LIBRI IN POESIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 dicembre, 2017 @ 7:30 am

Detto altrimenti: dedicato a Mirna Moretti   (post 2998)

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Mirna, la blogger di lettura, la mia madrina blogger, lei che mi ha presentato all’editore di Trentoblog … il blog di Mirna e i libri della “sua” biblioteca mi portano a raccontare come io stesso, da quando sono in pensione, non sia più la stessa persona. Nel senso che sto vivendo una nuova vita. Migliore. Ombre, libri … che prima erano solo ombre. Ora sono realtà, bellissima. Davanti a casa mia, oltre il fiume Fersina, anni fa un cantiere, illuminato la notte. E una notte, alzandomi …

Ombre

La luce del cantiere

penetra la stanza

e disegna sulla parete

la danza delle foglie

incontrate

nel suo breve cammino.

Mobili dita

accarezzano i libri

a svegliare pagine assonnate

che s’aprono liete

all’invito.

E mentre le osservi

raccontare

le mille piccole fiabe

alla notte

ti sembra di rubare

ciò che avevi abbandonato

per la fretta di vivere

e che quindi da tempo

non era più tuo.

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VAJONT (VA-JONT, va giù …)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 dicembre, 2017 @ 9:04 pm

Detto altrimenti: per non dimenticare                         (post 2997)

 VAJONT

Va giù …va giù …

dapprima silente

e poi improvviso

cade

pesante nell’acqua ristretta e profonda

un monte ucciso dagli anni

e da un progetto assassino.

Bagliore di cavi tranciati.

“Lampeggia sul monte!

Cos’è? Temporale?”

WP_20130727_019

Siamo a monte della diga … là dove c’era il lago …

Valanga di aria compressa

strappa i panni di casa

dai fili distesi

fluido maglio d’annuncio mortale

soffoca i muri indifesi

di una indifesa città. 

“Cos’è questo tuono?

Un Foen improvviso?

Chiudete le porte!

Non vedi ch’è solo?

Ormai superato il terzino!

Fa goal lo spagnolo!”

Sibilante

più volte annunciato

maremoto alpino

interrompe violento

azione

partita

la vita.

Dolori scheggiati

infangati

parole ormai mute

non legano più fra di loro

sbriciolati frammenti

di una impazzita ragione.

Pochi oramai gli occhi ancor vivi

tristi cavalli di frisia

a sbarrare la strada ed il passo

al nulla rimasto

svuotati di lacrime

dal troppo dolore

come il lago dal Toc.

Ed io

pellegrino tardivo

posso solo indagare il Ricordo

affinchè il Ricordo non muoia.

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IL CANTO DI TRENTO A LA FERSENA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 dicembre, 2017 @ 8:56 pm

Detto altrimenti: mia anche questa … e dai che ci arrivo a 3000 entro il 2017!   (post 2996)

 Il canto di Trento a la Fersena

(tre foto di Manuela Dematte)

Sei vivo.

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       Ultimo sole dietro i rami sul Fersina

Mi parli col suono di luce

dei tuoi mille occhi di rivo

splendenti nel verde.

Dapprima

mi sembri annoiato

nel lento rigiro

che sempre conduce

al tuo limitato infinito

eletta dimora

di anatre urbane

ed aironi

in morbide anse di steli

ov’acqua

fra ‘l fiore che odora

con tenue sospiro si perde.

Ma ecco

improvviso

uno slancio

al pari del cervo brunito

che hai visto saltar le tue rive

braccato dal cane

ed hai ristorato

offrendoti invito alla sete

ed alle corse un po’ schive

del giovane re incoronato.

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    Bocca di Leone sull’argine del Fersina

Ancora …

hai negli occhi il ricordo

di una prudente marmotta

del falco

che lento

si libra nel cielo in agguato …

di un movimento …

di vita che lotta …

di tenero nido violato.

 

Tu nasci ove aria rinfresca.

Poi …

scendi la cima

scoscesa di valle tedesca

qual liquido velo nuziale

che adorni la Sposa Atesina

e rechi in pianura

la figlia del suolo innevato

i fulgidi pesci d’opale

il tenue lenzuolo

che dona ristoro all’arsura

di ninnula cuna

il manto di brezza

che stendi alla luna

ed olezza.

E dolce assopisci il bambino

cantandogli la ninna nanna

che i monti ti hanno affidato.

Tu sei Poesia

il capolavoro scolpito

IMG_7231

     La luna sottolineata fra i rami sul Fersina

del grande Pittore Trentino

che ascolto

rapito all’oblìo

insieme alle fronde

degli ippocastani

che sopra le spalle

ti fan capolino ondeggiando

e curioso

protendono il volto

sull’armonioso spartito

del tuo gorgoglio.

