ACCADEMIA DELLE MUSE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 giugno, 2018 @ 4:48 am

Detto altrimenti: serata di fine anno accademico       (post 3219)

Come tradizione: da Riva del Garda sono saliti alunni del locale Conservatorio Bonporti, accompagnati dal M.° Corrado Ruzza. Prima parte della serata: MUSICALE, quindi, e che musica! Infatti i musicisti hanno spaziato dal ‘700 al ‘900:

  • IMG_4792Romina Forti, pianoforte, di Ludwig van Beethoven (1770-1827): Sonata per pianoforte op. 54 in fa maggiore.
  • Romina Forti, pianoforte e Chiara Spinelli clarinetto, di Claude Debussy (1862-1918): Première Rhapsodie.
  • Corrado Ruzza, pianoforte e Davide Simionato, di Francis Poulenc (1899-1963): Sonata per clarinetto e pianoforte.
  • Romina Forti, Chiara Spinelli, Davide Simionato, di Max Bruch (1838-1920): dagli Otto Pezzi Op. 83, arrangiamento per due clarinetti e pianoforte di Bjarne Vestfalen.

Grande capacità interpretativa, perfetto sincronismo, ecletticità nella scelta e nell’esecuzione, perfetta padronanza del senso della Musica e ovviamente degli strumenti: qualità preziose e soprattutto rare da riscontrare in esecutori coì giovani! L’uditorio? Applausi da standing ovation!

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IMG_4798E’ seguito l’angolo delle anteprime che troverete riportate anche nell’apposito post “agenda scadenziere”. Una tuttavia merita una particolare segnalazione: sabato 29 settembre, ore 10,30,  nella Chiesa parrocchiale di Lavis, si sposano Letizia e Stefano! Non manchiamo!

Dopo la pausa eno-gastro-astronomica, la seconda parte della serata: Marisa Postal De Carli in “Scorci di Trento minore” con vita-morte-e miracoli del Torrione di Piazza Fiera, rievocazioni storiche della nostra città, sempre apprezzatissime e arricchenti.

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Last but not least, Cristina ha riassunto l’attività svolta nel corso dell’anno accademico, il decimo dell’Associazione (!), invitando tutti a proporsi quali relatori per la prossima stagione. Prossimi appuntamenti:

  • Venerdì 22 giugno ore 17,00, Sala SOSAT, Concerto di Giovanna, Sergio Runchel (voci) e Cristina (pianoforte);
  • Mercoledì 25 luglio, Festa di Mezz’estate;
  • Sabato 29 settembre nella Chiesa parrocchiale di Lavis, ore 10,30, si sposano Letizia e Stefano!
  • Lunedì 1 ottobre 2018: ripresa della stagione accademica.

Buona Accademia delle Muse a tutte e a tutti!

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VINCENT VAN GOGH

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 giugno, 2018 @ 4:19 pm

Detto altrimenti: “Pescheto in autunno”, da un pittore all’altro     (post 3218)

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Volpedo 2011-1.

No, è inutile che cerchiate questo dipinto nei cataloghi del famoso pittore, nelle tante mostre che raccolgono i suoi capolavori. Perdereste tempo. Infatti … infatti non si tratta di un suo quadro ma di una mia foto, scattata con un telefonino, quindi senza alcun merito da parte mia se non quello di avere “visto” ciò che stavo guardando. Dov’ero? A passeggio nelle campagne del Tortonese (AL), vicino al paese di Volpedo, la patria del pittore Giuseppe Pellizza (da Volpedo, appunto).

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Giuseppe Pellizza (Volpedo, 1868-1907) è stato dapprima divisionista (ebbe rapporti con l’arcese Giovanni Segantini, Arco,  1858 – Monte Schafberg,  1899,  tra i massimi esponenti del divisionismo), poi esponente della corrente sociale, autore del celeberrimo “Il quarto stato”.

