schiava? Padrona?

Riva Regina dell’Ora

Parcheggio-1Riva operosa

Riva che parla o lavora

Riva faconda di prosa.

Riva di freddo e di caldo

Di neve di palme ed olivi

Musica mille motivi

Riva i baloni del Baldo.

Riva Lago di Fiori

Peler – Stravento – Vinessa

Riva di luci e colori

Riva la Poetessa.

Riva la Contadina

Riva la Pescatrice

Riva la Cittadina

Riva Incantarice.

Riva le mille voci

Todeschi – Taliani – Rivani

Riva gli albergatori

Incassi – Piene – Le mani.

Riva all’olio d’oliva

Riva gioiosa f’estiva

Riva la pasta alle sarde

Chi non le assaggia ci perde.

Riva trentina frontiera

Riva di falchi e poiane

Nuvole bianche lontane

Riva – Si dorme – La sera.

Fiaba che vince ogni sonno

Riva fra Trento e Trieste

Riva il suo capodanno

Riva le Buone Feste.

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LA LEGGENDA DI NATALE DEL LAGO DI GARDA 

Tanti, tanti anni fa, un pastorello pascolava il suo gregge lungo i fianchi di una ripida montagna del Trentino. Era la vigilia di Natale e faceva molto freddo. Il pastorello si riparò dentro una capanna e accese un fuoco per scaldarsi. Egli era così stanco che si addormentò e dormì sino a notte fonda. Svegliatosi all’improvviso, s’accorse che il gregge si era disperso giù nella valle. Spaventato, si mise a piangere. All’improvviso gli apparve un Bambino come lui che gli chiese: “Perché piangi, pastorello?” “Le mie pecore si sono disperse nel fondovalle, rispose, ed io non riuscirò a ricondurle all’ovile”. “Non ti preoccupare”, gli disse il Bambino, e, volto lo sguardo a valle, con un gesto ne sbarrò lo sbocco verso la pianura. Ed ecco che le lacrime del pastorello riempirono la valle e la trasformarono in un grande, meraviglioso lago, il Lago di Garda. Fu allora che il pastorello vide arrivare a Riva tante barchette a vela, sospinte da una provvidenziale brezza. Man mano che le barchette toccavano terra, riprendevano l’aspetto originario di pecorelle non più smarrite, ed egli potè ricoverarle al sicuro nell’ovile, e, per la felicità, le lacrime del pastorello si trasformarono in lacrime di gioia. Per il pastorello e per tante altre persone oltre a lui da quel momento, ogni giorno, ad una certa Ora, sul Lago si alza la stessa brezza per ricondurre a Riva le barchette a vela e le pecorelle che si fossero eventualmente smarrite.

BUON NATALE TRENTINO E RIVANO A TUTTE E A TUTTI!

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LA CASA DI VETRO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Dicembre, 2018 @ 12:24 pm

Detto altrimenti: Buon Natale!         (post 3444)

La casa di vetro 

Attraverso lo spazio

svuotato dall’indifferenza

lo sguardo si posa

sull’inverno gelato

mentre all’interno

scoppietta la fiamma

che inonda la casa di vetro

di un rosa tepore

veneziano.

Qualcuno

da fuori

implora calore

e tende la mano

ad occhi infantili

spalancati al di là

dell’invisibile muro.

E il piccolo viso rotondo

dischiude la porta

di casa e del cuore

e scalda

col puro suo gesto d’amore

I colori gelati del mondo.

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IL PESO DELLO SPREAD

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Dicembre, 2018 @ 11:42 am

Detto altrimenti: espresso in … kg!         (post 3443)

downloadIl  peso forma di Tizio è di 75 kg. Il lavoro, gli impegni familiari, gli amici, le feste, gli anni che passano ed ecco che Tizio si ritrova a pesare 85 kg. Tizio improvvisamente decide di rimediare, si mette a dieta e scende a 80 kg e si propone di non superare più questo livello ed è felice e soddisfatto ogni volta che, ai frequenti controlli, si accorge che ci sta riuscendo … dimenticando che il livello giusto sarebbe quello dei 75 kg.

