LETTERA APERTA AL VESCOVO DI TRENTO, MONSIGNOR LAURO TISI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Giugno, 2026 @ 1:39 pm

Buongiorno Eccellenza. Innanzi tutto mi presento: quarant’anni fa fui chiamato da Milano a Trento a fare il direttore della diocesana ISA SpA (Presidente Sen. Bruno Kessler) e risolsi alcuni gravosi problemi di sue società operative e finanziarie del gruppo.
Mi riferisco al trasferimento di Don Lino Zatelli dalla Chiesa di S. Carlo Borromeo e mi salta agli occhi un certo parallelismo fra la cessazione delle prediche di Don Marcello in Duomo (ero attratto dalle omelie di Don Marcello) e il trasferimento di Don Lino. Negli ultimi anni, ho percorso volentieri 40 km (a/r 80) per andare a Balbido all’Eucarestia celebrata da Don Marcello. Qui a Trento, dopo la chiusura della “mia” parrocchia (i frati in cima a Via Grazioli) e il trasferimento alla Parrocchia di Via S. Bernardino, ho conosciuto Don Lino e insieme a mia moglie siamo diventati suoi parrocchiani “immigrati”.
Io ho avuto il piacere di incontrarLa al pranzo per i 60 anni di sacerdozio di Don Marcello, a Balbido: con mia moglie eravamo in un nostro tavolino separato ma l’amico Don Marcello ci notato e ci ha voluti nella foto (siamo quelli a sinistra, io in ginocchio, mia moglie Maria Teresa dietro di me, in piedi, maglietta bianca). Poi, ancora, alle doppie esequie di Marcello, a Trento e a Balbido.
Immagino che alla base della Sua decisione sul trasferimento di Don Lino ci siano validissime ragioni. Tuttavia mi permetto di sottoporre alla Sua attenzione una sottolineatura: se la Diocesi ha la comprensibile necessità di adeguare la propria struttura organizzativa, niente impedisce di farlo senza allontanare Don Lino dai tanti “fedeli assidui ricercatori della fede” che vogliono bene a lui e a ciò che rappresenta, bensì coinvolgendolo direttamente come componente attiva della necessaria riorganizzazione.
La ringrazio per avermi letto.
Con osservanza
Riccardo Lucatti
V.le Trieste, 13
I 38122 Trento TN

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DON LINO ZATELLI, DEMOCRAZIA E PERIFERIE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Giugno, 2026 @ 12:26 pm

Trento – In crisi due Sistemi Sanitari: uno per la cura dei corpi, l’altro per quella delle anime. I migliori (medici) se ne vanno o vengono trasferiti (sacerdoti). Non si tiene conto del giudizio e dei bisogni delle periferie, cioè dei “pazienti” e dei fedeli.

Che ci sia, che di debba/possa essere o meno “democrazia” nella chiesa … non è questo il problema (in questa sede): in ogni caso occorre tener conto dei segnali che nascono “nelle periferie”, cioè nei pazienti e nei fedeli.

Mi pare che nei due sistemi sanitari citati il problema sia lo stesso: mancanza di medici, mancanza di sacerdoti. A maggior ragione, si cerchi di motivare quelli che ci sono, non li si demotivi tout court con decisioni top-down: e così ripassiamo le lingue straniere.

La risposta alle carenze dei medici e dei sacerdoti può essere contrastata con la loro maggiore motivazione, di quelli presenti in servizio e di quelli che possono venire attratti ad essere tali.

Per contrastare la carenza di ispirazioni al sacerdozio … anche le donne siamo siano ammesse a tale compito: lo diceva anche Don Marcello Farina: “La chiesa ci arriverà … ci vorranno quei 500 anni o giù di lì, ma ci arriverà …” Certo che se poi le stesse suore – aggiungo io – potessero diventare sacerdoti, sarebbe però necessario reperire e pagare personale di segreteria, di assistenza e per le pulizie …

Non parliamo poi di sacerdoti sposati! Non sono altrettanti facilmente trasferibili e poi, quanto costerebbe ad una parrocchia un parroco con moglie e figli che vanno a scuola? No … proprio non si può: per motivi che fondano le loro radici nel più profondo spirito cristiano …

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ADELE COBELLI, GIOVANISSIMA CICLISTA TRAVOLTA DA UN’AUTO.

