LO STATO PARTE CIVILE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Gennaio, 2026 @ 6:47 amLeggo che si pensa che lo Stato Italiano si costituisca parte civile per le vittime della tragedia di Crans Montana.
Al riguardo mi parrebbe che questa posizione dovrebbe piuttosto essere assunta a fronte della detenzione giuridicamente immotivata di Alberto Trentini in Venezuela.
Per la tragedia di Crans vedrei meglio il supporto tecnico ed economico dello Stato Italiano ad una class action delle vittime.
Oggi 15 gennaio, il quotidiano “ilT” a pagina 4 ha pubblicato tre notizie:
la mia, qui sopra;
quella del titolista;
quella del commentatore.
A questo punto aggiungo: è la Svizzera che si dovrebbe costituire parte civile … per l’enorme danno di immagine che ne ha riceuto.

Comments Closed
JUDICARIA – Editoriale
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2026 @ 1:48 pmIl segno di una brace ardente.
Che ne sarà del lascito di cultura e di speranza, di interrogativi e di compassione, che Marcello Farina ha dispensato a piene mani da prete, da docente, da compagno di viaggio?
Ce lo siamo chiesto, con alcuni amici e colleghi, non appena il passaparola ha annunciato la morte di colui che per molti di noi è stato un faro che ha guidato i nostri passi nelle nebbie del dubbio e dell’incertezza. Del vivere, prima che del morire.
Marcello Farina, il “don di Balbido” se ne è andato la notte del 28 novembre 2025. Un mese e mezzo prima – 11 ottobre – aveva compiuto 85 anni, salutato dai congiunti, da colleghi di insegnamento nei licei di Trento, da qualche amico. Tutti consapevoli, lui per primo, che la clessidra del suo tempo stava inesorabilmente esaurendo il soffio della vita.
I suoi familiari, sollecitati da numerosi estimatori di Marcello, hanno consentito un doppio funerale. A Trento-sud, nella chiesa di San Carlo, alla Clarina, gremita di 700 persone; l’indomani, 2 dicembre, a Balbido, nella chiesa di S. Giustina dove Marcello Farina diceva messa per la sua comunità d’origine e non soltanto. C’era sempre una piccola folla di credenti che lo seguiva ovunque. È stato seppellito nel piccolo cimitero del villaggio del Bleggio, nella medesima tomba che nel 1954 si aprì per accogliere le spoglie mortali di sua mamma, Antonietta, la maestra della scuola, morta anzitempo.
A pochi giorni dalla scomparsa abbiamo messo mano a un numero speciale di “Judicaria”, la rivista del Centro studi di Tione, un instant book uscito il 17 dicembre 2025 con il contributo della Fondazione don Lorenzo Guetti e per i tipi dell’editrice Saturnia di Trento.
“Marcello Farina – Il balsamo dell’inquietudine” è una prima raccolta di testi e di testimonianze, di alcuni articoli pubblicati, anche in periodi diversi, che dicono di Marcello Farina. Visto da vicino o come egli si raccontava. Una prima tiratura di 1.200 copie è andata esaurita in dieci giorni. Testimonianza ulteriore, se mai ne avessimo avuto bisogno, di quanto fosse amata questa figura di prete, di studioso, di cercatore dell’umano.
Il ricavato della vendita della prima edizione è stato devoluto alla Caritas delle parrocchie di San Carlo, di Canova di Gardolo e del Bleggio dove Marcello Farina “mendicante di una messa” ha trovato negli anni la mensa e l’altare.
Marcello Farina, scrive Riccardo Lucatti “faceva sentire ogni persona, anche la più semplice, come fosse il suo più importante amico”.
Velia Frigoni, sua collega al liceo scientifico “Galilei” di Trento: “Marcello, come filosofo e storico, sapeva leggere il presente con occhi radicati nel passato e aperti al futuro. Come sacerdote, sapeva trasformare questa sapienza in cura pastorale, in vicinanza, in speranza. Molti di noi hanno trovato in lui un interprete della vita e della fede, qualcuno capace di indicare sentieri nuovi senza mai perdere la misura dell’umiltà.”
