LE 40 REGOLE PER SCRIVERE BENE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 febbraio, 2018 @ 7:35 am

Detto altrimenti: ha scritto Umberto Eco ….     (post 3058)

 download…” Ho trovato in internet una serie di istruzioni su come scrivere bene. Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di scrittura”. Ed allora io da umilissimo blogger, ho pensaato che queste regole potrebbero aiutare anche me. Eccole, quindi!

  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi. L’allitterazione è una figura retorica (ndr. accorgimento tecnico del discorso) per cui la ripetizione di una lettera o sillaba in parole successive genera omofonia (suonano simili, seppur diverse). In questo caso, la successione è tra “allit-“, “allet-” e “alloc-“. Nella poesia è ricercata per finalità stilistiche (la classica rima), nel marketing è un ottimo metodo mnemonico (slogan pubblicitari), nella scrittura creativa diventa il male assoluto. Recentemente ho scritto “…dalla Moglie Perfetta che sicuramente l’aspetta. Parla in fretta…” Purtroppo capita di accorgersene alla decima revisione.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario. Qui il congiuntivo è volutamente sbagliato. “Che lo si usI quando necessario”, mentre “si usA” è indicativo presente. Il congiuntivo è quella brutta bestia che anche i nostri esimi politici sbagliano di continuo e che la maestra ci faceva iniziare col “che”: che io fossi, che tu fossi, che egli fosse.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata. Una rondine non fa primavera. Non ci sono più le mezze stagioni. Si stava meglio quando si stava peggio. E tutte gli altri modi di dire e locuzioni di uso comune che possono anche passare in un dialogo tra personaggi, ma non sono il massimo della creatività nel resto del testo.
  4. Esprimiti siccome ti nutri. O semplicemente “parla come magni”. Punto oscuro: intendeva dire di evitare l’ostentazione di un lessico ricercato che non ci appartiene?
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc. Almenochè non siate in ufficio e la vostra sia corrispondenza tecnica. Personalmente evito di usarli anche negli sms telefonici, adesso che non sono più limitati a 160 caratteri. Non sono più trendy. Oramai se vuoi essere cool e distiguerti dalla massa, scrivi in Italiano corretto!
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso. Le parentesi sono di tre tipi: tonde, quadre e graffe. Le graffe sono ad uso esclusivo delle materie scientifico-tecniche. Le quadre a volte vengono utilizzate in sostituzione delle tonde, a seconda della convenzione stilistica utilizzata. In generale, le parentesi in un testo servono per racchiudere un’informazione che sta su un piano diverso rispetto al discorso principale: una data storica, la spiegazione di un riferimento, una nota dell’autore/redattore (ndr. come ho utilizzato sopra al primo punto). Difficile trovarle in un racconto.
  7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione. I punti di sospensione sono sempre e solo 3. Tranne quando siete particolarmente incavolati e sui social vi scappa un rafforzativo del tipo: ………………!!! Ma solo lì potete prendervi questa licenza poetica.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”. Le virgolette servono per contraddistinguere un’espressione all’interno di una frase, per la sua natura gergale, tecnica, figurativa o ironica, per racchiudere una citazione o il titolo di un altro testo o per incorniciare un discorso diretto di un dialogo. Qui si riferisce al primo utilizzo, quando si vuole evidenziare il particolare utilizzo di una parola.
  9. Non generalizzare mai. Non avremmo nulla di cui scrivere, altrimenti.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton. E poco sopra ho scritto “trendy” e “cool”. Diciamo che dipende dal contesto, anche se vanno evitate.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.” Le citazioni sono come le amiche, poche ma buone.
  12. I paragoni sono come le frasi fatte. Ovvero la “minestra riscaldata” del punto 3. La scorsa estate ho letto un romanzo appena uscito dove l’autrice utilizzava continui paragoni a film classici e piuttosto famosi, da Via col vento a Ufficiale e gentiluomo, per descrivere gli atteggiamenti dei personaggi. Per me il riferimento era immediato, per lei anche troppo facile da scrivere, ma passata la mia generazione, cosa rimarrà di quel libro?
  13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito). Se siamo costretti a ripetere un concetto, è perchè la nostra comunicazione non è adeguata al pubblico che abbiamo di fronte. (Non sono io che non capisco, sei tu che non ti spieghi!)
  14. Solo gli stronzi usano parole volgari. E dato che il mondo è pieno di stronzi, anche i romanzi lo sono.
  15. Sii sempre più o meno specifico. E se non lo siete, vi toccherà essere ridondanti.
  16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive. L’iperbole è una figura retorica (come l’allitterazione del punto 1) che consiste nell’esagerazione della realtà, per eccesso o per difetto. Ad esempio: “E’ un secolo che non ti vedo!”; “Il prezzo del petrolio è salito alle stelle.”; “Facciamo quattro passi?”; “Mi hai spezzato il cuore!” Rischiamo però di cadere nelle frasi fatte del punto 3.
  17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale. Obbedisco!
  18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente. Credo valga per le metafore quanto detto per i paragoni al punto 12. La metafora è una figura retorica dove viene sostituito un termine proprio con uno figurato, in seguito a una trasposizione simbolica di immagini. Le parole come “piume sulle scaglie di un serpente”.
  19. Metti, le virgole, al posto giusto. Capite bene che c’è un’enorme differenza dal scrivere “Vado a mangiare, nonna” a “Vado a mangiare nonna”. Salvate la nonna, per carità!
  20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile. Ammetto che l’uso del punto e virgola non è semplice. L’Accademia della Cruscaspiega: il punto e virgola (punto acuto, punto coma) segnala una pausa intermedia tra il punto e la virgola e il suo uso spesso dipende da una scelta stilistica personale; i due punti (punto addoppiato, doppio, piccolo) avvertono che ciò che segue chiarisce, dimostra o illustra quanto è stato detto prima.
  21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso. Ringrazio Eco per questa citazione (ma non erano proibite? Punto 11) direttamente dal dialetto veneto. Letteralmente significa: peggio la toppa del buco.
  22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia. Il cigno canta, il treno deraglia, ma soprattutto è l’asino che raglia (con voce sgraziata). Un’allitterazione mentale che ci frega.
  23. C’è davvero bisogno di domande retoriche? La domanda retorica è una figura retorica che consiste nel formulare una domanda la cui risposta è ovvia, non è una vera richiesta di informazione, quanto la richiesta di una conferma che è implicita nella domanda stessa. Nella voce del subconscio ci facciamo continuamente domande retoriche, di cui conosciamo, ma non vogliamo ammettere, le risposte. Non sei d’accordo?
  24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo.
  25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia. Sugli accenti ci sono un po’ (apostrofo, non accento!) da dire. L’Accademia della Crusca ha preparato un comodo vademecum.
  26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile. Quando si mette l’apostrofo è perchè si taglia la A di UNA, ma nel maschile esiste UN senza la O. La lingua italiana è un po’ maschilista…
  27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi! Ha ragione!!!
  28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri. (No, io non ho niente a che vedere con i barbarismi, giuro!) In inglese, il plurale si ottiene aggiungendo una S finale. Quindi FAN diventa FANS. Ma questa, come altre parole, è oramai utilizzata nella lingua corrente italiana senza aggiungervi la S.. Siate brevi, ma non troppo (punto 17).
  29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili. Baudelaire, Roosevelt e Nietzsche. Se non siete sicuri, cercateli in Google che ve li corregge in automatico.
  30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio. Il Cinque Maggio è un’ode scritta da Alessandro Manzoni, appunto il maggior scrittore lombardo del XIX secolo. Le perifrasi sono giri di parole per esprimere meglio un concetto o per evitare di esprimerlo direttamente.
  31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo). Captatio benevolentiae significa catturare la benevolenza o accattivarsi la simpatia.
  32. Cura puntiliosamente l’ortograffia. (Correttore ortografico automatico. Ssssh, io non ho detto niente.)
  33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni. La preterizione è un’altra figura retorica con cui si finge di omettere quanto in realtà si sta mettendo in risalto. Sono espressioni tipiche del discorso comune: “Non ti dico cosa mi è successo…”; “Per non parlare di quel che ha detto!”
  34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve. L’andare a capo, ovvero delineare un paragrafo, serve per introdurre un nuovo pensiero, una scena differente, un punto di vista diverso, un dialogo di un altro personaggio. Serve per facilitare la lettura e la comprensione.
  35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione. Il plurale majestatis (letteralmente, plurale di maestà) si ha quando chi scrive o parla si riferisce a se stesso usando il plurale. E’ utilizzato da sovrani e papi, anche se in disuso ai nostri tempi. Rimane in ambito universitario per atti ufficiali emanati dal Rettore.

