CATULLO, LE POESIE

pubblicato da: admin - 19 novembre, 2010 @ 8:05 pm

                                                                              Che sorpresa  graditissima il ritorno  di Luigi!scansione0008 E che ritorno!

 Sospeso momentaneamente   l’argomento Grande guerra la nostra matricola universitaria  ci  presenta oggi un post  che  parla di poesie d’amore. E’ intrigante come  ciò che avviene  intorno e dentro di  noi ci spinga a leggere o rileggere determinati libri. E la spinta dell’innamoramento è travolgente!

Rieccomi (finalmente!) a collaborare ancora per questo blog. Non ho avuto più il tempo da dedicarci che avevo un tempo, anche e soprattutto a causa dell’università e del lavoro. Devo dire che in questi ultimi mesi sono stato più in giro che a casa. Ma nonostante tutto, mi ci sono abituato e mi piace anche questo tran-tran giornaliero.

In questi miei mesi di “assenza” ci sono stati anche (finalmente di nuovo!) importanti sviluppi sentimentali; ma è proprio quello che sto provando in questo periodo che mi ha suggerito il tema per questo mio intervento: Catullo e le sue poesie, soprattutto quelle d’amore.

 

Ma chi era Catullo? Cominciamo con una breve nota biografica: Nasce intorno all’84 a.C. a Verona da famiglia benestante e in rapporti di stretta amicizia con Cesare. Dopo essere stato preparato dai migliori grammatici della Cisalpina, forse dopo aver indossato la toga virile (17° anno), si portò a Roma per raffinare, con i tradizionali studi di retorica, la propria preparazione culturale.
A Roma conobbe importanti personalità del mondo culturale: tra esse lo storico Cornelio Nepote, al quale è rivolta la dedica del carme 1. Ma, certo, ai fini della carriera poetica, si rivelò importante l’incontro con altri giovani, prevalentemente provenienti, come lui, dalla Gallia Cisalpina, interessati alla proclamazione di nuovi ideali di poesia, in aperto conflitto con la tradizione precedente. Tra essi, definiti sprezzantemente poetae novi da uno strenuo difensore della tradizione letteraria quale fu Cicerone, furono particolarmente cari a Catullo, Licinio Calvo ed Elvio Cinna. Accanto al poeta stava sempre, però, l’uomo, con i suoi affetti. Importante fu quello che lo legò al fratello, alla morte del quale (avvenuta nella lontana Troade intorno al 60 a.C.), per circa due anni, abbandona la dimora romana per far ritorno a Verona, presso la sua famiglia.
Importante -centrale si potrebbe dire, alla luce della traccia che ha lasciato nell’opera poetica- risultò certo l’incontro con Lesbia, la donna del cuore. Nel 57 andò in Bitinia, al seguito del governatore Gaio Memmio: l’anno dopo, sulla strada del ritorno, nella Troade, per la prima ed ultima volta, rese omaggio alla tomba del fratello (carme 101). Un paio di anni dopo, a trent’anni di età, la morte.

Particolarmente famose sono le sue poesie d’amore. Desidero prenderne in considerazione una, la più famosa probabilmente: Odi et amo (carme 85 del suo Liber). Ne riporto il testo:

 

               Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

 

Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.

Non lo so, ma sento che ciò accade, e ne sono tormentato.

 

È incredibile come con la poesia bastino due semplici versi per invocare un universo di richiami e di sensazioni. Una lunga serie di immagini e sensazioni che altalenano e a volte sposano gli opposti eccessi dell’animo umano, della passione allo stato puro. Miele e fiele, lacrime e baci, bile e seme nelle sue parole, che nascono dal cuore e rifiutando la salita verso la rielaborazione cerebrale, precipitano giù giù per le interiora, il basso ventre, gli intestini, per farsi viscerali e carnali, crude e dirette come lo sono state per chi le ha provate sulla propria carne. Uno stile dunque fortemente evocativo ed efficace, schietto e ardito, e ciò nonostante finemente cesellato, curato, attento, raffinato.

Nei versi di Catullo ritroviamo l’amore e l’odio, sentimenti contrastanti ma che convivono. È questa la bellezza dell’animo umano, e la bellezza sta anche nel fatto che non sono bastati duemila anni e più (forse) di poesie, di innamoramenti, di discussioni, di ragionamenti, per capirlo. Perché è anche difficile spiegarlo: conosciamo il momento in cui stiamo vivendo quei sentimenti, ma non riusciamo a comprendere perché o non riusciamo a spiegarlo, ci rifugiamo dietro ad un nescio: non so; fieri sentio et excrucior: sento ciò che accade e ne sono tormentato.

