MARKETING SUI CERVELLI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 ottobre, 2018 @ 11:23 am

Detto altrimenti: cioè … detto in altro modo? Quello dell’attuale politica!     (post 3346)

Il marketing, studio del mercato e dei prodotti che esso può assorbire. Il marketing si divide in marketing operativo (si occupa del mercato e dei prodotti dell’oggi); in marketing strategico (cerca di prevedere la richiesta futura); in marketing diabolico, quello che promette il soddisfacimento di bisogni che altrimenti nessuno avrebbe ritenuto esistenti e/o possibili da soddisfare.

Ecco, mi pare che una certa politica romana odierna sia guidata da … un grande esperto di marketing diabolico! Quanti sono i non laureati che aspirano a …? Molti? E allora togliamo il valore legale alla laurea! Quanti i non-ancora-pensionati che aspirano alla pensione? Quante le partite IVA singole? Quanti gli evasori fiscali? Basta accontentare tutti o almeno, basta promettere di accontentare tutti ed il gioco è fatto.

In tal modo rinascono le corporazioni dei possibili beneficiati, ognuna delle quali difende il proprio status (votando il governo) secondo una percezione sensoriale e senza avere alcuna visione d’insieme. Mi spiego: seduti in cima ad un’alta scogliera, avete il massimo della visione d’insieme del mare e nessuna percezione sensoriale. I due valori si invertono gradualmente man mano che scendete verso il mare, e quando vi immergete, avrete la massima percezione sensoriale e nessuna visione d’insieme. Ecco, ogni corporazione vota quel governo sulla base della propria percezione sensoriale e ciò è logico e comprensibile. Ma che a non avere la visione d’insieme sia chi governa, be’ … questo è molto grave.

Dice … ma lo spread non arriverà a quota 400! Uei, raga … mi pare come quella persona sovrappeso che dovrebbe pesare 70 kg, ne pesa 80 e si promette – rassicurando se stesso, il proprio medico e la sua famiglia – di non arrivate a 90!

(continua alla prossima puntata)

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VAJONT

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 ottobre, 2018 @ 12:36 pm

 

Detto altrimenti: va giù …. (post 3345, con appenbdice)

 

9 OTTOBRE 1963 – 10 OTTOBRE 2018

 

VAJONT (Va-jont)

 

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      Qui c’era il lago … da allora c’è la frana

Va giù …va giù …

dapprima silente

e poi improvviso

cade

pesante nell’acqua ristretta e profonda

un monte ucciso dagli anni

e da un progetto assassino.

Bagliore di cavi tranciati.

“Lampeggia sul monte!

Cos’è? Temporale?”

Valanga di aria compressa

strappa i panni di casa

dai fili distesi

fluido maglio d’annuncio mortale

soffoca i muri indifesi

di una indifesa città.

 “Cos’è questo tuono?

Un Foen improvviso?

Chiudete le porte!

Non vedi ch’è solo?

Ormai superato il terzino!

Fa goal lo spagnolo!”

Sibilante

più volte annunciato

maremoto alpino

interrompe violento

azione

partita

la vita.

Dolori scheggiati

infangati

parole ormai mute

non legano più fra di loro

sbriciolati frammenti

di una impazzita ragione.

Pochi oramai gli occhi ancor vivi

tristi cavalli di frisia

a sbarrare la strada ed il passo

al nulla rimasto

svuotati di lacrime

dal troppo dolore

come il lago dal Toc.

Ed io

pellegrino tardivo

posso solo indagare il Ricordo

affinchè il Ricordo non muoia.

 

Firmato: il vostro blogger Riccardo

Appendice

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     Autostrada Torino-Savona zona ponte Stura

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La provincia di Belluno era povera (v. Post “RESTART restarts!” del 20 luglio 2018). Negli anni si è molto industrializzata con i risarcimenti erogatile a causa del disastro del Vajont. Nonostante ciò, oggi non è ricca, anzi, è stata impoverita dagli interventi dello Stato sull’assetto delle provincie.

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        Idem come foto sopra

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Genova, ponte Morandi: per fortuna molte, molte vittime di  meno ma quanto ai danni forse – anzi, quasi sicuramente –  molti molti di più di più all’intera città. In entrambi i casi non si è trattato di una fatalità, ma di malafede (Vajont) o di errori umani per incuranza, disattenzione, irresponsabilità o quanto meno “confusione delle  pre-responabilità” : io ho detto, lui ha scritto … ma nessuno ha fatto.

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DEMOAUTONOMIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 ottobre, 2018 @ 9:29 am

Detto altrimenti: di che si tratta? Dai, leggete qui sotto!       (post 3344)

Nei millenni il termine “democrazia” ha significato, in successione: A) potere sul popolo (il democrator (nota 1) era il tiranno); B) strapotere del popolo (così accusato dalle destre escluse dal governo); C) potere del popolo. Oggi, “grazie” alle reti, siamo regrediti dalla terza alla seconda forma, cioè allo strapotere del popolo delle reti. Se non stiamo attenti, con la cosiddetta democrazia diretta, passeremo alla prima forma: dalla democrazia alla tirannide di una oligarchia.