Ma ora prosegui il tuo viaggio

e mentre ricevi altre sponde

le mie vecchie mura imperiali

riflesse

ti rendono omaggio

più belle pe’ i grandi regali

che porti di piccole onde.

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GATTO DI MARE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 dicembre, 2017 @ 8:49 pm

Detto altrimenti: dopo Boccadasse, i suoi gatti     (questa è mia)   (post 2995)

Gatto di mare

Non insegui il Tempo

e grato

il Tempo

non ti rincorre.

thRAUDOUU2[1]Immobile sulla tela di un gozzo

assapori l’amico profumo di pesce

il caldo insperato del sole invernale

e mi osservi

col nobile sguardo

del marinaio antico

al quale ogni giorno tu presti la barca.

Voglio indossare

pantaloni di tela

colore del mare profondo

sfumati di bianco salino

sedere in silenzio al tuo fianco

su questo gradino

dal bordo ormai liso e rotondo

per non disturbare

segreti

ricordi

speranze

e tesori

dei gatti del posto

e dei pescatori.

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BOCCADASSE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 dicembre, 2017 @ 7:43 pm

Detto altrimenti: una poesia di mio figlio Edoardo       (post 2994)

BOCCADASSE

Degli anziani pescatori e di reti più ruvide,

appress’al varco uman

de l’abisso,

sottile serba l’eco antica

Boccadasse, e quell’innomato odor

d’anni votati alla pira.

th5YP9Q6OUTi vidi in grazia di neve,

nell’abito scomodo pei tetti tuoi sorpresi.

Ti vidi quando i sassi balzellavo

sul blu che t’appaga.

E ti vedo adesso, anfiteatro sul tardo mover

de’ gozzi,

ti vedo.

Son l’alieno.

son io il mondo che,

pria del tempo,

pur fu.

Al freddo bagno di luce,

seguo l’onde a macchia fuggir

via via più scure;

d’intorno, piangono secche sorti

quei legni traditi, or di raminghi felini

un soppalco.

Nel volger le spalle

al caro fraseggio de l’acque

saluto il guscio d’origine,

ma ‘l ligure mar a sua grand’arte

queta dei ciottoli gli spigoli,

e ‘l mio passo fa mesto.

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POESIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 dicembre, 2017 @ 7:39 pm

Detto altrimenti: dai che devo arrivare a 3000 post entro domani! Anche questa è mia     (post 2993)

POESIA

Ascolta.

Lascia che il vento

accarezzi la mente

e magico incanto

fecondi la vela

dei sogni.

Poi

come per gioco

scolpisce silente

il tuo sentimento

ammaliante polena

che apre la via

fra onde d’amore.

E’ tua?

E’ di tutti?

Non sai di chi sia

questa vaga sirena

che chiami Poesia.

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ANAUNIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 dicembre, 2017 @ 7:34 pm

Detto altrimenti: mio ero imposto di pubblicare 3000 post entro l’anno ed allora me la sto cavando con alcune mie poesie …. (post 2992)

Anaunia (Val di Non)

 

T’adorna corona di monti

tu stessa diadema regale

a smeraldi lacustri

di verde.

Ti apri allo sguardo

che insegue i gonfi altipiani

ondeggianti

qual giovane petto al respiro

plasmati da un vento

che scala le cime

e si perde.

imagesLa mente che t’ama

curiosa

più attenta ti scruta

e profonda

ov’acque percorron segrete

le nobili rughe

che segnan l’altero tuo viso

d’ antico lignaggio

e indagan

leggendo il passato

il tuo storico viaggio.

Risuonan le selve

di ferri e armature

latine

che scuotono i passi

per le aspre montane

tratture.

Tu, ramnus, romano,

tu, uomo del fiume

pagano

ora un altro è il dio che tu onori,

ma l’acqua è la stessa che bevi

del cervo

sacrifica preda

di principi vescovi

e di senatori.

E senti vibrare le note

di orda cruenta

le grida di donna

che arman lo sposo

a difender le messi

il figlio che piange

furor di Tirolo

equestre rimbombo

sul suolo

operoso

che viene a predare

ma inerme

di fronte ai castelli

s’infrange.

Munifica Rocca di luce

saluto lo Spazio

che scende

dal Tempio maestoso del Brenta

e dopo che t’ha generato

dall’alto di crine boscoso

cascata di pietra

a sponda atesina conduce.

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CAMPAGNA TOSCANA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 dicembre, 2017 @ 6:49 pm

Detto altrimenti: entro l’anno mi ero imposto di arrivare a 3000 post, ed allora pubblico mie poesiole …   (post 2991)

 

Campagna toscana

 La luce accecante

sprigiona profumo di terra

da zolle rimosse ne’ campi.

Le pietre a contorno son ricche

di more spinose e di fichi:

in siepi sinuose costeggiano il bianco tratturo

che porta ad antico podere.

