MIA LETTERA ODIERNA AL QUOTINIANO TRENTINO “ilT”USCITA DELL’AUTOSTRADA VALDASTICO A TRENTO SUD?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Novembre, 2025 @ 9:14 amEgregio Direttore, ancora nell’estate scorsa il Suo giornale ha ospitato due miei contributi sulla necessità di riformare il Rapporto di Autonomia fra la Provincia e il Comune Capoluogo e di ciò La ringrazio. In quegli scritti mi riferivo a come la Provincia riservi a se stessa il potere e lasci che la responsabilità ricada su altri, in particolare sul citato Comune: sono questi i casi della gestione degli immigrati; della sicurezza cittadina; dell’utilizzo e dell’inutilizzo di vaste aree cittadine; della congestione del traffico urbano in coincidenza dei movimenti della “seconda popolazione” del Capoluogo: quella dei lavoratori pendolari.
Leggo oggi che la Provincia sta ipotizzando di far “uscire” l’autostrada Valdastico a Trento sud, senza averlo non dico concordato ma nemmeno discusso con il Sindaco.
Vede, Direttore, io ho lavorato una vita a capo di aziende o di funzioni centrali di grandi holding e mi sorge spontaneo un primo parallelismo: la provincia si comporta come una Holding operativa la quale “fa le cose” al posto delle sue società possedute. Ora, se questo comportamento si può in parte giustificare nei confronti delle SpA (Comuni) minori, non è accettabile nei confronti della sua maggiore SpA (il Comune Capoluogo) che si fatto è già una città metropolitana, nei confronti della quale dovrebbe invece funzionare soprattutto come “holding finanziaria pura”.Mi conceda un secondo parallelismo: quando si tratta di discutere con Roma sulle modalità del rinnovo della concessione della gestione dell’A22, mi pare che la nostra provincia si muova al contrario: lascia che a trattare sia quella di Bolzano, salvo poi, nel caso dell’auspicato successo (concessione rinnovata in capo alla nostra Autobrennero SpA secondo la procedura del PF, come a suo tempo ottenuto dalle parlamentari Senatrice Donatella Conzatti e deputata Raffaella Paita), fare scattare l’ “Effetto Borsalino”, ovvero mettere (anche) il proprio cappello sul lavoro altrui.
Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento #italiavivatrento#italiavivatrento#italiavivatrentino
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IL POTERE ALLA PROVINCIA E LA RESPONSABILITA’ AL COMUNE CAPOLUOGO? NON VA BENE! – 2
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Novembre, 2025 @ 6:59 amLeggo sulla stampa di oggi: il presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti ipotizza il completamento dell’autostrada Valdastico con un’uscita nella Valle dell’Adige a Trento sud, SENZA AVERLO PARLATO NE’ TANTO MENO CONCORDATO CON IL SINDACO DEL CAPOLUOGO, Franco Ianeselli. Non mi resta che ripubblicare il testo di una mia lettera al quotidiano ilT pubblicata il 29 luglio 2025 sotto il titolo
“L’autonomia reclamata e il paradosso del capoluogo”.
Inizia
Autonomia, “autos nomizein” ovvero darsi direttamente le proprie leggi anzichè essere regolati da leggi stabilite da altri. Autonomisti sono i cittadini che la vivono, Autonome sono alcune regioni e province e non altre: tuttavia, al di fuori di questi ambiti, per le città maggiori è stato introdotto lo status di città metropolitana e ad esse è stata conferita una maggiore “auto-nomia”.
In Trentino, Provincia Autonoma in una Regione Autonoma, viviamo un “paradosso”, cioè letteralmente una “contraddizione apparente la quale tuttavia ha una sua logica”: alla città capoluogo infatti non è data la possibilità di normare e quindi di agire su molti ambiti che la coinvolgono direttamente i quali invece sono gestiti dalla Provincia. La logica (peraltro non condivisibile) che sta alla base del citato paradosso è la volontà di separare il potere (che rimane in capo alla Provincia) dalla responsabilità (che spesso è erroneamente attribuita alla città Capoluogo).
