IL PULLOVER

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Novembre, 2019 @ 8:48 am

Detto altrimenti: una bella canzone del 1961 … ma oggi voglio parlarvi di maglioni      (post 3698)

Il primo maglione è stato di Sergio Marchionne. Una sua abitudine che è diventata una moda. Nel gruppo Fiat è stata la seconda: prima di lui un giovane rampollo di casa portava l’orologio sopra il polsino della camicia.

Poi è stata la volta un politico che di maglioni ne aveva una serie, ognuno sponsorizzato per l’occasione: da poliziotto, capitano di nave, aviatore, etc. . Mi ricordava quando, tanti anni fa, ero a Teheran per lavoro, all’epoca dello Scià: ovunque si andasse c’era una grande raffigurazione dello Scian Scià, il  Re dei Re, in divisa: da ferroviere, militare, aviatore,  etc.

Ora è il turno del maglione del nostro Premier Conte. Questo è quello che preferisco di gran lunga: non è una moda, non è un’ostentazione, è un modo di essere pratici e funzionali quando ci si reca fra gli operai di Taranto, le macerie di un terremoto, l’acqua alta di Venezia. Bravo Premier!

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VENEZIA SOTT’ACQUA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Novembre, 2019 @ 8:08 am

Detto altrimenti: managerialità assente!     (post 3697)

Amiche ed amici, “managerialità”, capacità di dirigere, programmare, organizzare, fare eseguire con efficienza, efficacia e responsabilità. Lo so che l’Italia non è una SpA, ma quanto avrebbe da guadagnare il nostro “bel paese ove il sì suona” (Dante Alighieri) se fosse governata con managerialità!

Bandiera a mezz’asta in segno di lutto per il MOSE.

Quasi ogni anno noi della FIAB Trento ci facciamo una bella pedalata nel Delta del Po o nella Laguna di Venezia. L’anno scorso il MOSE l’ho visto con i miei occhi, l’ho toccato con (mano e) le ruote della mia bicicletta : un cantiere lungo lungo, fermo, con le erbacce che crescevano alla base dei cancelli (!); un guardiano che “solo e pensoso andava misurando a passi tardi e lenti” (Petrarca) le ore che gli restavano prima di smontare dal servizio. La nostra “guida” locale, Fiabbino come noi, ci spiegava che a causa dell’inutilizzo ultra decennale, i cardini subacquei delle paratie sono ormai cementati da incrostazioni per cui anche i moduli già installati sono inutilizzabili.

Io ho vissuto una vita da manager in SpA e gruppi di SpA, grandi e piccoli, operativi e finanziari, italiani ed esteri: se in uno qualsiasi di questi ambienti io fossi stato così irresponsabile, sarei stato licenziato in tronco ad avrei subìto un’azione legale di responsabilità per danni.

Ora, pur volendo evitare di “perdere tempo” a dar la caccia alle (irresponsabili) streghe del passato, mi chiedo: quali sono le prime priorità del paese? Respingere gli immigrati e dotarci di una flotta di cacciabombardieri F35, oppure riprogrammare in modo manageriale i nostri obiettivi, dando priorità, ad esempio, 1) trattenere i 100.000 nostri giovani laureati annualmente emigranti; 2) dotare i nostri Pronto Soccorso dei medici necessari; 3) risolvere il problema di Taranto e di Venezia?

In materia di programmazione ho pubblicato due recenti post sulla tecnica dello zero base budget.

W l’Italia, un’Italia viva, pulsante, bene organizzata managerialmente!

P.S.: ammettiamo che il Mose sia completato. La marea respinta da Venezia, dove va? a Chioggia?

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PIER LUIGI CELLI’S BOOK

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Novembre, 2019 @ 6:46 am

Detto altrimenti: mi ci ritrovo in pieno!       (post 3696)

Per capirsi di cosa stiamo parlando: Azionista, in inglese shareholder, il proprietario – Amministratore, in inglese “director”, membro del Consiglio di Amministrazione – Amministratore Delegato, in inglese managing director – Direttore, in inglese manager –Direttore generale, in inglese general manager.