Con lo spread funziona nello stesso modo. Eravamo scesi a 125 punti base, siamo poi saliti a 300, ora siamo scesi a 250, siamo contenti di riscontare che riusciamo a mantenere questo livello e ci auto congratuliamo per questo “successo”, dimentichi come siamo, anche in questo caso, che il livello “giusto” sarebbe quello di 75 kg … ops … scusate, quello di 125 punti base!

Evvabbè ….

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DEMOCRAZIA VERA O DEMOCRAZIA DIRETTA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Dicembre, 2018 @ 2:54 pm

 (Attenzione: questo è un LP-Long Post)

Detto altrimenti: questo è un postaltui, nel senso che un’amica mi ha girato questo pezzo. Non so chi sia stato l’intervistatore: io l’ho trascritto perché arriva alla mia stessa conclusione, e cioè che la Democrazia Diretta (referendum propositivo senza quorum + obbligo di calendarizzazione per il parlamento + vincolo di mandato per i parlamentari + prevalenza comunque del testo referendario sul testo della legge se difforme) trasformerebbe la Democrazia vera in una oligarchia. Non condivido una sola affermazione, e cioè che democrazia sia il governo della legge: mi sembra molto pericolosa: i nazisti che rispettavano la loro legge, vivevano forse in una democrazia? E poi, governo della legge nel senso di rispetto della legge, ma … rispetto sostanziale o solo formale? Già, perché noi “taliani” siamo speciali nel rispettare formalmente la legge ed eluderla sostanzialmente!      (post 3342)

 Inizia 

“Democrazia non è solo governo del popolo”. L’intervista al coautore, con Dario Antiseri e Flavio Felice, del volume “Democrazia avvelenata”, ed. Rubbettino.  La democrazia non è il governo del popolo, ma il governo della legge. E chi prende più voti non diventa automaticamente uno statista. Un concetto semplice che, però, nel nostro Paese si fa fatica a comprendere. Forse perché scarseggia un certo tipo di cultura”.

Ne è convinto Enzo Di Nuoscio, ordinario di Filosofia della scienza e direttore del dipartimento di Scienze umanistiche, sociali e della formazione presso l’Università del Molise, autore con Dario Antiseri, filosofo e Flavio Felice, ordinario di Storia delle dottrine politiche all’Università del Molise, del libro Democrazia avvelenata, edito da Rubbettino, in cui non solo si analizzano le cause della malattia delle democrazie occidentali, ma si cercano possibili vie d’uscita. Una su tutte, il recupero della cultura umanistica.

Professore, come può funzionare un antidoto così, se chi ci governa non perde l’occasione per elogiare l’incompetenza?

Ci vuole buon senso: se la conoscenza e la preparazione non garantiscono la migliore soluzione ai nostri problemi, l’ignoranza e la sprovvedutezza garantiscono invece, come direbbe Herbert Spencer, mali collaterali superiori a quelli che si vogliono curare. Le scienze umane e sociali servono anche a farci capire come, a causa della tecnologia, della globalizzazione e di tanti altri fattori, le nostre società sono diventate sistemi estremamente complessi e di conseguenza chi, come i politici, si misura con i problemi sociali, deve avere la saggezza di affidarsi a bravi tecnici, ma anche una competenza necessaria per entrare nel merito dei problemi e delle soluzioni. Ed è disarmante, oltreché pericolosa, la litania, ripetuta ogni giorno, che la legittimazione popolare debba imporre qualunque tipo di scelta, quasi che la democrazia possa annullare la conoscenza. E’ bene ricordare che la conoscenza, faticosa e, a volte scomoda, che può crescere solo in un ambiente di libertà, è l’unico mezzo per comprendere meglio la realtà e produrre più soluzioni a problemi, quindi perincrementare il benessere di un popolo. E’ proprio questo che ha storicamente conferito un vantaggio evolutivo all’Occidente. Ed è bene inoltre non dimenticare che solo la conoscenza può ridurre gli effetti perversi delle decisioni politiche. Quando sento alcune proposte di autorevoli esponenti del Movimento Cinque Stelle, penso che non si rendano conto che le buone intenzioni non siano sufficienti e mi convinco che manchi loro la prima, essenziale, lezione per chi fa politica: fiat justitia ne pereat mundus. Non si capisce un dato fondamentale. 

