IL PRIMO POST DELL’ANNO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Gennaio, 2019 @ 6:22 pm

Detto altrimenti: chi scia a Capodanno starà bene tutto l’anno     (post 3459)

IMG-20190101-WA0002Chevvolete mai? Il lupo perde il pelo … a sciare, il primo dell’anno io quelle poche ore la mattina presto, quando gli altri stanno ancora a rigirarsi nel letto, quando le piste sono ben tirate e soprattutto deserte … be’ io quelle poche ore di mattina presto a sciare sono anni che non me le perdo. Si, lo so, ci vuole un po’ di masochismo mettere la sveglia alle sei e mezza il primo gennaio per essere al tondello della funivia ben prima che aprano gli impianti, ma il bello è proprio questo! Gli addetti alla funivia poi, talvolta si muovono a compassione e mi fanno passare quei dieci minuti prima, evviva! E allora via! Ho già individuato le piste che farò: esposte a nord (anche se in ombra, ma almeno gli altri sciatori non ci verranno tanto presto, tutti protesi come sono alla ricerca di un … posto al sole!), tutte “rosse” e l’unica “nera”, meravigliose quando sono lì, tutte e solo per te. Piste ben battute dal gatto delle nevi, dicevo: cioè battute subito dopo la chiusura degli impianti quando la neve è ancora “calda”: in tal modo il manto resta uniforme e morbido. Se invece le avessero battute dopo che si fossero gelate per il freddo della sera, la pista sarebbe risultata “ruvida e scalettata” sotto gli sci.

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                          Qualche giorno fa …

Quest’anno, poca neve. E’ dalla fine di novembre che la “sparano” con i cannoni, quelli alti, a giraffa e quelli bassi che fabbricano neve più bagnata, di qualità inferiore, ma accontentiamoci. Dopo un’ora di piste “basse” mi sono fatto portare dagli impianti sulla Cima Paganella, al sole. Lo spettacolo è stupendo, pensate che in giornate d’inverno, limpide, si arriva a vedere il luccichio della Laguna di Venezia! Per non parlare delle dolomiti di Brenta e delle Pale di San Martino o dei laghi di Cavedine e di Garda: d’altra parte lo dice bene la canzone … Voria veder el Trentino da ‘na vista propri bela. No ‘sto a perder massa temp e va’ su la Paganela …

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                                  Oggi …

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L’ultima foto di questa mattina? Il sole sopra le nuvole

08,15 – 10,45: comincia a esserci troppo affollamento sulle piste e allora via, a casa! Praticamente a Trento si può fare come uno che a Roma abbia deciso si andare a fare una partita di tennis: qui a Trento, fra andare e venire 60 minuti d’auto. A Roma, oltre due ore. Il resto sci o tennis. Poi a casa a pranzo.

 

Buon anno a tutte e a tutti!

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FINE D’ANNO, INIZIO D’ANNO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Dicembre, 2018 @ 9:37 am

 (secondo post dell’ultimo giorno dell’anno 2018)

Detto altrimenti: lo scorrere del tempo … (post 3458)

downloadIl “tempo” non ha la stessa “velocità”. Scriveva Einstein: “Due minuti da seduti su una stufa rovente vi sembreranno un spazio di tempo più ampio dello spazio di tempo di un’ora trascorsa con la vostra amata”. Il tempo dunque è uno “spazio”, un “intervallo” entro il quale avviene qualcosa che noi riusciamo a percepire o a fare: il tempo per mangiare una pietanza, per eseguire un lavoro, per riposarci da una fatica, per amoreggiare, per ricevere una informazione, per elaborarla, per reagire ad essa.

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         Jean Jaques Rousseau

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Oggi più che mai una stessa ora di tempo ha “spazi” e “contenuti” diversi per ognuno di noi. In particolare, l’interconnessione a livello mondiale e l’utilizzo di calcolatori di enorme potenza hanno ridotto il tempo della raccolta di molte informazioni, della loro elaborazione, e soprattutto il tempo della reazione alle stesse: passiamo da un “minimo”, cioè dalla persona che legge ogni tanto i giornali cartacei; a quella che legge i giornali on line e ascolta radio e TV; al manager che si aggiorna su certe reti riservate; ai diffusori di populismo in rete; fino ad un “massimo” e cioè ai gestori delle reti informatiche che raccolgono tutti i dati raccoglibili sull’andamento dei mercati, sugli orientamenti politici della popolazione, sui dati della produzione e dei consumi etc.. Il tutto a livello statale, mondiale e in pochi secondi. Questo sistema avvantaggia pochi e svantaggia molti: “sapere è potere” si usa dire e chi ha le informazioni può fare le connessioni fra i vari eventi, può decidere al meglio nel proprio interesse. Gli altri no.

E allora, “noi altri”, cosa possiamo fare? Facciamo il massimo di ciò che ci è consentito fare: leggiamo molto (giornali e libri); seguiamo stampa cartacea e info web e TV; confrontiamoci molto con le idee altrui; studiamo la Storia; fermiamoci a rielaborare il tutto. Ho evidenziato in grossetto la Storia perché essa “si ripete” e quindi la sua conoscenza – per chi la sa leggere – è di grandissimo aiuto, è una vera magistra vitae.

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         Le strisce! regaliamole le strisce!

Altra cosa che possiamo fare è salire sulla sommità della scogliera che sovrasta il mare del mondo per evitare di limitarci alle molte percezioni sensoriali e cercare invece di raggiungere una visione d’insieme su ciò che accade, alla luce di due accorgimenti: 1) “cui prodest, cui bono? (chi ci guadagna?); 2) piensa mal i acertaràs (pensa male e indovinerai). Cosa? Dite che sono un pessimista? No raga, io sono un ottimista nel senso che spero e opero per il meglio, mi preparo per il peggio e cerco di vivere con quel che viene.

I miei buoni propositi per lo spazio-tempo 2019? Attivarmi per le prossime elezioni europee in favore del processo di integrazione europea sono alla costituzione degli USE-United States of Europe, o, se preferite, in francese EUE o italiano SUE.

Buon spazio-tempo-2019 a tutte e a tutti!

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31 DICEMBRE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Dicembre, 2018 @ 6:38 am

Detto altrimenti: fa sempre un po’ impressione …   (post 3457)

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Dal vostro blogger, un buon fine d’anno 2018 dalla Cima Paganella: sullo sfondo, quel ramo del Lago di Garda che volge a settentrione …

Buongiorno raga, non so a che ora vi sarete svegliati, ma io “mi porto avanti con il lavoro” e vi auguro buongiorno di vivo cuore. Buon ultimo giorno dell’anno a tutte e a tutti. Buongiorno anche a me, che il 3 febbraio prossimo, quando “compirò” cioè quando avrò finito di vivere il mio 75° anno di età, mi hanno detto che sarò diventato “vecchio” o “anziano”, perché questo è il nuovo livello al quale è stata posta l’asticciola della vita da superare. Che ci vogliamo fare? A chi – scherzando – mi dà del “vecio” rispondo altrettanto scherzosamente che “io intanto ci sono arrivato!”. E poi io stesso mi definisco un VIP, salvo poi – a chi mi guarda con un misto di disapprovazione e di scherno pensando che io mi autodefinisca una Very Important Person – specificare che VIP significa Vecchietto In Pensione.

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imagesFa un po’ impressione, dicevo, scrivere il primo post dell’ultimo giorno di un anno nel quale ne ho scritti e pubblicati oltre 500, come dice la statistica che me ne attribuisce 1,4 al giorno. 2018, come definirei quest’anno? Quello dei sovranismi, di una negativa inversione di rotta della Nave Mondo che stava tentando una rotta condivisa. Sovranismi che difendono anzi accrescono le disuguaglianze e gli squilibri a livello planetario, creando differenze di potenziale elettrico che prima o poi genereranno, se non interveniamo in tempo, pericolosissime scariche elettriche. Ma il mio non è un discorso (solo) negativo, pessimistico. Infatti nei secoli anzi nei millenni abbiamo assistito ad una altalena disugaglianza – uguaglianza ed ora che siamo nel lato della disuguaglianza, possiamo, dobbiamo avere fiducia che la prossima oscillazione ci porterà verso l’uguaglianza.

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Uguaglianza? Il mio non è un discorso “comunista”, bensì di ricerca di un maggiore equilibrio nella distribuzione e nella fruizione innanzi tutto dei diritti umani, quindi delle risorse naturali e della ricchezza “seconda”, quella generata dall’uso di tali risorse. Per capirsi, non sono contrario a chi possiede molto, ma solo a chi usa male il molto posseduto. La mia è sicuramente un’utopia, cioè un traguardo semplicemente “non ancora” raggiunto.

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          Le strisce! mettiamole le strisce!