Pier Luigi Celli classe 1942, un grande manager, il suo ultimo libro: “Il potere, la carriera e la vita – Memorie di un mestiere vissuto controvento” Chiarelettere Ed. S.r.l., 196 pagine, €17,00 mai spesi così bene (chi era che diceva “Se ho del denaro mi compro libri. Con quel che resta, cibo”?). Un libro il suo che sto leggendo con la matita in mano per segnare i punti che vorrò citare. Chiedo scusa sin d’ora all’Autore se le mie citazioni saranno “miste”, cioè un po’ letterali e un po’ no, ma devo tradurre il suo testo in “bloggese”.

Controvento

Ogni modello di carriera è precario: non contiamo sulla tenuta delle relazioni umane che traggono significato dal (nostro) potere conquistato (sic transit gloria mundi, n.d.r.). – Il successo aziendale è fatto di storie umane: dobbiamo avere rispetto per i nostri compagni di viaggio – Cerchiamo di immaginare come vorremmo essere ricordati dai nostri compagni di viaggio – Il modo migliore per sopravvivere nel ricordo è costruirsi allievi, eredi – La tentazione (errata) dei vertici aziendali è quella di distanziarsi anche logisticamente dalle sedi operative  – E’ un errore relazionarsi con gli altri solo in ragione della posizione raggiunta  – L’organizzazione gerarchica è la tomba dei desideri personali nella quale si inaridiscono le storie che invece sono il contenitore principe dell’identificazione dei dipendenti con l’azienda  – Le storie umane sono l’unica salvezza delle aziende che vogliono durare  – L’intelligenza dell’azienda è un’intelligenza collettiva  – I mediocri si adeguano ai modelli di relazione dominanti e capiscono che comandare a prescindere li mette al riparo dall’essere discussi  – I fatti decisivi di una vita avvengono nella “biografia” e non nel “curriculum”  – Non ha senso una vita alla quale viene meno una prospettiva capace di evocare il futuro con la possibilità di riconoscersi come attore  – Occorre accentuare la valorizzazione delle persone come asse fondante della strategia di governo manageriale – E’ una condizione di vantaggio il disporre di persone capaci di adattamento e anticipazione indipendentemente dalla loro collocazione nell’organigramma  – Purtroppo, spesso l’unico scopo di chi raggiunge la vetta è sopravvivere e il potere non vuole eredi.
La valorizzazione delle persone è l’asse portante della strategia manageriale. Per il capo, non c’è legittimazione senza la stima e la fiducia dei dipendenti.

Potrei andare avanti per pagine e pagine. Ma questo mio post vuol solo essere lo spunto perché andiate a comperare questo che non esito a definire un vero e proprio Vangelo aziendale e soprattutto di vita.

CONTROVENTO in solitaria invernale con il mio Fun Whisper ITA 526
Questa navigazione è più lenta ma molto, molto più sicura di quella con il vento in poppa ” a fil di ruota”!

Firmato: un vecchio manager classe 1944, velista regatante altogardesano, che si riconosce in ogni passaggio del tuo libro. Grazie, Pier Luigi!

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SCI E PISTE DA SCI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Novembre, 2019 @ 4:35 pm

Detto altrimenti: a marcord … mi ricordo …  (post 3695)

Io, Genova, classe 1944. Prima sciata a 17 anni a Frabosa Soprana (CN). Un po’ tardi per cominciare, ma si sa, erano altri tempi. E poi, da Genova era lunga. Mappoi ho recuperato alla grande! Ma … come si fa? Vediamo un po’ con ordine.

