SANITA’ PUBBLICA IN TRENTINO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Giugno, 2026 @ 6:48 amNe scrivo da semplice utente “classe 1944”, ancora ciclista e in buona salute (salvo, data la giovane età, alcuni dettagli), “paziente” che sta sperimentando di persona cosa funziona o meno nel servizio sanitario pubblico della propria provincia.
Al riguardo, volentieri testimonio l’agevole, tempestivo, efficace accesso ai medici di medicina generale, alcuni dei quali si sono attrezzati con le apparecchiature necessarie e si attivano anche in analisi specialistiche. La stessa tempestiva disponibilità purtroppo non sempre si trova quando si deve accedere a medici specialistici (salvo gli ottimi particolari “Percorsi” plurispecialistici) le cui liste di attesa sono estremamente lunghe. Per cercare di ridurre tali durate, sono stati attivati due interventi che appaiono soprattutto formali:
1) la centralinista del CUP-Centro Unico Prenotazioni spesso risponde che non è in grado di fissare una data e che si sarà richiamati. Con ciò si deve forse intendere, che si è usciti da una lista di attesa, quella di chi attende la visita medica, ma solo per entrare in un’altra, quella di chi attende di essere chiamato?
2) Le prescrizioni mediche scadono dopo sei mesi, il che significa che se la visita è fissata – come spesso avviene – oltre tale scadenza, ci si deve ricordare di farsi rilasciare una nuova la prescrizione, magari dal proprio medico “di famiglia”, con due effetti: rischio di una dimenticanza da parte del paziente e aggravio del lavoro per detto medico.
Il vero modo di ridurre le liste di attesa delle visite specialistiche in regime di sanità pubblica sarebbe
1) aumentare gli organici di medici e infermieri, motivandoli meglio sotto ogni aspetto;
2) limitare l’attività medica privata infra moenia. Al riguardo, la stampa locale (“ilT” quotidiano a pag. 16 del 16 ottobre 25) pubblicava le cifre degli stipendi e gli introiti da libera professione dei medici specialistici dipendenti pubblici, dalle quali risulta che spesso l’attività infra moenia frutta al medico più dello stesso stipendio. La tabella purtroppo non riporta un dato peraltro riscontrabile: che i medici che hanno introiti privati più elevati dall’attività infra moenia sono proprio quelli che hanno le liste di attesa pubbliche più lunghe.
Peraltro devo dire che ho avuto bisogno di un intervento urgente e impegnativo e di prolungate cure specialistiche di altissimo livello (chirurgia e protonterapia) presso strutture pubbliche e che sono stato curato e seguito tempestivamente e ottimamente. Ne deduco che abbiamo medici anche specialisti, infermieri e strutture di qualità ottima: la sfida è intervenire sull’ organico e sulla motivazione del personale e gestire meglio l’accesso per tutti in regime pubblico all’intero sistema pubblico e misto pubblico-privato.
Circa le Case della Comunità, internet recita: “Sono strutture sanitarie territoriali istituite per avvicinare i servizi di cura ai cittadini. Offrono assistenza medica, infermieristica e sociale integrata in un unico luogo. L’obiettivo principale è prevenire le malattie, gestire i pazienti cronici e ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. Previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dal DM 77/2022, queste strutture rappresentano il punto di riferimento primario per i bisogni di salute della popolazione”.
La sensazione è che bene si è fatto ad utilizzare i fondi del PNRR per realizzare tali strutture, ma non si è ancora dotato il sistema del personale medico e infermieristico necessario alla loro piena attivazione. Al momento quindi, la sensazione che se ne trae è che queste Case al momento comunque servano per filtrare giustamente il ricorso non necessario alle strutture ospedaliere, ma anche -sotto un diverso profilo – per decentrare e diluire, spostandole in altra sede, le attese negli ospedali, intervento in un certo qual modo sostitutivo del generale insufficiente investimento nell’organico di medici e infermieri del quale scrivevo sopra. Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento.
