E a proposito di cibo tipico…sempre da Borzonasca

pubblicato da: Mirna - 20 settembre, 2014 @ 6:43 am

estate 2014 001 (2)Non posso fare a meno di ritornare con il pensiero all’estate appena trascorsa, poco sole, qualche disavventura, ma anche giornate allegre, festose e le estate 2014 005specialità liguri da gustare. Le verdure fresche mi arrivavano dall’orto del vicino o da amiche.

Chi conosce la cucina ligure sa che molti piatti, specialmente nell’entroterra, sono a base di verdure.  Fra tutti il famoso minestrone, denso e  profumato dall’aggiunta finale di un cucchiaio abbondante di pesto.

Renata, giunta in mio soccorso dopo la caduta, ne  prepara uno superbo con tutta la sua tipica calma zen. Fagiolini tagliati a pezzettini che a me sembrano…della stessa misura…(1 cm.?), zucchine, fagioli, ecc. e quella passione che poi ci giunge direttamente al cuore e allo stomaco.

Ma con i bellissimi fagiolini e le patate arrivati freschi freschi perchè non cucinare un polpettone? Occorre però, dice Renata, anche la maggiorana. Il vicino, oltre a rosmarino, timo e salvia ne ha un ciuffetto e ce lo passa attraverso lo steccato, felice di essere utile alle  quattro signore raccolte per cenare insieme.

Grazia ha portato la sua torta di riso rivisitata, fatta senza la pasta sfoglia, un riguardo alla linea, ma è veramente buona e si aggiunge al  suo tortino di estate 2014 004zucchine. Il frigo trabocca di leccornie: ci sono ancora le trofie al pesto, e i ravioli di borragina con il sugo di noci.

Ciononostante Isabella ed io rimaste sole, una sera andiamo in paese a mangiarci dal Farinotto la farinata di ceci. Squisita.

Ma il mare è vicino.

Ed io desideravo acciughe fritte. Siam o scese  a Chiavari, Stefania ed io,  (prima di Ferragosto e relativa caduta) e siamo andate  estate 2014 006sotto i portici dal famoso Luchin per gustare finalmente un po’ di pesce.

Eh sì, l’estate sta finendo e i ricordi vicini tornano intensi.

Basta estrapolare soltanto quelli più piacevoli, soffermarsi su di essi e gustarli come un piatto goloso di vita.

3 Comments »

LA FAMIGLIA TORTILLA di Marco Malvaldi

pubblicato da: Mirna - 15 settembre, 2014 @ 6:58 am

cop[1]Ecco, rispondo al commento di Riccardo  che si augura libri con itinerari turistici. Questo divertente manualetto – piccolo e leggero, quindi adatto per chi ha solo una mano libera – ci porta a Barcellona!

E’ il gustoso racconto di un viaggio fatto dalla famigliola Malvaldi. Marco  è incaricato di descrivere un percorso gastronomico attraverso la bella città catalana. Con sè ha la giovane moglie e Leo il loro piccolissimo bambino.

Per chi è già stato a Barcellona è un piacere immenso ripercorrere le sue ramblas, rivedere le sue chiese e soprattutto assaggiare di nuovo le sue specialità.

Come non emozionarsi al ricordo di ciò che succede alla proprie papille gustative con i churros, fritti e croccanti, intinti nella images[1] (2)cioccolata calda ? colazioni sontuose del mio tempo spagnolo!

Leggere poi che il ristorante dove andavo con lo staff-crociera a fare scorpacciate di paella catalana, di jamòn serrano esiste ancora mi ha emozionato. Parliamo de Los caracolles! Con noi ai quei tempi c’era il commissario Grillo (non ho mai saputo se fosse parente dell’attuale Grillo-urlante).

Marco Malvaldi è simpaticissimo nel raccontarci le sue giornate catalane, ma è serissimo nel consiglarci , dopo attente degustazioni, i luoghi più interessanti dove assaggiare i piatti più tipici. Molte paginette sono dedicate alle tapas, spuntini golosissimi  cucinate con tutto ciò che accende la fantasia e lo stomaco. Dai  piccoli chorizos (salamini piccanti ), al queso manchego (formaggio tipico della mancia) passando per crostini al tonno, olive nere,  patatas bravas servite con salsa allioli, peperoni ripieni di formaggio di capra, acciughe. La peculiarità è che in ogni locale che serve tapas dovete sedervi su scomodissimi  sgabelli (pe non farvi restare a lungo a perder tempo senza mangiare!). Malvaldi vi dà l’indirizzo  dove gustare i migliori.

