A22 – FINANZA ED ECONOMIA MISTA NELLE SOCIETÀ PUBBLICHE “TOTALITARIE” O “MISTE”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Febbraio, 2026 @ 12:45 pm

Da anni Italia Viva ha dedicato a questa materia un apposito Tavolo di Lavoro, in quanto l’unione delle componenti pubbliche e private, finanziarie ed economiche è da sempre attuale. Soprattutto in ambito delle SpA.
Inizialmente il partenariato pubblico-privato era ricercato dall’Ente pubblico per assicurare alle proprie SpA la managerialità gestionale tipica del settore privato e/o per far prestare ai soci privati di minoranza le “prestazioni accessorie” necessarie alla società di cui all’art. 2345 del Codice Civile.
Nel tempo, la motivazione che ha indotto questo tipo di partecipazioni private ha invertito il “senso di marcia” in quanto ormai nasce in ambito privato, di volta in volta orientata alla ricerca del dividendo di competenza e/o alla possibilità di influire sulla politica societaria e/ o all’acquisizione del pacchetto di maggioranza della SpA in oggetto (direttamente o attraverso soggetti “terzi” che poi terzi non sono, quali posso essere fondi comuni esteri ai quali i privati in discorso partecipano) e/o all’ingresso nel capitale sociale di altri Enti pubblici di diversa area politica.

Un esempio attuale rispetto al quale si può cercare di applicare in tutto o in parte i ragionamenti sin qui svolti è dato da quanto sta succedendo in merito al rinnovo o meno della concessione della gestione dell’A22 in capo all’attuale gestore. Trattasi di una società pubblica locale “mista” sia pure in misura ridotta per la presenza di quote minime di azionariato privato, il che tuttavia ne impedirebbe l’affidamento diretto, in quanto società non inhouse. La società gestore, inoltre, ha un capitale sociale “misto” anche in quanto in parte posseduto da alcuni enti pubblici territoriali di una regione (Veneto) diversa da quella sulla quale (Trentino Alto Adige) si snoda la quasi totalità del tracciato autostradale. Enti che però possiedono una SpA autostradale inhouse, cioè a capitale totalmente pubblico, e che – in quanto tale – può ricevere direttamente (senza gara) gestioni pubbliche.

La gestione “locale” dell’A22 tuttavia, in quanto autostrada costruita “dal” territorio, è strategica per il “suo” territorio che attraversa per l’80% dell’intero tracciato. Territorio che meglio di chiunque altro può garantire una corretta gestione: della sua ottima e testimoniata qualità gestionale e della relativa politica di investimenti, si avvantaggia l’intero sistema dei trasporti e della mobilità in genere: nazionale e internazionale. Inoltre

l’attuale gestione genera utili e disponibilità finanziarie (il cosiddetto suo “tesoretto” ammonta a 800 milioni) ed è destinato a ulteriori investimenti, tutti locali lungo l’asse del Brennero e non altrove. Mentre scrivo, il gestore attuale Autobrennero SpA ha annunciato la prossima attivazione di altri quattro centri idrogeno lungo l’A22 e di successivi ulteriori quattro, al fine di incrementare la diffusione di veicoli ad emissione zero, con vantaggi per l’intero territorio attraversato ed ottimo esempio per i gestori delle altre autostrade nazionali.

Da parte di una forza politica locale si è recentemente rinnovato l’invito a trasformare la società locale attuale gestrice in società inhouse, il che ha sollevato la critica di pretestuosità proprio da parte di un ente pubblico locale co-azionista, in quanto si tratterebbe di una proposta “da bordo campo” (sic) cioè avanzata da chi non è giocatore sul campo di una difficile partita: e ciò da causa delle difficoltà che oggi si frappongono al raggiungimento di questo risultato. Tutto questo ad oggi.

Oggi. Ma … ieri? Ieri, cioè cinque anni fa, la Senatrice Donatella Conzatti e la deputata Lella Paita (entrambe di Italia Viva) avevano ottenuto che il Ministero dei Trasporti lanciasse la gara per il rinnovo di quella concessione con il sistema del Project Financing, il quale prevedeva la prelazione per il gestore in scadenza. Prelazione che non è stata contestata dall’UE per anni e anni, ovvero per tutti gli anni nei quali il Ministero dei Trasporti ha inspiegabilmente omesso di lanciare quel bando. Oggi, l’UE, avrebbe maturato la decisione che la prelazione non possa essere concessa ed il rinnovo andrebbe messo a gara: l’attuale gestione locale sarebbe a rischio.

Cambio ambito, “esco” dall’A22 al casello di Trento Centro e parlo di un’altra realtà, quella delle SpA pubbliche locali è che operano nel settore dell’energia idroelettrica. Anche in queste società troviamo partecipazioni azionarie molto articolate. A loro, sin d’ora e cioè in tempo utile e non sospetto, va dedicata una analoga, tempestiva attenzione, in quanto la proprietà e/o gestione delle fonti locali di energia idroelettrica e delle acque in generale è e deve rimanere in capo agli enti pubblici locali.

Un’osservazione in generale: in ogni ambito societario, privato, pubblico e soprattutto misto, occorre che l’Ente pubblico che detiene la maggioranza di una o più SpA le gestisca in modo chiaro e comprensibile da tutti, anche se non addetti ai lavori. Infatti, di queste SpA deve essere chiaro per tutti i cittadini-azionisti “l’essere e il dover essere” (“l’ist e il soll” per dirla in tedesco) e cioè come è ma soprattutto dove sta andando ogni loro SpA. Al riguardo, è pregevole quanto ha fatto il Comune Capoluogo Trento, pubblicando sulle proprie società annualmente un libro contenente ogni informazione necessaria alla loro comprensione e valutazione: una per una e nel complesso.

Last but not least, ove l’Ente pubblico Comune possieda più SpA, di servizio, alcune in utile ed altre in perdita, conviene che le riunisca in un’unica SpA multiservizi, recuperando alle esigenze locali le imposte altrimenti versate allo Stato.

Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento