31 DICEMBRE, UN ANNO E’ TRASCORSO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Dicembre, 2019 @ 8:18 am

Detto altrimenti: grazie, mie lettrici e miei lettori!    (post 3728)

Preferisco dirvi grazie ora, la mattina del 31, perché poi saremo tutti occupati ai preparativi della serata e domattina … domattina vorrò scrivere un post mirato al futuro e non al passato. Quindi … grazie! Dice … ma quanti siamo stati in un anno? Ci dai qualche numero, caro blogger? Rispondo: certo, eccomi a voi con i dati 2019:

N. lettrici/lettori                                             14.000
Post pubblicati (nn. 3729-3459)               270
Pagine pubblicate (media 1,3/post)         351
Pagine lette                                                  23.200
Durata media di ogni accesso (secondi) 30
Ore complessive di lettura                         193
Lettori                                                            55%
Lettrici                                                             45%
Vs/ età media, in scala decrescente       30-20-40-50-60
Accessi x ricerca organica                        87%
Accessi diretti                                              10%
Accessi altri e social                                   3%

Che altro dire? Che siete giovani; che preferite viaggi e sport; che mi avete letto dalla maggior parte dei paesi del mondo con esclusione di molti paesi dell’Africa, della Cina e dei paesi mediorientali in guerra.

Ogni mattina presto, alla stessa ora, immancabilmente, vedo in tempo reale che a leggermi è un lettore di Milano: che sia una qual certa piattaforma preoccupata per ciò che un pericoloso intellettuale qual sono io (intellettuale oggi = uno che sa leggere e scrivere!) va spiegando circa i pericoli che la nostra democrazia sta correndo? (v. post 3726, “Dalla democrazia all’oligarchia). E se non è la piattaforma, chi altro è? Grazie se me lo scrivi (riccardo.lucatti@hotmail.it), sconosciuto lettore milanese!

I commenti non sono molti a causa della complicata procedura Disqus di invio: ho chiesto all’editore di ripristinare la semplice, vecchia procedura. E poi noterete che io non sono collegato a nessun social networ e questo per mia scelta: immagino quanto crescerebbe la frequentazione del blog se mi collegassi, ma non lo faccio per la paura (sic!) che ho del tanto, troppo tempo che mi richiederebbe leggere e rispondere a tutti. Infatti io, vero VIP-Vecchietto In Pensione, sono molto impegnato anche in altre iniziative, associazioni, circoli vari, i miei libri, etc. e poi ho tre splendide nipotine, una moglie adorata, i miei sci e le mie biciclette. Ah … dimenticavo Whisper, la mia barca a vela, che a dire il vero sto un po’ trascurando data l’età (mia, più che la sua che è solo una trentenne!).

Ecco, la chiudo qui rinnovando il mio grazie, con il migliore augurio di una splendida serata e di un buon 2020! Stavo per scrivere “felice” ma sarebbe stato pretendere troppo. Non ho scritto “migliore” perché sarebbe stato riduttivo: infatti ci vorrebbe poco ad essere migliore di un anno pieno di tante guerre! Quindi vada per “buono”.

Vi lascio ad una riflessione su una mia poesiola:
“La casa di vetro”
 con l’invito a tutti noi di essere come quel bimbo

Attraverso lo spazio / svuotato dall’indifferenza / lo sguardo si posa / sull’inverno gelato / mentre all’interno /scoppietta la fiamma / che inonda la casa di vetro / di un rosa tepore / veneziano. / Qualcuno / da fuori / implora calore / e tende la mano / ad occhi infantili / spalancati al di là / dell’invisibile muro. / E il piccolo viso rotondo / dischiude la porta / di casa e del cuore / e scalda / col puro suo gesto d’amore / i colori gelati del mondo.

.

Comments Closed

LA MIA BARCA A VELA IN POESIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Dicembre, 2019 @ 12:19 pm

Detto altrimenti: due poesie, una mia (“Whisper”), il canto di un amante all’innamorata; una sua (“Funfralenuvole”), il canto della mia barca a vela “Whisper” alle nuvole dell’Altogarda Trentino (post 3727)

WHISPER

S’illumina al sole / ti aspetta / la prendi / la porti nel vento / respira il tuo stesso respiro / sussulti / lei freme / sospira.