Ci sono poi le disquisizioni sulla paella. La vera sarebbe quella valenciana a base di sola carne, ma anche quella catalana è ormai diventata piatto famoso e buono.

images[11]Un capitoletto è dedicato al mercato La Boqueria che accoglie i visitatori con una sbandierata coloratissima di frutta di tutti i tipi, sia intera che a pezzetti che frullata. E’ un fasto allegro che mette subito gioia e che obbliga a iniziare la visita con un bel bicchiere di macedonia fresca o con un frullato. E poi pesce a volontà Si possono assaggiare l’esqueixada (un’insalata di baccalà con pomodori, cipolle e olive) . Ogni nazione d’Europa ha un piatto tipico a base di baccalà. Qui si trovano  pronte e calde i bunuelos (polpettine di baccalà e pane fritto.

Da urlo” commenta il Malvaldi.

Tante altre curiosità gastronomiche e non,  indirizzi precisi …e tanta voglia di condividerte “Barcellona, paradiso dell’onnivoro, un inno alla gioia della buona tavola”

Edizioni EDT

Comments Closed

NATURA MORTA IN RIVA AL MARE di Jean-Luc Bannalec

pubblicato da: Mirna - 10 settembre, 2014 @ 6:45 am

6702-NATURA MORTA IN RIVA AL MARE.inddChe bel “giallo” classico! Alla Simenon, con tanti dialoghi ed elucubrazioni investigativi. Caso seguito dal ruvido commissario Dupin, un parigino trasferito da tre anni in Bretagna, una pittoresca Bretagna descritta con amore e poesia. Siamo tra Concarneau, la maestosa città delle reti blu dei pescatori e Pont-Aven il villaggio che aveva ospitato celebri artisti tra cui Paul Gauguin.

La vittima è un noventenne proprietario di uno storico albergo che raccoglie al suo interno quadri, copie o originali, dei pittori che hanno soggiornato a Pont-Aven.

Non è facile districarsi tra i sospettati:  i familiari e  gli amici che erano in contatto  con Pierre-Luis Pennec. Il figlio o la nuora? Il fratellastro ora diventato un importante uomo politico? O la sua amante che gli ha fatto da segretaria tutta la vita?

E perchè pugnalare a morte un uomo così anziano?

Passeggiando di fronte al mare, un atlantico che si muove di marea in marea cambiando colore e odore,  Dupin riflette bevendo nel frattempo tazze e tazze di petit cafè.

Be’, proprio nella incantevole Pont-Aven, accanto a un delizioso mulino, ho bevuto il peggior caffè della mia vita, anzi non l’ho bevuto, ce l’ho proprioimages[1] lasciato.

Dicevo un giallo classico, persino Maigret considerato persona reale vi ha soggiornato spesso.

Da leggere:  insieme agli stuzzicanti  interrogativi per risolvere il caso si fa un esauriente giro turistico e storico  in una pittoresca e bellissima località bretone.

Edizioni Piemme

 

1 Comment »

FLUSH di Virginia Woolf

pubblicato da: Mirna - 6 settembre, 2014 @ 10:27 am

arton23489[1]FLUSH, Biografia di un cane

Un piccolo gioiello letto appena tornata a Trento con una “zampa”, pardon, mano ingessata. Un libretto piccolo da tenere con una mano sola e che per alcune sere mi ha fatto compagnia prima di dormire. Me lo tenevo sul comodino come una “chicca” per i momenti difficili e devo dire che esso ha assolto il suo compito splendidamente. Preziosità dei libri.

Virginia Woolf ci racconta, attraverso il punto di vista di un delizioso coker spaniel, la parte più importante della vita della poetessa vittoriana Elizabeth imagesCA0FM0JRBarrett Browning. 

