BICICLETTA E’ POESIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 luglio, 2018 @ 4:46 pm

Detto altrimenti: poesia dal greco poieo, creo …   (post 3266)

(I soci FIAB raccontano …)

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Creare. Far nascere sogni, creare percorsi, nuovi punti di vista di paesaggi peraltro già noti, frequentarli in orari diversi … La “Busa” dell’Altogarda Trentino. Un circuito di circa 60 km di piste ciclabili, dalle quali si dipartono salite interessanti (in senso orario, da ovest verso est: la strada Ponale che poi si biforca e a destra ti fa arrivare al Lago di Ledro, a sinistra a Pregasina e a Cima Larici (ciclabili). La “Pinza” che conduce a Campi (ciclabile) e prosegue fino a Malga Grassi a 1000 metri. La strada che da Arco sale a sinistra a Padaro e quindi al Rifugio S. Giovanni; una ciclabile nascosta che da Arco, ripidissima e cementata, conduce alla località Volta di Nò; le due strade che salgono al Passo del Ballino; la ciclabile che porta verso nord a Vezzano, Terlago, Cadine; la salita a Ranzo e poi, ciclabile, al Lago di Molveno; quella al Lago di Cavedine; la salita al Bosco Caproni e alla Valle dei Laghi; la salita al passo Bordala; le tre salite da Arco e Torbole a Nago; la salita verso il Monte Baldo; etc.). Insomma c’è di che saziarsi.

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Dall’ombra della bici si deduce la direzione: verso Nord. Il mio percorso è circolare in senso orario.

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Ma … si diceva … “creare” percorsi. Io l’ho fatto oggi. Sentite un po’. Salgo da Riva del Garda al Passo del Ballino, appena superato il quale abbandono la SP 37 e prendo a sinistra uno stradello sterrato, saliscendi di 4 km nel bosco: la vecchia strada romana. Poesia: nessuno nei paraggi, silenzio interrotto solo dallo sfrigolare della ghiaia e della terra sotto le ruote.

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Un’edicola con il Crocifisso: mi fermo per un ringraziamento, un saluto.

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Poco più avanti un puledro: “Vieni qui dentro, nel recinto, vedremo chi è più veloce” sembra dirmi!

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Sullo sfondo a sinistra, l’incavo del Passo del Ballino: Riva del Garda è là dietro. Dall’ombra della bici si deduce che sto “virando” verso est, incontro al sole.

Proseguo. Lo sterrato finisce. Raggiungo la SP 5 che da Fiavè conduce a Balbido, il Paese Dipinto grazie ai suoi bei murales, dove ha la casa un mio amico, Marcello Farina. Chissà se è in casa. Pedalo di nuovo in salita: Cavrasto, Balbido. No, Marcello non è in casa. Gli lascio un biglietto di saluto nella fessura del battente della porta. Risalgo a Rango, mi mantengo in quota: il paesaggio della vallata circondata dalle Giudicarie Esteriori è splendido: ampio, soleggiato, di grande respiro. Segue discesone entusiasmante su asfalto perfetto, in alcuni punti a 60 kmh, tornanti sciistici, entusiasmanti, fino a Ponte Arche.

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Sosta per uno spuntino a Terme di Comano (una banana + acqua e sali).

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Riparto. Un po’ di SP ex SS 237 e finalmente la ciclabile del Maso Limarò (nella foto, vista dall’alto).

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Maso Limarò

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Maso Limarò. Peccato che l’iniziativa di attivarlo come maso ciclo-adventure-turistico non abbia funzionato. Bellissima la ciclabile, sull’orlo dello splendido canjon, in quella che una volta era la sede stradale.

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Scendo di volata a Sarche.

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Ciclabile fino a Pietramurata, deviazione a sinistra fino al Lago di Cavedine. Una spaghettata + coca cola + caffè al bar del Wind Valley Center dell’amico Andrea Danielli. Pediluvio nel lago. Riparto.


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.Le marocche.

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Le Marocche, Qui a fianco, le Marocche, la ruina dantesca: Inf. XII, vv. 4-6:  “Qual è quella ruina, che nel fianco / di qua da Trento l’Adige percosse / o per tremuoto o per sostegno manco ” … Poi a Drò.

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Ceniga, tuffi dal ponte romano

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Poi Arco, Riva. Totale 70 km. Utilizzata e-mtb, consumo elettrico 80%. Dislivelli totali in salita m 800. Da Sarche in poi, al ritorno, vento contrario (la famosa Ora del Garda). Dalle 08,30 alle 14,30, molte soste comprese.

Cosa? Volete conoscere le mie misure? Eccole: 75, 80, 120. 75 anni (quasi); 80 kg (un po’ troppi); 120 battiti cardiaci da non superare. Allenamento? Quest’anno sono a 2000 km pedalati (30% elettrico; 70% normale).

Dice … ma la poesia? Eccola, una mia piccola piccola:

BICI, PERCHE’?

Perché

in una chiesetta al Ghisallo

riposa sospesa

antica reliquia a pedali.

Perché

insieme a lei

tu scali la vetta

compagno soltanto a te stesso.

Perché

ti ha insegnato

ad alzare più spesso lo sguardo

a scrutare che cielo farà.

Perché

sempre incontri qualcuno

che non ha timore

di aprire la sua vita al vicino.

Perché

con il vento dei sogni

giocando

ritorni un poco bambino.

Perché

restituisce

ad un uomo affannato

profumi di suoni e colori.

Perché

in salita

ricorda ad ognuno

che volendo e insistendo si può.

E poi … perché no?

Good bike & good FIAB everybody!

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DIRITTO COME INSIEME DI REGOLE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 luglio, 2018 @ 6:05 am

Detto altrimenti: simul stabunt vel simul cadent . Quando il relativismo è un valore.

(post 3265)

Scialla raga, calma ragazzi, che ora mi spiego anche per chi non ha studiato il latinorum”!

Il Diritto è un insieme di regole e “vive” se ogni regola è interpreta anche in relazione alle altre. In caso contrario ognuno tira l’acqua al suo mulino e non vi è più una regolamentazione unica ed uniforme per tutti, cioè non vi è più il Diritto. Ecco che le regole del diritto devono valere tutte: in caso contrario se qualche regola non viene fatta valere, cade il diritto, cioè cadono tutte.

Ogni regola (legge) ha quindi un valore “relativo” in relazione alle altre regole. Un esempio? La libertà. La legge stabilisce che ogni persona sia “libera”. Ma la libertà di ognuno finisce là dove inizia la libertà dell’altro. Quindi proprietà privata si, ma non tanto da impedire che anche l’Altro abbia la sua.

Nell’azione di governo: ogni investimento non ha valore e significato assoluti di per sé ma in quanto sia valutato il suo peso specifico rispetto al totale degli investimenti. Un esempio: “investiamo 70 milioni di euro all’anno per la difesa idrogeologica” non dice nulla se non si aggiunge che la stessa somma è investita – al giorno – in spese militari.

L’ ISPRA ha recentemente documentato che il 91% dei comuni italiani sono a rischio idrogeologico. E noi comperiamo cacciabombardieri F35!

Altro esempio: “Il mio vitalizio è un diritto acquisito: non si tocca!”. Ok, ma anche il diritto al lavoro, alla salute, a farsi una famiglia, ad avere un futuro … sono diritti acquisiti con il fatto stesso di essere cittadini italiani governati e difesi dalla stessa Costituzione: quanto vale la difesa dei privilegi acquisiti di fronte a diritti acquisiti -  acquisendi?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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LE FOTO DEL GIORNO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 luglio, 2018 @ 12:57 pm

Detto altrimenti: todays’s photos         (post 3264)

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Le piramidi di sassi nel fiume Sarca near Arco

 

 

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Barbara Hirst (Canada), the most important Visual Artist (Instruction and Art Coaching) in the world, painting in Fraglia Vela Riva.

403.690.6488 – www.collectorsgallery of art.com – blhirst@Hotmail.com

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DEMOCRAZIA, DIRITTO, POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 luglio, 2018 @ 6:27 am

Detto altrimenti: qualche tentativo di riflessione fra non addetti ai lavori (me compreso!)     (post 3263)

Democrazia. Nei millenni storicamente ha assunto successivamente tre significati diversi: 1) potere del democrator, cioè del tiranno, sul popolo; 2) strapotere del popolo sulle classi ricche e nobili; 3) potere di tutto il popolo. Oggi siamo al terzo significato e cerchiamo di restarci, ragazzi, mi raccomando! Per restare dove siamo ci avvaliamo della legge, anzi del Diritto cioè dell’insieme delle leggi che traggono la loro forza e legittimazione  (validità ed efficacia) dalla norma fondamentale, cioè dalla nostra Costituzione.

Ci sentiamo garantiti da un Diritto che sia una scienza, cioè un qualcosa di oggettivo, uguale e valido per tutti, un insieme di regole simili a quelle della fisica, ambito nel quale nessuno può cambiare il verso della forza di gravità che attrae verso il basso tutto per tutti, indistintamente, o  – se preferite – nel quale nessuno può cambiare l’effetto della portanza, forza che mantiene in aria tutti i velivoli, indistintamente.

Ma la vita non è “un insieme di regole”, bensì un “insieme di comportamenti” (studiati dalla sociologia) che possono ben essere anche in contrasto con quelle regole. Ed ecco che interviene  il Diritto per correggere comportamenti deviati rispetto al Diritto stesso; e interviene la Politica per correggere eventualmente regole del Diritto inerti e/o sostanzialmente contrarie allo spirito (nel caso nostro: democratico) dell’intero nostro Sistema Diritto.

