TEMPI MODERNI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 maggio, 2018 @ 10:19 am

 

Detto altrimenti: ieri come oggi, con cautela!                      (post 3174)

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1936, il famoso film di Charlie Chaplin. L’automazione industriale, la catena di montaggio, l’uomo ridotto ad ingranaggio, l’alienazione. Oggi, il software e l’hardware, stesso pericolo. Non mi sto riferendo al pur esistente problema occupazionale …

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… Così parlò Bellavista: bel libro prima e poi ben fiml di Luciano De Crescenzo: quando il figlio annuncia alla madre che essendo ingegnere elettronico è stato assunto da una società per vendere i computèr al Comune, la mamma esclama, spaventata: “I computèr? T’avissi a far male!” E lui: “Ma no mamma, quelli i computer non sono pericolosi e poi, sai, in un secondo uno di esso fa cento operazioni”. E la mamma: “Ma chi vuoi che se li accatti i computèr? Con tutti i disoccupati che ci sono, quello il Comune assume cento persone a gli fa fare un’operazione a testa” …

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download (2)… bensì ad un altro aspetto: quello dell’atrofizzazione del cervello, anzi, della massa dei cervelli, perché i Grandi Fratelli dell’ILS- Impostazione Logica del Sistema no, quelli il cervello lo stanno sempre sviluppando. Infatti la componente intelligenza regredisce sempre di più verso classi di persone più ristrette: dagli impiegati tradizionali ai softweristi, da costoro ai programmatori, da costoro a sistemisti, e così via via fino ad una persona: il creatore dell’idea.

Di fronte a questo rischio regressione dell’umanità occorre rivalutare il pensiero e gli sviluppatori del pensiero: gli storici, i sociologi, i filosofi, i semiotici, etc., insomma coloro che possono garantirci l’aggiornamento consapevole, originario e indipendente del macchinario di gran lunga più importante, potente e strategico (= indispensabile e insostituibile): il cervello umano.

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SOGGETTI O OGGETTI?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 maggio, 2018 @ 8:06 am

Detto altrimenti: pensare o essere pensati?     (post 3173)

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      Cartesio: dubito ergo cogito. Cogito ergo sum.

La filosofia? Una “cosa” astratta, inutile. Così purtroppo pensa molta gente. Peccato. Già, peccato perché tu non potrai mai risolvere qualsiasi problema se prima non te lo sei posto come tale. E la filosofia pone i problemi, si fa domande, fa in modo che anche tu ti ponga delle domande. E le risposte devi dartele tu, da solo. Ma oggi, purtroppo, chi si pone domande, chi pone domande, chi solleva dubbi, chi solleva problemi ai quali cerca di dare risposta viene visto male, come chi disturba “il progredire scontato” vissuto da chi – vivendo ed agendo “senza filosofia” – è già diventato egli stesso un oggetto altrui.

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          “Andiamo là … è deciso all’unanimità!”

Qualche post fa ho scritto e pubblicato il post “Assemblee”: spesso l’intervenire, il non votare a favore all’unanimità, l’evidenziare problemi, l’avanzare proposte viene considerata azione di disturbo perché … “si è sempre fatto così”. Quaeta non movere, non smuovere le acque placide … recita un antico proverbio, e i proverbi, si sa, sono la saggezza dei popoli … o no? O invece talvolta  – come in questo caso – sono la furbizia di chi domina quei popoli con il panem et circenses? Al popolo date quel tanto da mangiare e i giochi del circo (oggi il calcio, n.d.r.) e non darà fastidio al potere. Agli associati date quel tanto di servizi che richiedono e non disturberanno in assemblea.

Si vive di aria e di cibo; si vive di politica, di associazionismo, di cultura (cultura = insieme di conoscenze). In altre parole, si vive come fruitori di aria, cibo, politica, associazionismo, cultura. Ma se non ha alcun senso voler vivere “nell’aria” e “ nel cibo”, ha invece un grande senso volere vivere nella politica, nell’associazionismo, nella cultura, cioè essere soggetti pensanti all’interno di quelle categorie e non oggetti pensati, semplicemente collocati al loro interno.

