LASCIANDO CASA di Anita Brookner, Neri Pozza

pubblicato da: Mirna - 13 aprile, 2014 @ 10:06 am

Lasciando-casa-Brookner[1]Quando si inzia un libro di questa scrittrice si è rapiti e avvolti dalla “Brookner experience“, come dicono gli inglesi ,  e cioè ci si ritrova in  un viaggio interiore  dentro l’isolamento e nell’incapacità di staccarsene. Solitudine e malinconia. Così Anita Brookner ci ha incantato con i suoi romanzi che altro non sono che monologhi interiori  sulla difficoltà di misurarsi con la società, con gli altri.

E così la protagonista di questa raffinata storia, Emma Roberts,  ormai anziana, ritorna con la memoria  ai suoi ventisei anni, all’età delle decisioni, della consapevolezza di sè.

Vuole staccarsi dalla madre e dalla sua casa per sfuggire a quella strana solitudine che avvolge entrambe. La madre le appare inattiva e incapace di fondere la propria esperienza con quella degli altri. Di questo Emma ha terrore e fugge a Parigi per finire la tesi sui giardini frencesi.

Qui conosce una coetanea Francoise , all’apparenza  dissimile da sè, più estroversa, audace, ma in fin dei conti suo alter-ego  nel legame indissolubile che ha con la casa materna. Una bella casa in campagna, stile manor inglese. Emma vi è invitata, conosce la madre autoritaria, vivace, siede alla loto tavola, percepisce il senso di appartenenza nel mangiare tutti insieme, ammira la bellezza e il conforto della Casa.

Conosce anche un ragazzo con il quale condivide lo stesso senso di solitudine e in fondo di estraneità verso il mondo.

Emma ora desidera tornare a Londra e poi di nuovo a Parigi.  Si ritrova sempre nella ricerca di un equilibrio precario tra ciò che è, è stata, e vorrebbe essere. Un’altalena di pseudo desideri perchè veri e propri desideri non appaiono. Mancano in Emma l’entusiasmo, la progettazione sicura. E’ un personaggio più cervellotico che sensibile per il quale la solitudine è uno spauracchio indefinito e nello stesso tempo qualcosa di conosciuto, sperimentato e quindi sicuro.

E’ una ricercatrice, non solo per studio e lavoro, ma analista razionale dei suoi sentimenti contradditori.

Riconosce infine di non avere il talendo di salvarsi la vita.

Quando sua madre muore lei cerca un altro appartamento e di nuovo ricomincia la spola fra  Londra e Parigi. Conosce un uomo, riprende l’amicizia con Francoise dalla quale si era staccata ed infine  si ritrova anziana alle prese con le sue memorie e con la  “catalogazione” del suo irrisolto  dilemma interiore dei limiti dell’autonomia.

Ancora va e viene , i suoi piccoli viaggi, le sue partenze sono tutte uguali. Si reca negli stessi posti che conosce bene. Vede pochi amici, “sopravvissuti ormai alle loro vite separate” “figure dello stesso paesaggio” . Non si lamenta. Ha la sua tranquillità economica, la sua casa, il suo lavoro di scrittrice.

Che vita tranquilla, sicura, ma che freddezza nella mancanza della realizzazione degli infiniti e indistinti desideri giovanili, che tristezza la perdita delle emozioni.  Emma è come un gomitolo quasi sempre avvolto in se stesso senza aver mai povato l’ebbrezza di un emozionante disfacimento.

Tutto ciò raccontato nell’incantevole linguaggio ricamato un po’ proustiano di Anita Brookner.

 

Ma che differenza tra Emma e la emotiva Miss Brill, felice delle piccole cose, di una panchina al parco, di una fetta di torta al miele con la sorpresa di una mandorla Da rileggere sicuramente I  Racconti di Katherine Mansfield

 

 

 

 

 

3 Comments »

EDIPO A HIROSHIMA, un urlo di pace al… S.A.S.S.

pubblicato da: Mirna - 10 aprile, 2014 @ 7:06 am

Trento offre molto a chi sa ascoltarla e leggerla. I suoi luoghi sembrano invitare registi, attori, artisti a rappresentare ciò che è urgente da comunicare, ciò chemarzo a Trento 2014 006 è bello ed emozionante da condividere. Prendiamo per esempio lo spazio archeologico sotterraneo del Sas: una  strada romana ampia e rosa che ti riporta immediatamente all’antico passato racchiudendoti in uno spazio e tempo  indefiniti,  avulsi dal presente particolare .

