MADRI E FIGLIE raccontate da Annie Ernaux e E.Strout

pubblicato da: Mirna - 8 Luglio, 2016 @ 7:28 am

MADRI E FIGLIE raccontate Annie Ernaux e Elizabeth StroutDSCN0012

Due strepitose scrittrici ci parlano del rapporto unico, esclusivo e più importante del mondo: quello tra madri e figlie perché , lo sappiamo, nel bene o nel male, la madre sempre è  per la figlia  il suo alter ego.

Elizabeth Strout, vincitrice del Pulitzer nel 2009 con Olive Kitteridge, ci propone una narrazione in prima persona.

” Mi chiamo Lucy Barton” è una penetrante riflessione nel proprio Io più nascosto quando la protagonista si trova costretta a rimanere settimane in ospedale per complicazioni dopo una banale appendicite. Il senso di isolamento e  di solitudine che si prova in certi momenti rimescola ricordi, sentimenti nascosti e mascherati, desideri forti come quello di rivedere la propria madre lontana da tanto tempo.

Ed accade proprio così :  quella madre così dura, distaccata, incomprensibile durante la sua infanzia ora le fa sentire che fra loro c’era un rapporto viscerale anche se difficile. Basta sentirsi chiamare con un vezzeggiativo antico “Bestiolina”per sentire sciogliere, i conflitti, i brutti ricordi  e soprattutto quel rancore di aver vissuto un’infanzia solitaria, brutale e piena di una miseria umiliante.

La madre rimane cinque giorni e cinque notti, sembra senza mai dormire, lo fa per dovere? perché è stata chiamata dal marito di Lucy, impegnato con lavoro e bambine.  Un’isola di intimità si crea fra le due donne mentre guardando la mole del grattacielo Chrisler la madre racconta di personaggi e avvenimenti del loro passato. Ma è un passato che non è condiviso con la stessa prospettiva e ciò, finita la visita, farà tornare entrambe alla propria dimensione di “un amore afasico”che impedisce un ulteriore comunicazione. In Lucy Barton rimane sempre il desiderio insoddisfatto di Mamma, una Mamma imprendibile, ma quella parte di noi che ci fa sentire meno sole, nonostante tutto.

ANNIE ERNAUX che conosciamo già per gli splendidi “Il posto❠e Gli anni ha scritto ™Altra  figlia vincitrice  del Premio Strega Europeo.

Scrittura di diamante, eccelsa. Si tratta di un dimenticato choc infantile quando la protagonista apprende dalle labbra della madre di aver avuto una sorellina, morta prima che lei nascesse… e che era migliore di lei. Una ferita sulle prime sopportabile, ma si sa, che i dolori vanno elaborati a fondo prima o poi. E dopo sessantanni Annie Ernaux scava dentro di sè in modo lucido come avesse un bisturi per estrarre il dolore provato . Ha saputo della morte di  questa sorellina  per caso, da una conversazione della madre con una vicina,  e tempo dopo annoterà che fu lo stesso giorno, 27 agosto 1950, del suicidio di Cesare Pavese.

Perchè non condividere con Annie il lutto? Perchè tenerla distaccata? La gelosia verso qualcuno che non c’è¨, ma che lei sente parte di sè, le fa vivere sensi di colpa, curiosità morbose, moti di orgoglio.

Le sue parole perfette formano dunque una sorta di lettera per la sorellina morta. Per anni ha cercato le foto mancanti della sua storia familiare, quelle foto ingiallite nascoste nei luoghi più segreti dai genitori come se essi non volessero  condividere il loro dolore.

Poche pagine in cui si condensa una intera esistenza e la propria visione del mondo

Prima di cominciare questa lettera provavo nei tuoi confronti una forma di tranquillità che si è ormai disintegrata. Sempre più nello scriverti, mi sembra di incedere nel pantano di una landa spopolata come nei sogni, dove tra una parola e l’altra devo percorrere uno spazio riempito di una materia incerta. Ho l’impressione di non avere una lingua per te, per dire di te, di non saper parlare di te se non attraverso la negazione, in un perpetuo non-essere. Sei fuori dal linguaggio dei sentimenti e delle emozioni. Sei lâ mia anti-linguaggio.

