LA DISTANZA DI SICUREZZA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 agosto, 2018 @ 6:36 am

Detto altrimenti: tamponamento-strage a Bologna         (post 3280)

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Il primissimo contatto. Subito dopo un inferno di fuoco sull’autostrada, le due tangenziali e gli edifici adiacenti

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Passo abbastanza frequentemente su quella tangenziale e sulla adiacente autostrada. Anche oggi. Due ore prima del tremendo incidente: un TIR con carico infiammabile ne tampona un altro fermo in coda: scoppia l’inferno. Il mantenimento della distanza di sicurezza credo che sia la regola del codice della strada più violata in assoluto. E … guai se non vi spostate tempestivamente lasciando il passo a chi vi tallona a un metro di distanza! Tuoni e lampi … ovvero colpi di clacson e lampeggiamenti furiosi …

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images (2)Autostrada. Quando il traffico è intenso, peggio mi dice! Infatti spesso accade che si proceda su due file parallele: a destra il traffico pesante, a sinistra quello più veloce. E voi siete lì, magari a 100-120 kmh come tutti gli altri. Ed ecco che arriva “lui”, “l’uomo vero”, che chiede strada, che quasi “spinge” la vostra auto: vuole che vi spostiate, che gli diate strada e come voi tutti gli altri, che rientrate a destra, che vi facciate spazio fra la fila di TIR che procedono a 10 metri uno dall’altro. E anche questo rientro è molto pericoloso, il TIR vi lampeggia, protesta, siete rientrato troppo presto, lo avete “stretto”. Insomma, a pericolo si aggiunge pericolo: incappa in Scilla chi vuole evitare Cariddi!

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images (3)Il massimo: nelle more della vostra decisione (rientro o no?) “lui” risolve il problema: vi sorpassa destra sfruttando quei 10 metri fra un TIR e l’altro i molti cavalli della sua auto da “vero uomo”. Mi è capitato nella galleria dei Giovi, sulla Genova – Milano, una recente domenica pomeriggio: rientrando sulla sinistra, quel criminale ha strusciato la mia auto: sono riuscito per miracolo ad evitare un incidente-strage in galleria.

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Il paradosso di Zenone di Elea (V° sec. a. C.)

Vi propongo un esperimento: per un certo tratto di strada, imponetevi di rispettare rigorosamente il limite di velocità e la distanza di sicurezza. Vi dico io cosa vi capiterà: gli automobilisti che vi seguono inizieranno a suonare, a lampeggiare e a sorpassarvi. E voi, per mantenere la distanza di sicurezza rispetto al nuovo veicolo che vi precede, dovrete rallentare, suscitando vieppiù le ire e i sorpassi a vostro carico e così via. Ora, portando al limite la situazione, il risultato è che voi  procederete e retromarcia  “a vostra insaputa”. E’ un po’ una situazione paradossale – questa volta al  contrario –  di quella di Achille piè veloce che non riesce a raggiungere la tartaruga, perché mentre Achille compie d’un balzo un metro, la tartaruga un centimetro; mentre Achille compie quel centimetro, la tartaruga un millimetro e così via … all’infinito! La soluzione? Scendete dall’auto e spiegate il paradosso di Zenone agli altri automobilisti …

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          Bologna come Damasco …

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Mi chiedo: possibile che l’attenzione delle forze dell’ordine siano concentrate sui divieti di sosta? Propongo: una campagna nazionale di auto civetta della Polstrada, della Polizia di Stato, della Polizia Locale e dei CC per insegnare ai “veri uomini” come ci si comporta.

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Quanto e come guido io, da ben 56 anni? Quando lavoravo, percorrevo 70.000 km all’anno. Ora da VIP-Vecchietto In Pensione solo 25.000. Mai un incidente a me attribuibile. Anche fortuna, direte voi. Si, vabbè … la se ghe vol anca quela …

 

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           La “Capaci” bolognese …

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Premesse le condoglianze per le vittime innocenti, mi chiedo quanto ci vorrà per ripristinare la viabilità di un nodo stradale strategico come quello di Bologna, quali enormi problemi sorgeranno nel frattempo per la  circolazione alternativa, per il traffico per lavoro e per turismo sulla direttrice Milano-Adriatico, quali saranno i costi per la collettività …

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Good driving & good luck everybody!