Il pensiero. Da un punto di osservazione si sviluppa verso il basso, verso le cose pensabili e quindi pensate: è operativo. Poi quel pensiero si accorge di essere dominato da un pensiero superiore, quello tattico che a sua volta è condizionato dal pensiero strategico. Ma poi si sale, si sale ancora … fino ad arrivare al livello morale. I più fortunati poi riescono a salire fino al livello spirituale, nel quale il Pensiero arriva da ancora più in Alto. Ma questa è un’altra storia.

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POLITICA, AMMINISTRAZIONE O ALTRO ANCORA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 maggio, 2018 @ 8:01 am

Detto altrimenti: dal Quarto Stato al Quarto Strato     (post 3172)

Forse presto avremo il nuovo governo. Parlando con amici ho constatato che, a secondo del mio interlocutore, il discorsi riguardano uno solo dei seguenti livelli o “strati”

downloadPrimo strato: il livello zero. “No, io non mi interesso più di politica, mi ha stufato”.  Piero Calamandrei, costituzionalista, membro dell’Assemblea Costituente, raccontava: “Il capitano avverte i passeggeri che la nave sta affondando. Uno gli risponde: “O che m’importa? Un è mica mia”. Livello frequentatissimo. Vi appartiene chi si dichiara suo aderente e  chi “vota a pancia”.

Secondo strato:  il livello politico. “Tizio fa bene a insistere, Caio sbaglia a ricercare quell’alleanza, Sempronio deve attendere, la sinistra è morta, la sinistra è sempre forte, la destra esagera, la destra non c’è più, etc. “ Questo è il secondo livello più frequentato in assoluto: siamo tutti strateghi, tutti CT-Commissari Tecnici della nazionale politica, in ogni sede: al bar, in ufficio, in chiesa (ma solo durante una lunga predica e solo se siamo in piedi nelle ultime file).

Terzo  strato: il livello amministrativo.Avremo il reddito di cittadinanza; no, mancano i soldi; basta immigrati; gli immigrati pagano le nostre pensioni; tasse uguali per tutti; tasse proporzionali al reddito; etc.” Questo livello ha un grado di frequentazione inferiore al precedente.

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Gli abitanti del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo

Quarto Strato: il livello che conta (è purtroppo  di gran lunga il meno frequentato: riguarda chi riesce a capire l’AFI-Alta Finanza Internazionale). E’ quello che – di fatto – insieme al (troppo) libero mercato governa il mondo e quindi anche il nostro Paese; è quello che determina enormi arricchimenti per pochi e enormi povertà per molti; è  quello che – sempre di fatto – influisce su scelte più o meno consapevoli del governo di turno. Sono pochi infatti

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    Volpedo (AL): a sinistra l’Appennino, in fondo le Alpi

    quelli che sanno leggere le interconnessioni fra il crescere del nostro debito pubblico e la variazione della percentuale dello stesso posseduta da soggetti esteri rispetto a quella posseduta da cittadini italiani o, ancora, rispetto a quella posseduta dalla Banca d’Italia;

  2. quelli che sanno capire chi e come – fra i possessori di grandi capitali – saprà, vorrà e potrà giocare sui cambi anche solo in presenza di un possibile ritorno alla lira;
  3. quelli che non si accontentano di sentirsi comunicare un dato in sè e per sé (“abbiamo destinato 65 milioni di euro all’anno per la difesa idrogeologica del territorio”), ma esigono che sia comparato con gli altri dati: nell’esempio, con i 65 milioni di euro spesi al giorno per il settore militare!);
  4. quelli che sanno distinguere fra le eccezioni di una legge e le sue violazioni e  sanno interpretare le “somme vincolate” e le “gestioni separate” come vere e proprie violazioni del principio che la legge deve essere uguale per tutti (1)
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                     I Cittadini del  Quarto Strato