Ascolti cicale.

Sull’aia

un popolo gaio rincorre il mangime.

All’ombra d’un fitto pagliaio sonnecchiano cani.

C’è acqua nel pozzo

e lunga catena stridente vi cala una brocca di rame.

Profumano i pani appena sfornati

e ‘l fuoco rallegra la propria fascina.

Un fiasco di vino sul desco richiuso con foglie seccate.

Nell’aria le mosche.

download (1)La stalla è vicina: giumente imponenti frantuman pannocchie,

corone regali sovrastano candidi corpi giganti

e gran carri stanchi riposan le ruote dal duro lavoro.

Filari frequenti ed ulivi perforan la coltre del grano.

Colori:

la terra di Siena

il giallo del sole

il verde d’olivo.

Prezioso convivio, colture scomparse,

memorie scolpite per sempre da tratti d’amore.

 

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BICICLETTA, DA STRUMENTO DI SOLO SVAGO E SPORT A MEZZO DI TRASPORTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 dicembre, 2017 @ 6:17 am

Detto altrimenti: veni, vidi, … bici!       (post 2990)

(questo è un “postaltrui”, di Manuela Demattè)

Inizia

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Per noi della FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta – da sempre impegnati per la diffusione di questo mezzo di trasporto,  per noi della FIAB che avvertiamo un gran trasporto nei confronti della bicicletta, è stata una grande soddisfazione quando il 21 dicembre è stata approvata la prima Legge Quadro sulla Mobilità Ciclistica : “Disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica”.

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dav

Per aspera ad astra: ce l’abbiamo fatta!

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Il merito va sicuramente alla FIAB, che ne ha scritto il testo già qualche anno fa – con tutti i contenuti delle sue battaglie – ma anche alla tenacia dei due primi firmatari, on. Gandolfi e Decaro. “Lo straordinario traguardo raggiunto con l’approvazione della Legge sulla mobilità ciclistica – dichiara la presidente nazionale FIAB – premia le tante città che faticosamente portano avanti politiche per la mobilità sostenibile e che, oggi, possono avere il supporto di una politica nazionale”. Siamo in periodo di regali e questo è probabilmente il più grande che si potesse fare a tutti quelli che – instancabili ed inarrestabili – usano la bici da sempre, ma anche a chi – incoraggiato dal cambiamento – la userà in futuro!

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Nel link trovate un’intervista esplicativa sull’importanza di questa legge:

http://trentinonatura.it/nuova-legge-sulla-mobilita-ciclistica-la-bicicletta-equiparata-ai-mezzi-trasporto/

Finisce

Gooood Biiiike everybody!

P.S.: al testo della legge io avrei aggiunto un articoletto: “E’ costituito un fondi di € …. alimentato dalle sanzioni di €… cadauna a carico dei Comuni che entro la data del … non abbiano dato precisa e completa esecuzione alla lettera ed allo spirito della presente legge, e dal quale sono attinti singoli uguali contributi in favore dei Comuni che invece abbiamo adempiuto a tale loro dovere. Il controllo e l’esecuzione di quanto sopra è demandato alle Associazioni Fiab locali con la supervisione della locale Agenzia delle Entrate“. Castigat ridendo mores .… direte voi, al nostro blogger piace scherzare … ma il concetto è serio, ovvero introdurre la motivazione “politica” per i Comuni a non essere accusati dalla popolazione (votante) di essere stati multati anzichè sovvenzionati! C’est l’argent qui fait la … mobilitè,  non pare anche a voi?

Allego qui il testo integrale della legge, che non è più un “disegno d legge”, bensì una legge!

disegno_legge_senato

 

 

 

 

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IO, UN LIBRO?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 dicembre, 2017 @ 6:28 am

Detto altrimenti: dai blogger, scrivine uno …                                  (post 2989)

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Alcuni amici mi chiedono perché non scrivo un libro. Perché no? Perchè ne ho già scritti due, diamine! Due, direte voi? Si certo, due dico io. Uno è la somma degli ormai 3000 post pubblicati in 6 anni. L’altro … la mia vita, quella della mia famiglia, oltre 350 pagine …Cosa? Lo volete leggere? No raga, cosa privata è, cosa intima. Comunque, visto che insistete, qualche brano ve lo posso riportare, come ad esempio quello che segue, con il quale ho cercato di capire quale emozione si provi ad imitare i lunghissimi periodi di tale Marcel Proust. Per ambientare storicamente il brano, tenete presente la mia data di nascita: 3 febbraio 1944. Buona lettura (ma prima prendete fiato per bene!):