E qui chiedo venia. Capita che in webnauta io utilizzi il plurale, ma non è un plurale majestatis: mi riferisco infatti ai collaboratori che mi danno un aiuto nella conduzione di questo blog-veliero, dal Nostromo in sala macchine, al Primo ufficiale di coperta, dal commissario addetto alla bussola seo al sottufficiale dei social. Un comandante non vale niente senza la sua ciurma.

36 – Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato. La parola PERCHE’ spiega la causa, il motivo di un evento; la parola PERCIO’ spiega la conseguenza, l’effetto, ciò che è accaduto dopo l’evento.

37 -Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni. L’ora è tarda e questa mi sfugge…

38 – Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario. Sostanzialmente, non usate parole che il vostro pubblico non può comprendere. Sembra una ripetizione del punto 4. Ma non dovrebbe esserci ridondanza proprio per il punto 13. Repetita iuvant? (ndr. le cose ripetute aiutano).

39 – Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che. Non siate ripetivi (punto 13) e neppure usate frasi di una sola parola (punto 17). Soprattutto, non confondete prolisso con prolasso…

40 – Una frase compiuta deve avere. Un senso.

 E la 41esima regola?

Secondo me, la 41esima regola è nascosta nella stessa modalità in cui ha scritto questo elenco. In ogni punto, ha contraddetto esattamente ciò che stava enunciando. Perchè solo chi conosce le regole, può infrangerle e creare qualcosa di nuovo, e unico. O forse è solo la mia anima pirata che mi fa intravedere un’altra via?

Firmato Umberto Eco.

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LA STRAGE DEL CERMIS

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 febbraio, 2018 @ 8:27 pm

Detto altrimenti: domani, 20 anni …   (post 3057) 

3 febbraio 1998 – LA STRAGE DEL CERMIS

Sospese nel vuoto

arroganti contraddizioni

ubriacano menti ribelli

salde al buon senso

ed alla ragione.

Inutile verità

sui metri da terra

veloci

inutile rotta

del libro di bordo.

downloadVerrà anche il tempo della giustizia.

Fredde le mani protendono

a stringere un corpo

per dare calore

agli ultimi istanti.