Ecco, i “Cittadini abitanti” di questo livello di ragionamento sono pochi, anzi, pochissimi. E invece io credo che una Politica che traducesse questi temi in un linguaggio comprensibile per la gente comune, sarebbe una Politica Doverosa e soprattutto una Politica Vincente. Questa Politica infatti trasformerebbe gli abitanti dei primi tre strati in Cittadini del Quarto Strato, con buonapace di Pellizza da Volpedo!

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images (2)(1) un esempio per capirsi: in una famiglia il padre – in periodo di bilancio familiare ricco – ha assicurato una quota rilevante delle risorse al figlio primogenito per il mantenimento della sua costosissima quanto inutile auto fuori strada. Egli continua a mantenere in vita questo privilegio anche se – a seguito di  intervenute ristrettezze finanziarie – è  costretto a ridurre le somme destinate all’alimentazione, all’istruzione, alla salute ed al futuro degli altri quattro figli, ai quali dice : “Verso vostro fratello mi sono impegnato, sapete … non posso smentirmi … voi dovete cercare di farvi bastare quanto riesco  a darvi … abbiate pazienza … quelle sono somme non disponibili, somme impegnate, somme vincolate, quello è un bilancio separato, una gestione autonoma.”

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LE VESPE DI ARISTOFANE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 maggio, 2018 @ 6:44 am

Detto altrimenti: gruppo di lettura dei classici con la prof Maria Lia Guardini       (post 3171)

Questo è un post “coccodrillo” ovvero un post scritto (in parte) prima dell’evento al quale si riferisce. Infatti, dl libro/film “Sostiene Pereira” abbiamo imparato che i “coccodrilli” (giornalistici) sono i necrologi pre-scritti in previsione della morte di un personaggio importante, in modo da potere “uscire” molto tempestivamente la mattina stessa dopo il decesso.

Penultima lectio magistralis prima delle ferie estive.

Le Vespe. I processi in Atene durante la guerra del Peloponneso

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Aristofane, “colui che appare il migliore” (modestamente! N.d.r.)

Nella Atene del V° Secolo a.C. non esisteva la figura del Pubblico Ministero e l’azione penale veniva esercitata solo a querela di parte: la figura di accusatore era detta sicofante. Dopo la riforma del 462 a.C. la maggior parte dei processi veniva giudicata dalle giurie popolari, mentre ai magistrati restavano solo funzioni marginali, spesso di mera raccolta delle prove presentate e fissazione del giorno del processo. Facevano eccezione i delitti di sangue, giudicati dal tribunale dell’ Areopago. La giuria popolare era costituita da 500 cittadini estratti a sorte tra i 6000 membri dell’Eliea. Essi avevano il compito di ascoltare il discorso dell’accusatore (nonché le leggi e i testimoni da lui citati) e l’analogo discorso a propria discolpa dell’imputato, e votare a maggioranza sull’innocenza o colpevolezza di quest’ultimo. In certi casi la pena era già decisa dalla legge, in altri poteva essere proposta dall’accusatore o dall’imputato stesso. L’intero processo non poteva durare più di un giorno: cominciato di mattina, doveva concludersi entro sera.

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         Una scenografia in chiave moderna!

In quest’opera Aristofane prende di mira la proliferazione dei processi che caratterizzava l’Atene dei suoi tempi. Gli Ateniesi erano evidentemente assai litigiosi e ricorrevano spesso alla giustizia di Stato. A causa della interminabile guerra del Peloponneso, le giurie popolari erano ormai composte quasi esclusivamente da persone anziane, che si illudevano in questo modo di pungolare come le vespe, ovvero svolgere ancora una funzione sociale importante, ossia di essere ancora in grado di pungere (di qui la metafora dei giudici popolari come Vespe). Aristofane li ritiene invece soltanto uno strumento nelle mani del potere, in particolare di Cleone, uomo politico ateniese, frequente bersaglio dei suoi strali.  Cleone aveva portato da due a tre oboli il compenso per i giudici popolari (equivalenti a oltre la metà dello stipendio mensile di un operaio), accrescendo così il desiderio e la mania degli ateniesi per i processi.