In “trasferta” a Torbole, in attesa del raggio di sole …

Il mio Fun è un natante francese da regata. Stazza 2,8 tons; dislocamento (peso) 1000 kg; lft m. 7,50; deriva a baionetta 33% m. 1,60; fiocco autovirante 8 mq; genoa 16 mq; randa 16 mq; spinnaker 40 mq; carena planante; numero velico ITA 526 – ormeggiato nel porto della Fraglia Vela Riva. Il suo nome è Whisper, bisbiglio, sussurro, perché tale è la melodia che genera quando scivola sull’acqua. Io genovese, esperienza di vela non tanta, quella su un gozzo da pesca ma si sa che di bolinare non se ne parlava nemmeno. Eppure fin da ragazzo le barche a vela io me le costruivo in casa, con i legni delle cassette della frutta: salgariani prahos malesi, trimarani … fino a quando mi spostai nei locali dell’oratorio ed allora dalle mie mani ragazzine venne fuori una Star, lft m. 0,7 (lunga 70 centimetri): ordinate, centine e coperta  in compensato; carena in listelli di tiglio; prua sagomata in un blocco di balsa; impermeabilizzazione con stucco francese con colla; deriva di compensato con colata di piombo, fiocco autovirante. Oltre trent’anni fa, improvvisa una malattia, una droga: la “velite” o “funnite” se si preferisce. Andò così. Giunto a Trento scelsi di eleggere come dimora estiva Riva del Garda. Acquistai pacchi di riviste del settore e dopo lunga riflessione andai al Salone Nautico di Genova per comperarmi un Fist Class 8, che invece non era esposto ma c’era lui o lei, il “mio” FUN: un colpo di fulmine e fu mio/a.

Portato a Riva, qualche breve uscita con amici già esperti e via, anche da solo in ogni stagione, neve compresa! Sono passati molti anni ed io sono cresciuto (il 3 febbraio prossimo compirò 76 anni) e piano piano ho rallentato: e ti pareva, a questa tenera età, con la tua bronchitina cronica, uscire al vento freddo dell’inverno, macchè scherziamo? Ed allora ecco che Whisper si è accorto di questo mio parziale distacco ed ha dedicato una poesia alle sue, alle nostre nuvole del Garda.

FUNFRALENUVOLE

Nuvole amiche del ciel vagabonde / che non restate mai ferme un momento / onde d’un lago ch’è privo di sponde / madrine dell’Ora e figlie del Vento;

nuvole dolci se il sole v’irrora / voi sempre riuscite ad essere nuove / calde la tramonto più fredde all’aurora / liete col bello e un po’ tristi se piove;

nuvole diafane ai raggi solari / che v’arricchite di porpora e d’oro / e nel chiaror di regate lunari / fate del cielo un cangiante traforo;

nuvole buone che ‘l Garda ombreggiate / e che lenite l’arsura de’ campi / del Nastro Azzurro oppur corrucciate / dell’Intervela fra fulmini e lampi;

In regata

nuvole alte dai bianchi contorni / diademi regali a cime rivane / nuvole sparse in cui volano storni / nido incantato di cigni e poiane;

di tutte voi dal meriggio allorquando / io nacqui sul lago mi innamorai / da molti anni ormai sto veleggiando / senza potere raggiungervi mai!

E la mia randa io sempre l’ho indosso / la tuga consumo al sole ed al gelo, / ma in Fraglia Vela star fermo non posso: / non voglio aver altro ormeggio che il cielo!

Rotte fra i monti io vo’ percorrendo / e in questo un poco ci assomigliamo: / nulla vi chiedo io nulla pretendo / se non poter dire quanto vi amo.

Di bolina

Eterna meta di tutta la vita / è il vostro porto che mai ho raggiunto, questa dura bolina infinita / che mi sospinge pur sempre a quel punto.