INFODEMIA, INFOCRAZIA O DEMOCRAZIA?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Giugno, 2026 @ 2:10 pmL’infodemia è una malattia epidemica che addormenta i cervelli con somministrazioni continue di informazioni strumentali. Di essa si avvalgono gli untori manzoniani diffusori di fake news per raggiungere il potere: l’infocrazia appunto.
Come reagire? Incrociando le informazioni altrimenti l’infocrazia schiaccia la democrazia la la quale, come è noto, è il “potere del popolo”: ovvero, il potere capire la realtà delle cose e quindi il potere fare scelte ragionate in ogni fase della vita.
Il presidente di una società della quale io ero direttore, ebbe a dirmi: “Chi collega le varie informazioni, comprende a fondo la realtà” in quel caso aziendale (n.d.r.). Memore di quel prezioso insegnamento, oggi ho provato a fare i collegamenti fra alcune informazioni che ho appreso dalla stampa (“ilT” quotidiano del trentino 12.06.2026 pagg. 3 e 18.
Nei bilanci delle regioni a statuto ordinario la spesa sanitaria pesa fra il 73 % e l’83% dell’intero bilancio. Nelle nostre due Province Autonome (Trento e Bolzano) il 25% cadauna. Premesso che non so se in questi nostri bilanci sono comprese le giacenze di cassa (5 miliardi per la sola Provincia di Trento) il cui conteggio farebbe scendere ancora quella percentuale, ma da quel raffronto si possono trarre un ragionamento: si finanzia troppo poco la sanità.
Dice … ma l’utenza è soddisfatta? Dei singoli medici, sì; del sistema, no, anzi sui giornali locali è una sequela di lamentele da un lato e di risposte di facciata e/o definite di “tampone” dalle minoranze di governo, dall’altro: infatti continuano a mancare medici e infermieri e le liste di attesa sono lunghissime. Quindi o si investe troppo poco (come si diceva dianzi); oppure non si sa organizzare; oppure – peggio mi dice! – non si vuole organizzare il Servizio Sanitario Nazionale (locale).
Una ulteriore contraddizione: gli investimenti in strutture sono rilevanti ma non sono in linea con la crescente carenza del personale, per cui sorge la domanda per chi si stiano effettuando.
A pensar male … comunque se mi sbaglio mi corigerete.
ACCADEMIA DELLE MUSE, TRENTO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Giugno, 2026 @ 3:38 pmCircolo culturale privato fondato 18 anni fa dalla Presidente Cristina Endrizzi. Ci riuniamo una volta al mese da ottobre a giugno nella bellissima sede (casa sua!): adesione per passa parola. Abbiamo realizzato centinaia di eventi: musica, canto, teatro, storia, sport, pittura, poesia, fotografia, etc.
Ieri sera seratona, ultima della stagione 2025/2026 con due musiciste presentate e introdotte dal M.° Corrado Ruzza del Conservatorio Bonporti di Riva del Garda che ci ha aiutato a comprendere compositore, musica ed esecutrici:
Al pianoforte CHIARA CORONA, insegnante al liceo musicale di Bolzano
Alla viola SAMIRA FORTE, insegnante di musica a Trento
che hanno magistralmente interpretato:
Michail Glinka
Sonata in re minore per viola e pianoforte
– Allegro moderato
– Larghetto, Allegro
Robert Schumann
Märchenbilder (Quadri di fiabe) op. 113
– Nicht schnell (Non veloce)
– Lebhaft (Vivace
– Rasch (Rapido)
– Langsam, mit melancholischer Empfindung (Lento, con sentimento malinconico)
Molti gli Accademici presenti. Alla fine dell’applauditissimo concerto, la presidente Cristina ha ricordato gli eventi realizzati nel corso della stagione e ci ha annunciato che in luglio (probabilmente il 29, segue conferma) avremo la nostra Festa di Mezz’estate. Poi si riprenderà a ottobre.