Flush le viene regalato dall’amica scrittrice Mary Russel Mitford per dare una compagnia affettuosa alla sua vita di reclusa. Elizabeth soffre di una strana malattia nervosa ed è oppressa da un padre tiranno. Vive praticamente nella sua stanza piena di tendaggi, statue e dipinti e cerca un’evasione scrivendo poesie.

Flush, un vivace cagnolino di pura razza spaniel, dal colore fulvo, per lei dimenticherà la libertà delle campagna, la gioia delle corse a caccia di conigli, i profumi dei boschi. E’ una storia d’amore, in fondo: la poetessa e il cagnolino vivranno quasi in simbiosi nel tetro salotto vittoriano. Addirittura la pettinatura di Elizabeth assomiglia alle orecche di Flush.mtJqGGDWI1_Rt7dZT4huWpg[1]

Le avventure descritte da Flush sono tante, non solo viene rapito da brutti ceffi che vivono  negli slums londinesi e chiedono un  riscatto per restituirlo – cosa che la fragile Elizabeth farà – ma vivrà l’inizio della storia d’amore fra lei  e Robert Browning..

Se all’inizio il cagnolino soffre di gelosia  poi il suo  amore verrà donato anche al vigoroso poeta che sposerà, dopo una romantica fuga, la sua amata padroncina.

Che guarisce dalla strana malattia nervosa!

Andranno in Italia, a Pisa e a Firenze e qui finalmente Flush ritroverà quella libertà negatagli per alcuni anni. Firenze è sua: può aggirarsi liberamente per le sue strade e le sue piazze.

“Tutte le marmoree soavità, la arenose e spassose asperità di Firenze gli erano note”…”Firenze come mai creatura umana l’aveva conosciuta nè Ruskin nè George Eliot”

Ho letto con avidità queste pagine immedesimandomi in…Flush e nei  suoi sentimenti, come d’altronde faccio con la mia Adorata Mimilla. Ora che finalmente si è riadattata all’appartamento trentino dimenticando fiori e farfalle, lucertole e scalette (!) mi sento più tranquilla anch’io.

Consiglio a tutti di leggerlo o rileggerlo. Un piccolo capolavoro della Woolf.

E benvenuti i vostri consigli di lettura! Un abbraccio con una braccio solo!

 

 

 

Comments Closed

IL LUNGO SGUARDO di Elizabeth Jane Howard

pubblicato da: Mirna - 29 agosto, 2014 @ 3:42 pm

IL LUNGO SGUARDO di Elizabeth Jane Howard, Fazi editore

ferragosto, gesso, libri 060Ultimamente vengono tradotti molti romanzi di scrittrici inglesi che evidentemente incontrano il favore di molti lettori o meglio di lettrici. Devo ammettere che mi piacciono moltissimo queste storie ambientate in Inghilterra sia quelle più leggere che quelle più intense. Siamo nel Novecento e sempre conosciamo particolari personaggi femminili che conducono la loro vita a ridosso delle guerre o verso gli anni ‘50, ‘60. Dopo le divertenti eroine dei precedenti libri letti ne Il lungo sguardo si incontra una donna infelice. Dice di lei la presentazione” bellissima e inquieta, coraggiosa e perduta “. A me sembra soprattutto dipendente e irrisolta. L’esatto contrario di Rose-Marie della von Arnim. Eppure l’epoca è quasi la stessa. Non siamo in pieno Ottocento. Perché Antonia non riesce a liberarsi dalla sensazione di inadeguatezza che l’accompagna sin da adolescente ? Colpa della madre accentratrice che la tiranneggia o della sua estrema sensibilità? Si sposa giovanissima per allontanarsi dai genitori come fece l’autrice, ma perché sembra soccombere sotto un’altra tirannia? Romanzo molto bello che inizia nel 1950 quando ormai il matrimonio fra Antonia quarantatreenne e Conrad finisce. E poi si va a ritroso nella storia del loro matrimonio infelice. Si conosce meglio anche Conrad che ama le donne, la bellezza, il piacere. Una sorta di esteta dannunziano che osserva le sue donne amate con scarsa empatia , ma come farebbe un entomologo. Le provoca, le controlla, le fa vestire come desidera lui. Geniali i monologhi interiori sia di Conrad che analizza tutto, sia di Antonia che capisce di non “essere” nulla. Risponderà a una domanda su cosa fa nella vita “… non faccio niente. La mia vita è tutta un affare indiretto” Elizabeth Jane Howard scrive in modo raffinato con similitudini inusuali ed evocative e riesce a catturare e a coinvolgere appassionatamente il lettore . Letto voracemente con il pensiero postumo di cosa dire e fare per vendicarmi degli uomini …la donna risulta a detta dei personaggi maschili “di mediocre intelletto