Quando dall’alto del monte Brione / la vela mia bordeggiar non vedrete / ed intonar questa alata canzone / voce planante di Fun non udrete,

amiche nuvole non lacrimate / poiché veliero del ciel diverrò / fra Dolomiti di neve imbiancate / prora di nuvole e cielo sarò.

Whisper

Whisper mi scuserà se di mia iniziativa aggiungo qualche nota per i non velisti

Ora: brezza termica da Sud – Vento: tramontana – I campi sono quelli di regata – Nastro Azzurro ed Intervela: due regate – Randa: vela principale, main sail – Tuga: coperta della barca – Bolina: andatura per risalire il vento – Bordeggio: andatura a zig zag per risalire il vento – Planare: scivolare sull’acqua come un surf, come un sasso piatto che rimbalza – Prora: rotta, direzione della barca (spesso erroneamente intesa come pruna, parte anteriore della barca)

Comments Closed

DALLA DEMOCRAZIA ALL’OLIGARCHIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Dicembre, 2019 @ 8:40 am

Detto altrimenti: il rischio della democrazia dei likers     (post 3726)

Per gli aspetti economici e finanziari il governo del Paese è molto simile al governo di una grande impresa (ad esempio, industriale) la quale opera secondo un piano pluriennale (almeno triennale) scorrevole (cioè aggiornato di anno in anno) e singoli budget annuali. Orbene, l’instabilità politica impedisce a qualsiasi governo di redigere una simile pianificazione, per cui ogni governo è costretto ad operare soprattutto con interventi di breve “visuale”. Ora, nel mercato di una grande impresa può accadere che si verifichino stravolgimenti tali da indurre a reimpostare totalmente la pianificazione. In tal caso di adotta la tecnica dello Zero Base Budget: cioè si riparte da zero, e si riprogramma “come se” non ci fosse la pianificazione precedente.

Quanti F24 servono per acquistare un F35?

Orbene, ove simili stravolgimenti si verificassero anche nei riguardi della gestione del Paese, il governo di turno non potrebbe fare altrettanto anche per un secondo motivo: per l’esistenza delle varie poste finanziarie bloccate, impegnate per tot anni “a prescindere”, come – ad esempio – le spese militari. Infatti riprogrammare queste aree di attività è estremamente difficile, sia politicamente che tecnicamente, stante la resistenza dell’apparato a difendere certezze acquisite anche se nel frattempo sia cambiato l’ordine delle priorità da soddisfare. Quindi chi governa si deve accontentare di disporre della (esigua) finanza residua. Questa finanza viene quindi tendenzialmente utilizzata per una serie di interventi quasi da campagna elettorale permanente, per tappare qualche buco, e anche per fare qualcosa di veramente buono, sia pure nelle limitate dimensioni disponibili.

Per superare questa impasse, occorrrebbe una proposta di governo scioccante, di alto livello qualitativo e quantitativamente significativo, cioè incisivo.

Una simile situazione “minimalista” è terreno fertile per il dilagare della retorica, della demagogia e del populismo: in altre parole, vi sono forze politiche che utilizzano abilmente e maliziosamente le parole (retorica); promettono o fanno ciò che il popolo chiede anche se ciò che si chiede alla lunga non sarà un bene per il richiedente (demagogia); affermano di dare semplice esecuzione alla volontà del popolo stesso (populismo). Un esempio di ciò? La politica anti immigrati anziché anti nostri emigrati, cioè la politica contro un nemico inesistente anziché mirata a frenare la fuga all’estero dei nostri migliori giovani. Fuga questa che tende a trasformare il paese in un grande meridione, quello che si creò dopo la conquista piemontese del Regno delle Due Sicilie: le ricchezze vennero depredate; i migliori se ne andarono; i poveri rimasero; i peggiori governarono.