Anche Alfonso Masi ci regala spesso la sua esperienza  sia di “fine dicitore”, sia  di ricercatore e  di regista.

Questa sua rielaborazione e regia del testo di Luigi Candoni è una vera “chicca”, ci fa raggiungere momenti di pathos immediati e forti, certamente  anche per la scelta di questo luogo.

Scrive Alfonso Masi:

“Edipo a Hiroshima – Un urlo di pace

Il 6 agosto 1945, nel cielo di Hiroshima, un uomo premeva un pulsante e qualche istante dopo una città di 300.000 abitanti esplodeva in un bagliore solare esalando un mostruoso fungo di ceneri e morte.

Nel presente dramma il protagonista esige di essere processato per tale strage, ma sia l’accusa che la difesa tentano di convincerlo della bontà dell’impresa militare compiuta, senza capire i rimorsi e la voce della coscienza dell’imputato, che alla fine si toglie la vista; come Edipo aveva ucciso chi non conosceva, Alan Darnell uccise degli uomini senza sapere che gli erano fratelli.

La rappresentazione, sebbene ricordi un episodio di quasi settant’anni or sono, mantiene ancora la propria attualità perché la produzione di armamenti nucleari si è estesa in potenza con la produzione di bombe capaci di una devastazione cento volte superiore di quel primo ordigno sganciato su Hiroshima; inoltre alle due superpotenze USA e URSS (ora Russia), che nel dopoguerra detenevano il monopolio delle armi nucleari, si sono aggiunte Gran Bretagna, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord. Inoltre la presenza di basi nucleari si estende anche a paesi alleati e, per quanto riguarda la nostra Italia, vi sono 90 atomiche degli USA, 50 dislocate nella base militare di Aviano (PN) e 40 in quella di Ghedi di Torre (BS). Sono di tre modelli con potenza di 107, 80 e 45 Kiloton; si pensi che 107 kiloton corrispondono a una potenza distruttrice superiore 10 volte alla bomba che colpì Hiroshima.  Questi ordigni attualmente devono essere adattati per poter essere montati sui bombardieri F35, quei costosissimi aerei che l’Italia sta acquistando dagli USA.

L’attualità della rappresentazione teatrale deriva inoltre dal primato della coscienza morale esaltata al di sopra di qualsiasi ordine umano, che non può in alcun modo giustificare uccisioni e tanto meno stragi; proprio per esaltare il primato della coscienza è stata affidata ad una attrice il ruolo di interpretare la figura del pilota Alan Darnell, che viene così ad personificare la coscienza umana e la sua importante funzione.”

marzo a Trento 2014 007Bravissimi gli interpreti, sia gli avvocati che il giudice che con veemente scetticismo  vogliono convincere Alan Darnell della sua non colpevolezza.

 E da togliere il respiro agli spettatori le “anime” degli uccisi quando raccontano della loro vita distrutta all’improvviso, della loro atroce sofferenza, della dolcezza dei loro affetti. Vestiti di neromarzo a Trento 2014 008 striscianti sulle lastre di pietra non lasciano scampo alla nostra empatia.

Un’ora intensa, una rappresentazione sicuramente da rivedere.

E quando infine una bambina si alza e parla dei suoi sogni, della sua infanzia distrutta, noi non possiamo fare a meno di riflettere, di fermarci con sgomento ed orrore  su ciò che ancora minaccia l’umanità.

marzo a Trento 2014 009La sensibilità attenta di Alfonso Masi non finisce mai di sorprenderci.

 

 

Comments Closed

EMMA WEDGWOOD DARWIN di Chiara Ceci, Sironi ed.

pubblicato da: Mirna - 8 aprile, 2014 @ 6:49 am

Emma-Darwin-201x300[1]Che piacevolissima lettura! Entrare nell’epoca vittoriana e nelle grandi famiglie dei Wedgwood e dei Darwin. Fra l’altro strettamente imparentate tra loro e con spesso gli stessi nomi.