Quale?

La democrazia è una poliarchia nella quale il Parlamento e il Governo, espressioni della volontà popolare, sono solo una parte dello Stato, il quale è composto anche di istituzioni non elettive. E lo Stato stesso, a sua volta, è parte di un ordine più grande, fatto di corpi intermedi (istituzioni locali, associazioni di tutti i tipi, partiti, sindacati, ecc.). La democrazia è il risultato dell’interazione e anche della competizione di tutti questi soggetti, regolate dallo Stato di diritto. Luigi Sturzo la definiva una plurarchia. Non è difficile capirlo. Ma se gli intellettuali sono visti come inutili speculatori di idee, le università servono solo a fare cassa, i partiti come luogo di formazione e discussione devono essere sepolti con il secolo breve, le scuole di partito sono considerate roba dello scorso millennio, la discussione politica teme quasi di essere infettata dal dibattito culturale, non ci si deve meravigliare se qualcuno si convinca di essere uno statista solo perché ha preso tanti voti.

Pensa che la democrazia in Italia sia più avvelenata rispetto ad altri Paesi?

Non credo. Siamo l’unico Paese dell’Occidente europeo che non ha un consistente partito di estrema destra. E questo non è poco, vista la gravità della lunga crisi economica che abbiamo alle spalle. E tuttavia un veleno preoccupante sta infettando anche la nostra democrazia: il populismo. Per mera ignoranza di cosa sia la democrazia e per convenienza propagandistica, il consenso e il legame, direi empatico, con il popolo vengono considerati – soprattutto dal M5S – gli unici criteri performativi della democrazia. Si pretende che essi prevalgano su qualsiasi altro vincolo. Per cui, autorità indipendenti, ma anche organismi e istituzioni internazionali, in quanto non eletti, si dovrebbero sottomettere alla volontà popolare incarnata da chi ha vinto le elezioni. Eppure, la prima cosa che deve fare un sincero democratico è non mitizzare il popolo che, in una famosa Pasqua ebraica di 2018 anni fa, pare, si sbagliò. E a pensarci bene, non andò meglio neanche nel 1933 in Germania. Anche qui siamo alla prima lezione di politica: la democrazia non è il governo del popolo, ma il governo della legge. Ma questo succede perché si è abbassato il livello culturale, soprattutto riguardo alla formazione umanistica, di buona parte della classe politica.

Quella che, come scrive nel libro, aiuta a capire che la felicità non può venire né dallo Stato, né da un algoritmo.

Certo. Dietro la promessa di dare al popolo la felicità vi sono proprio una scarsa preparazione culturale e una inadeguata comprensione di alcuni aspetti fondamentali dell’esistenza umana. Diceva Leopardi che la felicità si misura dall’interno, è la più privata delle avventure. Parafrasando Thoreau, direi che se qualcuno avesse intenzione di venire a casa mia per rendermi felice, scapperei a gambe levate. Sconsiglierei vivamente ai politici di pronunciare questa parola. Per perseguire la felicità dei singoli i regimi totalitari hanno costruito i gulag e i lager. Non è un caso che i saggi padri fondatori della più grande democrazia del mondo, nella Dichiarazione di Indipendenza del 1776, non attribuirono allo Stato questo obiettivo, e scrissero: “A tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”. Tuttavia, per i nostri politici, che si avventurano a promettere la felicità, non scomoderei, almeno per ora, la nozione di Stato etico. Direi molto più semplicemente che si tratta di sprovveduta ingenuità. Sono tanto sprovveduti perché alzano irresponsabilmente le aspettative e non pensano alle conseguenze.