Musica a Solda (BZ)

Vestiti, tutti “da montagna” cioè non tecnici, tranne i pantaloni di lana, prestati da un amico. Sci. Da amici, un paio di vecchi “icori” quelli con la gobba e il pirulino in cima per fissare le pelli di foca. Tagliato il pirulino; verniciata con lacca la suoletta; date molte mani di olio di lino al legno; sostituite le ganasce degli attacchi con il formaggio marker. Presto sostituiti con …udite udite: Devil Rosso della Persenico, di metallo! Uao! Scarponi: marca Munari (prestigiosa) con tre file di stringhe, acquistati di seconda mano al CAI Ligure. Questo l’inizio. Non vi annoio con l’elenco dei tipi di sci che ho avuto, diri che hanno prevalso i Rossignol Strato con attacchi Nevada a cinghia lunga (una figata passeggiare sci in spalla e cinghie a penzoloni!)  salvo qualche puntata Alu Fisher e di Salomon.

Alpi Marittime (Limone Piemonte, Frabosa, Prato Nevoso, Artesina), tante sciate domenicali da Genova, dalla mattina presto alla sera tardi. Poi, piano piano, le settimane bianche (CH, Megeve, Livigno).

1976, lavoro a Torino, casa in montagna a Cesana Torinese: abbonamento stagionale sulla Via Lattea! Scusate se è poco!

Seggiovia di Fai: dai, partiamo!

Da 33 anni a Trento, Paganella mon amour, si inizia alle 08,30 ed alle 13 a casa a mangiare! Poi il Tonale, dove mi recavo per lavoro e dove ho costituito la Carosello Tonale SpA.

Venga a prendere un caffè alla Malga Zambana

Oggi gli impianti di risalita sono anni luce migliori e le piste sono diverse rispetto ad allora: lisce, veloci, senza gobbe. E gli sci: più corti, rastremati, curvaioli, sensibilissimi. La gente … tanta, soprattutto nei mesi caldi (febbraio-marzo). Io le migliori sciate per me sono quelle di dicembre e gennaio (due soggetti, un anacoluto, ma se quelli gli anacoluti li faceva il Manzoni!).

Paganella: se non è amore questo …

Che dirvi di non scontato, noioso, banale …? Che è bene fare ginnastica presciistica; non bere alcolici mentre si scia; moderare la velocità; rispettare le code; dare la precedenza a chi sta a valle o proviene da destra? Ma dai che queste cosette le conoscete già. Ne aggiungo una che mi sta molto a cuore: quando scendete eseguendo una serie di curve, state attenti a non fare soprattutto una serie di lunghi traversi diagonali: tagliereste la strada a molti sciatori. E poi, in ogni caso, quando arrivate vicino al bordo pista, curvate o fermatevi un paio di metri prima: in tal modo lascerete comunque una fascia libera sulla quale chi scende zigzagando a bordo pista per non intralciare gli altri non si troverà un improvviso e imprevisto ostacolo. Uno zigzagatore appassionato vi ringrazia di cuore!

Per la Malga Zambana: di solito faccio la 1. Una volta che ho fatto la 2 sono volato nel punto “X” (anzi, un po’ più indietro, sulla curva): ma si può?

I miei sci oggi? Salomon Race, m. 170, raggio di curvatura 17 metri: non ti consentono distrazioni. Il 25 marzo scorso mi sono distratto: un volo e rottura della testa dell’omero sinistro e del trochite. Che vi dicevo?

Dalla settimana bianca alla settimana con la nipotina Bianca

Ah … dimenticavo: quest’anno pagherò di meno l’abbonamento stagionale! Sono entrato nella categoria super-senior, quelli nati prima dl novembre 1944. Che c ……!

Good skying everybody!

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IT COMES DOWN THAT GOD SEND IT!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Novembre, 2019 @ 8:49 am

Detto altrimenti: la ven zo che Dio la manda!                      (post 3694)

Zerto che o massa o miga! La neve vien giù che Dio la manda … certo che o troppa o niente. Ricordo decine di anni fa, Piemonte, Via Lattea, c’erano ancora alcuni sklift e, salendo, il cavo traente era all’altezza della tua spalla, tanta era alta la neve sulla quale eri trascinato!

Novembre 2019

E l’anno scorso, qui in Paganella? Abbiamo sciato bene grazie ai cannoni. Quest’anno invece promette bene anzi troppo! Basta che poi non vengano sciroccate feroci, ma se la battono sin d’ora si crea uno zoccolone quasi impermeabile all’aria calda.