E Diego Quaglioni, professore emerito dell’Università di Trento, nella sua testimonianza che apre “Il balsamo dell’inquietudine” scrive: “Don Marcello Farina poteva toccarti l’anima e lasciarvi il segno di una brace ardente, semplicemente scandendo e insegnando, con voce esile e sommessa, la Parola. Non ho mai incontrato altri, la cui parola avesse la stessa capacità d’imprimersi con tanta forza nel cuore e nella mente, e credo che mai lo incontrerò. Bisogna averlo ascoltato, almeno una volta, anche una sola volta, don Farina, per poter comprendere ciò. Uomo di dottrina, di vastissima e non ostentata dottrina, non sapevi dove la sua sapienza umanistica finisse e dove cominciasse la sua umanissima sapientia cordis, fino ad avvertire, incontrandone lo sguardo, una sorta di sgomento davanti all’evidenza di una personalità di traboccante umanità.”
Del resto, il nostro disegnatore Paolo Dalponte non ha avuti dubbi nel sintetizzare con la sua inconfondibile grafica la figura del prete e dell’amico: un calice legato da un nastro alla moka del caffè. Entrambi sul medesimo piano, il calice e la moka, perché fare comunità, per Marcello Farina era avvicinare soprattutto i dubbiosi, gli indecisi e gli incerti, non certo per fare opera di proselitismo ma per essere balsamo nell’inquietudine che, inevitabilmente, pervade talvolta ciascuno di noi.
Prete del post Vaticano II, con addosso “l’odore delle pecore”, come avrebbe indicato molti anni dopo papa Francesco. Docente di storia e filosofia nei licei e all’università degli adulti, indagatore dell’umano e scrittore dalla penna felice (scriveva tutto e sempre a mano con una grafia pulita e lineare), Marcello da Balbido ha lasciato un segno indelebile come l’ustione di una brace ardente, per richiamare la felice sintesi di Diego Quaglioni.
A questa terra, la Judicaria, che ne custodisce oggi le spoglie e la memoria, Marcello Farina ha dato dignità e cultura, attenzione e studio. Tra i mille contributi editoriali ha rispolverato la figura del suo convalligiano, don Lorenzo Guetti, il visionario seminatore della cooperazione (del credito e del consumo) nel Trentino.
È stato un attento quanto puntuale collaboratore del centro Studi Judicaria e della nostra rivista.
Non potevamo non dedicare a lui, alla sua figura, al suo lascito di umanità, la copertina del primo numero del 2026. Il 40° anno di “Judicaria” giunta al numero 122. Una rivista che ha raccontato la storia, le attese, lo sviluppo delle comunità di questa vasta area compresa nella longobarda Judicaria Summa Laganensis, vale a dire i territori attraversati dalla Sarca e dalle acque del Chiese fino al lago d’Idro. Compresa la Val Vestino con i suoi sette villaggi (Armo, Bollone, Cadria, Magasa, Moerna, Persone e Turano) che fu ceduta da Mussolini alla provincia di Brescia e alla Lombardia nel 1934.
Una valle affascinante e selvaggia, di faticoso accesso, che ha visto sfumare il sogno di un traforo di 5 chilometri e mezzo che l’avrebbe collegata alla piana di Storo. Una spesa considerata troppo onerosa per una popolazione di appena 234 abitanti.
Nel 1890 (censimento austriaco) la Val Vestino aveva una popolazione di 1433 abitanti, ridotti a poco meno di mille nel 1951.
Oggi la popolazione è diffusa in due comuni: Valvestino, che dal 2001 al 2024 ha visto calare i propri censiti da 290 a 167 e le famiglie da 132 a 96; Magasa, che da 185 abitanti del 2001 si ritrova oggi con 102 iscritti all’anagrafe comunale in 76 nuclei familiari.
