I consigli di lettura di Maria Grazia – Estate 2021

pubblicato da: Mirna - 8 Settembre, 2021 @ 3:10 pm

“ Come si può gioire del mondo se non quando ci si rifugia in esso?” così si domanda Kafka a Zuerau, villaggio boemo minuscolo in un paesaggio ondulato di boschi e prati.

Ne “ Il Vesuvio universale” M. P. Ottiero presenta il Vesuvio con un senso di declino e di appartenenza ad una cintura di 25 comuni abitati da 800.000 abitanti che si trovano a convivere con la morte biologica e con quella dettata dalla natura più impenetrabile di un vulcano. Ne scaturisce una narrazione empatica ove il senso di abbandono è supportato dall’ autotrofismo grazie al valore impresso dalla cultura a quella terra.

Ma come ricorda un altro aforisma kafkiano “C’è’ una meta, ma non una via ,ciò che chiamiamo via è un indugiare”come e’ ben intuibile nel libro” Butcher’s crossing” di J. Williams, ambientato nel 1873 tra le montagne del Colorado. Uno dei quattro protagonisti, Andrews comprende che la battuta di caccia per ottenere le pelli di bisonte non e’ che uno stratagemma, un trucco per ingannare se stesso e per blandire le abitudini piu’ radicate .Egli parti’ in completa libertà verso quell’ orizzonte che sembrava estendersi senza interruzione fino al sole al tramonto affrontando pericoli,incertezze ed un duro lavoro. Ma la natura viene concepita come qualcosa di puro e incontaminato dalla civilizzazione urbanizzata, come un mondo da conquistare o nel quale recuperare le proprie radici perdute come ebbe a comparare il pensatore americano,R. W. Emerson che espresse il“ bisogno più nobile dell’uomo a lui offerto dalla natura, cioè l’amore per la bellezza.”

“ Un cuore cosi’ bianco” di J. Marai e’ invece un viaggio introspettivo dominato da inganni,dubbi e sospetti in cui la mente giocando con il prisma del segreto e della colpa conferisce un andamento a spirale al racconto che presenta numerose storie incastonate tra scene del passato ricordate ed immaginate e scene di un presente sempre sospeso da una atmosfera teatrale in continuo cambiamento.

Ma sempre citando uno dei tanti aforismi di Zuerau, Kafka scrive ” In questo luogo il respiro e’ diverso, piu’ abbagliante del sole e gli splende accanto una stella”. E mentre riporto queste parole il pensiero corre al nostro amico lettore,Roberto….

Nell’ oasi silenziosa e meditativa che mi son creata nelle calde giornate di agosto, la lettura ha fatto brillare la luce del pensiero. Il romanzo di E. Carrere, Yoga mi ha regalato densissime pagine di meditazione,alla radice della quale la letteratura si presenta come un luogo in cui non si mente e in cui il protagonista aspira a leggere in fondo dell’ anima un coacervo di riflessioni, ben consapevole del rischio di confondere i limiti del suo campo visivo con i confini del mondo.

Anche i due romanzi di R. Calasso,Bobi e Meme Sciancia mi han donato momenti di contemplazione e scrittura fluida che han reso godibile la narrazione nel primo libro su Roberto Bazlen,ideatore di Adelphi e quella del padre che racconta ai figli il polverio che sale dalle macerie di Por Santa Maria a Firenze nel secondo testo.

Ma il gusto per la lettura ha trovato stimolanti pagine in un romanzo classico: Il carteggio di Aspern di H. James: nella Venezia intorno al 1880 incontriamo il poeta Aspern che ha intessuto una preziosa corrispondenza con una donna che vive ancora rinchiusa da anni in un palazzo veneziano ove il protagonista viene ammesso e conosce la nipote della donna.

A coronare le letture agostane si e’ affacciato un western di fine Ottocento dal titolo Le strade di Laredo di L. McMurthy incentrato sulla caccia ad un bandito messicano in un gelido inverno lungo il confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Qui i momenti lirici e riflessivi e il ritmo narrativo mettono in risalto la profondità dell’ animo umano levigando quegli aspetti violenti nella relazione tra uomini e donne.

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SETTEMBRE A BORZONASCA 2

pubblicato da: Mirna - 6 Settembre, 2021 @ 10:35 am

I pensieri vagolanti di settembre mi sembrano intessuti di quelle luci ed ombre che in questo mese danzano sulle foglie, nelle nuvole leggere, nella frescura del mattino e della sera, nel caldo meriggio. Nelle farfalle stanche di un’estate torrida.