Tipici sono i casi della gestione dell’immigrazione, con la concentrazione su Trento di tutti gli immigrati, in alcuni casi sradicandoli da inserimenti ottimamente riusciti (Lavarone); con la restituzione a Roma delle somme destinate ad insegnare loro l’italiano; con i lager ove concentrarli; con l’aumento della in-sicurezza cittadina connesso a tale stato di cose. Vi sono inoltre le decisioni su vaste aree cittadine destinate a megaconcerti; l’assenza di decisioni su ampie aree non utilizzate da anni, come le are ex zone militari, aree sempre “in attesa di”; la gestione provinciale di grandi opere pubbliche (passante ferroviario cittadino; ponti cittadini sul fiume Adige); etc..
Ricorrendo ad una battuta, potremmo dire che questa Autonomia è come talvolta è la democrazia, quando taluno la reclama per sé ma la nega agli altri: al pari, in questi tempi, delle decisioni di certi governi “democratici” – centrali e locali – che riconducono il termine democrazia al suo primo significato storico: potere “sul” popolo: infatti, il “democrator” voleva i pieni poteri, come colui che oggi da una sede centrale tende ad accorpare di fatto la funzione legislativa a quella di governo; o come chi , localmente, decide al posto dei Comuni ad iniziare dalle decisioni sul territorio della Città Capoluogo.
E vengo alla “sostanza” della nostra Autonomia Provinciale. Sul quotidiano trentino ilT il 12 giugno scorso è stata pubblicata una mia lettera dal titolo “L’Autonomia da riformare è quella fra Trento e la Provincia”: in quella sede indico – con altre parole – come non sarebbe accettabile che il Sindaco della Città Capoluogo apprenda dai giornali decisioni della Provincia sul territorio del Comune da lui amministrato: sarebbe come avere separato il potere decisionale dalla responsabilità degli effetti di tali decisioni.
Se Cristo di è fermato ad Eboli, l’Autonomia non deve fermarsi alla Provincia, la quale non può e non deve negare ai Comuni l’Autonomia che essa reclama dal governo di Roma: parlo dei Comuni, di tutti, anche di quelli minori, rispetto ai quali di deve passare dal “Comune che va in Provincia con il cappello in mano” e dalla pioggia top down di mini interventi elettoralistici ad una Provincia innanzi tutto al servizio delle idee e delle proposte dei singoli Comuni, di tutti i Comuni, indipendentemente dalla loro dimensione e dall’esito deli loro risultati elettorali.
In sintesi: occorre riformare il rapporto di Autonomia esistente fra la “finanziaria” Provincia – oggi troppo operativa in casa altrui – e le sue “società operative”, i Comuni, di qualsiasi dimensione essi siano, iniziando dalla Città Capoluogo, la quale, se non altro per il raddoppio giornaliero della sua popolazione a causa dell’arrivo dei lavoratori pendolari e per l’insistenza sul proprio territorio di importanti opere pubbliche con valenza anche ultracomunale è già di fatto una Città Metropolitana.
In questa sua azione inizialmente Trento potrebbe essere affiancata da due Comuni confinanti: Lavis e Rovereto: Lavis, ad esempio, per quanto concerne il sistema dei trasporti; Rovereto, iniziando da un accordo circa l’estensione a Trento della auspicata ferrovia Rovereto-Riva del Garda. Solo per fare due esempi molto concreti e attuali.
A suo tempo si propose ed ottenne che non si definisse più il Trentino Alto Adige regione che “si articola su due province” bensì regione “composta da due comunità autonome” (le province di Trento e di Bolzano); parimente vorrei che si ritenesse che la nostra provincia è “composta da molti comuni autonomi”, con particolare riferimento alla Città Capoluogo, alla quale si deve consentire di avere l’autonomia, cioè il diritto di autos-nomizein, cioè di darsi “autonomamente” le leggi sulle materie sopracitate che la riguardano direttamente. La funzione della provincia sarebbe quella di riversare sui i comuni, Capoluogo in testa, i fondi necessari per quanto sopra, ovvero sarebbe una funzione “finanziaria” e non operativa auto delegata. Piuttosto, alla nostra Autonomia Speciale Amministrativa provinciale chiediamo – fra l’altro – di sapere trattenere i migliori giovani neolaureati, i migliori medici specialisti e i vertici della nostra sanità pubblica ospedaliera provinciale.
Riccardo Lucatti, ItaliaViva Trentino.
Finisce.
Quo usque tandem, Fugatti, abuteris patientia nostra?
Fino a quando, Fugatti, abuserai della nostra capacità di sopportazione?
