NO RETURN POINTS
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Gennaio, 2026 @ 11:40 amPunti di non ritorno. Mi fanno paura. Ho imparato a conoscerli quando ero un alpinista: in certe scalate poteva capitare che ce ne fosse uno, punto dal quale non sarebbe più stato possibile scendere, nemmeno calandosi “a corda doppia”. Mi pare di ricordarne uno, per fortuna solo in un film, quello che raccontava i tentativi (o la scalata, non ricordo) della parete nord dell’Eiger, in inverno.
Anche in politica e nelle azioni di governo. Prendete l’attuale zar: come farebbe a retrocedere o anche solo a fermarsi? Perderebbe credibilità, potere, denaro e forse anche di più … Lo stesso si può dire di leader mediorientali, orientali e d’oltre oceani (oceani): possono solo andare avanti, purtroppo.
Ciò accade anche su scala minore: europea, statale e di una parte della politica italiana.
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LE AZIONI PARALLELE (A TRENTO)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Gennaio, 2026 @ 10:09 amPlutarco (1° sec. d.C.) aveva scritto “Le vite parallele” di grandi personaggi della storia. Mi permetto di copiargli l’idea a scrivo delle “azioni parallele” di personaggi di tre ambienti diversi: un’Azienda sanitaria pubblica e due SpA.
Azienda Sanitaria pubblica
I medici dipendenti pubblici più pagati incassano dalle visite private più di quanto percepiscono di stipendio ed hanno le più lunghe liste di attesa dei pazienti pubblici. I cittadini protestano. Il Direttore Generale e il Presidente della provincia hanno un rapporto diretto, non intervengono e scavalcano l’Assessore il quale non accetta di fare il capro espiatorio.
Pare che il problema sia ridotto all’aumento del numero degli addetti al servizio telefonico di prenotazione: l’Assessore intima al Direttore Generale di procedere entro un mese e pone l’aut-aut.
A mio avviso non basta intervenire sui TEMPI DI ATTESA TELEFONICA, bensì anche e soprattutto sui TEMPI DI ATTESA DELLE VISITE!
Ci si augura che alle prossime elezioni i cittadini non votino più quella classe dirigente.
SpA – 1
Il Direttore Generale avverte i nascenti problemi del servizio prenotazione ed esecuzione ordini: rafforza il sistema degli ordini in entrata; intima ai dirigenti della sua struttura di dedicare alla SpA molto più tempo e di rallentare di molto le loro attività lavorative private al di fuori di essa, pena il licenziamento. L’Amministratore Delegato, informato, concorda. Il Presidente della SpA non è coinvolto. I clienti sono soddisfatti. Gli azionisti, alla prima riunione della loro Assemblea, confermano quei Consiglieri di Amministrazione che rieleggono quel Presidente e rinominano quell’Amministratore Delegato che a sua volta premia quel Direttore Generale.
SpA – 2
Il Direttore Generale avverte i nascenti problemi del servizio prenotazione ed esecuzione ordini ma non interviene. Il Presidente della SpA è informato e non interviene. – I clienti protestano. L’Amministrato Delegato è scavalcato dai due e non accetta che la responsabilità ricada su di lui: vuole licenziare il Direttore Generale che però è difeso dal Presidente. L’Amministratore Delegato minaccia le dimissioni. Gli azionisti aspettano la prima riunione della loro Assemblea per sostituire quel Consiglio di Amministrazione che eleggerà un nuovo Presidente e nominerà un nuovo Amministratore Delegato che licenzierà quel Direttore Generale.
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DALLE “STAGIONI BELLE” ALLE “ZONE BELLE”
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Gennaio, 2026 @ 8:23 amSiccità nevosa al 68%, ci informa il giornale. D’altra parte un avvertimento era arrivato con quella nevicatina in novembre: infatti così recita un proverbio piemontese (non so se esiste l’equivalente trentino): “quando fioca su la foia l’inver da nen tan noia”, quando nevica su alberi non del tutto spogli delle foglie, l’inverno non sarà duro. Un tempo era duro l’invero con troppa neve. Adesso è il contrario. Che fare?