E qui sta la vera difficoltà: nello stabilire quali siano i principi ai quali la Politica deve uniformarsi: infatti, dire che sono i “diritti naturali” è molto, molto pericoloso perché la storia ha dimostrato come “a ciascuno il suo”, “non rubare”, “non desiderare la roba d’altri” – principi a difesa della proprietà privata – abbiano generato un liberismo sfrenato e quindi enormi disuguaglianze a livello planetario; ugualmente come il “tutti uguali” abbia generato il collettivismo comunista, fallimento dell’economia produttiva.

Ma oltre che dal “diritto naturale” – o peggio, divino (“Dio lo vuole”, “Got mit Uns”), la  politica può essere deviata e deviante in quanto infuenzata dall’ interesse preponderante di chi detiene il potere o di chi anela a conquistarlo. Questa forza deviante nei secoli  nulla ha  potuto contro la scienza naturale, stante il predominante interesse a che le scoperte scientifiche venissero a galla in favore dell’intera umanità. Ecco però che lo stesso positivo interesse predominante non esiste quando si tratta di arginare le invasioni del campo della democrazia da parte della politica, sino al paradosso di una Democrazia che, manovrata dalla politica, distrugga “legittimamente” se stessa.

La Politica custode della politica? Ma “quis custodiet ipsos custodes?” (chi sorveglierà i sorveglianti?) Così Giovenale (I sec. d. C.) nella sua VI Satira, fa dire ad un tale a chi gli suggeriva di mettere alcuni sorveglianti a custodia della fedeltà della moglie.

Un esempio. Supponiamo che nel nostro ordinamento giuridico, attraverso il previsto iter parlamentare, quale dichiarata volontà di instaurare una democrazia diretta (nel senso di emanazione diretta di ogni persona) venissero legittimamente introdotte le seguenti leggi: 1) referendum propositivo senza quorum; 2) obbligo di calendarizzazione dei risultati del referendum da parte del parlamento; 3) vincolo di mandato per i parlamentari. Orbene, in un sistema informatizzato, nel quale la comunicazione attraverso i media prevale su ogni contenuto; nel quale manca il tempo per la riflessione; nel quale è venuta meno la comunicazione bidirezionale, schiacciata da una informazione unidirezionale, orbene, in un tale sistema il potere è detenuto da chi detiene e gestisce la rete web, radio e TV. Ciò fa vincere le elezioni a chi manovra gli spot pubblicitari e promesse d’ogni tipo.

Inserire l’obbligo di mandato per i parlamentari sarebbe un po’ come togliere l’indipendenza di giudizio ai giudici.

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Come le pecorelle escon del chiuso / a una, a due, a tre, e l’altre stanno / timidette atterrando l’occhio e ‘l muso; / e ciò che fa la prima, e l’altre fanno, / addossandosi a lei, s’ella s’arresta, / semplici e quete, e lo ‘mperché non sanno; (Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio III, vv. 79-84)

In questa situazione,  i parlamentari eletti nulla potrebbero di fronte alla loro eventuale successiva constatazione che le premesse-promesse elettorali che li hanno fatti eleggere e nelle quali essi stessi hanno creduto non sono realizzabili e realizzate: infatti, in quanto vincolati dal vincolo di mandato, i parlamentari sarebbero trasformati in  pecorelle costrette a restare in quell’area politica, in quel partito  e a dire si, si, sempre si alle proposte/ordini dei loro “mandanti”. Se poi, ad abundantiam, 4) venisse abolita anche la possibilità del voto segreto, il gioco sarebbe completo! A questo punto, i gestori della rete potrebbero proporre qualsiasi referendum propositivo senza quorum e il parlamento dovrebbe adeguarsi a nuove leggi, frutto della volontà di poche persone. In tal caso, dove sarebbe il potere? Chi sarebbe il vero detentore (occulto, ma mica tanto!) del potere? Chi sarebbe diventato novello democrator?

Who opened the door for the democrator? /  And how come he let in the market-conquistadors? /  Why is he acting as if he has something to hide? /  The privilege of the stupid is to be taken for a ride.

Ecco che una democrazia “diretta” (nel senso: diretta, indirizzata da pochi) avrebbe legittimamente distrutto se stessa.

“Dirigere”: modo infinito di un verbo della terza coniugazione, transitivo. In quanto transitivo (io dirigo un concerto), il suo participio passato (diretto, diretta) ha sempre il significato passivo: io sono diretto. “concerto diretto da una persona, il Direttore d’Orchestra”; pugno diretto al mento, dall’avversario; etc.. Quindi “democrazia diretta” significa “democrazia diretta da qualcun altro”.

Un commento: scrive G.P.: “Se io voto Tizio perché appartenente ad un partito, non posso accettare che poi Tizio cambi casacca in quanto sarebbe tradito il mio mandato”. Rispondo: è vero, ma fra i due mali io preferisco il minore, e cioè che Tizio tradisca il mio mandato ma che io non sia governato da un democrator o da una oligarchia.