4 Comments »

LE CRONACHE DI BORZONASCA

pubblicato da: Mirna - 24 agosto, 2014 @ 4:19 pm

LIBRI, AMICHE, GESSO,CIBO …DA BORZONASCA

Tanti libri accanto a me, tante cose da raccontare…

Sì, questo è un piccolo blog che raccoglie le mie letture preferite,ma anche ciò che mi  accade tra un libro e l’altro.

Iniziamo da FERRAGOSTO?

Allegro barbecue nel mio giardino in alto sotto un raro sole caldo e rapide nuvolette nel sereno variabile. Profumo di timo, rosmarino, salsicce, peperoni che Stefania griglia abilmente aiutata dai  cugini.

Grazia sotto il nespolo, io sotto l’amareno. Stormire di fronde, cinguettii. Io mi sono  vestita di fucsia con ciabattine di cuoio per le foto- diario di questa estate 2014.

Briosa e saltellante scendo la mia ripida scaletta di pietra antica (e durissima) per controllare le  pesche all’amaretto e cacao cotte al forno.

Improvvisamente…la ciabatta elegante scivola ed io mi ritrovo violentemente seduta e dolorante sul terz’ultimo gradino.

Fine del party ed inizio trafila Pronto Soccorso di Lavagna. Figlia e nipote spaventate. Io ho aspettato sei ore su una barella per sapere che ho il polso fratturato e per avere una bella ingessatura. Ma l’elettrocardiogramma  va bene.

E quelle sei ore!…mi vedevo come Pinocchio sul letto con i becchini intorno: Stefania e Paola avevano infatti un’espressione dolentissima e un colorito giallo-verde .

Ogni tanto chiudevo gli occhi per estraniarmi e pensavo all’ultimo libro letto. Più  alto del mare di Francesca Melandri.ferragosto, gesso, libri 006

Mi sentivo prigioniera come i personaggi del libro. Ah, fra l’altro non  trovo più il post già scritto prima della Caduta.. Ma vi consiglio di leggerlo.

LIBRI amici che seppur devo leggere in strane posizioni per via del gesso mi distraggono, divertono, interessano.

Chi avrebbe mai detto che I diari di Bridget Jones fossero così intriganti? Li ho letti tutti e tre, l’ultimo appena pubblicato da best BUR. BRIDGET JONES Un amore di ragazzo ovviamente di Helen Fielding

Bridget Jones siamo noi, ma lei è un po’ più sincera. L’ossessione per il peso,per il nostro corpo, è  un pensiero quotidiano per tutti. Come il desiderio di essere accettati per quel che siamo. Lei è una donna forte in fondo perchè ammette le sue debolezze, i suoi difetti  e ci suggerisce di apprezzare tutto della vita.E ride delle sue disavventure. Se non avessi solo una mano per scrivere parlerei molto di più di questo personaggio e della storia così divertente e molto inglese. C’è sempre il mito in noi donne per Mr.Darcy o per James Bond. Uomini veri anche un po’ severi,  ma protettivi al massimo , con il senso dell’umorismo , e  un apprezzamento per  le grazie e le  fragilità femminili.

ferragosto, gesso, libri 059Leggetelo, vi entusiasmerà.

Avevo certo bisogno di risate in questi primi giorni di handicap. Nonostante le amiche corse a frotte per aiutarmi e nutrirmi, nonostante volessi sdrammatizzare come Bridget, il fondo schiena mi fa male quando mi sdraio per leggere,, devo avere un cuscino per il braccio ingessato e devo reggere il libro con una mano sola…alla quale  spesso ci si aggrappa anche Mimilla per le fusa…

Insomma un altro romanzo di Margery  Sharp era quello che ci voleva. Edizione Astoria.CLUNY BROWN.