L’altalena della storia, dicevo: da una civiltà di raccoglitori di frutti selvatici e di pastori nomadi, nella quale non esisteva l’accumulo bensì il dono  del superfluo al vicino, siamo passati alla coltivazione della terra con accumulo dei prodotti e guerre di saccheggio dell’accumulato altrui. Saltiamo al 367 a. C. quando le leggi (romane) Licinie Sestie limitarono la quantità di bestiame e terre che i patrizi più ricchi potessero possedere. Arriviamo al Settecento con l’abolizione della schiavitù e di molti privilegi nobiliari ed ecclesiastici, fino all’idea moderna di democrazia, all’insuccesso del tentativo socialista e all’attuale radicalizzarsi di una feroce disuguaglianza. Ecco l’ “altalena della Storia”, per cui in definitiva io oggi sono ottimista e attendo con ansia la prossima oscillazione che sia verso un maggiore equilibrio mondiale, verso il dialogo, la collaborazione, e, per quanto ci riguarda più da vicino, verso una UE sentita e vissuta come più una parte di noi stessi e non come una burocrate opprimente.

Buona oscillazione 2019 a tutte e a tutti!

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EX LIBRIS

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Dicembre, 2018 @ 2:14 pm

Detto altrimenti: libri “condivisi”                 (post 3456)

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                                  Librincontri

Mi scrivono, separatamente, due amici lettori per esprimermi lo stesso concetto, e cioè che notano la mia propensione a divulgare idee e concetti che io traggo da libri che leggo. E’ vero, mi piace leggere, ragionare su ciò che leggo e soprattutto condividere con altri la lettura. Questa condivisione per quanto mi concerne si attua in tre sedi: il Gruppo di Lettura Librincontri di Mirna Moretti; il Gruppo di Lettura dei classici della Prof senza puntino Maria Lia Guardini; i miei post. Le prime due sedi si attivano con frequenza quindicinale; la terza, con frequenza giornaliera. Ogni sede ha una sua caratteristica distintiva: nel Gruppo di Mirna si parla molto di romanzi; con Maira Lia ovviamente di opere della classicità greca e latina; qui da me, soprattutto di saggi. Come si vede, non ci sono sovrapposizioni né conflittualità di sorta.

http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/?p=15958

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                                   I classici

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Libro, in latino liber che significa libro e libero: sarà un caso? Non credo proprio! Infatti leggere aiuta a capire e chi capisce può esprimere un pensiero “libero” da condizionamenti altrui. In questi giorni sto leggendo, ragionando, assimilando, gustando un libro di Carlo Rovelli (v. post precedenti), libro che mi sta arricchendo molto, anche se non condivido il suo ateismo. Ho già adocchiato i prossimi che saranno: Mariana Mazzucato, “Il valore di tutto – Chi lo produce e chi lo sottrae all’economia globale”, Ed. La Terza; Paolo Mieli, “Lampi sulla storia – Intrecci fra passato e presente”, Ed. Rizzoli. Ve ne riferirò ampiamente.

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Consigli per gli acquisti

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    Castel Vecchio, Punta Sabbioni (VE): open air library

    Stefano Levi Della torre, “Laicità, grazie a Dio” Ed. Giulio Einaudi, 113 paginette, € … (ricevuto in regalo)

  • Gustavo Zagrebelsky, “Simboli al potere”, Ed. Giulio Einaudi, 92 paginette, €… (ricevuto in regalo)
  • Umberto Eco, “Il fascismo eterno”, Ed. la nave di Teseo, 52 paginette, €5,00
  • Luciano Canfora – Gustavo Zagrebelsky, “La maschera democratica dell’oligarchia”, Ed. La Terza, 134 pagine, €9,50
  • Luciano Canfora, “La democrazia – Storia di un’ideologia”, Ed. La Terza, 431 pagine, €12,00
  • Friedrich Nietzsche, “Divieni ciò che sei – Pensieri sul coraggio di essere se stessi”, Ed. Christian Marinotto, 188 pagine, €17,00
  • btyElisabeth-Marie Ganne, “Tomamso Moro – L’uomo completo del Rinascimento”, Ed. San Paolo, 190 pagine, €14,00
  • Thomas More, “Utopia”, traduzione di Maria Lia Guardini, Ed. Piccola Biblioteca del Margine, 210 pagine, €15,00
  • Bob Lillwall, “In bici dalla Siberia a casa”, Ediciclo Ed., 325 pagine, € … (ricevuto in regalo)
  • Alberto Cavanna, “Bacicio do Tin – Corsaro dell’Imperatore e pirata in Alto Tirreno”, Ed. Mursia, 390 pagine, €15,00 (romanzo a vela, storico)
  • Alberto Cavanna, “Da bosco e da riviera”, Ed. Rizzoli, 350 pagine, €19,00 (romanzo quasi autobiografico)

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Dai, leggete questi che poi ve ne suggerisco altri!

Good book everybody!

P.S.: Chi ha detto: “Se ho un po’ di denaro mi compero libri. Se ne avanzo, cibo”? E chi: “Chi non ha mai letto un libro ha vissuto una volta sola; chi ha letto più libri è vissuto più volte”?

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SOVRANISMI O EUROPEISMI?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Dicembre, 2018 @ 9:34 am

Detto altrimenti: stato – potere – identità nazionale. Dopo: fascismi o europeismi       (post 3455)

Le identità nazionali non si danno un potere: è il potere che si dà un’identità nazionale”. Questa è l’anteprima. Ora possiamo cominciare.

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             Le strisce! Regaliamole le strisce!

Io sono un europeista convinto, da sempre. Ho potuto riscontrare che io sono più simile a un tedesco, un francese, un inglese della mia età che non a un giovane italiano. Questo è dovuto alla “universalità” dell’essere umano, all’ubiquità di sentimenti, esperienze, desideri umani simili o addirittura uguali, indipendentemente dai confini geografici e politici: in questo senso siamo “animali” sia pure di un’unica nobile razza: quella umana, al cui interno esistono tuttavia le diverse singole “nazioni”, sorte per promuovere (lodevolmente) la collaborazione, ciascuna al proprio interno. Nazioni come “famiglie fittizie”, sorte per scopi utilitaristici, sorte per evitare conflitti interni. E fino a qui tutto bene. Se non che, l’identità nazionale, creata per favorire la solidarietà al proprio interno entra in competizione con le altre identità nazionali e diventa un ostacolo alla cooperazione su più larga scala, generando conflitti esterni ben più gravi e dannosi dei conflitti interni ocche ha voluto evitare.

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            Anche per una certa politica …

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Fatta l’Italia facciamo gli Italiani” affermava Massimo D’Azeglio: lo Stato “costruito” nel 1861,  pochi anni dopo si è dato il potere fascista, regime che a sua volta ha creato ed  esaltato il senso di una (eccessiva e fittizia, n.d.r.) identità nazionale. Il processo in sintesi è il seguente: stato – potere – identità nazionale (fittizia). 1861: infatti, quale identità nazionale vera poteva mai esserci fra un pecoraio dell’’entroterra meridionale e un cittadino di Milano? La lingua poi … per superare i dialetti ci è voluta la TV negli stessi anni ’60, ma del 1961!

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Orbene, quando l’interesse nazionale promuove il conflitto invece della cooperazione, quando alla ricerca di compromessi e regole comuni (UE, n.d.r.) si preferisce mettere la propria nazione davanti a tutto (io tiro dritto, America fisrt, prima gli Italiani, etc. n.d.r.), l’identità nazionale diventa tossica … Glorificare identità locali o nazionali e usarle per ridurre la cooperazione su scala più ampia non è solo un calcolo sbagliato, è anche miserabile, degradante e moralmente riprovevole (Carlo Rovelli, “ Ci sono luoghi … –“ Ed. Corsera. pagg. 114 e sgg.).

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VINCOLO DI MANDATO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Dicembre, 2018 @ 7:12 am

Detto altrimenti: senza o con?       (post 3454)

L’art. 67 della Costituzione afferma che i parlamentari agiscono senza vincolo di mandato, e ciò per renderli liberi di valutare, di cambiare idea, di essere responsabili nel bene e nel male direttamente di fronte  ai loro elettori. Questa loro libertà è stata usata e forse anche abusata e spesso gli elettori si sono sentiti traditi. Da 1 a 100 il danno alla catena della democrazia può essere stato … chessò … diciamo di 30.

Ma se si inserisse il vincolo di mandato, a maggior ragione ora che le candidature sono effettuare “via rete”, il Parlamento sarebbe ridotto ad un reggimento di soldatini chiamati a dire obbligatoriamente “sissignore” alle proposte del capo partito (alias capo rete). Danno per la democrazia da 1 a 100? Diciamo … 110! Ed allora fra i due mali io preferisco di gran lunga il minor  e cioè preferisco rischiare di essere un elettore tradito piuttosto che ad essere tradita sia la democrazia.

Infatti, l’introduzione del vincolo di mandato è uno dei passaggi del processo di passaggio dalla democrazia vera alla democrazia diretta (1), ovvero dalla democrazia all’oligarchia, processo così articolato: a) referendum propositivo senza quorum; b) obbligo di calendarizzazione da parte del Parlamento; c) vincolo di mandato per i parlamentari; d) prevalenza comunque del testo referendario sul testo della legge. In tal caso infatti le leggi sarebbero fatte dai capi rete.