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IL POTERE ALLA PROVINCIA E LA RESPONSABILITA’ AL COMUNE CAPOLUOGO? NON VA BENE! – 1
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Novembre, 2025 @ 6:50 amLeggo sulla stampa di oggi: il presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti ipotizza il completamento dell’autostrada Valdastico con un’uscita nella Valle dell’Adige a Trento sud, SENZA AVERLO PARLATO NE’ TANTO MENO CONCORDATO CON IL SINDACO DEL CAPOLUOGO, Franco Ianeselli.
Non mi resta che ripubblicare il testo di una mia lettera al quotidiano ilT pubblicata il 12 giugno 2025 con il titolo “L’AUTONOMIA DA RIFORMARE E’ QUELLA FRA TRENTO E LA PROVINCIA”
Inizia
Il primo a parlarne (per la sua Provincia) era stato il Presidente dell’Alto Adige Luis Durnwalder, promuovendo l’idea di una “Autonomia dinamica”, tale in quanto costantemente adattata alle mutevoli condizioni sociali, economiche, politiche. Il terreno di intervento al quale egli si riferiva era il rapporto fra la sua provincia e Roma.
Da Roma tuttavia pare che possa essere innescato un dinamismo ben diverso, quello dell’Autonomia Differenziata, che però non è oggetto di questo mio intervento. Infatti in questa sede io mi rifaccio alla necessità di un dinamismo rispetto ad un terreno nostrano, quello del rapporto fra la nostra Provincia Autonoma e la nostra Città Capoluogo, città di fatto “metropolitana” ma paradossalmente molto memo autonoma, nel senso che in molte occasioni il potere – mantenuto in capo alla Provincia – è separato dalla responsabilità degli effetti del suo esercizio, che viene lasciata ricadere su di essa e sul suo sindaco.
Inizio prendendo lo spunto dal “terreno” cittadino in senso non figurato: mi riferisco alle ampie aree all’interno del perimetro comunale: quelle agricole utilizzate dalla provincia per i noti concertoni; alle aree ex militari inutilizzate da anni e che sono sottratte ad una positiva politica comunale.
V
Vi sono poi altri “terreni”, questa volta figurati, rispetto ai quali si tiene purtroppo ancora separato il potere dalla responsabilità: il “terreno umano” della concentrazione su Trento da parte della Provincia di tutti gli immigrati prima sparsi sull’intero ambito provinciale, il che ha fatto diminuire il senso di sicurezza cittadino, la cui responsabilità viene lasciata “scivolare” sul Comune, mentre la competenza per la sicurezza spetta istituzionalmente al Ministero degli Interni ed alla stressa Provincia.
Ancora, la restituzione a Roma da parte della Provincia delle risorse finanziarie già arrivate in Provincia e destinate al pagamento degli stipendi ad insegnanti trentini che insegnassero la nostra lingua agli immigrati; la gestione da parte della Provincia delle case ITEA, soprattutto di quelle esistenti nel territorio comunale della Città Capoluogo, alcune delle quali – senza consultare le Circoscrizioni interessate e lo stesso Comune – la Provincia ha assegnato ad alcuni immigrati, ponendo le basi per una violenta protesta da parte di cittadini in lista di attesa da anni e innescando un ingiusto sentimento di rigetto verso l’intera categoria di quelle persone, scatenando una guerra fra gli ultimi e i penultimi.Potrei citare altri casi ma preferisco venire alla conclusione: la Provincia sta operando troppo come “finanziaria operativa” rispetto alla sua maggiore “società partecipata”, la Città Capoluogo, assumendo decisioni che potrebbero/e dovrebbero essere assunte da quel Comune, mantenendo in capo a se stessa il potere separato dalla responsabilità che invece viene lasciata scivolare sul Capoluogo: ecco il Rapporto di Autonomia che occorre riformare.
Il che farebbe guadagnare tempo e attenzione alla stessa Provincia la quale potrebbe dedicarsi più attivamente ai grandi problemi dei rapporti con Roma e – ad esempio – cercare di mantenere in capo all’attuale gestore locale la concessione della nostra autostrada del Brennero A22, assegnazione che invece sembrerebbe a rischio.
Finisce
Quo usque tandem, Fugatti, abuteris patientia nostra?Fino a quando, Fugatti, abuserai della nostra capacità di sopportazione?