Mi permetto di esprimermi su due fronti da attivare tempestivamente:
- Occorre aumentare i bacini di riserva delle acque e non principalmente per innevare le piste, ma soprattutto per gli usi civili e l’agricoltura;
- è necessario organizzare il turismo non solo nelle due “stagioni belle” (Primavera ed Estate) come la Provincia già sta facendo, ma anche in ogni “Zona Bella”. Mi riferisco alle tante zone oggi turisticamente “minori” e decentrate rispetto alle attuali mete turistiche più gettonate, ormai sature di presenze.
Non ho i dati per sviluppare il primo fronte. Sul secondo due annotazioni:
- in parallelo al completamento del circuito delle piste ciclabili di fondo valle, utilizzare l’imminente nuova cabinovia Trento-Monte Bondone per dare inizio alla realizzazione del Trentino Alto Adige Bike Safari (“safari” significa viaggio), sull’esempio dell’esistente Tirol Bike Safari che da anni ha messo in rete molti impianti di risalita realizzando un insieme interconnesso di oltre 700 km di ciclodiscese, attirando folle di cicloturisti anche in Primavera e in Autunno;
- la promozione turistica pubblica organizzi in modo sistemico la valorizzazione delle tante Zone Belle del Trentino, cioè dei tanti centri e delle località “minori” esistenti in prossimità dei centri turistici oggi anche troppo gettonati, creando un’offerta di “residenzialità turistica decentrata” con possibilità di effettuare visite nei luoghi più noti. Un esempio di Zona Bella è sicuramente la zona della Valle di Fiavè (Giudicarie Esteriori), ampia e spaziosa “mezza montagna” ideale per una serena vacanza (anche culturale!) ad un tiro di schioppo da Madonna di Campiglio con le sue Dolomiti di Brenta e di Riva del Garda con il suo magnifico lago.
Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento
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NON CREDERE/CREDERE? RICERCARE!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Gennaio, 2026 @ 2:56 pmNon credere che la terra sia rotonda. Ricercare. Lo è.
Importante è “essere alla ricerca di -“: di come si vuole essere nei propri confronti e verso gli Altri; di cosa si vuol fare nella vita personale, familiare, relazionale, di lavoro.
E … dopo? Dice … per il dopo ci affidiamo alla scienza. Bene, dico io, ed allora io mi affido ad un tale di nome Einstein che affermava: “Vorrei conoscere il pensiero di Dio, il resto sono dettagli”.
Un mio prezioso amico putroppo recentemente scomparso, mi aveva detto: “La nostra religione è Creazione e Resurrezione”. Gli chiesi cosa pensasse del suo (putroppo ormai prossimo) “dopo”. Mi rispose: “Mi fido e mi affido”.
Del resto, aggiungo io ora, tutti hanno accettato sin da ragazzini il concetto di “infinito”, quando l’insegnante di matematica già in prima media ci spiegava che quella riga che avevamo tracciato alla lavagna era solo un frammento di retta, perchè la retta è infinita.
Allora, tutti d’accordo sull’esistenza dell’infinito. Al che mi permetto di chiedere: e dopo, cosa c’è?Io non lo so, ma personalmente mi fiderò e mi affiderò, però non troppo presto però, visto che sto per compiere solo 82 anni ed ho ancora tanti progetti …
Nel frattempo vi allego una foto “rubata” questa mattina poco prima della Messa di Don Lino (S. Carlo Borromeo , Trento): il don impegnato a dare le ultime istruzioni ai membri del coro.

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CONTINUAZIONE DAL POST PRECEDENTE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Gennaio, 2026 @ 7:21 amQuotidiano “ilT” odierno, pag. 17: L’assessore Tonina ha la delega alle Politiche sociali: “Sui senzatetto abbiamo fatto molto ma sul resto decide il presisente – DELEGARE AL COMUNE L’ACCOGLIENZA? E’ UNA QUESTIONE POLITICA”.
Al che, mi permetto di sottoporre all’attenzione di chi mi legge alcune sottolineature:
1) il problema è grave, non basta fare “molto”: occorre fare “tutto”, cioè risolverlo;
2) troppo comodo fare lo scarica barile;
3) bisogna passare dalla pur necessaria immediata delega dei poteri (e delle risorse finanziarie) sull’accoglienza dalla Provincia al Comune Capoluogo, al riconoscimemto del fatto che quella competenza è originariamente comunale;
4) la politica sociale di accoglimento, integrazione e formazione degli immigrati per farne anche una fonte di forza lavoro legale tanto necessaria al sitema produttivo locale, ha iniziato ad essere boicottata con il respingimento dalla Provincia a Roma dei fondi arrivati per l’insegnamento a loro della lingua italiana da parte di nostri insegnanti.
Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento.
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IL PARADOSSO DELL’AUTONOMIA NEGATA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Gennaio, 2026 @ 1:59 pmEgregio Direttore,
ho letto con attenzione gli articoli sull’emergenza freddo pubblicati oggi 15 gennaio 2026 alle pagine 16 e 17 del Suo giornale, sotto il titolo “La provincia non gestisce l’accoglienza – Lasci la competenza e la dia ai Comuni”, interventi che condivido in pieno.
Infatti, da anni ilT pubblica miei interventi sulla necessità della Revisione del Rapporto di Autonomia fra la Provincia e i Comuni e sulla necessità di riunire in capo allo stesso soggetto il Potere (di operare e le risorse finanziarie connesse) e la Responsabilità (dei risultati), ad iniziare dal Comune Capoluogo. Ne ho scritto in materia di trasporti a fune e non; di immigrazione; di sicurezza; di gestione delle aree urbane; di gestione finanziaria e societaria; etc.
In particolare negli articoli citati mi ha lusingato l’utilizzo da parte del consigliere comunale Pedrotti del termine “paradosso” per indicare come la nostra Terra dell’Autonomia la reclami per sé e la neghi ai suoi Comuni: infatti io stesso ho utilizzato questa parola – solo per citare un caso – nella lettera da Lei pubblicata il 29 luglio scorso, dal titolo “L’Autonomia reclamata e il paradosso del capoluogo”.
“Multa paucis” dicevano i nostri antenati latini, espressione che mi piace tradurre con “Esprimere molti concetti con poche parole”: pertanto risparmio pertanto a Lei, ai lettori e a me stesso l’elenco di quanto il Suo giornale mi ha spesso pubblicato in merito (del che ancora La ringrazio).
Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento
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LO STATO PARTE CIVILE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Gennaio, 2026 @ 6:47 amLeggo che si pensa che lo Stato Italiano si costituisca parte civile per le vittime della tragedia di Crans Montana.
Al riguardo mi parrebbe che questa posizione dovrebbe piuttosto essere assunta a fronte della detenzione giuridicamente immotivata di Alberto Trentini in Venezuela.
Per la tragedia di Crans vedrei meglio il supporto tecnico ed economico dello Stato Italiano ad una class action delle vittime.
Oggi 15 gennaio, il quotidiano “ilT” a pagina 4 ha pubblicato tre notizie:
la mia, qui sopra;
quella del titolista;
quella del commentatore.
A questo punto aggiungo: è la Svizzera che si dovrebbe costituire parte civile … per l’enorme danno di immagine che ne ha riceuto.

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JUDICARIA – Editoriale
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2026 @ 1:48 pmIl segno di una brace ardente.
Che ne sarà del lascito di cultura e di speranza, di interrogativi e di compassione, che Marcello Farina ha dispensato a piene mani da prete, da docente, da compagno di viaggio?
Ce lo siamo chiesto, con alcuni amici e colleghi, non appena il passaparola ha annunciato la morte di colui che per molti di noi è stato un faro che ha guidato i nostri passi nelle nebbie del dubbio e dell’incertezza. Del vivere, prima che del morire.
Marcello Farina, il “don di Balbido” se ne è andato la notte del 28 novembre 2025. Un mese e mezzo prima – 11 ottobre – aveva compiuto 85 anni, salutato dai congiunti, da colleghi di insegnamento nei licei di Trento, da qualche amico. Tutti consapevoli, lui per primo, che la clessidra del suo tempo stava inesorabilmente esaurendo il soffio della vita.
I suoi familiari, sollecitati da numerosi estimatori di Marcello, hanno consentito un doppio funerale. A Trento-sud, nella chiesa di San Carlo, alla Clarina, gremita di 700 persone; l’indomani, 2 dicembre, a Balbido, nella chiesa di S. Giustina dove Marcello Farina diceva messa per la sua comunità d’origine e non soltanto. C’era sempre una piccola folla di credenti che lo seguiva ovunque. È stato seppellito nel piccolo cimitero del villaggio del Bleggio, nella medesima tomba che nel 1954 si aprì per accogliere le spoglie mortali di sua mamma, Antonietta, la maestra della scuola, morta anzitempo.