Chiara Ceci una naturalista che si occupa di comunicazione della scienza ci spiega però chiaramente tutte le parentele e soprattutto l’avventura umana di una straordinaria donna, compagna dell’autore della rivoluzinaria teoria dell’Origine della specie.

Concordo con l’autrice nel descriverci Emma Wedgwood con le parole di Jane Austen quando ci parla della sua Emma “Bella, intelligente, ricca, con una casa fatta per viverci bene e con un’indole felice, Emma W. sembrava riunire alcuni dei beni più preziosi della vita”

Nasce nel 1808 nella famiglia dei grandi ceramisti Wedgwood i cui prodotti erano ormai una presenza costante nei salotti dei ricchi inglesi  e addirittura  nelle corti europee. Famoso il servizio  color crema per Caterina II di Russia. (992 pezzi ognuno dei quali con un soggetto diverso, possibilmente un paesaggio inglese) . E il famoso Vaso Portland copiato images[10]dall’antico vaso Barberini. Un successo. Gli stessi Emma e Charles ne possedevano uno.

La vita di Emma è felice. Vive in una bellissima casa, riceve un’educazione liberale, viaggia spesso. A 16 anni parte con la famiglia per l’Italia e alla fine del viaggio parlerà perfettamente l’italiano. Ha tanti fratelli e sorelle e tanti cugini, fra questi Charles figlio dello zio Robert, medico. Charles non sa se seguirà le orme paterne, è più attratto dalle scienze naturali che dalla medicina. Accetta, grazie anche all’appoggio dello zio Josiah II (padre di Emma) di intraprendere il famoso viaggio sul Beagle che durerà cinque anni e che sarà la base dei suoi successivi studi.

Emma è molto religiosa, Charles è agnostico. Entrambi sono aperti, attenti e si vogliono bene. Si sposano relativamente tardi, ma avranno dieci figli!

Da questa straordinaria biografia basata su una cospicua bibliografia, su lettere, pagine di diari apprendiamo che Charles era forse ipocondriaco, certamente molto stressato sia per i suoi minuziosi studi e per la sua sconvolgente intuizione sulla selezione naturale. E’ anche spesso in ansia per le maternità della moglie.

images[1]Il loro è un matrimonio riuscitissimo. Si stimano, si amano, si comprendono. Emma ascolta tutto ciò che Charles scrive nei suoi saggi, ponendo soltanto un’attenzione critica alla tesi che  sembra negare il  creazionismo;  lascia circolare in alcune stanze  i vari cirripedi, bachi, ecc. che servono alle minuziose osservazioni del marito. Commovente la lettura finale dell “Origine della specie” perchè Emma si rende conto dell’inquietudine che Charles aveva provato nell’elaborare la sua tesi ardita.

Per rilassare Charles Emma gli legge romanzi di  Walter Scott, della Gaskell, ma soprattutto Charles adora i romanzi di Jane Austen e se li fa rileggere in continuazione “fino a consumarli”.

Emma è una grande lettrice, quando rimarrà vedova, con i figli già grandi, si accorge talvolta di  leggere un intero romanzo in un giorno.

Un lavoro eccezionale che ha portato Chiara Ceci in varie località inglesi, ultima Cambridge dove Emma Wedgwood passò gli ultimi anni della sua vita.

E’ anche per via di Emma se alla fine mi sono trasferita definitivamente in Inghilterra”  swcrive l’autrice

Da leggere per conoscere Emma, la sua famiglia un secolo di storia.

Comments Closed

RAGAZZA NERA RAGAZZA BIANCA di Joyce Carol Oares

pubblicato da: Mirna - 3 aprile, 2014 @ 7:12 am

Perchè mi piace tanto Joyce Carol Oates? Perchè ogni cosa che racconta comprende la gamma completa dei sentimenti della vita di una persona, non solo  i suoi personali, ma quelli di un’intera società che crede di aver analizzato razionalmente il proprio percorso, il proprio miglioramento mascherati da un effimero politacally correct . La Oates con quel suo particolare narrare non ci fa sfuggire nulla e ci mette sotto gli occhi il nascosto e l’irrisolto.