Già ieri alla Malga Zambana, quella gestita dall’amico Mirco, il manto nevoso sfiorava il  metro. Oggi è prevista neve forte e per altri due giorni, neve! Quindi, zente … neve a siar in Paganela che l’è la montagna tuta bela che pu bele no ghe n’è! Che i lo san tuti, i lo san …

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GRAECIA CAPTA FERUM VICTOREM CEPIT

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Novembre, 2019 @ 3:04 pm

Detto altrimenti: La Grecia, conquistata (dai Romani), conquistò il selvaggio vincitore ( gli antichi Romani e noi stessi, oggi! N.d.r.) (Orazio, Epistole, II, 1, 156)    (post 3693)

Per dire come la cultura greca pervase di se’ il mondo romano, a cominciare dalla filosofia. E ancora oggi volendo e sapendo osservare le cose, ciò è testimoniato ogni giorno, anche riguardo alla nostra cultura. Nel senso, il pensiero moderno è frutto del pensiero greco, una palestra insostituibile alla quale dobbiamo molto. Ora vi racconto. Questa mattina alle ore 10,00 nella sala Multilingue della Biblioteca di Trento si è riunito il Gruppo di lettura dei Classici della prof senza puntino Maria Lia Guardini e abbiamo discusso …

… della prima testimonianza di un processo pubblico, quello descritto nel canto XVII dell’ Iliade (Lo scudo di Achille): quando l’aedo dice che “nel mezzo ci sono due talenti d’oro”  non allude ai lingotti, bensì ai due piatti della bilancia, la quale rappresenta la giustizia, chiamati con lo stesso nome “talenta”).

… del mito, che racconta una verità flessibile, esposta verbalmente dagli aedi secondo l’enfasi gradita al potente di turno (nonostante che oggi gli aedi si siano trasformati nei   moderni mezzi di comunicazione, resta il fatto che possono essere influenzati dal potente di turno. Vedete l’attualità del mondo classico?)

… della trilogia Agamennone – Oreste – Eumenidi di Eschilo, ed in particolare delle Eumenidi: Agamennone parte per guerra di Troia, gli dei gli impongono di sacrificare la figlia Efigenia. Lui la uccide, al suo rientro la moglie si vendica, ma a sua volta … etc. Martedì 19 novembre, Teatro Sociale di Trento, Orestea.

Eschilo (458 a. C.): utilizza il mito per giustificare il presente, mistifica il presente. Gli umani agiscono irresponsabilmente, perché sono mossi dagli dei: gli dei, Deus vult, Got mit uns , “ci ha aiutato la Madonna Santissima Immacolata”. Egli trasforma le feroci Erinni nelle accondiscendenti Eumenidi (la donna? Che la tasa, che la piasa che la staga in casa). Le feroci Erinni, frutto della cultura matriarcale cretese. Le Eumenidi, sottomesse alla cultura patriarcale di origine indoeuropea, dove comanda Zeus. L’omicida Oreste è difeso dall’avvocato Apollo! La legge è di origine ed emanazione divina.

Oggi: la “divinizzazione” di un leader (troppo) carismatico è diventata per alcuni il mito-obiettivo in cui credere, al quale obbedire, per il quale combattere.

(In questo intervallo, i Sofisti e soprattutto Platone per il quale “gli Dei hanno sempre ragione!”

Euripide (430 a. C.): attualizza il mito e lo utilizza per creare una doppia prospettiva: passato e presente si confrontano. Gli umani sono responsabili individualmente delle proprie azioni. La legge è fatta dagli uomini. I suoi personaggi si rendono ben conto del passato.

Evoluzione del pensiero. Vedete bene come in così pochi anni il pensiero si sia molto evoluto, e come di questa pluralità di pensiero anche oggi si trovi traccia presso la politica e le guerre.

Un mio modesto contributo personale da leguleio qual sono: i diversi tipi di legge: divina, religiosa, morale, naturale, umana. Il Filosofo del Diritto Hans Kelsen mette in guardia contro ogni diritto che non sia espressione diretta dell’uomo. Ma questa è un’altra storia.