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NUVOLOSITA’ VARIABILE a BORZONASCA

pubblicato da: Mirna - 3 Luglio, 2016 @ 6:38 pm
Cronache di Borzonasca 2016

Le giornate si dipanano pigre e lente con cieli di sole e soventi nuvolette DSCN0043bianche. Qui ci si può fermare ad osservare il gioco delle nuvole e a pensare a quanto noi siamo il riflesso della natura che ci circonda. Sentimenti che si alternano con il colore delle ore estive. Se un piccolo tuffo di nostalgia o malinconia ci attanaglia presto lo sguardo va  alle rose e alle ortensie o al  libro pronto a riempire piccoli vuoti.

DSCN0015Non è un caso che sia riuscita a finire proprio in questi giorni di nuvolosità variabile il romanzo VILLETTE di Charlotte Bronte, l’autrice di Jane Eyre. Mi ha spinto a leggerlo la magnifica  biografia  scritta da Lyndall Gordon, Fazi editore.   Illuminante per conoscere a fondo una scrittrice di cui si è parlato in modo pedissequo senza cercare di capire veramente  il suo animo sincero e indipendente. Talmente suggestiva la vita raccontata dalla Gordon da farmi cercare questo romanzo meno famoso ma sicuramente molto autobiografico. Chi è la protagonista di VILLETTE?  Lucy Snow e la stessa Charlotte. All’apparenza fredda,ma piena di passioni con un desiderio costante e forte. CRESCERE. Intendendo con questo migliorare intellettualmente. E Crearsi da sé

E non è modernissimo in un romanzo della metà dell’Ottocento che la protagonista trovi la felicità non nel matrimonio ma nell’indipendenza economica e nella corrispondenza con gli  amici.? Precursora di Virginia Woolf e della Stanza tutta per sé.

Non è l’unico libro letto, dovrò scrivere anche di altri.  Ma oggi volevo soffermarmi su un lazy Sunday alternoon, su questo pigro pomeriggio di domenica, in cui tutto sembra sospeso. Persino i pensieri che vagano come le nuvolette bianche.

E rifletto sotto il sole caldo al fatto che mi ritrovi estate dopo estate in questo DSCN0027angolo particolare dove mi cambiano coordinate, amicizie e accadimenti. La sensazione però è sempre quelle di arricchirmi con ricordi, sensazioni, emozioni per poi rispolverarli durante gli inverni.

Quest’anno c’è poca frutta sui miei alberi, soltanto il nespolo è ricco di palline dorate, ma sono troppo alte per raccoglierle. Come ha detto il vicino “occorrerebbe  andare fino in cielo”.

Meno male che giungono sempre all’improvviso verdure colorate e che  si possono  trovare uova freschissime sempre che la volpe non uccida qualche gallina.

Ho messo le surfinie sulla terrazzina, sono bianche e corallo. Mi piacciono.

DSCN0040E’ l’ora della tisana, oggi Grazia non c’è ma ci siamo viste ieri sera a casa sua per  cena mentre colori rosa e arancione avvolgevano il suo terrazzo pieno di begonie e la chiesetta antica brillava nitida sopra il fiume. Fiume che cantava.

 

 

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ARIA CHE ALLENTA I NODI di Nadia Ioriatti

pubblicato da: Mirna - 29 Giugno, 2016 @ 5:58 pm

ARIA CHE ALLENTA I NODI di Nadia IoriattiDSCN0011

Sogno Nadia sorridente e so che qui nel silenzio ritrovato posso scrivere del suo libro dal titolo suggestivo e ammaliatore. ARIA CHE ALLENTA I NODI

L’ho letto appena avuto tra le mani e l’ho “bevuto” d’un fiato. Perché le parole scritte di Nadia  avvincono con il suo significato profondo e allo stesso tempo  scivolano fluide per dirimere i nodi e  i  suoi  tormenti e  per regalarci  stupori epifanici.

La bellissima introduzione di don Marcello Farina ci prepara a ciò che Nadia-Speranza (il significato del nome russo Nadia è speranza) ci racconta di sé e del mondo che la circonda.

Ciò che emerge è certamente la “sua caparbia volontà di resistenza”

Una guerriera, una principessa in corazza che travalica i confini e i limiti che la malattia le impone.

E così con semplice maestria  condivide con noi lettori i suoi pensieri, le sue paure, la sua vita,  senza troppe reticenze, ma con quel vessillo di libertà orgogliosa che le brilla spesso nello sguardo. Tante parole infilate in una collana di aneddoti: ricordi  personali, considerazioni su ciò che ci circonda, speculazioni.

Racconti di vita che diventano letteratura grazie alla scrittura incisiva e alla poesia sua reticente.