In questo suo magistrale romanzo del 2006, edito solo ora in Italia da Mondadori, la voce più importante della letteratura americana ci avvince e ci “spiazza” volutamente per farci riflettere.

E’ un romanzo sul razzismo? O sui sempre tortuosi rapporti familiari e di formazione personale? Tutto. Perchè nulla è semplice nella vita: nulla è bianco o nero.

Siamo nel 1975 in un college progressista dove la filosofia è proprio l’integrazione razziale. College fondato a suo tempo dall’antenato di Genna Meade, la dicottenne protagonista narrante. Genna è figlia di una coppia di ex hippy, cresciuta in una sorta di trascuratezza, mascherata da libertà, infarcita soprattutto dal padre strabordante  di alti ideali sui diritti civili.

In fondo Genna si è sempre sentita sola e spaventata dai genitori distanti e tutto ciò che ha assorbito è essere premurosa con i più deboli, con gli emarginati, soprattutto  con i neri.

E’ un caso che Jenna sia attratta immediatamente dalla sua compagna di stanza, Minette Swift, una ragazzza nera figlia di un pastore protestante?

La bravura della scrittrice per poter “scendere” nell’intimo del nostro vero sentire è presentarci una Minette Swift scostante, antipatica, bruttina che non cede alla richieste di Genna.

Che cosa vede Jenna in Minette? Senz’altro  vorrebbe assorbire un po’ della sua famiglia attenta e unita inotorno a lei, offrire  una legittimazione al suo non essere “razzista”  al padre odiato-amato  .

Ma in questa sua insistenza nel volere conoscere pienamente una persona non c’è forse una forma di appropriazione e di “sfruttamento”?

La fragile Jenna, brava a scuola, figlia di genitori non “materni” invidia la sicurezza di Minette , la vuole fare sua.

Ma Minette non è sicura, vive male il suo inserimento  alla Schuyler, questo  prestigioso college di arti lberali, modello di integrazione.  Perchè si sente vittima di molestie razziali…scritte offensive  sulla porta, dispetti verso i suoi oggetti e Jenna non riesce e non può aiutarla, osservatrice semi-passiva del suo malessere. Perchè Minette sa che essere neri sarà sempre percepito come stato di inferiorirà e aggredisce, si isola, per non essere ferita.

Il padre di Jenna aveva scritto  negli anni Sessanta ” ci sono delle distorsioni dovute alla coscienza di pelle: di come ciò che vediamo sia ampiamente determinato  dalle strutture linguistiche all’interno delle quali nasciamo.”

L’anno scolastico alla Schuyler è per entrambe un anno importante e terribile: per Minette una sconfitta totale, per Jenna un periodo che la segnerà profondamente.Ne scriverà la storia per il suo senso di colpa verso Minette e  per far emergere dall’ombra  quella figura paterna di cui, si capisce, non può fare a meno.

Che romanzo!

Scrive Massimiliano Parente:  “È questa la delicata e spietata grandezza di “Ragazza bianca ragazza nera”: come lettori siamo colpevoli anche noi, e ci troviamo di punto in bianco all’interno di una rappresentazione inedita dell’osceno: il nostro stesso sentimento. Un osceno dalla Oates ribaltato rispetto alla definizione classica di invisibilità, di essere appunto fuori dalla scena e fuori dalla pornografia (che rappresenta, al contrario, l’eccesso del visibile). Un osceno che diventa «ciò che, nell’istante in cui lo vedi, non puoi non averlo visto. E continuerai a vederlo. E continuerai a vederlo anche se ti cavano gli occhi».

Un magnifico romanzo antirazzista e per niente retorico che, volendo, sarebbe pure la scusa buona per un meritato Nobel. Meditate, svedesi, meditate.”