Prossimo appuntamento: martedì 26 novembre 2019 ore 10,00 stessa sala. All’ordine del giorno la tragedia Oreste di Euripide. Così chiudiamo il cerchio.

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CLONAZIONE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Novembre, 2019 @ 7:29 am

Detto altrimenti: di una carta di credito   (post 3692)

SCRIVO QUESTO POST NELL’INTENTO CHE POSSA ESSERE UTILE A TANTE POSSIBILI VITTIME DI TRUFFE VIA WEB

Si vuole eliminare l’utilizzo del denaro contante per passare quasi esclusivamente alla moneta elettronica. Mi chiedo: in parallelo, i sistemi di sicurezza sarranno rinforzati? Nel frattempo a me è successo quanto segue:

Mercoledì 6 novembre 2019 – Verso le ore 10,20  dalla mia banca ricevo una mail (che non si puo’ stampare): mi chiedono di avviare la procedura per il mio riconoscimento perche’ ci sono in corso tentativi di possibile truffa su molte loro carte di credito, compresa la mia ” … soprattutto se non ho fatto recentemente viaggi all’estero”. Avvio la procedura – fornisco solo dati anagrafici (nome, cognome, comune e provincia di riferimento, numero di telefono celllulare, indirizzo e-mail) – e apprendo che sono stato riconosciuto. Alle ore 10,53 la banca con un SMS mi avvisa che la mia carta e’ stata bloccata. Viene indicato il numero di telefono del servizio clienti +39 045 8064665 . Chiamo ma non rispondono. Via home banking controllo il mio estratto conto: non risulta alcun indebito prelievo.

Giovedì 7 novembre 2019 – Ore 08,50 vado in banca. L’addetto vede che la carta è stata bloccata il 6.11 (ieri). Solo la banca può bloccarla e il sospetto alla banca è sorto già dal 28 ottobre (v. loro lettera citata qui avanti). La banca vede che  c’e’ una spesa prenotata di €635,75 per criptocurrency. Dichiaro subito che non e’ mia. La banca aveva visto giusto: c’erano tanti tentativi – il mio fra quelli risuciti – di furto. Nel frattempo io non ho ricevuto il consueto sms di avviso di utlizzo della carta per quella somma, come invece avviene di consueto. L’addetto mi dice che occorre attendere che ci sia l’addebito in conto il 5 dicembre. Poi mi chiamerà, mi dira’ di sporgere denuncia ai Carabinieri e su questa base si attivera’ la procedura assicurativa per il rimborso. Lo stesso giorno 7/11 ricevo per posta una busta con lettera della banca datata 28.10 che preavvisa  che “abbiamo individuato un accesso non autorizzato ad alcuni dati relativi a nostri clienti tra cui i suoi … di carattere esclusivamente anagrafico … nome,  cognome, comune e provincia di riferimento, numero telefonico e cellulare, indirizzo e-mail”.

Lunedì 11 novembre da casa via home banking riscontro un addebito sul mio conto corrente in data venerdì 8 novembre di €635,82 causale “altro”. Ore 09,30 Vado in banca. Mi spiegano che poiché dopo un utilizzo la carta è stata bloccata, la somma “prenotata” viene subito addebitata alla banca e dalla banca a me.  Devo sporgere denuncia ai Carabinieri. Su questa base potrò poi sporgere denuncia all’assicurazione via telefono. Un addetto della banca mi assisterà. Mi si dice che in due giorni la banca mi accrediterà l’importo “salvo buon fine”, cioè la somma non mi sarà più reclamata dalla banca se poi l’assicurazione avrà rimborsato il furto. Ore 14,00, vado in caserma CC e sporgo denuncia ai carabinieri. Nell’attesa altre persone derubate come me mi dicono che “la denuncia all’asssicurazione va fatta tassativamente entro sette giorni”. Copia della denuncia mi viene consegnata alle 16.30.