Pavide

altre

nascondono

la scatola nera dei dati

turpi alla vista.

download (1)

    Assolti: era la funivia che volava troppo in alto …

Leggiamo violata

la legge

da scritte di sangue

su fogli di neve.

Urliamo

in faccia all’abisso profondo

schiacciati

fra i piccoli atti

del nostro dovere

e l’osceno dispregio assordante

alla vita.

Vis legibus inimica …

 

Riccardo Lucatti

 

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PER UN AMICO E- BIKER

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 febbraio, 2018 @ 2:19 pm

Detto altrimenti: sulla lettura del computerino di bordo …. (post 3056)

imagesIl mio amico Filippo si è appena comperato una e-bike con batteria da 500 W. Sta facendo alcune prove per capire se riuscirebbe ad arrivare alla sua casa di campagna. “Sai, mi dice, dopo 35-40 km di quasi pianura con piccoli dislivelli, il computer mi segnala che la batteria mi accompagnerebbe per ulteriori pochi km residui anche se leggo che avrei consumato solo una tacca su 5 cioè il 20%, e allora … ” E allora io gli chiedo quale sia il percorso totale. Risponde: circa 40 km di falsopiano + 15 di salita per 400 metri di dislivello. La mia risposta: ce la fai di sicuro. Infatti i km indicati come residui registrano quelli ancora assistiti dalla batteria tenuto conto di quanta energia era in corso di erogazione al momento della tua rilevazione. E magari in quel momento stavi pedalando poco ed usando molta corrente. Mi spiego meglio: se tu chiedi quale sia il chilometraggio assistito residuo mentre stai scalando una rampa di garage al 20%, il computer ti dirà che – data quella pendenza – avresti solo altri 20-30 km assistiti a disposizione. Ma se tu, in cima alla salita, resetti il sistema, il computer ti dirà che hai – chessò – altri 120 km di buono. Quindi, tranquillo, alla tua casa di campagna ci arrivi eccome!

Se ti capita che … se ti capita che il computerino sia acceso ma la batteria, pur risultando carica,  non passi corrente (ai pedali), fermati, scendi dalla bici, tieni premuto per 15-20 secondi il bottoncino che si trova su un lato della batteria e il funzionamento si ristabilisce.

Un piccolo esperimento. Stai pedalando “eco” in pianura, km residui segnalati 120. Prova ad usare un rapporto alla ruota un po’ più “duro” e ad aumentare la spinta sui pedali: vedrai che i km residui segnalati aumenteranno.

Come leggere la foto: le tacche orizzontali in alto rappresentano il livello della “benzina” e si scoloriscono da dx a sin man mano che il serbatoio si svuota. La colonnina verticale a destra si colora dal basso all’alto man mano che aumenta il flusso di corrente elettrica in uscita in quel momento. Le cinque zone rettangolari in verticale rappresentano la modalità di utilizzo della batteria, da zero a eco, tour, sport, turbo, la cui selezione viene attivata da un comando posto sul manubrio. I quattro tasti da sin a dx in senso orario: interruttore del computer; reset (azzeramento); informazioni: puoi scegliere fra orario, durata della pedalata, velocità istantanea,   massima e media, km residui, etc.); luce quadro.

Good bike, anzi, good e-bike Filippo!

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MENS SANA IN CORPORE SANO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 febbraio, 2018 @ 1:52 pm

Detto altrimenti: a tutte le età … (post 3055)

Io, nato il 3 febbraio 1944, domani “compio” 74 anni nel senso che entro nel mio 75° di vita. Da domani quindi dirò di averne 74 anche se secondo la prassi toscana dovrei dire che ne ho 75 (nel senso che sto vivendo il mio 75°) e che “lo finisco” (di vivere) il 3 febbraio 2019. Cabala della matematica etariale, quella dell’età!

2014 - Copia - CopiaAlcuni amici mi chiedono, meravigliati: ma come, vai ancora a sciare? Uei raga … come vi permettete con quell’ “ancora”? Io ho tempo, abito vicino alle piste da sci (casa mia-impianti della Paganella, 30 minuti d’auto), un abbonamentino stagionale agli impianti di risalita non me lo toglie nessuno e alla via così, avanti tutta! Già, perché più che (lo so che “più che” è grammaticalmente sbagliato ma a me mi – a me mi – piace scriverlo!) … dicevo? Ah … si: più che si diventa vecchi più che bisogna muoversi. L’ho sperimentato varie volte. Ora, a dire il vero con lo sci io non ho mai smesso, anche se con l’età, diventando giudizioso, faccio lavorare di più il cervello, curo le sfumature, scio meglio e con molta minore fatica. Inoltre sono diventato più “esigente” anche nei confronti delle piste e della neve, nel senso che in genere scio dalle 08,30 a mezzogiorno, quando le piste sono nella migliore condizione e molto meno affollate. E vi assicuro che oltre tre ore filate sono più che sufficienti. Le sfumature? Braccia più aperte (cribbio!!) per compensare quel (vecchio) vizio di sciare con le gambe troppo unite (errore questo che ai miei tempi era una qualità!), segno dell’età; peso più avanti in modo da sentire premere gli scarponi sugli stinchi; in uscita di curva andare a cercare il terreno con la mano a valle; spigolare di meno, lasciarli correre questi sci, quante volte te lo devo dire?  Etc.