Borzonasca mi ha confortato durante le ore pesanti del solleone, ma è stata anche una prigione di passato passato, di pericolosa accidia, di stanchezza.

Quando si scrive per gli altri si cerca sempre di colorare di positività la nostra vita, tutto deve sembrare bello e allegro. Confortiamo più noi stessi che gli altri. Perchè la vita, lo sappiamo, è fatta proprio di luci ed ombre. Luci che splendono in certi momenti personali epifanici a contatto con la natura o con un bel libro o insieme con gli altri .

Sorvoliamo velocemente dunque sugli attimi di sconforto di queste sere che si abbuiano presto, sulla consapevolezza che il tempo fugge e ci ferisce, sulla caducità di noi e delle foglie che iniziano a stremarsi.

Cerchiamo di soffermarci sullla Bellezza del mare, delle colline, del giardino, delle rondini che sembrano riunirsi per la prossima migrazione. Rallentiamo le sensazioni di appagamento dopo una buona cena sul mare al tramonto o dopo una nuotata nelle acque verdi azzurre. O semplicemente su quei rari momenti di serenità che ti fanno sentire un tutt’uno con il Cosmo e il suo battito.

Dopo più di un anno di Covid, di timori, di isolamento occorre ritrovare forza e coraggio. Vorremmo ritornare alla vita di prima che scorreva placida come un fiune. Almeno per noi, per me.

Questo cambiamento mi ha tolto il “centro di gravità permanente” e non lo ritrovo qui . Forse ritornando nel mio guscio protettivo di Trento, nell’abbraccio dolce dell’autunno, nelle abitudini consolidate da decenni troverò il conforto.

E non pencolerò insicura come le foglioline gialle del susino. E’ questa sensazione di fragilità che mi fa tuffare nella lettura dalla quale acquisisco conforto.

Forse ho letto troppo qui a Borzonasca, nei lunghi pomeriggi caldi o nelle serate soilitarie. Il pericolo è di vivere la vita d’altri e non la propria.

In media stat virtus, ma qui gli ingranaggi del mio tempo e del mio sentire non si agganciano sovente con il ritmo particolare di questo paese abbastanza particolare.

Devo ritrovare vibrazioni positive, come dice un nuovo personaggio che staziona ogni giorno accanto al nostro solito bar del mattino. Sembra un cantautore, un poeta infelice, da me è soprannominato l’Arcano.

Trova tutto negativo, dice che non dorme, e come può dormire nonostante il bosco vicino? Il clima tropicale ha modificato anche l’essenza della natura. E dice che non mangia…assolutamente niente carne? E’ vegetariano?, chiedo io. Nooo. Vegano…NO (però mia cugina lo ha visto abbuffarsi nell’unica trattoria Rocchin) forse è un “respiriano”. Si interessa di numerologia. Il suo numero è naturalmente nefasto. Non ricordo quale. Ma anche lui è diventato un punto fermo in questo aggrovigliato piccolo agglomerato che è Borzonasca.

Punto fermo è diventato anche il secondo bar del paese, il Pub, che ormai ha soppiantato la pasticceria Macera, dove ci riuniamo per il motivo che si sta più liberi senza troppe costrizioni Covid e – volendo – c’è il quotidiano, il Secolo XIX.

Incontro Grazia, Anna, Rina , Elda e la simpatica Maura sempre dopo le 11… (ognuna un caffè diverso!) quando il caldo è soffocante e la domenica quando le campane gioiose annunciano solennità religiose che quasi nessuno segue.

.I tavolini sono praticamente sulla strada, due tendoni ci fanno l’effetto serra, e davanti a noi moto, automobili e gas di scarico. Questo è ciò che passa il convento.

E ridiamo pure.

A‘ da passa’ sta estate!

E i libri, direte voi? Ho letto con l’acceleratore, tanto che ormai li confondo. Ma quella che sono – nel bene e nel male – tanto è merito/colpa dei libri.

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SETTEMBRE A BORZONASCA

pubblicato da: Mirna - 2 Settembre, 2021 @ 10:29 am

Incredibile riprendere le Cronache di Borzonasca ora che sto per andarmene. Ma prima non ero collegata.

Quindi raccontare di tre mesi liguri, di lettura indefessa, di avventure di Mimilla sarà arduo.