RIFORMA DEL RAPPORTO DI AUTONOMIA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO/COMUNI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Giugno, 2026 @ 4:00 pm(Mia lettera odierna al quotidiano trentino “ilT”)
Egregio direttore, dopo una vita passata a capo di aziende e di funzioni centrali di holdings, posso affermare che ogni azione aziendale di tipo “gestionale” è anche un’azione “politica”. Diversamente accade in ambito pubblico, ove purtroppo si tende a considerare la funzione politica separata da quella amministrativa/gestionale, non tenendo conto che il termine “politica” è un aggettivo sostantivato derivante dall’antico greco “teknè politikà” tecnica nella gestione della “polis”: ieri della città stato, oggi di ogni ente pubblico territoriale, dagli Enti Originari (i Comuni) a quelli Successivi (Provincie, Regioni, Stato, Unione Europea). Pertanto ogni atto di amministrazione/gestione dell’ente pubblico territoriale Comune è di fatto anche un atto politico, per di più “originario”.
Non a caso infatti ho classificato gli enti pubblici territoriali non come “inferiori/superiori” bensì come “originari/successivi”, perché i Comuni sono, anche storicamente, i primogeniti nella loro categoria. Inoltre sono quelli che operano a maggior contatto con le periferie, cioè con tutti noi cittadini e le nostre immediate esigenze quotidiane: asili nido, trasporti, traffico urbano, scuole, ospedali, sicurezza cittadina, solo per fare alcuni esempi. Le esperienze aziendali sopra citate mi hanno insegnato che i migliori input alla gestione e crescita di ogni sistema nascono proprio nelle periferie: in quei casi – nelle periferie aziendali – da parte di chi ha il contatto diretto con i fruitori dei prodotti; nel caso che sto trattando, da parte dei Sindaci di ogni Comune.
Nonostante questa loro priorità storica e funzionale oggi si tende a privare l’agire dei Comuni del suo maggiore significato politico, cioè del potere decisionale e finanziario su molti settori, per concentrarlo in capo all’ente successivo Provincia Autonoma, lasciando ai Comuni la “responsabilità di fatto” di risultati spesso negativi di una tale etero-gestione. Tornando alle mie esperienze di lavoro sopra accennate, posso testimoniare che la peggiore gestione di una Spa è frutto della separazione del potere dalla responsabilità.
Ecco perché continuo ad insistere sulla necessità di attribuire priorità e centralità alla riforma del Rapporto di Autonomia Provincia Autonoma/suoi Comuni, con un diverso riconoscimento in capo a quest’ultimi di funzioni e relative risorse finanziarie le quali sono comunali “originariamente e naturalmente” e non in quanto “assegnate” dall’Ente Successivo Provincia Autonoma. Per fare un esempio, nei comuni maggiori la gestione delle ampie aree urbane dismesse e spesso inutilizzate e il trasporto pubblico.
Per i comuni minori (che in Trentino sono la stragrande maggioranza) si tratta di passare dalla politica dei molti interventi provinciali – spesso di natura strumentale pre elettorale – alla predisposizione da parte della Provincia di uffici tecnici semplicemente strumentali rispetto alle iniziative nate localmente e avviate dai Comuni in modo diretto o tramite le Comunità di Valle, Enti gestiti dagli stessi Sindaci. In estrema sintesi: la Provincia Autonoma non può e non deve negare ai Comuni l’Autonomia che essa reclama da Roma. Se Cristo si è fermato ad Eboli, l’Autonomia (in termini di competenze e risorse finanziarie) non può e non deve fermarsi alla Provincia Autonoma.
Termino citando un grandissimo manager/imprenditore, Pier Luigi Celli: “Chi decentra cresce, chi cresce deve decentrare; al contrario, l’accentramento è frutto della decrescita e genera ulteriore decrescita”. Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento
NON COLGO ALCUNA TENSIONE … 2
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Giugno, 2026 @ 7:09 amLe premesse sono quelle del post precedente (cfr. ivi).