Martedì 12 novembre, ore 11,30, vado in banca, mostro la denuncia, il Vicedirettore telefona col mio cell. al servizio clienti che trasforma il blocco temporaneo della carta in blocco definitivo. Mi dicono che il 6.11 non mi avevano chiesto alun dato. Mi avvisano che entro il 19/20 novembre riceverò una e-mail con i documenti da compilare per la richiesta di rimborso. e che bene sarebbe se la mia denuncia contenesse la dichiarazione di non avere mai fornito i dati ddella carta. La banca si rende disponibile ad assistermi nella compilazione e mi informa che dopo altri 2 gg mi accrediteranno l’importo SBF, ovvero salvo il buon fine (della pratica di rimborso assicurativo).

Mercoledì 13 novembre. 06,00 ricevo dalla banca un SMS con il quale mi avvisano che la nuova carta di credito che mi sarà inviata sarà utilizzabile con l’apposizione di un codice PIN e non più della firma.

Domani inoltre l’invio di una mia lettera alla Direzione Generale della banca in risposta alla loro del 28 ottobre 2019 con la quale mi avvisavano che già prima di quella data erano stati inddebitamente sottratti dai loro archivi i miei dati anagrafici.

Morale: esiste una sorta di ingegneria (criminale) sociale che ci studia e si organizza scientificamente per derubarci. Cosa si impara da questa esperienza? 1) non fornire mai nessun tipo di dato via e-mail; 2) nella denuncia ai CC – meglio alla Polizia Postale – indicare sempre “non ho mai fornito a nesuno i dati della mia carta di credito”; 3) controllare spesso presso la banca anche le “somme in sospeso”, cioè quelle che si riferiscono ad utilizzi della carta di credito non ancora addebitate in conto; 4) ricordarsi che le operazioni Carta di Credito sono tecnicamente “a rischio banca” (stipulatrice) e non nostro (assicurati); 5) la clausola SBF apposta al rinborso pare più una clausola di stile che una riserva effettiva.

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LA POLITICA ZERO BASE BUDGET – 2

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Novembre, 2019 @ 7:25 pm

Detto altrimenti: dell’al-di-qua e dell’aldilà     (post 3691)

Il filosofo greco Platone è stato il primo a individuare le due zone: l’al-di-qua e l’aldilà. In questa direzione si sono mosse anche alcune nuove forze politiche nel senso di definire una linea netta di separazione fra il “prima di loro” e “loro stesse, presente e futuro”, ovvero un quid che a detta loro li ponesse al-di-là del vecchio sistema che stava nell’al-di-qua: una linea che avrebbe segnato l’inizio della “prosecuzione dopo una fine”, ovvero l’inizio del “cambiamento” del tipo di vita politica, economica, sociale.

Tuttavia a me piace evidenziare – in linea teorica, s’intende! – che il cambiamento può essere in due direzioni: in meglio e in peggio. Ma non voglio esprimere – in questa sede – alcun giudizio di valore.

In merito alla citata “linea di separazione” mi permetto invece di sottoporre all’attenzione di chi mi legge una sottolineatura: una uguale separazione non è stata tracciata quanto a metodo di programmazione. Ovvero: totalmente nuovi gli strumenti HW (i partiti) ma sempre uguale è rimasto il SW (il metodo di programmazione). Mi spiego meglio: il “nuovo” ha puntato su alcuni singoli temi specifici quali l’immigrazione, la sicurezza, quota 100, reddito di cittadinnza, etc. ma non si è posto il problema politico per eccellenza cioè la riprogrammazione ex novo secondo la modalità zero base budget (cfr. post precedente) di come investire la totalità delle risorse (non solo quindi quelle “attualmente” disponibili), sulla base dell’ azzeramento delle priorità preesistenti, per definire nuove più aggiornate priorità.

In altre parole: avrei preferito vedere individuata una linea che segnasse la fine dei “diritti acquisiti di alcuni settori/progetti o ad essere finanziati a prescindere”, in favore di una nuova programmazione zero base budget che aggiornasse l’elenco delle priorità.

(foto repubblica.it)

Sono stato spinto a queste considerazioni dal caso Ex-Ilva (di Taranto e non solo di Taranto).