Questa giovanissima londinese mandata a servizio affinchè impari a” stare al suo posto” è moderna, istintiva, intelligente.  Cluny non accetta le imposizioni alla propria libertà e curiosità

Nella grande villa di Sir Henry incontrerà persone e situazioni che le faranno capire che cosa desidera dalla vita contrastando ciò che la famiglia vorrebbe insegnarle   Il vecchio zio Porrit che l’ha cresciuta, quando  apprende della sua felicità per il cambiamento di vita, osserverà amaramente “ Ai miei tempi uno non faceva quel che gli piaceva:soltanto quel che doveva”

Invece io e le mia amiche samaritane abbiamo cercato di fare ciò che ci piaceva: parlare di libri, ridere e…mangiare

Renata accorre da Recco con ravioli al sugo di noci, trofie con il pesto, ferragosto, gesso, libri 044torta di pèsche…

Grazia arriva con radicchio in besciamella e torta di riso più una buonissima bottiglia di champagne.

Sì, poi a cena parliamo di libri e di gatti ,ma perlopiù mangiamo citando naturalmente Bridget JONES che ogni giorno annota le calorie ingurgitate. 3500 le nostre?

La sera dopo:minestrone alla genovese e verdure degli orti.Torta allo Yogurth di Grazia. E’ leggerissima., dice…calorie soltanto 2500?

Da Trento giunge anche Isabella con marmellate, pere sciroppate e, a getto continuo, mi arrivano in dono dai preziosi vicini  zucchine, pomodori, fagiolini e patate. Si può fare il polpettone, esclama Renata. Chiede la maggiorana… al vicino… che alla fine ci dà anche una verza!

Ho il frigo che straripa ma Borzonasca ispira la golosità. 10.000 calorie in pochi giorni di gesso?

Oggi ho però finito IL CONCERTO di Alain Claude Sulzer. Sellerio

Bello e interessante. Una Berlino chic, un pianista famosissimo, vari personaggi che ruotano intorno al suo Concerto e un cieco accordatore che come Tiresia”osserva” e sa che qualcosa di importante può far vedere la vita sotto un’altra luce.

Spero che chi ha entrambe le mani per scrivere – e non solo la sinistra come la sottoscritta – aggiunga qualche considerazione sui libri citati, Grazia e Mariarosa in primis dato che sono loro!

Un bacio a tutti.

7 Comments »

L’AMANTE di Marguerite Duras

pubblicato da: Mirna - 24 agosto, 2014 @ 12:59 pm

L’AMANTE  di Marguerite Duras

Che bello avere amiche lettrici DOC!

Dopo aver letto la biografia della Duras dico a Grazia che  ho letto soltanto La diga sul Pacifico così lei va a cercare tra i  suoi scaffali e  trova e mi presta l’Amante.

Direi che conoscendo meglio la vita della scrittrice francese ho gustato maggiormente questo breve romanzo perché oltre la sua prima storia di amore e di passione vissuta ad appena quindici anni c’è sempre l’ombra potente della sua famiglia che appare tra i suoi ricordi.

Sappiamo che la Duras è una donna dai moltissimi aggrovigliati amori e in questo  suo libro rievoca un vivido momento della sua vita in Indocina, quando su un traghetto che attraversava il fiume Mekong incontra un ricco cinese  ventisettenne .

L’uomo è catturato da quella minuta ragazzina dal semplice vestitino di seta lisa, scarpette dorate e un cappello da uomo di feltro rosa. E lei si lascia corteggiare già conscia della sua carica erotica.

L’atmosfera di quel paese dal clima sempre uguale, afoso, monotono, senza primavere né risvegli, come ci descrive la Duras, sembra la cornice perfetta per la sua prima  relazione .

Per un anno e mezzo Marguerite e Léo (come lo chiama lei)   si vedranno in un piccolo appartamento di Cholon, la chinatown di Saigon. Lei avrà l’impressione di fare l’amore in pubblico. Attraverso le persiane vedono passare le persone e sentono le chiacchiere e il chiasso della città.