 

1 Comment »

VIVALDI E IL SEGRETO DEL NUOVO MONDO di Dario Piccotti e Alvaro Torchio

pubblicato da: Mirna - 31 marzo, 2014 @ 8:18 am

 Sempre piacevolissimo e interessante incontrare Alvaro Torchio  al Controvento.arton58405[1]

Lo sentiamo amico per la sua  riservata e attenta spontaneità verso tutti noi  e per la passione intensa di scrittore e poeta che ci trasmette.

Già lo conoscemmo quando ci presentò Marx & Hengels, investigatori, quattro racconti di lettura interessantissima che ci hanno fatto conoscere aspetti del carattere dei due  famosi storici-sociologi  impegnati in divertenti storie thriller. (v.  mio archivio).

Anche in questo avvincente romanzo c’è una parte “gialla” che collega eventi che partono dalle crociate per passare attraverso i progetti di riscatto sociale da attuarsi in America Latina per giungere infine  nella magica Venezia dove vive e insegna Vivaldi fra vari intrighi e amori per le sue “putte”.

Raffaella ci presenta a grandi linee questo libro  scritto a due mani da Piccotti e Torchio, insegnanti di materie letterarie,WP_20140324_007 studiosi di politica, filosofia, sociologia, sensibili alle problematiche sociali. Piccotti ci regala pure, da musicista,  verosimili partiture apocrife di Vivaldi.

“Tutto comincia con il rinvenimento di un vangelo apocrifo; siamo nel 1204 a Costantinopoli,

Durante il saccheggio della città ad opera dei crociati veneziani sul tavolo di padre Correr cade un libriccino: “Parola di Giacomo, fratello del Signore”. Un thriller storico racconta le avventure di questo Vangelo che promette imminente la creazione del Regno di Dio sulla terra. Di mano in mano attraverso i secoli , finisce nelle mani dei gesuiti missionari nell’America Latina, più precisamente nel Paraguay. Avventure ed intrighi sono però ambientati in gran parte a Venezia e ne  diventa protagonista il grande musicista Antonio Vivaldi. Da impresario teatrale si arricchisce, fallisce, rinasce con grinta maggiore. Da prete (“rosso” è il suo soprannome) esentato dal celebrare la messa, si dedica ai piaceri della gola e del sesso. Nel “Libro” si imbatte senza volerlo e ad esso si ispira in alcune composizioni. Ma per il Libro rischierà la vita. Un romanzo storico, accurato nei  dettagli  e  thriller accattivante.”

Con Alvaro Torchio. Marzo 14 010Ciò che mi colpisce è la minuziosità del racconto, certamente un lavoro impegnativo per i due scrittori fatto di ricerche e di studio. Incontriamo personaggi storici come Savonarola, seguiamo gli impegni della congregazione dei Gesuiti in difesa del popolo dei Guaranì e tanto altro. E poi c’è la Venezia del Settecento con il suo fascino magico dove si aggira Antonio Vivaldi tra l’Ospedale della Pietà e le calli e i campielli.

Da leggere con tranquillità perchè il piacere per la lettura va centellinato e certamente Vivaldi e il segreto del nuovo mondo ci regala precise coordinate storiche e spaziali, suggestive possibilità, mistero,  ma soprattutto riflessioni importanti .

Alvaro lo ritiene soprattutto un romanzo storico, ma la componente ironica e “gialla” a cui i due autori ci hanno abituato non manca mai.

Dario Piccotti e Alvaro Torchio se la cavano con passione ed onestà “artigiana” in un romanzo-cartina di tornasole che li conferma coppia autoriale tra le più affidabili del giallo a intreccio storico, se è vero com’è vero che il loro “Vivaldi e il segreto del nuovo mondo” non difetta di colpi di scena e di svariate altre caratteristiche da lettura di intrattenimento fine, disseminati al posto giusto al momento giusto.”

Il piacere della lettura che noi amici condividiamo al bar-libreria Controvento è stato dunque  arricchito oggi  da Alvaro e dalle sue spiegazioni. Gli abbiamo chiesto del lavoro a quattro mani con Piccotti: – (coppia che funziona molto bene ) ognuno ha la sua “specializzazione”, chi ha l’idea, chi è esperto diCon Alvaro Torchio. Marzo 14 001 musica,  che sceglie la bibliografia da  consultare…

Alvaro, accompagnato da sua moglie  Maria Grazia, ci ha anche confidato sommessamente  il futuro progetto: un romanzo su un grande personaggio che sicuramente sarà fondato su basi storiche alle quali si aggiungerà la sensibilità del nostro scrittore-poeta. Non vediamo l’ora di leggerlo.

