2/2026 (secondo post dell’anno) – L’ UMANO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Gennaio, 2026 @ 10:13 pm

Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo (in ordine alfabetico): tre religioni monoteiste.
Noi Cristiani crediamo in Gesù, Dio fatto uomo, sceso sulla terra in modo umano, vissuto in modo umano, morto in modo purtroppo oggi umano, nel senso, ucciso da altri uomini.
Lui si è fatto uomo e noi … noi non vogliamo essere “umani”? Basterebbe rifarsi alle Sue parole: creare e vivere umanamente già qui sulla Terra un “paradiso”.
E invece no, alcuni di noi – per fortuna solo alcuni – si sono nominati dei di loro stessi e si domandano “Chi sono io? ” E si rispondono: “L’uomo/la donna più potente, più ricco/a, più intelligente, più giusto/a, più geniale, etc. del mondo: a seconda dei casi.
Al riguardo solo ieri un amico – Don Lino Zatelli (1) – ci ha ricordato che il teologo Pierangelo Sequeri nel suo testo (esaurito) “Addio a Dio” suggeriva che la domanda giusta è “Per chi, sono io?”
Porci questa domanda non è farina del mio sacco ma come dicevo è farina di un amico a sua volta grande amico e collega sacerdote di Marcello Farina (11 ottobre 1940 – 28 novembre 2025) il quale molto umilmente “copiava” Gesù: il Dio che si è fatto uomo fra gli uomini, e così lui, Marcello, sacerdote rimasto uomo fra gli uomini. Don Lino inoltre ci ha ricordato un altro pilastro filosofico, Hannah Arendt, che invitava ognuno a “non consumare la vita, ma a rinascere ogni giorno” (e ogni anno, mio permetto di aggiungere io, visto che il capodanno è stato solo ieri!).
Si dice … “passata la festa, gabbato io santo” e invece alla dipartita di Marcello una folla di amici, di conoscenti, di credenti e non credenti … al funerale e alla sepoltura. E il vescovo, due volte, a chiedere scusa e perdono, a nome proprio e della Chiesa, per non aver capito quanto Marcello avvicinava la Religione agli uomini convinti di avere la fede; a quelli alla ricerca della fede; a quelli credenti a loro insaputa.
Ma …per Marcello, cos’è la nostra Religione? Due parole: Creazione e Resurrezione; cos’è la Fede? E’ “ricerca della fede”; il Paradiso? “Dobbiamo realizzarlo già qui, sulla terra”.
Mia moglie Maria Teresa ed io conosciamo Marcello da una trentina d’anni, ma la conoscenza più “vera” è quella degli ultimi anni, quando andavamo a trovarlo al paesello d’origine, Balbido, nelle Giudicarie esteriori,. Balbido, il paese dipinto per i suoi bei murales, 20 km a nord dell’ospedale dove Marcello era nato (Riva del Garda), 40 km da Trento, paese nel quale, pensionato, si era ritirato. In quell’ambiente, “far from the madding crowd,” lontani dalla pazza folla, abbiamo conosciuto il Marcello più umano possibile: quello che ti faceva sentire come se noi fossimo i suoi amici più importanti … ecco, lui mostrava di essere lì “per noi” mentre eravamo noi due ad essere lì, felici “di essere con lui per lui”.
Ecco, per chi come noi ha avuto la fortuna di conoscere e frequentare Marcello, è stata ed è ancora una festa … festa che prosegue nel suo ricordo e grazie a Don Lino, alle sue Messe sempre piene di gente e soprattutto di bambini!

(1) Poche le vocazioni ed allora Don Lino ha la cura più parrocchie: la sua “formale” quella di S. Carlo Borromeo a Trento; quella della Polizia di Stato di cui è cappellano; quella dei parrocchiani di altre parrocchie regolarmente “in trasferta” alle sue celebrazioni; quella di chi lo segue nei tanti suoi viaggi che compie in Terra Santa e in altre destinazioni (così del resto faceva Marcello).

Don Marcello e i bambini, nella piccola chiesa di Balbido (la ” Cattedrale invernale”)
Don Lino e i bambini, nella sua grande chiesa a Trento

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NEVE A RIVA DEL GARDA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Dicembre, 2025 @ 8:31 am

La Riviera del Trentino: si prevede neve per domani, ultimo giorno del 2025, come 20 anni fa, nel 2006. Nella foto di quell’anno il mio FUN ormeggiato nel porto della Fraglia Vela Riva, sotto la neve: è proprio il caso di dire “sotto la neve il FUN”.