Di fronte all’enorme avanzo finanziario del bilancio della Provincia Autonoma di Trento che contrasta con
– le difficoltà di alcuni comuni a pareggiare i conti o a realizzare tutto ciò che serve alle loro città;
– il grande numero di importanti funzioni che potrebbero/dovrebbero essere comunali e che invece sono provinciali, salvo restare irrisolte o “risolte” in modo strumentale alla propria politica partitica …
… non colgo alcuna tensione verso la necessaria RIFORMA DEL RAPPORTO DI AUTONOMIA PROVINCIA AUTONOMA- SUOI COMUNI.
NON COLGO ALCUNA TENSIONE … 1
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Giugno, 2026 @ 6:50 am
Anni fa, una grande città, una grande SpA pubblica. Il Sindaco mi inserisce come persona esperta e di fiducia nel CDA di quella SpA. Partecipo ad alcune riunioni di quel CDA. Il Vicesindaco, imprenditore privato con una grande azienda, mi vuole incontrare e mi chiede un parere su quelle riunioni. Gli dico “Non colgo alcuna tensione”. Il vicesindaco di rabbuia: “Se non la percepisce lei vuol dire che non c’è …”.
Per me, un complimento sulla mia capacità di valutazione. Per lui la constatazione che quel CDA non funziona.
Ecco, io oggi “non colgo alcuna tensione” nel nostro governo mirata a
– trattenere i nostri giovani dall’espatriare;
– combattere l’inverno demografico;
– attrarre alla professione medici e infermieri;
– mantenere efficiente il Servizio Sanitario Nazionale;
– garantire la copertura finanziaria all’INPS;
– riattivare il piano Salva Italia della coppia Matteo Renzi – Renzo Piano;
– attrarre volontariamente la ricca finanza privata italiana ed estera verso il nostro settore pubblico;
– riattivare la funzione legislativa del Parlamento;
– confrontare le proprie affermazioni sull’ “ottimo andamento del Paese” con i dati ISTAT e la sua collocazione nella graduatoria dei paesi UE;
– far funzionare la rete ferroviaria.
– etc..
Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento
LETTERA APERTA A GIANNI BATTAIOLA, PRESIDENTE ASAT E TRENTINO MARKETING
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Giugno, 2026 @ 10:54 am(pubblicata su ilT quotidiano del 3 giugno 2026, pag. 5)
“Buongiorno Presidente! Nell’articolo a pagina 14 del quotidiano ilT del 30 maggio a firma di Daniele Bonfanti, apprendo che lei è originario della Val di Sole ed io, in quella valle, 39 anni fa, in quanto Direttore Generale del loro azionista ISA SpA (Presidente Bruno Kessler), fui nominato presidente delle società di risalita del passo del Tonale, le ristrutturai e creai l’attuale Carosello Tonale! Da quei giorni ho operato in tante altre posizioni apicali della regione, in settori diversificati.
E vengo al tema centrale del mio intervento. L’industria del Turismo Trentino deve tener conto degli effetti di tutte le grandi rivoluzioni in corso (climatiche e geopolitiche) e in genere dell’evoluzione dei tempi. La reazione consiste nell’incremento del turismo nelle stagioni che ancora lo possono accettare in quanto non già sature: la Primavera e l’Autunno, le due “Stagioni Belle”.
Per raggiungere questo nuovo obiettivo, ai potenziali nuovi turisti occorre offrire prodotti turistici nuovi quale, ad esempio, quello che io ho riproposto – da ultimo – nel corso delle “Primarie trentine delle idee” del 29 maggio, il quale mira ad attrarre le crescenti masse di ciclo turisti e ciclo escursionisti. Infatti, ho preso lo spunto dalla programmata cabinovia Trento-Monte Bondone perché con essa si utilizzi il sistema di risalite meccaniche per creare il Trentino Bike Safari (“safari” significa viaggio) e cioè un sistema di ciclo discese analogo all’esistente Tirol Bike Safari che da anni ha messo in rete ben 750 km di ciclo discese, attirando folle di ciclo turisti in tre stagioni su quattro, effettuando quindi la vendita dei dislivelli durante tutto l’arco dell’anno!
Si tratterà poi di sollecitare analogo intervento anche da parte della provincia di Bolzano per collegarsi all’esistente sistema del Tirolo e creare una Euregio Bike Safari con fortissime ricadute di immagine e soprattutto economiche in tutta l’area.