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Giugno, 2026 @ 5:27 am

(continuazione dal post precedente)

Alle 19,00 di ieri, sabato 20 giugno 2026, ce ne ha dato notizia all’inizio dell’Eucarestia DON LINO ZATELLI (S. Carlo Borromeo): la nonna di Adele era stata Ministro della Comunione quando a ricevere il sacramento c’era la mamma di Don Lino, che poi è stato parroco per quella comunità.

Oltre due morti all’anno in Trentino travolti dalle auto.

Non basta l’attuale Codice della strada, scritto soprattutto per i mezzi a motore e che contiene anche qualcosa per pedoni, ciclisti e monopattinisti: a mio viso occorre

  •  estrarre quelle norme, arricchirle, completarle e creare capitoli separati per ogni categoria di utenti aventi, ognuno, pari rilevanza funzionale;
  • creare per ciascun ambito, regole di “comportamento reciproco”. Mi spiego con alcuni esempi:

Nella parte alta della Via Grazioli a Trento, l’unica tratta nella quale la bella via cittadina è a senso unico in salita, c’’è uno Stop, superato di volata senza alcuna fermata da parte del 90% dell’utenza. Da qui in avanti, la Via Grazioli è a doppio senso di marcia. Io ciclista passo davanti a quel segnale, scendendo in discesa per girare a sinistra in Via Zara e mi tengo doverosamente sulla mia destra: talvolta subisco improperi da automobilisti che “ho costretto” a fermarsi a quello Stop (segnale che dovrebbe essere scritto anche sull’asfalto!), impropriamente inoltre anche perchè già ho la difficoltà nell’effettuare la curva pericolosa dalla Via Grazioli alla Via Zara, perché in quella curva spesso sono parcheggiate in modo illegale auto o furgoni e chi la percorre in senso inverso al mio  si tiene molto, troppo alla sua sinistra, oppure si tiene doverosamente a destra rischiando un frontale con chi, scendendo da Via Grazioli volta a sinistra in Via Zara tenendosi tutto sulla sinistra! Questo perché molte auto che la percorrono nei due sensi la interpretano, ognuna, come se fosse una curva a senso unico di marcia; perché io ciclista mi devo guardare anche dalle auto che sbucano dalla Via dei Molini, “bruciando” il segnale di dare la precedenza, girano a sinistra e rischiano un frontale con chi gira a destra dopo avere “bruciato” il citato Stop o con me che sto girando a sinistra come sopra indicato.

Altri esempi di mancati “comportamenti reciproci”: pedoni assolutamente indisciplinati sulle piste ciclopedonali; pedoni e ciclisti che attraversano improvvisamente sulle strisce pedonali senza guardare se ci sia un’auto già troppo vicina all’attraversamento; ciclisti che percorrono zone pedonali a velocità troppo elevata; pedoni che ingombrano da fermi piste ciclopedonali o marciapiedi.

In estrema sintesi: per provocare un incidente – anche mortale – basta la leggerezza di un soggetto; per evitarlo occorre esser previdenti e prudenti in due.
Le norme per un migliore comportamento reciproco devono indurre una prudenza ed un’attenzione ben oltre all’  ”io procedo tanto il codice della strada mi darebbe ragione” come pure “io procedo violando le regole tanto non c’è nessuno che mi sanziona”.
Si tratterebbe di comportamenti di civiltà umana sulla strada. Civiltà, appunto … questo è il problema …

(Don Lino Zatelli? Democrazia e periferie… continua)

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LINO ZATELLI, DON.

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Giugno, 2026 @ 8:54 pm

Don Lino, un amico nostro e di Marcello Farina, quindi doppio. Un sacerdote che avvicina ai principi del Vangelo anche i non credenti.