Iniziamo dalla focaccia ligure che ci ha accompagnato quasi ogni mattina, intinta nel caffè sulla spiaggia o sul lungomare, assaporata lungo i portici di Chiavari o sulla mia terrazza.Unta, saporita, goduriosa. Soltanto costì questo immenso piacere.

Il mare di CAVI sempre riconcilia con la vita. Chiaro, azzurro, talvolta verde, turchese, calmo o mosso. Spiaggia di ciottoli che mi fanno imprecare, è difficoltoso risalire se c’è il dislivello, ma io spesso sono stata “raccattata” dai mei bagnini personali: Stefy e mio fratello. Anzi un giorno sono stata salvata da probabuile annegamento (?): due onde minacciose mi hanno travolta e incappellata e se non fosse stato per Stefy avrei bevuto tutto il mare. In spiaggia siamo sempre sereni. Ridiamo, passegggiamo obliqui sui ciottoli, poi ci rifocilliamo al bar dagli ombrelloni dalla frange azzurre. Focaccia, caffè, la vista su Portofino e Sestri Levante. Però noi chiamiamo questo punto Cap d’Antibes.

Boschi e passeggiate appenniniche. Sappiamo che da Borzonasca possiamno ragiungere in 30 minuti sia la costa che il monte.

Santo Stefano con Grazia e Stefy ci è piaciuta moltissimo. Ci ritorneremo per raccogliere erica. Erica stupenda anche verso la Malga Zanoni, domenica scorsa, e non solo, elicrisio, felci, profumi e colori sia di brughiera alla Emily Dickinson che di mediterraneo. Un incanto, e in fondo il mare celestino.

Un altro bosco magico pieno di luci acqua e rumori gorgoglianti di ruscelli quello verso la dimenticata e semidistrutta chiesa di Licciorno. Momenti intensi che si dovevano bilanciare con pranzi agritur: ravioli di tutti i tipi, salumi,carni, specialità, dolci, ecc.

Caroso, Caregli, Sestri, Lavagna altre passeggiate. Di bosco e di Riviera.

E poi la mia casa, i miei giardinetti pensili riordinati con fatica e piacere da Stefy.

Mimilla nonostante l’artrosi curata talvolta con goccine ci sta sempre bene, è meno impavida delle altre estati, ma riesce a far fuggire i gatti che si avvicinano al nostro territorio. L’aria buona, le farfalle, il serpentello che ci ha portato un giorno, tutto la distrae e la fa felice.Tranne il giorno e la notte trascorsi lontano da me.

Dov’è Mimilla? per un pomrirggio e una notte intera non la trovavo. Disperata. E’ vecchia, grassa e artrosica. La mattina successiva la vicina la vede in un giardino diverso , prigioniera. Non riesce più ad uscire nonostante io provassi a sollevare la rete metallica. E’ grossa e spaventata. (Chissà come ha fatto ad entrare?) In quella casa non c’è nessuno. Studio la situazione: con coperta spessa e una seggiola scavalco la rete , la prendo la “butto” fuori e lei va verso casa. Ed io ora? Sulla sedia metto un vaso capovolto e riscavalco. Tutto il paese ammira la mia impresa da Indiana Jones. Io non so come ho fatto. Potenza dell’amore.

E quanti libri letti, mentre aspettavo Stefania che tornasse da Stoccarda e poi dall’Ungheria. Ma c’è una bellissima novità per me: c’è la Biblioteca! Apre soltanto due ore il sababto, ma mi ci fiondo.

Ho scoperto una scrittrice chiavarese che scrive gialli ambientati proprio qui in zona con un sense of humour che mi piace. Si chiama Valeria Corciolani.

Divorare il cielo di Paolo Giordano, un bel romanzo impegnativo che tratta di ecologia. Ambientato nel Salento parla di adolescenza, di ideali, di amore.

Dimmi che non può finire di Simona Sparano, storia deliziosa agrodolce di una ragazza che teme la fine delle cose belle. Si appassiona ai numeri come talismani per capire la vita. Abbandona amori, lavoro perchè non può sopportare che fniscano come la lieta vita che aveva vissuto un tempo con il padre ora scomparso. Ma qualcosa e qualcuno la aiuteranno. Da leggere.

Mai stati così felici di Claire Lombardo, storia di David e Marilyn, del loro grande amore, della loro tre figlie avute in succesaione, poi a distanza la quarta. Quindi una storia familiare avvincente che ti fa compagnia e ti fa riflettere.