Sulla gestione delle bicilette in montagna suggerisco la lettura dei quaderni di Ciclo Turismo e Ciclo Escursionismo editi dal CAI Centrale, reperibili in internet, secondo cui il fenomeno non va ignorato né vietato, bensì regolamentato.
Questo nuovo sistema di ciclo discese in rete sarà a sua volta collegato alla rete delle piste ciclabili di fondo valle, in via di necessario completamento. L’idea potrebbe diventare un vero e proprio progetto ad opera di una Spa di progetto/di scopo mista pubblico-privata interprovinciale (e interregionale?) creata con una parte minima degli investimenti da Lei richiesti nel citato articolo e via via alimentata dalle parcelle dalla stessa emesse a carico degli enti pubblici che le avranno commissionato l’incarico.
La sua realizzazione potrebbe essere cofinanziata dalla emissione di BOC, BOP, BOR Buoni Ordinari Comunali, Provinciali e Regionali ex art. 35 della L. 23.12.1994 n. 724, convertibili in azioni della Spa di scopo.
Torno ora al “nostro” Passo del Tonale: mi auguro che sia presto terminata la sistemazione della pista ciclabile che dal passo conduce al sistema delle piste ciclabili di fondo valle già esistenti sino a Mostizzolo; che sia realizzata la già prevista pista ciclabile Mostizzolo-Cles; che sia realizzata la sistemazione dell’importante e purtroppo ancora assai poco conosciuta traccia ciclabile che da Mostizzolo sale fino al Passo delle Palade e, last but not least, che sia completata la rete delle ferrovie provinciali a scartamento ridotto, ad iniziare dalla riapertura della linea della Valsugana, dalla ricostruzione della linea Rovereto-Riva del Garda e dalla realizzazione della auspicata ferrovia della Val di Fiemme.
Utopie, le mie? Certo, ma si badi: l’utopia è un obiettivo ambizioso semplicemente “non ancora” realizzato: e poi, guai nella vita a non nutrire utopie!
Riccardo Lucatti, Tavolo di lavoro Finanza ed Economia mista Italia Viva Trento
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Il segno e la memoria perché le fasce bianche di Prijedor parlano alle guerredi oggi”di Maurizio Camin (Presidente Farete)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Maggio, 2026 @ 6:49 am“Ci sono date che non possono e non devono, scivolare via nella distrazione del calendario o nella saturazione informativa in cui siamo quotidianamente immersi e il 31 maggio è una di queste. Scegliere di indossare una fascia bianca al braccio in questa occasione non risponde a un assolvimento rituale, né a un esercizio di sterile solidarietà. Si tratta, al contrario, di un atto di svelamento e di profonda denuncia civile. Significa ricordare il momento esatto in cui l’Europa, poco più di trent’anni fa, ha reintrodotto la categorizzazione burocratica dell’essere umano come preludio al suo annientamento, e riconoscere in modo lucido come quegli stessi identici meccanismi di esclusione stiano colonizzando il nostro presente globale.
Per comprendere la radice profonda di questa mobilitazione è necessario tornare al maggio del 1992 a Prijedor, nella Bosnia nord-occidentale. Attraverso la radio locale, le autorità serbo-bosniache emanarono un ordine che squarciò drammaticamente la modernità europea: tutti i cittadini non serbi – in grande maggioranza bosniaci musulmani e croati – dovevano contrassegnare le proprie case stendendo lenzuoli bianchi alle finestre e circolare per strada esibendo una fascia bianca al braccio. Dai tempi della stella gialla nazista non si assisteva sul suolo europeo a una catalogazione visiva di massa così chirurgica e spietata.Quel segno serviva a dividere visivamente e preventivamente chi aveva diritto alla vita da chi era invece destinato ai campi di concentramento o alle fosse comuni.Il bilancio finale di quella pulizia etnica fu di 3.173 civili uccisi, tra cui 102 bambini a cui il negazionismo delle istituzioni locali nega ancora oggi la costruzione di un monumento.
