IL CARDELLINO di Donna Tartt, ed. Rizzoli

pubblicato da: Mirna - 21 giugno, 2014 @ 3:03 pm

cop[1]Premio Pulitzer 2014.

900 pagine di lettura intensa, di piacere, di brividi, di momenti di sospensione.

Donna Tartt già autrice di Dio di llusioni e Il piccolo amico ha impiegato dieci anni a scrivere Il Cardellino, titolo originale The Goldfinch.

Romanzo di formazione, una sorta di “Grandi speranze” alla Dickens e  che verso la fine si trasforma in moderno thriller, ma che mantiene ininterrotto il filo conduttore della ricerca del senso della vita che per  un tredicenne in un lontano inverno era deflagrato in un museo di New York.

Tutto perduto, l’unico suo  amore, la madre, uccisa nella esplosione. Poco prima la visione di una coetanea dallo sguardo cangiante e i capelli rossi, un ferito  accanto a lui che gli indica di prendere il suo anello e il piccolo quadro di Carel Fabritius, maestro di Veermer, Il cardellino.

Perchè Theo ubbidisce al vecchio morente e dilaniato? Perchè è l’unico legame di vita in mezzo al caos, la distruzione, la paura.

E tutti i suoi difficili anni a venire saranno protetti come da un nume tutelare da questo piccolo quadro che sua madre aeva tanto ammirato e che il vecchio morente, poi si scoprirà un antiquario, gli aveva indicato. Ma Il Cardellino che lui tiene nascosto diventerà anche la summa delle sue paure, delle sue ossessioni. Si sente legato anch’esso  al trespolo come il bellissimo uccellino dorato  da una catena fortissima.

Theo si ritrova solo –  il padre ancora  latitante - non sa che fare. Viene affidato per un po’ alla famiglia del suo amico Andy, ma vorrà cercare la famiglia di colui che gli aveva regalato l’anello. E qui trova…e non siamo un po’ nel mondo di Dickens?  il buono e grosso  Hobie, restauratore e socio del vecchio dilaniato e Pippa la nipotina rossa sopravvissuta anch’essa all’esplosione.

Raccontare tutta la trama è un peccato. Chi vorrà leggerlo si troverà avvinto e incantato e forse annichilito da questo giovane disperato che cerca di ritrovare la felicità perduta con tutti i mezzi.

Entriamo in molti ambienti, quelli eleganti del suo amico Andy, nel negozio e laboratorio di Hobie, poi in Nevada, un Nevada allucinato di deserto e sospensione dove il padre, riapparso, lo porta a vivere.  La descrizione degli ambienti è “psicologica” , essi diventano vivi,  quasi creature  che interagiscono con i protagonisti. Ambiente sospeso, irreale, nella sua luce e nella sua polvere del deserto

Theo e il suo nuovo e per sempre grande amico Boris, un po’ russo, un po’ ucraino,  naufrago come lui.

E Il cardellino impacchettato e nascosto, quasi un’ancora di salvataggio, lo fa sentire meno mortale, meno ordinario. La sua bellezza è salvifica, un 28555571_da-mercoled-donna-tartt-il-cardellino-0[1]sostegno, una rivalsa, quasi un pilasto che sorregge il suo mondo.

Perchè forse la bellezza e l’arte sono le uniche salvatrici della disperazione  umana.

Bellissime pagine: dal suo amore per Pippa che lui sente essere  la parte illesa che aveva perso con la morte di sua madre,

al sogno di sua madre, finalmente, in una  Amsterdam nevosa e fredda, quando sembra che il cerchio della sua vita si concluda.

La bellezza di certi romanzi è quella che ognuno ci legge dentro e confronta  con altre letture, con  i suoi pensieri e il senso della vita.

E sebbene abbia fatto una sorta di ginnastica per le braccia (900 pagine ripeto !) vi consiglio di leggerlo, con attenzione, con pazienza, con il nostro solito atteggiamento di lettori golosi.

 

 

 

 

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