In concreto perché c’è scarsa cultura umanistica nel nostro Paese?

Negli ultimi decenni si è radicata la convinzione che una società dominata dalla ricerca del profitto e dall’innovazione tecnologica abbia meno bisogno della cultura umanistica, da molti vista come una erudizione ormai démodée. E questo ha portato a scelte scellerate. Nelle scuole superiori abbiamo assistito ad una deleteria semplificazione dei programmi delle materie umanistiche. Per non parlare di quello che è accaduto nelle università: intere discipline vanno scomparendo, molti corsi di studio stanno chiudendo. Inoltre, i criteri di finanziamento e valutazione della ricerca hanno fortemente penalizzato gli studi umanistici, perché ispirati dall’errata convinzione che la crisi economica richiedesse uno spostamento di risorse dalla ricerca di base a quella applicata, dalle scienze umane e sociali a quelle naturali. Niente di più sbagliato e pericoloso, perché la formazione umanistica contribuisce in modo determinante a formare una mente critica, sviluppare autonomia di giudizio, collocarsi nel più ampio mondo, e quindi a generare anticorpi per difendere la democrazia. Quando un professore insegna agli studenti a fare la versione di greco o latino, oppure a fare l’analisi critica della Divina Commedia o dei Promessi Sposi, non sempre se ne rende conto ma sta difendendo la democrazia, perché insegna a ricostruire il senso di un testo, a controllare le ipotesi di interpretazione. Questo aiuta il cittadino democratico a cogliere il significato di un discorso politico o un programma elettorale, a scegliere in modo più consapevole e quindi a difendersi da imbonitori, sempre in agguato nei momenti di crisi. E quando un professore di storia spiega agli studenti la tragica vicenda del secolo breve, difende la democrazia perché fa capire come, con tutti i loro difetti, le democrazie – come diceva Salvemini- sono il purgatorio, ma l’alternativa è l’inferno della dittatura, e come sia uno dei più gravi errori scambiare i difetti, i limiti e le ingiustizie dei regimi democratici con la prova del loro fallimento.

Salvemini, Popper e Aron: è a loro che nel libro affida il compito di salvare la nostra democrazia.

Salvemini, Popper, Aron, e prima ancora John Stuart Mill, vedono la democrazia come discussione continua che può funzionare solo se ci sono cittadini dotati di capacità critica e autonomia di giudizio. La condizione essenziale affinché una democrazia sopravviva, scrive Aron, “è che si riesca a mantenere un numero sufficiente di uomini indipendenti, capaci di essere in disaccordo sia con i giornali in cui scrivono, sia con i partiti a cui appartengono, sia con lo Stato che li stipendia”. Difficile dirlo meglio.

Quando invoca una maggiore cultura umanistica si riferisce a programmi ministeriali particolari?