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Inizia

I ricordi più lontani che conservo, ancora vivissimi come il buon sapore di una caramella appena sciolta in bocca, il calore di una stretta di mano, l’abbraccio di un amico o il bacio dell’innamorata, sono una lampadina azzurrata che si sforzava con poca convinzione di illuminare, con un effetto a metà fra l’oscuramento di una luce e l’illuminazione di una tenebra, una piccola parte del vano monumentale delle due scale interne del palazzo ove abitavo, una a destra ed una a sinistra, che si snodavano con rampe di una lunghezza tale che avrebbe consentito a noi ragazzi, qualche anno più tardi, di sfidare la sorte nel saltarle con un unico balzo di alcuni metri, illuminate ciascuna, di giorno, dal rispettivo lucernario a vetri, completamente comunicanti al centro dell’edificio su pianerottoli siti a livello intermedio rispetto a quelli sui quali si affacciavano, dalla nostra parte, formata da una sola ala del palazzo, due appartamenti, e quattro su quelli della scala destra, la quale era quindi al servizio di due ali dell’edificio, quella centrale e quella destra, e le ante delle persiane, dipinte da babbo di un marrone scuro, con un cerimoniale quasi sacro da quanto era solenne nelle sue decisioni di pennellare ora qua ora là, di ripassare un parte e non l’altra, di scostarsi per controllare il risultato da una posizione più confacente, inclinando la testa ora a destra ora a sinistra, e che avrei poi scoperto si sarebbe ripetuto ogni due anni, e nel quale egli svolgeva il ruolo di sacerdote domestico e di maestro, persiane le cui fessure erano state ostruite con carta di giornale che lui stesso vi aveva pressato per rispettare l’oscuramento notturno e che noi bambini, cioè io ed il mio fratello Beppe, che aveva tre anni ed era maggiore di me di due, cercavamo di strappare via con le piccole dita curiose, dopo che, una sera, quasi per caso, avevamo scoperto la cosa, non senza essere interrotti nell’operazione non appena, a nostra volta, venivamo sorpresi dai carabinieri (cioè da babbo stesso) a collaborare con il nemico alla sconfitta militare del Paese ad opera dei bombardieri alleati, che poi che alleati erano se ci bombardavano?

Finisce

images

                           Via Rodi

La casa in questione: un appartamento al terzo piano di un palazzo con ascensore, vista mare, in Via Rodi 10 interno 11 scala sinistra a Genova, quartiere la collina di Albaro, a 2 km dal mare. Tre corpi, noi si stava in quello di sinistra, separato dagli altri due dal grande vano scale doppie: le scale di destra servivano due corpi. La bomba “alleata” aveva colpito il corpo di destra (che c…!). Fra il secondo e il terzo corpo, all’esterno, un portone “finto” per garantire la simmetria della costruzione. Sul portone “vero”, il nostro, una scritta: “Labor omnia vincit” (sarà pur vero … cheppalle però!). L’ascensore, un Otis: le porte esterne in ferro battito, quelle interne a doppie antine vetrate: roba d’altri tempi, appunto! Riscaldamento  non ce n’era. Lo misero dopo, con i tubi a vista e poiché i soffitti erano alti tre metri, io sperimentai le mie prime scalate!

Ed ora una mia poesiola sulla mia città d’origine, quella d’allora:

 Ricordo di Genova

 

Pensavi ad un mondo inventato

ed alto volava il pensiero

che prima era tuo.

Il corpo restava seduto

davanti ad un libro di scuola

e dentro di te

esplodeva la gioia

per quella tua fuga segreta.

Ricordi? Ti vedi?

download (2)La penna tormenti coi denti

di legno e l’inchiostro ti sporca le dita.

La guardi segnare con tratti azzurrini

la coltre di neve

del bianco quaderno.

Raccolto nel caldo d’un’unica stanza

da un cielo segnato dai graffi

dell’ombra nascente

da piccola luce sospesa ad un filo ritorto

images (1)amica discende la voce

del vecchio apparecchio sonoro.

Conservi da giorni

la carta stagnola del cioccolatino

e credi che possa brillare

da sola

nel buio che attende silente l’evento

appena al di fuori dell’uscio

di questa cucina.

Ti vesti, vai fuori.

C’è buio in inverno, fa freddo.

Tu, speri che piova.

download (3)Ti piace che lavi le strade, i palazzi

che spazzi la costa

quell’acqua che il vento impetuoso

solleva ancor prima

che baci la terra.

Ti piace vedervi riflesse

le luci stradali ed i fari.

Il tram è stracolmo:

tu resti schiacciato ad un vetro

e soffi il calore del corpo

sui molti colori dei neon

che adornan fuggenti il tuo finestrino

a Natale.

download (1)E dalle sbandate

dal peso che ondeggia del corpo,

del tram che ora scende ora sale

conosci l’intero percorso.

E’ tua la città che ti parla

e suo il ricordo che scrivi.

 

Ciao, Zena!

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