Dentro di sé  sta costruendo un rifugio antiatomico   ed ora, grazie alla scrittura può “urlare” le sue sofferenze, mentre all’inizio della malattia “extrastrong”come la chiama lei  con la sua acuta e amara ironia, rimaneva  attonita dall’incredulità e dal tentativo di negarla.

“All’inizio non conosci nemmeno le parole giuste con cui spiegare il dolore. Perché il dolore fisico non resiste al linguaggio, lo distrugge e riporta a uno stadio anteriore, fatto di suoni e gemiti che un essere umano emette prima di apprenderlo” così scrive Nadia e si confronta con Frida Khalo e con i suoi dipinti che urlano anch’essi la sofferenza fisica

“Il dolore non è parte della vita, può diventare la vita stessa” commentava la pittrice messicana.

Ogni capitolo una scoperta, ho detto, devi leggerli uno dopo l’altro.

“Profili” :dove il profilo di un monte che vede dal suo balconcino le ricorda il profilo dell’amato padre.

Ha un cassetto pieno di incertezze ma anche di desideri, come quello di danzare. Ha ballato con la sua carrozzina con  l’Associazione Equilibrialtri tanto da farle pensare che forse è un peccato morire fino a quando lo stupore sarà indulgente.

Questo secondo libro di Nadia Ioriatti si trova già in vendita presso le librerie Artigianelli e Ubik, ma anche la scrittrice stessa ne ha copie a casa sua.

Un abbraccio carissima Nadia!

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BORZONASCA…La musica del silenzio

pubblicato da: Mirna - 27 Giugno, 2016 @ 11:47 am

CRONACHE DI BORZONASCA 2016Miscellanea. agosto 15 002

La musica del silenzio

L’essere tende a ciò di cui ha bisogno. Armonia ed equilibrio innanzitutto. Le strade sono tante per giungervi: amore, bellezza, meditazione,affidamento alla vita.

Necessità per me della parentesi del silenzio dopo un anno di piacevoli attività cittadine: di un silenzio verde, profumato, percorso da piccoli brividi di lucciole notturne.

Borzonasca, insomma, e il mio giardinetto antico.

Non sempre è facile giungere al porto agognato: o è il maltempo o una stupida bronchite che frenano l’immersione totale nell’estate placida.

Finalmente sto meglio e la consapevolezza di essere dentro la vita  si espande.

Sicurezza della casa accogliente, sorrisi dei vicini e non solo.

Immediatamente arrivano sul tavolo della cucina biete, fiori di zucca appena raccolti (decimetro …zero) zucchine, prugne.

E’ un’altra dimensione: quella del villaggio un po’ monotono, ma rassicurante. Forse hanno cambiato i due tavolini della pasticceria Macera e introdotto un nuovo articolo fatto con il mitico lievito madre: il ciambellone soffice alle amarene o alle gocce di cioccolata.

Mimilla ha ripreso immediatamente le sue abitudine campagnole: ogni giorno porta in casa una lucertola senza coda, ma ora queste soggiornano almeno una notte  sotto l’armadio o sotto il frigorifero. Che fare? Devo nutrirle?

Naturalmente sono ripresi gli incontri con Grazia sulla mia terrazza ancora spoglia di fiori ma preparata ad accoglierli come noi siamo preparate ad accogliere una nuova estate spero colma della musica del silenzio per ritrovare noi stessi.

Tubare di tortore, lontano abbaiare di cani, fruscio di lucertole, battito d’ali di…farfalle….brezza di salvia, menta e rosmarino. Sospiri lievi del cuore.

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AMARCORD nella rosea Carpi

pubblicato da: Mirna - 13 Giugno, 2016 @ 8:38 am

carpi giugno 16 002Carpi mi appariva nei sogni, da molto tempo, da quando ragazzina la lasciai per intraprendere la mia vita di viaggiatricecarpi giugno 16 046 e poi di trentina.

Il luogo dorato dell’infanzia e prima adolescenza era però la via dei giochi, delle corse, delle lucciole d’estate, dei desideri  e della leggera nebbia che entrava nelle logge delle nostre case.

“Cantarana” il soprannome rimasto per via del fatto che anticamente questa via confinava con le mura e poi con l’aperta campagna. Da carpi giugno 16 012piccola con nonna e gli amichetti si andava di sera a catturare le lucciole che splendevano a centinaia tra i campi di grano maturo .

Ciò che fa sì che Cantarana rimanga sempre un sogno persistente  per me  è la particolare  sensazione sinestetica  che provo, fatta di suoni di voci:  i venditori di rane o  di stracci, della musica che usciva d’estate dalle finestre aperte,  dei colori rosati del lento  tramonto, del profumo dei tigli, del sapore del gnoc frit o delle fragole nel lambrusco come preparava la nonna Bianca.