Occorre innanzitutto migliorare la didattica degli insegnanti di filosofia e storia. Far capire agli studenti che le teorie filosofiche sono risposte ad autentici problemi filosofici, i quali traggono origine nell’esperienza umana. Il loro contenuto riguarda tutti, anche se la loro forma è per pochi. Le risposte della filosofia sono sempre provvisorie, plurali, contraddittorie e complementari, perché tale è la nostra esistenza. Dunque, il suo studio è una potente profilassi per immunizzare contro la pericolosa assolutizzazione (per ragioni ideologiche, teologiche, politiche, economiche, ecc.) di una delle tante prospettive, come accade con le dittature. La filosofia aiuta a uscire dai pregiudizi del proprio villaggio, collocarsi in uno spazio pubblico, mettere in discussione pregiudizi. Come scriveva Bertrand Russell, scuote il dogmatismo arrogante di coloro che non sono mai entrati nel dubbio liberatore. In altre parole, aiuta a convivere con l’incertezza e la pluralità senza rinunciare alla verità, ad una verità rivedibile, di cui nessuno può rivendicare un sicuro possesso, perseguibile attraverso la continua e libera discussione. E questa è anche la logica della democrazia. Per questo lo studio della filosofia aiuta la pratica democratica, e non è un caso che l’insegnamento della filosofia sia vietato in molti Paesi non democratici. Anche l’insegnamento della storia può essere utilizzato per rafforzare gli anticorpi dell’ homo democraticus. I nativi democratici, che non hanno conosciuto la guerra e le dittature, non sempre si rendono conto che tutto è possibile, che non c’è alcuna legge ineluttabile in grado di garantire alle democrazie di continuare ad esistere. La falsa certezza dell’irreversibilità della conquista democratica abbassa le difese immunitarie contro le dittature. Ecco, la conoscenza storica ha anche questa funzione: far capire quanto deboli, reversibili e delicate siano le democrazie, e quanto lungo e sanguinoso sia stato il percorso che ha portato ad esse. E che con tutti i loro difetti, sono l’unico regime che permette ai propri cittadini di criticarlo. La conoscenza storica aiuta inoltre a capire un altro fatto importante: quello democratico è un ordine politico e sociale che ha storicamente prodotto più ricchezza per tutti. Non è un caso, come osserva Amartya Sen, che nessuna carestia si registri in un Paese democratico. E potremmo aggiungere, nessuna guerra si registra tra le moderne democrazie. Quando poi, però, vediamo che nei licei vi è quell’ircocervo chiamato geostoria e che i criteri di finanziamento e valutazione della ricerca penalizzano pesantemente queste discipline e, più in generale, le scienze umane, viene da pensare che il ministro dell’Università farebbe bene a fare il contrario di quello che hanno fatto i suoi predecessori, anche se ha iniziato con il piede sbagliato, eliminando la traccia di storia dalla prova scritta del nuovo esame di maturità.

Se la cultura umanistica è sempre stata debole, ammetterà che anche quella scientifica non se la passa meglio, altrimenti non si diffonderebbero bufale, non si metterebbe in discussione lo sbarco sulla luna, non si penserebbe di curare un cancro con limone e bicarbonato.

Al di là del caso particolare delle fake news dolosamente pianificate, la diffusione di notizie false è un fenomeno che si è dilatato con i nuovi media. L’accesso alla rete dà possibilità – che spesso si rivela ingannatrice – di formarsi una opinione in proprio anche sulle questioni più tecniche, saltando la mediazione delle autorità epistemiche (figure e istituzioni detentrici di determinate conoscenze). Diciamo che nella web society l’intuizione espressa da Tocqueville ne La democrazia in America, secondo la quale l’idea di uguaglianza – insita nella democrazia – porta a svalutare le gerarchie conoscitive, ha subito una rapida accelerazione. Cresce soprattutto l’errata convinzione che non ci sia criterio più democratico di quello secondo cui la verità di una teoria debba dipendere dal consenso che riceve. A ciò dobbiamo aggiungere che ogni cattiva notizia seppellisce le tante buone, perché colpisce le aspettative delle persone. Si propaga molto di più, ad esempio, la falsa informazione, messa in rete in buona fede da un genitore, secondo cui l’autismo del proprio figlio sia stato prodotto da un vaccino, della notizia vera che in Occidente è stato il vaccino ad eliminare del tutto terribili malattie, come il vaiolo o la poliomelite. Ecco, il combinato disposto di questi fattori rischia di produrre la Democrazia dei creduloni, per usare il titolo del bel libro di Gérald Bronner. Per contrastare questi effetti perversi occorre rafforzare le capacità critiche delle persone, dotarle, anche attraverso gli studi umanistici, di criteri per orientarsi nel mare magnum di informazioni di cui in ogni momento ci inonda la rete. Serve, ad esempio, ricordare che, se abbiamo aspettative di vita tanto elevate, lo dobbiamo soprattutto alla scienza e alle innovazioni tecnologiche che essa ha prodotto. E che, come testimonia il caso di Galileo – solo contro tutti nel difendere la tesi che i corpi celesti non fossero perfettamente sferici – nella scienza consensus non facit veritatem. Dunque, è sbagliato usare il numero di like per stabilire se i vaccini provocano l’autismo, se è stato il governo degli Stati Uniti a organizzare l’attentato alle twin towers o se l’uscita dall’euro ci renderà tutti più ricchi. Infine, per arginare il dilagare di convinzioni infondate occorre che anche le istituzioni scientifiche e culturali siano maggiormente presenti nella rete. In questo siamo solo all’inizio. Non spariamo addosso alle nuove tecnologie che, invece, pongono una sfida interessante anche alla democrazia.