35 - IMG_0517

      La traversata del Lago di Cavedine

Con la bici è andata diversamente. Io ho cominciato a pedalare tardi, all’età di 38 anni, ma ho fatto in tempo a farmi le gambe per le Loro Maestà della montagna (Lautaret, Galibier, Izoard, Manghen, Bernina, Maloja, Sestriere, Monginevro, Fraiteve, etc.). Poi tradii la bici per la vela e l’ho ripresa dopo un lungo intervallo. E’ chiaro che la gamba e l’età non sono state più le stesse, ma ciò non ha impedito che allenandomi con regolarità e progressione, io oggi riesca non dico a rifare quelle salite (che oggi faccio con l’aiuto elettrico, anche a causa di una bronchitella cronica, regalo di un recente compleanno – che lui, poverino, colpa non ne aveva solo che, sommato ai precedenti …) ma che io non abbia problemi a farmi pedalate anche di 100 km anche con qualche salita media inserita nel percorso. La bellezza dell’allenamento: le salitelle o i lunghi kilometraggi che all’inizio di stagione di preoccupano un poco al momento del loro approcciarsi, dopo un paio di migliaia di km te li ritrovi alle spalle senza nemmeno essertene accorto. E poi, il peso … dai, quei tre-quattro kg di meno sai che meraviglia!

Eurpean Championship Fun 2007 - Fraglia Vela Riva

           Regatare necesse est!

E fra le due età della bici, la vela. Già, perché nonostante tutto io sono nato nel mare, a Genova e nuotavo all’età di quattro anni, senza salvagente. Un giorno ero in mare, alla boa a 30 metri da terra, mi vede una signora, lancia l’allarme, arriva la barca con il bagnino e … “mi salvano”!! Io incazzatissimo! Ma una porzione di … fatti vostri, noo? Chi vi aveva chiamato? Ma vabbè, questa è un’altra storia. La vela, dicevo. Più navigatore che regatante anche se poi ho fatto vent’anni di regate con il mio FUN Whisper ITA 526 ormeggiato in Fraglia della Vela a Riva del Garda. Ma anche questa è un’altra storia e poi se navigate anche voi … qui fra i miei post, ne leggerete abbondantemente di regate e di crociere con Whisper, che lei si chiama così, bisbiglio, sussurro, tanto è silenziosa nello scivolare sull’acqua.

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DIFFERENZE DI POTENZIALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 febbraio, 2018 @ 7:49 am

Detto altrimenti: elettrico e nella società umana   (post 3054)

downloadQuando fra due punti la differenza di potenziale elettrico è elevata, fra essi scocca una scintilla. E’ una legge della fisica che (come tutte, del resto!) l’uomo ha solo scoperto, non certo creato: Einstein affermava che avrebbe voluto conoscere il pensiero di Dio perché tutto il resto erano solo dettagli. Il principio che sta alla base di questa regola vale anche nell’ambito della società umana, nel senso che quando al popolo affamato di pane un Re rispose “Non avete pane? Mangiate brioches”, scoppiò la rivoluzione.

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Oggi l’1% della popolazione mondiale possiede il 99% della ricchezza mondiale. Inoltre, all’interno di duell’1%, vi è una % ancora minore che possiede la grande maggioranza di quella ricchezza, per cui quel 99% mondiale è posseduto dallo 0,1% della popolazione. Le % indicate  sono approssimate, ma piccoli errori non spostano il significato del ragionamento. La globalizzazione e il web hanno creato un sistema che consente a chi ha avuto l’idea giusta (giusta per lui) di accumulare un patrimonio di 80-100 miliardi di dollari nello spazio di alcuni decenni (il colosso del web sta lottando sul filo di lana con il colosso della vendita via web). Globalizzazione dei mercati, si dice. Ed ora si vuole “globalizzare” il consumatore, concentrandolo in città da 100 milioni di abitanti (Cina, “così me lo gestisco meglio”) (1) e si vuole globalizzare il lavoratore, delocalizzando, negandogli i diritti umani, civili e del lavoro e mettendogli al braccio un braccialetto elettronico “così me lo gestisco meglio”.

Un gravissimo e deleterio effetto della strumentalizzazione/appiattimento del lavoratore; della normalizzazione razionalizzante del pensiero logico sempre di più affidato alla elaborazione dei computer; della sostituzione della statistica al libero pensiero; della sopraffazione dei numeri sul sentimento; dell’annullamento della motivazione,  è il soffocamento della spinta creativa e innovativa del singolo; del suo sentirsi parte attiva del tutto; della sua capacità di fornire spontaneamente e autonomamente un apporto al miglioramento del sistema-uomo. Con una estremizzazione  del concetto – ripeto è solo una estremizzazione – si tende a trasformare l’Uomo Lavoratore  in un “pezzo” (stuck) di tristissima memoria. E ciò perché …”tanto se non ti va, ne trovo 100 che anelano al tuo posto di lavoro”.

download (2)Questi fenomeni sono la degenerazione del processo (positivo, questo) di mondializzazione del mondo, ovvero di normalizzazione dei diversi livelli di potenziale sociale quale era stato avviato 60 anni fa – per fare un esempio che ci riguarda più da vicino – con i Trattati di Roma, quelli che diedero l’avvio al processo di integrazione europea. Degenerazione che ha creato un imperialismo coloniale di nuovo tipo e non più  esclusivo dell’Occidente  (quello delle multinazionali e sei super-ricchi di fronte ai super poveri); quello del “mio paese first”; della corsa agli armamenti; dei muri di cemento, di filo spinato e di dazi doganali. (Leggete il libro qui a fianco: lo sviluppo del colonialismo di pari passo con lo sviluppo della tecnologia, un libro che si beve d’un fiato!)

download (1)

          Le strisce! Mettiamole le strisce!