E invece, almeno qui, in Trentino, alle prossime elezioni amministrative, avremmo la possibilità di passare dal terzo significato ad un quarto, diverso, migliore significato, cioè dalla democrazia alla demoautonomia. Infatti, quando al centro (Roma) ci sono spinte autocratiche e antidemocratiche, maggiormente devono, possono e di fatto nascono istanze autonomiste locali (nota 2), in questo caso per la difesa del terzo tipo di democrazia, almeno a livello locale.

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(1) Who opened the door for the democrator?
And how come he let in the market-conquistadors?
Why is he acting as if he has something to hide?
The privilege of the stupid is to be taken for a ride.

(“ride”: passaggio, corsa, strumento, mezzo , cavalcatura …)

Chi ha spalancato la porta al tiranno? / Come è successo che egli si è inserito nel novero dei conquistatori? / Perché si comporta come se avesse qualcosa da nascondere? / Il privilegio dello stupido è di essere strumento altrui.

(2) Così, il filosofo austriaco del diritto Hans Kelsen in “Teoria generale del diritto e dello Stato”.

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BRASILE COME ITALIA E VICEVERSA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 ottobre, 2018 @ 7:01 am

Detto altrimenti: eppure erano ricchi rispettivamente di petrolio e di democrazia … (post 3343)

Italia-Brasile, e non è una partita di calcio, purtroppo.

download (2).

Scrive Aldo Cazzullo su Corsera 9.1.18 pag. 29: “Il giorno in cui realizzeremo quale pericolo la rete rappresenti per la democrazia e per le relazioni tra le persone sarà sempre troppo tardi”. Crisi del centrodestra e del centro sinistra e della sinistra. La destra vince, anche in Brasile con Bolsonaro che ha fatto campagna elettorale con slogan e false notizie attraverso la rete. Qui  fianco: il prossimo viaggio all’estero di Salvini?

E’ proprio vero che un bene si apprezza quando ti manca. Così mi sta accadendo per il Bene Democrazia.

download (1)Io sono nato il 3 febbraio 1944, sul finire della guerra, della quale ricordo solo la carta pressata nelle fessure delle persiane e la luce azzurrata nel vano delle scale. Dopo, Democrazia. Imperfetta, malata se volete, ma pur sempre Democrazia: pluralità di partiti e di idee. Oggi no, oggi mi sento oppresso da un nuovo 1984 alla Orwell, da un nuovo Grande Fratello: la rete manovrata da moderni gladiatori retiarii che “irretiscono” (appunto!) le masse attraverso un’azione di marketing diabolico. Mi spiego: il marketing può essere operativo. studio del mercato e dei prodotti attuali; strategico: cercare di indovinare le future richieste del mercato; diabolico: far nascere richieste da parte del mercato per il soddisfacimento di bisogni che altrimenti i mercati non avrebbe mai avvertito. E le masse, “ignoranti”, ci cascano.

Dice … “masse “ignoranti”, blogger? Ma che, mi fai l’elitario, lo snob, lo “studià”? Dico: no, amici per nulla! Lo dimostra la mia insistenza perché la scuola fornisca più conoscenza e meno capacità; lo dimostra il mio apprezzamento per l’insegnamento di Don Milani, per il quale valeva di più il figlio di un montanaro che avesse meritato un quattro del figlio di un professionista fiorentino che avesse meritato un nove.

downloadDice … ma tu, caro blogger, sei proprio sicuro che la gente nella stragrande maggioranza voglia realmente la Democrazia? Non vedi – ad esempio – come anche all’interno dell’Associazionismo e dei singoli partiti la Democrazia sia spesso violata da prepotenze, furbizie, inerzie? E la gente lascia correre …ma sì … che vuoi che sia … non vale la pena … dopo tutto poi …” Vuoi qualche esempio?  Un partito politico, il suo Statuto recita che i membri della commissione elettorale non possono candidare e invece candidano e non succede nulla; assemblee condominiali gestite dallo stesso amministratore; assemblee di soci presiedute dal Presidente dell’associazione; un’associazione: si raccolgono deleghe fasulle per vincere un’assemblea, e non succede nulla; un’altra associazione: delibere dell’assemblea ordinaria che modificano quelle dell’assemblea straordinaria … Solo piccoli grandi esempi di eventi di democrazia mancata, ma vabbè …

download (3).

Rispondo. Esiste un libricino piccolo piccolo, l’ “Anonimo Ateniese” scritto 2500 anni fa da un esule ateniese – rimasto anonimo, appunto, per cui se il libraio vi chiedesse il nome dell’autore … – il quale potè impunemente criticare la (falsa, n.d.r.) democrazia ateniese solo in quanto non perseguibile dal potere della sua città. Ma soprattutto egli ci spiega come mai, nonostante tutti questi suoi difetti, quel regime durasse così a lungo. Ecco, anche noi oggi dovremmo fare un esame dei difetti della nostra ex-Democrazia, delle ragioni del suo lungo perdurare nonostante gli stessi, per arrivare ad una conclusione: preferiamo riavere la nostra Democrazia malata, curarla, risanarla e conviverci, o preferiamo che resti invalida per sempre o peggio che muoia?  Perché la malattia è una condizione che conduce ad una delle seguenti conseguenze: guarigione, invalidità, morte.