“FUN” è il nome di questa classe di monotipi da regata, fabbricati su un modello della francese Jeanneau e mantenuti tutti uguali secondi rigidi standard della loro “classe” velica, la Classe FUN, appunto. In tal modo, ad imbarcazioni uguali, si verifica ed esalta la capacità degli equipaggi i quali non vincono la regata perché hanno una barca più veloce della altre, bensì perché sono più capaci degli altri: insomma, si gareggia ad armi pari.

Il mio FUN si chiama Whisper, il suo numero velico (necessario per regatare) è ITA 526. Con “lui” ho regatato 25 anni e da giovane cinquantenne io – classe 1944 – ho compiuto ben sei traversate del Tirreno dalla Toscana alla Sardegna, anche di notte e anche da solo.: le trovate qui https://www.trentoblog.it/riccardolucatti/?p=62208

Sempre da cinquantenne, nel 1994 io e Whisper abbiamo vinto il Campionato Sociale Fraglia Vela Riva articolato su ben 12 regate aperto ad ogni tipo di barca: si gareggiava in “tempo compensato”, ovvero si correggevano i tempi reali di arrivo tenendo conto della maggiore o minore velocità di ogni tipo di barca.

Con l’arrivo del Covid, nel 2020, ho smesso di regatare e poi, siccome gli anni della mia età non avevano smesso di scorrrere, non ho ripreso a regatare ed ho ceduto Whisper ad un amico, un giovanotto cinquantino, che lo sta rimettendo a nuovo.

A Whisper, che quando entra in planata pare che abbia il motore, ho dedicato una poesia (se non è amore questo!)

WHISPER
S’illumina al sole
ti aspetta
la prendi
la porti nel vento
respira il tuo stesso respiro
sussulti
lei freme
sospira.

E poi, neve a Riva del Garda? Ecco un’altra mia poesia:

VELE RIVANE
Il cielo è pulito, fa freddo.
Il Vento del nord respinge la nebbia.
Le palme e gli ulivi son scossi e muovon le foglie
qual ali che voglian migrare.
C’è Vento sul Lago da giorni.
Le cime nevose dei monti
dipingono l’aria di candidi sbuffi.
Nel porto un’orchestra.
Ascolta
tintinna di magico timpano
sartia d’acciaio
e insieme a folate impetuose
dà fiato ad un oboe solenne.
E l’onda, smorzata dal molo, applaude il concerto
lambendo gli scafi seduti in poltrona
nel proprio teatro di luci e di suoni.
In alto un gabbiano galleggia nel fiume sospeso.
Sull’acqua reali due cigni attendono il tempo.
Dal seno materno del porto si stacca una prora: (1)
s’avanza invelata e scruta l’invito del vento.
Dapprima procede più lenta
poi prende vigore sull’onda che s’apre e l’accoglie
nell’umido abbraccio d’amante in attesa.
Carena sussulta si slancia
respira lo stesso respiro del cielo
e all’acqua regala la forma.
Le creste dell’onde s’uniscono all’aere in spume rapite.
Lo scafo ormai vola: e mentre ti portan sue ali
Lo senti vibrare, gioire e chiederti: “Ancòra!”.
Ma devi tornare
e volti la rotta in faccia alla furia che avverti più vera.
Non lotta con l’onda la prora che s’alza:
l’affronta, ricerca un’intesa, la trova, procede:
la senti che parla di te con l’acqua e col vento.

(1) licenza poetica: la prora è la rotta; io avrei dovuto scrivere prua ma sarebbe stato meno bello …

BUON ENTO E BUON ANNO A TUTTE E A TUTTI!

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TETHER, QUESTO SCONOSCIUTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Dicembre, 2025 @ 3:04 pm

CRIPTOCOSA … ? No, grazie! Se le conosci le eviti …

Inizia un postaltrui, cioè non mio, bensì di Gianluigi De Marchi *

Se scorrete le classifiche dei Paperoni italiani, ai vertici trovate tre personaggi: Giovanni Ferrero (Gruppo Ferrero) titolare di un patrimonio stimato in circa 40 miliardi di euro, Andrea Pignataro (Ion Group, una conglomerata britannica attiva nel settore della finanza), che in soli 25 anni ha messo insieme una ricchezza di circa 25 miliardi di euro e Giancarlo Devasini (fondatore di Tether, la più nota stablecoin delle monete cripto), che vanta una ricchezza stimata intorno ai 15 miliardi di euro.