Tre piani di Eshkol Nevo, si svolge e Tel Aviv e vengono raccontate le storie degli abitanti dei tre piani di un caseggiato. Il regista Nanni Moretti ne ha tratto un film

e tanto altro ancora.

Se qualcuno mi legge ancora, buo inizio settembre

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Cronache di Borzonasca 2021

pubblicato da: Mirna - 12 Giugno, 2021 @ 7:53 pm

Siamo arrivate il 10 giugno . Giardino jungla. Mimilla felice. Casa da sistemare. Quanto ci metterò a riordinare? Intanto focacce e libri tra gigli, rose e gelsomini…per ora è sufficiebte. Aria fresca e lucciole serali.

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I PESCI NON ESISTONO di Lulu Miller

pubblicato da: Mirna - 24 Maggio, 2021 @ 8:50 am

Che lettura avvincente! Da non perdere. Che genere lo possiamo definire? Narrativa? Saggio? Biografia? Un po’ tutto questo. Ma proprio come alla fine l’autrice impara non si può etichettare lo slancio della Natura.

Un libro semplicemente perfetto. Lirico e colto, personale e politico, piccolo ed enorme, eccentico e profondo” così viene definito questo romanzo che inizia a raccontare in prima persona quanto una frase paterna avesse colpito la ragazzina che guardava le stelle

.La vita non ha senso. Tutto è Caos.

Desiderio allora di mettere in ordine per trovare un capo e una coda, un senso dunque.

E l’autrice che racconta di sè “incontra” un personaggio straordinario, il naturalista David Starr Jordan (1851-1931).

Golosamente legge tutto su di lui, sooprattutto della sua vocazione alla tassonomia, cioè alla etichettazione di tutti i pesci che può catturare. Per dare un ordine alla natura. Un esempio di caparbietà e coraggio.

Che lettura, ragazzi! Cercavo su Internet i vari pesci da lui scoperti, come il pesce drago, senza angoli, conservato nel museo Ittiologico a lui intestato.

Continuando nella ricerca della sua lunga vita però Lulu Miller si imbatte in una profonda crepa: Jordan appoggia la teoria eugenetica degli Stati Uniti. Devono sopravvivere soltanto le razze migliori…leggetelo e scoprirete che le idee naziste nacquero nella nostra amata democratica America.

Interessantissimo.

Tra tutti i libri presi in Biblioteca soltanto uno mi ha deluso e restituito immediatamente.

Gli altri mi sono piaciuti moltissimo.

LIDIA RAVERA Tempo con bambina.

Una nonna che parla della nipotina e della vita che sta allargandosi in essa. E del proprio percorso.

E un giallo divertente di Chiara Moscardelli “Lo scheletro nell’intercapedine”.

E stamani, in questo maggio piovoso, ne ho iniziato un altro che sento “nelle mie corde ” La seconda vita di Missy Carmichael di Beth Morrey

Una vedova agèè che si sente molto sola , i figli lontani …che raccontare loro della sua vita incolore?

Aprirsi agli altri, fidarsi. Delizioso. Tanto più che si svolge in England tra le solite tazze di tè.

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BIBLIOTECA, mon amour

pubblicato da: Mirna - 3 Maggio, 2021 @ 4:40 pm

E con la Zona Gialla la Biblioteca ha riaperto i battenti. Mi sentivo persa senza tanti libri accanto a me in questo periodo del lockdown della cultura. Qualcuno lo comperavo, alcuni li prendevo in prestito dalle amiche, ma mi mancava il “sacrario” del libro. La Biblioteca di Trento è bella, ampia, luminosa con bibliotecarie amiche e sorridenti per cui per me è come andare in una SPA.

Mi sento leggera, effervescente e quasi saltello da un tavolo all’altro: saggistica, narrativa, gialli, romanzi rosa, ecc.ecc.

Se non il primo utente, sarò stata la seconda: libri nuovi appena arrivati che aspettavano lettori e lettrici in crisi di astinenza.

Insomma ne ho presi 11, undici!, perchè di più non riuscivo a portarne. Li ho messi sul tavolo del soggiorno e per tutto il giorno li ho mirati e rimirati.Poi oggi, finalmente, finiti i precedenti, mi sono avvicinata al più voluminoso e penso anche il più “tosto”

Ho fatto la spia” di Joyce Carol Oates.