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FIAB TRENTO NELLA “BASSA” MODENESE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 ottobre, 2018 @ 5:23 am

 Detto altrimenti: Fiab, incontrarsi, conoscere                                 (post 3342)

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Sauro Bianchi ,  Sindaco di S. Prospero e il Presidente Fiab Trento Guglielmo Duman

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“Autunno in tavola” pedalare con gusto, iniziativa dell’UCMAN-Unione dei Comuni Modenesi Area Nord. Già, perché la zona “bassa” sta a nord, e quella “alta”, appenninica, a sud. Chiarito questo, noi FB-Fiabbini Trentini siamo stati invitati da RaganellaCentro di educazione alla sostenibilità, a seguito dell’incontro al Bicigrill di Faedo di un anno fa. In località Contre a Caldes con l’ing. Franco Buffa della provincia Autonoma di Trento, insieme ad operatori economici della zona.

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Ci hanno accolto e accompagnato i Sindaci di quei paesi, i rappresentanti della Società Ciclistica Mirandolese e di Fiab Modena “Bacinbici”. Come da programma, accoglienza per la colazione al Ristorante Entrà, Visita al Castello di Carrobbio e al Cimitero ebraico di Finale Emilia con successiva degustazione della Torta degli Ebrei.

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Favoloso buffet con le prelibatezze locali annaffiate da ottimo lambrusco al “Casino del Vescovo”. Nella foto: pranzo  “Sandalo al sole”, per chi indossava i sandali …

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Per finire, visita guidata ad una acetaia (“Acetaia del Cristo” info@acetaiadelcristo.it). Qui abbiano imparato a conoscere la differenza fra l’IGP e il Tradizionale. Il primo si produce in 60 giorni mescolando mosto cotto, aceto di vino e caramello. Per il secondo – fatto dal solo mosto – ci vogliono anni: si cuoce il mosto viene cotto, distillato e lasciato riposare per anni (12-24 e oltre) rimboccando anno per anno a cascata una batteria di cinque o sette botticelle in locali sottotetto a temperatura variabile a seconda delle stagioni. Abbiamo visto le botticelle riservate ad una clientela particolare come quella della regina Elisabetta o dell’attore Mickael Douglas.

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Il significato della giornata. Senza la Fiab, ben difficilmente avremmo scoperto questi tesori di accoglienza, umanità, storia, natura. Tesori e Persone fuori dai percorsi autostradali e dai grandi percorsi turistici, economici, culturali, sociali e di vera umanità, ma per questo non meno importanti e significativi.

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Generosa e ottima l’organizzazione, con la Polizia Locale a gestire ognuno dei numerosi incroci. Limitati i km pedalati (io, casa-casa, 35) ma ne valeva la pena: infatti le soste culturali e gastronomiche sono state imperdibili! Non ultimo il tempo: una splendida e calda giornata autunnale che fa il paio con quelle della recente bi-pedalata nella laguna di Venezia. Evidentemente Qualcuno lassù ci ama!

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Amici Emiliani, vi aspettiamo in Trentino!

FIAB- FEDERAZIONE ITALIANA AMICI DELLA BICICLETTA

ISCRIVETEVI A FIAB TRENTO O A QUELLA DELLA VOSTRA CITTA': VI ASPETTIAMO!

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MALA TEMPORA CURRUNT

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 ottobre, 2018 @ 6:34 am

Detto altrimenti: la nostra Autonomia Speciale sta vivendo un gran brutto periodo … (post 3341)

Imminenti elezioni amministrative in Trentino. Ho assistito ad una riunione di presentazione dei candidati di un partito e del relativo candidato presidente, il quale, in difesa della nostra Autonomia, ha messo in guardia contro il meccanismo perverso insito nella politica dello Stato di riduzione delle imposte. In sintesi: alle regioni a statuto ordinario la riduzione delle imposte provocherà minori entrate fiscali, bilanciate però  da maggiori trasferimenti da parte dello Stato che sua volta farà fronte ai maggiori esborsi aumentando il proprio indebitamento. Le Provincie Autonome del Trentino Alto Adige non beneficiano di trasferimenti da parte dello Stato, ma vivono del loro, trattenendo la maggior parte delle imposte statali. In tal caso, la riduzione fiscale comporta minori entrate pubbliche di 500 milioni di euro l’anno per ognuna delle due Provincie Autonome. Primo nostro impoverimento. Ma successivamente subiremo un secondo impoverimento, quando saremo chiamati a contribuire a saldare il maggior debito pubblico statale. La sua conclusione: occorre una presidenza provinciale non “dipendente” dai partiti centrali, la quale possa opporsi con forza a tali manovre.

Per inciso: la minore tassazione favorirà maggiormente i redditi privati più elevati, i cui titolari  poi non è detto che reinvestano quanto risparmiato nel sociale e nel pubblico, come invece avrebbe fatto la PA con quei denari: ci si augura quindi che  quei privati reinvestano nel settore produttivo privato. Vedremo.

Ed ecco le mie osservazioni. L’ideale sarebbe che la funzione tributaria fosse una funzione “autonoma” e rientrasse nelle competenze dell’Autonomia. Ma le competenze sono determinate per legge ordinaria e costituzionale e la funzione legislativa – ove si attuasse la cosiddetta democrazia diretta – sarà nelle mani di poche persone, i nuovi oligarchi (si legga al riguardo il post precedente).