Su Ferrero c’è poco da dire, è una delle più note società mondiali del settore alimentare con oltre un secolo di attività, Pignataro è meno conosciuto, ma la sua società è fra i leader mondiali della finanza tech.

Devasini è un personaggio poco conosciuto (circolano pochissime foto, la sua privacy è protetta in maniera ossessiva); ma qualcosa è emersa di recente grazie ad un servizio televisivo. Laureato in medicina, ha iniziato la carriera come chirurgo plastico, poi verso la fine degli anni ’90 ha abbandonato la professione medica affascinato dalle novità del mondo dell’elettronica e del digitale che muovevano i primi passi.

Ha lavorato per una società che vendeva computer e programmi informatici, sviluppando però anche un’attività collaterale per conto suo, subendo una denuncia per vendita di programmi taroccati, frode commerciale, truffa. Nel 2007, sommerso dai debiti, ha chiuso questa parentesi e si è buttato sulle criptovalute: nel 2012 ha fondato Bitfinex operante nel settore delle criptovalute; ma il successo planetario gli è arrivato con Tether, società creata con l’amico Paolo Ardoino con sede a El Salvador, che ha lanciato la stablecoin più diffusa al mondo, chiamata Tether (letteralmente “legare”).

Un’idea originale: vendere una criptovaluta che non ha sbalzi di prezzo legati alla speculazione perché garantisce parità fissa e costante con il dollaro: un Tether viene venduto ad un dollaro, vale un dollaro, sarà rimborsato a un dollaro. Per realizzare questo progetto, tutto il ricavato dalla vendita viene investito in dollari, in percentuali variabili tra depositi bancari, titoli di Stato americani ed altre attività equivalenti denominate in US$.

Che utilità può avere questa pseudovaluta?

Secondo gli ideatori si tratta di uno strumento per consentire alle persone dei paesi emergenti di avere accesso al dollaro e per soddisfare le esigenze dei “trader della finanza”. Stando ai sostenitori, il vantaggio delle stablecoin rispetto alla moneta “tradizionale” (dollaro, euro, sterlina, yen, ecc.) risiede nel fatto che permettono di effettuare pagamenti istantanei a costi molto più bassi nelle transazioni estere rispetto ai bonifici bancari tradizionali.

Il successo è stato stravolgente: attualmente la circolazione è valutata in oltre 100 miliardi di dollari!

E’ tutto oro quel che luccica nelle migliaia di articoli, suggerimenti di acquisto, discussioni più o meno documentate sulla crisi delle monete ufficiali?

Mi permetto di dissentire e lancio alcuni avvertimenti che spero saranno considerati da chi, per curiosità o spinto da interessate “consulenze” volesse entrare nel mondo impalpabile delle valute virtuali.

Partiamo da una critica formale (ma che ovviamente ha anche risvolti pratici concreti) sulla definizione di Tether come “valuta”, per di più “stabile”: signori, non è una valuta, ma al massimo uno strumento di pagamento (un po’ come Satispay) vestito, con una formidabile operazione di marketing, con i nobili panni di moneta internazionale! Siamo sicuri che i paesi sottosviluppati si siano precipitati negli ultimi anni a convertire le loro magre risorse finanziarie in Tether per beneficiare di costi di trasferimento per i pagamenti “inferiori a quelli delle banche”? Siamo sicuri che considerino preferibile investire in Tether piuttosto che direttamente in Treasury bond USA?

Ma i punti critici sono ben altri.

La stabilità è promessa agli acquirenti, ma ovviamente non è garantita, perché gestita dalla società emittente. Se questa deposita tutta la raccolta in depositi bancari, la parità è matematica e la liquidità per il rimborso è totale (ma che senso ha sbarazzarsi di dollari “veri” per depositare la somma in una banca su un conto intestato alla società?). Ma se (e basta guardare la ripartizione delle “riserve” di Tether per rendersene conto) il ricavato viene destinato anche ad altri attività, le “garanzie” svaniscono. Una quota del 6% circa è stata usata per acquistare bitcoin (certamente non un asset “stabile”…), oltre il 15% è stato investito in oro (ottima scelta effettuata prima del forte rialzo del metallo giallo, ma sicuramente non in linea con la “garanzia” di stabilità rispetto al dollaro), e percentuali intorno al 5% sono destinate a non ben definiti “prestiti”. Chicca finale, di cui si parla molto in questi giorni: Tether detiene l’11% del capitale della Juventus e vorrebbe acquistare l’intero capitale della squadra, di cui Ardoino è un fan! Se la signora del calcio non vincerà lo scudetto, i possessori di Tether si sentiranno tranquilli?