Riccardo Lucatti, Italia Viva Trento
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MULTA PAUCIS
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Ottobre, 2025 @ 6:58 amFatti molto importanti, con poche parole.
Il Comune di Brentonico (TN) sta studiando la destagionalizzazione (di un turismo oggi molto basato sullo sci) attraverso il bike turismo e il ciclo escursionismo, con i collegamenti con la Valle dell’Adige e l’Alto Garda Trentino. Il Comune di Trento, con la nuova cabinovia al Monte Bondone, lancerà una destagionalizzazione analoga di dimensioni ancora più rilevanti che possono arrivare a livello provinciale, regionale e interregionale. Bene.
La Patrimonio del Trentino SpA (società della Provincia di Trento) è impegnata nella costruzione del Nuovo centro Congressuale a Riva del Garda, ma la catena dei sub-sub-sub appalti che ha lasciato che si sviluppasse “sotto” la ditta aggiudicataria , sfrutta e non paga i lavoratori. Male.
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IMMIGRATI SENZA DOCUMENTI? NEL CpR: AUTONOMIA SPECIALE AMMINISTRATIVA AL CONTRARIO: LA PROVINCIA PAGA, ROMA GESTISCE!(continuazione dal post precedente)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Ottobre, 2025 @ 6:13 amAntefatti:
– Fugatti rimanda a Roma le somme già ricevute per pagare insegnanti trentini che insegnino la nostra lingua agli immigrati.
– Fugatti concentra sulla Città Capoluogo tutti gli immigrati prima sparsi nelle valli, distruggendo processi integrativi in corso e creando situazioni di insicurezza in città. Ovvero: esercita potere, non si assume responsabilità.
La Città Capoluogo è considerata come un “terreno” sul quale la PAT di Fugatti, Ente Secondario, può fare e disfare: a piacer suo: un oggetto, non un Soggetto Primario cioè l’Ente Primario per eccellenza: il Comune Capoluogo di fatto già Città Metropolitana.
Fatti:
Accordo Presidente della PAT Provincia Autonoma di Trento, Fugatti- Ministro Piantedosi: la PAT paga (1,5 milioni), costruisce un CdR e Piantedosi gestisce.
Del percorso virtuoso al quale si è fatto cenno nel post precedente, nessuna traccia: già … i due soggetti sono fatti della stessa lega …
I diritti umani, i principi della nostra Costituzione, le leggi e gli accordi privati secondo il Codice Civile … quando mai!?
Ma allora almeno fossimo cinici: la mano d’opera tanto necessaria e sempre più rara … almeno per questo motivo: accogliamo, educhiamo, formiamo, regolarizziamo anzichè imprigionare e cacciare!
Se poi si parlasse di moschee … manco a dirlo! Noi abbiamo le nostre Chiese e la nostra religione. Già, c’è anche questo aspetto: ama il prossimo tuo … non fare agli altri … etc.. Vabbè, ma tanto noi andiamo a Messa la domenica …
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TRENTO: il “mio” quotidiano ilT di oggi …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Ottobre, 2025 @ 7:10 amA pagina 3 l’ex Sindaco di Trento ed ex Presidente della Provincia Lorenzo Dellai si esprime sul CpR-Centro per il Rimpatrio che la Provincia sta approntando. In sintesi si dice d’accordo purchè
– siano rispettati i diritti umani;
– sia inserito in un piano complessivo di accoglienza e formazione sociale e lavorativa;
– sia realizzato con il concorso dei privati;
– sia inserito nel rapporto di autonomia Provincia-Stato.
Il mio pensiero:- sono d’accordo, anche se
- avrei voluto sentire citato il progetto all’interno di un nuovo rapporto di autonomia fra Provincia e Comune Capoluogo;
- avrei preferito sentire avanzare questa proposta da chi si pensa che possa candidarsi quale prossimo Presidente della Provincia.
A pagina 17: anche a seguito dell’articolo di ieri su ilT, pare che la Provincia si muova, affronti e risolva il problema delle venti donne che dormono per strada. Un vivo “Bravo!” al giornale “ilT”!
(continua)
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VENTI DONNE AI MARGINI DELLA CITTA’
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Ottobre, 2025 @ 2:08 pmCosì titola oggi a pagina 22 il “mio” quotidiano locale, “ilT” nel senso che venti donne – anche se con un lavoro, sia pure minimo – ogni notte dormono per strada. NOS PUDEAT, si dice in latino: vergognamoci!