Con un censimento nel 2008 la popolazione avrebbe voluto tornare territorio della regione Trentino-Alto Adige. Non se ne è fatto nulla. Tra 8 anni sarà un secolo da una lacerazione mai cicatrizzata.
Alberto Folgheraiter
Comments Closed
SIMONE CASALINI E IL QUOTIDIANO il T
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Gennaio, 2026 @ 4:52 pmQuetsa mattina, nei locali i una libreria cittadina, abbiamo assistito in diretta alla rassegna stampa di Simone Casalini, direttore del quotidiano locale ilT.
Temi locali, nazionali e internazionali trattati ottimamente quanto a varietà, complessità, comprensibilità, profondità dell’approccio, storia, possibile evoluzione dei fatti e delle circostanze, delle loro cause ed effetti.
Fra l’introduzione del padrone di casa, l’esposizione di Casalini, gli interventi del pubblico e la conclusione, quasi due ore di riflessioni. Preziose le ore e preziose le riflessioni in un “insieme” di relazioni (il “mondo”), “insieme” oggi ormai troppo veloce dei like e dell’informazione istantanea, che ha generato una sorta di infomania, ovvero il “dilagare” di informazioni sul quale – mia conclusione lessicale e concettuale – si basa un nuovo “potere” (sostantivo): l’infocrazia.
Infocrazia che mina alle basi un altro “potere” inteso questo come verbo, il “potere” agire sulla base del dialogo, del confronto, nel rispetto dei diritti umani delle persone, delle leggi nazionali e internazionali.
Non è questa la sede per riassumere le tante sottolineature enucleate da Casalini. Mi soffermo su alcune:
– il nuovo governo del Venezuela sembra intenzionato a concedere l’amnistia (amnistia?) a prigionieri reclusi senza processo e condanna (!), ed ha raccomandato ai direttori delle carceri dei “renderli presentabili” al pubblico in vista della loro liberazione;
– i regimi democratici sono (purtroppo, n.d.r.) una piccola minoranza nel mondo;
– l’UE non va criticata, bensì gratificata a aiutata a crescere (anche politicamente, n.d.r.);
– la democrazia (e la nostra Autonomia speciale) non vive di una vita “verticale” top down (cioè a 90 gradi) né “orizzontale” (a zero gradi) bensì su di una linea trasversale a 45 gradi.
Libreria? Mi permetto di segnalare qui sotto i libri suggeritimi da un filosofo, storico e sacerdote, Marcello Farina, Don Marcello Farina il quale purtroppo ci ha lasciati il 28 novembre scorso.
Grazie a Casalini, al suo giornale e alla libreria ospite.
(Presenti per IV: Nunziatella Saccà, mia moglie Maria Teresa Perasso ed il sottoscritto)




Comments Closed
VIVERE TRENTO – 2
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Gennaio, 2026 @ 7:09 pm
Comments Closed
VIVERE TRENTO – 1
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Gennaio, 2026 @ 7:08 pm
Comments Closed
2/2026 (secondo post dell’anno) – L’ UMANO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Gennaio, 2026 @ 10:13 pmCristianesimo, Ebraismo, Islamismo (in ordine alfabetico): tre religioni monoteiste.
Noi Cristiani crediamo in Gesù, Dio fatto uomo, sceso sulla terra in modo umano, vissuto in modo umano, morto in modo purtroppo oggi umano, nel senso, ucciso da altri uomini.
Lui si è fatto uomo e noi … noi non vogliamo essere “umani”? Basterebbe rifarsi alle Sue parole: creare e vivere umanamente già qui sulla Terra un “paradiso”.
E invece no, alcuni di noi – per fortuna solo alcuni – si sono nominati dei di loro stessi e si domandano “Chi sono io? ” E si rispondono: “L’uomo/la donna più potente, più ricco/a, più intelligente, più giusto/a, più geniale, etc. del mondo: a seconda dei casi.