(1) “diretta”, participio passato del verbo “dirigere”, ha sempre significato passivo: “diretta da …”

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ERRARE HUMANUM EST …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Dicembre, 2018 @ 6:42 am

Detto altrimenti: … PERSEVERARE DIABOLICUM             (post 3453)

Regole, principi, esperienze accettate e soprattutto sperimentate universalmente, quando riguardano noi direttamente pare che non valgano nulla. L’importanza del dialogo, della discussione, del confronto, della comunicazione (communis actio, azione comune), la capacità di cambiare idea, di riconoscere i propri errori, di accettare anzi di ricercare i compromessi, quelli che da sempre hanno fatto la storia e la politica …. No, niente di tutto ciò: io tiro dritto. E le masse applaudono, le masse che non conoscono il latino, che non hanno letto il libro di Paolo Mieli nel quale c’è uno splendido capitolo sui compromessi, le masse che si fanno trascinare ad una retorica populista di chi usa toni roboanti, supponenti, che non ammettono replica.

Panem et circenses (e ci risiamo con il latinorum, direte voi!) dicevano i consiglieri agli imperatori romani; date al popolo quel tanto da mangiare e i giochi del circo e non vi creerà problemi. E oggi ci risiamo: stipendietti e pensioncine a tutti e tanto, tanto calcio in TV, anche quando le tifoserie fanno guerriglia, anche quando ci scappa il morto: “Chiudere lo stadio? Quando mai?”

Dice, ma tu blogger, niente niente mi fai il classista? No raga, scialla, al contrario! Cerco di stimolare le masse a capire in modo tale che poi siano in grado di scegliere con la testa propria e non farsi mettere in cervello a zero! Pensate un po’: se vuoi acquistare un’arma occorre dimostrare di possedere certi requisiti; idem se vuoi guidare un’auto o timonare un’imbarcazione; se ti vuoi sposare in Chiesa poi devi partecipare a speciali corsi pre-matrimoniali. Ma per votare, niente: tutti al voto, anche se non si conosce la differenza fra democrazia e oligarchia; fra democrazia vera e democrazia diretta da altri; fra presenza o assenza del vincolo di mandato, solo per citare alcuni passaggi della nostra politica. Evvabbè … datemi pure del classista: vorrà dire che sono un classista che cerca di aumentare il numero delle persone presenti in questa “classe”, cioè in una classe nella quale si spiegano i passaggi della politica e della democrazia.

Dice … ma quel titolo del post, che mi viene a significare, che c’azzecca? C’azzecca, c’azzecca! Ora ve lo dico come. In un suo recente libro da me più volte citato (“Ci sono luoghi al mondo …” Ed. Corsera) lo scienziato filosofo scrittore Carlo Rovelli in un capitoletto ci parla degli errori di Einstein. Errori tecnici, di calcolo, concettuali commessi dal più grande scienziato dei tempi moderni e non solo. E li elenca, uno per uno. Errori che non hanno diminuito la figura della persona ma che al contrario l’hanno ingigantita, proprio perché Einstein è stato capace di riconoscere i propri errori e di cambiare idea. Rovelli conclude con una frase. L’importante non è avere ragione, è arrivare a capire”.

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DA RICCARDO A RICCARDO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Dicembre, 2018 @ 12:17 pm

Detto altrimenti: quattro parole, così, riservatamente, fra di noi …   (post 3452)

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Caro Riccardo (Fraccaro), ti ho sentito dire alla TV che “noi Italiani non siamo (più) stati succubi di loro” cioè dei burocrati dell’UE, che l’Italia è sovrana e indipendente dall’UE”. Al riguardo mi permetto di sottoporti una sottolineatura: l’UE siamo (anche) noi Italiani, anzi, noi più di altri visto che siamo fra i Padri promotori. Per cui vedi bene che è questo “noi e loro” che è profondamente sbagliato, questa superficiale contrapposizione estraniante in luogo di una collaborazione immanentistica.

Per capirsi: quando lavoravo ero a capo di SpA e chiedevo (ed ottenevo) dai miei dipendenti (che chiamavo colleghi collaboratori) che si comportassero come se la SpA fosse loro, con lo stesso amore ed attenzione. Davo loro fette di potere unite a fette di responsabilità. Loro erano motivati e “felici di venire a lavorare” (così mi dicevano). Il loro rendimento cresceva e conseguentemente cresceva anche l’utile aziendale. Ma questa è un’altra storia.

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Le strisce! Mettiamole le strisce!

Inoltre – consentimi – i contenuti (a mio avviso errati) della contrapposizione sono stati esposti con parole non condivisibili: “Noi tireremo dritto” e simili. Lo stesso risultato, anzi, uno migliore, si sarebbe potuto ottenete con affermazioni positive. Un esempio? Eccolo: “Noi siamo l’UE, noi crediamo nell’UE, noi vogliamo che ne siano rispettate tutte le regole, ad iniziare da quelle sulla ripartizione (dei costi e) degli immigrati; da quelle che non consentano più che ci siano sottratte imprese da paesi dell’UE che hanno costi del lavoro inferiori e soprattutto imposte inferiori; da paesi dell’UE che di fatto sono (anche ) paradisi finanziari-fiscali. Vedete, Signori colleghi e amici dell’UE, sono queste le cause delle nostre difficoltà: interveniamo insieme su di esse: noi siamo pronti a collaborare. Una malattia va curata con l’eliminazione della causa scatenante, non con una serie di aspirine o di purghe”.

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downloadQuanto al vostro programma di governo, approfitto dell’occasione per citare come la pensa un mio “amico di libri”, nel senso che lui i libri li scrive ed io li leggo: si tratta dello scienziato filosofo scrittore umanista Carlo Rovelli, che nel suo ultimo lavoro “Ci sono luoghi …” (Ed. Corsera), a pag. 111 e sgg, afferma di volere votare per il partito che abbia fra i suoi programmi l’opposizione alle guerre e al riscaldamento globale; il freno alle disuguaglianze economiche e alla concentrazione della ricchezza; l’eliminazione degli arsenali atomici (ad iniziare dalla ripulitura del nostro territorio nazionale).

Ecco, Riccardo, la chiudo qui. Un cordiale augurio di buon proseguimento delle feste.

Riccardo (Lucatti)

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FILOSOFIA DELLA POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Dicembre, 2018 @ 11:35 am

Detto altrimenti: per difendersi dagli “assolutismi  relativi”     (post 3451)

Affermazioni “assolute” tipo “Prendiamo a calci in culo chi ha deciso l’acquisto dei caccia bombadieri F35, … anzi no”. “Nessuna tassa sulle auto … anzi no”. “Elimineremo la povertà … anzi quasi; vi faremo tutti felici … questo sì ”.

divieni.

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Ecco, voglio iniziare da qui, dalla (pretesa) regola unica per il raggiungimento della felicità, regola non discutibile, imposta come valida sempre e per per tutti . Friedrich Nietzsche, in “Divieni ciò che sei” (Ed. Christian Marinotti, pagg.178-179) insegna che quanto alla felicitànon bisogna fare prescrizioni riguardo al cammino da seguire: la felicità individuale sgorga seguendo i fatti leggi proprie … le prescrizioni dall’esterno possono solo ostacolarla … solo se l’Umanità avesse uno scopo comune riconosciuto da tutti, si potrebbe proporre una regola generale”.

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il fascismo

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Umberto Eco, nel suo libro più venduto in assoluto (“Il fascismo eterno”, Ed. La Nave di Teseo) mette in guardia contro il “populismo qualitativo” secondo il quale il popolo viene interpretato come una massa uniforme che esprimerebbe – a detta di un duce di turno – un’unica volontà, la volontà del popolo, di cui il duce si fa portatore (in realtà costui è portatore del suo pensiero personale).

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.il canto

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Josif Brodskij, nel suoi ”Il canto del pendolo” (Ed. Adelphi), mette in guarda i giovani dai bilanci ben assestati dagli eserciti possenti, ma soprattutto dal’unanimità delle folle osannanti perchè “se non altro statisticamente dentro i grandi numeri più facilmente può nascondersi il male”.

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Mi si dice: ma che fai blogger, ti metti a fare filosofia? Rispondo con un quarto Autore, lo scienziato filosofo scrittore Carlo Rovelli (“Ci sono luoghi al mondo …” Ed. Corriere della Sera), là dove esprime la certezza dell’incertezza, nel senso che così come le varie teorie scientifiche sono state vere sino a quando non sono state superate, così ogni (pseudo) certezza è vera nella misura in cui viene creduta tale, non in quanto sia tale.

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aristoteleMi si dice: e ci risiamo con la filosofia! Rispondo: e allora? Sentite questa. In Atene, IV sec. a. C., due Scuole famose, l’Accademia di Platone (che contava fra i suoi allievi il giovane Aristotele (qui nell’immagine a fianco) e la Scuola di Isocrate. In Accademia non si insegnava a fare i giudici, a scolpire a governare la città, bensì si insegnava a chiedersi cosa fossero giustizia, bellezza, buon governo, secondo un metodo che fu chiamato “filosofia”, amore del sapere. Isocrate, al contrario, insegnava a “fare” le cose e i mestieri criticava il metodo filosofico come inutile (oggi diremmo: in Accademia si insegnava la conoscenza, da Isocrate la capacità). L’Accademia affidò la replica al giovane Aristotele che argomentò come segue:

  1. Chi critica l’utilità della filosofia non sta facendo scienza (e politica, n.d.r.): sta facendo filosofia.
  2. Il pensiero filosofico (analisi dei fondamenti) apre possibilità, libera da pregiudizi, svela incongruenze e salti logici (il grassetto è una mia iniziativa), suggerisce nuovi approcci metodologici e in genere apre la mente degli scienziati (e dei politici, n. d. r.) a possibilità nuove.
  3. Le scienze (e la politica, n.d.r.) hanno bisogno della filosofia in particolare dove le perplessità sono maggiori, ovvero soprattutto in fasi di grandi cambiamenti.