Grazie Alvaro e a presto.

2 Comments »

Francesca Gregori e le sue immagini di luce

pubblicato da: Mirna - 27 marzo, 2014 @ 8:17 am

M_1All’Hortus Artieri, luogo deputato all’arte in generale, le  piccole stanze vivide che sembrano allargarsi con i quadri, la musica, la letteratura in questi giorni ospitano un ciclo di fotografie  di Francesca Gregori, giovane artista trentina.

In questa sua seconda mostra personale il tema inseguito e catturato è quello della Madre.

Il titolo di questo ciclo di fotografie è infatti “M”.

 

Come ci sottolinea Daniela Ferrari, curatrice della mostra, in queste opere Francesca compie un autentico atto di marzo 2014 028astrazione traendo dalla realtà immagini che rimandano esplicitamente all’idea di corpo – che come un vaso – accoglie, contiene, trasforma la vita.

L’artista con il suo occhio attento, le  sue emozioni, i suoi ricordi ed esperienze intime,  regala parte di sè a noi fruitori che davanti ad ogni espressione artistica ci abbandoniamo alla nostra intuizione lirica ed emozionale.

 

m[1]Le sue foto sono scritture di luce, le  forme tonde ed avvolgenti ci danno la sensazione di accoglienza e  fiducia nell’atavico abraccio materno e cosmico. I predominanti colori giallo e rosso che si cercano e si uniscono ci suggeriscono la forza della vita e della passione.

E’ una mostra da centellinare. Ogni immagine ci parla a lungo. Ogni segno morbido ci riconduce al grembo materno, all’amore,  alla fusione, a linee che racchiudono il Tutto.

Da guardare in un ordine suggerito dall’artista partendo dall’unica opera dove manca il rosso : una onirica immagine bianca e nera  che sembra attendere un seme di luce. Suggestiva, bellissima.M_3

Da un significato privato a un’idea universale. Quella della Maternità e  della Vita.

Le 13 opere presentate sono fotografie digitali stampate con tecnologia giclée su carta cotone 100%.

 

La mostra rimarrà aperta fino al 5 aprile . Hortus Artieri, vicolo dei Birri, 7

 

Da visitare.

 

 

2 Comments »

L’ANGOLO DEI LETTORI RIBELLI di Rebecca Makkai, Piemme

pubblicato da: Mirna - 25 marzo, 2014 @ 8:20 am

Che cos’hanno in comune una bibliotecaria ventiseienne  che si sente come un pesce trasportato dalla corrente perchè ha dimenticato di saper nuotare e un ragazzino di dieci anni che non sa di avere problemi di identità sessuale? Molte cose. Soprattutto l’amore per la lettura.

Lucy  Hull lavora per caso nella biblioteca  di Hannibal, Missouri, nella sezione ragazzi. Discende da una famiglia di rivoluzionari russi emigrati in America, ma lei non si sente ancora “centrata”. Si percepisce come un vulcano attivo ma si accorge che tutti la vedono come la classica bibliotecaria di un tempo. Forse è per questa sua sfasatura che soffre di eczema. Ha solo pochi amici, ma adora consigliare le letture ai ragazzini.

Soprattuto a Ian Drake, dieci anni, occhialini tondi, sorridente, accanito lettore. Ma il ragazzino è sorvegliato attentamente da una famiglia opprressiva, ultrareligiosa che vorrebbe filtrare ogni suo libro. Allora Lucy lo aiuta a prendere e leggere i “libri proibiti” , sicura che proprio quei libri gli salveranno la vita.

Perchè c’è un…perchè. La maestra di Ian, i suoi genitori sono convinti che il ragazzino sarà gay. Tanto che i genitori si affidano a una congregazione religiosa per far “degayzzare” il figlio, attraverso corsi, letture mirate, sport ad hoc.