  • download (3)Anche oggi, noi siamo tutti giudici di tutto: della politica, dello sport (nei bar) etc.. Tipica poi è la figura bolognese degli umarell, i vecchi pensionati che osservano e soprattutto giudicano tutto: lavori stradali, posteggi, etc.
  • Anche oggi i PM hanno uno stra-potere enorme, come testimoniano i casi citati nelle trasmissioni RAI 3 (Sono Innocente) e nel libro (Innocenti) di Alberto Matano.
  • Anche oggi alcuni giudici sono corrotti (è il caso di alcuni consiglieri del Consiglio di Stato).
  • Anche oggi c’è lo sfruttamento delle moderne Atene (l’occidente) a danno delle ex colonie (ad esempio africane, là dove ora gli Olandesi coltivano tulipani e rose pagando ai loro operai stipendi di €70,00 al mese).
  • Anche oggi … no oggi no, oggi i processi non durano un giorno solo!

Ecco, sono quasi le sette del mattino: pubblico questa prima parte del post, mi preparo e vado a lezione. Al ritorno pubblicherò la seconda parte.

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Potere giudiziario. Già Eschilo, all’inizio del V° sec., quando la democrazia ateniese era in piena espansione, si era occupato dei poteri dello Stato, divinizzandoli. Qui invece, in piena crisi della democrazia, abbiamo l’ opposta testimonianza dell’ Anonimo Ateniese e di Aristofane, al cui tempo la città era governata dal democratico Nicia e Cleone, quest’ultimo difensore dei proletari, dei commercianti, dei costruttori di navi, dei fabbricanti di armi, favorevole alla prosecuzione della guerra. Nicia per contro, conservatore, sostenuto dai proprietari terrieri, favorevole ad una pace con Sparta. Aristofane era dalla parte di Nicia.

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Nella commedia

  • PX 150 1981 (1)

    Passando da “Le vespe” di Aristofane alla mia ultima Vespa 150 PX …

    il vecchio padre anela a continuare ad essere giudice popolare, detentore di potere, ben pagato, anche per sostituire questo potere a quello – perso in favore del figlio – in casa. Il figlio gli dimostra che egli è solo uno strumento nelle mani del vero potere. Il nucleo ideologico della commedia consiste in questa denuncia del potere dei demagoghi che utilizzato il potere giudiziario ai propri fini. E’ questo l’inizio della fine della democrazia, quando essa non ammette di essere messa in discussione (coloro che avevano denunziato Socrate perché “non riconosceva gli dei e corrompeva la gioventù” in realtà denunciavano la sua critica a quella democrazia che invece non ne ammetteva alcuna. E qui Socrate li frega, accettando la legge anche se iniqua e applicata contro se stesso);

  • vi sono molte parti veramente scurrili, sicuramente per intrattenere la massa della popolazione non acculturata. A fianco di questi, tuttavia, vi sono messaggi preciso indirizzati a chi li vorrà capire;
  • vi è finanza pubblica: l’elenco delle entrate dello Stato, la tassazione degli alleati, etc.;
  • vi sono i privilegi della magistratura, il cui potere “non è secondo a nessuno”;
  • vi sono brani di poesia pura, come quando si afferma che il poeta vede e intuisce cose che altri non vedono e non intuiscono, per poi riporle nel cassetto insieme alle mele ed ai mantelli, da utilizzare quando servono;
  • vi è molta fantasia, come quella di fare un processo ad un cane reo di avere rubato un pezzo di carne, processo che in realtà alludeva ai furti operati dal tesoriere della (disastrosa) spedizione militare in Sicilia;
  • vi è – a mio sommesso avviso – la rappresentazione di un pensiero e di un modo di agire che è arrivato fino a noi.