Da europeista convinto e purtroppo non addentro a molte segrete cose, mi perdonerete se ragiono sulla base di sensazioni: ebbene, io ho la sensazione che tre grosse potenze (senza fare nomi: USA, Russia, Cina) ci considerino come un grande mercato di consumatori poco influenti politicamente in quanto “divisi”, per cui la nostra migliore risposta sarebbe creare gli Stati Uniti d’Europa. In tal caso avremmo anche la forza politica di respingere quel tipo di aggressione e di rilanciare una politica di temperamento delle diverse differenze di potenziale a livello mondiale in ambito dei diritti umani e civili, finanziari, economici.

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Ecco, ho creato due nuove categorie di diritti: quelli finanziari, ovvero di NON essere schiacciati dalla mega finanza;  quelli economici, ovvero  di poter avere la possibilità di accedere – quanto meno – ad una parte minima vitale dell’economia mondiale. Utopia la mia? Certo … ma … badate bene, utopia è un traguardo semplicemente “non ancora” raggiunto, e poi nella vita … guai a non avere un’utopia! Sai che grigiore!

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(1) attenzione, però! Ai tempi dello Scià di Persia, la concentrazione in città delle popolazioni dei deserti, popolazioni attratte dalla possibilità di una vita migliore, creò una forte concentrazione di “potenziale umano scontento ed arrabbiato” che contribuì alla caduta di quel regime.

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FERROVIE SUD EST SpA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 febbraio, 2018 @ 2:39 pm

(Dopo il LP-Long Post precedente, eccone uno brevissimo, per fare media!)

Detto altrimenti: le “Iene” l’avevano intuito …   (post 3053)

Ferrovie Sud spa … risce il denaro pubblico! Poco tempo fa, la Iene avevano mostrato alcuni treni nuovi, mai usati, lasciati da anni ad arrugginire su binari morti a Battipaglia. Oggi la TV ci informa che dal 2001 ad oggi è maturata in capo a quella società una bancarotta fraudolenta per oltre 230 milioni di Euro. Oggi 14 arresti. E noi? Noi …

  1. … ci si scandalizza che ciò sia successo;
  2. ci si scandalizza che la cosa sia maturata indisturbata per tanti anni;
  3. ci si scandalizza perché ci si scandalizza di più dei furti di cui sub 1) che non dell’omesso controllo di cui sub 2).

download.

Maccome? In una grande SpA pubblica che gestisce un servizio pubblico si può arrivare a tanto? Siano pur stati ladri i suoi amministratori, nel (lunghissimo) frattempo dove erano i controllori interni, l’Internal Auditing, i revisori esterni, le banche, il controllo del Ministero competente? What were they all doing? Sleeping?

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Già qualche anno fa un tale Giovenale nelle sue Satirae affermava: va bene mettere custodi, ma chi controllerà i custodi? Quis custodiet custodes ipsos?

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LA CICLABILE DEL GARDA 2 (e molto altro ancora!)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 febbraio, 2018 @ 8:58 am

(Questo è un LP- Long Post, ma leggetelo, dai, è molto diversificato, articolato … non vi annoierete!)

Detto altrimenti: la stampa locale riporta la notizia di un convegno sul tema, il secondo in zona Garda in pochi giorni (post 3052)

Premessa

La stampa locale avvisa che il 3 febbraio p.v. a Dro, presso il Centro Culturale, si terrà sull’argomento Ciclabile del Garda un dibattito moderato dal professor Giorgio Daidola (docente universitario, giornalista, maestro di sci, etc.). Interverranno il sindaco Vittorio Fravezzi; Heinz Grill (alpinista e scrittore tedesco); gli alpinisti italiani Marco Furlani e Ivo Rabanser; Alessandro Gogna (alpinista, scrittore, guida alpina, esploratore, personaggio internazionale); Stefano Pisoni (agricoltura sostenibile); Roberto Bombarda (sulla mobilità); Paolo Malfer (giornalista).

download (3)

             Alessandro Gogna

Due particolari mi hanno colpito: l’assenza di esponenti del mondo della bicicletta e la presenza del mio “antico” amico Alessandro Gogna. Sul primo aspetto, mi è venuto alla mente un libretto satirico che conservo da decenni, una critica al maschilismo, nel quale con una serie di vignette si critica la vita esclusivamente “al maschile”. Una per tutte: un gruppetto di sei omaccioni seduto ad una scrivania che parlano, parlano, parlano con fare da sapientoni, sulla “sensibilità della donna, la femminilità della donna, la sessualità della donna, le aspirazioni della donna … etc”. Ma ce ne fosse stata almeno una di donna a quel tavolo! Su Alessandro Gogna … ecco qui sotto