Questo aspetto ha un corollario: tutte le attività sono intestate alla società emittente, che a fronte dei “token” emessi si gode la disponibilità di dollari, euro e sterline incassate dai clienti… Pensate che affare: Brambilla, Rossi e Pautasso rinunciano a comprare BTP dai quali ricaverebbero un 3-4% annuo e comprano Tether da cui non ricaveranno nulla perché tutti i proventi dei 100 miliardi raccolti sono accreditati alla società! Un bel business, tanto che gli utili denunciati nel 2024 superano i 13 miliardi…

Avere piena disponibilità delle somme significa anche che la “garanzia” della parità non esiste nei fatti ma solo nella pubblicità. Un crollo del bitcoin del 20%, un calo dell’oro del 10%, l’insolvenza di aziende che hanno ricevuto prestiti sono altrettanti elementi di instabilità da tenere presenti.

Ulteriori aspetti critici emergono dalla scarsa trasparenza degli attivi, legati anche al fatto che la legislazione di El Salvador non è proprio tra le più avanzate in termini di controlli sull’operatività delle società finanziarie. Insomma, una stablecoin può essere considerata sicura per l’uso nelle transazioni, ma non come riserva di valore. La riprova: l’agenzia di rating S&P Global Ratings ha abbassato al minimo il suo giudizio sulla capacità di Tether di mantenere l’ancoraggio al dollaro statunitense. L’agenzia ha spiegato che la decisione “riflette l’aumento dell’esposizione ad attività ad alto rischio nelle riserve nell’ultimo anno”, tra cui bitcoin e prestiti. Secondo il rapporto, “la quota di asset rischiosi è salita al 24% delle riserve al 30 settembre 2025, contro il 17% dell’anno precedente. Tether non fornisce dettagli sui custodi delle riserve, su controparti finanziari né sulla composizione di alcune categorie di asset”.

La risposta della società è arrivata dal Ceo Paolo Ardoino che a Milano Finanza ha accusato S&P di non avere “la minima idea di come funziona Tether” e di rappresentare “la vecchia finanza che ha paura del cambiamento”.

Con tutto il rispetto dovuto ad un imprenditore che ha costruito un impero finanziario, mi permetto di dissentire e di professare la mia incrollabile preferenza per i depositi bancari (garantiti dal fondo interbancario), per i BTP o i Treasury bond (emessi da Stati sovrani); e se dovrò pagare 10 euro per un bonifico a favore di mio nipote che segue un corso di specializzazione in Gran Bretagna lo farò volentieri, anche se usando Tether forse (forse…) pagherei solo 2 euro…Servizio di Far West, RAI 17/5/2025

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MARCELLO FARINA – IL BALSAMO DELL’INQUIETUDINE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Dicembre, 2025 @ 7:51 am

Stampete e ristampate, le copie del libro sono già preziose, come era preziosa la parola di Marcello.

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DON …DON… DON …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Dicembre, 2025 @ 6:04 pm

Non è il suono delle campane che si è dimenticato di fare DIN … no, è il riferimento a due Don: Don Lino Zatelli, intevristato a TrentinoTV e a Don Marcello Farina che ci ha lasciato da poco ma che è sempre con noi.

https://www.trentinotv.it/video-on-demand/reflex_24-12-2025

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LE ORIGINI PAGANE DEL NATALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Dicembre, 2025 @ 12:05 pm

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“MARCELLO FARINA – Il balsamo dell’inquietudine”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Dicembre, 2025 @ 8:05 am

(Significativo che sulla copertina l’autore non abbia voluto scritto il suo nome, bensì quello della Persona narrata e testimoniata: bravo anche per questo, Alberto Folgheraiter!)

Da due giorni in libreria e all’entrata delle due cerimonie di Riconciliazione Collettiva nella chiesa San Carlo Borromeo (Trento sud), la parrochia di Don Lino Zatelli, il comune amico Don Lino, la persona alla quale Marcello ha affidato le sue ultime volontà spirituali. Il ricavato della vendita andrà alla Caritas parrocchiale.
Un libro-testimonianza “composto” non solo “scritto” da Alberto Folgheraiter, il quale alla fine della sua presentazione “Una penna per Marcello”, riporta un pensiero di Aldo Gorfer: “La storia è una meteora e gli uomini hanno la memoria corta”. Ecco che anche io voglio dare molto, molto più modestamente, un piccolissimo contributo all’allungamento di questa memoria: lo sto facendo da anni con i post qui su FB e sul mio spazio trentoblog.it/riccardolucatti.
Leggerò oggi stesso il libro – reperibile nelle librerie e presso la citata parrocchia- e vorrò riscriverne.