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LA FOTO DEL GIORNO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 agosto, 2018 @ 7:08 pm

Detto altrimenti: non è mai troppo tardi … (post 3279)

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Una spiaggia. Si sta allestendo la celebrazione di un matrimonio. A pochi metri, una barca di salvataggio …

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DEMOCRAZIA DIRETTA … MA … DIRETTA DA CHI?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 agosto, 2018 @ 3:27 pm

Detto altrimenti: ne ho già parlato, ma un amico mi chiede di insistere …. (post 3278)

“Democrazia” nei millenni ha assunto successivamente tre significati diversi: 1) Potere sul popolo: il democrator era un tiranno – 2) Strapotere del popolo, popolo che era criticato dalle classi nobili e ricche escluse dal governo – 3) potere del popolo.

La democrazia odierna – del terzo tipo – è il migliore dei sistemi imperfetti (quelli perfetti non esistono). Quando al centro (Roma) essa non è più rappresentativa delle reali istanze della gente, ma è gestita da autocrati, fa nascere spinte autonomiste. Ecco che la democrazia migliore, quella più “vera”, quella più originale espressione della gente è quella delle Autonomie Speciali.

Ora, recentemente da parte di gruppi politici si vorrebbe attivare la “democrazia diretta”, nel senso di “diretta espressione dei cittadini”. Al che mi permetto di evidenziare alcune sottolineature.

  1. La democrazia diretta esiste già, ed è quella che si attua attraverso le Autonomie Speciali.
  2. Gli strumenti attraverso i quali si vorrebbe introdurre la (cosiddetta) democrazia diretta vanno invece in direzione opposta, antidemocratica, conducendo il sistema politico verso una oligarchia.
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Con un po’ di attenzione si riesce a risalire venti contrari                  

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Mi spiego: alcune forze politiche hanno (favorevolmente per loro) sperimentato il successo elettorale raggiunto attraverso la manipolazione diretta delle masse, attuata con l’uso delle reti web e della politica delle mega- promesse, tendendo a scavalcare/superare il sistema dei partiti tradizionali, luoghi della rappresentanza reale, sedi di confronto di ragionamenti esterni ed interni a ciascun partito. In altre parole, queste forze politiche hanno capito che è più facile e redditizio convincere le masse che non convincere i partiti.Su queste basi hanno ottenuto una forte rappresentanza parlamentare.

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Ora stanno pensando di introdurre il referendum popolare propositivo (di future leggi) che si affiancherebbe a quello attuale, solo abrogativo (di leggi esistenti), per di più eliminando l’esigenza del “quorum” e cioè eliminando la condizione per la quale, per essere valido, il referendum avrebbe bisogno di essere proposto da un numero rilevante di elettori.

Da ciò discende che un numero esiguo di elettori potrebbe impegnare il Parlamento a legiferare con le nuove leggi volute dai referendum propositivi.

A questo punto quelle forze politiche vogliono introdurre anche l’obbligo del Parlamento di mettere a calendario in tempi brevi queste proposte referendarie e infine vogliono introdurre il vincolo di mandato per i Parlamentari (che oggi la nostra Costituzione lascia liberi da qualsiasi vincolo). Ragion per cui i parlamentari di questa maggioranza sarebbero obbligati a legiferare in tempi brevi e per di più secondo le indicazioni dei promotori dei referendum, a loro volta corrispondenti alla volontà dei pochi capi-gestori delle reti.

Ecco … “la volontà dei pochi”: una oligarchia. Ed il gioco è fatto: la democrazia si sarebbe  autodistrutta, trasformandosi “democraticamente” in una oligarchia.

Per alleggerire il discorso, ma restando seri, mi piace ricordare che quel termine “diretta” posto dopo la parola “democrazia”, è il participio passato del verbo dirigere, un verbo della terza coniugazione, transitivo: io dirigo il traffico, il traffico è diretto da me. Come tale, questi participi passati hanno sempre un significato passivo: democrazia diretta … ma diretta da chi?

Questa forma di democrazia diretta sarebbe la negazione della democrazia vera ed in particolare di quella delle Autonomie Speciali.