A cosa allude?

Ai mutamenti che le nuove tecnologie impongono alla politica e alle istituzioni, messi in luce già nel 1997 da Stefano Rodotà, quando pubblicò quel libro eccezionale che è Tecnopolitica. Le democrazie occidentali sapranno mostrare anche in questa fase storica quella forza che nel secondo dopoguerra ha permesso loro di consolidarsi grazie alla capacità di affrontare le grandi rivendicazioni sociali (lavoro, casa, sanità, previdenza) che rischiavano di spazzarle via? Le nuove tecnologie, ricordiamolo, danno la possibilità di un rapporto non intermediato con i governanti, e quindi illudono che si possa fare a meno di corpi intermedi come i partiti, e più in generale delle forme di associazionismo che aiutano la democrazia a raccogliere e a selezionare la domanda sociale. Questa è una illusione pericolosa, coltivata soprattutto dai grillini, perché attraverso i social si crea un rapporto di fatto unilaterale dei leader con l’opinione pubblica, senza la possibilità di un minimo confronto critico. Il rischio è che si passi dalla democrazia dei cittadini alla democrazie del pubblico, dal consenso – frutto del dibattito pubblico – agli applausi degli studi televisivi o ai like distrattamente espressi con il proprio smartphone, fortemente condizionati da sofisticate strategie comunicative.

E quindi?

Se non sappiamo come finirà questa sfida, ma possiamo essere certi che la democrazia sarà più forte se combatteremo la pericolosa illusione della democrazia diretta, che ci fa credere di contare di più e che in realtà svilisce il nostro potere di scelta. I partiti, senza dei quali una democrazia non è pensabile, devono, però, rinnovarsi anche utilizzando le nuove tecnologie. Ma, prima di ogni cosa dobbiamo far crescere la capacità di comprensione e scelta dei cittadini democratici.

Finisce

Io sono assolutamente convinto sulla importanza degli studi classici, della filosofia e della storia, materie che danno “conoscenza” e non mera “capacità”. Dobbiamo combattere il “panem et circenses”, cioè il, dare al popolo quel tanti da sfamarsi e i giochi del circo (oggi si direbbe pensioni anticipate, stipendietto a tutti, TV e calcio a piene mani. Facciamo in modo che dopo avere letto i Promessi Sposi gli alunni non abbiano solo la “capacità” di farne un riassunto, bensì che abbiano acquisito anche la “conoscenza” per trarne insegnamenti, di fare paralleli, confronti, analisi critiche.

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ANTONIO MEGALIZZI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Dicembre, 2018 @ 8:42 am

Detto altrimenti: un Eroe, una Vittima, un Simbolo                      (post 3441)

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Oggi è tornato a Trento. Antonio già Eroe e Vittima, oggi è diventato un Simbolo. Come meglio chiarisce Gustavo Zagrebelsky nel suo bel libro “Simboli al potere” il Simbolo è qualcosa che unisce. E l’uccisione di Antonio unisce ancora di più coloro che quel gesto criminale voleva dividere, annientare.

