Pensieri sparsi …in borsetta

pubblicato da: Mirna - 4 febbraio, 2017 @ 5:56 pm

Menecmi e Restart febbr 17 036Pensieri o meglio impressioni che ho raccolto durante  l’inaugurazione dell’Associazione Culturale  Restart Menecmi e Restart febbr 17 023Trentino della quale è presidente Riccardo Lucatti.

Per saperne di più in modo esauriente potete cliccare il suo blog www.trentoblog.it/riccardolucatti  o restart.trentino.it.

A Romagnano dunque in una mattina di pioggerella luminescente per entrare in una fioreria colorata al piano terra e in un salone accogliente al primo piano.

Salone che è un ristorante e dove campeggiano anche prodotti biologici, vini Doc, fiori e …idee.

E proprio di idee si è parlato.

Come i semi regalatici ( a me son toccati gli Astri) facciamo crescere nuove idee… per rigenerarci.Menecmi e Restart febbr 17 003

Libertà, coraggio, cambiamento le tre parole significative del simposio.

I colori dei ciclamini al piano terra sono stati il benvenuto alle persone desiderose di apprendere, cambiare, cercare di far germogliare dentro di sè qualcosa di  ALTRO che non la sterile individualità.

Ed io ho sentito un’atmosfera fiorita (è il caso di dire?) e come …Monet ho cercato le impressioni istantanee e leggere che sicuramente rimarranno però impresse nella mente.

Interventi, musica, spuntini deliziosi  e spumante leggero e brioso come la gioventù.Menecmi e Restart febbr 17 005

Menecmi e Restart febbr 17 018Riccardo Lucatti impeccabile e sicuramente calato  nel  ruolo giusto per la sua personalità versatile e profonda.

Da parte mia una sensazione di convivialità, partecipazione, empatia per tutti,complice forse le leccornìe che arrivavao Menecmi e Restart febbr 17 028dalla cucina?

Ma sicuramente per il desiderio di fermarsi un attimo a pensare,  a riflettere a fondo su ciò che possiamo fare noi e su ciò che soprattutto possono fare i nostri giovani ( e  stamani ce n’erano parecchi) per non subire passivamente una deriva insidiosa.

Per cambiare in meglio.

 

 

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Francesca Bianchi intervista Alberto Pattini

pubblicato da: Mirna - 3 febbraio, 2017 @ 5:38 pm

 Ospito con molto piacere questa bellissima intervista.

Alberto Pattini: Poesia del Trentino. La melodia della Grande Madre di Francesca Bianchi – FTNEWS.IT

bianchi[1]

FtNews ha intervistato Alberto Pattini, farmacista, poeta e studioso di storia del territorio e dell’arte. Nativo di Trento, nel 2014 ha pubblicato le sue poesie nei volumi Il Trentino dei sentimenti e Il cuore delle Alpi. Sulle ali del Trentino.
Recentemente ha dato alle stampe Poesia del Trentino. La melodia della Grande Madre(acquistabile online sui siti di Ibs e Feltrinelli), una silloge di 105 liriche intrise di un amore totale e sincero per la natura pura ed incontaminata del Trentino, che l’autore immagina come una “Grande Madre” che accoglie i suoi figli e dona loro pace e ristoro.
Tra vette imponenti, luoghi selvaggi e pascoli fioriti l’uomo è libero di abbandonarsi alla contemplazione estatica della bellezza eterna del Creato, al cospetto del quale può ritrovare la sua anima e comprendere la fragilità di ogni esistenza umana.
Dalle parole di questo straordinario poeta dell’età contemporanea si comprende l’importanza di risvegliare il fanciullino di pascoliana memoria che giace sepolto nel profondo della nostra anima, per riscoprire i valori autentici della vita e lasciarsi permeare dalle emozioni che questa ci offre, dando un senso al nostro breve passaggio su questa Terra.
Lei è laureato in Farmacia, è ricercatore e divulgatore di biochimica ed alimentazione dello sport, nel corso della Sua lunga carriera, ha pubblicato su numerose riviste internazionali, come e quando ha deciso di dedicarsi alla scrittura di poesie? thCA63LRMM
Ho deciso di dedicarmi alla poesia alla fine del 2013, quando ero in sofferenza fisica e mi sono isolato nell’ambiente naturale, cercando in esso la forza per vivere serenamente.Cosa significa per Lei scrivere?
La scrittura per me è catartica, mi libera dall’ansia e dalla frenesia che caratterizzano la vita moderna. Scrivo soprattutto per me stesso.Nel 2014 ha pubblicato le Sue liriche nei volumi Il Trentino dei sentimenti e Il cuore delle Alpi. Sulle ali del Trentino. Qual è la peculiarità di Poesia del Trentino. La melodia della Grande Madre rispetto agli altri due libri? Di contro, ci sono punti di contatto tra questa pubblicazione e i lavori precedenti?
Tra i tre libri esiste uno stretto filo conduttore. Ho scritto, pervaso dallo stupore che caratterizza l’atteggiamento del fanciullo di fronte ad una meraviglia: non canto la mia terra, la vivo, sentendola parte integrante del mio essere. In Poesia del Trentino. La melodia della Grande Madre c’è stata un’evoluzione, frutto di un percorso approfondito per trovare dentro di me le certezze del Creato e per darmi l’agognata felicità. Questa volta, oltre al tema dell’ambiente e del connubio uomo-natura, ho affrontato anche il tema dell’amore e della figura della donna come tramite per giungere oltre l’orizzonte dell’infinito. Parlo, inoltre, della malinconia e della meraviglia del fanciullino di pascoliana memoria.<