Gli avvenimenti sembrano divertenti perchè la storia talvolta  è surreale, ma il problema serio è proprio quello di snaturare l’identità di un individuo.

Ian comunque percepisce un soffocamento e si rifugia in biblioteca tra i libri, specialmente tra i suoi preferiti un po’ fantasy un po’ storici. Ed è qui che un  lunedì mattina Lucy lo trova pronto a fuggire dalla sua famiglia.

E lei che sta vivendo come in un “sogno” perchè non sa più chi è, non riesce a “trovarsi”,  decide di assecondarlo, per salvarlo.

Fuggono insieme verso gli stati del Nord. Soste divertentissime con i parenti russi di Lucy, terrore della stessa  di essere scoperta dalla polizia, immagini di sè in galera. La situazione sembra irrisolvibile. Ian è avido di esperienze nuove, di libertà, la “ricatta” dicendo che se non lo fa arrivare nel Vermont la denuncerà come rapitrice.

Lucy è stravolta, ma sa che vuole “salvare” Ian e pensa ai libri che lo potrebbero aiutare: La serie del mago di Oz, Harry Potter,  l’Hobbit e piano piano fino al giovane Holden.

Sembra non avere più volontà di decidere, però si accorge che l’eczema sta diminuendo e che Ian comincia a pensare di tornare a casa.

La soluzione è facile, sembra che tutto si aggiusti.

Il titolo originale è “The borrower” coloro che prendono in prestito.  Sia libri …che vite degli altri. Credo sia veramente più adatto.

Se Ian è ancora troppo piccolo per essere definito, certamente Lucy è un’antieroina, ma è così simpatica immersa com’è  sempre in una sorta di obnubilamento a lei necessario  per la scoperta di sè!

Dopo la confusione la verità.

Mi è piaciuto molto.

1 Comment »

TRE PUNTI DI ROSSO di Luisa Gretter Adamoli, curcu & genovese

pubblicato da: Mirna - 23 marzo, 2014 @ 10:48 am

Alfonsina Gonzaga Madruzzo.  Donna interessante, bella, intelligente. Non sarebbe straordinario conoscere la sua vita?  Possiamo farlo leggendo il libro di Luisa Gretter Adamoli che, intrigata da un dipinto riscoperto nella Chiesa dell’Inviolata di Riva del Garda, ha iniziato a fare ricerche.

Tre anni di lavoro.

Grazie anche al marito architetto incaricato del restauro. Un lavoro paziente iniziato dapprima a due mani e poi fiorito nella mente curiosa della letterata Luisa. Da un dipinto in cui Alfonsina prega rivolta a San Carlo Borromeo …mille interrogativi. Chi era veramente quella signora dai capelli rossi?

Alfonsina nasce alla fine del XVI secolo a Novellara e appena ventenne andrà sposa a Gianangelo Gaudenzio Madruzzo. Si trasferirà dunque a Riva del Garda. E’ una sposa devota e attenta.

Rimasta vedova precocemente riuscirà con abilità a preservare il suo potere. La sua esistenza di agi e affetti è anche segnata da lutti e impegni gravosi.

La vediamo nel dipinto  di Martino Teofilo Polacco con quella civettuola ciocca rossa che esce dalla cuffietta.  Uno dei Tre punti di rosso. Gli altri due, ci spiega Luisa, sono il colore della  tenda da cui una servetta curiosa ammira la padrona orante  e un altro è la  vistosa chioma rossa di una Maddalena dipinta  forse da un allievo di Guido Reni.

La biografia è romanzata per circa il 20- 30% ci spiega Luisa. Tutto il resto è storia supportata da documenti , lettere, annotazioni, conti della spesa.

Lavoro appassionante le riconosciamo noi del gruppo lettura.

Godibilissimo leggere del lungo viaggio verso Praga che la madre di Alfonsina fa per chiedere aiuto all’imperatore, ( 28 giorni di carrozza)  e deliziose le lettere che Alfonsina scrive alla madre , alle sorelle o i suoi conti di casa dove annota scrupolosamente ogni spesa come i soldi (i ragnesi, ci spiega il marito di Luisa) spesi dal marito Gianangelo per il gioco.