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Megalizzi, megale lizos, grande pietra: Antonio è di origine calabrese e il suo cognome di sicura origine greca ovvero della Magna Grecia (lizos: “pietra”,  “oggetto che incide”, che incide come la sua azione!)

Certo che sorge una constatazione amara: occorre morire per far valere le proprie idee? In questo caso l’idea europeista oggi così osteggiata dalla superficiale ignoranza dei sovranisti di turno! E Antonio? Antonio, Eroe già da vivo.  Eroe  quando difendeva l’Idea Europa contro una corrente devastante di una fiumana torbida e cieca di ottuso sovranismo (per inciso: se non altro, come contrastare l’innalzamento della temperatura del pianeta se non attraverso accordi ed azioni internazionali e intercontinentali? Altro che sovranismi!)

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           Le strisce! Mettiamole le strisce!

Antonio, trucidato,  Vittima. Già, perché Antonio non era andato volontariamente in un luogo nel quale avrebbe potuto rischiare la vita pur di difendere e propagandare la sua Idea Europa. E’ stato ucciso “per caso” da un criminale che sparava “per caso”, ucciso per avere cercato di evitare una strage, ucciso da un criminale che nel far questo, inconsapevolmente ha prodotto per i suoi ispiratori-mandanti-criminali l’effetto contrario a quello desiderato: ha rafforzato la nostra Idea Europa e di Civiltà.

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imagesAntonio, da oggi Simbolo. Simbolo che unisce che esige il rispetto che si deve ad una Bandiera Simbolo, in questo caso alla Bandiera dell’UE, “dentro” la quale c’è anche la nostra Bandiera Nazionale. Ben vengano ora i riconoscimenti postumi alla sua idea, le numerose iniziative di ispirazione UE, ben vengano! E nel frattempo non dimentichiamo le altre vittime, in particolare due: il suo amico Bartosz e il padre di tre figli ucciso davanti a tutta la sua famiglia.

Grazie Antonio per il grande (great) lavoro che stavi facendo per tutti noi! E grazie per i sentimenti pro UE che il tuo sacrificio sta rafforzando. Siamo tutti molto vicini a te, alla tua idea, ai tuoi cari. Meriti che al tuo nome siano dedicate vie, piazze ma soprattutto scuole.

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P.S.: come si evince da numerosi miei post, io sono a favore dell’accoglienza degli immigrati ma se uno ha decine di condanne (anche se “solo” per reati comuni) ed è fondatamente sospettato di radicalizzazione, va arrestato ed espulso, per essere arrestato nel paese d’origine. Qui a fianco il ventinovenne Cherif Chekatt: killer? Terrorista? No, criminale assassino vigliacco, traditore della terra e della cultura che lo aveva accolto.

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Scrive LUCIA BRUNI (europeista molto attiva, premiata dalla Commissione UE. Su di lei trovate molti post, qui sul blog)

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Lucia, premio UE “Altiero Spinelli”: in bici da Roma a Bruxelles per commemorare i 70 anni dei Trattati di Roma che diedero l’avvio al processo di integrazione Europea (con soste-eventi in ogni luogo significativo attraversato)

“Antonio e Bartosz – La terra promessa è un mito millenario. La distanza tra l’ideale della terra promessa e la terra reale è sempre dolorosa. Molte volte, tanti popoli diversi, hanno visto infrangersi il cammino verso la costruzione della Polis che li avrebbe riscattati, resi liberi, resi se stessi. Ma anche senza una rottura violenta, è esperienza comune di ogni essere umano una certa opacità della storia, l’esperienza umiliante del compromesso tra l’ideale di un mondo migliore e la concretezza storica segnata da limiti ed errori. Questa esperienza porta qualcuno al cinismo, a non credere che possa mai esserci un avvicinamento della Polis terrena alla Polis ideale. Non tutti però cedono a questa tentazione. Non Antonio Megalizzi, che credeva nella Polis europea, che lottava per migliorarla, che lavorava per aiutare i cittadini europei a conoscerla meglio. Era un ragazzo giovane ma non era ingenuo, sapeva quali e quanti ostacoli ci sono sul cammino verso la Polis europea. Eppure, come nella migliore tradizione della terra promessa, essa già esisteva per lui, che ci abitava, ne era cittadino. I suoi concittadini, i suoi amici, i suoi orizzonti, i suoi riferimenti, erano quelli della casa comune europea, a dispetto di cinici e demolitori di ogni latitudine. È morto con il suo fratello polacco Bartosz, per impedire al terrorista di Strasburgo di entrare in un locale e fare una strage peggiore. A noi che siamo vivi resta il compito di scegliere di chi essere concittadini: se dei delatori, dei distruttori, degli odiatori seriali; o di Antonio, di Bartosz, dei loro amici e colleghi, di tutti e tutte coloro che non smettono di cercare attivamente la Polis europea”.

