Vagolando per Milano tra il 2017 e il 2018

pubblicato da: Mirna - 7 gennaio, 2018 @ 6:19 pm

Cambiare un po’ occorre, cambiamo l’anno? La stagione?

Città?verso Natale 2017 002

Soprattutto cerchiamo di cambiare o far diventare più elastici i nostri pensieri.

Per rinnovarci.

Così mi ritrovo ancora una volta a Milano per la fine dell’anno e la mia giornata è diversa. Amici che non vedo da un po’, verso Natale 2017 005casa elegante bon-ton,  città di dimensioni più grandi.

Un tuffo in energia cittadina  che contagia tutti. Vetrine scintillanti, monumenti moderni, decorazioni ovunque.

IMG_20171230_093926Il Tempo che scorre frenetico e frizzante fermato per un attimo da una scultura di Salvator Dalì.

Mi ritrovo in questa Milano invernale un po’ grigia e umida ma sempre piena di sorprese, come la mostra di Toulouse-Lautrec a Palazzo Reale. Me la gusto con piacere.IMG_20171231_104140

E poi  cammino e chiedo ai milanesi informazioni. Voglio rivedere dopo tanti anni la chiesa di San Maurizio Maggiore completamente affrescata all’interno. Vi giungo attraversando il Castello Sforzesco.

La Bellezza regala emozioni , stupore, sensazioni di pace.

La mia amica abita in una zona centrale.

Da lì posso raggiungere anche  la zona moderna dedicata a Gae Aulenti dove so che c’è la Libreria IMG_20171230_155253Feltrinelli:

Read, Eat, Dream.

Come sono felice.

Libri ovunque da annusare, sfogliare, leggere. E bere un caffè. Mangiare qualcosa.IMG_20171230_153942

I colori della fine pomeriggio dell’ultimo giorno del 2016 rendono d’oro i grattacieli, le vetrate, le fontane colorate.IMG_20171230_152404

La sera una cena elegante con le care amiche.

Pensando alla nostra vita. Alle gioie ed ai dispiaceri.

E l’indomani, il primo gennaio in una piazzetta lì accanto scopro un bar delizioso, d’altri tempi, con un affresco anni Trenta, un cameriere filippino assai gentile.

Il locale si chiama  13 giugno. Perchè? Chiedo al cameriere. Perchè è dedicato  al tredicesimo figlio del proprietario. Nato in giugno.

IMG_20180101_103240Bene.

Bevo un buon caffè e assaporo in esso anche le sorprese che la vita ci può offrire giorno dopo giorno, momento dopo momento.

Naturalmente occorre  essere sempre aperti e disponibili e curiosi.

 Perchè anche dietro l’angolo si può trovare, inventare, arrotondare un attimo di “felicità”.

 

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LE CURE DOMESTICHE di Marilynn Robinson, ed. Einaudi

pubblicato da: Mirna - 28 dicembre, 2017 @ 8:11 pm
le cure domestiche Romanzo d’esordio di  di Marilynne Robinson di cui ho già parlato  precedentemente. Cercate nel blog.
Ve lo consiglio.
 Le cure domestiche (Housekeeping) pubblicato nel 1980 negli States, ma in Italia soltanto nel 2016,  vinse immediatamente  il PEN/Hemingway Award ed è stato inserito fra i cento migliori romanzi di tutti i tempi.
Credetemi, ciò che scrive questa autrice è oro che si scioglie in noi e si fonde in pensieri, riflessioni, poesia e marilynne robinsonricchezza.
fine agosto 2016 060Seguite i consigli di questa book-blogger,  forsennata lettrice che  vuole trovare nei libri forza, stupore, felicità.

Cure domestiche?

Parliamo di due bambine  senza padre che la madre porta in gran fretta dalla nonna  per poi gettarsi nel lago che già aveva inghiottito per un incidente il nonno e il treno su cui viaggiava.

Ruth e Lucille si ritrovano dunque a Fingerbone, la cittadina del Midwest intrisa dell’umidità e della malia di un lago freddo e profondo di misteri.

Quasi un grembo materno che circonda, ma stritola, avvolge teneramente, ma può annientare.

E ogni lettore troverà rimandi e citazioni, da Moby Dick alla Crociera di Virginia Woolf (come è venuto in mente a me). L’acqua , nostro elemento primordiale, necessario e spesso fatale. Vita e morte.

Ma anche  magia, suggestione, incanto.