Ma chi, … dice taluno, anche io? Mica sono io che ci devo pensare .. la Provincia, la Caritas … il Comune … Eh già, è comodo possiamo cavarcela così!
Taluno dice che si tratterebbe dei 1500 posti di accoglienza che – su decisione della Provincia – sono stati dimezzati, perché “il Trentino era troppo accogliente e provocava l’effetto richiamo”. Anche questa motivazione non regge, si spiega nell’articolo, perché da anni il numero della Persone in arrivo è costante.
Il problema è stato reso ancora più grave dalle ulteriori decisioni della Provincia che ha concentrato sulla Città capoluogo tutti gli immigrati, prima dislocati in varie località delle valli (“dove pure ci sono comunità disponibili ad attivarsi”) e che ha rimandato a Roma i denari già ricevuti per pagare insegnanti trentini che insegnassero loro la nostra lingua.
E che dire degli ampi spazi vuoti per mancanza di vocazioni nelle molte parrocchie o seminari? Dice … ma cosa fai Riccardo, tiri in ballo la religione? No, rispondo, non potrei né sarei capace di coinvolgere la nostra Religione (che è soprattutto Creazione e Resurrezione), bensì mi richiamo al suo primo insegnamento: amare il prossimo, anche se arriva da lontano, anche se non parla ancora la tua lingua, anche se … (completi ognuno la frase). Dice … ma se mancano sacerdoti e ognuno di quelli esistenti deve officiare in più parrocchie. Dico: appunto! E poi ci sono le associazioni laiche del volontariato che potrebbero garantire in una certa misura il servizio necessario … o no?
E allora? innanzi tutto un “bravo” al giornalista Simone Casciano e al giornale che ha dedicato un’intera pagina al problema. Ma … come risolverlo?
La Provincia ha esercitato un potere, ma non si sente responsabile delle conseguenze, anzi, pare che si aspetti un “bravo”.
Dice … se non ci pensa la Provincia, ci deve pensare il Comune.
E ci risiamo con la politica dello scaricabarile! Ma allora, chi è responsabile? Direi chi non si oppone a questo modo di governare il territorio e le Persone: e il primo modo di fare opposizione è di non consentire che potere e responsabilità facciamo capo a soggetti diversi.
Ci deve pensare il Comune? Va bene, ma allora – quanto meno! – che il Comune riceva (da una Provincia che ha chiuso il bilancio con un avanzo miliardario) i mezzi finanziari necessari allo scopo.
Il problema può e deve essere risolto all’interno della riforma del rapporto di autonomia fra la Provincia e la sua città capoluogo, città che di fatto è già una città metropolitana, la quale, se non altro – oltre che al tema della gestione delle alle Persone di cui sto trattando – ogni giorno somma ai suoi 120.000 cittadini residenti un ugual numero di lavoratori pendolari: ma questa è un’altra storia.
esta comunque quel “nos pudeat!” all’inizio del post.
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LA PROVINCIA DI TRENTO INTERLOQUISCE DIVERSAMENTE CON SANITA’ E SPORT.
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Ottobre, 2025 @ 8:56 amIl CIMO (segretaria Sonia Brugnara) è il sindacato dei medici ospedalieri. Il CONI (Presidente Paola Mora) è il Cominato Olimpico Nazionale Italiano.
A pagina 17 del quotidiano ilT di oggi 22 ottobre 2025 le due Signore Brugnara e Mora si esprimono in senso opposto su come la Provincia si rapporta con loro: la Brugnara lamenta di essere ascoltata pochissimo e solo come sindacalista in senso stretto e non anche soprattutto come portatrice di proposte di soluzione, ad esempio per quanto riguarda la riduzione della lunghezza delle liste di attesa; la Mora si ritiene soddisfatta da sempre dell’interlocuzione PAT-CONI.