Ho letto tutti i suoi romanzi e conosco la sua profondità e il suo stile chiaro e impeccabile.

Anche questa storia ti cattura e ti compenetra: si svolge sempre nella zona del South Niagara tra conflitti razziali e vite difficili da sopportare .

La protagonista narrante ci porta ai suoi dodici anni quando si sente ancora amata nella sua turbolenta famiglia irlandese. E’ la più piccola di sette fratelli e spera di essere ancora la preferita del padre . La vezzeggia talvolta chiamandola Vi’let Rue.

La madre è infelice, stanca e anaffettiva, però sempre madre chioccia per i suoi figli.

Quando un ragazzino di colore viene trovato ucciso a bastonate nessuno vuol pensare siano stati dei ragazzi bianchi a compiere il misfatto . “C’è un razzismo verso i bianchi” mormorano i più. Ma Violet ha visto qualcosa la sera dell’omicidio. Ha visto rientrare i due fratelli maggiori con una mazza da baseball che hanno lavato e poi nascosta appena fuori dal loro terreno.

Lei intuisce e teme, tanto più che i fratelli l’hanno vista in cucina quella notte. Uno dei due la farà cadere dalle scale.

Dovrà parlarne con qualcuno e lo farà. I ragazzi vengono arrestati e lei verrà esiliata dalla famiglia perchè è una spia. Un topo. Comincerà così il suo esilio, la sua vita come un topo.

My life as a rat, questo è il titolo originale che sicuramente avrà un particolare significato idiomatico in inglese.

Per aver detto una verità sconvolgente è andata contro la famiglia quindi verrà punita e bandita. La sua adolescenza sarò difficile e tormentata con l’assurdo desiderio di essere riaccolta e ri-amata.

La Oates ci fa sentire e partecipare a queste sofferenza e sensazioni kafkiane con una tale maestria che vorresti leggere tutto il libro in un fiato.

Ma ogni tanto devo fermarmi…e semmai tuffarmi in un altro romanzo molto molto più leggero, ma non per questo meno bello e ben scritto

LA MODISTA di Andrea Vitali.

Una ventata d’aria fresca e di sorrisi e risatine. Troppo bello l’ambiente del lago, dei personaggi dai nomi buffi,come la guardia giurata Bicicli che gira in bicicletta o lo scialbo giornalista Pochezza. Riuscirà il vanesio commissario Accadi a conquistare la bella modista tutta polpe e rotondità ben distribuite? Una divertentissimna commedia all’italiana che consiglio di leggere.

E visto che ci sono leggete Lorenzo Marone. Ve l’ho già indicato. Lo scrittore è un ipocondraico serio. Sofferente. Ma ce lo racconta in maniera spiritosa in Inventario di un cuore in allarme.

Pensa di soffrire di tutte le fobie del mondo, tranne due .

Cercatelo.

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LIBRI, PENSIERI ed Elena Ferrante

pubblicato da: Mirna - 15 Aprile, 2021 @ 11:55 am

“I libri sono come i fiori e i frutti di un albero che affonda le sue radici nel suolo della nostra prima infanzia, delle nostre prime esperienze” questo scriveva Virginia Woolf.

Come sarebbe stata la mia vita senza i libri? Saggi, storia, ma soprattutto narrativa. Perchè nei romanzi un’altra vita ti affianca. Vite grandi, dolorose, liete, ma sempre con un paragone da affiancare alla propria, con un insegnamento, con un segnale di pericolo, con mille consonanze.

Dai grandi come Dostojevskij ai piccoli come il racconto dell’ “Omino del sonno” che io invocavo già da giovinetta perchè cominciava la mia difficoltà nell’addormentarmi. E ciò lo trovo anche in questo splendido saggio di Elena Ferrante, autrice dell’ Amica geniale.

“L’invenzione occasionale,” una composizione di frammenti di esperienze e di poetica, di intuizioni e di autobiografia. Edito nel 2019 dalle edizioni e/o.

Un libro da proporre al mio – semmai lo ricomporremo – gruppo di lettura. Perchè in queste pagine ci siamo anche noi ….lettori, scrittori di diari, di poesie, di racconti e di osservatori della vita nostra e altrui.

Quanti libri avremo letto in questo periodo di pandemia? Tantissimi. Ne potrei elencare i titoli, ma grazie a Internet tutti troviamo ovunque titoli e sinossi appetibili.