P. S.: il 28 maggio ho pubblicato il post “In bicicletta fra l’Adige e il Mincio”. Anche in quella occasione la natura era così bella che sembrava un quadro (o viceversa?) oppure, come qui, la foto è così bella che sembra un quadro che sembra la natura. In entrambi i casi i quadri e le foto sono così belle che sembrano vere o viceversa. Insomma, un inno alla Bellezza!

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TIROLER KAISERJAEGERWEG

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 giugno, 2018 @ 6:27 am

Detto altrimenti: la strada dei cacciatori delle Alpi tirolesi dell’imperatore   (post 3217)

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          (foto Lucia Bruni)

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Trentino, lago di Caldonazzo, Caldonazzo paese. Da lì la una strada militare sale all’Altopiano dei Sette Comuni verso Asiago. Una strada “di costa”, con viste a strapiombo veramente entusiasmanti.

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Anni fa, più giovane ciclista, l’avevo scoperta e percorsa per caso: sterrata, le strette gallerie … ovviamente ripida nonostante i molti  tornanti. L’ho ripercorsa anni dopo, in auto, asfaltata. Peccato, mi sono detto, è stato cancellato un pezzo di storia (a fianco: foto da internet)

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           (foto Lucia Bruni)

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.Per fortuna è stata “salvata” una galleria, a ricordo di quello che fu:  l’automobilista è avvertito del (limitato) ingombro di ogni veicolo.

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Ieri ho ricevuto alcune foto-da-indovinare. Me le ha inviate un’amica ciclista, Lucia, alla quale  avevo parlato della strada: la didascalia della prima recita “Adesso”. Io rispondo “Kaiserjaeger?”. Mi scrive: “Si!”. Svelato il segreto, seguono altre foto, fra le quali la foto bellissima, qui a fianco,  che da sola merita un post. Adesso ho voglia di tornare anch’io sulla Kaiserjaeger, solo che dovrò farmi aiutare un po’, userò la e bike. Sapete … quegli gli anni non è che proprio non contino nulla ed il mio amico medico mi suggerisce di esagerare, di non voler fare un regalo all’INPS anche se ne avrebbe bisogno, ora che stanno per arrivare le riforme pensionistiche gialloverdi! Però io mi sono detto: ecchè, mica ci devo pensare io al fabbisogno finanziario dell’Ente!

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     Dopo la “Kaiser” Lucia ha insistito!

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Le (mie) grandi salite! Sto collezionando i fascicoli “La bicicletta” de Il Corriere della sera e La Gazzetta dello Sport. Il n. 3, “Le grandi salite 1″. Fra di esse ne ho riconosciute come mie ben tre: Galibier, Ghisallo, Izoard, solo che … io le ho fatte tutte “contromano”! Ma si può? Però … mica è colpa mia se abitavo (Ghisallo) o ero in vacanza (le altre due) dal lato “sbagliato”? Prendiamo l’ Izoard: ero in vacanza a Cesana Torinese il che vuol dire che prima e dopo mi sono dovuto “fare” i 500 metri di dislivello del Monginevro, all’andata e al ritorno. Quindi, sceso dal Monginevro a Briancon bassa, ho girato a sinistra, sono salito a Cervieres (paesino che in inverno raggiungevamo da Monginevro-Colletto Verde con un fuoripista di 15 km!), da Cervieres sono salito all’Izoard che poi una volta sono sceso dalla parte opposta – quella giusta – fino al laghetto Roche de Rame dove però c’era mia moglie con costumi da bagno e l’auto per il ritorno!

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E del Galibier? Lo stesso approccio, solo che a Briancon “ho girato” a destra fino ai 2000 metri del Lautaret per poi salire al Galibier, Telegraf, Moncenisio, e scendere a Città di Susa e Cesana Torinese.