Retorica, demagogia e populismo si alimentano ancor di più “grazie” – si fa per dire – ai canali web, creando una nuova forma di (finta) democrazia: la democrazia dei like, cioè una forma di raccolta di consenso solo formale senza una sufficiente riflessione, un continuo confronto, una dialettica reale ma soprattutto personale di base. A riprova di ciò, formulo una domanda ai “likers”: cosa succederebbe alla nostra attuale democrazia se venissero approvati i tre provvedimenti: democrazia diretta; introduzione del vincolo di mandato parlamentare; l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale.

Provo a rispondere io stesso: la nostra attuale democrazia si sarebbe auto trasformata in modo democratico in una oligarchia. Infatti, a redigere il testo delle leggi da sottoporre al referendum propositivo senza quorum o con quorum limitato potrebbero essere solo persone “del mestiere”, quindi poche (i nuovi oligarchi); i like-quorum sarebbero scontati; il passaggio in parlamento sarebbe solo formale; i parlamentari-eletti via-consenso-web sarebbero scontati ed inoltre sarebbero prigionieri del vincolo di mandato. E infine, se proprio qualcuno ravvisasse un illecito penale, basterebbe rimandare sine die la celebrazione del processo: e in tal modo gli oligarchi sarebbero legibus soluti!

Esagero? Forse, ma in Spagna dicono: “Piensa mal y acertaras!”, pensa male e indovinerai.

.

Comments Closed

RIFORME PENSIONISTICHE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Dicembre, 2019 @ 8:09 am

Detto altrimenti: Francia-Italia        (post 3725)

Qui da noi l’attenzione è soprattutto rivolta sulla “quantità” di anni di età e di contribuzione. In Francia si sta scioperando contro l’abolizione delle 40 categorie “speciali” di sistemi pensionistici: eclatante è la protesta delle ballerine dell’Opera che vogliono continuare a poter andare in pensione a circa 40 anni d’età, considerato che il loro lavoro-formazione inizia in età giovanissima e che – ovviamente – non si può pretendere che una ballerina classica “lavori” fino a 65 anni d’età.  Ma non voglio entrare nel merito delle questioni, bensì nel metodo.

.

Quanto alla Francia concordo con le ballerine, in quanto il metodo dell’intervento lineare appare palesemente iniquo nei loro confronti. Qui da noi mi chiedo: ci siamo posti il problema del censimento di tutti i regimi pensionistici “speciali”, quanto alla diversa età del pensionamento e al diverso livello delle pensioni nelle singole “gestioni separate”? L’altro giorno ero in seggiovia con un neopensionato di 60 anni, ex lavoratore in un sindacato. Un mio amico velista proveniente da un corpo militarizzato è in pensione dall’età di 55 anni; dieci anni fa, con il regime pre-Fornero, io andai in pensione a 65 anni d’età ed oltre 35 di contributi. Come Socrate (qui a fianco) io so di non sapere: quindi domando.

.

.

Comments Closed

PINOCCHIO OGGI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Dicembre, 2019 @ 6:36 am

Detto altrimenti: un testo di filosofia di vita per adulti     (post 3724)

Ho visto il film di Garrone. Quando quel “benedetto Toscano” di Carlo Lorenzini detto Collodi lo scrisse nel 1883, sicuramente non avrebbe potuto immaginare quanto ancor oggi sarebbe stato attuale il suo insegnamento!

Pinocchio è un’icona universale e quel pezzo di legno è una metafora della condizione umana. Il libro è un capolavoro mondiale che ha ispirato centinaia di edizioni, traduzioni in 260 lingue, trasposizioni teatrali, televisive e animate, come quella di Walt Disney. Tra i giudizi favorevoli, quello di Benedetto Croce: “Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità … una fra le grandi opere della letteratura italiana”.