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FERDINAND WILLEIT

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 agosto, 2018 @ 5:58 am

Detto altrimenti: deputato della SVP, politico locale e manager pubblico del Sud Tirolo     (post 3277)

downloadAll’età di 79 anni, tre giorni fa, in seguito ad una operazione al cuore, è improvvisamente mancato a Verona. Perché gli dedico questo mio ricordo? Perché in passato ho avuto occasione di lavorare con lui, né “sotto” di lui né “sopra”: semplicemente “con”. Infatti eravamo entrambi consiglieri del CDA dell’Interporto di Trento. Lui in qualità di Presidente dell’A22 (che ha guidato per circa 20 anni), io semplice neo-delegato dell’azionista Comune di Trento. Di lui la stampa dice anche che è stato anche il padre dell’intermodalità. Infatti un giorno, durante una seduta del CDA, l’allora presidente spiegava che la perdita giornaliera della gestione si era ridotta rispetto a quella dell’anno precedente (!?). Io presi la parola e dissi (ricordo testualmente, e comunque le sedute venivano registrate): “Presidente, nessuno dubita della Sua capacità di far controllare la gestione, ma non credo che tutti noi – dodici manager, imprenditori, professionisti pubblici e privati – si sia qui per questo motivo. Piuttosto possiamo convertire l’interporto in un centro intermodale, il futuro del trasporto su gomma infatti è il suo trasferimento sulla rotaia”. Attimi di silenzio, poi Willet disse: “Forse il dottor Lucatti corre un po’ troppo ma ci fa capire che abbiamo dormito per anni. Si può fare, magari con altra società”. Ecco l’inizio dell’intermodalità, del quale rivendico un poco di merito, l’idea. Certo che io non ero (e non sono) un politico: infatti avrei dovuto tacere e riferire dell’idea e dell’opportunità al mio mandante, il Comune di Trento, e far sì che l’idea venisse sviluppata e lanciata in quella sede politica. Successivamente divenni Vicepresidente dell’Interbrennero, ma mia carriera finì a quel livello, perché mi opposi alla svendita dei terreni pubblici alla componente azionaria privata, che si oppose alla proposta pubblica della mia nomina a Presidente. Infatti si parlava di valori irrisori, mentre lo stesso presidente del Sud Tirolo, Durnwalder, venuto a constatare di persona la validità dell’investimento in intermodalità anche da parte di Bolzanoi, ci confermò che terreni industriali perfettamente infrastrutturati e serviti da ogni tipo di rete a Bolzano venivano quotati ben diversamente (Lit. 700.000 al mq). Successivamente però in parte ho avuto la mia piccola rivincita, quale azionista e membro del CDA di ATT3 – Alptransfert-Consulting-GEIE/EWIV, Europaische Wirtschaflitiche Interessen – Vereiningung, Bozen il Gruppo Europeo di Interesse Economico: il progetto privato per il Traforo del Brennero.

Anni dopo (qualche anno fa) incontrai Willeit (e fu l’ultima volta) sulle nevi di Solda. Una saluto, una stretta di mano, qualche ricordo. Non siamo mai stati “amici” solo perchè non ci fu occasione di frequentarci. Lo siamo stati idealmente quanto al nostro carattere, assi simile.

Buon viaggio, Ferdinand!

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TRENTO-RIVA DEL GARDA IN BICICLETTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 agosto, 2018 @ 3:06 pm

Detto altrimenti: i soci Fiab raccontano … (post 3276)

D’accordo, raga, scialla, calma … lo so che sto scoprendo l’acqua calda … lo so che i lo san tuti come che l’è questa pedalata … machevvolete tuttaunaparola … è la pedalata di questa mattina e ve la voglio raccontare.

dav.

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Notte precedente: temporalone con tuoni, lampi e pioggia a scrosci. La mattina: fresco fresco e allora dai, via co’ ‘sti pedali. Parto bonora (za che io son bonorivo) disente alle sete e meza. Prima sosta (breve) al Bar Moja a Borgo Sacco (km 25, un succo di mirtillo). Qui a fianco: Trento, ponte via De Gasperi.

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sdr.