Ruth , la voce narrante, e la sorella maggiore Lucille vengono dunque abbandonate e affidate alle cure della nonna materna. Crescono per un po’ di tempo accanto al lago, alla neve, al ghiaccio, ai rumori del disgelo vivendo attonite nella casa di famiglia che sembra disfarsi ad ogni  frequente inondazione.

Le sorelle  – quasi un’anima sola per confortarsi  – si trovano spaesate quando la nonna muore e le cure domestiche della famiglia vengono affidate a Sylvie  la sorella vagabonda della loro madre.

Persona “aerea” e sradicata, libera e inaffidabile, sembra fatta d’acqua ella stessa. Carezzevole ma sfuggente non riesce a trattenere Lucille che desidera una vita pratica, ferma, sicura.

Soltanto Ruth la segue nelle notti gelide di stelle in riva al lago, e in una  fuga incredibile attraverso il ponte ferroviario sull’acqua buia.

Che cosa sono dunque le cure domestiche, possiamo chiederci? Il conservatorismo consolatorio di una casa calda ed accogliente?

O l’abbandonarsi fluido che sin dalle nostre origini acquatiche e durante la gestazione noi “ricordiamo”?

Da leggere , da leggere.

Ma scrivete qualcosa in merito.

Libro stupendo.

 

 

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TUTTO E’ POSSIBILE di Elizabeth Strout, ed. Einaudi

pubblicato da: Mirna - 27 dicembre, 2017 @ 12:31 pm

tutto è posibilePremiatissima scrittrice statunitense, autrice di Olive Kitteridge, Elizabeth Strout ci regala ancora una volta uno spaccato di vita americana tessendo come un arazzo le vite di personaggi legati in un modo o nell’altro a Lucy  Barton, la protagonista del suo penultimo romanzo.

Una tessitrice abile  che riesce a regalare una biografia collettiva di storie  tristi, minimaliste, tragiche che si dipanano in quella remota provincia americana così diversa dal sogno americano degli WASP di N.Y.

Lucy Barton ha fatto fortuna:  è diventata una scrittrice di successo, ma il suo passato è indimenticabile. La sua miseria, le sue sofferenze, i terribili rapporti familiari sembrano strisce moschicide per tante altre persone. Un memoir che scatena reazioni inattese, da nostalgie a gelosie,a riflessioni che possono cambiare la visione del proprio mondo.

E se Lucy pur amando ancora gli sfortunati fratelli non riesce più a tornare al “passato” e deve fuggire nella sua nuova vita consolatoria, altre storie-capitoli ci danno un po’ di speranza suggerendo che tutto è possibile.

Come l’amore tra una settantenne e un uomo molto più giovane su un’isola italiana, o scoprire un amico proprio la notte di Natale, quando ci si sente peggio di Scrooge ed invece si scoprono empatia, tolleranza, bontà.

“Storie talvolta di riscatto, talvolta di rassegnazione, ma sempre raccontate in modo coinvolgente ed appassionante. La Strout ha una scrittura asciutta, molto efficace: riesce con pochi tratti e brevi dialoghi a far entrare il lettore nel mondo in cui si muovono i personaggi facendone cogliere tutte le dinamiche, sia esteriori, sia intime.”

 

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LA RONDINE SUL TERMOSIFONE di Edith Bruck

pubblicato da: Mirna - 27 dicembre, 2017 @ 12:07 pm

IMG_20171129_120820Edizione La nave di Teseo

Molti di noi lettori conoscono certamente Edith Bruck, ebrea che ha vissuto gli orrori dei campi di concentramento nazisti.

Sopravvissuta alla deportazione giunge dopo anni di pellegrinaggio in Italia dove si stabilisce definitivamente e sposa  il poeta e regista Nelo Risi.

E’ autrice di poesie e romanzi. Dal suo volume di racconti Andremo in città il marito trae l’omonimo film.

Dal romanzo Quanta stella c’è nel cielo il regista Roberto Faenza trae Anita B.

Nei suoi libri Edith Bruck ha reso  più di una volta testimonianza della Shoa, evento nero che non si può dimenticare.

Ha ricevuto parecchi premi letterari ed è tradotta in più lingue.

Nel 2010 ha pubblicato La donna dal cappotto verde

In questo suo ultimo lavoro Edith ci dà testimonianza della  sua dolente dedizione all’amatissimo marito scomparso da poco. Ci racconta con realismo talvolta impietoso gli anni della progressiva malattia di Nelo Risi che lo ha allontanato dal mondo, dai suoi ricordi, dagli affetti, dal lavoro..