TG3 del 23 luglio ore 19,00: un esponente di uno dei due partiti dell’attuale  governo, C. Jr. afferma: “Presto non servirà più avere un Parlamento”. Subito contestata da tutti, tuttavia l’affermazione è la punta di un iceberg antidemocratico molto, molto pericoloso che svela un’inconfessabile aspirazione (o piano d’azione?).

Scrive Giovanni Soncini:

Sulla “democrazia diretta” concordo in toto con Riccardo. La democrazia diretta, già oggi e ancor più domani alimentata dal Web e dai “telefonini intelligenti” avvantaggia i pifferai, e di pifferai magici sono piene le fiabe, e non sono mai a lieto fine. Sulla TAV nella situazione attuale è improponibile un tardivo ripensamento e, ancor peggio, sospendere i lavori, pagare le relative penali e interrompere per pochi km una dorsale ferroviaria di alcune migliaia  di km che unisce Lisbona a Kiev e che, a suo tempo, abbiamo richiesto con forza e fortunatamente ottenuto passasse a sud delle Alpi per inserire il nord Italia e la sua economia nel contesto europeo. Infine, a differenza di Riccardo, io sono stato da sempre favolevole alla TAV e considero errate le posizioni di chi insiste che i livelli di traffico merci e passeggeri attuali e prevedibili non giustificano i costi e i relativi impegni. Questi discorsi li ho già sentiti a suo tempo dai detrattori dell’A1 Milano-Napoli quando sostenevano, all’inizio degli anni ’60, che i livelli di traffico automobilistico e di merci non giustificavano un’autostrada a due corsie per ogni senso di marcia e il relativo impegno finanziario. Per nostra fortuna allora non abbiamo dato retta a queste obbiezioni ed abbiamo costruito l’autostrada.

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BICI SUL GARDA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 luglio, 2018 @ 6:43 am

Detto altrimenti: le foto del giorno       (post 3262)

davIn questi giorni le bici sul Garda sono di scena: innanzi tutto per la nuova tratta pedonale di Limone, percorribile anche in bici entro i 10 kmh (v. apposito post) e ieri per queste foto. E’ arrivato un gommone carico di …. ecco il titolo delle due foto. Ieri mattina, in attesa di andare a Trento all’Evento Restart di cui al post precedente, ero in spiaggia a Riva del Garda a godermi il sole prima della tempesta di acqua e vento che poi è arrivata la sera. Vedo arrivare alcune bici dal lago, su di un gommone. Subito qualche scatto! E quando mai mi si ripresenta uno spettacolo simile?

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davDi che si tratta? Niente di eccezionale, solo del “trasporto” delle bici di una catena alberghiera da un hotel all’altro della sponda del lago. Tuttavia da qui un’idea: così come prima le auto ed ora i bus turistici si sono attrezzati per il trasporto bici, altrettanto potrebbero fare i battelli e i motoscafi taxi del lago. E ciò per integrare quei collegamenti che ancora mancano (e probabilmente mancheranno ancora per molti anni) per circumnavigare via terra e a pedali il Lago di Garda.

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        La nuova B&B-BiciBarca

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Scrive Anna Moretti: “Mi pare una bella idea quella di  integrare i tratti senza ciclabile con mezzi “acquatici” però bisognerebbe non usare quelli a motore …”

OK Anna, hai ragione! ecco, ti invio qui a fianco un mio progetto ancora riservato, tienilo per te, lo  voglio brevettare …

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A parte gli scherzi, a Riva del Garda esiste da tempo l’idea (non ancora progetto) di un traghetto (ovviamente a motore) per biciclette. La navigazione “a pedali” credo che sia difficile per le mutevoli e talvolta improvvise e “forti” condizioni meteo del lago.

 

 

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RESTART restarts!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 luglio, 2018 @ 5:29 am

Detto altrimenti: ripartono gli eventi dellâ’Associazione RESTART! (post 3261)

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Restart Trentino, – un’associazione culturale voluta due anni fas da Donatella Conzatti – che inizia a ragionare dalla pre-politica, cioè dagli aspetti della vita che devono stare alla base di qualsiasi scelta politica a prescindere. Io ne sono il presidente e l’anno scorso abbiamo attivato ben  cinque Eventi:  lavoro, imprenditoria giovanile, parità di genere, famiglie con bimbi affetti dalla sindrome di Down, Autonomia. E quest’anno ripartiamo dall’Autonomia e dall’Economia dei territori di montagna.

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Oggi pomeriggio infatti si terrà a Trento il primo Evento Restart dell’anno. Restart Trentino . Si parla di Europa, di Stati Uniti d’Europa: sono entità che si costruiscono dal basso. Infatti solo il grado di decentramento distingue uno Stato unitario strutturato su provincie autonome da uno Stato Federale. Lo stesso vale per la distinzione fra l’UE e gli (da me auspicati, n.d.r.) Stati Uniti d’Europa.