Carpi è una città sanguigna perchè nelle persone scorre vitalità e allegria.

Le ferite del terremoto sono state rimarginate in fretta. Il Duomo carpi giugno 16 043risplende ancor più luminoso sulla grande piazza rinascimentale.

carpi giugno 16 045Si può dunque rivivere il sogno.

Con organizzazioni pregresse  iniziate  tra me, che abitavo al n.3  e Vincenzo che abitava al n.5 abbiamo agganciato  Brunella che  abitava nella casa di fronte, poi  Claudia del numero 13.

Stefania dunque  mi accompagna  ed appena entrata nella cittadina calorosa e colorata è un tuffo nel passato. Incontriamo subito Vincenzo e suo figlio Federico (anch’egli rassegnato ad accompagnare un genitore nell’Amarcord), profumi intensi, estate in agguato.

La vecchia chiesa di San Nicolò e poi verso il parco dove abita Brunella che ci fa salire nel suo bellissimo appartamento al settimo piano.

Carpi davanti a noi con le sue cupole e le torri e quella distesa dell’orizzonte color pastello che avevo dimenticato, ora che vivo tra le montagne.

carpi giugno 16 004Ognuno di noi recepisce e percepisce i momenti: io continuo immersa in una dimensione onirica e piacevole. C’è anche Gabriella Leporati mia compagna di classe come Brunella. Mi regala foto di noi tredicenni. Emozione. Non le avevo mai viste. Momenti dimenticati. Uno squarcio sulla mia antica vita.

Ma non tutti sono “sognanti” per fortuna perciò presto andiamo  sotto il primo portico a bere l’aperitivo  e poi salutata Gabriella, noi carpi giugno 16 009“Cantaranesi”  ci avviamo verso il luogo dell’infanzia.

Ma è magia il fatto che la nostra stradina che iniziamo dal fondo sia deserta? ( O è perchè è ora di pranzo?) Mentre rievochiamo i vari personaggi da Radames alla Palamede  ( questi i nomi emiliani del tempo!) ecco apparire ad una finestra  una signora (come la servetta della Fata Turchina che apriva a Pinocchio) che si mette ad aggiornarci sugli abitanti del passato remoto, prossimo e del  presente.

carpi giugno 16 014Che emozione poi giungere davanti alla casa della mia infanzia. E grazie a Brunella riusciamo ad entrare: rivedo la loggia dove la nonna metteva piante di aspidistre, la piccola rientranza  per la statua della madonna, la mia vecchia cucina…chissà quanto sognerò.!!!

E’ tutto un po’ diverso, anche nel giardinetto manca il pozzo e tanto spazio, ma resiste il muretto che divide la mia casa da quella di Vincenzo. Lui carpi giugno 16 016si affaccia per osservare il suo “passato” . Ah, quel muretto  come era importante per parlare fra di noi, scambiarci figurine, ridere e scherzare.

Riprendiamo il cammino tra le vecchie vie ricordando tutto ciò che si faceva a quel tempo: l’acquisto della merenda percarpi giugno 16 034 la scuola: la stria o la chizzola, (salati)  o il belson (dolce) ecc.

Nel cuore della cittadina c’è il ristorante STUBAI dove mangiamo benissimo antipasti di salumi vari, con pane caldo e poi tortelloni alla zucca, zuppa inglese, il tutto innaffiato da un delizioso lambrusco che scivola allegramente come “le parole fra noi leggere” e i nostri ricordi. Nel frattempo ci hannoi raggiunto carpi giugno 16 030Gianni Bonasi amico di tutti, molto allegro ed estroverso, sua moglie e la nostra “cantaranese” Claudia con figlia.

L’incontro è stato perfetto. C’eravamo tutti, e tutti propensi al riallacciare quel filo lontano ma ancora forte per poter continuare non solo a rievocare ma anche a conoscere meglio  le persone che siamo diventate.

 

 

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IL MAGICO MONDO DI NYU nella Sala Rosa della Regione. Con Francesca Patton

pubblicato da: Mirna - 9 Giugno, 2016 @ 5:05 pm

il mag 001Come ultimo incontro del nostro gruppo-lettura cosa c’è di meglio che entrare in una bella Sala confortevole e ascoltare giovani artisti?