L’unica salvezza ci può venire dall’UE la quale non si può permettere di perdere uno degli Stati fondatori, uno dei maggiori consumatori dei propri prodotti: l’Italia. Già, perchè è questo il braccio di ferro in corso: “Io tiro dritto, io non mollo, tanto alla fine a mollare sarete voi!”. Italiani consumatori, questa è la verità, e se noi si tornasse alla lira, sarebbero ben pochi i prodotti UE che potremmo permetterci di acquistare.

La moneta questa sconosciuta. Parliamone un poco. Essa rappresenta il valore del bene-nazione: “Io ti pago con questa moneta nazionale (per l’euro, plurinazionale) e tu la accetti perché è come se io  ti pagassi con un bene concreto, in quanto tu hai la garanzia di poterla convertire in beni concreti o in oro: te lo garantisce lo Stato (o gli Stati) che l’hanno emessa”. Orbene, l’Euro rappresenta la ricchezza europea, cioè un mix di quella tedesca, francese, italiana etc.: un mix di ricchezze più forti e di quelle più deboli. Ma se tornassimo alla lira, essa rappresenterebbe solo la nostra ricchezza e nei confronti dell’estero varrebbe meno. In breve: aumenterebbe di molto il costo in lire delle materie prime, dell’energia e del ripianamento del nostro debito pubblico. E lo Stato, per far fronte, aumenterebbe tasse e imposte. E noi? Noi tutti molto più poveri. E’ questo che vogliamo? Per fortuna nostra, l’UE non ha proprio interesse a che noi si esca dall’Europa! Ed è questa la ragione-scommessa-sfida di chi “tira dritto e non molla”.

Ma… la gente … la nostra gente … capisce tutto ciò? Capisce l’inganno della cosiddetta democrazia diretta? Capisce l’inganno del canto ammaliante delle sirene che offrono tutto a tutti, costi quel che costi? Capisce la trappola dei nuovi Mangiafuoco e del loro Paese dei Balocchi che ci sta facendo diventare tutti tanti asinelli? No, la gente non lo ha capito ed infatti ha votato le sirene che ci stanno dando bastone e carote: il bastone … quello di chi tira dritto e non molla; le carote di chi in TV, con toni dolci e ammalianti, dichiara di volere realizzare la felicità di tutti, una felicità che lui ha promosso a fattore della produzione.

Che fare? Ricominciamo almeno da qui, dalle nostre elezioni amministrative, rispetto alle quali – e qui esagero, ma una provocazione ci vuole – dovrebbero essere esclusi i partiti nazionali oppure si dovrebbe cambiare loro il nome e definirle non più elezioni amministrative ma elezioni politiche locali.

Chiudo con una parola sull’Autonomia. Don Lorenzo Guetti, il padre della Cooperazione, fondò la sua azione su un principio: corresponsabilizzazione di ognuno, ovvero coincidenza fra potere e responsabilità nel fare, nel fare qualcosa di concreto, cioè nel realizzare il Bene Comune che è tale non perché usufruito da tutti ma perché costruito sin dall’inizio con l’apporto di ogni singolo cittadino. Ecco la nostra diversità: noi non diciamo “Lo Stato ci deve dare, lo Stato deve fare …”, bensì diciamo “Noi ci governiamo, noi produciamo e diamo una percentuale allo Stato a fronte delle sue competenze” che a mio sommesso avviso dovrebbero essere solo Giustizia e Difesa. Non altro. Evviva la Demoautonomia!

E se mi sbaglio mi corrigerete.

P.S.: la “nuova politica”? Semplicemente disorientante! Sono venuti meno gli ideali e le idee. Tutto è stato buttato dentro un calderone e rimescolato. Ingredienti contraddittori, teoricamente singolarmente incompatibili fra di loro si sono trovati a stretto, reciproco contatto dentro il pentolone della retorica e del populismo qualitativo. E il cliente (l’elettore)  dapprima è disorientato. Poi non volendo apparire tale, accetta con decisione e (finta) convinzione il menù che gli viene offerto, mostrando di apprezzarlo, visto che lui sì che è un intenditore!

Mi viene in mente un fatto vero: un mio amico   (burlone) invita a cena due suoi amici entrambi sommellier. In cucina travasa di nascosto vino da un cartone molto ma molto economico in una bottiglia di pregiato vino francese. Arrivato in sala, al cospetto dei due ospiti finge di stappare la bottiglia “francese” e ne offre in assaggio ai due. Il primo beve e tace: evidentemente è perplesso, non approva, non cade nella trappola  ma educatamente si astiene.  Il secondo – al pari dell’elettore che non capisce ma vuole apparire come quello che ha capito tutto – esamina il vino in controluce, ne valuta l’aroma, sorseggia, riflette e proclama: “Ah, i Francesi bisogna lasciarli stare: retrogusto di mandorla, profumo di viola, morbido al palato, caldo, etc. “ (Alla fine il burlone svela il trucco e perde un  amico, ma questa è un’altra storia).

Solo che, il giorno dopo, al falso esperto di vini e all’elettore  sono venuti bruciori – rispettivamente – di stomaco al primo e in altra parte del corpo assai meno nobile, al secondo.