Ma parliamo delle Provincie Autonome. Alle originarie ragioni storiche e amministrative che le hanno giustificate e generate, oggi si uniscono ragioni di democrazia. Premesso infatti che sistemi perfetti di governo non esistono (summa lex summa iniuria, dicevano i Latini), la democrazia è l migliore dei sistemi imperfetti. Tuttavia sempre più spesso si deteriora la catena di trasmissione della democrazia dall’elettore agli organi di governo centrale, nel senso che il movimento del voto , strada facendo, viene modificato ed allora il governo centrale non è più di fatto espressione dell’elettorato di base, bensì espressione di forze centriste autocratiche.

A ciò oggi si tende di reagire in due modi: uno (a mio avviso) è falso ed uno (a mio avviso) è vero. Quello falso è inneggiare alla democrazia diretta (ad esempio con l’introduzione del referendum propositivo senza quorum, dell’obbligo della calendarizzazione parlamentare e del vincolo di mandato) ed uno quello del ricorso alle autonomie locali (tanto più un sistema di governo centrale è autocratico, tanto più sorgono spontaneamente spinte autonomiste locali).

Perchè definisco falso il sistema della democrazia diretta? Perchè di fatto quel “diretta”  starebbe ad indicare che esiste comunque qualcuno che dirige la tua democrazia, per cui essa non è diretta nel senso di originaria dall’inizio alla fine del suo percorso, ma è diretta nel senso di participio passato del verbo dirigere – verbo transitivo nel quale il participio passato ha sempre significato passivo – cioè gestita da altri.

Al contrario il decentramento per mezzo di amministrazioni locali organizzate democraticamente significa l’eliminazione dell’influenza degli organi autocratici (alias poco democratici) centrali. E l’Autonomia Locale che tutti noi reclamiamo si badi bene non è un diritto degli enti nei confronti del governo centrale, bensì un postulato politico, una sorta di vero e proprio diritto naturale.

In un sistema politico gestito centralmente secondo una vera democrazia, non si avverte l’esigenza delle spinte autonomistiche periferiche in quanto non  necessarie. Ragionando a contrario, se ne deduce che …

Per venire ai giorni nostri, alle nostre imminenti elezioni amministrative, esiste una falsità  occulta alla quale dobbiamo reagire: alla nostra affermazione  “Non vogliamo candidati paracadutati da Roma , Roma risponde “Si, uno dei vostri, ma vi diciamo noi quale”. Ebbene, per noi sempre di paracadutisti, si tratterebbe!

Buona ripartenza a tutte e a tutti, ad iniziare dalla completa ripartenza dell’Autonomia del Pensiero di ognuno!

Ripresa 21 luglio

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IMG-20180720-WA0003Amici, quanto sopra è stato il mio breve intervento introduttivo, seguito da un ben più “spesso” contributo filmato di Herbert Dorfmann, il nostro parlamentare europeo. L’Evento è durato circa due ore: dibattito interessantissimo e soprattutto arricchente da molti punti di vista e la conoscenza è la base di ogni decisione. Le tre realtà : Bolzano, Trento, Belluno. Il Bellunese che si regge a fatica solo grazie ai finanziamenti di confine da Trento e ai risarcimenti del Vajont; area “dimenticata” dalla lontana Venezia; area montana molto pù¹ simile alle nostre nella quale fra l’altro vivono 40.000 Ladini. Se devo trarre una conclusione, oltre a quella scritta in grossetto quattro righe sopra, è che l’Europa si costruisce qui, partendo da questi modelli di integrazione regionale, dai contributi consapevoli e attivi della Gente e della Politica (le lettere maiuscole non sono utilizzate a caso).

Un’Europa delle Regioni, Regioni forti che conducano gli Stati a confederarsi su tre livelli legislativi e amministrativi: confederale, statale, ma soprattutto regionale contro il  cancro di un nascente, cieco e bieco nazionalismo-sovranismo. Quale può essere intanto un obiettivo concreto? Questo:  “I 38200 Belluno TN”

Intanto a Roma la Sen. Conzatti  lancia l’Intergruppo Parlamentare  “Territori di montagna alpini – Una nuova cultura di sussidiarietà  ed europea delle Regioni”.

Grazie quindi ai nostri ospiti venuti da lontano (Feltre, Belluno); all’organizzatore della serata Roberto Sani e alla sua ispiratrice Donatella Conzatti.

Il primo commento ricevuto. Scrive Fabio Pipinato :

Un complimento per l’incontro di stasera. Interessantissimo politicamente! Ottima scelta dei relatori. Finalmente si è parlato di politica.

Al che mi permetto di aggiungere: “politica” nel senso greco cioè di “teknè politika”, ovvero di capacità  di studiare (seriamente) affrontare e risolvere i problemi della città  stato (in allora) e del nostro Stato (oggi). Politica, in origine un aggettivo che oggi abbiamo sostantivato e che spesso erroneamente usiamo al posto di “partitica”.