Trento: per 24 anni parroco della chiesa S. Carlo Borromeo nella zona “Clarina”, tre Eucarestie festive, ogni volta 400 persone, almeno la metà delle quali da altre parrocchie, cappellano della Polizia di Stato, grande animatore della vita parrocchiale, molto attento ai giovani e ai bambini che gli vogliono molto bene, molto amico di Don Marcello Farina, il “prete senza parrocchia” che Lino aveva ospitato la San Carlo per molti anni e del quale qualche mese fa ha celebrato le esequie insieme al Vescovo.

“Andare a Messa”: da bambini quasi un “dovere”; poi quasi una consuetudine: con Marcello e Lino, un desiderio, un arricchimento: sempre!

Durante l’Euracrestia di poco fa Don Lino ha annunciato che a novembre sarà trasferito e non su sua richiesta. Tre lunghi applausi. Molta commozione: in lui e in noi.Fra qualche giorno sapremo dove andrà. Chi prenderà il suo posto avrà anche altre due parrocchie.

Trasferito, perchè? Sarebbe stato molto più “normale” lasciargli terminare la carriera (si dice così?) a S. Carlo, e/o chiedergli di rendersi disponibile anche per altre parrocchie.

Alle esequie di Marcello, il Vescovo Lauro gli ha chiesto “perdono” a Trento e “scusa” il giorno dopo a Balbido. A Don Lino noi tutti ora diciamo GRAZIE e cercheremo di essere presenti all’Eucarestia che celebrerai altrove.

Nel post precedente ho scritto che il general management del Servizio Sanitario trentino “è suscettibile di ulteriore miglioramento”. Mutatis mutandis, posso ripetere questa valutazione nei confronti di un altro “servizio”, quello reso dalla Curia ai Cercatori della Fede.

(CONTINUA)

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SANITA’ PUBBLICA IN TRENTINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Giugno, 2026 @ 6:48 am

Ne scrivo da semplice utente “classe 1944”, ancora ciclista e in buona salute (salvo, data la giovane età, alcuni dettagli), “paziente” che sta sperimentando di persona cosa funziona o meno nel servizio sanitario pubblico della propria provincia.

Al riguardo, volentieri testimonio l’agevole, tempestivo, efficace accesso ai medici di medicina generale, alcuni dei quali si sono attrezzati con le apparecchiature necessarie e si attivano anche in analisi specialistiche. La stessa tempestiva disponibilità purtroppo non sempre si trova quando si deve accedere a medici specialistici (salvo gli ottimi particolari “Percorsi” plurispecialistici) le cui liste di attesa sono estremamente lunghe. Per cercare di ridurre tali durate, sono stati attivati due interventi che appaiono soprattutto formali:
1) la centralinista del CUP-Centro Unico Prenotazioni spesso risponde che non è in grado di fissare una data e che si sarà richiamati. Con ciò si deve forse intendere, che si è usciti da una lista di attesa, quella di chi attende la visita medica, ma solo per entrare in un’altra, quella di chi attende di essere chiamato?
2) Le prescrizioni mediche scadono dopo sei mesi, il che significa che se la visita è fissata – come spesso avviene – oltre tale scadenza, ci si deve ricordare di farsi rilasciare una nuova la prescrizione, magari dal proprio medico “di famiglia”, con due effetti: rischio di una dimenticanza da parte del paziente e aggravio del lavoro per detto medico.

Il vero modo di ridurre le liste di attesa delle visite specialistiche in regime di sanità pubblica sarebbe
1) aumentare gli organici di medici e infermieri, motivandoli meglio sotto ogni aspetto;
2) limitare l’attività medica privata infra moenia. Al riguardo, la stampa locale (“ilT” quotidiano a pag. 16 del 16 ottobre 25) pubblicava le cifre degli stipendi e gli introiti da libera professione dei medici specialistici dipendenti pubblici, dalle quali risulta che spesso l’attività infra moenia frutta al medico più dello stesso stipendio. La tabella purtroppo non riporta un dato peraltro riscontrabile: che i medici che hanno introiti privati più elevati dall’attività infra moenia sono proprio quelli che hanno le liste di attesa pubbliche più lunghe.