Francesca Patton dunque ieri ci ha parlato del suo romanzo Fantasy (vedi mio precedente post) Il magico mondo di Nyu  leggendoci brani, raccontando come è sorto il primo seme della sua creazione, svelandoci intimi  pensieri.il mag 003

La stesura della storia ha preso sette  dei suoi anni:  iniziato con un’ispirazione giunta di notte  quando  era appena adolescente e terminato  da poco tempo. Ma nel percorso quanti cambiamenti felici, dolorosi, inattesi.

Le parole e lo stile che si  arricchiscono e si modificano  man mano che la scrittrice  entra nella Vita.

Una storia complessa ed evocativa, immaginifica e ricca di spunti per riflettere su di noi che sempre cerchiamo di il mag 014“crescere” (migliorare) e su ciò che ci circonda, sia l’ambiente fisico che l’ambiente umano.

Le relazioni importantissime “che salveranno il mondo” come auspicava anche Maria Pia Veladiano in un intervento al il mag 015Festival dell’economia. E come ha apprezzato Riccardo sottolineando il fatto delle diverse  generazioni…al tavolo della presentazione.

Io, ex-orgogliosa prof di Francesca “diversamente-giovane” , Francesca diventata a sua volta insegnante e i suoi allievi, giovanissimi artisti che hanno suonato e cantato e disegnato .

Nello specifico, pur affrontando la rottura di una corda della chitarra, Leonardo Dezulian ha suonato benissimo e ha accompagnato la voce deliziosa di Federica Vanzetta.

E il talentuoso Filippo Vinante ha disegnato “in diretta” uno dei suoi alberi magici che illustrano il testo, raccontandoci poi come il disegnare lo fa sentire vicino a suo padre, scomparso troppo presto, e come riesce a colorargli la vita e i ricordi.

Energie fresche, energetiche, positive ci hanno dunque fatto intuire la gioia dell’andare avanti, dello sperare, della bellezza della Vita. Percebileil mag 009 il mag 007tra il pubblico un afflato  di condivisione e  di apprezzamento.

Francesca che interpretava i personaggi del suo magico mondo, Federica che cantava senza accompagnamento,  Filippo che poi mi donava il disegno del “mio” albero , antica icona della mia infanzia.

Au revoir les enfants:

sono felice di aver rivisto Francesca e vedere la sua “allure” di giovane scrittrice motivata, di aver parlato con sua mamma (che si ricordava cheil mag 008 alle udienze le dicevo che poteva anche non fermarsi perchè Francesca era bravissima), di aver stretto la mano al suo famoso papà, di aver riunito i miei cari amici con i quali  in settembre organizzerò altri  LibrIncontri, perchè lettura e scrittura sono gioie da gustare anche insieme.

 

 

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ESSERCI… TRA FIRENZE E COMPLEANNO

pubblicato da: Mirna - 31 Maggio, 2016 @ 8:55 am

compleanno 16 017Il DASEIN… l’ esserCi  di Heidegger mi ha accompagnato in questa metà di maggio così piovosa e strana dove le rose profumano ma poi si accasciano sotto la pioggia.  Ma a Firenze nei due giorni di sole prima del crollo del pezzo di Lung’Arno io c’ero e mi sentivo dentro la bellezza dell’esterno e delle mie sensazioni.

Mi sembrava di andare verso aperte possibilità  mentre Firenze 23 24 maggio 16 005mi perdevo nella bellezza Firenze 23 24 maggio 16 052del Duomo e di Santa Croce, e poi nel Giardino dei Boboli , verso una novità di accadimenti che sembrano permettere all’esistenza di mutare nel corso del Tempo , delle Ore.

Un caffè in Piazza Duomo, una fiorentina da Coco Lezzone con finali cantucci nel vin santo per iniziare i festeggiamenti del mio…ennesimo compleanno.  Un’estasi improvvisa nell’alzare lo sguardo verso la sommità del Campanile di Giotto. Declamare alcuni versi di Foscolo davanti alla sua tomba in Santa Croce.

C’ero nel Tempo immediato e mi sembrava di tendere verso una nuova sistemazione dell’esistenza sempre  variabile nel suo corso. Il Concerto di Stefania alla Pergola con il suo  strepitoso Beethoven,  il  mio sorridente vagolare solitario sul Ponte Vecchio,  poi insieme davanti alla Porta del Paradiso, nel viale dei cipressi e nella limonaia del Giardino di palazzo Pitti. Un airone cinerino sulla statua del Nettuno, noi ferme sotto il sole a calpestare quel tratto di lung’Arno che il giorno Firenze 23 24 maggio 16 003dopo si sarebbe divelto.Firenze 23 24 maggio 16 009

DASEIN , c’eravamo in quel momento quasi immemori e vuote di presagi, ma intensamente presenti.