Da ultimo mi domando: quale era la posizione e il ruolo personale prevalente di Aristofane? Comico? Politico; scrittore, o cos’altro? La prossima lectio sarà il 22 maggio quando parleremo del Diskolos di Menandro (commedia nuova).

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ACCADEMIA DELLE MUSE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 maggio, 2018 @ 5:15 am

 Detto altrimenti: un po’ di relax sul finire del nostro Anno Accademico     (post 3170)

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IMG-20180508-WA0004 (2)Trento, giorni dell’adunata degli Alpini … ed io ho accolto gli amici in “divisa” quasi completa, cioè … con il solo cappello in testa ma si sa, è l’intenzione quella che conta e la penna nera è un simbolo più che sufficiente. Lunedì 7 maggio, penultima riunione del 2018. Dopo ci saranno quella del 4 giugno, la Festa di Mezz’Estate e forse la gita sociale. Evvabbè … Ieri sera la nostra Emilia Band (Patrick Coser e Genio Gelmi, chitarre e voci;  Flavio Raffaelli tromba, fisarmonica e percussioni; Camela Raffaelli e Sandra Furlini, voci), preceduti da brevi esposizioni su autori e brani composte da Giovanna e lette da Cristina,  ha eseguito le seguenti composizioni:

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  • IMG_4763Lucio Dalla – Medley: 4 marzo 1943 e Piazza grande
  • Zucchero – Scintille
  • Luca Carboni – Mare mare
  • Francesco Guccini – Medley: Auschwitz, Dio è morto e Il vecchio e il bambino
  • Caterina Caselli – Nessuno mi può giudicare
  • Vasco Rossi – Dannate nuvole
  • Pierangelo Bertoli – A muso duro
  • Luciano Ligabue – Ho ancora la forza
  • Gianni Morandi – C’era un ragazzo che come me (insieme al coro di tutti noi).

Grande il successo e la partecipazione dei quarantacinque presenti. E’ seguito il consueto angolo delle anteprime dei nuovi eventi di cui troverete menzione nell’apposito post scadenziere “Prossimi Eventi”. Quindi abbiamo riempito lo spazio e … anche qualcos’altro (!) con cose salate e dolci (angolo eno-g-atronomico tanto si trattava di vere prelibatezze!).

 

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Toscana improvvisamente: festa di paese, una pianola, il sorriso di Ruggero

Nella seconda parte della serata innanzi tutto una “ripresa”: alcune foto di Giovanni Toldo che non avevano potuto essere proiettate la volta scorsa per un guasto tecnico. Indi – stante la limitatezza del tempo residuo disponibile – ho dovuto sostituire il previsto racconto di una breve storia abbinata ad ogni fotografia con la semplice, velocissima proiezione delle foto su alcuni Eventi Esterni Accademici e cioè sulle nostre gite fuori porta (Toscana, Alpe di Rodengo, Maranza, Circolo Bonporti, Valle Aurina, Festa di Mezz’Estate). Ho contrassegnato in grassetto le prime quattro gite perché … perché in quelle occasioni avevamo con noi anche il nostro amatissimo compianto Ruggero Polito: rivederlo così sorridente, entusiasta della vita, partecipare alla gioia dello stare insieme a sua moglie Maria Grazia, a noi ed alla sua Musica, ha fatto nascere in noi la nostalgia, ed uso questo termine in senso greco, ovvero come unione delle due parole greche νόστος, ritorno e άλγος, dolore; “dolore del ritorno”: un sentimento di tristezza e di rimpianto per la lontananza di una persona cara che invece tutti vorremmo avere anche fisicamente qui, con noi. E ho detto “anche fisicamente” perché con l’affetto e con il ricordo Ruggero è sempre “ritornato” ed è sempre presente nel nostro cuore.