Poi giù, verso Mori. Superato il ponte di ferro delle Zigherane  sul Leno e poi quello a Mori stazione della (ex) ferrovia Riva-Rovereto (come sarebbe bello riaverla!), salitella per aggirare la diga e ritornare a fianco del corso del canale, quindi a destra, strappetto che ti porta sulla SP Mori Stazione-Mori Paese. Qui attraverso la strada e mi inoltro in Mori down town per uscirne poco dopo a sinistra e riprendere la ciclabile. Sorpasso il bicigrill di Mori e il Lago di Loppio. Due strappetti al 10% e supero Passo S. Giovanni.

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davAttenzione: dopo la prima discesina (ripida) una freccia indica bici a destra. Io invece attraverso e prendo un po’ a sinistra lo stradello poderale in mezzo ai vigneti. Due bivi a sinistra, l’ultimo a destra e mi ritrovo a ridosso dell’ultima casa di Nago. Qui giro a sinistra: 2-300 metri con un tratto di 30 metri al 18% e scavalco il contrafforte (mezza borraccia d’acqua e sali). Da qui si plana sulle Busatte di Torbole e si arriva sulla sua passeggiata a lago. Questa discesa è bellissima, da affrontare con prudenza perché è ripida, cementata ma la vista è splendida.

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davPercorro lentamente con prudenza tutta la ciclopedonale litoranea. Nel tratto che costeggia il porticciolo dei pescatori di Arco un cartello prescrive: bici alla mano. Io si, tutti gli altri no. Peccato.

Note tecniche: Km 53 – Tempo impiegato, 3h e ½ soste per bar e foto comprese – Bicicletta: mtb Wilier “18 carati” non elettrica -  Pneumatici slick – Bandierina FIAB: attaccata dietro il sellino – Foto: con telefonino uauei – Km già percorsi nella stagione: 2220   – Le mie misure: 74 (anni); 80 (kg); 120 (frequenza cardiaca da non superare).

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GOOD BIKE & GOOD FIAB EVERYBODY!

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VALSUGANA SECONDO FIAB

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 agosto, 2018 @ 6:50 am

Detto altrimenti: FIAB, un’Associazione a pedali         (post 3275)

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               Trentoinbici

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Nel nostro sito Fiab Trento c’è una sezione intitolata “I soci raccontano” relativo alle gite sociali, ma a me mi (a me mi!) piace raccontare anche quelle “private” di noi soci, cioè quelle uscite in bici fatte su iniziativa personale di alcuni amici, ovviamente non inserite nel programma dell’Associazione. Ed ecco allora la Valsugana di ieri. La Valsugana. Mi avevano detto: maccome, con questo caldo!? E invece fortuna iuvat audaces, la fortuna premia gli audaci, e noi tre (poi vi dico chi sono stati gli altri due) abbiamo pedalato al fresco, sotto un cielo parzialmente nuvoloso.

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IMG_3537Se uno la volesse fare per intero, partendo da Trento, sarebbero 100 km, con l’aggravante dei 10 km di salita a Vigolo Vattaro, ragion per cui in genere si preferisce salire con il treno fino a Pergine o Levico e quindi iniziare a pedalare da lì. Noi siamo andati in auto a Levico  (posteggiare l’auto nel piazzale del bar “Al solito posto Bar” con distributore di benzina sulla Via Claudia Augusta poche centinaia di metri prima di Levico paese: gestori gentili, ottime brioches, WC.) per cui il percorso è stato di 70 km. Qui a fianco lo stand Fiab Trento alla Fiera Fai la Cosa Giusta.

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I due amici, con pochi km nelle gambe, bici “elettriche” (peso netto kg 25). Io che sono già abbastanza allenato (2200 km fatti nella stagione), la mia vecchia ma perfetta bici da corsa, una “Mario Camilotto Expert” di 35 anni assai ben portati (and still going strong!) peso netto 9,5 kg. C’è da dire che loro due alla fine del percorso hanno consumato solo il 10% del totale della carica della batteria, il che significa che hanno pedalato molto di loro.

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Il percorso. Per i neofiti – quindi non per noi – qualche leggera incertezza nella segnaletica a Borgo Valsugana. Quindi si procede ben “indirizzati” sino al bicigrill di Tezze e – poco dopo Tezze e  poco prima di Primolano – fino   al confine di stato fra l’Impero d’Austria e il Regno d’Italia, ancora segnato da un cippo di pietra che però ha la gambetta trasversale della N di RegNo scolpita in senso sbagliato e che si trova vicino al tratto di ciclabile che non si può più percorrere causa frana.