La loro non è stata una storia d’amore sempre serena: molti i tradimenti del marito, molti i contrasti e le lontananze. Ma ne risulta una condivisione profonda cementata e capita – senza dubbi ormai – proprio nel momento peggiore della vita di una persona.  Quando non si distingue più chi è l’uno e chi è l’altra.

Parole struggenti di una donna che ha ricercato nel suo uomo la forza di proseguire e un senso alla sua vita così duramente segnata.

 

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IL TRENO PER TALLINN di Arno Saar, Mondadori

pubblicato da: Mirna - 16 dicembre, 2017 @ 10:03 am

Un bel thriller dalla copertina gialla che ricorda i vecchi polizieschi.IMG_20171120_092606

Ambientazione affascinante tra Estonia e Russia con le loro problematiche politiche e storiche. E rigorosamente in inverno che avvolge Tallinn e dintorni.  Entriamo nei vicoli della città vecchia, i locali alla moda delle ex zone industriali e gli squallidi quartieri dell’architettura sovietica.

Le ferite dei soprusi russi  sono ancora aperte anche in Marko Kurismaa il commissario cinquantenne che deve indagare su un omicidio avvenuto sul treno che da  San Pietroburgo giunge quotidianamente  a Tallinn.

La vitima è un uomo d’affari russi, Semenov, avvelenato durante il viaggio. Ma come e da chi?

Dalla giovanissima e bella moglie? Da ambigui amici con i quali tratta loschi affari?

Marko Kurismaa è un uomo tormentato  che con fatica si è fatto da solo, che ha livore verso un paese che fino a pochi anni prima dominava l’Estonia. Ma ha  anche la capacità di intuire chi mente e non.

Una nuova e bella figura di investigatore che , spero,  ci farà compagnia in altre storie nordiche.

Ideato da  Arno Saar che conosce molto bene i paesi baltici tanto da sembrare uno di loro.

Ma non lo  è…sappiamo soltanto che Arno Saar è lo pseudonimo di un importante scrittore italiano.

Chi sarà?

 

 

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IL LAMENTO DEL PREPUZIO di Shalom Auslander

pubblicato da: Mirna - 13 dicembre, 2017 @ 3:12 pm

IMG_20171203_094225Convinto che Dio ce l’abbia con lui da sempre il giovane Shalom cresce tra mille ossessioni, dubbi, ansietà. Troppo infarcito  di dogmi della Torah e di raccomandazioni dei   genitori ebrei molto ortodossi il ragazzo pensa che Dio non solo guardi tutto ciò che   fa il popolo eletto, ma soprattutto che guardi cosa fa lui.

Shalom Auslander ci racconta la sua formazione di ebreo  che cerca di staccarsi da un’identità culturale che vorrebbe (ma ci riuscirà?) rifiutare.

Con umorismo spietato e irriverente seguiamo gli anni difficile di un adolescente americano vissuti tra sinagoghe e ammalianti Mc Donalds.

Se fin dall’asilo i sonnellini post pranzo erano agitati per via delle letture di vendette e punizioni divine per chi trasgrediva solamente le regole kosher, da ragazzo le cose diventano più complicate.

Che cosa si può fare o meglio non fare riguardo il sesso?

Che cosa si può mangiare?

Che cosa si deve non fare durante lo shabbat?

Con esilarante lucidità il protagonista, come un adolescente nei confronti dell’autorità genitoriale, critica ogni precetto, trasgredisce le regole,  ma si sente perennemente in colpa e in attesa di un castigo .

Un’ossessione continua, una sfida e una lotta angosciosa.

Se mangio carne di maiale mia madre morirà? pensa

Però lo fa ugualmente nel tentativo di mettere questo Dio alla prova.

Incisa nella sua mente la canzoncina dell’asilo “Dio è qui. Dio è lì. Dio è ovunque /in ogni dì”

Vuole liberarsene, ma non ci riesce. Una sorte di sindrome di Stoccolma. non ce la fa a non pensare e ammirare il suo carceriere.

E’ in un continuo dialogo con lui:

lo chiama Mr. Vendetta, Mr. Diluvio universale, Mr. Olocausto. Perchè ha permesso tutto  ciò?

E poi come si fa a “promettere” a Mosè la Terra promessa e dopo quarant’anni soltanto per un peccatuccio non farlo entrare?

Ma quando sta per diventare padre i nodi vengono al pettine…trasgredire o non trasgredire le regole della circoncisione?