Perché ha sottotitolato il Suo lavoro “La melodia della Grande Madre”? La Montagna è una madre per il poeta e per coloro che sanno amarla e rispettarla?
La questione della Grande Madre è oggetto di dibattito da tempi remoti. Ho sottotitolato il mio lavoro “La melodia della Grande Madre” perché ho voluto attribuire ad esso un significato profondo ed affascinante. Amo devotamente la mia terra, il Trentino, e le sue imponenti vette. Vivo per la montagna, mi sento un tutt’uno con essa. Per me la montagna è come una madre che accoglie i suoi figli a braccia aperte e li protegge con amore smisurato. Come è strutturato il libro?
Il libro è una silloge di 105 mie liriche, accompagnate da altrettante fotografie a colori sull’ambiente del Trentino. Le foto non sono soltanto mie; hanno collaborato altri 14 autori: Mario Benigni, Roberta Billato, Silvano De Marco, Vittorio Delli Ponti, Stefano Gaiga, Stefania Giatti, Mauro Mariotti, Marica Moltrer, Alberto Pattini, Michele Pilati, Luca Puecher, Alessandro Toller, Susi Vettovalli, Guido Zamboni e Caterina Zini. Voglio precisare che le immagini rappresentano la sintesi delle mie poesie: prima ho composto le liriche, in un secondo momento mi sono messo alla ricerca dell’immagine che potesse sintetizzare perfettamente ogni poesia.
Ugo Rossi, Presidente della Provincia autonoma di Trento, e Lorenzo Ossanna,Vice Presidende del Consiglio regionale, hanno curato le prefazioni. La giornalista Franca Molinaro di Benevento, la professoressa Fulvia Carbonera di Novara e il professor Gero La Vecchia di Agrigento si sono occupati della stesura di alcuni saggi letterari presenti nel volume.
Dove trova l’ispirazione per le Sue poesie?
La trovo essenzialmente nella natura: un’immersione tra vette aguzze e paesaggi selvaggi, ascoltando il fragore delle fragili cattedrali di cristallo e ammirando cieli blu cobalto tra foreste vergini, acque incredibilmente cristalline di laghi incantevoli, pascoli fioriti e fragorose cascate. Un’esperienza sensoriale attraverso uno dei paesaggi più selvaggi del pianeta, dove una natura rigogliosa risveglia l’anima di chi la contempla in silenzio e con rispetto.Cosa prova quando si trova in contemplazione di Madre Natura e delle sue bellezze?
La vita è un meraviglioso cristallo di ghiaccio, dona sentimenti non quantificabili di intensa emozione, evapora ai fievoli raggi del tramonto.