IMG_4774Il Ghisallo? Eccolo. Abitavo a Monza, ciclista da un mese. Vado verso nord e riesco a salire il Ghisallo da sud, dal versante meno ripido. Arrivato al passo mi dico: “Andiamo a vedere com’è questa famosa salita, scendiamo a Bellagio che poi per tornare a casa è  … tutta discesa (!?)  in quanto si va da nord a sud” (ah … ah … l’illusione!). Detto fatto. In totale 115 km, roba da cadere per terra dalla stanchezza, un te’ zuccherato ogni bar, è stata dura ma ce l’ho fatta, come gli eroi di quel famoso amaro reclamizzato in TV. Successivamente l’ho risalito e dalla parte giusta, proseguendo poi anche oltre il passo, salitacce, ok, ma ormai ero allenato. Che bici usavo? Per la Kaiserjaeger una mtb. Per le “francesi” la mia storica che uso ancora oggi. Eccola, qui nella foto.

Good bike everybody!

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A RIVA, A RIVA!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 giugno, 2018 @ 6:33 am

Detto altrimenti: andare a riva o andare a Riva?     (post 3216)

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“A riva, a riva!” Andare a riva in gergo marinaresco era l’ordine di salire in cima all’alberatura per sciogliere o imbrigliare le vele. Noi oggi sui moderni piccoli velieri (e anche su alcuni dei grandi, quelli più tecnologici) manovriamo le vele da ponte: le issiamo, ne riduciamo la superficie, ne regoliamo l’esposizione al vento, le ammainiamo. Per noi “andare a Riva” significa tornare a casa, a Riva del Garda. Oggi, dopo mesi di inattività, porterò il mio Fun Whisper a fare una veleggiata. Già … l’ho tradito per lo sci e la bicicletta … ma non se lo merita, devo riprendere a farlo correre sul lago! Ed allora ecco una poesia che lo riguarda. Un po’ malinconica, se volete, ma se non è amore questo …

 

 

 

FUN FRA LE NUVOLE 

Nuvole e Riva dal lagoNuvole amiche del ciel vagabonde

che non restate mai ferme un momento

onde d’un lago ch’è privo di sponde

madrine dell’Ora e figlie del Vento;

 

nuvole dolci se il sole v’irrora

voi sempre riuscite ad essere nuove

calde la tramonto più fredde all’aurora

liete col bello e un po’ tristi se piove;

 

Garda, inverno, in solitaria

Foto scattata a me a e Whisper da un Anonimo Gardesano

nuvole diafane ai raggi solari

che v’arricchite di porpora e d’oro

e nel chiaror di regate lunari

fate del cielo un cangiante traforo;

 

nuvole buone che ‘l Garda ombreggiate

e che lenite l’arsura de’ campi

del Nastro Azzurro oppur corrucciate

dell’Intervela fra fulmini e lampi;

 

Neve fra le velenuvole alte dai bianchi contorni

diademi regali a cime rivane

nuvole sparse in cui volano storni

nido incantato di cigni e poiane;

 

di tutte voi dal meriggio allorquando

io nacqui sul lago mi innamorai

da molti anni ormai sto veleggiando

senza potere raggiungervi mai!

 

E la mia randa io sempre l’ho indosso

la tuga consumo al sole ed al gelo,

ma in Fraglia Vela star fermo non posso:

non voglio aver altro ormeggio che il cielo!

 

Rotte fra i monti io vo’ percorrendo

e in questo un poco ci assomigliamo:

nulla vi chiedo io nulla pretendo

se non poter dire quanto vi amo.

 

Eterna meta di tutta la vita

è il vostro porto che mai ho raggiunto,

è questa dura bolina infinita

che mi sospinge pur sempre a quel punto.

 

Vento!

Una foto ad una vela amica del mio Fun Whisper … Sullo sfondo il monte Brione e ancora dietro la Paganella

Quando dall’alto del monte Brione

la vela mia bordeggiar non vedrete

ed intonar questa alata canzone

voce planante di Fun non udrete,

 

amiche nuvole non lacrimate

poiché veliero del ciel diverrò

fra Dolomiti di neve imbiancate

prora di nuvole e cielo sarò.