Avrebbe preferito una femmina, non avrebbe dovuto decidere se togliere o meno questo “cavolo di prepuzio”.

Sarà riuscito a mediare con il suo divino antagonista una sorta di serenità per poter far crescere il suo bambino sano e libero dai sensi di colpa?

Spassosissime le sue trasgressioni in fatto di cibo: in casa sua, nel vicinato tutto era kosher. Utensili e lavandini separati per carne e latticini, carne macellata da macellai kosher, naturalmente niente maiale.

Il rabbino aveva detto che Dio aveva detto che “colui che mangia cibi proibiti non potrà mai essere purificato”…ma lui lo sfida e ordina due hot dog…

Da leggere. Guanda editori 2009. In Biblioteca si troverà  sicuramente.

 

 

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QUANDO FINISCE L’INVERNO di Guadalupe Nettel, ed.Einaudi

pubblicato da: Mirna - 7 dicembre, 2017 @ 2:12 pm

Io leggo molto, lo sapete. Guai se non avessi sempre un’altra storia accanto alla mia.  O un saggio interessante . Ma è soprattutto la narrativa, quindi le vite di altri, vere o immaginate che mi fanno compagnia durante la mia di vita.

Da sempre.

IMG_20171127_114610Da ragazzina, durante periodi difficili, io potevo entrare in altre vicissitudini che mi aiutavano, rallegravano, confortavano. Ricordo quando IMG_20171127_114203lavoravo, ancora minorenne, presso un avvocato di Carpi non facevo altro che  leggere, leggere.

Quando talvolta  il mio “povero” titolare mi chiamava per dettarmi una lettera io emergevo come in trance dalle brughiere dello Yorkshire o da altre ambientazioni e lo guardavo con occhi truci.

I personaggi  letterari, gli autori fanno parte della mia “famiglia”.

Ancor oggi se ho accanto  un libro che mi piace la giornata è già positiva. Quando mi sveglio so che  posso entrare, dopo il caffè, nella vita di donne e uomini che affrontano l’esistenza in svariati modi. Mentre passeggio  o faccio  le faccende domestiche quasi sempre ripenso al personaggio di cui sto leggendo gli accadimenti. E che bello sapere che quando andrò a letto potrò  essere ancora con lui/lei e vagare in un altro ambiente.

A voi succede così?

Anche con questo ultimo romanzo molto avvincente della scrittrice messicana GUADALUPE  NETTEL, classe m 1973 io sono tornata  a NewYork e a Parigi.

Ma non solo.  Anche dentro le loro riflessioni, il loro modo di affrontare l’esistenza. Dissociandomene  in gran parte…ma è proprio questo che ti fa conoscere meglio gli altri e te stesso.

Claudio è un cubano quarantenne pieno di manie ossessive per l’ordine che dovrebbe in qualche modo porre un limite ai ricordi impietosi di un’infanzia e prima giovinezza difficili. Il suo appartamentino è quasi una prigione-bastione difensivo  confortante e la liason con la “tardona” (così IMG_20171127_110936la chiama lui) di 15 anni più vecchia  lo aiuta a superar gli ultimi rigurgiti di passioni, desideri, paranoie.

Dall’altra parte dell’Atlantico c’è Cecilia, giovane messicana introversa, che non riesce a trovare amichevole la Parigi (che io amo).

E…vive di fronte al cimitero di Pére Lachaise. Un suo vicino Tom, malato gravemente, ha un’ossessione maggiore della sua per i cimiteri. Si intendono, si fanno compagnia, si ameranno.

Cìè  un’incontro casuale tra Claudio e Cecilia che non porterà a nulla fra di loro, se non  la consapevolezza che ognuno sembra avere il proprio destino.

Père Lachaise: come Cecilia anch’io ne ero attratta.

Filippi 001Un giorno, mentre il mio gruppo di turisti era altrove, con un taxi mi sono fatta portare al cimitero che ospita personaggi illustri come Chopin, Colette, il violinista Kreutzer, Oscar Wilde, Simone Signoret…ma prima di entrare, come la protagonista, mi sono gustata una omelette ai funghi. E poi …bellezza, emozioni.

Quando finisce l’inverno è un romanzo vincitore  di un prestigioso premio letterario.

Ma non solo.  Despues del invierno è un tratto del cammino di ognuno di noi. Quel tempo in cui ci sentiamo soli, al freddo, e non sappiamo ancora  come superare i dolori e le sconfitte. Quando non sappiamo ancora chi siamo veramente.

Da leggere.