A pochi giorni dalla scomparsa abbiamo messo mano a un numero speciale di “Judicaria”, la rivista del Centro studi di Tione, un instant book uscito il 17 dicembre 2025 con il contributo della Fondazione don Lorenzo Guetti e per i tipi dell’editrice Saturnia di Trento.
“Marcello Farina – Il balsamo dell’inquietudine” è una prima raccolta di testi e di testimonianze, di alcuni articoli pubblicati, anche in periodi diversi, che dicono di Marcello Farina. Visto da vicino o come egli si raccontava. Una prima tiratura di 1.200 copie è andata esaurita in dieci giorni. Testimonianza ulteriore, se mai ne avessimo avuto bisogno, di quanto fosse amata questa figura di prete, di studioso, di cercatore dell’umano.
Il ricavato della vendita della prima edizione è stato devoluto alla Caritas delle parrocchie di San Carlo, di Canova di Gardolo e del Bleggio dove Marcello Farina “mendicante di una messa” ha trovato negli anni la mensa e l’altare.
Marcello Farina, scrive Riccardo Lucatti “faceva sentire ogni persona, anche la più semplice, come fosse il suo più importante amico”.
Velia Frigoni, sua collega al liceo scientifico “Galilei” di Trento: “Marcello, come filosofo e storico, sapeva leggere il presente con occhi radicati nel passato e aperti al futuro. Come sacerdote, sapeva trasformare questa sapienza in cura pastorale, in vicinanza, in speranza. Molti di noi hanno trovato in lui un interprete della vita e della fede, qualcuno capace di indicare sentieri nuovi senza mai perdere la misura dell’umiltà.”
E Diego Quaglioni, professore emerito dell’Università di Trento, nella sua testimonianza che apre “Il balsamo dell’inquietudine” scrive: “Don Marcello Farina poteva toccarti l’anima e lasciarvi il segno di una brace ardente, semplicemente scandendo e insegnando, con voce esile e sommessa, la Parola. Non ho mai incontrato altri, la cui parola avesse la stessa capacità d’imprimersi con tanta forza nel cuore e nella mente, e credo che mai lo incontrerò. Bisogna averlo ascoltato, almeno una volta, anche una sola volta, don Farina, per poter comprendere ciò. Uomo di dottrina, di vastissima e non ostentata dottrina, non sapevi dove la sua sapienza umanistica finisse e dove cominciasse la sua umanissima sapientia cordis, fino ad avvertire, incontrandone lo sguardo, una sorta di sgomento davanti all’evidenza di una personalità di traboccante umanità.”
Del resto, il nostro disegnatore Paolo Dalponte non ha avuti dubbi nel sintetizzare con la sua inconfondibile grafica la figura del prete e dell’amico: un calice legato da un nastro alla moka del caffè. Entrambi sul medesimo piano, il calice e la moka, perché fare comunità, per Marcello Farina era avvicinare soprattutto i dubbiosi, gli indecisi e gli incerti, non certo per fare opera di proselitismo ma per essere balsamo nell’inquietudine che, inevitabilmente, pervade talvolta ciascuno di noi.
Prete del post Vaticano II, con addosso “l’odore delle pecore”, come avrebbe indicato molti anni dopo papa Francesco. Docente di storia e filosofia nei licei e all’università degli adulti, indagatore dell’umano e scrittore dalla penna felice (scriveva tutto e sempre a mano con una grafia pulita e lineare), Marcello da Balbido ha lasciato un segno indelebile come l’ustione di una brace ardente, per richiamare la felice sintesi di Diego Quaglioni.
A questa terra, la Judicaria, che ne custodisce oggi le spoglie e la memoria, Marcello Farina ha dato dignità e cultura, attenzione e studio. Tra i mille contributi editoriali ha rispolverato la figura del suo convalligiano, don Lorenzo Guetti, il visionario seminatore della cooperazione (del credito e del consumo) nel Trentino.
È stato un attento quanto puntuale collaboratore del centro Studi Judicaria e della nostra rivista.