 

Note per i non velisti

  • Ora: brezza termica da Sud
  • Vento: tramontana
  • I campi sono quelli di regata
  • Nastro Azzurro ed Intervela: due regate
  • Randa: vela principale, main sail
  • Tuga: coperta della barca
  • Bolina: andatura per risalire il vento
  • Bordeggio: andatura a zig zag per risalire il vento
  • Planare: scivolare sull’acqua come un surf, come un sasso piatto che rimbalza
  • Prora: rotta, direzione della barca (spesso erroneamente intesa come pruna, parte anteriore della barca)

BUON VENTO SUL LAGO E NELLA VITA A TUTTE E A TUTTI!

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UNA FAVOLA PER IL 2 GIUGNO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 giugno, 2018 @ 5:10 am

Detto altrimenti: “Democrazia”     (post 3215)

Tanto tempo fa, in una regione lontana lontana, ai piedi di una alta montagna dalla cima innevata, c’era un paese di gente semplice che viveva del proprio lavoro. Il paese era attraversato da un torrente non molto ricco d’acqua e dal quale i paesani attingevano l’acqua per le loro esigenze: tuttavia quell’acqua non era molto limpida e loro erano costretti a filtrarla prima di poterla bere. Un giorno passò di lì uno straniero e si meravigliò che l’acqua del torrente non fosse né abbondante né limpida, poiché era acqua di un torrente che nasceva a mezza costa di un’alta montagna innevata e ne chiese ragione al borgomastro del paese. “Vede, disse il borgomastro, a dire il vero il torrente dovrebbe fornirci acqua in quantità abbondante e assolutamente pura. Tuttavia accade che durante il suo percorso, taluno ha aperto alcune derivazioni di acqua pura per i suoi fini personali mentre altri vi immettono i propri scarichi non filtrati. Il risultato è quello che tu vedi: qui a noi arriva poca acqua e nemmeno del tutto pura”.

A questo punto lo straniero chiese: “Come di chiama il vostro torrente?” Il borgomastro rispose “Lo abbiamo chiamato Democrazia“. Al che lo straniero: “Che nome strano … perché mai  lo avete adottato?” E il borgomastro: “Perchè siamo consapevoli delle cause del suo inquinamento e ci siamo coalizzati per eliminarle”.

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L’HAN GIURATO li ho visti in TV …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 giugno, 2018 @ 6:34 pm

L’han giurato li ho visti in TV

convenuti dal Sud e Milano …

 

Detto altrimenti: i nuovi ministri, l’ han giurato …     (post 3214)

imagesSistemi perfetti di governo non esistono. La democrazia è senza dubbio il migliore dei sistemi imperfetti, al cui margini opposti stanno due forze: chi la vuole migliorare e chi ne utilizza le sfilacciature. Le coalizioni sono già di per se stesse una sfilacciatura, un compromesso, ma come bene testimonia Paolo Mieli nel suo prezioso libro “I conti con la Storia”, sono i compromessi – o almeno alcuni di essi – che fanno la storia e la politica. Abbiamo il governo. Non è quello per cui io ho votato, ma – in quanto formatosi attraverso processi democratici sebbene non del tutto consapevoli – è anche il “mio” governo. Al riguardo mi permetto di evidenziare due sottolineature.

La prima: non sarò deluso né imputerò alcunchè all’attuale governo se non riuscirà a realizzare la maggior parte delle tante promesse fatte in campagna elettorale: questo piuttosto sarà un problema per i miei colleghi elettori che ci hanno creduto e che lo hanno votato.

La seconda: valuterò questo governo da come  risolverà quelli che a mio sommesso avviso sono i veri problemi del Paese. Ne cito alcuni:

  • una istruzione che dia agli alunni conoscenza e non solo capacità;
  • la restituzione di un futuro ai giovani e anche agli altri;
  • il lavoro per tutti;
  • l’immigrazione dei nostri cervelli emigrati;
  • il rilancio della prima risorsa del paese: cultura, storia, natura, turismo;
  • il perfezionamento del processo di integrazione europea, massimamente necessario oggi per fronteggiare le “aperture” cinesi e le “chiusure” USA;
  • una revisione dell’ordine delle priorità di investimento e spesa;
  • le esposizione del valore di ogni investimento pubblico anche in termini percentuali rispetto al totale degli interventi dello Stato;
  • la semplificazione burocratica e del corpo delle leggi;
  • la riduzione del numero dei parlamentari;
  • la riduzione del costo della politica;
  • la moderazione ed il rispetto nel confronto politico (basta con i vaff e simili!);
  • l’elencazione e la eliminazione dei privilegi medievali esistenti;
  • una politica non più per slogan e promesse irrealizzabili ma per progetti realistici;
  • una netta distinzione fra l’eccezione della legge e la sua violazione;
  • la messa in discussione di tutte le “gestioni separate”;
  • il pieno rispetto delle Autonomie Locali (“valore” e non “privilegio”);
  • l’assunzione della corresponsabilità storica delle cause dei flussi immigratori;
  • un sistema giudiziario più equilibrato al suo interno e più efficiente verso l’esterno;
  • la revisione del sistema carcerario (che deve redimere e non creare nuova delinquenza);
  • il contributo ad una più equa distribuzione della ricchezza e ad un più moderato utilizzo delle risorse del pianeta;
  • altri ancora che ometto per ragioni di spazio.

Buon lavoro, governo!

 

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NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 giugno, 2018 @ 5:24 am

Detto altrimenti: … habemus papam!                          (post 3213)

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Questa volta non un papa, ma un governo. Cosa ne penso? Vediamo le prime mosse, e non solo quelle. Certo che se il buon giorno si vede dal mattino … mi riferisco alla diffusione della loro prima bozza di intesa, quella che è subito circolata fra le cancellerie del mondo, quella che diceva “basta Euro”, quella che ha fatto impennare il rendimento dei titoli decennali del nostro debito pubblico, lo spread, il costo del denaro per tutti. Cambiare va bene. Rinnovare va bene. Ringiovanire va bene. Tuttavia con juicio, scriveva il Manzoni: “Adelante Pedro, con juicio” E qui forse un po’ di juicio in più non avrebbe fatto male.

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Visto l’inizio, chiedo che qualcuno gentilmente mi spieghi come farà il governo a mantenere promesse di una pianificazione da Paese dei Balocchi e a far promulgare dal Presidente della Repubblica leggi senza copertura finanziaria.

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logo10Dice: ma era ora che finalmente l’Italia si facesse sentire nell’UE! Si, ma c’è modo e modo! Al riguardo mi permetto di raccontarvi un aneddoto. Ero capo della finanza Italia della STET Torino, la maggiore finanziaria italiana. I miei interlocutori erano i numeri uno di tutte le banche italiane e delle filiali italiane delle banche estere. Pertanto io, e non ognuno di costoro, avevo di fronte il panorama completo dei tassi, delle diverse forme di credito e di investimento, della disponibilità del sistema bancario a rapportarsi con il sistema delle imprese visto che a me faceva capo anche  la finanza di decine di imprese industriali e di servizio (SIP, Italtel, Elsag, Selenia, Ilte, Cselt, Seat, SGS Ates, etc.).

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Quella riunione avvenne in un ufficio in Piazza Meda a Milano

Un giorno mi trovavo presso una finanziaria privata a Milano, organizzatrice di un finanziamento da erogarsi da parte di un gruppo di banche in favore della nostra controllata SIP. La finanziaria organizzatrice faceva capo ad un ottimo manager (il suo proprietario, che per motivi di privacy chiameremo Tizio) che però in quella occasione si era fatto assistere da un pessimo avvocato (Caio). Pessimo perché arrogante. Infatti costui aveva iniziato con il sedersi alla scrivania di Tizio, mentre Tizio ed io eravamo su due sedie di fronte a lui, oltre la scrivania. Tizio cercò di impormi la firma di un modello di fidejussione (la garanzia che io avrei dovuto firmare) assolutamente non in linea con il modello di fidejussione che noi utilizzavamo da tempo con decine e decine di banche. Io tentai con molto garbo di fargli notare che avevamo noi il modello di garanzia adatto e ampiamente sperimentato, ma Tizio iniziò una lectio magistralis illustrando tutti i vantaggi della sua proposta. Al che io annuii di volta in volta ad ogni passaggio dei suoi ragionamenti, riscontrando in lui espressioni di soddisfazione sempre crescente. Alla fine gli dissi: “Ottimo lavoro, avvocato, grazie. Solo che io non firmo”. C’è modo e modo, dicevo …