Più volte ha dichiarato di contemplare la Natura con la meraviglia del “fanciullino” di pascoliana memoria. Quanto è importante risvegliare il bambino che giace sepolto nel profondo della nostra anima, per guardare con disincanto alla bellezza che ci circonda e lasciarsi permeare dalle emozioni che la vita ci offre?
Il poeta è colui che riesce a vedere le cose con la stessa ingenuità di un bambino. Un poeta non inventa la poesia, ma la scopre attraverso la sua capacità di cogliere le piccole cose con l’intuizione e non con la ragione, appropriandosi, in questo modo, della concezione del mondo che si ha durante l’infanzia. Dobbiamo cercare rifugio nell’innocenza e nell’ingenuità dell’infanzia, perché quella è l’unica fase della vita in cui raggiungiamo con disincanto la felicità.
Come definirebbe la Sua poesia?
Naturale e semplice nell’abbraccio con la Grande Madre che ci ha generato.C’è un poeta del passato a cui si ispira?
Non penso di seguire un autore in particolare o una scuola poetica specifica. Vivo le mie emozioni e le mie meraviglie in un’estasi totale.Quali sono i complimenti più emozionanti ch ha ricevuto e continua a ricevere dai Suoi lettori?
Sicuramente mi ha emozionato davvero tanto il commento critico della prof.ssa Fulvia Carbonera, docente di letteratura a Novara, che vi riporto con piacere: “I versi di Alberto Pattini si caratterizzano per una particolare armonia tra dimensione ritmica e impressione estetica. Il tema della Natura è declinato dal poeta in una molteplicità di significati, che coinvolgono la ricerca introspettiva dell’uomo in cammino verso la profondità dell’anima; la contrapposizione fra il paesaggio primigenio, autentico e genuino e quello antropizzato, piegato con violenza alle esigenze di un mondo troppo veloce e artificioso; la malinconia per l’amore vissuto talora come perdita, talora come assenza e memoria, resuscitata e amplificata dal contatto con la montagna; lo stupore, infine, quasi fanciullesco, per la grandezza di un creato di fronte al quale l’uomo non può che restare in silenziosa contemplazione.
Da questa percezione del rapporto tra uomo e natura nasce un canto affascinante nella melodia generata dai versi, nella rappresentazione simbolica delle manifestazioni di una natura-madre che è casa, rifugio e speranza del domani. Un canto che nasce spontaneamente dall’ispirazione dell’autore e non da tecnica versificatoria consapevole e ricercata. Proprio la spontaneità, la mancanza di “maniera”, il legame profondo con un territorio amato visceralmente, rendono le liriche di Pattini molto interessanti nel panorama lirico contemporaneo”.Quale messaggio si augura possa arrivare a coloro che avranno il piacere di leggere le Sue poesie?
Spero che attraverso le mie poesie si possa riflettere sul fatto che riscoprire le piccole cose, come tenersi per mano, guardare un tramonto, emozionarsi al cospetto delle meraviglie che la Natura ci dona, ascoltare assorti il dolce canto degli uccelli, ci aiuta a vivere meglio, rendendoci consapevoli che il progresso fine a se stesso non porta a nulla. Per vivere un’esistenza più umana dobbiamo riscoprire il valore della lentezza, cercando di abbandonare i ritmi frenetici che caratterizzano il mondo di oggi.

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VALE LA PENA? di Carla Corradi

pubblicato da: Mirna - 31 gennaio, 2017 @ 10:05 am

dicembre-2016-004 !cid_11D426D19A044C709584AC7C5860343F@carlacorradiPCVale la pena vivere? si chiede Carla Corradi .

Non è una domanda facile, è una domanda che ci poniamo tutti noi esseri umani sia chiaramente che fumosamente.

Certamente un’artista e una  psicoterapeuta desidera affondare nei misteri del nostro essere e  delle nostre sensazioni quasi come un chirurgo che voglia vivisezionare ogni sussulto di emozione che fa soffrire o gioire.

Vuole conoscere e farci conoscere attraverso le parole scritte il cammino per giungere in parte a qualche risposta. Personale e universale.

Ho letto con molto interesse e partecipazione questo nuovo libro di Carla Corradi che conosco da alcuni anni come partecipante al mio gruppo lettura.

Ma già la intravvedevo lungo il Fersina, seduta al tavolino di qualche bar mentre leggeva il giornale e sono certa che tanti anni fa abbiamo fatto un viaggio insieme sulla Costa Amalfitana. Una signora bionda, riservata, dagli occhi chiari e malinconici.

LibrIncontri caffè Città 0tt 2016 003Carla è anche pittrice e scrittrice. Urgente per lei la necessità di scrivere  in questo momento particolare della sua vita in cui non si è più giovani, gli amori distanti –  e non si capisce appieno  perchè –  il passato  che si incarna nel presente in un vortice di emozioni che vogliono esplodere in colori, parole, versi.