Lentiai-Pedavena, 25 aprile 2015 (1)

Lentiai, 25 aprile 2015, Fiab Trento in bici per commemorare

P.S.: per i nostri amici del Bellunese: qui sul blog cliccate “Feltre” o “Lentiai” e troverete i resoconti delle nostre pedalate  fatte (anche) in occasione del 25 aprile e della frana del Vajont. Per vostra comodità  di lettura mi permetto di riportare qui la mia poesia Vajont:

VAJONT (Va-jont)

Va giù va giù

dapprima silente

e poi improvviso

cade

pesante nell’acqua ristretta e profonda

un monte ucciso dagli anni

e da un progetto assassino.

WP_20130727_020Bagliore di cavi tranciati.

Lampeggia sul monte!

Cos’è? Temporale?

Valanga di aria compressa

strappa i panni di casa

dai fili distesi

fluido maglio d’annuncio mortale

soffoca i muri indifesi

di una indifesa città .

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Dino Buzzati, il primo giornalista a raggiungere i luoghi della frana

Cos’è questo tuono?

Un Foen improvviso?

Chiudete le porte!

Non vedi ch’è solo?

Ormai superato il terzino!

Fa goal lo spagnolo!

Sibilante

più volte annunciato

maremoto alpino

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 Villa Buzzati

interrompe violento

azione

partita

la vita.

Dolori scheggiati

infangati

parole ormai mute

non legano più fra di loro

sbriciolati frammenti

di una impazzita ragione.

Pochi oramai gli occhi ancor vivi

tristi cavalli di frisia

a sbarrare la strada ed il passo

al nulla rimasto

svuotati di lacrime

dal troppo dolore

come il lago dal Toc.

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Domenica 29 luglio sarò una delle due guide che condurranno un gruppo di ciclisti di Fiab Trento nel percorso   Dobbiaco (m 1210) – Cimabanche (m 1538) – Cortina d’Ampezzo (m 1211) – San Vito, Borca, Vodo, Valle , Pieve e Calalzo di Cadore (m 806).

La buona politica è come andare in bicicletta: per progredire occorre pedalare!

 

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I SOCI (FIAB) RACCONTANO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 luglio, 2018 @ 2:42 pm

Detto altrimenti: FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, Trento branch     (post 3260)

(note redatte da un non-super-esperto-mtbiker in favore di altrettanti non-super-esperti-mtbikers)

Alla scoperta di percorsi ciclabili “segreti” nell’Altogarda Trentino: 30 km con una e-mtb con pneumatici slick (primo mio errore), partenza da Riva del Garda alle 07,30, arrivo alle 10,30 soste per foto comprese. Alimentazione: ½ borraccia di acqua e sali. Un giubbetto senza maniche (sarebbe servito con le maniche, secondo mio  errore). Consumo elettrico; 50% di una batteria da 400.

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           Il primo sterrato

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Premessa: salire da Riva del Garda a Ballino paese, 2 km prima del Passo del Ballino (h 1,30). Si tratta di circa 700 m di dislivello su 15 km circa (dipende da dove partite e quale delle due SP fate: quella che passa da Pranzo o quella che attraversa Tenno). Arrivati a Ballino, immediatamente dietro la chiesetta di S. Lucia  (che trovate alla vostra destra) si diparte una stradina asfaltata “Località Castil”: la potete “vedere” su Google maps, che l’ha fotografata per tutto il tratto asfaltato, poche centinaia di metri nel bosco con una pendenza che arriva al 16%. Indi inizia lo sterrato.

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davSuperata una sbarra anti motocross, lo sterrato – si trasforma in un sentiero sassoso con salite e discese abbastanza impegnative: suggerisco di non andare da soli (come ho fatto io, terzo e ultimo errore della giornata), così in caso di caduta potete avere un aiuto. Il sentiero è tutto in ombra e fa freschetto. Dopo alcuni tornanti in discesa, finalmente il sole. Superata una seconda sbarra anti motocross, il sentiero spiana e sovrasta il bellissimo Lago di Tenno, raggiungibile con facili deviazioni. Da qui con una ripida discesa (lastricato e asfalto) si raggiunge facilmente la frazione di Canale e ci si reimmette sulla SP che scende dal Ballino a Tenno-Riva. Su di essa, velocemente si raggiunge il Castello di Tenno, appena superato il quale si lascia la SP e si prende a sinistra sulla stradicciola asfaltata di cui al post n. 3253 (cfr. ivi).

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     Il Lago di Tenno appare alla vista!

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Arrivati all’immissione sulla SP in Località Volta di No, non prenderla ma immettersi subito a sinistra in altro sentiero segnalato per mtb e per ripidissimi tornanti cementati (sconsigliati per chi “soffre di vertigini” tanto è ripida la pista) si arriva ad Arco e da qui a Riva del Garda.