Un libro ed un film per adulti, affinchè aiutino i bambini a capirne i significati più profondi. Fra questi, molto attuali, ne cito alcuni:

  • “Sei innocente? In prigione! Hai rubato molto? Sei libero!” (Questo è veramente tragico!). E qui fra i GL-Grandi Ladri a piede libero io mi permetto di collocare in prima posizione i GEF-Grandi Evasori Fiscali. In seconda posizione a pari “merito” gli (ex) amministratori di una (ex) grande banca senese, capaci di mettere in crisi in qualche anno una banca plurisecolare (fondata nel 1472!) e con lei molte istituzioni della sua città i cui bilanci contavano sui suoi contributi (ospedale, università, biblioteca, etc.).
  • “Diffida di chi ti dice che puoi arricchirti senza fatica in pochissimo tempo!”. E qui i “trafficanti di illusioni” colloco i venditori-allo-sportello-delle azioni-della-banca-stia-tranquillo-sono-un investimento-sicuro …
  • Le bugie hanno il naso lungo ma le gambe molto, molto corte: non ti portano lontano.
  • L’istruzione, la cultura ci trasforma da oggetto della politica altrui in soggetti liberamente pensanti, artefici della nostra politica.
  • Il Paese dei Balocchi: tutto a tutti, tanto aumentiamo il debito pubblico. Ed eccoci trasformati in tanti asinelli.
  • Il valore del lavoro e della sua equa retribuzione.
  • La famiglia, il rispetto dovuto ai genitori, l’amore dei genitori per i figli.
  • La scuola: non selettiva, nozionistica e elargitrice di sola capacità, bensì formatrice e dispensatrice di conoscenza (la capacità ci rende abili a svolgere i lavori attuali; la conoscenza ci rende capaci ad apprendere i nuovi lavori del domani, n.d.r.).
  • La malvagità non premia.

Rileggiamolo, questo capolavoro, rileggiamolo oggi che siamo cresciuti e siamo ben più alti dei bambini: ci aiuterà a diventare anche grandi, per non essere come quel  corazziere che aveva detto a Napoleone: “Maestà, io sono più grande di Voi” ed al quale Napoleone rispose: “No, tu sei solo più alto”.

Comments Closed

PROVERBI TRENTINI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Dicembre, 2019 @ 6:04 am

Detto altrimenti: la saggezza del popolo      (post 3723)

Pan e nos …

Pan e nos l’è en magnar da spos, pane e noci è un mangiare da sposi. Il primo significato, quello di base, era che di ‘sti ani (tanti anni fa) già potersi concedere pane e noci era una rarità, nel senso che in questo caso finalmente ci si sfamava e alimentava abbondantemente e con gusto. Il secondo significato era che questo menu rappresentava una delle portate importanti in un (allora povero) pranzo di nozze. Il terzo significato, un po’ malizioso: che lo sposo, così alimentato, sarebbe stato più gagliardo. Nella foto io ho voluto raffrontare l’ieri all’oggi, aggiungendo un piatto di Thun, una sciccheria moderna, a sottolineare il contrasto, il cambiamento dei tempi, per invitare me stesso a non perdere di vista ciò che conta maggiormente: l’essenziale che, come ci insegna il Piccolo Principe, è invisibile agli occhi.

Buon Natale e Buone Feste a tutte e a tutti!

.

Comments Closed

DALL’ASSOCIAZIONISMO ALLA POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Dicembre, 2019 @ 7:02 am

Detto altrimenti: un po’ di sociologia sul nostro tempo         (post 3722)

Dice … ma tu blogger, sei laureato in sociologia? No raga, in giurisprudenza, ma poi ho fatto un altro mestiere tutta la vita: il manager. Dice … e allora che c’azzecca questo tuo post? C’azzecca, c’azzecca! Perché, vedete raga, quando non lavori più ti si libera molto spazio sull’hard disk del cervello e rifletti sulla tua esperienza di vita ed allora … Dice: allora cosa?  Allora ti fermi a ragionare ad esempio sui comportamenti umani, o almeno su quelli delle persone che ti stanno vicine: quelli di noi Italiani, ad esempio.