Carla cerca di sgomitolare parola dopo parola nodi irrisolti, ricordi lieti e tristi, ma soprattutto vuole capire il valore della propria vita.

Inutile negarlo c’è molta sofferenza in queste sue generose e sincere pagine. La sofferenza del vivere in modo profondo e attento. La sua attenzione ai minimi sussulti del’anima bloccano il lettore che si ritrova in molti suoi  passi:

“C’è bisogno di ricercare nelle parole quei significati che mancano alla tristezza che affiora, anche se non necessariamente motivata da fatti accaduti, ma intrinseca al momento e interna, come qualcosa che emerge inesorabile come una seconda natura o forse come la prima a cui non abbiamo saputo trovare rimedi perchè eravamo troppo piccoli o troppo soli per affrontarla.”

L’abbandono materno in ogni caso segna una persona per sempre, è questo che l’autrice ci svela e con coraggio ci racconta anche  del suo dolore librincontri-9-nov-16-009per l’allontanamento del figlio.

Come ci spiega Santo Cerfeda nella  presentazione, questo libro era stato scritto soltanto per se stessa e per il suo nipotino. Un mémoire per analizzare tutti i percorsi dei pensieri e del cuore. Dalla sofferenza  ai ricordi delle persone amate e scomparse, alla solitudine, al timore curioso della morte e della malattia  e  se … nonostante tutto vale la pena vivere.

Concordo con Santo che questo suo libro dovesse essere pubblicato. Parole che anche per noi lettori rimarranno incise nei meandri della mente perchè se ognuno di noi sembra avere una vita diversa dall’altro,  ci accomuna  però il percorso attraverso l’esistenza  che come una foresta è piena di sorprese e ostacoli.

Ogni pagina ci fa fermare e riflettere e dovrei scrivere molto di più per sottolineare i punti in cui mi ritrovo o di cui vorrei discutere.

“In solitudine, viviamo. In compagnia recitiamo la vita.” Paura e necessità della solitudine che ci arricchisce e che ci fa creare.

E la felicità? “improvvisa come le onde o il vento. La si può però ricordare, in modo da credere che esista davvero”

Tante domande anche per noi dunque posteci in modo alquanto particolare da una psicoterapeuta artista che ci parla di vicarianza come strategia per sostituire e travalicare la realtà, di resilienza ossia  la capacità di affrontare, senza rimanerne sopraffatti, ostacoli e dolori.

Per giungere infine al desiderio di coinvolgerci nel chiederci se Vale la pena?

Direi di sì e non soltanto come già le avevo risposto tempo addietro ” nell’ aprire la finestra ogni mattina e guardare i fiori che prima o poi rinasceranno” , ma proprio per leggere il suo libro.

Ne vale la pena.

ed. youcanprint

In vendita presso librerie Disertori e Artigianelli

 

 

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LA TRISTEZZA HA IL SONNO LEGGERO di LORENZO MARONE,ed.Longanesi

pubblicato da: Mirna - 27 gennaio, 2017 @ 7:33 am

41YDJpY63qL._SL160_[1]Finalmente un bel romanzo italiano che ho letto con divertimento “nonostante” o proprio per  la depressione alla Woody Allen del protagonista.

Siamo in una Napoli bene alle prese con famiglie allargate tra le quali cerca di sgomitare il nostro Erri, uomo all’apparenza senza qualità, di mediocre aspetto, alle prese con conflitti irrisolti con i genitori. Come da copione. Padre assente, madre fallica. Ma un patrigno che racchiude affettività, comprensione e suggerimenti positivi.

E tanti fratellastri e sorellastre, ognuno con la propria storia.

Erri è stato appena lasciato dalla moglie Matilde con la quale ha cercato per anni di avere un figlio seguendo pedissequamente i consigli del ginecologo: a che ora, dove, in che modo fare l’amore. Senza risultato.

Ma Matilde, appena tradito Erri, è rimasta incinta. Ma di chi sarà il bambino?

Erri si sente sempre più nel ruolo dello sfigato, ma un vivace psicoanalista lo smaschera. Comodo, vero, farsi passare per succube, mite, sfigato? Si prendono meno decisioni.

I segreti più segreti a lungo andare diventano segreti anche a noi stessi.

Erri si rende conto allora che non sapeva ancora che cosa voleva, tutto impegnato a ripensare alle delusioni dell’infanzia, alle sue incapacità di reagire  , ma soprattutto non manifestando le proprie emozioni sempre ricacciate nello stomaco a suon di Gaviscon.