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Una variante meno impegnativa: per chi volesse godersi il bosco e la vista del Lago di Tenno, suggerisco di invertire il senso di marcia del percorso e partire da Canale (salita ripida), per fermarsi alla citata sbarra anti motocross e – dopo avere percorso il sentiero che circumnaviga il lago – rientrare per la stessa via. Il lago è ovviamente più facilmente raggiungibile da chi sale da Riva per le due citate SP (via Pranzo e via Tenno, ma così … sono capaci tutti!)

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         Canale e dietro il Lago di Garda

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Percorso per e-mtb con discreto allenamento o per mtb con molto, molto allenamento anche a salite e discese ripide, su fondi sasso-ghiaiosi-lastricati o cementati.

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Good e-bike  everybody!

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LA CICLABILE DEL GARDA A LIMONE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 luglio, 2018 @ 5:59 am

 

Detto altrimenti: cerchiamo di essere più specifici … (post 3259)

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           Troppo stretta!

La ciclopista pedonale da Limone verso il Trentino, 2 km a sbalzo sul lago. Sicuramente una splendida passeggiata, visto che non si può tecnicamente definire “pista ciclabile” a termini del DM 30.11.99 n. 557, GU 26.09.200, capo II°, art. 7, perché non ne ha i requisiti (larghezza inferiore al minimo di m. 2,5). Le autorità di Limone comunque si vantano molto del loro risultato ma dimenticano di dire che è stato reso possibile grazie ai denari trentini. Si vantano poi di avere dato il via alla realizzazione della Pista Ciclabile del Garda, dimenticando la nostra Pista Ciclabile che già attraversa tutto il lato nord del lago e le tratte della quasi-ciclabile in riva al lago che da poco dopo Tempesta conducono a poco dopo Castelletto. In realtà da sempre si parla della “pista ciclabile del Garda” un po’ troppo superficialmente non solo in relazione ai requisiti di legge di cui sopra, ma anche rispetto agli aspetti di impatto naturalistico ambientale; del coordinamento della realizzazione delle varie tratte; dell’attraversamento delle cittadine del Lago.

Tuttavia l’aspetto che in questa sede desidero sottolineare è quello delle priorità degli investimenti trentini. Mi riferisco al fatto che forse vi erano altri interventi “ciclabili” più urgenti rispetto a quello effettuato in favore della pur splendida passeggiata realizzata nel territorio del Comune di Limone, sulla quale – stante la larghezza insufficiente – è stato necessario limitare la velocità massima delle biciclette a 10 kmh.

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… e poi … da qui ancora su, al Bordala! Non è da tutti, nemmeno se “elettrizzati”!

In particolare mi riferisco al collegamento delle ciclabili dell’Altogarda Trentino alle ciclabili della Valle dell’Adige, superandosi i nodi del Passo San Giovanni e delle gallerie di Cadine. Il tutto con pendenze e fondi stradali “familiari” perché non tutte le famiglie sono in grado di “scalare” la salita della Vecchia Torbole; o quella da Torbole alle Busatte e da qui alla piana di Nago; nè sono in grado di arrampicarsi sulla vecchia pista romana da Prato Saiano a Nago; ugualmente non è suggeribile ad una famigliola di avvalersi della “Maza” per via del pericoloso traffico automobilistico anche pesante ivi esistente. Per non parlare della salita stradale da Bolognano al Passo Bordala o dello scavalcamento dei contrafforti del Monte Brione, imprese riservate solo a ciclisti giovani atleti molto, molto allenati! Inoltre, sicuramente prioritario è il collegamento ciclabile della Valle dell’Adige con la Valsugana, sulla quale investire anche in territorio veneto, là dove la pista è da anni interrotta per frana.

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        Ogni volta … un azzardo!

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Tuttavia, dum Romae consulitur … mentre si discute su questi grandi sistemi, con un investimento irrisorio – da subito – si potrebbero illuminare le gallerie della Gardesana Orientale a sud di Torbole, magari con un sistema di alimentazione ad energia solare, rendendole assai meno pericolose per i ciclisti di quanto non lo siano ora ed evitare in tal modo ulteriori incidenti mortali.

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P.S.. la Provincia Autonoma di Trento realizzerà la parte di sua competenza in buona parte in galleria per sfruttare una strada dismessa e soprattutto per non esporre i ciclisti al pericolo di caduta massi (cautela che fu ed è alla base della scelta di realizzare le vecchie e le nuove  gallerie per il traffico auto).

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OFELEE FA EL TO MESTEE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 luglio, 2018 @ 6:52 am

Detto altrimenti: pasticcere fa il tuo mestiere, ovvero ognuno faccia il mestiere suo … (post 3258)

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Dialetto milanese, non molto frequentato nei film del dopoguerra e nemmeno in quelli di oggi per cui meno conosciuto dai non-milanesi di quanto non lo siano il romanesco, il toscano, il napoletano, il siciliano. Tuttavia dialetto da rivalutare se non altro per questa sua massima di saggezza, particolarmente attuale oggi che nel governo del paese si fa fatica a capire chi deve-può fare cosa.