Un vivo “grazie! Alberto Folgheraiter, Judicaria, Fondazione Don Lorenzo Guetti, Saturnia, Don Lino Zatelli ” e soprattutto …
GRAZIE MARCELLO!

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MARCELLO FARINA: “IL BALSAMO DELL’INQUIETUDINE”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Dicembre, 2025 @ 10:24 am

E’ uscito ieri il lavoro di Alberto Folgheraiter, giornalista e scrittore.
Marcello, scomparso pochi giorni fa, da taluni è stato definito sacerdote scomodo, inquietante. Io mi posso onorare e fregiare di essere stato da circa trent’anni uno dei suoi (moltissimi) amici, per niente “scomodato”, per nulla “inquietato” bensì al contrario “arricchito” e “rafforzato” del e dal rapporto umano che Marcello mi ha regalato.
Lo so che vi sono persone che vantano ben altri rapporti con Marcello e a costoro chiedo scusa per questa mia “invadenza”, ma che volete, il mio rapporto con Marcello è stato (ed è!) questo! L’ho frequentato da amico: nessuna occasione religiosa personale tipo battesimo, matrimonio o altro. Da amico con cui ho spesso pranzato a Trento, a Riva del Garda e a Balbido; da amico con chi mi è stato “guida” fra i libri e fra le bellezze artistiche della sua zona d’origine (Giudicarie Esteriori); da amico che celebrava un’Eucarestia accompagnata da una sua preghiera/invito scritta a mano con la sua bellissima semplice calligrafia tondeggiante, manoscritti oggi preziosi (ne conservo alcuni).
Posso e devo dire che la sua partenza ha lasciato un vuoto enorme sul piano personale, non su quello delle sue Parole, dei suoi libri, dei suoi “inviti” : preferisco definire tali i suoi insegnamenti, sono sicuro che Marcello mi approva. Fra i tanti mi permetto di citarne alcuni:
– la fede è ricerca della fede;
– la nostra religione è Creazione e Resurrezione;
– il primo comandamento è ama il tuo prossimo;
– il paradiso dobbiamo cercare di realizzarlo qui, sulla terra;
– citando Emmanuel Levisas “Il volto dell’altro ti guarda e si aspetta una risposta da te”;
– esistono persone di fede a loro insaputa.

Marcello, saliremo presto a Balbido per salutarti e non una sola volta: sei stato, se e sarai sempre con noi.
Riccardo e Maria Teresa

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UN BELLISSIMO REGALO DI NATALE: LA POLITICA DEL TURISMO E LA CABINOVIA TRENTO-MONTE BONDONE!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Dicembre, 2025 @ 7:32 am

Turismo, un’industria sulla quale all’estero non possono imporre dazi, a meno di tassare all’estero chi voglia venire a fare il turista in Italia!  Qui in Trentino siamo molto attenti alla sua evoluzione: cambiano le percentuali delle provenienze estere ed estere-italiane, i turisti arrivano, in certe località e periodi anche troppi. Dai cambiamenti dei tipi di arrivi e permanenze, le strutture di accoglienza subiscono sollecitazioni o contraccolpi: aumenta il numero e il costo degli affitti brevi e il costo delle piazzole per i camper; cresce la domanda di hotel molto qualificati. La crisi della classe media dei consumatori incide nel bene e nel male sulla “classe media” dell’offerta.
Ma vengo alla seconda parte del titolo di questo mio intervento.
E’ di questi giorni la notizia del bando per il primo tronco della nuova cabinovia voluta da molti, osteggiata da altri, impianto di risalita che porterà la montagna (il monte Bondone) in città (Trento), ovvero che metterà l’aria della montagna alla portata di tutti i cittadini, anche di quelli che non hanno la seconda casa in quota, come è giusto che sia per ogni città che vive ai piedi di una montagna. Inoltre, nei livelli intermedi, si potranno accogliere strutture ed iniziative per le classi più esposte alla calura del cambiamento climatico: anziani e giovanissimi. Quanto sin qui accennato riguarda un aspetto del progetto, sul quale si è già detto e scritto molto.