Come Farete, alcune straordinarie associazioni sono attive da decenni nei Balcani per ricostruire quel tessuto sociali e civile lacerati dal conflitto, sappiamo bene che la Bosnia non rappresenta affatto un capitolo chiuso della storia. È, al contrario, il codice genetico delle guerre contemporanee. La logica della catalogazione discriminatoria, dello sradicamento e della disumanizzazione dell’altro ha semplicemente cambiato coordinate geografichenell’atlante della nostra attualità.Oggi quel filo ideale legato alla fascia bianca appare drammaticamente teso sul nostro pianeta, congiungendo i teatri di crisi più feroci del momento. Emerge chiaramente nell’aggressione all’Ucraina, dove l’identità stessa di un intero popolo viene negata per giustificarne la sottomissione geopolitica e la distruzione sistematica dei centri urbani. Si palesa nella tragedia incessante di Gaza, dove la logica dell’assedio totale, la privazione dei beni di prima necessità e la cancellazione delle infrastrutture civili trasformano la sopravvivenza stessa in una scommessa quotidiana. E si ritrova anche in Iran, un territorio stretto in una morsa spietata di violenze incrociate, da un lato, un regime teocratico che scheda, persegue e reprime nel sangue le donne e i giovani che invocano libertà; dall’altro, la sofferenza di una popolazione civile colpita dai devastanti bombardamenti aerei e missilistici a guida statunitense, dove gli ordigni finiscono per sventrare non solo obiettivi strategici ma anche quartieri residenziali e scuole.Ma la geografia del dolore non si esaurisce sotto i riflettori dei grandi media.Quella stessa fascia bianca invisibile avvolge le troppe, e troppo spesso dimenticate, guerre civili e geopolitiche che squarciano l’Africa, l’Asia e l’America Latina. Pensiamo ai conflitti silenti in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Myanmar o nello Yemen, dove l’assenza di telecamere occidentali condanna milioni di persone a un’esistenza di violenze sistematiche, stupri etnici e migrazioni forzate. Sono le guerre che non vogliamo vedere, i conflitti declassati a cronache di seconda linea che producono una moltitudine di vittime senza nome, senza volto e senza speranza di giustizia internazionale. In ognuno di questi scenari, la distinzione cardine del diritto internazionale umanitario tra combattenti e civili viene sacrificata sull’altare della polarizzazione globale o, peggio, dell’indifferenza economica e commerciale.
Davanti a questo scenario, la memoria di Prijedor rischia di restare un’emozione passeggera se non viene trasformata immediatamente in una postura civile e in una mobilitazione permanente che guidi le nostre scelte quotidiane. Non bastapiù la semplice testimonianza; occorre che il ricordo diventi un manifesto operativo e un primo passo consiste nel rompere l’indifferenza proprio attraverso la visibilità del simbolo, portando la fascia bianca nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle piazze il 31 maggio, trasformandola in una domanda aperta capace di scuotere le coscienze, squarciare l’oblio delle guerre dimenticate e sottrarre lo spazio pubblico alla propaganda unilaterale.Questa consapevolezza deve poi tradursi in un sostegno concreto alla diplomazia dal basso e alla cooperazione internazionale.
Sostenere attivamentei comitati dei familiari delle vittime nei Balcani che ancora lottano per la verità, così come le reti di soccorso e difesa dei diritti umani che operano direttamente a Gaza, in Ucraina, nei territori africani e asiatici o a supporto dei dissidenti iraniani, significa praticare una solidarietà politica transnazionale che scavalca i blocchi contrapposti e restituisce dignità alle vittime senza voce. Al contempo, diventa imprescindibile esercitare il nostro ruolo di cittadini per pretendere dalle istituzioni nazionali ed europee una netta inversione di rotta, l’Europa deve smettere di essere spettatrice o complice delle retoriche belliciste, esigendoinvece l’istituzione di corridoi umanitari permanenti, il blocco dell’esportazione di armi verso i regimi oppressivi e l’applicazione rigorosa dei trattati.