Ho inserito la politica nelle parentesi “n.d.r.”, perché il termine “politica” è oggi un aggettivo sostantivato, ma è nato come aggettivo del sostantivo “teknè”, tecnica: infatti nell’antica Grecia si parlava di teknè politika, tecnica, capacità, scienza della politica, cioè arte del governo della città stato.

i conti.

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.Dice … ma insomma, dove vuoi andare a parare oggi, blogger? Rispondo con un quinto Autore, Paolo Mieli, “I conti con la Storia” (Ed. Einaudi), nel capitolo sui compromessi, molti dei quali hanno fatto la storia, molti dei quali sono necessari, indispensabili, utili, irrinunciabili.

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kelsenEcco perché quando sento espressioni assolute del tipo “Io tiro dritto, nessun dialogo, vieni qui che ti dico io come fare ad essere felice, cosa ti conviene fare, come ti conviene votare, ascolta me che rappresento 60 milioni di Italiani …” mi si accende la lampadina rossa del segnale di allarme. Ed allora? Allora dalle mie letture (che mi permetto di suggerire a che diventino anche vostre) traggo una conclusione: se la filosofia è utile alla scienza (e viceversa), lo stesso rapporto dovrebbe instaurarsi fra la filosofia e la politica. Un primo passo – devo dire – è stato fatto allorquando è data vita alla scienza “Filosofia del Diritto” (al riguardo suggerisco le opere di Hans Kelsen, filosofo austriaco del diritto). Ma non basta: occorre dare vita alla Filosofia della Politica. Chi prende l’iniziativa? Oppure c’è già questa branca del sapere e sono io che lo ignoro, da ignorantone qual sono, uomo delle SpA da e per una vita!

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TRE COCIERE CON IL FUN

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Dicembre, 2018 @ 7:07 pm

Detto altrimenti: gli amici della Classe FUN mi hanno fatto gli auguri di Buone Feste. Intendo ringraziarli ripubblicando di seguito – senza le foto (che si potranno trovare nei post originari “I post delle vacanze”) – alcuni post di qualche anno fa relativi a tre crociere di 20 anni fa con il mio FUN Whisper ITA 526. (post 3450)

1996: Prima crociera al mare. Il Fun racconta…  

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Agosto 2018: ospite temporaneo del Circolo Vela Torbole

Motivazione iniziale: il FUN è piccolo, ma quando sei solo con lui in mezzo al mare, quando te lo senti addosso come uno scarpone da sci ben calzato, quando risponde con una accelerata ad ogni soffio di vento, quando plana sull’onda dalla quale si fa slanciare quasi in volo, quando si chiedono ma tutta quella roba stava lì dentro, o come fanno quei tre a dormire lì dentro o come hai fatto ad arrivare sin lì con quella barchetta, quando per raggiungerti devono accendere il motore, quanto si ormeggia in mezzo metro d’acqua fra due gozzi, quando lo puoi benissimo condurre da solo, quando tuo figlio ti dice sono contento d’essere venuto … bè, allora senti che il FUN ha un cuore grande e generoso… 

Era tanto che Riccardo (52 anni, classe ‘44) progettava di portarmi al mare. E questa volta finalmente si è deciso! Partiamo da Riva del Garda il 4 agosto 1996, alle 8 di mattina, a 55 nodi di velocità, dal porto della Fraglia verso S. Vincenzo, in Toscana, naturalmente in autostrada.

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                    Controllo della carena

Nei giorni precedenti la partenza avevamo chiesto consiglio a Nicola Cirella, il Presidente della Giuria del Giro d’Italia a vela, e quindi a Vittorio, il Presidente del circolo Vela di S. Vincenzo (Livorno): entrambi gentilissimi. Tutto era stato organizzato: l’alaggio, il posteggio del carrello (presso la Nautica Azzurra), la verifica delle previsioni del tempo. Potevamo andare. Ed eccoci ad armeggiare con una gru toscana fabbricata a Trento (sic!)

Alle 18 dello stesso giorno ero di nuovo in acqua, questa volta salata.

Riccardo non è solo: con lui c’è l’amico Matteo Amadori, della Associazione Velica Trentina. Aspettare la mattina seguente per partire? Non se ne parla nemmeno! Controllano autogonfiabile, VHF (radio trasmittente, n.d.r.), GPS (Global Position Sistem, sistema satellitare di posizionamento, n.d.r.), carte nautiche, giubbotti, luci di via, razzi, scandaglio etc. ed eccoci a navigare, con la prua sull’Elba, che si intuisce scapolare da dietro il promontorio di Piombino, verso Marciana Marina, nostra prima meta. Se non che, tempo buono, vento fresco da Nord…e chi li ferma quei due? (anzi quei tre, perché ovviamente c’ero anch’io!). Alle 20 decidiamo di proseguire direttamente per la Corsica (e qui chiediamo scusa agli amici del Circolo Velico di Marciana Marina ai quali avevamo preannunciato il nostro arrivo).

La notte è bella. Una mezza luna rischiara il cammino. Vento da Nord, procediamo mure a dritta al lasco a cinque nodi. Un po’ di onda ci distrae e ci invita ad accennare una surfata, inducendoci ad orzare. Infatti stentiamo a mantenere la rotta verso Sud Ovest tanto siamo portati a crearci un po’ di vento relativo. Pare che Bastia, che vorremmo evitare, ci attragga come una calamita: forse l’hanno costruita lì proprio perché quello era il naturale punto di approdo delle navi a vela che partivano dalla Toscana alla volta della Corsica. Contiamo di informarci su questo particolare.

Ogni rotta, dai 220° ai 270° è buona. Ne ricerchiamo una che vada d’accordo con il vento, controlliamo la posizione di due stelle rispetto al fiocco, e navighiamo tenendole sempre nella stessa posizione rispetto alla vela: è molto più romantico che timonare con gli occhi sulla bussola! Per portarci più a Sud strambiamo e ci allontaniamo dalla costa. Loro fanno turni spontanei di un’ora a testa al mio timone. Io no, navigo sempre.

Con il GPS si divertono a controllare la rotta a scoprono che il log dichiara il 30% in meno di velocità e di miglia percorse: mi sembrava di essere più veloce di quello che andava dicendo a tutti! Il mio portellone, sul quale fissano le carte nautiche con due elastici, si dimostra un ottimo tavolo da carteggio, illuminato dalla pila frontale di Riccardo.

Altra strambata e ci riavviciniamo alla Corsica. Sulla destra il cielo è illuminato dal riflesso delle luci di Bastia. Quindi, ecco l’aurora e l’alba. Raggiungiamo alcuni pescherecci, con i relativi gabbiani di scorta.

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           Battesimo della vela a cicliste Fiab

Alle 9.15 del 5 agosto attracchiamo a Campoloro, che troviamo grazie al satellitare ed alla presenza, poco più a Nord, della grossa cupola bianca di un radiofaro. La carta e l’orologio dicono che abbiamo percorso 60 miglia, alla media di 4 nodi.

Mi guardo intorno, ma il posto non mi piace: è proprio solo uno scalo tecnico, con alle spalle la statale ed una montagna che pare messa apposta per richiamare le nuvole e la pioggia: siamo certi che il suo nome non sia stato Piovarolo? Chiederemo anche questo. Devo dire peraltro che sono stato accolto gentilmente e senza pagare alcunché. Loro due fanno colazione, quattro passi tanto per sgranchirsi, e poi tornano a bordo.

Alle 11 si riparte verso Sud. Il vento è debole, ogni tanto mi aiutano col motore (un Johnson 4 cavalli): il consumo complessivo dell’intera traversata risulterà di sette litri di miscela. La costa sfila lentamente a destra. Il paesaggio non è particolarmente bello, se non per le montagne che la ridossano.

Altre 30 miglia ed alle 18 entriamo a Solenzara. Bel porto, paghiamo solo 30.000 lire per la notte. Matteo e Riccardo vanno a cena in paese: primo contatto -positivo- con la cucina francese e la lingua genovese: già, perché il corso è molto simile al ligure e per niente al francese. D’altra parte l’isola fu venduta dai Genovesi alla Francia, ricordate? Riccardo, che è nato e cresciuto a Genova, si sente veramente a suo agio. Dopo di che, i due viveur alle 21 sono a letto nelle mie cuccette. Che dormita! Si svegliano alle 7 del mattino seguente, freschi come rose.