In questa sede voglio tornare a trattare un secondo aspetto, quello dell’incremento del turismo che il nuovo impianto può generare, soprattutto nelle due “Stagioni belle”: Primavera e Autunno (perché non di solo sci vive l’uomo, soprattutto nelle stazioni sciistiche a quote non elevate!), le sole stagioni nelle quali l’afflusso turistico può e deve essere incrementato (le altre due sono già sature ed il problema è inverso!), con la creazione di una nuova offerta turistica: il TRENTINO BIKE SAFARI (“safari” significa “viaggio”) sull’esempio dell’esistente TIROL BIKE SAFARI, che in Austria da anni ha messo in rete oltre 700 km di ciclo discese attirando moltissimi cicloturisti non solo in estate, ma anche e soprattutto – questo è il punto  – nelle due citate Stagioni belle.

A me sembra che sin d’ora si dovrebbe metter mano alla strutturazione della realizzazione di questo nuovo prodotto turistico, la vendita dei nostri dislivelli non solo per lo sci, avviando – su iniziative parallele – un megaprogetto che potrebbero essere proposto e gestito/cogestito dalla Città Capoluogo Trento, dando l’avvio ad una nuova, seconda “Età dei Comuni”, come segue:

  1. una prima intesa fra i due Capoluoghi Trento e Bolzano nella prospettiva di creare il TRENTINO ALTO ADIGE BIKE SAFARI;
  2. il coinvolgimento di tutti gli altri Comuni interessati;
  3. il coinvolgimento della Regione Trentino Alto Adige per il collegamento e coordinamento con il Tirol Bike Safari per la realizzazione dell’ EUREGIO BIKE SAFARI;
  4. un piano di interventi per il completamento del sistema delle piste ciclabili di fondo valle ed il suo raccordo con le partenze dei sistemi meccanici di risalita e le stazioni di arrivo delle relative ciclo discese;
  5. il censimento e l’organizzazione dei numerosi “circuiti” turistici da offrire a corollario delle pedalate: dei masi, dei castelli, delle cantine, degli agritour, dei luoghi storici, artistici, delle sagre, delle mostre, dei convegni, etc..
  6. lo studio di una modalità mista pubblico-privata di finanziamento del progetto complessivo per il coinvolgimento di imprenditori privati (locali) e di risparmiatori privati (locali e non):
  7. il piano manutenzione, marketing e vendita del prodotto.

Il progetto è più che giustificato dal continuo forte incremento del numero dei cicloturisti e soprattutto di quelli che utilizzano le e-bike, fra i quali sempre più numerose sono persone anche non giovanissime ma dotate di una maggiore capacità di spesa. E per l’enorme indotto che può generare!

Quanto alla presenza delle bicilette in montagna, si faccia riferimento ai Quaderni di Ciclo Turismo e Ciclo Escursionismo editi dal CAI Centrale e reperibili anche in internet secondo i quali la materia non va né ignorata né vietata, bensì gestita.

Quanto sopra è un’UTOPIA? Certo, ma attenzione: le utopie sono obiettivi molto ambiziosi semplicemente “non ancora” raggiunti!

Riccardo Lucatti, ex alpinista, ciclista, già top manager e CEO, Responsabile del Tavolo di Lavoro Finanza ed Economia mista ITALIAVIVA TRENTO.

Mi commento criticamente da solo: “Perchè un progettone simile dovrebbe essere avviato dal Comune? Perchè non lo avvia la Provincia?” Mi rispondo da solo: “Perchè la Provincia non lo avvia”.

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NATALE RIVANO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Dicembre, 2025 @ 7:14 pm

Rivano … di Riva del Garda

La Notte
accende il velo del Lago
di mille faville di stelle.
 Raccolta in se stessa
nel freddo
la nobile antica città medievale
monta silente la guardia
dall’alta sua torre Apponale.
 “Son tante …
son belle …”
lei pensa,
“Son come in regata
le piccole vele di luce
in questa incantata
Attesa invernale!”
Ma ecco
la flotta argentata
sale improvvisa nel cielo
e resta sospesa
a comporre una Grande Cometa.
La Pietra Merlata
trattiene il respiro
e avverte sul viso il tepore
del nuovo
dolcissimo
Evento Divino.
 “E’ l’Ora o è Vento?”
Si chiede la Rocca Imperiale.
Risponde la Notte sorpresa:
“Non vedi la Stella?
E’ questo il momento
del Santo Bambino
che dona al tuo lago
la brezza più bella,
il Suo Soffio d’Amore
e giunto il Natale!”

rl

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