Da Borgo Sud finalista al Premio Strega, a qualche giallo di Carofiglio o Elda Lanza, a Frieda, moglie di Lawrence, biografia intensa scritta da Annabel Abbs, a Perdersi di E.J. Howard, ecc.

Ma voglio soffermarmi su questi pensieri di Elena Ferrante perchè ognuno di essi può appartenerci.

Da “Il piacere di apprendere” (pag. 47) al “Malessere” che lei ci spiega come un permanente malcontento sempre cacciato indietro “da un’abitudine alle buone maniere, ai toni cordiali”; talvolta si prova quando non si riesce ad essere sinceri del tutto o quando non vuoi far rimanere male una persona.

E a proposito di diari? La Ferrante lo teneva da ragazzina, poi le sembrava stretto e ha provato un respiro più ampio con i racconti .

Io lo tengo ancora, diverso da quello dei miei anni adolescenziali naturalmente, ma sempre un punto fermo per ancorarmi alla realtà che potrebbe scivolare spesso nell’immaginazione. Un’immaginazione che rimane salvifica comunque, come ci spiega Ethel S. Person in un bellissimo saggio “Sogni ad occchi aperti“, legittimando il mio modo di essere anche “Alice”.

Perchè “giocando in questo modo potevo essere chiunque e andare dappertutto.”

Quindi la Lettura, sempre.

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SEMAFORO ROSSO

pubblicato da: Mirna - 24 Marzo, 2021 @ 11:11 am

Un anno di seminvalidità motoria ed emozionale. Diciamoci la verità. A qualsiasi età. Perchè a questo punto ognuno nel “mezzo” o “verso la fine” “del cammin di propria vita” ha dovuto fare i conti con la pandemia ossia con un cambiamento tragico inaspettato. I fortunati riescono ancora a incontrarsi di “straforo” in qualche angolo appartato di parchi o lungofiumi, ma tutti sappiamo che il Virus può colpire a tradimento.

Io sono prudente, un po’, un pochino incosciente (come diceva mio marito dopo il mio naufragio del Fulvia C quando io ero stato coraggiosissima) e un po’ perchè talvolta rischio per non far rimanere male le persone care (anche per mia madre era un cruccio far restare male gli altri).

Vorrei comunque che tutti avessimo il principio di realtà , senza illusioni e “narrazioni” , come si usa dire ora, cioè diciamoci la verità.

Una generazione è morta, chi si avvicina a certi “anta” è a rischio.

Non sopporto chi sottovaluta o chi si fa prendere dal panico.

In media stat virtus.

Mi sento privilegiata perchè mi è stata somministrata la prima dose di Pfizer (per il fatto che per due giorni era stato sospeso il vituperato Astrazeneca), ma devo semnpre cautelarmi, perchè come dice Claudio, prima che il vaccino abbia effetto devono passare settimane.

Che fare dunque, dopo un anno di “semaforo rosso” e rendersi conto che alla mia età ho perso gite al lago, qualche città d’arte, incontri musicali con amici, a brindisi e allegria?

Perchè ogni anno dopo un certo genetliaco, come dice Vincenzo, un altro amico, pesano il doppio.

E quando ne usciremo come saremo? Molte risposte a seconda della tipologia umana e psicologica: come se niente fosse successo., con una mascherina allegra sul viso.

Come aver perduto mesi, giorni, attimi di gioia da vivere da soli o in compagnia.

Sicuramente con una diversa consapevolezza conscia o inconscia: che siamo molto più vulnerabili e forse più attenti agli attimi epifanici portati da un raggio di sole, da una frase letteraria o musicale entro le nostre sinapsi addormentate.

E’ più forte di me: (merito della nonna Bianca, amante della vita… sempre) si trova il Bello e il Sorriso anche durante il Rosso del semaforo.

Uffa, vorrei essere pessimista, ma non ci riesco. Aspetto il semaforo verde.

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I consigli di Maria Grazia

pubblicato da: Mirna - 11 Marzo, 2021 @ 8:46 am

In questo tempo in cui la storia deve tener conto della vita naturale della terra e delle altre specie, ho voluto dedicarmi a letture in cui l’uomo generato in un punto dello spazio e del tempo della geografia e della storia deve far fronte alle forze straripanti della natura, ossia dell’eterno e dell’infinito.