Alessandro, c’è posta per te …

Ragazzi, abitavamo nella stessa via, Via Rodi, a Genova. Tu classe 1946, io ’44. Iscritti alla  stessa, sezione del CAI, la “Ligure”, prima in Via SS. Giacomo e Filippo, poi in Via Serra, poi in Piazza Palermo e da ultimo in galleria Mazzini. Ricordi … se sbaglio mi perdonerai, Alessandro … sono passati tanti anni … i tuoi non volevano che arrampicassi e tu uscivi di casa con gli sci in spalla, salvo poi depositarli alla stazione FS di Genova Brignole e andare in treno ad esercitarti nella palestra di roccia dell’Acquasanta (Genova Voltri). ragazzi. E quando in sede (Via Serra) ci hai fatto vedere quanto tempo riuscivi a stare appeso sui soli polpastrelli allo stipite della porta, o facevi da sotto la “traversata in arrampicata libera” del “tetto a strapiombo” della scrivania  della sede, senza toccare il pavimento. Ragazzi. O quando ancora nel 1965 a 100 anni dalla prima arrampicata del Cervino stavamo quasi concordando di andare anche noi due in cima a quel nobile dente per quella ricorrenza!  E la  tua prima invernale (capodanno 1968) sulla Nord Est del Pizzo Badile? Ragazzi? Si, ragazzi … da 10 bivacchi invernali in parete …  ma tu che ragazzo eri, sin d’allora!  Poi le strade si sono separate, ci siamo rivisti a Milano (1974?) quando accettasti di tenere una conferenza presso la Direzione Centrale della Comit in Piazza Scala, dove io lavoravo … Ecco, Alessandro, il 3 febbraio prossimo non potrò essere a Drò a salutarti e me ne dispiace veramente tanto: infatti ti sto scrivendo da Bologna dove sono “sceso” da Trento per alcuni giorni per fare il nonno alla mia ultima nipotina, la splendida Bianca. Chissà se leggerai mai queste righe … Comunque io abito a Trento (Viale Trieste, 13), il mio tel. è 335 5487516 e la mail riccardo.lucatti@hotmail.it: se avrai letto, fatti vivo!

Una lettera di Guglielmo Duman, Presidente FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, sezione di Trento.

IMG-20160314-WA0001Mi telefona il “mio” Presidente FIAB, visto che io stesso – da ex alpinista – sono rimasto sciatore, velista regatante e soprattutto ciclista (non competitivo) già nel suo direttivo Fiab Trento (v. foto). Mi telefona perché pochi giorni fa mi aveva delegato a partecipare ad analogo convegno a Riva del Garda (v. mio post n. 3048 del 27 gennaio) e mi chiede se io non possa partecipare anche a questo secondo incontro. No, Guglielmo, mi dispiace, il 3 febbraio (giorno del mio compleanno!) sono ancora a Bologna presso figlio, nuora e nipotina! Ed allora, non potendo partecipare lui stesso a causa di precedenti impegni, mi anticipa la lettera che sta inviando al giornale:

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     Bolzano-Trento, una Fiab (sul Lago di Garda)

Egregio Direttore, mi riferisco alla lettera di Arianna Florio ed alla risposta di Franco De Battaglia a pag. 46 de l’Adige del 31 gennaio in merito alla Ciclabile del Garda. Nella impossibilità di prender parte al Convegno del 3 febbraio prossimo a Drò, affido alle pagine del Suo quotidiano un mio contributo. Innanzi tutto infatti confermo ben volentieri – anche tramite il Suo giornale – la piena disponibilità di Fiab Trento a partecipare per il futuro a convegni del genere previo un minimo preavviso, come del resto è avvenuto per la serie di convegni organizzati a Trento dalla PAT, il cui materiale sarebbe comunque interessante che fosse consultato da chi si occupa di questo progetto. Infatti anche il contributo di noi “ciclisti per e nella natura”, appassionati utenti e conoscitori della bici e delle piste ciclabili in città e fuori, può fornire utili elementi di valutazione. Ciò perchè – se non altro – fra i nostri soci vi è chi ha percorso a pedali l’intera tratta VenTo (Venezia-Torino) o il percorso “europeo” da Roma a Bruxelles, maturando esperienze molto significative in materia di interconnessione di percorsi ciclabili e di valorizzazione dei paesi e della città attraversate. Sento dire che occorre un progetto unitario. Più che d’accordo, e non solo unitario perché tenga conto di tutte le componenti realizzative, ma anche perché dovrebbe svilupparsi in modo armonico lungo tutte le tratte dell’intero percorso, armonico ma specifico per ogni tipo di singola tratta. Si parla infatti di pista ciclabile, salvo apprendere che si tratterebbe di una pista ciclopedonale, il che comporta una larghezza di ben 4,5 metri, non sempre realizzabile lungo l’intero percorso. Ed allora mi permetto di suggerire che il progetto sia denominato “Sistema Ciclabile del Garda” e sia composto da tratti di pista ciclabile e da altri di pista ciclopedonale. Ciò in quanto il meglio è talvolta nemico del bene e l’obiettivo di una pista ciclopedonale di 4,5 metri tutto intorno al Garda potrebbe dare spunto ai detrattori per ostacolare comunque l’opera o – nella migliore delle ipotesi – per rallentare la sua esecuzione. Per converso, un approccio più specifico, trasformerebbe in opportunità ciò che altrimenti verrebbe interpretato come negatività: ad esempio creando “percorsi di visita” alle cittadine del lago attraversate dal percorso, non necessariamente lungo piste ciclopedonali di quella larghezza. La ringrazio se riterrà di pubblicare questa mia. Voglia gradire distinti saluti. Guglielmo Duman. Presidente FIAB-Trento.