11 luglio 1982, Campionati mondiali di calcio, Italia-Germania, 3:1. Io ero in Baviera a studiare tedesco. Non seguivo i campionati. I miei compagni di classe, persone di varie nazionalità, ogni tanto mi si avvicinavano e mi salutavano con un “gratuliere”, “mi congratulo2. Io non capivo. Il fatto era che stavamo vincendo tutte le partite di calcio che ci avrebbero portato alla finale. Dopo la quale, arrivarono i “gratuliere” degli amici tedeschi. In quel periodo cambiò il governo tedesco, io chiesi loro come giudicassero la nuova compagine di governo. Mi risposero: aspettiamo di vedere come opera. Il che mi stupì: infatti noi Italiani giudicavamo sempre tutti a priori! Due fatti diversi, due comportamenti simili: pacatezza ed equilibrio sportivo e nella politica. Diversi dai nostri: acredine e violenza nello sport e nella politica. Ma il fatto che voglio sottolineare fu la mia reazione di stupore: io mi stupii! Questo mio stupore avrà pur voluto significare qualcosa? Infatti ci si stupisce per un fatto inusuale!

Ogni Italiano è tendenzialmente individualista. Geni, poeti, navigatori, inventori molto. “Soci” poco: ognuno per sé, tendenzialmente, s’intende, esasperando il discorso per cercare di capire il senso di ciò che sto scrivendo. Anche nelle associazioni. L’associazione del presidente e non “dei soci”: questa è una malattia abbastanza diffusa. Di un presidente che dopo di me il diluvio perché non mi preoccupo di far maturare dall’interno la successione al mio mandato. Ecco, dall’interno: questo è il punto. Mi piace citare una vignetta che non riesco più a ritrovare in internet: davanti al portone di un grattacielo un cartello: “E’ morto il Presidente – Si assume un fattorino” ad indicare il processo interno di maturazione dei gradi.

Associazioni senza futuro quelle che si trasformano come camaleonti, preda di new entry che non hanno alcun vissuto sociale di quella societas che vogliono conquistare. E così anche in politica, nazionale intendo. I partiti tradizionali di quelli che oltre noi non esiste nulla, noi uguali a noi stessi ed invece fra vaff, pieni poteri e branchi di pesciolini rischiano di essere cancellati dal panorama politico.

Io vedo un phil rouge (ah … ah! Ho trovato scritta così questa espressione in una relazione aziendale, lo giuro!) fra l’individualismo di chi parcheggia un’auto di traverso su due posti; chi non si preoccupa della continuità nella successione in un’associazione; chi “sfa” (contrario di “fa”) politica chiusa in se stessa.

“A me quella poltrona!”

Da manager qual sono stato e sono, per me la managerialità consiste soprattutto che la Spa che gestisco deve sopravvivere alla mia persona: per ottenere ciò occorre una gestione chiara, il rispetto delle regole, la valorizzazione di ogni persona: in breve, un sistema in cui ognuno sia “libero” di partecipare e quindi di crescere. Il percorso è il seguente:  managerialità cioè partecipazione cioè crescita cioè libertà cioè democrazia. Democrazia in ogni comportamento umano, dal parcheggio dell’auto alla politica nazionale. In caso contrario alla fine si è governati da paracadutisti, cioè da persone calate da un altro mondo: nelle associazioni, nelle SpA, nella politica nazionale.

.

Comments Closed

L’Attesa

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Dicembre, 2019 @ 5:00 pm

Detto altrimenti: una virtù da riscoprire (post 3721)

L’Attesa

Di fretta anzi di corsa, tutto e subito. E invece fermiamoci un poco e attendiamo … e nell’attesa riflettiamo. 24 dicembre, l’Attesa, con la “A” maiuscola. Il S. Natale. Per un semplice blogger qual sono io non è facile, ogni anno, scrivere un quid novi sul Natale, ragion per la quale vi chiedo la cortesia di andare nell’apposito riquadro e cliccare la parola “natale”. Potrete quindi scegliere il tipo di messaggio che più vi sarà gradito.

L’attesa

.