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DEMOCRAZIA DIRETTA … MA DIRETTA DA CHI?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 ottobre, 2018 @ 9:20 pm

Detto altrimenti: tanto tuonò che piovve!       (post 3340)

Dirigere, verbo transitivo della seconda coniugazione. Il suo participio passato ha significato passivo: orchestra diretta da Tizio, democrazia diretta da Caio, e così via.

La carota e il bastone. Prima carota: “Diminuiremo il numero dei parlamentari! Questa è una parte della democrazia diretta!”. E tutti giù, ad applaudire, a votarli …

Seconda carota:Introduciamo il referendum propositivo (di una nuova legge, ad esempio. Oggi esiste solo quello abrogativo di una legge esistente): sarete voi cittadini a proporre le leggi!” Applausi da standing ovation.

Prima bastonata: a proporre il referendum devono essere 500.000 cittadini, ma poi per approvarlo basta  la maggioranza dei votanti senza quorum e “siccome che” a votare vanno in pochi, quei pochi (ben indirizzati dal capo rete) faranno pervenire in Parlamento la proposta di legge.

Dice … eh, si, vabbè, ma il Parlamento è libero di agire! Dico: nossignore, perché “loro” vogliono introdurre anche il vincolo di mandato per i parlamentari (che oggi agiscono senza vincolo di mandato). Terza carota: “Noi vogliamo abolire le scilipotate!”  e tutti giù, ad applaudire e a votarli. Ma non basta, oltre alle bretelle vogliono anche la cinghia dei pantaloni; infatti se il testo approvato dal Parlamento differisse da quello proposto dai referendari, vale quest’ultimo (seconda bastonata!). Ed il gioco è fatto!

Allora ecco come può funzionare: tre/quattro persone vogliono una nuova legge, ad esempio per modificare la Costituzione (per eliminare l’obbligo del pareggio di bilancio e/o per uscire dall’UE). Tramite la rete di cui hanno il completo controllo, organizzano un gruppo di 500.000 cittadini. Non serve altro. Se avete letto con un minimo di attenzione le righe sopra, il gioco è fatto e addio democrazia, anzi no, la democrazia ritornerebbe al suo significato originario, secondo un percorso inverso a quello storico: da potere del popolo (fino a ieri, qui da noi) a strapotere di una parte del popolo (della rete, qui da noi oggi) a potere sul popolo da parte di chi gestisce la rete e “dirige la democrazia” la quale, appunto, sarebbe una democrazia diretta da pochi, cioè un’oligarchia.

Che poi mi ci gioco la sottana che non ho che za che ghe sem, “Facciamo senza quorum anche i referendum abrogativi, dai … che così le leggi possiamo sia farle che disfarle a piacere” (terza bastonata). Dice … ma tu caro blogger sei un malpensante. E’ vero, lo sono, perché a pensar male si fa peccato ma si indovina!

Ma la gente applaude e li vota: “Evviva, riducono il numero dei parlamentari! Io stesso potrò contribuire a far emanare una legge! Evviva”! Al che in sintesi, io dico molto amaramente “Cornuti e contenti”. In dialetto genovese “pigià e bacchè e basgià u brugu”, prendere le legnate e baciare il bastone. In dialetto trentino “anar col cul ne le pedae”, andare a mettere il  culo nelle pedate, andarsele a cercare.

E se mi sbaglio mi corrigerete.

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OGGI FESTA DEI NONNI … A PEDALI!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 ottobre, 2018 @ 5:55 pm

Detto altrimenti: be’ ognuno festeggia come può … e se può, come preferisce!   (post 3339)

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.Io, a pedali. Detto fatto. Una pista nuova? Eccola: da Egna a Passo San Lugano, da 214   a 1097 metri di dislivello su 20,5 km, se segui la pista ciclabile. Già, la ciclabile, paliamone un po’.

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download (1)Si esce dall’A22 a Ora, si prende la SP verso Bolzano e dopo 2-3cento metri a sinistra (attenti a svoltare!) c’è un comodo parcheggio, un bicigrill ma soprattutto il RADKIOSK, il chiosco della bicicletta del mio amico Otto Walter (Google maps address: Circonvallazione di Ora 3 – I 39044 Montagna BZ – Tel. 0039 333 1887714  – walter.otto@alice.it –    www.radkioskwalter.com – GPS 46°19’58’’N ; 11°16’53’’ E  … quando si dice la precisione tedesca!).

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.Com’è che siamo amici e da anni, Otto ed io? Semplice. Anni fa mi sono fermato per la prima volta e gli ho parlato in tedesco. “Riccardo, qui da noi ci sono italiani da 30 anni che non parlano una sola parola della lingua locale”. E poi sua moglie è un’insegnante, come la mia. Questo l’inizio. Poi la consuetudine delle mie soste, dei miei piccoli acquisti di frutta, verdura, succhi di mele e altre prelibatezze tipiche del Sud Tirolo, rigorosamente genuine. Insomma, quando ci incontriamo è un abbraccio ormai fra vecchi amici. E poi Otto e sua moglie sono anche ottimi pedalatori! Dietro la bici: uva, uva,  in basso la Valle dell’Adige,e in alto  i monti Roen, Penegal, Macaion.   A destra, ma non si vedono, i monti del Passo Palade.