Peraltro devo dire che ho avuto bisogno di un intervento urgente e impegnativo e di prolungate cure specialistiche di altissimo livello (chirurgia e protonterapia) presso strutture pubbliche e che sono stato curato e seguito tempestivamente e ottimamente. Ne deduco che abbiamo medici anche specialisti, infermieri e strutture di qualità ottima: la sfida è intervenire sull’ organico e sulla motivazione del personale e gestire meglio l’accesso per tutti in regime pubblico all’intero sistema pubblico e misto pubblico-privato.

Circa le Case della Comunità, internet recita: “Sono strutture sanitarie territoriali istituite per avvicinare i servizi di cura ai cittadini. Offrono assistenza medica, infermieristica e sociale integrata in un unico luogo. L’obiettivo principale è prevenire le malattie, gestire i pazienti cronici e ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. Previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dal DM 77/2022, queste strutture rappresentano il punto di riferimento primario per i bisogni di salute della popolazione”.
La sensazione è che bene si è fatto ad utilizzare i fondi del PNRR per realizzare tali strutture, ma non si è ancora dotato il sistema del personale medico e infermieristico necessario alla loro piena attivazione. Al momento quindi, la sensazione che se ne trae è che queste Case al momento comunque servano per filtrare giustamente il ricorso non necessario alle strutture ospedaliere, ma anche -sotto un diverso profilo – per decentrare e diluire, spostandole in altra sede, le attese negli ospedali, intervento in un certo qual modo sostitutivo del generale insufficiente investimento nell’organico di medici e infermieri del quale scrivevo sopra. Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento.

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INFODEMIA, INFOCRAZIA O DEMOCRAZIA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Giugno, 2026 @ 2:10 pm

L’infodemia è una malattia epidemica che addormenta i cervelli con somministrazioni continue di informazioni strumentali. Di essa si avvalgono gli untori manzoniani diffusori di fake news per raggiungere il potere: l’infocrazia appunto.

Come reagire? Incrociando le informazioni altrimenti l’infocrazia schiaccia la democrazia la la quale, come è noto, è il “potere del popolo”: ovvero, il potere capire la realtà delle cose e quindi il potere fare scelte ragionate in ogni fase della vita.

Il presidente di una società della quale io ero direttore, ebbe a dirmi: “Chi collega le varie informazioni, comprende a fondo la realtà” in quel caso aziendale (n.d.r.). Memore di quel prezioso insegnamento, oggi ho provato a fare i collegamenti fra alcune informazioni che ho appreso dalla stampa (“ilT” quotidiano del trentino 12.06.2026 pagg. 3 e 18.

Nei bilanci delle regioni a statuto ordinario la spesa sanitaria pesa fra il 73 % e l’83% dell’intero bilancio. Nelle nostre due Province Autonome (Trento e Bolzano) il 25% cadauna. Premesso che non so se in questi nostri bilanci sono comprese le giacenze di cassa (5 miliardi per la sola Provincia di Trento) il cui conteggio farebbe scendere ancora quella percentuale, ma da quel raffronto si possono trarre un ragionamento: si finanzia troppo poco la sanità.

Dice … ma l’utenza è soddisfatta? Dei singoli medici, sì; del sistema, no, anzi sui giornali locali è una sequela di lamentele da un lato e di risposte di facciata e/o definite di “tampone” dalle minoranze di governo, dall’altro: infatti continuano a mancare medici e infermieri e le liste di attesa sono lunghissime. Quindi o si investe troppo poco (come si diceva dianzi); oppure non si sa organizzare; oppure – peggio mi dice! – non si vuole organizzare il Servizio Sanitario Nazionale (locale).