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          Lucia Bruni a Bruxelles

Che dire, Guglielmo? Hai centrato in pieno il problema! Complimenti! Permettimi solo di aggiungere un particolare: tu, per discrezione, non hai voluto nominare i nostri due “eroi a pedali”, ovvero chi ha “esplorato” la VenTo per studiarne la migliore realizzazione effettiva e completa(Fabio Martorano, Bolzano di Fiab Trento visto che Fiab Trento è “regionale”) e chi (Lucia Bruni, Bologna ma traferita a Trento come lavoro e come Fiab) a cavallo del fine giugno scorso e della sua biciletta si è concessa in 16 gg la traversata di 2000 km da Roma a Bruxelles (in solitaria e bagaglio appresso!) per celebrare i 60 anni dei Trattati di Roma, quelli che hanno dato l’avvio al processo di integrazione europea. Lo faccio io in questa sede più discreta delle pagine del quotidiano.

Goob Bike, Good Garda, Good Fiab everybody!

P.S: Joint us, unitevi a noi, iscrivetevi alla FIAB (v. internet)

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LA SUPERFICIE POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 gennaio, 2018 @ 3:31 pm

Detto altrimenti: … la politica di superficie   (post 3051)

Politica, da “politika” aggettivo che nella Grecia antica presupponeva un sostantivo, la teknè, la tecnica, la capacità. Oggi noi utilizziamo un aggettivo sostantivato, la politica.

La politica dei grandi temi, quella che “vola alto” e intanto perdiamo di vista i voli bassi di tttti i giorni: “Affidarci ad un radar politico per viaggi planetari ci fa sbattere contro il primo palo della luce subito al di là della pista di decollo” (Richard L., che poi sono io!)

download (2)La politica delle parole e le parole si sa, sono pietre, scriveva Don Milani nella sua lettera ad una professoressa.

Le parole, la retorica, ovvero la tecnica della parola: quelle desinenze “ica” di polit-ica e reto-rica racchiudono in loro la stessa  “ica” di tencn-ica.

La retorica si evolve e diventa oratoria, ovvero l’applicazione prat-ica della retor-ica.

Oratoria, sofisma. I Sofisti, questi signori ingiustamente maltrattati … e dire che avevano messo al centro l’uomo, che avevano avvertito l’uomo contro il potere potenzialmente malefico della parola … come quello di un’arma piccolissima ma con un potere fortissimo di persuasione della gente a fare il bene ma anche a fare il male: ecco perché si presentavano come persone capaci di dimostrare una tesi e il suo contrario!Le parole sono pietre, si diceva, e come tali mezzo per edificare (il bene) o – se scagliate – per creare il male.

Politica, parole, retorica, oratoria, sofisma, politica (odierna). Spesso (non sempre, per nostra fortuna) la politica odierna vive (in superficie) di affermazioni oltre le quali non sa andare, e ci vive “grazie” a parole usate come armi, gas che addormentano la nostra mente e  nel migliore dei casi la distraggono dal  vero problema.

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E allora che fare? Non fare politica? Quando mai!? Farla e fare in modo serio, profondo, significativo, rigoroso innanzi tutto nel rispetto delle parole che compongono le regole che la regolano. E qui mi permetto di rimandare le lettrici ed i lettori ai miei due post, i nn. 3011 e 3020 sullo Stato di eccezione. Qui a fianco, mi chiedo: ma … la società “comune” è la causa o non piuttosto è l’effetto di discorsi superficiali? Al popolo … panem et circenses, dicevano gli imperatori romani …

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Capirete meglio cosa sto cercando di esprimere: non accontentiamoci della politica di superficie né del rispetto superficiale delle regole d’ogni tipo e livello, ma al contrario facciamo distinzione 

  • fra politica profonda e politica di superficie e
  • fra  eccezione della legge e violazione della legge.

Un esempio: chi stabilisce che, in deroga al divieto previsto dallo Statuto, chi ha fatto parte della commissione elettorale di un partito può essere candidato … ebbene costui si avvale di una eccezione alla legge o compie una violazione della legge?

Dice … ma l’hanno messa giù bene, l’hanno spiegata bene … sono stati convincenti. Dico: ecco, vedete, la parola convincente. In questo caso, dite voi, convincente a fare il bene o a fare il male? Fra tutti coloro che avranno dato la risposta esatta sarà sorteggiata una tessera in quel partito.

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P.S. 1: Il sofista Gorgia difendeva Elena per avere lasciato il marito Menelao: per Gorgia infatti la colpa era di chi – a monte – aveva operato con parole a che ciò avvenisse …

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P.S. 2: in questi giorni con un gruppo di amici (la Compagnia dei Guitti”) stiamo allestendo la rappresentazione di “Bel colpo, Lisistrata”, un adattamento della Lisistrata di Aristofane (411 a.C.). Lisistrata, colei che “scioglie gli eserciti”, fa finire la guerra grazie all’estensione della politica alle donne. In un passaggio Aristofane fa dire a Lisistrata:  “Per fare politica occorre avere capacità ed esperienza, come quella che serve a dipanare la lana: non si improvvisa!” Al che cerco di specificare: quale esperienza? Quella di un’azione politica rivolta al mantenimento della posizione di privilegio o quella di un’azione rivolta alla costruzione del bene Comune per tutti i cittadini? Oggi, purtroppo, il cittadino che si trova fra Scilla e Cariddi, cioè schiacciato fra una vecchia classe di “politici a vita” incatenati ai loro privilegi medievali (Cariddi) ed una nuova classe di “politici emergenti improvvisati” (Scilla), per cui … incidit in Scillam cupiens vitare Caribdim!