Salpiamo alle 8. C’è poco vento, e mentre io navigo, loro, a turno, fanno il bagno a rimorchio di una cima gialla. Alle 10 si alza un bel venticello da Nord Est. Con lo spinnaker strallato e rotta 180° tiriamo un bordo di oltre 40 miglia a circa sei nodi. Non c’è male, per essere la mia prima volta al mare!

                       La piramide di Pinarella

Una nota triste: davanti al Golfo di Pinarella scorgiamo i resti di un veliero da poco naufragato contro lo Scoglio di Pinarella, una piramide rocciosa alta 15 metri. Che pena vedere i suoi bei due alberi in legno emergere ancora paralleli dal mare, ed il fiocco ancora arrotolato sul strallo di prua! Come potrà essere successo? Il mare non poteva essere stato agitato, perché altrimenti le onde avrebbero fracassato il relitto, che invece sembrava ancora in buono stato a giudicare appunto dal parallelismo dei due alberi. Restiamo scossi da questa vista.

Superiamo d’un fiato Porto Vecchio. A questo punto, l’avrete capito, il navigare è tanto bello che proseguiamo la nostra galoppata verso la Sardegna, mantenendo la rotta 180° ed allontanandoci quindi dalla costa della Corsica.

Altri velieri, tutti di dimensioni maggiori delle mie, seguono la stessa rotta, con lo spinnaker a riva. Ci sentiamo subito ingaggiati (va bene che siamo in crociera, ma tant’è…) Stralliamo al massimo il nostro spinnaker, mentre gli altri poggiano un po’. Indi lo ammainiamo e guadagnamo qualche miglio di bolina. Quindi diamo di nuovo spi e puntiamo sull’isola di S. Maria, la raggiungiamo e la scapoliamo, mentre gli altri devono fare un bordo sotto costa: abbiamo vinto questa insolita regata!

Verso Palau

In planata verso Palau

Superiamo quindi Budelli, Spargi, la Maddalena. Siamo di fronte a Palau alle 16,30. Cala il vento ed arrivano le onde incrociate dei “ferri da stiro” lanciati a trenta nodi sull’“autostrada” Porto Cervo-Budelli (in attesa della creazione dell’atteso parco naturale, l’ottimo Ministro Burlando potrebbe iniziare a limitarne la velocità in questi canali interni, nè più nè meno di come si fa per le auto all’interno dei centri abitati). Ci concedono la precedenza, ma non si preoccupano nè di rallentare nè di allontanarsi dalla tua rotta: le loro onde ci fanno saltare come birilli e addio abbrivio. E questa è la seconda nota negativa. Tiriamo faticosamente qualche bordo cercando di evitarli e, inseguendo i salti di vento, doppiamo Capo d’Orso ed alle 17,26 del 6 agosto ormeggiamo nella Baia delle Saline, nostro punto d’arrivo.

Abbiamo navigato per 31 ore e 26 minuti percorrendo circa 140 miglia (dobbiamo fare i conti con i bordeggi e le inesattezze del log). Siamo “stanchi, ma contenti della bella traversata compiuta”.

Nei giorni seguenti scorazziamo per l’arcipelago, con vento da est, una brezza di circa 8 nodi, che si leva alle 10 circa e dura sino a sera, troppo debole per darci la forza di sopravvivere (velisticamente parlando, s’intende) alle onde dei motoscafi. Occorre quindi tenerci vicini alle coste e cercare di evitare l’autostrada citata. Ma quando arriva il Ponente, il Maestrale, quello che fa volare le barche a vela e rallentare i motoscafi?

Matteo riparte per Trento. Lo accompagnamo via mare a Palau, da dove, via terra, raggiungerà Olbia per l’imbarco sul traghetto. Ciao Matteo, buon vento!

Verso le Bocche

          Verso le Bocche di Bonifacio

Io e Riccardo restiamo soli, come spesso accade sul Garda, e continuiamo a veleggiare per l’arcipelago. Tutte le sere, a casa, cioè al corpo morto della Baia delle Saline, dove fra l’altro incontriamo e fotografiamo barche famose come Il Grande Zot e Tamata Noa. Iniziamo a farci amici nuovi: gente che si avvicina, che chiede se “è una scuola di vela”, che si offre di accompagnarci a fare un giretto. Riccardo si compera un canottino da usare come tender, che però una sera sparisce, portato via dal vento o da qualche umano. Non lo sapremo mai. Poco male (a parte la spesa). Pinne ai piedi e un sacco giallo della Lipton Tea sulla testa, ed ecco risolto il problema di portare indumenti e cibi asciutti dalla barca a terra e viceversa.

Altro inconveniente: alcuni ragazzi hanno piazzato una vera e proprio discoteca su di una spiaggia a due miglia da noi, e ci assalgono con il loro rumore (mi rifiuto di chiamarlo musica). In molti telefonano ai Carabinieri, e la questione è risolta.

Arriva la famiglia di Riccardo e lui inizia a dormire a terra in una casa poco distante dal mare, della quale riesco a scorgere il tetto. Per una notte ospito a dormire suo figlio Edoardo e suo nipote Enrico Perasso.

Trentanodi sulle Bocche

    30 nodi di vento a nord di Spargiotto

Finalmente arriva anche il maestrale! In spiaggia sono 20-25 nodi. Fuori si superano i 30. Riccardo, emozionatissimo, mi raggiunge a nuoto e lo misura con l’anemometro. Si sente osservato dalla spiaggia da cento occhi che si domandano se siamo matti o veramente bravi. Mi arma con cura. Sta attento a non scivolare sulle cime e cimette di cui sono pieno: movimenti lenti, studiati, da professionista, proprio come quando, in Germania, sotto gli occhi di un tedescone alto due metri si era dovuto mettere al volante di una grossa Mercedes con il cambio automatico presa a noleggio. Non deve far fare brutta figura al nostro Maestro Garda, anche perché a poppa porto ben leggibile il nome del mio circolo “FRAGLIA VELA RIVA” spesso interpretato e registrato nei porti francesi come il mio nome, al posto di Whisper. Due mani di terzaroli. La randa issata al vento fileggia rumorosamente. Idem il fiocco. Un ultimo controllo alle scotte ed alle volanti, indi Riccardo libera la prua dall’ormeggio e lo trattiene in mano arretrando verso poppa. Io mi traverso: lui lascia l’ormeggio e salta al timone. Via!…è fatta, abbiamo decollato con eleganza.

Ora si veleggia bene: io sono più veloce che sul Garda. Dipenderà dall’acqua salata … ed anche dalla corrente che percorre da Nord il canale davanti a Palau e che incide sul log. I motoscafi sono pochi e navigano assai più lentamente. Le barche a vela, perlopiù procedono a motore. Peccato!

Da Whisper nelle Bocche

          Nelle Bocche di Bonifacio

Fra i tanti giri che abbiamo fatto, ve ne accenno solo uno: in quattro ore abbiamo bolinato verso Palau, fin sotto Spargi, poi ci siamo allargati verso Porto Puddu, e quindi mure a sinistra abbiamo passato il canale fra Spargiotto e Spargi, per poi tornare verso sud, fra Maddalena e Spargi, sino alla nostra Baia dietro Capo d’Orso. In totale circa 25 miglia, a 4.5 nodi di bolina e quasi il doppio al lasco e di poppa (abbiamo le foto). Mare splendido, di un blu intenso incorniciato dal bianco delle creste infrante quando lo risaliamo, e d’argento quando planiamo con il sole alle spalle, inseguendo la spuma che il vento ruba alle onde.

Segnalo la bellezza degli approdi ad Est e a Sud di Spargi e la sua rocciosa e selvaggia costa Nord.

Negli intervalli del Maestrale siamo stati con l’intera famiglia a Porto Cervo, a Poltu Quatu ed in tante spiagge incantevoli (le più belle sono Cala Coticcio detta “Tahiti” e Cala Napoletana a Caprera).

E qui inizia la terza parte dell’avventura. Infatti arriva Luciano Lucarda, armatore del mio collega FANTOIN (ITA 562), con la moglie Vichi ed i figli Matteo (4 anni) e Martina (11).

gennaio 06 neve e Rika (15)

          Sotto la neve il … Fun!

Con questo nuovo equipaggio parto dalle Saline alle 6 del 25 agosto e con 25 nodi di vento raggiungo Budelli. Lì ci fermiamo per una notte, e quindi il 26 traversiamo le Bocche (vento da Ovest da 5 a 20 nodi). Nuova sosta nella baia di Porto Nuovo sino al 27, e controllo della dogana francese. Nel frattempo la radio francese da’ forza nove sull’Elba. Speriamo bene!

Vichi, armeggiando con la vite senza fine della mia deriva si ferisce una mano. Segnalo volentieri, e ringrazio, gli occupanti delle barche vicine, fra i quali tre medici, che l’hanno assistita, curata e rinfrancata. Grazie, amici ed auguri, Vichi! Ed un “brava!” a Martina, improvvisatasi vice timoniere e vice skipper.