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Nel frattempo, per scaricare la tensione, sono andato a farmi una pedalata …

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NAVIGANDO FRA (VECCHI) BIGLIETTI DA VISITA!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 maggio, 2018 @ 4:23 pm

Detto altrimenti: il Tunnel di Base del Brennero       (post 3212)

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Ho appena assistito ad una trasmissione TV Rai 5 nel corso della quale si è parlato anche del Tunnel di Base del Brennero, argomento del quale a suo tempo mi occupai direttamente. Ve ne parlo brevemente secondo l’ottica che stava alla base del nostro GEIE privato, composto da moltissimi professionisti tedeschi, austriaci e italiani.

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La direttrice del Brennero è fondamentale per il traffico commerciale sud-nord-sud, il quale oggi si svolge (troppo) per via autostradale e troppo poco per via ferroviaria. A parte il pur grave problema dell’inquinamento, l’autostrada del Brennero – A22 – non è stata costruita per sopportare l’attuale mole di traffico merci né tanto meno i suoi ulteriori prevedibili e previsti forti incrementi. Né ci si può esporre ad una interruzione dell’autostrada per danni o manutenzione soprattutto ai suoi ponti in Sud Tirolo. Quindi occorre spostare il traffico pesante  sulla ferrovia. Ed ecco quindi le iniziative intermodali (anche a Trento) per il passaggio dalla gomma alla rotaia e soprattutto il tunnel di base del Brennero.

Alle merci non interessa arrivare prima, bensì arrivare in orario. Quindi la nostra proposta era stata di separare i due traffici: quello passeggeri, sulla attuale linea esterna, rimodernata. Quello merci, nel nuovo tunnel. Ciò anche perché è molto rischioso far viaggiare sulla stessa linea treni veloci (passeggeri) e treni lenti (merci): infatti è un po’ come mandare in autostrada molte auto a 70-90 Kmh e molte altre a 250 kmh. Quindi il nostro progetto prevedeva la realizzazione di tre canne (tunnel) separate del diametro ognuna di circa 6 m (e quindi “autosostenentesi”): una per ogni senso di marcia per il solo traffico merci su treni telecomandati ed una di soccorso e “di riserva” in caso di interruzione di una canna anche solo per lavori di manutenzione. Ciò avrebbe comportato una maggiore velocità di realizzazione; nessun rischio per le persone (passeggeri e personale ferroviario); nessun rischio di interruzione del servizio; minori costi (anche grazie all’eliminazione dei sistemi di areazione e di sicurezza).

Non riuscimmo a far prevalere la nostra idea privata su quella del GEIE pubblico. Oggi si sta comunque realizzando un’opera di primissima qualità sotto molti aspetti. Resta tuttavia a nostro avviso la validità della nostra idea originaria: quanto meno quella di sacrificare l’accorciamento del tempo di viaggio per i passeggeri soprattutto sull’altare dell’assoluta loro maggiore sicurezza.

Buon lavoro, Traforo del Brennero!

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LEVANTO, BONASSOLA, FRAMURA: “ OFFICINE DEL LEVANTE”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 maggio, 2018 @ 11:33 am

Detto altrimenti: iniziative della Liguria     (post 3211)

(segnalazione del ciclista-nipote Enrico Perasso – Genova)

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          “Italia: Si può fare di più …”

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Sono residente a Trento da trent …anni, Ligure di nascita e quindi sensibile (anche) alle iniziative della mia riviera. Da pedalator-ciclista qual sono, appassionato socio FIAB, non poteva sfuggirmi la segnalazione sulla mappa della concentrazione delle piste ciclabili in UE, quale esibita nel corso del Festival delle Geografie che la Cooperativa Officine del Levante organizza annualmente dall’anno scorso.