Intanto il mio compleanno si avvicinava e intorno  si avvicendavano  affettuosi intrecci. E fiori profumati, e dolci e amici.

compleanno 16 011Così ieri, questo ormai fatidico 30 maggio (per me!) c’ero proprio …al ristorante con i nostri splendidi Maria Teresa Ellen e Riccardo, e con Stefania, Enza e Miki arivata da Roma .

Allegria dello stare bene insieme, del lasciar andare il tempo e i pensieri senza fatica perchè avvolti da affetto e stesso approccio alla vita. Senso di beatitudine e gratitudine, un Dasein semplice che fluiva leggero come lo spumante e il buon cibo da gustare.

Giorni speciali e qui mi discosto da Heidegger per ripensare a Charlotte Bronte e Katherine Mansfield che adoravano le giornate speciali in contrasto con quelle “dalla stessa fisionomia pesante e priva di vita” ( Bronte).

Mentre la Mansfield  non poteva sopportare “i giorni che non valgono la pena di essere vissuti” i giorni calmi, lisci, grigi, semprecompleanno 16 013 eguali a se stessi ( i giorni “flinghe” avrebbe detto mia nonna, come le carte che a Briscola non valgono nulla).

Bene questi miei giorni di Firenze e compleanno sono stati vivi, intensi…però devo aggiungere che proprio per aver raggiunto un certo numero di anni …per me ormai ogni giorno val la pena di essere vissuto e talvolta mi piacciono proprio quelli monotoni, calmi, lisci perchè posso con più facilità entrare in me stessa e riassaporare gli accadimenti!

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LIBRI DI DONNE. DONNE E LIBRI…E il nuovo romanzo di Beatrice Masini

pubblicato da: Mirna - 18 Maggio, 2016 @ 6:58 am

con Paola AzzoliniCome scrive Maria Teresa il nostro incontro con Paola Azzolini e Maria Cannata, le amiche scrittrici di Verona, è stato51WOPKjELgL._SX331_BO1,204,203,200_[1] all’insegna della spontaneità e dello stare insieme con simpatia e piacere. Abbiamo ascoltato con interesse la spiegazione del lavoro compiuto da Paola  tra una biblioteca e un archivio per regalarci un epistolario interessante. Tutti Paola e Maria al Galileo 005siamo “entrati” in quegli anni del nostro Risorgimento, i fatidici 1848- 1849 e allo stesso tempo ci siamo avvicinati a questa giovane donna, Ottavia Arici, moderna, appassionata, viva.  E perchè non ricordare il poeta Aleardo Aleardi che qualcuno di noi ha anche incontrato su qualche lontana antologia scolastica?

Insomma mi ritrovo, come spesso mi accade, a leggere libri di donne che parlano di donne. Letture sempre per me avvincenti e naturalmente confacenti alle mie aspettative.

Ieri ho visto in libreria  una nuova biografia di Lyndall Gordon che insegna letteratura  inglese a Oxford “Charlotte Bronte” Una vita 9788876259944_0_170_0_75[1]appassionata”.

Potevo non appropriarmene?  Quando giovanissima  mi ero identificata ( e non solo io)  con la sua eroina Jane Eyre ?  Già dalle prime pagine so che è un altro mio libro, perchè anche nella vittoriana Charlotte c’era il desiderio di “crescere”. E il desiderio di dar voce alle sue esperienze interiori. Grazie alla scrittura Charlotte riesce a dare un’immagine completa di sè, anzi quasi ribaltata: non era  l’insipida ragazza vittoriana , ruolo al quale doveva attenersi, ma una donna ,  oggi diremmo proto- femminista, intelligentissima, focosa e lucida.

La scrittura dunque, le parole scritte per ampliare e svelare le nostre vite. Quanta importanza  dobbiamo dare a lettere, diari, racconti per capire la vita particolare e generale.

Anche Beatrice Masini, l’autrice di ” Tentativi di botanica degli affetti”sa che ogni parola pesa.