Al riguardo solo ieri un amico – Don Lino Zatelli (1) – ci ha ricordato che il teologo Pierangelo Sequeri nel suo testo (esaurito) “Addio a Dio” suggeriva che la domanda giusta è “Per chi, sono io?”
Porci questa domanda non è farina del mio sacco ma come dicevo è farina di un amico a sua volta grande amico e collega sacerdote di Marcello Farina (11 ottobre 1940 – 28 novembre 2025) il quale molto umilmente “copiava” Gesù: il Dio che si è fatto uomo fra gli uomini, e così lui, Marcello, sacerdote rimasto uomo fra gli uomini. Don Lino inoltre ci ha ricordato un altro pilastro filosofico, Hannah Arendt, che invitava ognuno a “non consumare la vita, ma a rinascere ogni giorno” (e ogni anno, mio permetto di aggiungere io, visto che il capodanno è stato solo ieri!).
Si dice … “passata la festa, gabbato io santo” e invece alla dipartita di Marcello una folla di amici, di conoscenti, di credenti e non credenti … al funerale e alla sepoltura. E il vescovo, due volte, a chiedere scusa e perdono, a nome proprio e della Chiesa, per non aver capito quanto Marcello avvicinava la Religione agli uomini convinti di avere la fede; a quelli alla ricerca della fede; a quelli credenti a loro insaputa.
Ma …per Marcello, cos’è la nostra Religione? Due parole: Creazione e Resurrezione; cos’è la Fede? E’ “ricerca della fede”; il Paradiso? “Dobbiamo realizzarlo già qui, sulla terra”.
Mia moglie Maria Teresa ed io conosciamo Marcello da una trentina d’anni, ma la conoscenza più “vera” è quella degli ultimi anni, quando andavamo a trovarlo al paesello d’origine, Balbido, nelle Giudicarie esteriori,. Balbido, il paese dipinto per i suoi bei murales, 20 km a nord dell’ospedale dove Marcello era nato (Riva del Garda), 40 km da Trento, paese nel quale, pensionato, si era ritirato. In quell’ambiente, “far from the madding crowd,” lontani dalla pazza folla, abbiamo conosciuto il Marcello più umano possibile: quello che ti faceva sentire come se noi fossimo i suoi amici più importanti … ecco, lui mostrava di essere lì “per noi” mentre eravamo noi due ad essere lì, felici “di essere con lui per lui”.
Ecco, per chi come noi ha avuto la fortuna di conoscere e frequentare Marcello, è stata ed è ancora una festa … festa che prosegue nel suo ricordo e grazie a Don Lino, alle sue Messe sempre piene di gente e soprattutto di bambini!
(1) Poche le vocazioni ed allora Don Lino ha la cura più parrocchie: la sua “formale” quella di S. Carlo Borromeo a Trento; quella della Polizia di Stato di cui è cappellano; quella dei parrocchiani di altre parrocchie regolarmente “in trasferta” alle sue celebrazioni; quella di chi lo segue nei tanti suoi viaggi che compie in Terra Santa e in altre destinazioni (così del resto faceva Marcello).


Comments Closed
NEVE A RIVA DEL GARDA?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Dicembre, 2025 @ 8:31 amLa Riviera del Trentino: si prevede neve per domani, ultimo giorno del 2025, come 20 anni fa, nel 2006. Nella foto di quell’anno il mio FUN ormeggiato nel porto della Fraglia Vela Riva, sotto la neve: è proprio il caso di dire “sotto la neve il FUN”.
“FUN” è il nome di questa classe di monotipi da regata, fabbricati su un modello della francese Jeanneau e mantenuti tutti uguali secondi rigidi standard della loro “classe” velica, la Classe FUN, appunto. In tal modo, ad imbarcazioni uguali, si verifica ed esalta la capacità degli equipaggi i quali non vincono la regata perché hanno una barca più veloce della altre, bensì perché sono più capaci degli altri: insomma, si gareggia ad armi pari.