Ha ragione Roberto Benigni nel suo film La tigre e la neve che ho già nominato in questo blog a proposito della poesia, quando parla dell’amore: “Innamoratevi! Se non vi innamorate è tutto morto!”.

Questo è l’amore, il più bel sentimento che l’animo umano e l’uomo possa provare: amare e odiare allo stesso tempo, e non saperne il perché. Sentirlo sulla propria pelle, sentirlo nel proprio cuore, essere felicissimi nel sapere di aver trovato “l’altra metà della mela”, ma anche essere tormentati, passare notti insonni (chissà quante ne ha passate il povero Catullo per la sua Lesbia!).

E questo è anche il potere della poesia: sentimenti e sensazioni immutate nel corso dei secoli, perché dopo duemila anni, l’uomo non sembra essere cambiato.

 

Luigi

 

 

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6 commenti
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  1. Leggere il tuo post sulle poesie di Catullo, caro Luigi, mi ha riportato dolcezze e brividi della giovinezza. Anch’io e le compagne, assai convinte, dicevamo sempre, parafrasando in anticipo la frase del film “La tigre e la neve “, “E’ meglio un amore disperato che una vita senza amore”! Lo si diceva spesso quando le prime piccole o grandi sofferenze amorose arrivavano a tradimento. Ma quanta passione, lacrime, speranze, rivincite, gioie…quanta vita!

    La foto in alto è di un mio libro: anzi sarebbe di mio marito Piero. Glielo regalai per un San Valentino vent’anni fa. Lui amava le poesie latine e lo gradì moltissimo.

    Vivamus, mea Lesbia, atque amemus…Vita e amore a noi due Lesbia mia…

  2. Bentornato Luigi e grazie del bellissimo e profondo intervento… L’amore è il motore della vita, in tutte le sue sfaccettature e tu ce lo ricordi, da uomo innamorato… A volte ne abbiamo bisogno, almeno io, perchè presi dagli affanni quotidiani, le corse, i piccoli e grandi problemi, ci dimentichiamo quanto sia importante amare ed essere amati…

  3. E l’amore di coppia, dissimile da altre forme d’amore che io definirei piu’ “puro,” e’ appunto “misto.” Odi et amo e’ la felice intuizione di Catullo, quella per cui la persona amata come compagno/a non puo’ essere solo “oggetto” d’amore incondizionato, ma deve agire, ricambiando come “soggetto.” E l’ “odi” per me rappresenta non solo la tribolazione dell’innamoramento e una certa insofferenza nel provare questa tribolazione, ma anche e soprattutto la “lotta” dell’assimilazione con colui/colei che tu chiami “la mezza mela,” che e’ comunque “altro da se'” e come tale fonte infinita di fascino e di paura insieme. Evviva l’innamoramento! Bravo Luigi!

  4. Bravo Luigi! Forza uomini, in questo blog siamo in assoluta minoranza … facciamo sentire la nostra voce … evviva le pari opportunità anche senza Ministro …
    E poi, evviva la Poesia, poieo, creo … altra cosa ovviamente è il Creatore, ma anche a noi, umili ombre della Sua possenza, è concesso “creare” … e cosa di più bello e nobile se non la Poesia?
    Poesia è metrica e rima certamente, ma soprattuto è sfogo di sentimenti, di sensazioni, profumo di colori, suoni del silenzio, vuoti pieni di ricordi e di speranze, parole incatenate in libertà, scheggie di amore che colpiscono, feriscono, guariscono … Poesia è invito allettante, stimolo: “Sotto il ponte Mirabau la Senna scorre e il nostro amor” … scrisse quell’uno, ed io “Sotto i ponti di Trento Adige scorre e il nostro amor …”. E quell’altro: “M’illumino d’immenso”. Ed io: “Anch’io”. C’è sempre da imparare, a questo mondo …
    Un libro non nasce quando è scritto, ma quando viene letto. A maggior ragione “la poesia non è di chi la scrive, ma di chi la legge” (Il postino, Massimo Troisi). Ed allora, tutti, spostiamo un po’ la barra del timone del blog sulla Poesia. Coraggio …
    Riccardo

  5. They wrangle about an egg, and let the hens fly away. – German Proverb

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