Prossimi appuntamenti:

Lunedì 4 giugno ore 20,30, per gli Accademici delle Muse: Corrado Ruzza e gli allievi del Conservatorio di Riva del Garda. Marisa De Carli in “Scorci di Trento minore”.

Luglio, Festa di Mezz’estate.

Autunno: gita sociale, probabilmente al lago caldo di Colà Sandrà.

 

 

 

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FINANZA E POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 maggio, 2018 @ 10:43 am

Detto altrimenti: Euro si/no       (post 3169)

La GB ha depurato il proprio debito pubblico dalla quota di titoli che sono stati acquistati dalla sua stessa banca centrale, la quale ha reperito il denaro necessario a tale acquisto … stampando moneta! Sembrerebbe questa la via per “ridurre il debito pubblico”. Al che mi domando: al netto di queste somme, a quanto ammonta il debito pubblico italiano? Ma poi …. se si continua a stampare moneta senza un riferimento al valore dell’economia reale, alla fine questa moneta che valore avrà?

In Asia (Cina in testa) l’economia va molto forte. Essa è stata finanziata con moneta stampata dai governi e data direttamente alle imprese, senza creare e senza passare attraverso il sistema dei titoli del debito pubblico che invece hanno innescato la droga del mercato finanziario con relative bolle periodiche e ricchezza che passa dagli Stati al mondo della grande finanza. Si consideri che lo scambio annuale di merci reali al mondo vale 20.000 miliardi di dollari USA, cifra che gli scambi finanziari raggiungono in cinque giorni.

Uscire dall’Euro? Molti analisti affermano che potrebbe aiutare a svincolare la nostra finanza/economia dal potere dei mega mercati finanziari. Tuttavia credo che si sia un “ma”, nel senso che se usciamo come ci siamo entrati, cioè “male”, il tacon potrebbe essere pezo del bus, cioè la pezza sarebbe peggiore del buco che si vuole rappezzare. Ma … perché si definisce “male” la nostra entrata nell’Euro? Solo un piccolo particolare: per due anni avremmo potuto-dovuto far esporre i prezzi nelle due valute, ed evitare che ciò che in lire costava 1000 lire venisse venduto ad un euro. Ma questi sono aspetti spiccioli. Il problema vero è che non ci si è preoccupati di evitare il trasferimento (arricchimento) dallo Stato alla speculazione finanziaria, così come pare che non saremo capaci/non vorremo evitare un secondo arricchimento dello stesso tipo nel ritorno alla lira.

Il problema è molto complesso ed io ovviamente non pretendo certo di padroneggiarlo: mi preoccupa solo il fatto che la politica ne parli a cuor leggero: euro si/no senza conoscere a fondo l’argomento, senza considerare gli effetti che anche solo il parlare di una simile decisione (ritorno alla lira) può generare. Infatti, se i discorsi si facessero troppo insistenti, chi possiede titoli d’ogni tipo in Euro, li tramuterebbe in altra valuta, ad esempio dollari USA, salvo poi tramutarli in lire dopo la conversione, con un utile del 50% circa. Ovvero: costoro si arricchirebbero molto, ma siccome in natura nulla si crea e nulla si distrugge, di fronte ad un arricchimento vi è un impoverimento. E chi ci rimetterebbe allora? Tutti coloro che – non avendo fatto il passaggio Euro – Dollari USA – Lire, a fronte di un loro euro si troverebbero a ricevere in cambio 1000 lire. Grosso modo.