Qui a fianco, i due amici impegnati in una volata su sgabelli a pedali del bicigrill …

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Parte dei fondi del bilancio provinciale della PAT, già destinati a investimenti nei Comuni limitrofi, potrebbe forse essere destinata alla sistemazione della segnaletica e quindi alla messa in sicurezza della frana di cui sopra. 

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         Una nuova passerella ciclabile

Infatti, sotto il ponte della super strada, la segnaletica avverte dell’interruzione della pista ciclabile e vi spedisce – attraversati i binari del treno – sulla vecchia strada provinciale, assolutamente pochissimo trafficata perché sostituita dalla superstrada. Questa strada passa davanti alla stazioncina FS di Primolano, quindi con un sovrappasso a conversione ad U (salita e discesa) riconduce in direzione Trento. Alla fine della discesa, con cautela attraversare  a sinistra la strada e “scoprirete” la pista ciclabile la quale in leggera discesa e con una nuova conversione ad U vi riporta in direzione Bassano. In questo punto noi tre abbiamo risolto il dilemma di una giovane cicloturista di Innsbruck che proprio non sapeva che pesce e che strada prendere.

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Le “grandi opere” non sempre inquinano: infatti la superstrada della Valsugana rende libere e agevolmente fruibili le vecchie strade da parte di chi va a piedi, in bicicletta o comunque non ha fretta.

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Bassano 13 mag 2015.

     Villa Angarano – Giovanni S., foto del maggio 2015

In località Cornale (Bar Ristorante) la pista ciclabile termina. Avete percorso 45 km da Levico, ve ne restano altri 25 per Bassano. Qui state sulla destra e seguite la vecchia strada locale, poco trafficata, con qualche saliscendi, ignorando tutte le indicazioni stradali “Bassano” che, posizionale per le auto, vorrebbero condurvi a sinistra sulla nuova superstrada: anche qui, in assenza di segnaletica adeguata, abbiamo risolto il problema ad una coppia di ciclisti non esperti dei luoghi. Alcuni saliscendi e  a due km da Bassano, subito dopo l’ultima salitella, a destra trovate l’Hotel Alla Corte-Ristorante Sant’Eusebio. Immediatamente di fronte, a sinistra (attenti ad attraversare la strada!) prendete la strada Contrà Corte S. Eusebio e dopo pochi metri potrete ammirale la bellissima Villa Angarano.

Villa Angarano è una villa veneta originariamente concepita da Andrea Palladio intorno al 1548, solo le ali laterali furono costruite su progetto del celebre architetto. Il corpo centrale è opera di Baldassarre Longhnanel nel Seicento. L’edificio è dal 1996 nell’elenco dei patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO, assieme ad altre ville palladiane del Veneto.

 

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Proseguite lungo questa strada (pianura) che poi diventa Strada Fontanella, quindi a sinistra una stradina in discesa “Solo per residenti” ma voi fate pure questa piccola infrazione ed imboccatela (Via Volpato). Pedalate con cautela, attenzione ai pedoni nei giorni festivi (bici alla mano), ed arrivate al Ponte degli Alpini. Qui, a sinistra il ponte, a destra la bruschetteria nella quale con 12 euro potrete mangiare una buona bruschetta, due birre piccole e una di acqua minerale con le bollicine.

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“Prosit” (attenzione: il salamino è molto piccante!)

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Per digerire, superate il ponte, aggirate sulla destra la rampa che conduce all’”Urban center” (strano, io avrei scritto “Down Town”, centro storico, città vecchia), salite a livello del centro storico, sopraelevato anche in funzione storico-difensiva, e con poche pedalare raggiungerete la Stazione FS. Prezzo del biglietto ferroviario bici compresa Bassano-Levico, €9,00: partenza 14,25, binario 4, non vi fidate dei tabelloni cartacei che dicono binario 3. Poi un treno ogni ora, circa. Ai binari, ascensori: le bici elettriche ci entrano solo se le tenete “in piedi”.