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       Enrico P. in gita al Lago di Cavedine (TN)

La Cooperativa Officine del Levante trova la sua identità unitaria all’interno del territorio delle Baie del Levante che si sviluppano da Sestri Levante a Levanto, sino a toccare le Cinque Terre. Il progetto comunitario di Officine vede una forte partecipazione dal basso e punta al rilancio del territorio e al miglioramento della qualità dei servizi. Ne sono soci imprenditori, giovani, associazioni, agronomi, architetti, progettisti, cittadini e tutti coloro che vogliano discutere per tramutare i brontolii in soluzioni concrete e fattibili.  L’obiettivo della Cooperativa è organizzare cittadini consapevoli ed attivi interagendo con le amministrazioni, progettando, accedendo a finanziamenti pubblici e privati e realizzando ciò attraverso dibattiti, interazioni pubblico-privato anche al fine di costituire legittime ed efficaci partnership pubblico/private.

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TRE TERRE E UN LAGO IN POESIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 maggio, 2018 @ 7:16 am

Detto altrimenti: e prendiamoci una pausa, dopo tutti ‘sti “postpolitici”!   (post 3120)

La pre-politica si occupa di argomenti e problemi trasversali ad ogni partito politico. La post-politica è quella che …. viene trattata nei post di un blog! (ah …ah…!)

downloadInsomma, comincio ad esserne stanco. Eppoi ogni giorno quelli lì mi cambiano le carte in tavola che non si riesce a star loro dietro nemmeno in tempo reale! Ma sarà reale il loro tempo o è invece un tempo da favola? Certo che l’espressione “da favola” ha un forte contenuto di positività, mentre invece il traccheggio politico ci sta constando miliardi e miliardi di euro e di credibilità! Ne fanno una questione di principio e di potere: un passo indietro? Quando mai!? Eppure Paolo Mieli nel suo bel libro “I conti con la Storia” dedica un capitolo fondamentale ai “compromessi” come ad un qualcosa che fa la storia (e la politica). Vedremo se le cose maturano … intanto io mi prendo una PP-Pausa Poetica e vi riporto qui sotto tre mie poesiole dedicate alle mie Tre Terre + un’acqua: la Liguria, dove sono nato e cresciuto; la Toscana, terra dei miei nonni paterni che da bimbetto ho molto frequentato; il Trentino, che mio ospita da trent’anni; Riva del Garda, dove tengo il mio FUN Whisper da regata.un lago

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Per la Liguria ho scelto la poesia dedicata ad un gatto accovacciato sulla tela  a copertura di un gozzo nel porticciolo di Boccadasse a Genova

 Gatto di mare

Non insegui il Tempo

e grato

il Tempo

non ti rincorre.

IMG_4770Immobile sulla tela di un gozzo

assapori l’amico profumo di pesce

il caldo insperato del sole invernale

e mi osservi

col nobile sguardo

del marinaio antico

al quale ogni giorno tu presti la barca.

Voglio indossare

pantaloni di tela

colore del mare profondo

sfumati di bianco salino

sedere in silenzio al tuo fianco

su questo gradino

dal bordo ormai liso e rotondo

per non disturbare

segreti

ricordi

speranze

e tesori

dei gatti del posto

e dei pescatori.

Toscana

 Campagna toscana

 La luce accecante

sprigiona profumo di terra

da zolle rimosse ne’ campi.

Le pietre a contorno son ricche

di more spinose e di fichi:

in siepi sinuose costeggiano il bianco tratturo

che porta ad antico podere.

Ascolti cicale.

Sull’aia

un popolo gaio rincorre il mangime.

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S. Angelo in Colle (Montalcino, Siena): dove è nato il mi’ babbo!

All’ombra d’un fitto pagliaio sonnecchiano cani.