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Anche oggi Otto offre a me e al (collega nonno) Claudio (Colbacchini) un bicchiere di succo di mela: è il suo benvenuto. Ci avverte: “Attenti ad attraversare la strada (la pista ciclabile parte da lì a 300 m, lato opposto) abbiamo avuto un incidente grave …”. Grazie Otto. Compero 4 mele meravigliose, mezzo litro di succo di mela  e partiamo. Sono le ore 11,00. Si tratta del percorso della vecchia ferrovia, ci hanno detto, quindi pendenza morbida, ferroviaria. Ma come succede in questi casi, vi sono alcune deviazioni perché la vecchia sede ferroviaria non è più interamente recuperabile. Ed è così alla partenza: asfalto, pendenza 6-8%, ma dura poco e presto si riprende la sede e la pendenza normale. Bene le indicazioni, bene le gallerie illuminate grazie a pannelli solari (Trentini, impariamo: illuminiamo le gallerie fra Torbole e Malcesine!). Poi a un bivio mancano le indicazioni ma ce la caviamo. Ogni tanto qualche “deviazione” corta una, più lunga l’altra, tutte ovviamente più ripide (10-12%), ma noi abbiamo le E-bike. La salita? 18 km in ciclabile dal fondo sterrato e ben battuto, qualche tratto in asfalto + 2,5 km sulla SP.

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Arrivati al Passo, beve sosta: panino imbottito, un quarto di nero in due, caffè e si riparte, ben vestiti: infatti la discesa sarebbe stata freddina, nonostante i 13 gradi “al sole” anche 20 dice uno.

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    Nonni di tutto il mondo, uniamoci!

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Per la discesa preferiamo fare una volata tutta sulla SP. Arrivato al bivio per Montagna prendiamo a destra. In fondo alla discesa i ciclisti devono obbligatoriamente prendere la direzione Ora Centro e in un paio di km verso sud si raggiunge il punto di partenza. Otto è a casa, al chiosco c’è suo figlio: breve sosta, qualche acquisto (mele e patate “da fare fritte”). 40 km, fine della pedalata alle ore … saranno state le 15,00? Non ho controllato.

Nota tecnica: senza aiuto elettrico, salita adatta solo per chi è molto, molto allenato. Io con 3500 km nelle gambe, sono salito con le prime due modalità di aiuto (eco-tour), non ho usato le altre due (sport-turbo) e al passo avevo consumato il 70% di una batteria da 400.

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A Trento cena autogestita (le due  mogli sono assenti). Che fare? Io ho pelato 8 patate Otto, cioè 8 patate del mio amico Otto. Claudio le ha sbollentate in pentola a pressione poi le ha messe al forno a 220°: sono risultate abbronzate e croccanti, a far compagnia a braciole di maiale e ad un’ubriacatura di verdure crude. Vino: Merlot dell’Agraria di Riva del Garda. A seguire, 2/8 mele, cioè due mele di Otto e uva.

 

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Good bike a tutti i nonni e a tutte le nonne!

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RICOMINCIA ACCADEMIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 ottobre, 2018 @ 5:30 am

Detto altrimenti: Accademia delle Muse, stagione 2018-2919   (post 3338)

btyIeri sera abbiamo iniziato l’11° Anno Accademico. Qualche amico nuovo, molti “vecchi” che poi vecchi non siamo vista l’energia e la vitalità che ci anima. I motori sono stati avviati, il calore (dell’amicizia) che emanano ci ha riscaldato in questa prima serata veramente autunnale. Chi siamo? Il nostro è un circolo culturale privato al quale si accede per passaparola. Ci ritroviamo il primo lunedì di ogni mese da ottobre a giugno, due “eventi” per serata intervallati dalla pausa eno-gastro-astronomica, tante sono le prelibatezze che ogni partecipante conferisce per la comunità. Ospite ospitante Cristina, pianista, musicologa, cantante lirica, floricoltrice … Amica. Grazie, Cristina!

btyIeri sera, prima parte, Alfonso Masi (regia e voce); Luciano Maino (fisarmonica e voce); Tiziano Chiogna, Fiorenzo Pojer (voci); Patrick Coser (voce e chitarra) , un meraviglioso ensemble per “Tapum Tapum”- I canti di trincea”, ma non quelli famosi, “eroici”, bensì quelli della sofferenza, della dura realtà della guerra inutile macello anzi di ogni guerra, di tutte le guerre, tutte inutili macelli. Musiche e testi tratti dai due volumi di Savona Straniero (1981). La “Ninna nanna della guerra” (Trilussa); “Vita in trincea”; “Fuoco e mitragliatrici”; “Il general cadorna” (non merita la “C” maiuscola, n.d.r.!); e molte altre, intervallate da testi di lettere dal fronte, di riflessioni sulle responsabili incapacità di cadorna e non solo sue e molto, molto altro ancora. Esecuzione toccante, commovente, giustamente dissacrante di qualcosa che proprio sacra non era: la guerra.