Lucia, europeista convinta e attiva, ciclista iscritta a Fiab Trento, bolognese per nascita e residenza, due anni fa ha deciso l’impresa. 2000 km, direte, per una ciclista allenata, in due settimane non sono poi gran che. E invece no, sono una vera impresa per molti motivi. Innanzi tutto perché la tabella di marcia era rigida (Lucia aveva preso ferie e non avrebbe potuto derogare né avrebbe potuto disdire i vari alberghi precedentemente fissati è prepagati per le notti.) il che, ad esempio, le ha fatto passare il Brennero sotto una tempesta di neve.  Poi perché era una donna sola e con il pesante bagaglio appresso. Ma soprattutto perché, nonostante la rigida e dura tabella di marcia, Lucia si è fermata per commemorare ogni luogo che attraversava, che fosse significativo rispetto al Progetto Europeo; si è fermata per incontrare istituzioni e persone significative, testimoni attivi del processo di integrazione europeo. Noi di Fiab Trento l’abbiamo accompagnata lungo la tratta della nostra regione.

Antonio, Lucia … Giovani cariche di energia che trasmettono la loro Idea, il loro entusiasmo, il loro esempio, la loro determinazione a tanti altri Giovani: al nostro ma soprattutto al loro stesso futuro.

P.S.: sono due giorni che riprendo in mano questo post: oggi mi chiedo: ma è mai possibile che i nostri “sovranisti” non comprendano che l’UE siamo noi, che l’UE non è una matrigna, che l’UE può e deve essere migliorata e soprattutto accresciuta? E’ così difficile vivere e operare positivamente anziché fare la “politica contro”? L’UE non è una entità diversa da noi, come l’Italia non si contrappone a ciascun cittadino italiano. Ogni cittadino “regionale” italiano è italiano. Ogni cittadino “statale” europeo è europeo. Governanti (pro tempore) della nostra Italia, coraggio, maturate un po’, elevate lo sguardo, raggiungete una visione d’insieme e non fermatevi alle percezioni sensoriali …

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NATALE SENZA NEVE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Dicembre, 2018 @ 7:47 am

Detto altrimenti: almeno per adesso, poi chissà … (post 3440)

Vi assicuro, dietro il petalo del fiore c’è una piccola ape che non ama farsi fotografare …

La neve non c’è …

Dicembre.

davIntenta sui fiori di casa

la Rosa Natale ti nutre.

Un Nokia vicino ferma il tuo sguardo

che legge nel mio

e mi parli:

“La neve non c’è?

Di che ti lamenti”

par che mi dica la piccola ape

“Non vedi? Lavoro

– io fabbrico il miele

– trasporto i semi del fiore

– inietto la vita nel mondo

per ore

in silenzio

e tu ti lamenti?

La neve?

Verrà …

Ma intanto

sii bravo

tu fatti più in là

lo sai che devo rientrare

e un poco riposi 

ben prima che ‘l sole tramonti

su Trento indifesa

 dagli alti suoi monti

ancora sì bruni

ed ombrosi”.

Buona neve a tutte e a tutti!

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