Il mio FUN si chiama Whisper, il suo numero velico (necessario per regatare) è ITA 526. Con “lui” ho regatato 25 anni e da giovane cinquantenne io – classe 1944 – ho compiuto ben sei traversate del Tirreno dalla Toscana alla Sardegna, anche di notte e anche da solo.: le trovate qui https://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=62208
Sempre da cinquantenne, nel 1994 io e Whisper abbiamo vinto il Campionato Sociale Fraglia Vela Riva articolato su ben 12 regate aperto ad ogni tipo di barca: si gareggiava in “tempo compensato”, ovvero si correggevano i tempi reali di arrivo tenendo conto della maggiore o minore velocità di ogni tipo di barca.
Con l’arrivo del Covid, nel 2020, ho smesso di regatare e poi, siccome gli anni della mia età non avevano smesso di scorrrere, non ho ripreso a regatare ed ho ceduto Whisper ad un amico, un giovanotto cinquantino, che lo sta rimettendo a nuovo.
A Whisper, che quando entra in planata pare che abbia il motore, ho dedicato una poesia (se non è amore questo!)
WHISPER
S’illumina al sole
ti aspetta
la prendi
la porti nel vento
respira il tuo stesso respiro
sussulti
lei freme
sospira.
E poi, neve a Riva del Garda? Ecco un’altra mia poesia:
VELE RIVANE
Il cielo è pulito, fa freddo.
Il Vento del nord respinge la nebbia.
Le palme e gli ulivi son scossi e muovon le foglie
qual ali che voglian migrare.
C’è Vento sul Lago da giorni.
Le cime nevose dei monti
dipingono l’aria di candidi sbuffi.
Nel porto un’orchestra.
Ascolta
tintinna di magico timpano
sartia d’acciaio
e insieme a folate impetuose
dà fiato ad un oboe solenne.
E l’onda, smorzata dal molo, applaude il concerto
lambendo gli scafi seduti in poltrona
nel proprio teatro di luci e di suoni.
In alto un gabbiano galleggia nel fiume sospeso.
Sull’acqua reali due cigni attendono il tempo.
Dal seno materno del porto si stacca una prora: (1)
s’avanza invelata e scruta l’invito del vento.
Dapprima procede più lenta
poi prende vigore sull’onda che s’apre e l’accoglie
nell’umido abbraccio d’amante in attesa.
Carena sussulta si slancia
respira lo stesso respiro del cielo
e all’acqua regala la forma.
Le creste dell’onde s’uniscono all’aere in spume rapite.
Lo scafo ormai vola: e mentre ti portan sue ali
Lo senti vibrare, gioire e chiederti: “Ancòra!”.
Ma devi tornare
e volti la rotta in faccia alla furia che avverti più vera.
Non lotta con l’onda la prora che s’alza:
l’affronta, ricerca un’intesa, la trova, procede:
la senti che parla di te con l’acqua e col vento.
(1) licenza poetica: la prora è la rotta; io avrei dovuto scrivere prua ma sarebbe stato meno bello …
BUON ENTO E BUON ANNO A TUTTE E A TUTTI!


Comments Closed
TETHER, QUESTO SCONOSCIUTO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Dicembre, 2025 @ 3:04 pmCRIPTOCOSA … ? No, grazie! Se le conosci le eviti …
Inizia un postaltrui, cioè non mio, bensì di Gianluigi De Marchi *
Se scorrete le classifiche dei Paperoni italiani, ai vertici trovate tre personaggi: Giovanni Ferrero (Gruppo Ferrero) titolare di un patrimonio stimato in circa 40 miliardi di euro, Andrea Pignataro (Ion Group, una conglomerata britannica attiva nel settore della finanza), che in soli 25 anni ha messo insieme una ricchezza di circa 25 miliardi di euro e Giancarlo Devasini (fondatore di Tether, la più nota stablecoin delle monete cripto), che vanta una ricchezza stimata intorno ai 15 miliardi di euro.
Su Ferrero c’è poco da dire, è una delle più note società mondiali del settore alimentare con oltre un secolo di attività, Pignataro è meno conosciuto, ma la sua società è fra i leader mondiali della finanza tech.