E’ ora di darsi una smossa. Il bravo patrigno, la sorellastra strampalata Flor e altre  persone a lui vicino  lo spingono finalmente a capire che lui desidera soltanto essere un “fumettista”.  Cercare un’altra casa, non obbedire ciecamente alla madre-generale, anzi cercare di  capirla e “smantellare” il loro rapporto.

E lasciare andare quella tristezza adolescenziale senza colpevolizzare  più nessuno. Perchè  seppur sbalottati da una o più famiglie, senza “trovare 145442842-25183ea6-dcca-4189-8916-32759949921a[1]il centro di gravità permanente” noi siamo gli artefici della nostra vita e possiamo ribaltare la situazione.

Lorenzo Marone mi ha divertito e fatto riflettere .

Una lettura interessante, fluida, ironica. Deliziosa.

Dovrò cercare anche il suo primo romanzo “La tentazione di essere felici”

 

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PENSIERI SPARSI…in borsetta

pubblicato da: Mirna - 23 gennaio, 2017 @ 1:31 pm

friuli-sett-2016-001Esci… e il mondo ti verrà incontro, mi sono sempre detta. Seppur con qualche eccezione trovo sempre accoglienza e simpatia nelle persone che WP_20151107_11_20_44_Provedo, sia in  quelle che conosco sia in quelle che non conosco personalmente.

Trento è un’isola protetta per molti motivi: benessere diffuso, attaccamento alla propria “trentinità“, fortuna di essere in una posizione geografica tranquilla.

E’ una riflessione ricorrente questa soprattutto  paragonandoci  alle sciagure del centro Italia.

In questi giorni di sole arido e gelido mi aggiro per i luoghi consueti ammirando come sempre la splendida piazza,valutando la tranquillità dei trentini, considerando che molti non-trentini come me e altri amici ci siamo ben inseriti, complici sicuramente il rispetto per l’altro e la voglia di stare insieme scavalcando persino il desiderio di riservatezza o mascheramento di alcuni.

12642678_10207678139543440_6988452206699483756_n[1]Lo stare bene con se stessi fa sì che si voglia condividere con gli altri i nostri  momenti di vita grandi o piccoli.

Un caffè, due chiacchiere al sole, le recite nei salotti accoglienti, un tè pomeridiano sono gli ingredienti per giornate serene.

Una bella città tranquilla Trento, dove sono capitata per caso 43 anni fa. Potevo tornare a Merano dove sono nata o a Carpi la città della seconda infanzia e adolescenza o in altre città come Londra o Munchen dove ho vissuto anni spensierati.

Ma mio marito ligure ha avuto una cattedra in Trentino. Ed ecco che ci siamo fermati qui in un appartamento soleggiato e vicinissimo al centro. E da qui ogni giorno esco per arrivare al cuore della città, fermandomi spesso in piazza Duomo ad ammirarne la bellezza, guardare la signora elegante con cappellino di velluto che spavalda cammina con il deambulatore, il signore in loden e cappello con piuma, i soliti ragazzini tutti uguali, le “siure” eleganti e ingioiellate  che vanno per negozi o si fermano a bere un caffè.

In uno dei tanti bar.

Quanti bar ci sono! Ed io  ne sono felice. Adoro bere il caffè con amiche o con giornale accanto.12239725_10204875278711526_5215350020508962046_n[3]

Cose semplici per cui vale la pena vivere? Ed ecco che anticipo ciò di cui parlerò più avanti  dopo aver letto il libro di Carla Corradi Vale la pena?

Ma anche attraverso Internet il mondo ti viene incontro.

E grazie al mio blog continuo a conoscere persone speciali come Francesca Bianchi che ha intervistato Alberto Pattini e di cui riporterò presto un’intervista.

Mi chiedo spesso se il mio desiderio di sorrisi e condivisioni venga corrisposto.

Non so .

Spessissimo trovo “abbracci , qualche rara  volta “cancelli” e diffidenza…ma questi ultimi vengono rispediti al mittente.

 

 

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STIVALI BLU di Alfredo Nepi, ed.Giovane Holden

pubblicato da: Mirna - 16 gennaio, 2017 @ 1:03 pm

9788863969412_0_0_120_50[1]Ho avuto il privilegio di leggere in anteprima Stivali blu  e sono rimasta colpita dalla profonda empatia  che l’autore  riserva ai suoi personaggi.