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       “A Malta, a Malta!”

Avevamo già due Papi ed ora ci ritroviamo anche con tre Presidenti del Consiglio di Ministri e due Vicepremier. Ma il bello (si fa per dire) è al livello dei singoli Ministeri: quello dei Rapporti con l’UE dice che occorre comunque preparare un piano B per il caso che altri ci caccino fuori dell’euro, poi subito smentito da uno dei due Vicepremier; quello degli Esteri non si è ancora visto; quello degli Interni allo stesso tempo fa il Premier, il Ministro della Difesa, dei Trasporti, della Navigazione; si fa riprendere dal Presidente della repubblica che telefona al Premier per farlo correggere; minaccia di dichiarare guerra a Malta, etc..; il Premier fa … no, anzi, “non fa” …

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                    “Savona”

Una riflessione in merio all’affermazione fatta dal Ministro per i rapporti con l’UE, subito smentita da una Autorità superiore, un Vicepremier. Essa è palesemente falsa ma … ma questo lo sapeva benissimo anche chi l’ha fatta, tuttavia l’ha fatta. Direte … allora la cosa non è poi così grave. Eh no, raga, scialla, calma, ora vi dico. Nel post precedente parlavo di informazione e comunicazione e – fra l’altro – sottolineavo come l’importanza di una affermazione non sia la sua veridicità, ma la reazione che essa determina in chi la riceve. E quale volete che sia la reazione dell’UE di fronte ad una simile affermazione, anche se poi subito smentita? Aumenta la sfiducia verso il nostro paese e lo spinge nella direzione voluta da chi vuole uscire dall’euro.

Ora, pur volendo riconoscere il massimo ella buonafede in chi l’ha fatta, cioè volendo ammettere che il suo autore abbia voluto mettere una pezza a quanto prima affermato (“Usciamo dall’euro!”) direi che gli è venuta male, che l’è pezo ‘l tacon del bus, per dirla in un altro dialetto, quello trentino: è peggio la toppa del buco che si voleva rattoppare.

O no?

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INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 luglio, 2018 @ 5:56 am

Detto altrimenti: due armi da maneggiare con cura     (post 3257)

Mondo anglosassone: nella gestione aziendale e del business da decenni si è passati dalla IT – Information Technology alla ICT-Information Communication Technology.

L’informazione è unidirezionale: io fornisco o ricevo un’informazione, ma non la discuto con il destinatario o con la sua fonte. L’IT è lo strumento per la gestione delle menti altrui: più io so, più potere ho.

La comunicazione … mi piace fare derivare il termine dal latino communis-actio, azione comune: l’informazione viene condivisa e soprattutto discussa fra emittente e ricettore. L’ICT è lo strumento del coinvolgimento, della motivazione dell’altro: più ragioniamo insieme, più forti siamo entrambi, più forte è la nostra squadra, il nostro gruppo, la nostra associazione, etc..

Questa la differenza fondamentale. Ma vi sono altri aspetti sui quali cerco di fare qualche ragionamento:  in merito ai contenuti di ciò che si trasmette o condivide.

La tecnica originaria della comunicazione era incentrata sulla verità o meno di ciò che si trasmette o condivide: nel momento in cui io dico, apprendo o condivido un’informazione la mia preoccupazione massima è la verifica della veridicità dei suoi contenuti. Ora accade invece che io mi stupisca nell’assistere che da parte di taluno si è adottata una tecnica diversa basata su affermazioni palesemente false, le quali tuttavia producono effetti e reazioni particolari nell’uditorio. Ecco la malizia di questa nuova tecnica: non mi importa di sparare cavolate, l’importante è che la reazione di chi le ascolta sia quella che io desidero.

Un esempio: “Se tu, cittadino italiano, sei disoccupato, la colpa è degli immigrati”. L’affermazione-informazione è palesemente falsa, ma la reazione dell’uditorio è quella che io voglio: c’è chi spara ai neri ma soprattutto c’è chi vota il mio partito politico.

Un altro aspetto sul quale mi permetto di invitare le mie lettrici e i miei lettori a riflettere è quello del rapporto verità-azione all’interno del processo comunicativo. La tecnica originaria prevedeva azioni per arrivare a dimostrare la verità dell’affermazione. Oggi conviene invertire questo rapporto e “partire dalla verità” per dare efficacia alle nostre azioni successive. Da qui discende che di fronte ad affermazioni-azioni palesemente non vere, premia di più una loro demolizione documentata che non la faticosa costruzione di un parallelo processo di verità “vere”.

Grazie per avere letto questo PP-Post Pesantuccio, a dire la verità … per di più senza figure, foto, disegni …

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