Devasini è un personaggio poco conosciuto (circolano pochissime foto, la sua privacy è protetta in maniera ossessiva); ma qualcosa è emersa di recente grazie ad un servizio televisivo. Laureato in medicina, ha iniziato la carriera come chirurgo plastico, poi verso la fine degli anni ’90 ha abbandonato la professione medica affascinato dalle novità del mondo dell’elettronica e del digitale che muovevano i primi passi.
Ha lavorato per una società che vendeva computer e programmi informatici, sviluppando però anche un’attività collaterale per conto suo, subendo una denuncia per vendita di programmi taroccati, frode commerciale, truffa. Nel 2007, sommerso dai debiti, ha chiuso questa parentesi e si è buttato sulle criptovalute: nel 2012 ha fondato Bitfinex operante nel settore delle criptovalute; ma il successo planetario gli è arrivato con Tether, società creata con l’amico Paolo Ardoino con sede a El Salvador, che ha lanciato la stablecoin più diffusa al mondo, chiamata Tether (letteralmente “legare”).
Un’idea originale: vendere una criptovaluta che non ha sbalzi di prezzo legati alla speculazione perché garantisce parità fissa e costante con il dollaro: un Tether viene venduto ad un dollaro, vale un dollaro, sarà rimborsato a un dollaro. Per realizzare questo progetto, tutto il ricavato dalla vendita viene investito in dollari, in percentuali variabili tra depositi bancari, titoli di Stato americani ed altre attività equivalenti denominate in US$.
Che utilità può avere questa pseudovaluta?
Secondo gli ideatori si tratta di uno strumento per consentire alle persone dei paesi emergenti di avere accesso al dollaro e per soddisfare le esigenze dei “trader della finanza”. Stando ai sostenitori, il vantaggio delle stablecoin rispetto alla moneta “tradizionale” (dollaro, euro, sterlina, yen, ecc.) risiede nel fatto che permettono di effettuare pagamenti istantanei a costi molto più bassi nelle transazioni estere rispetto ai bonifici bancari tradizionali.
Il successo è stato stravolgente: attualmente la circolazione è valutata in oltre 100 miliardi di dollari!
E’ tutto oro quel che luccica nelle migliaia di articoli, suggerimenti di acquisto, discussioni più o meno documentate sulla crisi delle monete ufficiali?
Mi permetto di dissentire e lancio alcuni avvertimenti che spero saranno considerati da chi, per curiosità o spinto da interessate “consulenze” volesse entrare nel mondo impalpabile delle valute virtuali.
Partiamo da una critica formale (ma che ovviamente ha anche risvolti pratici concreti) sulla definizione di Tether come “valuta”, per di più “stabile”: signori, non è una valuta, ma al massimo uno strumento di pagamento (un po’ come Satispay) vestito, con una formidabile operazione di marketing, con i nobili panni di moneta internazionale! Siamo sicuri che i paesi sottosviluppati si siano precipitati negli ultimi anni a convertire le loro magre risorse finanziarie in Tether per beneficiare di costi di trasferimento per i pagamenti “inferiori a quelli delle banche”? Siamo sicuri che considerino preferibile investire in Tether piuttosto che direttamente in Treasury bond USA?
Ma i punti critici sono ben altri.
La stabilità è promessa agli acquirenti, ma ovviamente non è garantita, perché gestita dalla società emittente. Se questa deposita tutta la raccolta in depositi bancari, la parità è matematica e la liquidità per il rimborso è totale (ma che senso ha sbarazzarsi di dollari “veri” per depositare la somma in una banca su un conto intestato alla società?). Ma se (e basta guardare la ripartizione delle “riserve” di Tether per rendersene conto) il ricavato viene destinato anche ad altri attività, le “garanzie” svaniscono. Una quota del 6% circa è stata usata per acquistare bitcoin (certamente non un asset “stabile”…), oltre il 15% è stato investito in oro (ottima scelta effettuata prima del forte rialzo del metallo giallo, ma sicuramente non in linea con la “garanzia” di stabilità rispetto al dollaro), e percentuali intorno al 5% sono destinate a non ben definiti “prestiti”. Chicca finale, di cui si parla molto in questi giorni: Tether detiene l’11% del capitale della Juventus e vorrebbe acquistare l’intero capitale della squadra, di cui Ardoino è un fan! Se la signora del calcio non vincerà lo scudetto, i possessori di Tether si sentiranno tranquilli?