La storia dei Madruzzo si intreccia alla storia europea: dalla guerra dei Trent’anni, alla presa di Mantova da parte dei  Lanzichenecchi, alla peste.

Soprattutto la vita di una donna forte e moderna che possiamo conoscere attraverso le sue parole scritte.

E osare qualche supposizione? Come mai il pittore Polacco dopo averla ritratta con amorevole attenzione sembra sparito?

Luisa Gretter Adamoli ha ricercato pazientemente nell’Archivio Gonzaga tracce di questa donna, unica donna “committente” mai ritratta da un pittore ( Martino Teofilo Polacco) in una chiesa, che dopo la morte del marito, l’aveva vista partecipe della sua costruzione. “Tutto ciò in un territorio, quello del principato vescovile di Trento, governato dagli ultimi eredi di una dinastia legata a doppio filo sia all’impero sia al papato della Controriforma, in uno scenario di vaste dimensioni come quello del Sacro Romano Impero”

Da leggere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comments Closed

E poi è di nuovo Primavera

pubblicato da: Mirna - 21 marzo, 2014 @ 9:37 am

Tutto rifiorisce.

Eterno ritorno.

Il Tempo ci sommerge e ci cattura nel suo fluire.

Oh, famelico Tempo, la zampa del leone corrodi

…Fa’ mentre ti dilegui, le stagioni tristi o giulive

e tutto quello che vuoi, fa’ Tempo dal piè leggero

al vasto universo e alle cose  sue dolci che appassiscono;

Ma un crimine molto più nero ti vieto: del mio amore

la bella fronte non incidere con le tue ore, fugace…

lascialo illeso nel tuo correre implacabile, serba

il modello della Bellezza agli uomini venturi,

fa’ pure il peggio vecchio Tempo: del tuo danno a dispetto,

giovane per sempre vivrà nei miei versi il mio Amore.”

William Shakespeare, XIX

Giornata mondiale della poesia: è il primo giorno di primavera.

 

Soprattutto

 io amo possedere

le piante di
amarene e di limoni

e il cespuglio
d’alloro,

e il vento che sa
di anice e di menta.

Quieto è il fluire
dei meriggi

sui girasoli
stanchi e

le rose quasi bianche;

sulla tavola
d’ardesia

si insinua, cauto,

un tralcio
d’uvaspina.

Mi piace lasciare
vagolare

il mio sguardo e il
mio pensiero

su ali di farfalle
senza tempo

che non sanno di
volare

la loro eternità.

M.M.( Giardinetto)

 

Desiderio del mio  angolo verde, di fiori, di pensieri, di ricordi, di sogni.

Che cosa sarebbe la vita senza Poesia?

 

5 Comments »

Ricordando Ruggero Polito, persona straordinaria e indimenticabile amico

pubblicato da: Mirna - 19 marzo, 2014 @ 8:38 am

La gioia di vivere. La musica. L’amore per il creato .

Chi ha conosciuto Ruggero è sicuramente più ricco.

Ora ci resta un vuoto enorme,  ma colmo del suo sorriso indimenticabile.Tutto piaceva a Ruggero Polito: la lettura, lo stare insieme, la discussione profonda e quella lieve. Il suo violino.

Quel suo amore per Maria Grazia e la  sua famiglia, per i suoi amici, per me, per Stefania. Ognuno di noi si sentiva speciale quando parlava con lui, perchè lui ti guardava dritto in fondo all’anima con intelligente perspicacia.

Ci capiva e non ci giudicava.

Una vita piena di musica, di danza del cuore e  di freschezza  trasmessa a tutti coloro che gli stavano incontro.

La sua vita pervasa da uno speciale “lessico della gioia”che ci faceva sentire migliori e pieni di fiducia.Indimenticabile Ruggero. Che hai suonato e danzato accanto alla nostra vita rendendola più preziosa.

Mille e ancora mille immagini di te, indelebili nel nostro ricordo.

Tu amatissimo amico, tu Ruggero, nostro maestro di vita.                                     

4 Comments »



Pagina 30 di 96« Prima...1020...2829303132...405060...Ultima »