Alle ore 16 raggiungiamo Solenzara, da dove salpiamo alle 10 del 28 agosto verso Campoloro che raggiungiamo alle 4 del pomeriggio con un vento da Est di 15 nodi circa. Lì ricevo molti complimenti da barconi molto più grandi di me, sia per le mie dimensioni ridotte, che per l’equipaggio familiare che mi conduce. Uno di quegli umani ha un J 24 a Malcesine: chi sa che non ci si incontri sul Garda. Un tale poi, guardando l’armamentario che stavano scaricando dalla mia stiva, si ferma e chiede: “Ma tutta quella roba stava lì dentro?”

Il 29 agosto alle ore 13 ci raggiunge Riccardo, con la macchina di Luciano, sgranocchiando una baghette di pane tenuta sottobraccio alla francese.

Sbarco donne e bambini ed alle 15 salpo per il grande balzo finale. Una nota: Matteo protesta: vuole venire con noi, ma non sarebbe prudente. Quindi va in auto con la mamma, che nel frattempo ci ha preparato una gustosa spaghettata.

Le previsioni francesi danno l’Elba a forza 4-5, per cui siamo tranquilli. Rotta 45°, all’inizio, per un paio d’ore, mi aiutano con il motore. Poi il vento aumenta. Bolina larga, mure prima a dritta poi a sinistra, genoa a riva, velocità 5 nodi, alla via così…

Il tramonto è bellissimo e scattiamo un paio di foto. Riusciamo a scorgere contemporaneamente Montecristo, Pianosa, l’Elba, Capraia e Capo Corso. Ricordate il Manzoni? “Era una notte di luna piena…” luce come di giorno e argento sulle onde a strafare. Meglio di così …

Neve fra le veleRaggiungiamo l’ Elba con le mure a sinistra, ci ridossiamo, issiamo il fiocco (non si sa mai, un po’ di prudenza non guasta). Un paio di bordi e scapoliamo. Quindi rotta verso S. Vincenzo, o quasi. Già, quasi, perché nel frattempo non troviamo più la carta nautica che lo ricomprende. Per fortuna dal portolano ne rileviamo la latitudine: 43°06’. Procediamo quindi verso nord alla ricerca di tale posizione, sempre di bolina larga, a sei nodi. Ci accorgiamo di averla superata di 2 primi. Al lasco verso sud per due miglia, e quindi rotta 90°. Facciamo centro in pieno! Nel frattempo si è fatto chiaro. Raggiungiamo a vela la prossimità del porto: si sente nell’aria il profumo del pane appena sfornato. Una onda lunga e dolce ci accompagna, insieme allo sciacquio della battigia.

Entriamo a motore alle O7.00 del 30 agosto.

Arrivano in macchina da Civitavecchia la moglie ed il figlio di Riccardo (Maria Teresa ed Edoardo), mi caricano sul carrello, e quindi portiamo Luciano a Livorno dove sta sbarcando la sua famiglia. Operazione conclusa. Si torna sul Garda, ove purtroppo quest’anno non riuscirò a fare il Gorla e la Cento, sia per non abusare della disponibilità di Maria Teresa che vuole andare per funghi, sia perché devo rimettermi a posto alcuni particolari dell’attrezzatura che peraltro ha retto benissimo: infatti ho solo subito l’incrinatura del piede dell’albero (che siano i salti provocati dalle onde dei motoscafi?) il che tuttavia non mi ha impedito di terminare serenamente la crociera.

1997 – Seconda crociera al mare

Quest’ anno ho ripetuto l’esperienza, ed eccone il resoconto. Parto il 10 agosto dal solito porto di San Vincenzo, previ accordi con l’Ufficio Comunale di Porto per l’ alaggio del Fun (tel. 0565 707242) e con la Nautica Azzurra (tel. 0565 701017) per il rimessaggio del carrello. Mi accompagna mio nipote Dario, giovane promettente ingegnere della Telecom di Roma, addetto ai … telefonini di bordo, che per fare la traversata con il vecchio zio ha lasciato a Roma alcune ragazze in lacrime ad attenderlo.

Torri liguri in Corsica

                    Corsica, 20 anni fa!

Rimandiamo la partenza di qualche ora per una miscelazione troppo ricca del carburante e per la rottura della camicia della drizza della randa che bloccava la vela.  Parte a vela e parte a motore raggiungiamo Marciana Marina, dopo 21 miglia di navigazione, rotta 222°. Il porto è affollatissimo e non c’è posto per nessuno o quasi, perchè gli amici del Circolo della Vela ci procurano un ottimo attracco proprio sotto le finestre del Circolo, non senza avermi comunque rimproverato l’assenza al Campionato Italiano Fun da loro recentemente organizzato.  L’Elba e Marciana sono bellissime, e nonostante la molta gente presente, ti lasciano la sensazione di potere trovare comunque i tuoi spazi. Mi riprometto di tornarci con la famiglia.

Mattina dell’11 agosto: si parte per il gran balzo verso la Corsica, destinazione Campoloro, trentasette miglia a sud ovest dell’Elba, quarantadue da Marciana. Nulla di particolare da segnalare. Vento debole, ogni tanto aiutiamo le vele con un po’ di motore. Nell’abbassare la deriva, Dario insiste troppo e sbullona la vite senza fine dal controdado. La barca va lo stesso, ma la deriva non è più alzabile. Occorrerà intervenire attraverso un’apertura di ispezione praticata a suo tempo per una occorrenza similare in un fianco della scassa. Provo a svitare il tappo, ma sembra saldato. In effetti è fermato dal silicone anche all’interno della scassa.

Dormiamo a Campoloro: ottimi i servizi, 85 franchi per notte per barca e due persone, 15 per la doccia. La mattina del 12 agosto puntiamo verso Pinarellu, dove siamo attesi da alcuni nostri amici funnisti (Renato Simionato e famiglia, del Fun Dolomatic – Funtoin, ITA 562), ospiti del locale Camping. Finalmente si alzano 15 nodi di grecale ed il Fun galoppa a cinque nodi in lunghi laschi rilassanti.  Arriviamo a Pinarellu alle 11,30. Sorpresa: il campeggio è di nudisti! Cosa fare? Dario si adegua subito. Io impiegherò un giorno ad accettare l’idea e ad uniformarmi.  Passiamo due giornate bellissime con i nostri amici, scarrozzandoli in brevi giretti intorno alla piramide di Pinarellu e sotto le torri di avvistamento genovesi.

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         Whisper sa navigare anche da solo!

Nella notte fra il 12 ed il 13 agosto si rialza il grecale che verso sera si era assopito e la barca balla un po’. Siamo ormeggiati con un’ancora a rampini da otto chili, dieci metri di catena e venti di gomena. L’ormeggio tiene alla perfezione. Tuttavia, per prudenza, passiamo buona parte della notte ad assistere ad un incredibile spettacolo pirotecnico di stelle cadenti ed esplodenti. Mai visto nulla di simile! Il 13 agosto pomeriggio partiamo alla volta della Baia di S. Giulia, già  sede di un villaggio Mediterranee. Notte in baia, questa volta senza vento. Tuttavia vengo svegliato da un presentimento: infatti, apro gli occhi ed alla luce della luna che entra dal tambuccio aperto, scorgo una matita galleggiare ad un palmo dal mio naso! Allarme rosso! Cosa era successo? I miei tentativi di aprire il foro di ispezione per riavvitare il bullone della vite senza fine della deriva, avevano aperto una piccola via d’acqua che aveva invaso il piccolo invaso esistente sul fianco della scassa. Sgottiamo una decina di litri d’acqua e siliconiamo: tutto torna a posto, ma mi riprometto di intervenire meglio a Palau, in cantiere, con la barca fuori dall’acqua. Infatti il giorno dopo, a Palau, facciamo sistemare l’inconveniente. Dario torna a Roma, e, come al solito, arriva la mia famiglia con il traghetto.

Mi viene a trovare da Olbia un membro del mio equipaggio delle regate gardesane, Elena Moretti, medico a Bergamo, con il padre Stefano, cardiochirurgo ed un’amica, anche lei medico. Il mio Fun ha certamente il primato per l’assistenza medica a bordo! Con loro arriviamo a Cala Coticcio (detta “Tahiti”) a Caprera, che troviamo regolarmente invasa dai motoscafi sino sulla spiaggia, in barba a tutti i severissimi (si fa per dire) divieti. Passo quindi le giornate veleggiando per l’arcipelago in attesa del ponente di cui quest’anno si è veramente sentita la mancanza, ed arrivo alla data del rientro.