La prima guerra mondiale: il 26 aprile 1915 l’ambasciatore italiano a Londra, il marchese Guglielmo Imperiali, firmò il patto che impegnava l’Italia a entrare in guerra contro l’impero Austro-Ungarico entro un mese. Imperiali firmò su mandato del governo Salandra, all’insaputa del Parlamento in grande maggioranza neutralista (!) Poco dopo la decisone fu portata a ratifica del parlamento che – per evitare una crisi istituzionale – l’approvò con il voto contrario dei socialisti. ‘Na bela talianada”, si dice in dialetto trentino!

btyUn inciso: perché a Milano continuiamo a dedicare a cadorna una piazza, una fermata della metro? La proposta; dedichiamo quei luoghi al Generale Armando Diaz, e a cadorna intitoliamo la scuola Diaz di Genova, quella della vergogna.

Cena.

Si riprende con Cristina al pianoforte: “Danze”: brani famosi hanno riequilibrato e rasserenato lo spirito della serata:

  • Il minuetto (Boccherini – Mozart – Beethoven)
  • Il valzer (Chopin – Strauss)
  • Due tanghi:  A media luz; La Paloma
  • Danza slava (Dvorak)
  • Danza delle spade (Khachadorian)
  • Fantasia di danze spagnole
  • Il bis:  Czardas (Monti)

btyIndi l’intermezzo delle novità, ovvero gli eventi che ogni Accademico vuole portare all’attenzione dei colleghi, inseriti nel post-agenda “Prossimi eventi”. E’ seguita da parte di Cristina l’esposizione del programma dell’anno. Last but not least Giovanna e Cristina hanno fatto omaggio ai presenti dei confetti augurali in bomboniere alla lavanda a celebrare il primo matrimonio “accademico”, quello fra i “nostri” due giovani Letizia e Stefano (Lavis, 29 settembre appena passato).

Qui a fianco Giovanna, la mamma dello sposo. Alla prossima, dunque! Quando? Be’ raga, e allora il mio post-agenda che ci sta a fare?

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Buona Accademia delle Muse a tutte e a tutti!

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LUCIA ANNUNZIATA V. GOVERNO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 ottobre, 2018 @ 2:03 pm

Detto altrimenti: quella “V.” sta per “versus”, contro ….   (post 3337)

https://www.huffingtonpost.it/lucia-annunziata/confessioni-di-una-deficiente_a_23545070/

Amici, questo è un “postaltrui” nel senso che – a insaputa dell’Autrice – l’ho copiato di sana pianta dal suo blog. Di mio ho aggiunto il grassetto, la foto in bianco e nero,  le didascalie sotto le due foto, le sottolineature e il titolo che per me è “A pensar male si fa peccato ma si indovina” che poi anche questa è una scopiazzatura. Dice … “Ma non bastava che tu, blogger, mettessi il link al pezzo di  Lucia?” Eh no, raga, ho anche ricopiato il testo del suo intervento: mi piaceva troppo!

Inizia

Confesso, sono una deficiente. Pur avendo questo giornale scoperto il piano B del primo accordo di governo, l’ho poi lasciato da parte, cullata lentamente in uno stato di semicosciente ottimismo, perché poi, alla fine, chi mai davvero potrebbe esporre il paese alla destabilizzazione politica? Una cosa sono le idee altro è la responsabilità di governo, mi sono ripetuta. In fondo quale politico accetterebbe mai di giocare a carte con il Destino del Popolo in nome del Popolo? Non lo avevo messo in conto. Questo azzardo non l’ho visto arrivare perché era sempre stato lì, nello stesso atto fondativo della coalizione di governo.

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“La dichiarazione di guerra è stata consegnata agli ambasciatori di a Francia e Gran Bretagna. L’imperativo è uno solo: VINCERE!”

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Il Def, presentato ieri da Luigi Di Maio (con tutti i mezzucci comunicativi di un partito che della comunicazione ha fatto il suo unico Dio), e definito come l’abolizione della povertà, è solo una povera misura elettorale. L’asticella del deficit al 2.4, per i prossimi tre anni, non è infatti una manovra e nemmeno una proposta di manovra. E’ solo una sbruffonata, inaccettabile non tanto dall’Europa e dai mercati quanto, e innanzitutto, dai portafogli degli Italiani. E’ la bizzarra proposta di indebitare ulteriormente una famiglia che non riesce a liberarsi dei debiti. Difficilmente il modo per combattere la povertà.

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(balconi diversi, stesso stile, n.d.r.)

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Italy's Finance Minister Giovanni Tria Presents Budget

          “La dichiarazione di guerra è stata consegnata all’UE e alle plutocrazie finanziarie. L’imperativo è uno solo: SFORARE!”

Sono tutte cose queste di cui gli economisti discutono da tempo, e che lo stesso Di Maio (che deficiente non è) conosce bene. Il suo Def è in realtà un mezzo per intraprendere un altro percorso, in base al quale l’Italia starà meglio solo se viene esposta oggi a un grande scontro: lo scontro frontale con l’Europa per ottenerne o le proprie condizioni (il 2.4) o lasciarla. E’ il piano B, appunto, che era in quella prima versione del contratto di governo, che, scoperto, fu cancellato. L’idea dello scontro per liberarsi dai lacci europei venne attribuita allora soprattutto all’anima sovranista della Lega. Lo scossa che si avvertì mise in dubbio persino la formazione del governo, e il professor Savona non divenne Ministro del Tesoro. Di Maio in quelle ore si presentò invece come il paladino della continuità, l’interlocutore delle istituzioni, il contro bilanciamento di Salvini. E siccome tutti crediamo solo alle cose in cui vogliamo credere, tutti gli credemmo, dimenticando l’originaria piattaforma dei Pentastellati a favore dell’uscita dall’Euro.