P.S. 3: il governo di una città, di una provincia, di una regione, dello Stato non è il governo di una SpA, lo so bene, ed io che sono uomo delle SpA, cresciuto, lavorato e formato nelle Spa mica posso pretendere di insegnare a loro, ai politici come devono fare, mica posso, ecchediamine! Ci mancherebbe altro! Solo che,- tanto per fare tre esempi :

  • quando vedo che in un complesso ospedaliero taluno ruba e trucca i bandi di gara e sento dire dal top management “Noi eravamo all’oscuro, puniremo severamente i responsabili, abbiamo piena fiducia nella magistratura”
  • quando vedo che prima di “accorgersi” che mancano 20 milioni di euro (sic) da un bilancio di un partito occorre che il livello del rubato sia significativo, 20 milioni, appunto!?
  • quando vedo che un ente pubblico omette di presentare al Ministero del tesoro il dovuto bilancio annuale e poi, dopo cinque anni, alla resa di conti si scopre che dal bilancio sono spariti molti immobili e la situazione si risolve commissariando l’ente …

… quando vedo tutto ciò, mi vien da pensare che se tali deviazioni fossero state commesse da miei impiegati in una SpA a me affidata, l’azionista mi avrebbe detto: “Io la pago perché ciò non avvenga, quella è la porta si accomodi. Le presenteremo il conto dei danni” e mi avrebbe citato in giudizio con l’azione di responsabilità.

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CAMBIARE “IL” PARTITO …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 gennaio, 2018 @ 9:17 am

Detto altrimenti: … o cambiare partito?     (post 3050)

Un partito, uno Statuto, conforme alle regole di legge per cui se lo Statuto le viola, quel gruppo non è un partito politico e – ad esempio – perde il diritto a raggranellare il 2 x 1000. E allora, fatta la legge, trovato l’inganno: lo Statuto recita A (conforme alla legge), il gruppo dominante (non dirigente, ma proprio dominante) del partito stabilisce alcune deroghe B contrarie ad A con delibere di organi inferiori: la legge è violata, gli iscritti che hanno votato quello Statuto al congresso sono gabbati.

Un esempio? Il congresso stabilisce una linea politica ed elegge un segretario che la attui. Il segretario segue una linea diversa e che succede? Nulla fino al successivo congresso, ma nel frattempo ci sono elezioni centrali e locali …

Un altro esempio? I partecipanti alla commissione elettorale non possono essere candidati? Nessun problema: il gruppo dominamte di cui sopra si riunisce e stabilisce che in quel tal caso si può derogare.

(A questo punto il gruppo dominante agisce “per partito preso”, nel senso che la direzione del partito non è gli è stata data, ma se l’è proprio presa …!)

Di fronte alle situazioni precedenti, una persona che si è battuta per anni in favore del rispetto formale e sostanziale della legalità, che deve/può fare? Può cambiare partito visto che non è riuscita a cambiare (in meglio) il partito. Ma in tal caso …

… in tal caso la persona che ha cambiato partito viene tacciata di voltagabbana, mentre la persona che ha attuato la voltagabbanata vera, la persona che ha cambiato le carte in tavola violando il mandato ricevuto, la legge e le regole, la persona che ha cambiato (illegalmente e in peggio) il partito (da legale a illegale) no, quella persona è un acuto politico, uno che sa muoversi bene, che ha successo, un vero e proprio “ipse dixit”, coerente perché “non cambia partito”.

Ma tant’è … ce lo diceva anche il padre Dante … “le leggi son ma chi pon mano ad esse?”. Già … chi vi pone mano, soprattutto se non sono sanzionate o se – quand’anche lo siano – poi la sanzione non viene comminata e applicata?

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IL GIORNO DELLA MEMORIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 gennaio, 2018 @ 10:14 pm

Detto altrimenti: era ieri                        (post 3049)

E io … come scrivere qualche cosa non ripetitiva rispetto alle testimonianze di chi quella tragedia l’ha vissuta?

Poco fa ho assistito all’intervista di Fabio Fazio alla neo Senatrice a vita Liliana Segre. Deportata da Milano (binario 21) il 28 gennaio 1944. Pochi giorni dopo, il 3 febbraio 1944 io nascevo alla Doria, una frazione “montana” del comune di Genova, dove i miei erano sfollati. Ecco cosa posso scrivere: mentre io venivo cullato dall’amore di mamma, che pure aveva mio fratello Beppe (classe 1942) a sua volta sub-sfollato in Toscana dai nonni, visto che babbo, carabiniere, era in un campo di lavoro in Germania (dal quale sarebbe tornato!), ecco, mentre io, pur nato sul tavolo di cucina, iscritto al n. 1 del fonte battesimale della Chiesa della Doria (per forza che sono sampdoriano!), mentre io venivo amorevolmente cullato, una ragazzina di 13 anni, orfana dalla nascita della mamma, veniva deportata con il papà ad Auschwitz, dopo un viaggio infernale di sette giorni.Che stridore, che abisso fra le due situazioni! Perchè? Le leggi razziali, la vergogna del nostro paese.

Il mio contributo: un’idea. Cancellare il nome di Vittorio Emanuele III da strade, piazze, biblioteche, etc. E già che ci siamo, facciamo giustizia anche della prima guerra mondiale e il nome di Cadorna togliamolo dalle piazze e dalle stazioni della metro di Milano a lui dedicate: al suo posto mettiamo Diaz. Quella scuola sì, la Diaz di Genova potremmo intitolarla a Cadorna, a testimonianze di due vergogne: le molte stragi gratuite dei nostri soldati mandati al macello nella prima guerra mondiale di cui Cadorna fu responsabile e la brutale violenza gratuita di cui quegli studenti sono stati vittime in occasione del G8 del 2001.

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