Già nel suo primo romanzo Alfredo Nepi ci aveva svelato la sua  acuta sensibilità e un animo poetico.

E qui non è da meno: oltre a originali  e immaginifiche similitudini percepiamo l’entusiasmo e il desiderio di raccontare, di farci riflettere  sui molti aspetti della vita.

Il protagonista è Pietro, un ventisettenne sensibile e  dolce, un ragazzo triste che si ritrova in un corpo che non sembra appartenergli.

E proprio nell’incipit alla Pirandello vediamo Pietro allo specchio. Un oggetto spietatamente sincero che gli rimanda un’immagine di sè che lo repelle “Vedersi gli rubava l’anima….Non si piaceva”.

Pietro è un grande obeso e non riesce a dimagrire. E non lo vuole neppure  come se tutta la sua carne fosse un cuscino difensivo nei confronti dell’ambiente circostante.

Inutili quindi le sedute di psicoterapia, indossare stivali blu (…capirete perchè) e i buoni propositi di seguire una dieta.  Si trova in un circolo vizioso in cui la frustrazione di non sentirsi accettato ed amato lo spinge a ingurgitare qualsiasi tipo di cibo.

Soltanto per riempire quello straziante vuoto che sente dentro di sè.

Alfredo Nepi ha indagato a fondo questa problematica  “seguendo” il suo Pietro al lavoro tra i suoi colleghi e durante il nascere dell’amicizia con Silvia.

Silvia, la co-protagonista, ci presenta un’altra problematica: la sudditanza a un padre autoritario e il tentativo di staccarsene.

Con lei  entriamo in una famiglia borghese, conformista all’eccesso, anafettiva e che nasconde bene segreti e bugie.stivali blu 002

Silvia e Pietro, in cerca entrambi  di autostima ed affetto sincero, si incontrano grazie ai gatti.

Sì, perchè la ragazza fa la volontaria in un gattile e proprio da questo luogo inizia una serie di eventi drammatici in cui agiranno anche amici e nemici di Pietro.

Sicuramente i lettori di Stivali blu parteciperanno delle ansie e delle frustrazioni dei protagonisti e non faranno a meno di gioire quando i nodi si sbroglieranno e la forza di volontà positiva riuscirà a vincere. 

Un racconto di ricerca interiore, un po’ di formazione, un po’ “giallo”, un po’ romantico.

Un racconto che rispecchia la vita  così com’è, denunciandone i pregiudizi e  la difficoltà dei rapporti interpersonali, ma anche e soprattutto il  desiderio di tutti noi  di condivisione  e amore.

 

thCANWHUYNAlfredo Nepi è marchigiano. Collabora con varie testate radiofoniche e televisive tra cui Radio Rai per la realizzazione di una trasmissione sui personaggi storici. Lavora come responsabile commerciale nel settore industriale.

Pubblicista, iscritto all’albo dei giornalisti, collabora con diverse testate e siti internet.

Nel 2010 ha pubblicato I sogni non hanno scadenza la cui recensione si trova nell’archivio del mio blog.

 

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Pensieri sparsi…in borsetta

pubblicato da: Mirna - 14 gennaio, 2017 @ 3:31 pm

thCARK7B2FLavorìo costante della mente.

Pensieri che girano come trottole, si rincorrono, si azzuffano, talvolta si perdono.

Necessario è  talvolta starsene da soli per lasciare che la mente sia sincera e non condizionata dall’altro.

Allora riesci a chiederti  e forse a risponderti  del perchè della recrudescenza della gastrite, riesci a capire la tua necessità di passeggiare sul lungo fiume in mezzo alla neve fresca saltando una lezione di storia dell’arte.

Stuttgart marzo 2013 001Fronteggiarsi.

E una passeggiata solitaria “sola e pensosa” può fare bene.

Forse ho capito perchè mi fa male lo stomaco: decisioni da prendere, golosità eccessiva, somatizzazione di qualche disguido interpersonale.021

Mi chiedo però perchè non con tutti riesco a confidarmi.

E qui riemerge il quesito sull’amicizia.

Quella  profonda, quella  superficiale o quella mascherata.

MART gennaio 16 019Per una solida amicizia, quella nella quale ci si confronta con affetto, attenzione e partecipazione sembra sia necessario aver condiviso qualcosa di importante in gioventù oppure aver trovato delle consonanze e affinità elettive forti.