Il primo problema non è euro si/no, ma lo sganciamento del Sistema Italia dalla schiavitù della finanza internazionale. Ma per far ciò bisogna conoscere questi meccanismi; una volta conosciutili, bisogna “volerli abolire” e non “volerne approfittare”. Il sospetto che ho (a pensar male si fa peccato ma si indovina) è che pochi (politici) li conoscano; che molti di quei pochi, ovvero coloro che li conoscono (politici e non), ci si arricchiscano; che la stragrande maggioranza della gente comune non li conosca; che una parte della politica parli (“Ritorniamo alla lira! Ritorniamo alla lira!”) con la pancia propria alla pancia altrui (quella dell’elettorato).

In questo senso invece, democrazia è libertà e libertà è cultura. Anche finanziaria.

P.S.: mi sto sbagliando? Può darsi, ma almeno io ci sto provando a capire qualcosa e comunque poi se mi sbaglio, mi corrigerete!

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LIBERISMO SFRENATO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 maggio, 2018 @ 10:40 am

Detto altrimenti: già la parola “senza freni” induce a mal sperare. Vediamo un po’ perché     (post 3168)

Questo è un postaltrui, nel senso che essendo venuto a conoscenza della relazione che potete ascoltare collegandovi al link sotto indicato, ho ritenuto di sottoporla alla vostra attenzione. Sono ovviamente aperte le repliche, le contro dimostrazioni, le tesi contrarie. L’importante comunque è che su questi temi si ragioni da parte di ognuno.

https://youtu.be/9ruFK5hEt5I

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ALPINI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 maggio, 2018 @ 10:25 am

Detto altrimenti: anch’io, 50 anni fa …. (post 3167)

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Ha superato 50 anni e dieci traslochi (con l’occasione gli ho regalato una penna nuova!)

Genova, leva di mare e di montagna. Io, istruttore sezionale di alpinismo, di montagna. Sten della Brigata Alpina Tridentina. In questi giorni, Alpini a Trento. Alpini una volta diversi, in guerra. Oggi uguali, in pace.

  • Alpini in Trentino, sotto l’Austria: i Kaiserjaeger.
  • Alpini piemontesi contro i Kaiserjaeger.
  • Alpini in Russia.
  • Alpini prima dell’8 settembre 1943.
  • Alpini dopo quella data, deportati in Germania e forzatamente arruolati della Divisione Monte Rosa, inviata in Italia a combattere i partigiani.
  • Alpini trentini della Monte Rosa passati con i partigiani e a fine guerra salvati dalla testimonianza del  capo partigiano genovese Aldo Gastaldi detto Bisagno (v. post del 25 aprile, n. 3150)
  • Alpini di oggi, truppe scelte.

Anni fa scrissi una poesiola : “Alpini in Adamello”. Eccola

E’ notte in trincea. / Il freddo / sconfigge un cuore / troppo stanco / per riuscire ad odiare. / Il vento fa il resto /e trafigge / gli ultimi avanzi / di una volontà / arruolata con forza. / Pensa l’Alpino: “Dov’è tutt’Italia” / che al fianco mi sta? / Se almeno sparasse il cecchino … / sarei meno solo … / se almeno cadessi per terra / colpito … / sarebbe finita / la pena / dei giorni di guerra.” / Ma sotto la luna / gli parla in dialetto / la Cima Presena: / “Schersuma pais? / Coraggio, / vedrai che ci torni / alla tua Pinerolo!”.

Ecco, ho mescolato le carte, faccio parlare la Cima Presena – che non è in Adamello ma solo sopra il Passo del Tonale – e la faccio parlare ad un Alpino piemontese in dialetto piemontese. Paìs, paesano, amico, alpino.

Bravi Alpini!

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I SOCI FIAB RACCONTANO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 maggio, 2018 @ 9:49 am

Detto altrimenti: domenica, 6 maggio 2018 – A Borghetto all’Adige, all’incontro con FIAB Valpolicella   (post 3166)

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Dopo tanta pioggia, sole! La fortuna premia gli audaci … i 18 audaci che si sono presentati alla partenza da Trento (in quattrodici) e da Borgo Sacco (altri quattro). Partiti alle 08,20. Brevissima sosta idraulica di alcuni al Bicigrill di Nomi.