Non potevamo non dedicare a lui, alla sua figura, al suo lascito di umanità, la copertina del primo numero del 2026. Il 40° anno di “Judicaria” giunta al numero 122. Una rivista che ha raccontato la storia, le attese, lo sviluppo delle comunità di questa vasta area compresa nella longobarda Judicaria Summa Laganensis, vale a dire i territori attraversati dalla Sarca e dalle acque del Chiese fino al lago d’Idro. Compresa la Val Vestino con i suoi sette villaggi (Armo, Bollone, Cadria, Magasa, Moerna, Persone e Turano) che fu ceduta da Mussolini alla provincia di Brescia e alla Lombardia nel 1934.
Una valle affascinante e selvaggia, di faticoso accesso, che ha visto sfumare il sogno di un traforo di 5 chilometri e mezzo che l’avrebbe collegata alla piana di Storo. Una spesa considerata troppo onerosa per una popolazione di appena 234 abitanti.
Nel 1890 (censimento austriaco) la Val Vestino aveva una popolazione di 1433 abitanti, ridotti a poco meno di mille nel 1951.
Oggi la popolazione è diffusa in due comuni: Valvestino, che dal 2001 al 2024 ha visto calare i propri censiti da 290 a 167 e le famiglie da 132 a 96; Magasa, che da 185 abitanti del 2001 si ritrova oggi con 102 iscritti all’anagrafe comunale in 76 nuclei familiari.
Con un censimento nel 2008 la popolazione avrebbe voluto tornare territorio della regione Trentino-Alto Adige. Non se ne è fatto nulla. Tra 8 anni sarà un secolo da una lacerazione mai cicatrizzata.
Alberto Folgheraiter
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SIMONE CASALINI E IL QUOTIDIANO il T
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Gennaio, 2026 @ 4:52 pmQuetsa mattina, nei locali i una libreria cittadina, abbiamo assistito in diretta alla rassegna stampa di Simone Casalini, direttore del quotidiano locale ilT.
Temi locali, nazionali e internazionali trattati ottimamente quanto a varietà, complessità, comprensibilità, profondità dell’approccio, storia, possibile evoluzione dei fatti e delle circostanze, delle loro cause ed effetti.
Fra l’introduzione del padrone di casa, l’esposizione di Casalini, gli interventi del pubblico e la conclusione, quasi due ore di riflessioni. Preziose le ore e preziose le riflessioni in un “insieme” di relazioni (il “mondo”), “insieme” oggi ormai troppo veloce dei like e dell’informazione istantanea, che ha generato una sorta di infomania, ovvero il “dilagare” di informazioni sul quale – mia conclusione lessicale e concettuale – si basa un nuovo “potere” (sostantivo): l’infocrazia.
Infocrazia che mina alle basi un altro “potere” inteso questo come verbo, il “potere” agire sulla base del dialogo, del confronto, nel rispetto dei diritti umani delle persone, delle leggi nazionali e internazionali.
Non è questa la sede per riassumere le tante sottolineature enucleate da Casalini. Mi soffermo su alcune:
– il nuovo governo del Venezuela sembra intenzionato a concedere l’amnistia (amnistia?) a prigionieri reclusi senza processo e condanna (!), ed ha raccomandato ai direttori delle carceri dei “renderli presentabili” al pubblico in vista della loro liberazione;
– i regimi democratici sono (purtroppo, n.d.r.) una piccola minoranza nel mondo;
– l’UE non va criticata, bensì gratificata a aiutata a crescere (anche politicamente, n.d.r.);
– la democrazia (e la nostra Autonomia speciale) non vive di una vita “verticale” top down (cioè a 90 gradi) né “orizzontale” (a zero gradi) bensì su di una linea trasversale a 45 gradi.
Libreria? Mi permetto di segnalare qui sotto i libri suggeritimi da un filosofo, storico e sacerdote, Marcello Farina, Don Marcello Farina il quale purtroppo ci ha lasciati il 28 novembre scorso.
Grazie a Casalini, al suo giornale e alla libreria ospite.
(Presenti per IV: Nunziatella Saccà, mia moglie Maria Teresa Perasso ed il sottoscritto)




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VIVERE TRENTO – 2
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Gennaio, 2026 @ 7:09 pm
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