domenica , 24 marzo 2019
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EVE ARNOLD – la fotografa a�?curiosaa�?

a�? Qual A� stato l’impulso che mi ha sempre spinto a fotografare? Se dovessi usare un’unica parola, sarebbe “curiositA�”. La grande capacitA� della fotografia di essere imprevedibile mi ha sempre affascinato a�? (Eve Arnold)

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Nata a Philadelphia, USA, nel lontano 1913 da una famiglia di immigrati russi, Eve Arnold, nome d’arte di Eve Cohen, ha cominciato a fotografare quando lavorava per uno studio di ritocco fotografico a New York nel 1946. Due anni dopo, per migliorare la sua tecnica, ha frequentato un corso di fotografia presso la scuola di Alexei Bradovitch, il mitico art director di Harper’s Bazaar. Lei stessa in The Unretouched Women, A�uno dei suoi tanti libri, parla di se stessa senza ritocchi e trucchi e cosA� racconta: “… Eravamo giovani e idealisti e facevamo parte di una confraternita piena di contenuti e competizione. Quando Werner Bischof e Robert Capa sono morti, nel 1954, ci siamo di colpo sentiti senza leader, o meglio, ci siamo sentiti senza padre. Avevo fame di risposte e il bisogno e la curiositA� di conoscere mi ha portato a imparare la professione che mi avrebbe permesso di viaggiare nel mondo, di vedere molti Paesi e molte culture…” Ed Eve di viaggi ne ha fatti veramente tanti: fu la prima donna fotoreporter per il Sunday Times A�e l’unica che viaggiava e scriveva i propri reportage. In cinquant’anni era riuscita a penetrare in Mongolia, a Cuba, in Afghanistan, nella Russia degli anni cinquanta, nell’Arabia Saudita e perfino in Vaticano, realizzando famosi reportage per i quali ottenne prestigiosi riconoscimenti internazionali. Sarebbe perA? un errore classificarla solo come una fotoreporter. Sono tanti infatti i temi che ricorrono nel suo lavoro e di cui lei stessa ne parla: “…sono stata povera e ho voluto documentare la povertA�; ho perso un figlio e sono stata ossessionata dalla voglia di fotografare la nascita; mi ha interessato la politica e ho voluto capire quali fossero i riflessi politici sulla vita di tutti i giorni. Sono una donna e ho voluto conoscere le altre donne”. Tematiche queste indubbiamente diverse ma che, a ben osservare le immagini che le trattano, hanno uno stesso denominatore comune: la curiositA� per la vita, in ogni suo aspetto.

 

Documentarista e ritrattista, Eve Arnold deve perA? molto al mondo dello spettacolo: grazie alla sua conquistata notorietA�, conobbe tutti quelli che contano nel mondo dei media e del cinema. Ha avuto un ruolo importante dietro le quinte del set: veniva chiamata spesso per il rapporto di amicizia che sapeva instaurare con le star che la trattavano come una della troupe. In questo modo lei poteva far partecipare la sua macchina fotografica anche alle situazioni piA? riservate, ricavandone foto rubate sempre naturali e che mettevano a nudo in ogni scatto l’anima del soggetto ritratto.

Sui set di Hollywood ha conosciuto e fotografato i protagonisti del cinema e soprattutto le dive piA? famose: da Marlene Dietrich a Joan Crawford, da Liz Taylor a A�Marilyn Monroe, con la quale ebbe un rapporto davvero speciale, testimoniato da ritratti che sono rimasti memorabili. A lei, diva in piena ascesa, Eve Arnold ha dedicato ben 5 libri in cui la fantastica Marilyn, che adorava la macchina fotografica e amava posare in studio, viene ripresa in diversi momenti della sua giornata di attrice e donna comune. Gli scatti piA? famosi di questo periodo A�hanno in parte offuscato il resto della sua produzione, ben piA? profonda e di maggior valore artistico delle pur belle e toccanti immagini della fragile diva morta suicida. Bellissima A? quella di Marilyn sdraiata sul letto vestita di tutto punto e assopita. Eve la regalA? a Marilyn ad un suo compleanno e, sempre nel libro in parte biografico The Unretouched Women, ricorda con una punta di umorismo le sue considerazioni: A�a�?Questa ragazza grassottella era molto infelice, perA? le devo molto perchA� le sue foto sono molto vendutea�?.

 

Ma Eve Arnold, fotografa di scena a Hollywood per tanti anni, anzichA� della gente famosa, preferiva raccontare di quella comune, degli incontri che aveva con loro, donne, anziani e bambini, che fotografava sempre con molto rispetto. Ed A? stato forse questo suo modo onesto e tranquillo di essere fotografa che le ha permesso di avere sempre con i soggetti che lei ha ritratto, siano loro divi o persone semplici, un rapporto speciale che A? stato la chiave per soddisfare la propria curiositA� di capire chi era la persona che stava di fronte al suo obiettivo.

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