E’ il 28 agosto. Devo riportare il Fun in Toscana, e, grazie alle informazioni telefoniche di Meteo Mursia di Portofino, cui sono abbonato, so che sta per arrivare una mistralata seria. Passeggio nervosamente nel porto di Palau aspettando l’amico Guglielmo in arrivo dal continente per accompagnarmi nella traversata. Ho fretta di partire per superare le Bocche di Bonifacio prima che Lui ci arrivi addosso. Guglielmo arriva alle 09,30. Riusciamo a salpare alle 11,00 aiutando le vele con un po’ di motore. Caprera, Santo Stefano, Maddalena, Spargi sfilano lentamente mentre procediamo verso nord. Siamo in mezzo alla Bocca Grande. Il vento è debole da est, ma sul mare si è formata un’onda lunga da ovest. Io vorrei navigare più sottocosta: tuttavia, poichè Guglielmo ha fretta di guadagnare miglia verso casa, ci teniamo su di una rotta più diretta, abbastanza al largo. Sono le ore 14,30.  Il cielo non presenta alcun aspetto caratteristico. Telefono a Meteo Mursia che mi riconferma la previsione. Nel frattempo infatti il vento è girato da ovest ed è ancora assai debole, ma alcune barche a vela sottocosta, sopravvento di alcune miglia sulla mia sinistra, procedono verso nord ad una velocità  sospetta se si tiene conto che noi ci stiamo ancora faticosamente aiutando con il motore. Decido immediatamente di attuare le misure di emergenza: indossiamo i giubbotti, chiudo il tambuccio, prendo due mani di terzaroli e lascio il fiocco (errore: avrei dovuto prendere anche la terza mano ed issare la tormentina).  Pochi minuti dopo Lui, il Re Mistral arriva.  Per nostra fortuna abbiamo il vento al traverso, con la prospettiva favorevole di uscire dalle Bocche, di proseguire sulla rotta prestabilita e di ridossarci sempre di più. Guai se avessimo dovuto bolinare, procedere di poppa, allontanarci dalla rotta o essere costretti ad affrontare l’onda del mare aperto!

Il Fun vola a quasi dieci nodi, planando nervosamente per brevi tratti, per poi piantarsi sino a scendere a cinque nodi in onde troppo vicine fra loro e ripartire subito dopo come una fucilata per una nuova accelerata. La costa della Corsica è ancora a circa tre miglia a sinistra, quanto basta tuttavia per limitare l’altezza delle onde, che per fortuna non frangono, a circa un metro.  Se fossi sul Garda, sotto Peler, sarebbe divertimento puro. Ma qui si pone il problema della resistenza fisica di un equipaggio così ridotto (siamo in due soltanto, e Guglielmo, ottimo prodiere, non ha la mano con il timone del Fun). Gli cedo il timone per qualche minuto di riposo e per scattare alcune foto. Conoscendo bene la mia barca, calcolo la velocità  del vento dal comportamento del Fun: siamo intorno ai 40 nodi.

imagesAlle 16.00 giungiamo all’altezza del fiordo di Portovecchio. Alcune barche assai più grandi di noi si sono ridossate prima del suo imbocco e si sono ancorate a poche decine di metri dalla costa. Cosa fare? Calcolo che ad una media di sei-sette nodi, arriveremmo a Solenzara dopo le nove di sera. Escludo di navigare così a lungo, al buio e con un Mistral che continua a rinforzare. Quindi decido di entrare a Portovecchio (errore: prima avrei dovuto ridossarmi, prendere la terza mano e sostituire il fiocco con la tormentina: cosa aspetto per usarla, un tifone?). Inizio a bolinare alle ore 16.00 a barca sbandatissima. Manco la prima virata. Allargo un po’ l’andatura. Il bordo con le mure a dritta sembra quello del carabiniere tanto ci riporta indietro. Ci rifacciamo con le mure a sinistra   Entriamo in porto alle 18,00.  Abbiamo navigato per sette ore filate, di cui tre ore e mezza di “guerra” col Mistral. “Siamo stanchi, ma contenti della bella giornata trascorsa”. Nel frattempo Lui è aumentato di intensità , ma noi siamo al sicuro. Grazie, Meteo Mursia! E grazie Fun, la cui attrezzatura ha retto ottimamente!

Mentre stiamo ormeggiando, veniamo avvicinati da un signore che si offre di aiutare nella manovra due provati velisti. Dall’accento ne riconosco l’origine genovese, al par mio. Festa grande fra due ex proprietari dell’isola (che come sapete, alcune centinaia di anni fa essa fu venduta dalla Repubblica di Genova alla Francia). Si tratta di Giorgio Lescai e della moglie Simone (nata a Nantes), coppia simpaticissima di giovani pensionati, residenti (dopo una vita di lavoro in Africa) a Bruxelles ed in Corsica, parte nella casa di Palombaggio e parte a bordo della loro barca a motore, un pesca-diporto di otto metri motorizzato con 200 cavalli diesel. Giorgio ci aiuta nei piccoli lavori di manutenzione del Fun, ci fornisce mille consigli utili lui che proviene dal Nautico, ci presta gli attrezzi necessari, ci accompagna in auto al supermercato a fare i necessari acquisti, e da ultimo, ci invita a cena a bordo del suo yacht. E poi dicono che i genovesi sono riservati e tirchi!

Fra l’altro scopriamo con una certa commozione di essere cresciuti, a Genova, nello stesso quartiere di Albaro ad un palazzo di distanza uno dall’altro, e di avere numerose conoscenze in comune, fra cui lo spedizioniere genovese Graia, armatore di tanti yacht da regata! Questi sono i regali che solo una giornata di Mistral pur fare!

images (1)Tornando al Mistral, il giorno dopo, mentre siamo all’ormeggio a manutenzionare la barca, il Meteo Francese ci conferma forza 11 (undici) nelle Bocche di Bonifacio; 50 nodi di vento (90 km/h!) all’imbocco del fiordo di Portovecchio (confermati dal Comandante della nave a vela Caroly della Marina Militare, Capitano di Corvetta Marco Pasqualoni, proveniente da Alghero ed entrata in porto la mattina del 29 agosto) e 80 nodi di vento (145 km/h!!)  a Capo Corso, con l’Amerigo Vespucci alla cappa per resistere alla tempesta. A Bastia anche i grossi traghetti sono alla cappa fuori dal porto nel quale non provano nemmeno ad entrare.  La nave Caroly. Un’opera d’arte, una scultura in legno, amore a prima vista. Si tratta di uno yawl Baglietto di 23 metri varato nel 1948, stazzante 60 tonnellate, già  di proprietà  del Signor Preve, con 14 uomini di equipaggio, di base a La Maddalena, gestito da Marivela, il Centro Velico Sportivo della Marina Militare, adibito all’addestramento degli allievi sottufficiali della Marina Militare. La nave fu regalata alla Marina Militare a patto che mantenesse il nome originario, quello della moglie del proprietario, Caroly, appunto. “Il” Caroly” (in marina si sottintende “legno”, cioè¨ “il” legno Caroly) ha la deriva mobile, perchè¨ con esso il proprietario originario ci risaliva i fiumi del Sud America. Attorno a lui si raccoglie una folla di ammiratori, arrivano anche i giornalisti locali. E’ una festa. Con tanto di registratorino tascabile anch’io faccio la mia parte ed intervisto il comandante.

Lasciamo Portovecchio la mattina del 30 agosto, con gli ultimi sbuffi di un Mistral ormai non più pericoloso, e puntiamo a Nord. Il cielo del dopo Mistral è di una bellezza indescrivibile. Grandi nuvole bianche scolpite di un rosa caldo, tonalità  di turchese in mare ed in cielo…e la macchina fotografica rotta!  Breve scalo a Solenzara per fare il pieno di carburante, indi si prosegue per Campoloro, dove arriviamo alle 17.00.  A questo punto Guglielmo teme di non riuscire ad arrivare in tempo a Schio, dove abita e lavora, per la mattina del lunedì 1 settembre e sbarca, per raggiungere in auto Bastia e quindi imbarcarsi su di un traghetto per l’Italia. Resto solo. Cena di auto incentivazione ed ottima dormita. Salpo alle 7 del 31 agosto, rotta 45° ed in dieci ore di navigazione ininterrotta con venti a regime di brezza raggiungo Marciana Marina.

Cena a Malcesine

                    Ristorante “Whisper”

Durante il percorso mi fanno visita alcuni delfini, ed accolgo una richiesta di cibo avanzatami da due gabbiani, i quali, veri professionisti nell’interessare e nell’impietosire i turisti al pari dell’orso Yoghi dello Yellostone Park, girano  intorno al Fun richiamando l’ttenzione del timoniere con le loro grida. Dopo dieci miglia l’Elba diventa visibile, al pari del Giglio, Pianosa, Bastia, Capo Corso e Capraia. A circa tre miglia dall’Elba incappo in un banco di rifiuti impressionante. C’è¨ di tutto: plastica, verdure, contenitori di ogni tipo, sacchetti dei supermercati … uno spettacolo desolante. Finalmente supero questo sconcio e mi consolo con lo spettacolo bellissimo della costa rocciosa dell’isola sino a Marciana Marina.

Giunto in porto, ritrovo gli amici del locale Circolo della Vela. E qui una nuova festa, in onore di Ermanno Volontà, loro direttore sportivo ed armatore di Yankee, vincitore della 4 classe ai campionati italiani IMS di Lavagna. Oltre al sottoscritto ed a numerose bottiglie di ottimo vino elbano, sono presenti Gaia, figlia del Presidente del Circolo, Piero Canovai, Vicepresidente, Roberto Volonterio, giovane allievo aiutante mozzo, come ama definirsi; Egidio, responsabile del movimento del porto, detto anche l’angelo dei diportisti e Mauro, aitante “maschio del pontile” (sic ipse dicit). Quindi cena dalla Teresina e a letto presto. La mattina successiva salpo alle sei alla volta di San Vincenzo, 21 miglia rotta 42°, che raggiungo dopo cinque ore esatte di navigazione, prima a motore e poi sospinto da una bellissima brezza da nord e quindi in una veloce e tranquilla bolina oltre i quattro nodi.