Io, per far passare presto il tempo dell’Attesa, questa mattina (24 dicembre n.d.r.) mi sono concesso tre ore di sci in Paganella con un amico di Montegrotto (PD) e – per evitare l’affollamento – mi sono presentato ai tornelli con un congruo anticipo. Infatti le prime sciate sono le migliori: le piste sono ancora intatte, la gente poca. E poi per un giovane tri-nonno come me, tre ore filate (08,30-11,30) vanno più che bene. Anche in questo caso, come vedete dalla foto, c’è stata un’attesa, questa volta con la “a” minuscola (e ci mancherebbe altro!)

.

Concludo: Buona Attesa con la “A” maiuscola a tutte e a tutti! E faccio mia la richiesta a Gesù Bambino scritta in una letterina da una bimba di nove anni: “Il tal libro, il tal gioco ma soprattutto la pace nel mondo“.

P.S.: Fra qualche ora aggiungerò la foto con il Bambinello nella culla


L’Attesa è finita!

Buon Natale a tutte e a tutti!

POST-FAZIONE, una prefazione scritta dopo! Due foto:

Natività oggi

Natale: gli angeli volano, anche quelli di ceramica Thun!

Comments Closed

INCONTRI: M° RICCARDO GIAVINA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Dicembre, 2019 @ 7:26 am

Detto altrimenti: è mancato un Amico, ma noi lo vogliamo “incontrare” ancora, con le parole del suo collega Prof. Franco Ballardini      (post 3720)

Riccardo Giavina, Musicista pentadimensionale: compositore, direttore, professore, pianista, per decenni nella Presidenza dell’Associazione rivana Amici della Musica.
Soprattutto Amico. Lo intervistavo con il post n. 2908 del 9 novembre 2017 in occasione del suo ottantesimo compleanno
http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=53032 .

Scrive oggi Franco Ballardini:

“Un bel concerto ha reso omaggio sabato pomeriggio, nell’Auditorium comunale annesso al Conservatorio, al Maestro Riccardo Giavina, appena scomparso. Bello non solo per i contenuti musicali – per altro di tutto rispetto – ma anche per la ‘naturale’ dedica a Giavina e per il clima affettuoso che lo ha accompagnato. Il programma, preparato in poche settimane, prevedeva un semplice saluto con musiche del repertorio natalizio: ma ‘schierava’ una nuova orchestra giovanile della sede rivana del Conservatorio, ricca di archi, fiati, percussioni, nata dall’iniziativa di vari docenti e dall’entusiasta adesione degli allievi; alla quale si sono aggiunti tre studenti di canto dei corsi superiori, già premiati in vari concorsi, due giovani pianisti assai promettenti. Infine il coro del Liceo musicale collegato al Conservatorio. La sala era gremita quanto il palco e ha seguito ogni momento con calorosa partecipazione. Presenti la figlia maggiore di Giavina, anche a nome della sorella e della madre e il Sindaco, che ne ha ricordato l’importante biografia artistica e il grande contributo dato alla vita culturale della ‘città d’adozione’, dal ’70 ad oggi. Altri docenti del Conservatorio (molti già allievi del Maestro) ne hanno rievocato, fra un brano e l’altro, certe caratteristiche umane e musicali indimenticabili: da un lato gli oltre trent’anni dedicati al Conservatorio come docente di pianoforte e – per oltre venti- anche come fiduciario, anni nei quali la sede di Riva è passata da 6 a 30 cattedre, da 20 a 200 studenti . Sono state ricordate le oltre 500 sue composizioni (corali e strumentali) pubblicate ed eseguite in Italia e nel mondo, al Teatro alla Scala e nella Sala Nervi in Vaticano, registrate su disco e trasmesse da radio e televisioni in tutta Europa e non solo; ma al tempo stesso è stata sottolineata anche la sua personalità così vitale e rispettosa, esuberante e discreta, la qualità ‘più unica che rara’ del suo tocco pianistico e la versatilità che gli permetteva di passare con disinvoltura dall’organo alla tromba, dalla chitarra alla fisarmonica, il rigore assoluto del suo approccio al repertorio classico e la straordinaria capacità d’improvvisare su qualsiasi tema in stile barocco o moderno, romantico o jazz. Un’autentica ‘incarnazione della Musica’ insomma, frutto di doti naturali ma anche di uno studio continuo e infinito- che il Conservatorio, sua seconda casa, certo non dimenticherà”.