Il titolo “sanitario” dell’articolo (Brugnara: “Sulla sanità non c’è alcun dialogo”) attribuisce la prevalenza alla carenza del rapporto PAT-sanità, il che è condivisibile stante come purtroppo tende ad essere organizzato il SSN. Tuttavia l’inserimento nel testo della buona qualità del rapporto PAT-CONI mira a spostare l’attenzione su una diversa centralità: quella della qualità del complessivo rapportarsi della PAT con istituzioni esterne, che risulta quindi equilibrato. Per contro, a molti cittadini probabilmente interessa che le liste di attesa siano brevi, più di quanto possa loro interessare il buon andamento dei rapporti PAT-CONI per l’organizzazione delle olimpiadi invernali.
Infine, il richiamo della Brugnara alla lunghezza delle liste di attesa fa sorgere una curiosità: alla pagina 16 del numero del 16 ottobre, ilT ha pubblicato l’elenco delle retribuzioni dei medici ospedalieri più pagati i quali svolgono anche attività privata intramoenia: sarebbe interessante vedere quale sia la lunghezza delle liste di attesa per i pazienti pubblici di medici che dall’attività privata intramoenia incassano somme anche superiori allo stipendio pubblico o pari almeno alla sua metà.
Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento
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SSN, LEGGE DI BILANCIO E DEBITO PUBBLICO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Ottobre, 2025 @ 6:26 amLa legge di bilancio in corso di definizione (dovrei scrivere “di imposizione”, data l’indisponibilità del governo a dialogare con le opposizioni) prevede qualche miliardo per il Servizio Sanitario Nazionale “oltre quelli già stanziati”.
Fumo negli occhi e soprattutto nella mente dei disattenti (e sono tanti!). Infatti mi chiedo: quante risorse servono al SSN per bloccare la fuga di medici e infermieri; attrarne di ulteriori; ridurre drasticamente le liste di attesa; interrompere la prassi micidiale che sta prendendo campo “chi ha i soldi si cura nella sanità privata, gli altri evvabbè …”?
Nell’intervento che il quotidiano trentino ilT mi ha pubblicato oggi, mi sono cimentato con un approccio sociologico e la sociologia “l’è minga el me meste’, ” non è mica il mio mestiere, direbbero a Milano, ma ci ho voluto provare ugualmente al fine di provocare una riflessione in questa direzione da parte di sociologi veri.
Quanto al debito pubblico (questo si che è el me mestè!), la TV sta rilanciando la campagna per la sottoscrizione dei titoli di debito pubblico “Valore” mentre nulla dice dell’opportunità di emettere Titoli Rendita Irredimibili non di debito i quali attrarrebbero volontariamente la ricca finanza italiana ed estera; aumenterebbero la liquidità senza aumentare il debito pubblico; se emessi in sostituzione volontaria di titoli di debito in scadenza, addirittura riducendo il debito senza diminuire la finanza: ci ho anche scritto un libro …
F.to da me, responsabile del Tavolo di Lavoro Finanza ed Economia Mista Italia Viva Trentino.#italiavivatrento#italiavivatrentino#ItaliaViva


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PROSSIMO POST” (Sociologia della sanità)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Ottobre, 2025 @ 12:19 pm“Prossimo” …. ma però (lo so che non si dice “ma però”, ma però lasciatemi scherzare, dai …) ma però è già questo.
Nei post precedenti evidenziavo che l’inefficienza del SSN come sistema deriva da decisioni dei “capi” cioè del governo: in napoletanese si dice che ” ‘o pesce fete d’ a capa” …
Detto ciò, provo a fare un ragionamento sociologico anche se non sono un sociologo:
La popolazione sta invecchiano.
I vecchi hanno più bisogno di altri del SSN.
I vecchi muoiono presto e non avranno più bisogno del SSN.
L’Italia vive un inverno demografico (non si fanno figli).
I giovani migliori espatriano.
Respingiamo gli immigrati.
Ma allora, se non altro per questo ragionamento “matematico” molto terra terra, tanto varrebbe non anticipare i tempi e non ridurre anzitempo il SSN
Ma non è finita.
Infatti, poiché non è pensabile che il governo non abbia fatto questo ragionamento, allora vien da pensar (male) che la mancata destinazione al SSN delle risorse necessarie sia strategica per il governo al fine di potere contemporaneamente mantenere certi privilegi, aumentare le spese militari e non far crescere il debito pubblico.
Dice … Riccardo, sei un malpensante!
Sì, e vero, però … a pensar male si fa peccato ma si indovina!
Tanto poi se mi sbaglio mi corigerete.
#italiavivatrento #italiavivatrentino #ItaliaViva
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