IL CONTRABBASSO, di Patrick Suskind

pubblicato da: admin - 20 Luglio, 2010 @ 6:32 pm

scansione0010 Ancora uno scritto sulla musica in attesa del post di Camilla. Questo è un libretto breve, di veloce lettura, un monologo di un musicista frustrato.  Il sottotitolo recita “Un fulminante monologo contro la vanità dei primi violini”, ma a me sembra soprattutto che venga sottolineata la solitudine umana che può essere raccontata sia da un controbassista, come in questo caso, ma anche da un’altra qualsivoglia persona.

Le scelte obbligate, le frustrazioni, le delusioni, la sensazione di inadeguatezza sono sentimenti che tutti possiamo provare. L’ Orchestra di stato può essere la nostra società e dentro di essa, oltre i primi violini, ci sono coloro che non riescono ad emergere nel modo desiderato o prescritto dagli altri…

Il nostro musicista, ancora giovane, che beve birra  mentre parla di sè e sfoga la sua acredine, il suo senso di disagio a voce alta ad un immaginario o reale interlocutore, è innamorato non dichiarato di Sarah, il soprano dell’orchestra, dalla voce ammaliatrice. Pensa che forse farà un colpo di testa durante il prossimo concerto: dalla terza fila dove suona urlerà il suo nome  “Sarah”, così sarà visto, licenziato come un…direttore d’orchestra…avrà fatto qualcosa sotto la luce dei riflettori.

Racconta della sua  scelta  musicale come una forma di ripicca verso i genitori da cui non si è mai sentito amato.

Contrabbasso, strumento grosso, imponente, è una base per l’orchestra, e per lui è il suo scudo, ma anche il suo impedimento. Lo sente anche come un corpo femminile attraverso il quale  trasmettere il suo eros, i suoi sentimenti frustrati, la sua infelicità.

Ora, il contrabbasso è senz’altro uno strumento femminile – ma mortalmente serio. Come certo anche la morte – siamo al valore sentimentale di tipo associativo – è femminile nella crudeltà del suo contenere, o, se si preferisce, nella sua inevitabile funzione di grembo materno; d’altra parte anche come complemento del principio vitale della fertilità, della terra natale e così via, non ho ragione?”

“Anche se non sembra, il contrabbasso è di gran lunga lo strumento più importante dell’orchestra. “ ci ricorda il protagonista nel suo desiderio  di rivincita. La sua amarezza è desolata, ma piena e “ebbra”. Le sue frustrazioni sono mescolate ad accenni musicali, a Brahms, l’unico che ha suonato il contrabbasso, a Mozart , Beethoven, all’inviso e antipatico Wagner, insomma al mondo della musica…musica eterna…come diceva Goethe “La musica è così in alto, che nessuna mente può afferrarla, e da essa si sprigiona un effetto che domina tutti e di cui nessuno riesce a rendersi conto.”

Quindi ci dispiace per la depressione di questo concertista, ma sentiamo in fondo in fondo al suo animo , il grande aiuto che l’arte gli dà e darà sempre.

Share

1 commento
Lascia un commento »

  1. There’s a sucker reborn every minute – PT Robertson