Problema:  spieghi il governo come si possono reperire le risorse necessarie per finanziare il risanamento e/o la riconversione di quel sito senza aumentare il debito pubblico, senza privare i lavoratori del lavoro e del reddito e senza privare il paese della quota di PIL prodotto.

Soluzione (proposta dal vostro blogger): occorre riscrivere l’elenco delle priorità di spesa/investimento secondo la tecnica di gestione aziendale zero base budget.

Commenta Edoardo P.: “Riconvertire l’impianto con i soldi dell’UE … oppure farne uno nuovo come han fatto i Tedeschi a Duisburg”

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LA POLITICA ZERO BASE BUDGET -1

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Novembre, 2019 @ 7:38 am

Detto altrimenti: azzeriamo tutto e ripartiamo da zero          (post 3690)

Intendiamoci, intendo parlare anzi scrivere della Politica con la P maiuscola, non della politica o della partitica, sia ben chiaro. Politica, dal greco teknè politikà, ovvero arte di governare e risolvere i problemi dello Stato. La Politica poi si avvale, quale strumento della propria realizzazione, della politica e/o della partitica, quali strumenti di individuazione democratica della maggioranza decisionale.

Zero base budget, programmazione partendo dalla base zero, overo senza condizionamenti rispetto a eventuali diverse precedenti programmazioni. Una nuova programmazione che tiene conto delle esigenze e delle priorità aggiornate al momento della sua redazione. Si tratta di una efficace tecnica di gestione aziendale.

Lo stesso concetto si applica quando un sistema gestionale SW “fa acqua”. Invece di rappezzarlo con interventi qua e là, se ne realizza in parallelo uno nuovo e quando questo è completato, lo si sostituisce al vecchio.

ACCIAIERIE DI TARANTO. Ricercare le colpe del passato non serve. Oggi sento che esse perderebbero 2 milioni di euro al giorno. Mi chiedo: quanto denaro serve a riconvertirle in acciaierie non inquinanti o in altra attività? Troppo, mi si dice, con i fondi disponibili del bilancio pubblico non ce la si fa. Ma … e se rendessimo disponibili anche i fondi oggi indisponibili?

Quanto mi costi!

Due esempi: le spese dei ministeri, aumentate di oltre dieci miliardi di euro nell’ultimo periodo; le spese per l’acquisto dei cacciabombardieri F35, ognuno dei quali fra acquisto e manutenzione costa oltre 200-250  milioni di euro l’anno. Che poi i ponti delle nostre navi portaerei non sopportano la spinta degli F35 a decollo verticale: ma la Marina e l’Aviazione, si parlano?

Il drone italiano si chiama “Male” (foto Repubblica-L’Espresso)

Dice: la difesa non si tocca.  Dico: e se sostituissimo parte della flotta degli F35 con una flotta di meno costosi droni? Forse avremmo ugualmente validi strumenti di difesa. Ma poi, quelle spese dei ministeri, via … e che ci vuole? Bene ha fatto una forza politica della maggioranza a proporsi quale suo revisore per effettuarne la riduzione.

In 10 anni – con grandi sacrifici – si è mantenuta costante la spesa per gli stipendi pubblici (172 mildi) ma è salita da 86 a 100 miliardi la spesa per acquisti di beni e servizi: è qui che si deve intervenire!

Mi chiedo: che fine ha fatto quella proposta? Qual è oggi la “priorità più prioritaria”: mantenere alti i costi dei ministeri e degli armamenti o non far precipitare la città di Taranto e parte dell’economia del Paese in una gravissima crisi?

Piensa mal y acertaras!

Cui prodest? Cui bono? Chi trae vantaggio da una non-decisione del genere?