Certo che senza l’altro da noi non possiamo crescere e cambiare, imparare a conoscerci.

Siamo animali sociali e lo stare insieme ci conforta, ci rallegra, ci fa sentire meno soli.

Sta a noi scegliere e decidere chi ci fa bene.

Stare con coloro  che ti lasciano sempre una parvenza di sorriso e il ricordo di  parole tra noi…léggere… o meno.

 

 

 

 

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QUALCUNO di Alice McDermott, Einaudi ed.

pubblicato da: Mirna - 11 gennaio, 2017 @ 9:02 am

Nonostante la nostra Biblioteca trentina non riesca ancora a fare grandi acquisti tra le novità letterarie io riesco sempre a trovare romanzi poco arton145213-8d0661pubblicizzati, ma notevoli.

D’altronde i lettori accaniti come fanno a trovare buoni romanzi? Non certo dai consigli TV, forse da qualche inserto dei quotidiani o da alcune  riviste o soltanto cercando in librerie e biblioteche con il proprio fiuto di lettore individualista.

Ognuno ha i propri gusti e le proprie esigenze. Quindi quando incontro questa Alice McDermott e imparo che è stata finalista dei maggiori premi americani, come il Pulitzer e il National Book Award (anzi questo l’ha proprio vinto) non posso fare a meno di portarmelo a casa e gustarmelo o sul sofà o a letto, la sera.

E che piacere, che diletto!

Leggere, leggere, leggere in questo mese così freddo e pieno di emozioni natalizie. Nel bene e nel male.

Mi piacerebbe tanto avere ogni tanto un cenno da voi, cari lettori e lettrici del mio blog.

Qualcuno o “Someone” è la storia di una donna qualunque che noi cominciamo a conoscere da bambina. Una bambina con la vista offuscata per un difetto congenito agli occhi per cui tutto ciò che lei osserva con curiosità golosa è appannato e forse reso più onirico.

La troviamo subito seduta sui gradini della sua casa ad aspettare l’amato padre che odora di alcool e che per lei è un profumo affettivo e consolatorio.

Ma quante persone camminano e agiscono nel suo rione: c’è Pegeen che inciampa di continuo e guarda troppo i ragazzi, C’è Lucy la Cicciona, impavida e scurrile, Bill Corrigan reso quasi cieco dai gas in trincea, Walter Hartnett che sarà il suo primo amore.

Un rione, quello di Brooklin, un piccolo mondo (Come per me fu Cantarana durante la mia infanzia e prima adolescenza)

Marie la protagonista narrante ci introduce nel suo mondo in una sorta di flash back – che sembra essere il nuovo stile narrativo per molti autori  -dalla sua infanzia , alla vita matrimoniale, fino alla vecchiaia.

Da un’infanzia fragile in cui Marie si sente alla mercè dei grandi ( ma sarà così per tutti i bambini?)  alla consapevolezza dei suoi desideri.  Un quasi romanzo di formazione che passa attraverso un obitorio dove Marie lavora per anni, come se già dovesse intravvedere la fine di ognuno di noi.

Ci sono immagini folgoranti di persone e di intuizioni sulla vita in generale.

Immagini accorate di una vita semplice  che racchiude, come in ogni vita – anche la nostra – il mistero  di ciò che ci circonda.

Una scrittura poetica che incide dolcemente la vita, la morte, l’amore.

Da leggere.

 

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Pensieri sparsi…in borsetta

pubblicato da: Mirna - 5 gennaio, 2017 @ 9:01 am
Comincio  finalmente a leggere Pape Satàn Aleppe di Umberto Eco.

 

So che mi piacerà.Sono suoi appunti inizialmente scritti sulle bustine dei fiammiferi Minerva: dapprima brevi annotazioni e divagazioni sull’attualità o su vari temi che gli passavano per la testa, poi un compendio  di riflessioni sulla nostra società che lui, come Bauman,  definisce “liquida.

pasqua-2014-002Una società postmoderna in cui si affollano diversi fenomeni culturali non sempre in modo coerente. Un sorta di crisi e di liquefazione? Ancora non lo sappiamo.thcak6v3g1

Io ricordo mio padre che annotava sugli  eleganti cartoncini delle sigarette Turmac i suoi pensieri,  le sue curiosità, i suoi dubbi.