Questo aspetto ha un corollario: tutte le attività sono intestate alla società emittente, che a fronte dei “token” emessi si gode la disponibilità di dollari, euro e sterline incassate dai clienti… Pensate che affare: Brambilla, Rossi e Pautasso rinunciano a comprare BTP dai quali ricaverebbero un 3-4% annuo e comprano Tether da cui non ricaveranno nulla perché tutti i proventi dei 100 miliardi raccolti sono accreditati alla società! Un bel business, tanto che gli utili denunciati nel 2024 superano i 13 miliardi…
Avere piena disponibilità delle somme significa anche che la “garanzia” della parità non esiste nei fatti ma solo nella pubblicità. Un crollo del bitcoin del 20%, un calo dell’oro del 10%, l’insolvenza di aziende che hanno ricevuto prestiti sono altrettanti elementi di instabilità da tenere presenti.
Ulteriori aspetti critici emergono dalla scarsa trasparenza degli attivi, legati anche al fatto che la legislazione di El Salvador non è proprio tra le più avanzate in termini di controlli sull’operatività delle società finanziarie. Insomma, una stablecoin può essere considerata sicura per l’uso nelle transazioni, ma non come riserva di valore. La riprova: l’agenzia di rating S&P Global Ratings ha abbassato al minimo il suo giudizio sulla capacità di Tether di mantenere l’ancoraggio al dollaro statunitense. L’agenzia ha spiegato che la decisione “riflette l’aumento dell’esposizione ad attività ad alto rischio nelle riserve nell’ultimo anno”, tra cui bitcoin e prestiti. Secondo il rapporto, “la quota di asset rischiosi è salita al 24% delle riserve al 30 settembre 2025, contro il 17% dell’anno precedente. Tether non fornisce dettagli sui custodi delle riserve, su controparti finanziari né sulla composizione di alcune categorie di asset”.
La risposta della società è arrivata dal Ceo Paolo Ardoino che a Milano Finanza ha accusato S&P di non avere “la minima idea di come funziona Tether” e di rappresentare “la vecchia finanza che ha paura del cambiamento”.
Con tutto il rispetto dovuto ad un imprenditore che ha costruito un impero finanziario, mi permetto di dissentire e di professare la mia incrollabile preferenza per i depositi bancari (garantiti dal fondo interbancario), per i BTP o i Treasury bond (emessi da Stati sovrani); e se dovrò pagare 10 euro per un bonifico a favore di mio nipote che segue un corso di specializzazione in Gran Bretagna lo farò volentieri, anche se usando Tether forse (forse…) pagherei solo 2 euro…Servizio di Far West, RAI 17/5/2025
- Giornalista e scrittore – demarketing2008@libero.it
Comments Closed
MARCELLO FARINA – IL BALSAMO DELL’INQUIETUDINE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Dicembre, 2025 @ 7:51 amStampete e ristampate, le copie del libro sono già preziose, come era preziosa la parola di Marcello.

Comments Closed
DON …DON… DON …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Dicembre, 2025 @ 6:04 pmNon è il suono delle campane che si è dimenticato di fare DIN … no, è il riferimento a due Don: Don Lino Zatelli, intevristato a TrentinoTV e a Don Marcello Farina che ci ha lasciato da poco ma che è sempre con noi.
https://www.trentinotv.it/video-on-demand/reflex_24-12-2025
Comments Closed


