Infine, questo sforzo richiede di disarmare i linguaggi d’odio all’interno delle nostre stesse comunità. I meccanismi di selezione e separazione iniziano infatti nel nostro quotidiano, ogni volta che accettiamo passivamente che un migrante, un richiedente asilo o una minoranza vengano ridotti a una minaccia statistica o culturale. Rifiutare la stigmatizzazione dell’altro nelle nostre parole e nelle nostre pratiche è il primo, fondamentale passo per disinnescare la violenza strutturale prima che si trasformi in tragedia.La fascia bianca non è un emblema di resa o di lutto passivo, ma una vera e propria bussola etica. Ci impone di rifiutare l’assuefazione all’orrore che scorre sui nostri schermi e l’egoismo di ignorare le guerre invisibili. Ci ricorda, infine, che i diritti umani o sono universali, difesi ovunque e per chiunque, o si riducono asemplici privilegi concessi ai vincitori del momento. Soltanto trasformando la testimonianza in azione coerente e quotidiana potremo sperare di spezzare la catena dei nazionalismi e costruire ponti di dialogo capaci di resistere alla furia della storia”.
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LE PRIMARIE DELLE IDEE IN TRENTINO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Maggio, 2026 @ 2:22 pmSuccesso di pubblico ma soprattutto di idee all’incontro pubblico “le primarie delle idee” che ha avuto luogo a Trento presso l’Auditorium di via Giusti, 35.
- Idee utili al Comune di Trento dove gli studenti universitari hanno chiesto alloggi in co-housing, gli abitanti di Gardolo hanno proposto soluzioni per unire i due quartieri divisi da via Bolzano.
- Idee utili per la Provincia Autonoma dove si è riproposta l’accoglienza diffusa in tutti i comuni del Trentino e dove si è sottolineata l’importanza di un confronto continuo con il corpo docente.
- Dove si è ipotizzato il Trentino Bike Safari su modello tirolese.
- Idea della riforma del rapporto di Autonomia Provincia-Comuni.
- Idee utili e attenzione sollevata da alcuni medici rispetto ai “baroni” presenti nelle Università italiane adesso che abbiamo l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino, ex APSS. Forse il modello austriaco è più meritocratico.
- Idee per dare un luogo di accoglienza e cura per le molte badanti presenti in Trentino.
- Idee per la Regione Trentino Alto Adige a supporto dell’ottima iniziativa d’integrazione pensionistica.
- Idee per l’Italia che necessita di titoli irredimibili non di debito. Idea colta favorevolmente dal Sen. Patton presente all’incontro.
- L’Italia necessita di un interscambio aziende / CFP (centri Formazione Professionale) per la formazione aggiornata sia degli insegnanti che dei manager. Non solo studenti, quindi.
- Idee er aumentare la sicurezza attraverso l’empowerment delle donne e l’abitare i luoghi pubblici.
- Idee sono arrivate anche per l’Europa e le sue regioni transfrontaliere.
- Ed infine idee per il mondo dove i ricercatori ma anche manager italiani sono stimati ma la burocrazia statuale è impressionante.
- Anche un’idea per l’ONU che dovrebbe vietare l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale negli armamenti.
Insomma, un primo laboratorio brain storming che ha inchiodato una numerosa platea per tre ore di confronto. Ora tutte le idee sono state registrate e verranno indirizzate ai politici “riformisti” di Comune/Provincia/Regione/Italia/Europa. Saranno in seguito caricate sulla piattaforma leprimariedelleidee.it che ha già centinaia di interventi originali e che vede la partecipazione di migliaia di persone da tutta Italia. Contribuiranno a redigere i programmi elettorali a diversi livelli. Tutti possono intervenire sulla piattaforma e dare il proprio contributo da casa. Anche se questi incontri di persona e lo scambio dal vivo, come dimostrato, aiuta non poco a costruire comunità.