Dopo la prima volta  escono dalla garconnière a sera. Lei scrive “ Mi sono rimessa il cappello da uomo con il nastro nero, le scarpe d’oro, il rossetto scuro sulle labbra, il vestito di seta. Ad un tratto mi sento invecchiata. Lui lo vede,dice: sei stanca”

Non è un  caso  che nella prima pagina del libro lei scriva “Presto fu tardi nella mia vita

La Duras intreccia al ricordo di  questo suo primo bruciante amore quello dei suoi  faticosi  rapporti familiari. Con la madre capace di repentini  cambiamenti d’umore nei suoi confronti, con il fratello Pierre cattivo e debole,

Ne esce una storia che segue un filo temporale frammentato, ma la partecipazione emotiva dell’io narrante è forte e autentica.

Ha settant’anni quando scrive L’Amante. Un altro pezzo importante della sua vita, il più nascosto, il più dolce forse.

Qualche anno più tardi dirà che ha capito che tutto è vanità.

In maggio aveva  saputo che era morto Léo che le aveva telefonato dopo il successo del film. E lei gli aveva risposto

“Allora sei vero, siamo esistiti sul serio , non mi sono inventata tutto, perché ogni tanto ho l’impressione di non aver avuto una vita, una vita vera intendo, ma soltanto una vita scritta.”

Comments Closed

LE CRONACHE DI BORZONASCA

pubblicato da: Mirna - 19 agosto, 2014 @ 2:57 pm

LE CRONACHE DI BORZONASCA

 

Che cos’ è Borzonasca per me? Un paesello dell’entroterra ligure dove da quarant’anni io vengo per trascorrere gran parte dell’estate E’ .Il  luogo di nascita di mio marito che mi ha lasciato  questa casa,   ristrutturata da circa vent’anni. Era la casa dei  suoi nonni, il giardinetto a fasce, come ho già scritto  è pieno di rose e di  alberi antichi.

Le estati qui hanno seguito il mio percorso di moglie e di madre. Arrivata la prima volta con gonne a fiori e scialli ero piena di curiosità per  i colori e i profumi liguri. Giornate al mare, pranzi golosi nella casa della mia solare cognata, serate fresche in giro per il paese. Stefania  cresceva e giocava lungo i carruggetti.

Ed ogni volta che  vi arrivavo mi sembrava di salire su una giostra  dove io mi inserivo tra gli abitanti del paese  che mi sembravano sempre uguali, come se non si fossero mossi dalle estati precedenti: il gruppo dei nullafacenti al bar, le signore abbronzate, i giovani che andavano a “vivere” sulla costa.

Le orette tarde dei caldi pomeriggi   le trascorrevo  nel salotto di Bruna e Grazia a parlar di libri e a  sorseggiare sciroppo di sambuco.

Ma il tempo è passato, siamo cambiati tutti, qualcuno non c’è più, ma il meccanismo di Borzonasca si mette sempre in moto al mio arrivo al principio dell’estate.

Il bar Macera  sforna ogni giorno le sue ottime “ruette”, ha sempre i soliti tavolini …nessun cambiamento, persino i posacenere sono ancora quelli di alluminio.

Grazia ed io al mattino mentre beviamo il caffè ci divertiamo a pensare a come potrebbe diventare il locale:   tovagliette rosa, arredi meno da bar sport, qualche pianta verde,ma  sappiamo già  che rimarrà sempre così.

E’ quasi una garanzia, una sicurezza che tutto rimanga uguale.

Chiedo intanto a destra e a manca qualche metafora o similitudine su Borzonasca. Molti si lamentano della sua limitatezza, “ è troppo  chiusa”, è come una “verde cassaforte”,”luogo  orrendo” –borbotta Luigi – ma – prosegue – so che se  mi allontanassi soffrirei di saudad . Carlo dice semplicemente con lo sguardo luminoso : “E’ mia!”

Penso che Borzonasca sia come una sirena ammaliatrice per chi vi è nato. Tutti vogliono ritornarvi come in un grembo materno.