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davBorgo Sacco, sosta per la colazione al Ristorante Moja, ormai un “Amico della Fiab”: infatti la titolare Signora Rosaria – che avevo preavvertito della nostra gita – ci ha accolto con un cartello di Benvenuta Fiab! Stessa calorosa accoglienza di quella che aveva riservato al passaggio di Lucia Bruni, il giugno scorso, nella sua intrapresa da Roma a Bruxelles. Dopo 25 minuti, si ripedala, vento in poppa, sole, colori e profumi della natura e … dei deodoranti dei ciclisti che ci sorpassavano (la nostra velocità di crociera oscillava fra i 18 e i 21 kmh. Io in testa con la bandiera Fiab, Francesco in coda con altra bandiera. Mi si affianca un ciclista: “Wohin fahren Sie?” Dove andiamo? Ma siamo Italiani. “Ah, dice. Eravate in fila così ordinata che vi ho scambiato per una comitiva di tedeschi”. Ottimo complimento!

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Breve seconda sosta al bar di Pilcante e ultima volata fino al confine fra … l’Impero d’Austria e il Regno d’Italia, 1 km prima di Borghetto. Foto e a Borghetto (tot. Km 58 da casa) dove abbiamo incontrato circa 150 colleghi da Valpolicella (Adriano Piacentini) e da Fiab Verona, oltre a sindaci dei Paesi della zona, tutte persone che venivano dall’avere inaugurato ufficialmente la ciclabile a sud di Ceraino (uno splendore, ve la consiglio caldamente! N.d.r.).

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davPranzo: pastasciutta, vino e acqua, offerta a tutti. Per i prenotati, anche scaloppine di vitello e crocchette di patate. Vino bianco e nero, ottimo e abbondante! Ottima l’organizzazione della Proloco (Adelio Amadori), ottima la sua cucina.

Partecipazione scarsa? Se 18 vi sembran pochi … infatti si è dovuta spostare la data per evitare di farla coincidere con l’Adunata nazionale degli Alpini, il che ha portato l’uscita a ridosso di altre. Non importa, la ripeteremo l’anno prossimo, senza ridossi di sorta.

Quindi si rientra: 4 in auto, 4 in treno, 10 in bicicletta (bravi!)

Cosa? Volete i 18 nomi? Eh no … c’è la privacy! Vi posso solo dire che la quota rosa era di 8 su 18, non male!

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FOTOGRAFIA E’ POESIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 maggio, 2018 @ 9:39 am

Detto altrimenti: volete scommetterci?                      (post 3165)

  • 26 Appiano

                 Passato e futuro

    Poesia, dal greco poieo, creo.

  • Fotografare. Innanzi tutto occorre vedere le cose e non solo guardare. Vedere cose e situazioni. E questo varrebbe anche se la macchina fotografica non fosse ancora stata inventata.
  • Vedere realmente o immaginarsi, il che è la stessa cosa, anzi meglio.
  • Poi, l’inquadratura, con la quale, includendo ed escludendo, “si crea” un quid novi, si sceglie un particolare caratterizzante, un’accostamento a sorpresa … insomma: si dà una pennellata di colore (1) ad una situazione altrimenti piatta e grigia.
  • Quindi, le regolazioni della macchina: luce, tempi, etc.. Ma queste sono cose secondarie: si possono fare ottimi scatti anche con il telefono cellulare.
  • Ecco, avete creato qualcosa, siete un poeta.

Faccio parte di alcune associazioni. Una di questa ha inserito nel suo sito una galleria fotografica. Le foto d’apertura di ogni sezione sono ottime, ma dentro la galleria … decine e decine di gruppi di persone che sorridono all’obiettivo: sono le cosiddette “comitive interscambiabili” nel senso che presa a caso una di quelle foto, potete “rivendervela” come testimonianza a ricordo di una gita qualsiasi.

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