Una ulteriore contraddizione: gli investimenti in strutture sono rilevanti ma non sono in linea con la crescente carenza del personale, per cui sorge la domanda per chi si stiano effettuando.

A pensar male … comunque se mi sbaglio mi corigerete.

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ACCADEMIA DELLE MUSE, TRENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Giugno, 2026 @ 3:38 pm

Circolo culturale privato fondato 18 anni fa dalla Presidente Cristina Endrizzi. Ci riuniamo una volta al mese da ottobre a giugno nella bellissima sede (casa sua!): adesione per passa parola. Abbiamo realizzato centinaia di eventi: musica, canto, teatro, storia, sport, pittura, poesia, fotografia, etc.

Ieri sera seratona, ultima della stagione 2025/2026 con due musiciste presentate e introdotte dal M.° Corrado Ruzza del Conservatorio Bonporti di Riva del Garda che ci ha aiutato a comprendere compositore, musica ed esecutrici:

Al pianoforte CHIARA CORONA, insegnante al liceo musicale di Bolzano
Alla viola SAMIRA FORTE, insegnante di musica a Trento
che hanno magistralmente interpretato:

Michail Glinka
Sonata in re minore per viola e pianoforte
– Allegro moderato
– Larghetto, Allegro

Robert Schumann
Märchenbilder (Quadri di fiabe) op. 113
– Nicht schnell (Non veloce)
– Lebhaft (Vivace
– Rasch (Rapido)
– Langsam, mit melancholischer Empfindung (Lento, con sentimento malinconico)

Molti gli Accademici presenti. Alla fine dell’applauditissimo concerto, la presidente Cristina ha ricordato gli eventi realizzati nel corso della stagione e ci ha annunciato che in luglio (probabilmente il 29, segue conferma) avremo la nostra Festa di Mezz’estate. Poi si riprenderà a ottobre.

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RIFORMA DEL RAPPORTO DI AUTONOMIA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO/COMUNI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Giugno, 2026 @ 4:00 pm

(Mia lettera odierna al quotidiano trentino “ilT”)

Egregio direttore, dopo una vita passata a capo di aziende e di funzioni centrali di holdings, posso affermare che ogni azione aziendale di tipo “gestionale” è anche un’azione “politica”. Diversamente accade in ambito pubblico, ove purtroppo si tende a considerare la funzione politica separata da quella amministrativa/gestionale, non tenendo conto che il termine “politica” è un aggettivo sostantivato derivante dall’antico greco “teknè politikà” tecnica nella gestione della “polis”: ieri della città stato, oggi di ogni ente pubblico territoriale, dagli Enti Originari (i Comuni) a quelli Successivi (Provincie, Regioni, Stato, Unione Europea). Pertanto ogni atto di amministrazione/gestione dell’ente pubblico territoriale Comune è di fatto anche un atto politico, per di più “originario”.

Non a caso infatti ho classificato gli enti pubblici territoriali non come “inferiori/superiori” bensì come “originari/successivi”, perché i Comuni sono, anche storicamente, i primogeniti nella loro categoria. Inoltre sono quelli che operano a maggior contatto con le periferie, cioè con tutti noi cittadini e le nostre immediate esigenze quotidiane: asili nido, trasporti, traffico urbano, scuole, ospedali, sicurezza cittadina, solo per fare alcuni esempi. Le esperienze aziendali sopra citate mi hanno insegnato che i migliori input alla gestione e crescita di ogni sistema nascono proprio nelle periferie: in quei casi – nelle periferie aziendali – da parte di chi ha il contatto diretto con i fruitori dei prodotti; nel caso che sto trattando, da parte dei Sindaci di ogni Comune.

Nonostante questa loro priorità storica e funzionale oggi si tende a privare l’agire dei Comuni del suo maggiore significato politico, cioè del potere decisionale e finanziario su molti settori, per concentrarlo in capo all’ente successivo Provincia Autonoma, lasciando ai Comuni la “responsabilità di fatto” di risultati spesso negativi di una tale etero-gestione. Tornando alle mie esperienze di lavoro sopra accennate, posso testimoniare che la peggiore gestione di una Spa è frutto della separazione del potere dalla responsabilità.