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PRIMARIE DELLE IDEE – Trento, 28 Maggio 2026
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Maggio, 2026 @ 5:43 amContributi di mia moglie Maria Teresa Perasso (1) e miei (2 e 3)
1 – “Prendo lo spunto dalla recente revisione dello Statuto di Autonomia per proporre la REVISIONE DEL RAPPORTO DI AUTONOMIA FRA LA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO E I SUOI COMUNI al fine di riconoscere ad ogni Comune (in termini di competenze e disponibilità finanziarie) il POTERE adeguato alle necessità di ciascun territorio comunale, unito alla RESPONSABILITÀ dei risultati. La necessità di questa revisione è palese innanzi tutto per il Comune Capoluogo, nel quale, fra l’altro- è concentrata la maggior parte delle funzioni “collettive” e dei grandi eventi;- è concentrata giornalmente una rilevante massa di lavoratori e studenti pendolari;- esistono ampie aree edificabili dismesse e oggi in gran parte inutilizzate;- sono presenti persone alle quali non è stato ancora offerto un percorso di formazione e integrazione. Si può iniziare raffrontando competenze e bilanci annuali del Comune Capoluogo e della Provincia. Per i molti comuni minori, la riforma deve produrre il passaggio da una politica di contributi a pioggia a quella della fornitura di servizi tecnici e risorse finanziarie che siano strumentali rispetto ad iniziative nate, decise e sviluppate localmente”.
Maria Teresa Perasso, Italia Viva Trento
2 – “Propongo che IL TESORO EMETTA TITOLI PUBBLICI IRREDIMIBILI – cioè senza scadenza di rimborso – che in quanto escludono espressamente il diritto del Tesoro al loro riscatto, non sono titoli di debito. Si tratta di uno swap finanziario: il Tesoro incassa un capitale e cede una rendita superiore a quella dei titoli di debito.Finanziariamente, il maggior esborso per interessi è più che compensato dai cessati esborsi in linea capitale. Il tasso di rendimento in parte fisso e in parte variabile, mantiene adeguato il livello del valore nominale. II Tesoro può ridurre il volume degli Irredimibili in circolazione presentandosi loro acquirente alla borsa valori.Con gli irredimibili si attrae volontariamente la ricca finanza privata italiana ed estera verso il nostro settore pubblico. Gli irredimibili emessi in sostituzione di titoli di debito in scadenza, riducono il debito pubblico senza diminuire la disponibilità finanziaria del Tesoro; ogni ulteriore emissione aumenta la disponibilità finanziaria del Tesoro senza aumentare il debito pubblico.In parallelo si vara un corrispondente piano di investimenti in servizi pubblici e in iniziative produttive pubbliche e private.Il 25 agosto 2020 Banca Intesa Sanpaolo ha emesso due tranche di propri Irredimibili di 750 milioni cadauna con rendimento 5,5 tassati al 26,00% (gli irredimibili pubblici sono tassati la metà) Le richieste di acquisto sono state per ben 6,5 miliardi”.
Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento
3 – “Prendo lo spunto dalla programmata nuova cabinovia Trento-Monte Bondone perché con essa si dia il via alla messa in rete del sistema di risalite meccaniche per dare vita al TRENTINO BIKE SAFARI, un sistema di ciclo discese analogo all’esistente Tirol Bike Safari che ha messo in rete 750 km di ciclo discese, attirando folle di cicloturisti anche nelle due stagioni belle (Primavera e Autunno). Si tratta quindi di sollecitare analogo intervento nella Provincia di Bolzano per collegarsi al sistema del Tirolo e creare una EUREGIO BIKE SAFARI con forti ricadute di immagine ed economiche in ogni settore economici locale.Questo nuovo sistema a rete di ciclo discese sarà a sua volta collegato ai sistemi di piste ciclabili di fondo valle, in via di completamento. L’idea deve diventare presto un vero e proprio progetto affidato ad una SpA di Progetto mista pubblico-privata interprovinciale e interregionale, alimentata dalle parcelle via via dalla stessa emesse paritariamente a carico degli Enti Pubblici che le hanno commissionato il progetto”.
Riccardo Lucatti, Italia Viva Trento.

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