Nel suo ultimo romanzo ” I nomi che diamo alle cose” propone personaggi I-nomi-che-diamo-alle-cose-214x300[1]che scrivono e che desiderano tornare alla parole semplici, elementari, vere. Ci vuole  coraggio per dire le cose come stanno.Per ritrovarsi in una storia basta un pensiero condiviso come quello del Tempo da dilatare, assaporare;  festeggiare anche i giorni comuni, lasciare libero il Tempo. Dunque anche questo è un libro mio

Ma non solo perchè in queste pagine, mentre si racconta la storia di tante donne, c’è il rapporto con la Natura, una natura che, come dice la Masini, è lo specchio dell’uomo, il suo riverbero, bensì anche perchè c’è il desiderio di conoscersi e capire fino in fondo gli accadimenti.

Che piacere lasciare la città caotica e ritrovarsi in una casa cantoniera accanto al lago.  Questo succede ad Anna, scrittrice, che riceve in eredità questa piccola casa dalla famosa scrittrice per l’infanzia Iride Baldini. Lei la accetta, l’ha conosciuta appena, ha scritto su di lei, ma ha proprio bisogno di un angolo lontano da tutto, da un amore tormentato, dalla perdita di un figlio. Rinascere nel silenzio, nel verde, nel luccicchio dell’acqua.

Ricominciare in una dimensione a sè più congeniale. Ma nuovi legami si impongono: i vicini, il figlio della Baldini che ha accettato con disinteresse il fatto che la madre abbia lasciato in eredità ad Anna la casa del custode. Perchè lui ha soltanto del rancore verso la madre, una madre anafettiva, sempre lontana.

Così Anna nel risolvere i nodi della sua vita riesce a districare quella degli altri in un dare e ricevere che nasce con più facilità in un luogo che permette di fermarsi e riflettere seguendo un ritmo naturale.

Dunque “Un romanzo che parla della cura degli altri e delle cose, di madri buone e figli cattivi o viceversa, di vino, cani e fantasmi. del peso da dare a ciò che si fa e alle parole che si scelgono per definirlo.”

 

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L’AMORE AL TEMPO DELLA GUERRA, a cura di Paola Azzolini, ed.Il Poligrafo

pubblicato da: Mirna - 8 Maggio, 2016 @ 7:39 am

51WOPKjELgL._SX331_BO1,204,203,200_[1]Sono onorata e felice che Paola Azzolini sia ospite  del  nostro gruppo di lettura “Il LibrIncontri del Caffè Galileo” e de Il thCAQ5EUKNGiardino delle Arti per presentare  questo suo bellissimo ed impegnativo  lavoro.

La scrittrice da molto tempo si interessa dei grandi  della letteratura del Novecento sia in ambito veronese che nazionale. Ha pubblicato una serie di studi su Manzoni, Alfieri, Capuana e tra i  tanti argomenti affrontati  ha scritto Di silenzio e d’Ombra. Scrittura e identità femminile del Novecento italiano .

Cura antologie, scrive saggi, insomma è una persona curiosa, amante della letteratura e della “scrittura” in generale.

E’ amica di Maria Cannata, l’autrice de” La luna e la figlia cambiata” già presentato in questa sede.

L’amore al tempo della guerra è un epistolario. Lettere di Ottavia Arici ad Aleardo Aleardi.

Si intuisce subito che il lavoro di Paola Azzolini è stato impegnativo, ma anche di grande soddisfazione e gioia. Riunire tutte le lettere che questa  giovane signora trentenne, abbandonata dal marito e con tre figli piccoli, scrive ad Aleardo Aleardi allora noto e amato poeta veronese, sicuramente ha contribuito a far  entrare autrice e lettori  in un mondo sia  intimo che storico.

Siamo negli anni 1848-1849 quando l’Italia vuole risorgere e liberarsi definitivamente dagli Austriaci.

Ottavia vive a Padova dove affitta camere per aumentare il suo reddito. Una sera d’inverno del 1846 si presenta Aleardi che ha lasciato la sua natia Verona.  E’ biondo alto e bello… (è un tombeur de femmes!).  E’ un poeta romantico, amico di Giovanni Prati insieme al quale lavorò per riviste letterarie venete. Nei suoi canti egli narra vicende storiche remote (v.Corradino di Svevia, ecc.) , evocando nei suoi versi sentimentali i temi della patria, dell’amore e  avanzando  talvolta istanze politiche e sociali.   Declama sovente i suoi  versi patriottici  in alcuni  salotti veronesi di amiche anti-austriache .

Questo ci ricorda l’importanza  che ebbero le donne colte in questo momento storico ( come il salotto di Clara Maffei a Milano).

Come può la trentenne Ottavia non innamorarsi di Aleardo?