1998: Terza crociera al mare

1998: è il terzo anno consecutivo che in agosto attraverso il Tirreno con il mio FUN Whisper e trascorro le ferie veleggiando nell’Arcipelago della Maddalena. Quest’anno all’andata ho avuto come compagni di viaggio il Rivano Roberto Gianfranceschi ed il Trentino Marco Murara. Al ritorno, mio figlio Edoardo, nato a Genova 17 anni fa. Io 54.

Partiti la sera del 9 agosto da S. Vincenzo (Livorno), con una splendida notturna alle tre di mattina abbiamo raggiunto Capraia. I due amici erano “di riposo” ed io, per evitare di entrare a quell’ora impossibile in un porto svegliando con il fuoribordo tante incolpevoli persone che stavano riposando, ho tirato bordi per tre ore in attesa dell’alba!

Dopo una breve sosta si riparte per l’Elba di bolina a larga, destinazione Marciana Marina, dove abbiamo goduto della cortese ed amichevole ospitalità del locale Circolo della Vela e degli amici che ormai incontriamo regolarmente ogni anno. Fra questi il giovane pensionato Roberto Volonterio, Via Leopardi 25, Milano, felice per essere stato promosso con decorrenza 10 agosto 1998 da Aspirante Allievo Mozzo ad Allievo Mozzo.

Terza tappa: Marciana Marina-Campoloro. Velocità 5 nodi con 15 nodi al lasco da nord.

Quarta tappa: Campoloro-Golfo di Santa Giulia, con sosta a Solenzara per rinnovare la cambusa; quindi ultimo salto da Santa Giulia a Palau. In totale circa 140 miglia.

A chi volesse ripetere l’esperienza consiglio di osservare bene le previsioni del tempo: sono assai valide quelle del Ministero della Marina Mercantile trasmesse sulla radio VHF e quelle del Corriere della Sera. Ma soprattutto mi sento tranquillo per l’assistenza personalizzata dell’Associazione Meteo Mursia di Portofino, alla quale sono iscritto, e che mi ha seguito passo passo nel mio vagabondare.

Suggerisco poi di limitare al massimo i bagagli, ma di non rinunciare alla canna per l’acqua e a due piccole sdraio smontabili (in due pezzi ad incastro) che trasformeranno le vostre sere sul Fun in vere e proprie serate.

Fra i vini consiglio Coca Cola a mezzogiorno, Vermentino Sardo (Cantine Monti) per la cena e Cannonau Nepente per la meditazione del dopo cena.

Fra le vele sarà meglio avere anche un fiocco ridotto (non ancora una tormentina) ed una randa armata con tre mani di terzaroli. Per armare la terza mano, per la cui borosa non è previsto il passaggio all’interno del boma, ho collocato due bozzelli, uno sul boma ed uno sull’albero, e a piede d’albero ho utilizzato quello del cunnigam con il relativo strozzascotte.

Se il tempo è buono (cioè sino a forza quattro-cinque), il FUN vi darà solo divertimento e rapidi trasferimenti, con mare e vento superiori occorrerà essere più attenti e preparati in ogni particolare. Fra le dotazioni di bordo: VHF, GPS, autogonfiabile, telefonino, carte nautiche e portolani. Meglio sarebbe poi zavorrare la barca con 50 chili di pani di piombo collocati all’interno attorno alla scassa della deriva.

Nel Golfo delle Saline incontrata e fotografata barca di 10 metri Eutscho- Chica, Japan, di un giapponese solitario in giro intorno al mondo, novello Moitessier.

La permanenza nell’Arcipelago è stata disturbata da una settimana di Maestrale secco (30-35 nodi in spiaggia, 45 nelle Bocche) che hanno limitato l’uso in solitaria della barca, ma che non mi hanno impedito di stringere amicizia con gli istruttori del Velamareclub di Baia delle Saline, assai ospitali ed ammirati per le evoluzioni di uno scatenatissimo Fun.

imagesIn compenso mi sono rifatto ampiamente nel viaggio di ritorno, sul quale merita di spendere qualche parola. Seguendo i suggerimenti di Meteo Mursia (l’anno scorso mi aveva avvisato dell’arrivo del Mistral), Edoardo ed io abbiamo rimandato la partenza di qualche giorno a causa del citato Maestrale seguito da due giorni di vento da Nord altrettanto “deciso”. Finalmente il 30 agosto abbiamo staccato gli ormeggi dalla Baia delle Saline. Vento fresco da Nord poi girato da Sud Est, tra i dieci ed i quindici nodi con punte di venti, sole forte e temperatura mite! Sembravano condizioni “su ordinazione”. Con una spinnakerata da sogno siamo volati sino a Portovecchio, dove ho reincontrato l’amico Giorgio Lescai, regolarmente in pensione ed all’ancora in quel porto (beato lui!), sfiorando gli scogli Toro e Vacca e le isole Cerbicali. Quindi Il giorno dopo seconda tappa: un unico bordo di spi sino a Campoloro, dopo avere ammirato la Piramide della Baia di Pinarellu e le torri genovesi.

Quindi, Campoloro-Isola d’Elba, rotta 43°: sei ore di bolina larga e traverso, randa piena e genoa (ci sarebbe stato anche lo spi, ma ogni tanto vince la pigrizia…),velocità media 4 nodi, massima 6,7!! Lo stesso dicasi per la tratta Elba-Toscana, rotta 41°, con attraversamento del Canale di Piombino quasi in planata e arrivo a S. Vincenzo in quattro ore di bolina larga girata a lasco all’altezza del Golfo di Baratti (genoa, fiocco, genoa; randa piena, una mano, randa piena).

Inconvenienti all’ormeggio: lieve urto da parte di un ferro da stiro (Boston Whaler di dieci metri, due fuoribordo da 200 cavalli ciascuno, giuro!) che si era ormeggiato in stile automobilistico a tre metri di distanza dal Fun già all’ancora in rada a Cala Coticcio a Caprera, ed il cui proprietario se ne uscì indignato nei miei confronti con un “Come mai lei mi ha urtato? Ometto la mia risposta. Lieve urto da parte di un grosso cabinato con tanto di albero e vele nuovissime, mai usate direi, che naviga a motore da due anni, il cui skipper riteneva che si potesse ormeggiare a retromarcia sotto venti nodi di vento senza avere alcuno sui bordi che frapponesse parabordi fra lui e le altre barche (fra cui il mio Fun) già ormeggiate.

Inconvenienti diversi: rottura dello starter del fuoribordo, rimediata con nuovo starter in filo di ferro; perdita di un parabordo; accarezzato con l’estremità della deriva uno scoglio a 1,55 metri (acc….!!) sotto il pelo dell’acqua all’entrata del Golfo di S. Giulia; strappato uno spi finito in acqua (sono stato io, ma ne avevo un secondo…)

Note di colore: “Sono tre giorni che tentiamo di raggiungere l’Elba, ma con questo mare…” disse l’autista di un altro ferro da stiro di dieci metri e due piani fuori terra a due esterrefatti funnisti che invece avevano appena terminato una divertentissima traversata a vela su una barchetta di 1000 kg …

Varie ed eventuali: bisognerebbe limitare per legge la velocità dei ferri da stiro nell’autostrada Porto Cervo-Budelli, soprattutto davanti a Capo d’Orso e Palau. Grazie.

Istruzioni per l’uso delle carte di credito telefoniche francesi: è inutile che continuiate a rigirarle! Non sono da infilare nella feritoia! Dovete invece grattarle stile gratta e vinci, leggere il numero di codice attribuitovi e digitare quello sull’apparecchio, prima del numero che intendete chiamare. Non ci facciamo conoscere all’estero…

Oggetti rinvenuti: recuperato davanti a Palau remo di alluminio con pala in plastica colorata: chi lo avesse perso telefoni a Riccardo, 335 5487516 specificando il colore della pala. Allo stesso numero rivolgersi per ulteriori dettagli e informazioni sul viaggio.

Impressione finale: il Fun è piccolo, ma quando sei solo con lui in mezzo al mare, quando te lo senti addosso come uno scarpone da sci ben calzato, quando risponde con una accelerata ad ogni soffio di vento, quando plana sull’onda dalla quale si fa slanciare quasi in volo, quando si chiedono ma tutta quella roba stava lì dentro, o come fanno quei tre a dormire lì dentro o come hai fatto ad arrivare sin lì con quella barchetta, quando per raggiungerti devono accendere il motore, quanto si ormeggia in mezzo metro d’acqua o fra due gozzi, quando lo puoi benissimo condurre da solo, quando tuo figlio ti dice sono contento d’essere venuto…bè, allora senti che ha un cuore grande e generoso… 

Comunque … chi volesse provare (gratuitamente, s’intende) il Fun nei ventoni dell’Alto Garda Trentino, basta che mi telefoni al 335 5487516!

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