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davAttenzione: nei mesi di luglio e agosto le Ferrovie hanno un vagone-bici da 30 posti oltre a 6 posti bici in un vagone centrale. Nei mesi di giugno e settembre non c’è il vagone-bici ma un servizio pullman con carrello prenotabile e gratuito (informarsi presso le APT).

Buona Bici-Valsugana a tutte e a tutti!

Cosa? Non ho vi ho detto che sono gli “altri due”? Eccoli a voi in stretto ordine alfabetico dei cognomi: Colbacchini Claudio e Soncini Giovanni (in ordine inverso nella foto).

Ancora una domanda? Quanti anni abbiamo tutti e tre insieme? Be’ raga, scialla, calma …  volete sapere troppo. Io vi dico “oltre 210″: per le rifiniture provate voi ad indovinare … ecchè? Vi devo dire tutto io?

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ESTATE BAMBINI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 agosto, 2018 @ 6:27 am

Detto altrimenti: eventi per loro, per i bambini       (post 3274)

 

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Biblioteca di Andalo, 3 agosto, ore 17,00

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Il Kamishibai  traducibile come “spettacolo teatrale di carta”, è una forma di narrazione che ha avuto origine nei templi buddisti nel Giappone del XII secolo, nei quali i monaci lo utilizzavano per narrare ad un pubblico, principalmente analfabeta, storie dotate di insegnamenti morali.

La tecnica del kamishibai ha conosciuto un momento di splendore fra il 1920 e il 1950: il narratore, si spostava da un villaggio all’altro in bicicletta con il suo modesto armamentario – un piccolo teatrino pieghevole – e raccontava le proprie storie servendosi di un set di tavolette di legno sulle quali erano disegnati i vari passaggi della storia che avrebbe raccontato. Le storie erano spesso seriali, e nuovi episodi venivano raccontati ad ogni visita al villaggio. L’usanza del kamishibai è stata quasi del tutto soppiantata dall’arrivo della TV negli anni ’50, benché sia stata recentemente rilanciata nelle biblioteche e nelle scuole elementari giapponesi.

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.E  poi, sabato 4 agosto … nell’ Area Faunistica di Spormaggiore alle ore 15,30 …

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Buona estate bambina a tutte e a tutti!

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BIBLIOTECA IN VACANZA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 luglio, 2018 @ 5:38 pm

Detto altrimenti: vacanza in biblioteca (post 3273)

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bstEstate, mezza montagna. Fra il sole e un accenno di temporale, un salto in biblioteca per … accontentare la nipotina di otto anni, appassionata lettrice. Ed ecco che “scopro” una biblioteca “in vacanza”, cioè … “durante un mio giorno di vacanza”. Ma sta bene anche dire “vacanza in Biblioteca” data la qualità, la natura, lo spirito di accoglienza e la serena ospitalità che vi ho incontrato. Dove? Nella Biblioteca Comunale di Fai della Paganella. Le due Persone addette … gentili, sorridenti, come sorridente è l‘ambiente, allietato dalla presenza di ragazzini e signorinette intente a scegliere insieme, a leggere insieme, a giocare (silenziosamente) insieme.

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btyBiblioteca Comunale di Fai della Paganella, un invito allo stare insieme, a comunicare, a leggere e “il bambino che oggi legge, domani è una persona che pensa”. Signorinette e ragazzini, dicevo, che sentono come loro quell’ambiente e lo frequentano rispettandolo senza bisogno di essere controllati, ripresi: solo autocontrollo, una maturazione sociale preziosa in un mondo nel quale il rispetto per il bene collettivo non è molto sentito, né quello per l’Altro. Catturata al volo: “Mamma, domani mattina andiamo in piscina; nel pomeriggio in biblioteca”. Evviva la Biblioteca Comunale di Fai della Paganella, bravissime le persone che la gestiscono! Bravissimi i suoi giovani frequentatori!

