I consigli di Maria Grazia. Quando a primavera contempliamo la chioma fiorita di un ciliegio o in autunno i grappoli pesanti di una vite o la tavolozza di colori delle arance e dei cachi spesso si tende a dimenticare che lo splendore è reso possibile dalle radici invisibili e nascoste nel terreno.E così il romanzo di José Saramago dal titolo La zattera di pietra, pubblicato nel 1986 ha radici profonde nella questione colonizzatori/colonizzati, sfruttatori/sfruttati insomma nella dicotomia Nord/Sud con tutte le implicazioni connesse all’imperialismo, a preconcetti razziali, domini economici ma lo splendore delle sue pagine risiede nella creazione di una zattera di pietra e nella navigazione verso l’Africa e il sud America,finalizzata alla creazione di una nuova area culturale che nasca dalla separazione della penisola iberica dall’Europa.Nel romanzo Il mondo estremo dell’austriaco Christoph Ransmayr pubblicato nel 1989 le radici son ancora piu’ invisibili e si prestano a continui processi di trasformazione e creatività: Tomi appare la città dell’esilio e della morte di Ovidio, una città chiusa tra un mare livido e una montagna aspra: un mondo estremo dove ogni persona, ogni cosa è segnata dall’eccesso, un mondo che si colloca fuori della civiltà e fuori del tempo.Convivono, con continue intersezioni, il presente (un presente con le tracce di tragici ricordi della storia recente) e il passato, il tempo dell’esilio di Ovidio e insieme il tempo remoto in cui si svolgono i miti delle Metamorfosi. È un romanzo tutto costruito sulla suggestione delle Metamorfosi: c’è la vicenda, romanzata, della stesura e della distruzione, da parte di Ovidio, del poema incompiuto (e Cotta – un oppositore del regime augusteo venuto a Tomi sulle tracce di Ovidio – spera di ritrovare l’intero poema e intanto rintraccia solo brandelli di episodi metamorfici a lui riferiti da Eco, la serva e prostituta di Tomi, che ha udito quei racconti della viva voce di Ovidio); ci sono personaggi reali del passato (Ovidio stesso che, sempre evocato,sembra scomparso nel nulla; Cotta; Pitagora, il filosofo di Samo che ora, con la mente ottenebrata, fa il servo nella casa di Ovidio), personaggi che si mescolano, nelle vicende di quel mondo allucinato, con i personaggi dei miti narrati nel poema ovidiano (Licàone, Aracne, Eco, Tereo con Procne e Filomela, Fama,Batto, e altri ancora).Anche nel romanzo di Carlo Sgorlon dal titolo La foiba grande pubblicato nel 1992 invenzione e storia danno vita a pagine pregne di tutto il dolore e lo sgomento di una comunità che viene sradicata, incredula fino alla fine rispetto a quanto stava accadendo, anche davanti i suoi morti. Costretta ad arrendersi all’evidenza: il mondo che conoscevano era scomparso per sempre e non sarebbe risorto mai più. Quell’Istria in cui la gente conviveva in pace – sotto l’egida della stessa religione cattolica, che univa e facilitava i rapporti – era stata annientata dalla brutalità dei nazionalismi. E gli istriani, orgogliosamente portatori di tante identità, dovettero scegliere per sopravvivere: o slavi, o italiani. Mai più istriani.
Nelle pagine di un altro romanzo letto recentemente, pubblicato da Serena Penni dal titolo Silenzio,
pubblicato nel 2013 terra e cielo paiono confondersi su una tela di avvenimenti nella vita di Chiara in cui nel presente incombono le ombre inquietanti di un passato. Cio’ che l’albero ha però di fiorito vive di cio’ che tiene sepolto e la luce par brillare ancor piu’quando sboccia dalle tenebre.

pubblicato da: Mirna - 29 Giugno, 2022 @ 8:25 am

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