Ecco perché continuo ad insistere sulla necessità di attribuire priorità e centralità alla riforma del Rapporto di Autonomia Provincia Autonoma/suoi Comuni, con un diverso riconoscimento in capo a quest’ultimi di funzioni e relative risorse finanziarie le quali sono comunali “originariamente e naturalmente” e non in quanto “assegnate” dall’Ente Successivo Provincia Autonoma. Per fare un esempio, nei comuni maggiori la gestione delle ampie aree urbane dismesse e spesso inutilizzate e il trasporto pubblico.

Per i comuni minori (che in Trentino sono la stragrande maggioranza) si tratta di passare dalla politica dei molti interventi provinciali – spesso di natura strumentale pre elettorale – alla predisposizione da parte della Provincia di uffici tecnici semplicemente strumentali rispetto alle iniziative nate localmente e avviate dai Comuni in modo diretto o tramite le Comunità di Valle, Enti gestiti dagli stessi Sindaci. In estrema sintesi: la Provincia Autonoma non può e non deve negare ai Comuni l’Autonomia che essa reclama da Roma. Se Cristo si è fermato ad Eboli, l’Autonomia (in termini di competenze e risorse finanziarie) non può e non deve fermarsi alla Provincia Autonoma.

Termino citando un grandissimo manager/imprenditore, Pier Luigi Celli: “Chi decentra cresce, chi cresce deve decentrare; al contrario, l’accentramento è frutto della decrescita e genera ulteriore decrescita”. Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento

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NON COLGO ALCUNA TENSIONE … 2

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Giugno, 2026 @ 7:09 am

Le premesse sono quelle del post precedente (cfr. ivi).

Di fronte all’enorme avanzo finanziario del bilancio della Provincia Autonoma di Trento che contrasta con
– le difficoltà di alcuni comuni a pareggiare i conti o a realizzare tutto ciò che serve alle loro città;
– il grande numero di importanti funzioni che potrebbero/dovrebbero essere comunali e che invece sono provinciali, salvo restare irrisolte o “risolte” in modo strumentale alla propria politica partitica …

… non colgo alcuna tensione verso la necessaria RIFORMA DEL RAPPORTO DI AUTONOMIA PROVINCIA AUTONOMA- SUOI COMUNI.

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NON COLGO ALCUNA TENSIONE … 1

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Giugno, 2026 @ 6:50 am


Anni fa, una grande città, una grande SpA pubblica. Il Sindaco mi inserisce come persona esperta e di fiducia nel CDA di quella SpA. Partecipo ad alcune riunioni di quel CDA. Il Vicesindaco, imprenditore privato con una grande azienda, mi vuole incontrare e mi chiede un parere su quelle riunioni. Gli dico “Non colgo alcuna tensione”. Il vicesindaco di rabbuia: “Se non la percepisce lei vuol dire che non c’è …”.
Per me, un complimento sulla mia capacità di valutazione. Per lui la constatazione che quel CDA non funziona.

Ecco, io oggi “non colgo alcuna tensione” nel nostro governo mirata a
– trattenere i nostri giovani dall’espatriare;
– combattere l’inverno demografico;
– attrarre alla professione medici e infermieri;
– mantenere efficiente il Servizio Sanitario Nazionale;
– garantire la copertura finanziaria all’INPS;
– riattivare il piano Salva Italia della coppia Matteo Renzi – Renzo Piano;
– attrarre volontariamente la ricca finanza privata italiana ed estera verso il nostro settore pubblico;
– riattivare la funzione legislativa del Parlamento;
– confrontare le proprie affermazioni sull’ “ottimo andamento del Paese” con i dati ISTAT e la sua collocazione nella graduatoria dei paesi UE;
– far funzionare la rete ferroviaria.
– etc..
Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento

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