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MEMORIA DI RAGAZZA, di Annie Ernaux

pubblicato da: Mirna - 30 novembre, 2017 @ 8:50 am

contentUltimo romanzo di questa straordinaria scrittrice, oggi 77 enne, vincitrice del Premio Strega Europeo del 2016 con Gli anni.

Annie Ernaux già da ragazza iniziò a fare di se stessa un essere letterario, qualcuno che viveva le cose come se un giorno dovessero essere scritte.

Una vera scrittrice dunque che ha  fatto della sua autobiografia letteraturizzata uno strumento acuminato di indagine sociale, psicologica, storica.

E il nodo  tra il suo essere reale ed essere poi scrittrice si snoda in questo forte  e non indulgente “Memoria di ragazzaAnnie Ernaux

Non è un caso che il periodo topico dei suoi 17- 20 anni non fossero stati analizzati precedentemente fino in fondo. C’era qualcosi di nascosto, forse “vergognoso” secondo la morale corrente di quegli anni.

Ora è il momento per Annie Ernaux: ora che ha davanti a sè quasi tutto l’arazzo della sua esistenza.

Torniamo all’estate del 1958, quando Annie ha quasi 18 anni e si sente imprigionata nella piccola città in cui vive, controllata dai genitori bigotti che possiedono un bar-drogheria  di cui  per tanto tempo si vergogna.

giovane annie ernauxUn’adolescente alla ricerca della libertà. dei piaceri del sesso, di “io” diversi come quelli che conosce passando da un libro all’altro.

Ha l’occasi0ne di fare l’educatrice in una Colonia Sanatorio…finalmente da sola, lontano dai genitori amorevolmente oppressivi.  Sente che sta per vivere un momento esaltante e si butta a capofitto in ciò che crede di essere – o forse per lei lo è veramente – la libertà, la gioia, il piacere. Si sente un’avanguardista del “piacere sessuale” ancor prima di aver letto Il secondo sesso di Simone de Beauvoir.

Ma è troppo “ingorda ” di vita, di ebbrezza per essere serena o equilibrata. E’ un’adolescente che vuole scoprire i piaceri del sesso.

Ma le sue occasioni sono frustranti ed umilianti. Forse per questo la Ernaux riesce a scriverne solo ora.

A me dà l’impressione che nel suo “agitarsi” nel desiderare H (che assomiglia vagamente a un pesante Marlon Brando) ci sia soprattutto un contorcersi per cercare veramente ciò che vuole dalla vita.

Un semestre a Londra come ragazza alla pari prima di capire che lei ama solo la letteratura e vuole diventare scrittrice.

Ed ora finalmente la necessità di svelare quel periodo di turbamenti, disordini alimentari, angosce. Un periodo proibito in cui sicuramente è germogliata la sua vocazione.

Ciò che conta non è quel che succede, è ciò che si fa di ciò che succede.

 

 

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LA PIU’ AMATA di Teresa Ciabatti, ed.Mondadori

pubblicato da: Mirna - 26 novembre, 2017 @ 6:58 am

IMG_20171123_115836E’ un n romanzo autobiografico questo  scandagliare la propria vita che Teresa Ciabatti ci regala? Sicuramente gli elementi della veridicità della storia ci sono. Ambienti collegati alla Massoneria, agli uomini politici  del secondo Novecento, la ricchezza , le famiglie intoccabili. Odore di mafia, di corruzione, di Loggia P2?

Questo il contesto sociale e storico nel quale si muove “senza grazia” la nostra protagonista.

Si sente Principessa perchè figlia del ricchissimo Primario di Orbetello, perchè ha una stupenda villa con piscina accanto a quella degli Agnelli, perchè tutti venerano il Professore, ma  si sente anche sola, nonostante il fratello gemello, perchè il padre non le fa mai una carezza, perchè la madre per un anno sembra morta (fa la cura del sonno), un anno proprio mentre i bambini di 6 anni vorrebbero condividere la scoperta della vita.

Teresa Ciabatti 44 anni, dalla bocca generosa, bei capelli, sempre in lotta con la bilancia e con il conformismo si racconta.

E la storia della sua vita finora sembra un treno in corsa con deragliamenti, sussulti, incidenti, ma  sempre in cerca di una stazione, di un porto in cui fermarsi per capire e perdonare.

Uno stile svelto, nervoso che ha il preciso scopo di sezionare come il bisturi del padre famoso il suo vissuto. E soprattutto scoprire chi era veramente suo padre. Se le nostre radici non sono chiare come può l’alberello crescere rigoglioso?