C’è acqua nel pozzo

e lunga catena stridente vi cala una brocca di rame.

Profumano i pani appena sfornati

e ‘l fuoco rallegra la propria fascina.

Un fiasco di vino sul desco richiuso con foglie seccate.

Nell’aria le mosche.

La stalla è vicina: giumente imponenti frantuman pannocchie,

corone regali sovrastano candidi corpi giganti

e gran carri stanchi riposan le ruote dal duro lavoro.

Filari frequenti ed ulivi perforan la coltre del grano.

Colori:

la terra di Siena

il giallo del sole

il verde d’olivo.

Prezioso convivio, colture scomparse,

memorie scolpite per sempre da tratti d’amore.

Trentino 

ANAUNIA

(questa mi è venuta un po’ troppo carducciana … evvabbè …)

 T’adorna corona di monti

tu stessa diadema regale

a smeraldi lacustri

di verde.

Ti apri allo sguardo

che insegue i gonfi altipiani

ondeggianti

qual giovane petto al respiro

plasmati da un vento

che scala le cime

e si perde.

La mente che t’ama

curiosa

più attenta ti scruta

e profonda

ov’acque percorron segrete

le nobili rughe

che segnan l’altero tuo viso

d’ antico lignaggio

e indagan

leggendo il passato

il tuo storico viaggio.

 isuonan le selve

di ferri e armature

latine

che scuotono i passi

per le aspre montane

tratture.

Tu, ramnus, romano,

tu, uomo del fiume

pagano

ora un altro è il dio che tu onori,

ma l’acqua è la stessa che bevi

del cervo

sacrifica preda

di principi vescovi

e di senatori.

E senti vibrare le note

di orda cruenta

le grida di donna

che arman lo sposo

a difender le messi

il figlio che piange

furor di Tirolo

equestre rimbombo

sul suolo

operoso

che viene a predare

ma inerme

di fronte ai castelli

s’infrange.

Munifica Rocca di luce

saluto lo Spazio

che scende

dal Tempio maestoso del Brenta

e dopo che t’ha generato

dall’alto di crine boscoso

cascata di pietra

a sponda atesina conduce.

Riva del Garda

 Vele rivane 

Il cielo è pulito, fa freddo.

Il Vento del nord respinge la nebbia.

Le palme e gli ulivi son scossi e muovon le foglie

qual ali che voglian migrare.

C’è Vento sul Lago da giorni.

Neve fra le veleLe cime nevose dei monti

dipingono l’aria di candidi sbuffi.

Nel porto un’orchestra.

Ascolta

tintinna di magico timpano

sartia d’acciaio

e insieme a folate impetuose

dà fiato ad un oboe solenne.

E l’onda, smorzata dal molo, applaude il concerto

lambendo gli scafi seduti in poltrona

nel proprio teatro di luci e di suoni.

In alto un gabbiano galleggia nel fiume sospeso.

Sull’acqua reali due cigni attendono il tempo.

Dal seno materno del porto si stacca una prora:

s’avanza invelata e scruta l’invito del vento.

Dapprima procede più lenta

poi prende vigore sull’onda che s’apre e l’accoglie

nell’umido abbraccio d’amante in attesa.

Carena sussulta si slancia

respira lo stesso respiro del cielo

e all’acqua regala la forma.

Le creste dell’onde s’uniscono all’aere in spume rapite.

Lo scafo ormai vola: e mentre ti portan sue ali

Lo senti vibrare, gioire e chiederti: “Ancòra!”

Ma devi tornare

e volti la rotta in faccia alla furia che avverti più vera.

Non lotta con l’onda la prora che s’alza:

l’affronta, ricerca un’intesa, la trova, procede:

la senti che parla di te con l’acqua e col vento.

 

Che ne dite de vostro blogger aspirante poeta? Dai … niente di speciale, certo … ma c’è di peggio … vero? Cosa? Dite che I ‘m looking for compliments? Evvabbè … forse un po’ si … ma che volete, non di sola politica vive l’uomo!

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