Non per niente Grazia la sente come “un  nido”.

Ora  questo paesello mi appare  come una nave dove c’è tutto  un microcosmo a sé bastante. Ci sono due banche, una farmacia, vari negozietti, tre chiese, tre bar, un poliambulatorio, la Croce Verde, un palazzetto dello sport,  ma  occorre avere buone scialuppe per andare altrove soprattutto  nei  momenti di  bisogno.

Ma ci sono!

Sicurezza della solidarietà del paese !

La  mia gattina colpita da gastroenterite (colpa delle code di lucertola o di chissà cos’altro) viene  trasportata a Chiavari da Grazia con  me appresso in totale attacco di panico. La veterinaria ci prescrive punture e punturine.

Io non le so fare. Son preda dello sconforto più totale

Sulla terrazza di Macera chiediamo chi sa fare iniezioni e tutti si attivano per indicare Mirella che dice sa fare punture a tutti: umani, cani e gatti.

Sollievo immenso e senso di abbraccio corale.

…continua nella prossima puntata…CON LA SUGGESTIVA SCALETTA DI PIETRA COME CO-PROTAGONISTACompleanno Mimilla, Sestri 055

 

E PROPRIO IL TERZO GRADINO

2 Comments »

UNA DONNA INDIPENDENTE di Elizabeth von Arnim

pubblicato da: Mirna - 12 agosto, 2014 @ 3:50 pm

UNA DONNA INDIPENDENTE di Elizabeth von Arnim

Ed. Bollati BoringhieriCompleanno Mimilla, Sestri 047

 Quante conoscenze e viaggi interiori si fanno entrando nella mente dei personaggi letterari.

E certamente Rose-  Marie Schmidt, la protagonista del romanzo, ci porta a riflessioni profonde e intriganti.

Che cosa si intende per donna indipendente?

Leggendo le lettere che Rose-Marie scrive a Roger Anstruther  capiremo la sua Weltanshauung.

E’ ancora una ragazza di appena 25 anni, ma è forte, sa chi è, che cosa vuole e che cosa non vuole.

Romanzo epistolare  scritto soltanto da una persona nelle cui lettere si deducono le risposte dell’interlocutore.

Le prime lettere sono d’amore, un amore romantico, giovane, appassionato, ma dopo l’improvvisa  rottura  del fidanzamento subentra nella loro corrispondenza  un rapporto di particolare amicizia.

E qui la nostra Rose-Marie ci fa testimoni del suo percorso formativo verso la vera indipendenza  .

Lettere intense e divertenti come sa sempre porgerci  Elizabeth von Arnim “la donna più intelligente della sua epoca”  come venne definita da H.G.Well.

Siamo a Jena la patria dell’Idealismo tedesco, città di Fichte, Hegel, Shelley e certamente <Rose-Marie respira filosofia e  gli insegnamenti del padre, libero pensatore e  amante di Goethe del quale sta scrivendo una particolare biografia.

Sappiamo dunque della vita semplice che conducono padre e figlia  soprattutto da quando sono rimasti soli. Per risparmiare decidono di diventare vegetariani secondo i dettami  che   Shelley  ha prescritto  nella sua “Rivendicazione della dieta naturale”.  Quando  però Rose-Marie cucina   lenticchie, cavoli, prugne e mele il papà comincia a brontolare  “Erba!Erba!Roba vegetale! Fieno” E vuole subito il caffè accompagnato da spesse fette di pane e burro a volontà.

Pagine divertenti, ma soprattutto in questo libro emerge un ritratto di giovane donna che ama la vita e la natura, una creatura positiva.

“Che cosa ci posso fare se le cose mi appaiono d’oro?” scrive a Roger in maggio. Gli dice che vede ridere i ranuncoli. Lei è per il sole, il calore, il colore, i profumi , per tutto ciò che è radioso. Per la vita, dunque.

Si  sente padrona del proprio  tempo che sa come impiegare e riesce sempre a superare i  momenti di défaillance “ritornando a casa, in mia custodia” Ha combattuto per raggiungere la serenità, ma ora se ne adorna per godere del la bellezza del mondo soverchiante”.