Per alcuni anni il suo amore è ricambiato, seppur non sempre totalmente, anche perchè lui deve fuggire in varie città.

In nostro possesso abbiamo soltanto le lettere di Ottavia; quelle di Aleardio si sono smarrite, ma ugualmente dall’intensità di questi scritti si possono evincere le risposte . Sono tantissime lettere intrise di resoconti politici, militari e…passione.

Ottavia scrive soprattutto di notte con tutta la suggestione che ciò può portare all’anelito amoroso e al desiderio di Aleardo. Spesso viene nominata “Maria” una desiderata ma inesistente loro bambina.

“Mio angiolo, mia necessità, mia creatura! scrive Ottavia. Intreccia la sua passione amorosa con la compassione patriottica. Lo ama tanto che accetta e appoggia la sua relazione con Maria Hermann.

Paola Azzolini ci racconterà anche della prima lontana edizione di questo epistolario quando non tutte le lettere furono pubblicate perchè ritenute troppe osé...a pag. 89, una bellissima lettera

“…Angiolo, è dal 19 maggio che non ci baciamo  e la mia bocca si sente umida di quell’ultimo bacio che mi desti…”

Tante lettere, mai ripetitive perchè in questi due anni cruciali  c’è un crescendo sia di un amore, sia  della cronaca risorgimentale.

Una lettura avvincente.

 

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I MIEI PICCOLI DISPIACERI di Miriam Toews, Marcos y Marcos ed.

pubblicato da: Mirna - 6 Maggio, 2016 @ 7:03 am

51YsOQJ62vL._SX316_BO1,204,203,200_[1]Per la lettrice che sono diventata questo è uno dei più bei libri letti ultimamente.

Perchè?

Perchè viene raccontata LA VITA. Non solo una vita particolare come è quella di Yoli, ma la vita umana nella  sua misteriosa complessità. Con le gioie e i dispiaceri. Che in questo romanzo sono proprio grandi, altro che piccoli!

La storia che attinge all’esperienza dell’autrice si snoda tra il Minnesota e Toronto e ci racconta di una famiglia moderatamente mennonita sebbene ancora un po’ condizionata dalle norme religiose imposte.

E’ la storia sì di due sorelle Yoli e Elfie, ma anche  di una grande famiglia fuggita  da tanto tempo dalla Russia che la perseguitava. Rimane in questi discendenti il ricordo dell’orrore subito? Sembrerebbe di sì.

Lo sguardo del padre di Yoli ed Elfie mostrava  sempre nel profondo  la visione dei nonni massacrati nella campagna russa. E’ forse  per questo che egli non riesce a superare questo ricordo  e a lasciarsi vivere con leggerezza?

Eppure sua moglie, la piccola deliziosa madre di Yoli ed Elfie ha subito dolori e lutti, ma la sua capacità di godere la vita in ogni momento è strabiliante. La sua forza, il suo amore per gli altri è contagioso. Le figlie l’adorano e sarà lei infine, pur malmessa come salute, ad aiutare Yoli  a sistemare  la sua vita sconclusionata.

Yoli ha sempre ammirato e invidiato la sorella maggiore Elfie: bellissima, intelligentissima, pianista di talento. La ama come suo punto di riferimento. Lei  invece  “incasina” la sua vita con facilità. Ha due figli da due padri diversi, vuol fare la scrittrice, ma ha scritto soltanto romanzetti per adolescenti, non sa come arrivare alla fine del mese.

Ma poi succede che Elfie comincia a soffrire: non ama più la vita. Vuole morire. E tenta più volte il suicidio. Eppure è amatissima da tutti, da un dolcissimo marito, dai suoi ammiratori, dalla famiglia e soprattutto da Yoli che ha bisogno di questa super sorella.  Elfie ormai non riesce più a superare le ore di piombo e implora la sorella di portarla in Svizzera per morire assistita.

Argomento forte, toccante ma il dramma di questa sorella minore che si  macera nell’ardua decisione da prendere  mentre il fiume ghiacciato lentamente si scioglie con scricchiolii violenti, e il secondo marito le chiede il divorzio,  e una zia venuta ad aiutarle si ammala, e i figli sono th[2]lontani e ne combinano di tutti i colori, ebbene  tutto questo ci è raccontato con intelligenza, calore e comicità.

Perchè la vita è così, una miscela di lacrime e sorrisi.

Miriam Toews è una grandissima scrittrice e in questo romanzo attinto da un suo vero dolore ha messo tutta se stessa: testa, anima , cuore.

Da leggere assolutamente.

 

 

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