Ne “ Lo Scarafaggio” di McEwan uno scarafaggio si risveglia nel corpo del Primo Ministro inglese che governa con uno spirito di populismo esaltato a sostegno all’ Inversionismo, un’assurda politica d’inversione dei flussi monetari in cui il lavoro non è piu’un diritto,i lavoratori pagano i datori di lavoro, i clienti vengono pagati dai negozi per i loro acquisti e tutti questi esempi di squallore daranno origine ad un mondo in cui ogni blatta potrà vivere beatamente.

Pure il libro di P. Del Soldà dal titolo “Non solo di cose d’amore” si basa sul paradosso e si serve della figura di Socrate tratteggiata da Platone per analizzare la contemporaneita’. Tra gli esempi si esamina la democrazia che ha nell’eguaglianza il suo principio basilare ma che genera quella disuguaglianza destinata a travolgerla.La ricchezza appare un paradosso ove il singolo cittadino soccombe al desiderio di ricchezza e la stessa polis ne è intaccata dividendosi in aree abitate da chi possiede e da quelle di chi non ha nulla.

J. L. Borges raffigura in “ L’Aleph”un luogo che racchiude tutti i luoghi della terra. Sceso nei sotterranei e fissando al buio il 19’gradino della scala, il protagonista afferma “ ogni cosa era infinite cose perché io la vedevo distintamente da tutti i punti dell’universo.

Tornando a “ Lo Scarafaggio”si legge verso la fine “ Se la ragione non apre gli occhi e non decide di riprendere il sopravvento, potremmo doverci affidare al conforto della risata”

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LA LETTRICE TESTARDA

pubblicato da: Mirna - 3 Marzo, 2021 @ 1:34 pm

di Amy Witting

Ecco un romanzo particolare in cui mi ritrovo: vivere dentro il libro.

La mia lettura è sempre stata così, soprattutto negli anni dell’adolescenza quando, come per la protagonista, la mia vita reale si svolgeva parallela a quella letteraria.

Storia diversa dalla mia quella di Isobel che ci viene descritta dai nove anni ai diciotto.

Isobel è una bambina non amata dalla madre, anzi è un suo capro espiatorio su cui riversare frustrazioni e infelicità. Ad ogni suo compleanno la madre esordisce dicendole” Quest’anno niente regali. Quest’anno dobbiamo essere molto parsiminiosi

Le accuse materne di essere bugiarda e cattiva la fanno sentire sempre più negletta; non le resta che leggere per salvarsi e distaccarsi dalla realtà .

Isobel si convince così di essere “sbagliata”.

Rimasta orfana a sedici anni ( con sollievo e relativo senso di colpa) inizierà a lavorare in un ufficio come traduttrice e dattilografa. Ma si sente sempre fuori luogo, come l’aveva fatta sentire sua madre.

E’ un intenso percorso di formazione che la ragazza intraprende sia nell’ambiente di lavoro sia grazie all’incontro con studenti universitari . Finalmente si trova in un contesto in cui può essere se stessa, in cui può parlare di letteratura.

Se dapprima si sente intimidita lentamente la sicurezza si fa strada grazie alle parole di Auden, Byron, Dostoevskij. E molte domande sul proprio Essere e Divenire trovano una risposta.

Probabilmente questa autrice australiana, riscoperta tardivamente, aveva avuto gli stessi conflitti sia con la madre sia con gli editori che trovavano la sua scrittura non consona a uno “scrittore donna”.

Amy Witting ha passato la vita ad insegnare letteratura inglese a Sydney.

Sembra una beffa, si dice nella prefazione, che una scrittrice con il suo talento abbia passato la vita al servizio delle parole e degli scritti altrui.

Lo spiegò lei stessa nelle sue opere e nelle interviste “E’ l’undicesimo comandamento, non essere diversa”.

Si può considerare un romanzo femminista perchè le donne rappresentate non sono perfette soprattutto Isobel che però riesce a vincere perchè raggiunge una potente presa di coscienza. “Una fragorosa e irrevocabile affermazione di sè.”

“I for Isobel” il titolo originale. Io, cioè, Isobel.

Molto introspettivo, talvota ostico, ma così sincero questo romanzo!

Dicevo che mi ci sono ritrovata sebbene la mia storia familiare sia stata molto diversa, per fortuna. Ma in certi anni difficili della mia primissima adolescenza la lettura mi ha aiutato a superare ostacoli e difficoltà perchè potevo vivere la vita dei personaggi letterari.

Beh, persino ora, mantengo questa caratteristica. Se il libro mi prende ” ci vado proprio dentro”

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