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“Italiani, li hanno chiusi (i rapporti con l’UE). ARRANGIATEVI!”

L’obiettivo, invece, è rimasto lì – la rottura con la Ue come elemento palingenetico di una sovranità nazionale, di una nuova economia, e di un nuovo popolo. Il Def presentato, con i suoi numeri gonfiati, è l’avvio di questa rottura, anzi il mezzo scelto per “creare” in vitro il Cigno nero, l’evento imprevisto con cui giustificare l’avvio del conflitto.

Il discorso di ieri di Luigi di Maio davanti a Palazzo Chigi è dunque una dichiarazione di guerra, nemmeno tanto mascherata. Che apre per il paese due scenari.

Il primo punta sull’effetto too big to fail : l’Italia è un paese troppo grande per potere essere davvero punita. In particolare da una Unione Europea molto indebolita ridotta a una collezione di Stati mai così disuniti. Il cosiddetto motore dell’Europa è imballato; Macron e Merkel per diverse ragioni avvitati in una spirale discendente, l’Inghilterra fuori, e buona parte dell’Europa dell’Est in ribellione. La disaffezione e il sovranismo sono galoppanti. Insomma l’Europa è in condizioni tali da poter essere sfidata, con una possibilità di vittoria – e in questo caso forse lo sfondamento del livello di deficit potrebbe accontentarsi di una messa a cuccia dei poteri deboli europei.

Il secondo scenario ci porta invece alla esposizione “senza se e senza ma” alla reazione dura dell’Europa, e dei mercati che, a differenza della politica, vivono e ingrassano nelle crisi. Nel qual caso, si tratterà di una “vera guerra” come avrebbe detto oggi il Professor Savona a un think tank, “ll nodo di Gordio”.

In entrambi i casi siamo entrati ieri in una nuova fase in cui nessuna opzione sarà indolore. Il valore dei nostri risparmi, delle nostre case e delle nostre pensioni si abbasseranno. La manovra di Luigi di Maio si rivelerà una specie di commedia dell’arte con un Pantalone che con una mano dà e con l’altra toglie.

Ma c’è terzo scenario, peggiore.

Qualcun infatti dovrebbe ricordare a Palazzo Chigi che il discorso sulla debolezza dell’Europa ha fatto il suo tempo. Nelle istituzioni europee da tempo la fragilità del sistema ha convinto molti leader a cominciare a pensare a un modello nuovo, fondato sulla accettazione della fine di una Europa unita e paritaria. C’è già al lavoro nei fatti lo sviluppo di doppie e triple velocità istituzionali, e persino abbandoni. Basta osservare la Brexit e alle delusioni di quella Gran Bretagna che ha guardato con sufficienza alla debolezza europea e ha sopravvalutato la propria forza negoziale. Salvo trovarsi poi davanti a un conto miliardario da pagare presentatogli dalla Ue che si è impuntata contro ogni mediazione, ribaltando la sua crisi in una crisi interna degli stessi Tory. O pensa la coalizione gialloverde che alla fine della guerra saranno capaci anche di non pagare nessun prezzo all’addio dell’Europa?

Se dobbiamo misurare dai festeggiamenti in piazza ieri sera, Palazzo Chigi non ha nessuna paura. E perché averla dopotutto? Nell’attesa della guerra, la decisione presa è per la coalizione comunque win- win.

Qualunque sarà lo scenario Luigi di Maio potrà tessere nei prossimi mesi la narrazione che già da tempo è diventata la colla che tiene insieme questa fragile coalizione. Potrà sempre dire, “Vedete, noi siamo con voi, vi abbiamo dato tutto, vi abbiamo liberato dalla povertà. Ma i poteri forti, il grande capitale, quei burocrati dei ministeri, quei giornalisti venduti, quei giudici che si sono messi a servire la politica invece di affiancare il popolo, ci hanno fermato”. Una narrativa perfetta per sostenere la prossima campagna per le europee, alimentando il risentimento del Popolo e fare il pieno di voti alle prossime europee. Una soluzione perfetta.

Sempre che Salvini, che per ora segue lo schema, non metta in campo i suoi, di interessi. E sempre ammesso che le fake news dei 5 stelle, le caleidoscopiche balle create per fomentare questa narrazione, non vengano erose dalla realtà.

Perché dopotutto io sono una deficiente, ma il popolo italiano ha sempre dato prova di non esserlo.

Finisce

E brava Lucia! Complimenti! Condivido in pieno il tuo pensiero e le tue preoccupazioni. E il Presidente della Repubblica Mattarella ha giustamente e doverosamente ricordato che nella nostra Costituzione c’è l’obbligo del pareggio di bilancio, per cui potrebbe non promulgare una legge contraria a questa norma, salvo poi che gli amici in questione si metterebbero a modificare la Costituzione …

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