Del padre dice che era calcolatore, vendicativo, amante del potere, ma quanto desiderava essere protetta ed amata da lui!

E’ rancorosa anche verso la madre che anteponeva  ai figli il suo orgoglio ferito trovando scappatoie come la cura del sonno per un anno intero.

Finalista al premio Strega questo romanzo forte, feroce, incredibile ci parla di risentimento e amore di una famiglia.

Ripercorriamo con Teresa l’inizio dell’amore tra il padre e la madre, giovane anestesista femminista, che lentamente si farà schiacciare ed annullare da una forza ambigua più grande di lei.

Ascolteremo l’infanzia dissociata di Teresa che si sente grassa e inadeguata ma che con tutta la sua forza urla che lei è figlia del prof. Ciabatti.

Chiara, vera, coraggiosa l’autrice si dichiara un’adulta incompiuta

Mi chiamo Teresa Ciabatti. ho quarantaquattro anni e non trovo pace. Voglio scoprire perchè sono questo tipo di adulto, deve esserci un’origine, ricordo collego. Deve essere successo qualcosa. Qualcuno mi ha fatto del male. Ricordo , collego, invento. Cosa ha generato questa donna incompiuta?”

E la scrittura è la sua salvezza e la sua compagna che sopisce questa urgenza di sviscerare ricordi ed emozioni lontani, sopiti e forse non compresi ancora completamente.

Bel libro.

 

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TUTTE LE DONNE DI, di Caterina Bonvicini, ed.Garzanti

pubblicato da: Mirna - 23 novembre, 2017 @ 11:02 am

Un bel racconto strutturato in modo chiaro e scorrevole.IMG_20171112_090158

L’autrice bolognese, poco più che quarantenne,  ha già vinto numerosi premi con i precedenti romanzi  da leggere sicuramente.

Tutte le donne di…sono le sette donne più care di Vittorio, scrittore sessantenne che non si presenta alla cena della vigilia  Natale dove tutta la sua famiglia allargata lo sta aspettando.

La madre, una ex-moglie, moglie attuale, due figlie , una sorella e la giovane amica del cuore.

Arriva un enigmatico messaggio alla madre, ma Vittorio non si presenterà.

Panico totale per queste donne per le quali Vittorio è il centro del mondo seppure ovviamente in modo diverso. Tutte vengono assalite da una sensazione di squilibrio e poco conta appoggiarsi  a un gentile agente di polizia  che piano  piano viene attratto da questo gineceo complicato e contorto.

L’autrice dà la voce ad ognuna di esse che lentamente intraprenderanno un cammino di cambiamento e conoscenza reciproca. Anzi arriveranno a farlo insieme per una necessità profonda di appoggiarsi le une con le altre.

Si avvicinano persino a Camilla, la giovane amante di Vittorio che era stata invitata da Cristina, la seconda moglie per una sorta di  dispetto malevolo.

Dalle parole di una e dell’altra  capiremo sia la vita di Vittorio, sia la vita e i sentimenti di ognuna di loro.

Divertenti le paginette di Giulia la figlia minore che si esprime con simboli e gergo giovanili e racconta dei vari rapporti fra queste donne, rapporti che continueranno anche a Pasqua, a Ferragosto modificandosi lentamente nel tempo.

L’anziana madre Lucrezia, famoso architetto ancora in auge , è smaliziata, distaccata e ci fa regala un affresco della borghesia milanese con le sue luci e le sue ombre.

Paoletta la figlia della prima moglie si è sempre sentita messa in disparte dal padere che sembra avere più dialogo con Giulia

Ada ,ex-moglie, che  si ritiene la più cara amica di Vittorio comincia  a farsi delle domande. Ma chi sono veramente tutti quanti? Ci si conosce a fondo?

Francesca la sorella vedova, anafettiva, “rompiballe” come la definiscono tutti  chi è veramente? E Cristina la seconda moglie che ha anche l’amante? E la giovane Camilla, chi è?

Insomma la sparizione di Vittorio smussa astio e rancori fra le sette donne sempre all’erta per avere più amore, più attenzione, più soldi da lui,

l’uomo della famiglia,  il fulcro da dove tutto parte e tutto ritorna.

Nessuna di loro può averne l’amore assoluto e questa consapevolezza le fa appoggiare l’una all’altra.

La conquista della libertà necessita di consapevolezza, elasticità e rottura di sovrastrutture sociali.

E Vittorio l’avrà fatto?

Da leggere.

 

E a

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