La sua felicità può esistere  senza  doverla far  dipendere da qualcun altro.

 

 

2 Comments »

MARGUERITE di Sandra Petrignani

pubblicato da: Mirna - 7 agosto, 2014 @ 1:07 pm

MARGUERITE di Sandra Petrignani, Neri Pozza

Marguerite è naturalmente Nenè, Margot, Marguerite DURAS, unaGirasoli e Paola, Levaggi 012 scrittrice fino al midollo, una donna spregiudicata che si adora o si odia.

Sa di rappresentare “ l’incoerenza, l’orgoglio, la vanità, l’impegno politico ingenuo, la violenza disordinata, il rifiuto categorico, la maleducazione…” Dice “ C’è un essere-pilota dentro di noi che lavora costantemente all’integrazione dell’esperienza attraverso il racconto della nostra esistenza. Non si tratta di prendere coscienza, il mio essere-pilota, il mio essere-scrittore mi racconta la vita e io sono il suo lettore”

Come sempre , dunque, la scrittura cerca di risistemare le ferite di una vita. E Marguerite ha iniziato a soffrire molto presto in quella sua infanzia -adolescenza trascorse in Indocina con una madre amatissima ed odiata. Una madre dura, che ha sempre preferito il primogenito Pierre, scapestrato e debole. In questa bellissima biografia – romanzo si inizia proprio dall’annuncio della prossima morte della madre Marie.

Marguerite è in Costa Azzurra con il suo giovane amante Gérard ed il viaggio che la scrittrice farà con lui verso “il castello” della madre, ormai stabilitasi  in Francia, è l’occasione per rinvangare le sofferenze, la vita in Oriente, il passato e forse per risolvere finalmente quel nodo che sembra farle sempre male. Ma Marguerite sente che non si libererà di lei.

Lacan le aveva detto che quando è mancato lo sguardo innamorato della madre non basterà alcun successo a risarcirci. Soprattutto per una femmina la mancanza di quello sguardo si traduce in insicurezza profonda, irreparabile, per tutta la vita e nonostante tutto. Forse è per questo che Duras è una donna inquieta, assetata d’amore e di sesso, pronta a buttarsi in battaglie politiche importanti, a restare preda dell’alcool, a scrivere sempre e  a sentire mai  placato il suo male di vivere.

Lessi “La diga sul Pacifico” e ne vidi anche il film, bellissimo, con Silvana Mangano ( Marguerite) e Toni Perkins nel ruolo del fratello minore Paul. E’ però la storia della madre , della sua forza di voler installare una risaia in un territorio difficile, del suo rapportarsi con gli altri e con la vita. Ed anche in questo romanzo come in tanti altri c’è la denuncia sul bieco colonialismo. Comunista nel midollo, Marguerite è sempre dalla parte dei deboli. Ma il suo comunismo, come le dice Sollers “è pura poesia, totalmente impraticabile, la sua sensibilità è al limite del comunicabile. La definisce una nichilista attiva, estatica.

Una vita ricca, eccessiva. Tornata dall’Oriente frequenta gli intellettuali del tempo, da Elio Vittorini a EDGAR MORIN di cui ho letto proprio in questi giorni LA MIA PARIGI, I miei ricordi (Raffaello Cortina Editore )

Molto interessante perchè la sua vita e la sua esperienza politica si intersecano con quelle non solo di Sartre, Mitterand, ma anche con quella di Marguerite Duras alla quale lo lega un sincero affetto. Libro che consiglierei soprattutto agli uomini che, ho notato, preferiscono leggere di storia, politica, società . Ed Edgar Morin è una delle figure più prestigiose della cultura contemporanea, l’inventore del “pensiero complesso”

A me è piaciuto soprattutto ripercorrere le strade e i boulevard della città, entrare nei vari bistrot frequentati dagli intellettuali e seguirlo nei suoi tanti traslochi da Montmartre a Place des Vosges. A ogni trasloco infatti corrispondono tappe diverse della sua vita amorosa e intellettuale.

E che vita! Ancor oggi a novant’anni è pieno di progetti.

Comments Closed



Pagina 30 di 100« Prima...1020...2829303132...405060...Ultima »