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LA CASA DEL DIARIO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Novembre, 2019 @ 6:40 am

Detto altrimenti: lo sapevate che …?       (post 3690)

“Librincontri”: Mirna Moretti, grande lettrice

Amiche lettrici ed amici lettori buongiorno.  Questo è un postaltrui, cioè non mio bensì di una terza persona che poi non è una terza né una seconda persona bensì è una prima persona di due, lei e me stesso, nel senso che è di Mirna Moretti la mia “madrina” blogger, colei che mi ha offerto l’opportunità di questo mio free bloggering. E’ andata così. L’altra sera ci siamo ritrovati all’Accademia delle Muse (cfr. apposito post) per parlare di diari. Mirna non ha potuto venire ed ha affidato il suo messaggio alla lettura di un amico. Io mi sono procurato quei testi e … eccoli qui!

In provincia di Arezzo

Dal 1984 Pieve Santo Stefano, quasi al confine tra Toscana, Umbria e Romagna, ha innalzato ai quattro punti cardinali del suo perimetro, sulle strade che vi accedono, un cartello giallo sotto quello della toponomastica ufficiale: “Città del diario. La cittadina ospita infatti nella sede del municipio, un archivio pubblico, che raccoglie scritti di gente comune in cui si riflette, in varie forme, la vita di tutti e la storia d’Italia: sono diari, epistolari, memorie autobiografiche.

Quarant’anni dopo la fine della guerra, in un’ala di questo edificio, è sorta una casa della memoria: una sede pubblica per conservare scritti di memorie private. L’iniziativa ha attirato l’attenzione di studiosi e giornalisti anche fuori dall’Italia. L’Archivio, ideato e fondato da Saverio Tutino, serve non solo a conservare, come un museo, brani di scrittura popolare: vuole far fruttare in vario modo la ricchezza che in esso viene depositata. Per cominciare abbiamo avuto l’idea di incentivare l’afflusso con un concorso, il Premio Pieve. Abbiamo pubblicato su alcuni giornali un piccolo avviso e in poche settimane sono arrivati più di cento testi e raccolte di lettere. Adesso nella sua sede l’Archivio ne conserva più di 8000.  Uno di questi è la memoria contadina di Clelia Marchi, scritta su un Lenzuolo matrimoniale.

Pieve Santo Stefano

Nel 1991, su iniziativa del Comune di Pieve Santo Stefano, nasce la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, divenuta poi una Onlus e riconosciuta con Decreto Ministeriale il 7/6/2000. Dal settembre 1998 con cadenza semestrale viene pubblicata la rivista Primapersona, una delle molte iniziative editoriali promosse dall’Archivio. Nel 2001 le memorie e i diari dell’Archivio di Pieve incontrano il cinema e nasce l’iniziativa I diari della Sacher. Nel 2011 l’Archivio produce uno spettacolo teatrale, Il paese dei diari, scritto e diretto da Mario Perrotta, che diventa testimonial dell’istituzione toscana e ispira la realizzazione del Piccolo museo del diario
Dal 2009 il patrimonio documentario dell’Archivio di Pieve Santo Stefano è nel Codice dei Beni Culturali dello Stato.

Detto questo, prosegue Mirna, se avete un diario, una memoria, una raccolta di lettere o un’autobiografia potete inviarla al Premio Pieve Saverio Tutino, decidendo se farla concorrere alla selezione annuale o semplicemente depositarla nell’Archivio di Pieve Santo Stefano. Per partecipare al Concorso si può chiedere il Regolamento a info@archiviodiari.it. La partecipazione è gratuita e scade il 15 gennaio di ogni anno. Per depositare diari o memorie senza concorrere al premio, sulla domanda occorre barrare la casella “non desidero concorrere al premio Pieve”. Per informazioni, scrivere all’Archivio diaristico nazionale adn@archiviodiari.it[ .

Premio Pieve Saverio Tutino 
Piazza Amintore Fanfani, 14
52036 Pieve Santo Stefano (AR)
telefono 0575 797730
e-mail info@archiviodiari.it

Archivio diaristico nazionale
Piazza Amintore Fanfani, 14
52036 Pieve Santo Stefano (AR)
telefono 0575 797730
e-mail adn@archiviodiari.it

Che ne dite? Se ne scopre sempre una! Grazie, Mirna!

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 [r1]E scopre sempre una!

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