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PEDALANDO CON FIAB TRENTO A CORTINA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 luglio, 2018 @ 9:29 am

Detto altrimenti: “Pedalano Cortina, nostri pedalatori …. sull’aria di una vecchia canzone di guerra, ma noi siamo in missione di pace!   (post 3272)

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       L’avvicinamento a Cortina, dalla pista ciclabile

Fiab Trento c’era già stata, ma ogni anno abbiamo nuovi amici che si associano (o nuovi soci che diventano subito nostri amici, il che è lo stesso)  ed allora, tutti a Cortina d’Ampezzo! Il percorso in pullman da Trento a Dobbiaco è lungo, almeno tre ore per cui – stante gli obblighi di legge che vincolano l’autista al rispetto di certi orari, si è deciso di spostare da Dobbiaco al Lago di Landro l’inizio della pedalata,  accorciando la salita a Cimabanche di sette km. Evvabbè … Siamo in 38, 39 con l’autista. Questo mio non vuol essere un resoconto metro per metro, bensì una somma di osservazioni, emozioni, impressioni, note.

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La stessa valle di cui sopra, vista da un’amica che stava salendo sulla montagna

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Nota 1) Il nostro autista Piero è bravissimo, sia come guidatore che come persona della massima disponibilità nei nostri confronti.

Nota 2) I servizi igienici del bar al Lago di Landro non sono dimensionati per le esigenze dei passeggeri di uno/due/tre pullman, quanti è normale che si fermino sul suo piazzale. Qualcuno azzarda e si addentra nella boscaglia: si suggerisce cautela a causa delle ortiche presenti.

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Si parte, salitella sterrata fino a Cimabanche. Tempo ideale. Ogni tanto le cime dolomitiche fanno capolino sopra gli alberi … eccole! Eccole le tre Cime di Lavaredo che poi sono cinque che la gente non lo sa che poi fa lo stesso. Bellissime!

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   Nel nostro gruppo: medico chirurgo (vero!) e infermiera (vera!)

Discesa lungo la sede della vecchia ferrovia.

Nota 3) attenzione alla ghiaia che spesso fa slittare un poco le ruote. Attenzione ai pedoni che talvolta si spostano all’improvviso e possono causare la caduta di noi ciclisti.

Nota 4) Istruzioni per l’uso: a) dopo una salita, prima di una discesa, invitare tutti ad indossare un giubbetto: in tal modo si evitano le n soste di n pedalatori che via via avvertono troppa aria e via via si fermano inducendo via via le molte soste-accelerazioni di recupero agli addetti alla “scopa”. b) Nei punti panoramici prevedere soste foto, in tal modo si evitano le n soste di n fotografatori che via via decidono di fermarsi a scattare foto inducendo via via le molte soste-accelerazioni di recupero agli addetti alla “scopa”. Infatti, chi sta in cosa a fare la “scopa”, cioè ad aspettare i ritardatari, i fotografi e ad aiutare chi avesse qualche problema, poi deve “recuperare”, cioè pedala ad elastico, stop and go, tuttavia sempre collegato via radio con la” testa della corsa”.

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      Sulla vecchia ferrovia, ia ia oh

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Alcuni sono dotati di bici “elettriche” e ovviamente sono più veloci nelle salite: pazienza, ci aspetteranno.

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        Due bandiere: italiana e argentina

Cortina d’Ampezzo: arrivo su ciclabile urbana asfaltata, moderare la velocità. Si plana sul piazzale della (vecchia) stazione FS. Il nostro Presidente Guglielmo Duman “ci abbandona” per andare a cercare la via che ci condurrà alla festa di quartiere con tanto di capannoni eno-birra-gastronomici. Nell’attesa arrivano, inaspettati e graditissimi, i consoci Fiab Elena e Tino Sangiorgi, in vacanza “autonoma” da queste parti: li accoglie un “Evviva!”

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“Mangiati e bevuti” si ripedala. Aggiriamo da est ad ovest la parte sud del massiccio dell’ Antelao, che con i suoi 3264 m di altezza è il Re delle Dolomiti dopo la Regina Marmolada che raggiunge i 3343 metri: i paesi della valle – tutti splendidi – si susseguono sotto le nostre pedalate: San Vito, Borca, Vodo, Valle, Pieve, tutti “di Cadore”. Sosta al bar …. 8 km prima di Calalzo, anche lui di “Cadore”. Totale km percorsi, 58. Qui a fianco, da sinistra: il Presidente Fiab Trento Guglielmo Duman e il sottoscritto.