E ritrovo me stessa che sui foglietti con un po’ di spazio scrivo ciò  mi ha colpisce, un verso, un libro da leggere, una riflessione importante, una illuminazione. Trovo in borsetta  scontrini con mie frasi enigmatiche sul retro, pezzi  strappati di giornali  con scritto parole illeggibili o  interessanti, biglietti dell’autobus e del treno  con una thcaor8c4pdescrizione.

Insomma  anche una signora può scrivere i suoi fuggenti pensieri  e perplessità,  se non proprio sulle bustine Minerva , su quello che trova in borsetta.

Allarme meningite.

Mi destabilizza perchè penso a mia figlia che che va sui treni affollati su un percorso lungo e a rischio. Trento, Brennero, Monaco, Stoccarda. Ma non solo: sempre a contatto con molte persone sia nei viaggi che  per le sue lezioni,  per i concerti e  durante le affollate meditazioni Zen.

Le parlo di vaccinazioni. Resistenza. Battibecco.

Ma contattiamo dottoressa e ASL. La lista delle richieste è lunghissima.

Non so se lei sia convinta, ma forse un po’ lo è, ma per placare la mia ansia prende un ipotetico appuntamento per la fine di febbraio.

Intanto improvvisamente i mass media ammoniscono: niente panico, non c’è nessun allarme, anzi…meno casi dell’anno scorso.

Che fare ?  prendo il televisore e i giornali e li “rompo” ? O faccio come Grillo che li demonizza? Mentre lui fa peggio di loro con i social network?

Oppure – penso –  scrivendo il mio pezzetto di carta virtuale…respiriamo, facciamo in modo che se non proprio la”forza sia in noi”, almeno lo sia il  buon senso e valutiamo caso per caso senza negare l’evidenza o sottovalutando il pericolo.

Con prudenza, saggezza, ascoltando e guardando  ma pensando con la propria testa.

 

 

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RITRATTO DI UN MATRIMONIO di Robin Black,ed.Neri Pozza

pubblicato da: Mirna - 2 gennaio, 2017 @ 7:43 am

tn_18981__ritratto-di-un-matrimonio-14344718631Il titolo originale è Life Drawing, quindi ritratto di una vita, ma direi che la traduzione è azzeccata perchè parliamo soprattutto della vita di Augusta, detta Gus,  vita intrecciata  quasi simbioticamente con  quella di suo marito Owen.

Seppure l’abbia tradito.

Due artisti , lui scrittore, lei pittrice, che hanno deciso di ritirarsi in campagna grazie ad un’insperata eredità e coltivare la propria arte.

Ma si può rimanere così avvinghiati l’uno all’altro e addirittura stabilire regole per mantenere e salvare un’unione che ad un certo punto si rivela  un po’ stanca e logorata ?

La ricerca di entrambi di una presunta sicurezza nel loro isolarsi come artisti viene destabilizzata dall’arrivo di una vicina, Alison, che metterà in discussione molti  punti fermi.

E’ una storia impegnativa ed avvincente e Robin Black riesce  con i suoi flash back a movimentare il ritmo narrativo. Il passato e il presente come una fotografia o meglio come uno schizzo in divenire.

Gus aveva dunque tradito Owen cinque anni prina con Bill, una storia appassionante, troncata,  ma non ancora metabolizzata.

Ma che bisogno c’era stato  di confessare tutto a Owen?

Perchè rientrava nelle loro regole “a tavolino” per la riuscita del matrimonio: essere sempre sinceri a tutti i costi?

Owen ha fatto molta fatica a perdonare e dimenticare e poi qualche cosa capita anche a lui .  Un’infatuazione per la giovanissima figlia di Alisona. Come farà la  coppia a gestire  questo nuovo turbamento?

Vogliono salvarlo  questo matrimonio che sembra una zattera per entrambi?

Ma, pensa Gus, è possibile esplorare qualcosa al di fuori di quel  NOI DUE quasi claustrofobico?

Ogni matrimonio è diverso in fondo, come l’infelicità tolstoiana.

C’è l’io narrante per cui le pagine sono piene di monologhi interiori, molto belli e intriganti. C’è tutta la vita di questa quarantenne artista che analizza i suoi ricordi di orfana di madre, di sorella, di artista, ecc.

L’ho letto con attenzione crescente fino all’ultima pagina. Una vita che continua a disegnarsi…

“Magnifico ritratto di un matrimonio d’amore con tradimento!”

 

 

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