Finisce

Due Maestri

La sua capacità d’improvvisare. Un giorno Riccardo mi disse: “Riccardo, suona qui, al pianoforte, qualche nota, accenna un motivetto”. Io, imbranatissimo, con l’indice destro schiacciai in sequenza una decina di note a caso. Ne venne fuori un qualcosa che lui trasformò in un tema eseguito in successione secondo lo stile dei più famosi musicisti dei secoli scorsi: ed allora anche un ignorantone musicale qual sono, riconobbe via via Mozart, Haydn, Schumann, Chopin, Beethoven, Brahms, etc.. Io non ho potuto essere presente a questo concerto, impegnato come sono stato a ricevere a Trento quattro bolognesi: figlio, nuora e due nipotine in visita ”natalizia”, visto che poi il Natale lo passano in Toscana con gli altri nonni. Comunque, Riccardo, sono stato vicino a te e alla tua famiglia con tutto il mio affetto e tutta la mia riconoscenza. Oggi ti sarò vicino in Chiesa a Riva del Garda. Un abbraccio, Riccardo, dal tuo amico omonimo (già, quando ci incontravamo ci salutavamo così: “Ciao, omonimo!”).

.

.

Comments Closed

POPULISMO DIFENSIVO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Dicembre, 2019 @ 8:35 am

Detto altrimenti: una miscela al 50% di retorica e di populismo        (post 3719)

Processo per il sequestro della Nave Gregoretti. La voglio prendere alla larga e cito una vecchia canzone degli Alpini: “Al comando dei nostri ufficiali”:

Al comando dei nostri ufficiali / caricheremo cartucce a mitraglia / e se per caso il colpo si sbaglia / a baionetta l’assalto farem. / E tu Austria  che sei tanto forte / fatti avanti se hai del coraggio / che se la buffa ti lascia il passaggio / noi altri alpini fermarti saprem. / Care mamme che tanto tremate / non disperate pei vostri figlioli / che qui sull’alpe non siamo noi soli / c’è tutta Italia che al fianco ci stà.

Per ragioni di buona convivenza internazionale, quel “E tu Austria” è poi stato cambiato in “E tu nemico”. Per ragioni diverse, quel “che se la buffa “ (la fanteria, n.d.r.) è stato cambiato in “che se qualcuno”. Ma queste sono altre storie. A me in questa sede interessa l’ultimo verso: “C’è tutta Italia che al fianco ci sta”.

Alpini. No, non c’era tutta l’Italia con loro sull’Adamello, a oltre 3000 metri, in inverno, con equipaggiamenti che oggi definiremo ridicoli, cibo scarso, sonno poco, pidocchi tanti, igiene nulla, esposti al tiro del nemico e alle decimazioni di casa propria. No. Ma alla retorica del tempo veniva bene cavarsela in quel modo: “C’è tutta l’Italia con noi, e allora, mamme, di che vi preoccupate?”

.

E dopo la retorica il populismo. “Cosa? Che dite? Che io decido troppo e da solo, anche sulle navi dei migranti? Ma no … non si tratta della mia volontà bensì della vostra, quella di 60 milioni di Italiani, una massa informe ed uniforme che esprime un’unica, identica volontà, questa, quella che io sto semplicemente attuando”. Questo dicesi populismo qualitativo: così Umberto Eco nel suo prezioso libro “Il fascismo eterno” (Ed. La nave di Teseo): i 5 Euro mai così ben spesi in vita mia. Acquistarlo e leggerlo per credere.

.

Giacomo Matteotti

.

E adesso arriva il populismo difensivo:Mi processate? Milioni di Italiani con me al processo. Ebbene, se il capo di questi milioni è un delinquente, ebbene quel capo sono io, io mi assumo la responsabilità anche politica di …” . Cosa vi ricordano queste parole? Eh no, raga, non ve lo dico! Ecchè? Vi devo dire tutto io? Quando mai!?

.

.

Comments Closed