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La sosta, dicevo: un balcone sulla vallata …

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… una fontanella di acqua  di sorgente, ottima e freschissima: una ricchezza preziosa … un sollievo non solo per la sete!

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In pullman, si parte verso sud per rientrare a Trento via Longarone-Ponte nelle Alpi-Valsugana: coda pazzesca, Piero fa inversione di marcia, si torna a Cortina, Val Pusteria etc. Morale: a Trento alle 22,00. Complimenti e grazie all’ottimo Piero che le ha provate tutte!

Le prossime uscite Fiab? Le trovate sul post “Prossimi Eventi”.

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Good bike & good Fiab everybody!

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DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA O DIRETTA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 luglio, 2018 @ 2:47 pm

 

Detto altrimenti: “Timeo danaos et dona ferentes”       (post 3271)

downloadParole che Virgilio (Eneide, II, 49) fa pronunciare a Laocoonte, quando vuole dissuadere i Troiani dall’accogliere nella città il cavallo di legno lasciato dai greci: “Temo i Danai (Greci) anche quando mi offrono regali”. Infatti sapete poi com’è andata … Un mio caro amico d’università, genovedse, commerciante ed ebreo mi ha insegnato “Quando ti fanno una proposta, un regalo, domandati dov’è la fregatura”. Da tempo c’è qualcuno che insiste per “regalarmi” la democrazia diretta, al posto della “vecchia, frusta democrazia rappresentativa”: leggete al riguardo il post “Democrazia, Diritto, Politica” del 22 luglio scorso.

Oggi un altro Bigpolitico, nel corso di un servizio TV su TAV si/no, ha affermato che occorre passare dalla democrazia rappresentativa a quella diretta. Insomma, qualcuno mi vuole fare un regalo … dice che io devo potermi esprimere maggiormente: devo vivere in un sistema governato dalla democrazia diretta. Ma “diretta” è il participio passato del verbo “dirigere” che essendo di un verbo transitivo, ha significato passivo: un’orchestra diretta da Tizio; un coro diretto da Caio; , una democrazia diretta da Sempronio.

Ho già espresso le mie forti perplessità nel post citato che mi permetto di invitarvi a leggere/rileggere: mi vuoi regalare la democrazia diretta? No grazie, io penso da solo. Ma quel tale, evidentemente, a sua volta pensa che per lui sarebbe poi assai più facile “manovrare” direttamente le masse dei cittadini attraverso la TV e le varie reti, che non doversi confrontare faticosamente con i partiti politici.” Volete mettere?

P.S.: quel tale dice che occorre bloccare il progetto TAV. Io ero contrario ad iniziarlo, quel progetto, ma ora che è avviato, bloccarlo sarebbe peggio che andare avanti: infatti ‘l tacon l’è pezo del bus, la pezza è peggio del buco che si vuole rappezzare. Ma questa è un’altra storia.

Alla prossima.

Scrive Giovanni Soncini:

Sulla “democrazia diretta” concordo in toto con Riccardo. La democrazia diretta, già oggi e ancor più domani alimentata dal Web e dai “telefonini intelligenti” avvantaggia i pifferai, e di pifferai magici sono piene le fiabe, e non sono mai a lieto fine. Sulla TAV nella situazione attuale è improponibile un tardivo ripensamento e, ancor peggio, sospendere i lavori, pagare le relative penali e interrompere per pochi km una dorsale ferroviaria di alcune migliaia  di km che unisce Lisbona a Kiev e che, a suo tempo, abbiamo richiesto con forza e fortunatamente ottenuto passasse a sud delle Alpi per inserire il nord Italia e la sua economia nel contesto europeo. Infine, a differenza di Riccardo, io sono stato da sempre favorevole alla TAV e considero errate le posizioni di chi insiste che i livelli di traffico merci e passeggeri attuali e prevedibili non giustificano i costi e i relativi impegni. Questi discorsi li ho già sentiti a suo tempo dai detrattori dell’A1 Milano-Napoli quando sostenevano, all’inizio degli anni ’60, che i livelli di traffico automobilistico e di merci non giustificavano un’autostrada a due corsie per ogni senso di marcia e il relativo impegno finanziario. Per nostra fortuna allora non abbiamo dato retta a queste obbiezioni ed abbiamo costruito l’autostrada.

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