L'ORATORIO DI NATALE, di Goran Tunstrom

pubblicato da: admin - 5 Dicembre, 2010 @ 8:10 pm

scansione0004Che il titolo non tragga in inganno: questo libro non è sospeso verso la serenità mistica  delle cantate sacre di J.S. Bach, è piuttosto un doloroso percorso di ricerca delle proprie radici e di risposte a quesiti “congelati”. Dove comincia un essere umano, fino a dove risale la sua storia, quali avvenimenti, quali passioni gli “hanno aperto i canali dell’anima?”

Tutto si dirimerà nella finale esecuzione de “L’oratorio di Bach” nella chiesa del villaggio di Sunne, in Svezia, quando Victor , ormai musicista affermato, vuole saldare un debito con il passato. Si ritorna quindi alla stessa composizione sacra di Bach quando la nonna di Victor, Solveig, leggera e fluttuante come un quadro di Chagall, muore in un incidente mentre si sta dirigendo verso la chiesa per farla eseguire, dopo quasi dieci anni di progetti e organizzazione.

La sua morte annienta il marito e i due figli Sidner e Eva Lisa, e il senso di perdita e di mancanza assale anche Victor, l’ultimo discendente, figlio di Sidner.  E’ una sua estrema necessità dirigere la corale di dilettanti di Sunne, suo luogo natale,  per rinsaldare quella tenerezza che si è persa con la morte di Solveig, per riannodare i legami affettivi che ne sono usciti lacerati.

E’ la storia di tre generazioni che va dagli anni’30 ai giorni nostri, che si sposta dalla Svezia alla Nuova Selanda; è un  racconto di una graffiante nostalgia che raggela anche i sussulti di creatività.

I personaggi sono tanti, c’è persino “in carne ed osssa” la scrittrice svedese, Selma Lagerlof, premio Nobel 1909.

Goran Turnstrom l’ha conosciuta personalmente  quando bambino la  ascoltava  durante  le letture collettive organizzate dal padre.

Nel folle inseguimento di amore e tenerezza perduti, nel desiderio di riappropriarsi di  quella gioia per la vita e per la  musica che Solveig aveva fatto risplendere, si snoda il cammino di Victor fino alla scoperta epifanica della musica- cattedrale sulla quale arrampicarsi sempre più, verso l’alto, verso una pacifica consapevolezza.

Non è un libro facile. E spesso angosciante, oscuro. Io lo lessi  nel 2000, durante giorni dicembrini di angoscia per la mia salute. La sua lettura forte fu catartica.

Lo stesso Turnstrom rispondeva alle critiche sull’oscurità di certi brani del romanzo “Per quel che riguarda la difficoltà di comprensione, la vita contiene molte cose incomprensibili che accettiamo e che ci rendono curiosi. L’arte non deve essere una conferma ma una porta su un mondo nuovo.”

Ogni periodo della nostra vita di lettori predilige un certo tipo di libri – non trovate ? – e perciò sottolineo ancora una volta come la nostra vita è strettamente intrecciata all’arte che ne è specchio,  rappresentazione e porta d’accesso verso un “mondo nuovo”.

L’Oratorio di Natale non è soltanto un susseguirsi e un intrecciarsi di episodi o esperienzi visionarie – si parla delle visioni di Emanuel Swedenborg, tanto ammirato da Jung – è anche un labirinto di linguaggi e un intrico di citazioni letterarie.

La parola in questo testo fa tutt’uno con l’anima di chi la pronuncia. Nella Bibbia dabhar significa sia “parola” che “cosa” che “fatto”.

Turnstrom fa dire a Sidner mentre si rivolge al figlio Victor ” Bisogna fare attenzione a non sporcare in giro con le nostre parole. ” E descrivendo le letture infantili di Sidner, il narratore commenta :

Aprire un grosso libro e immergervisi! Una giungla in una pagina, un fiume impetuoso nell’altra. Nessuno ti può raggiungere sulla cornice rocciosa tra il Punto e la Lettera maiuscola.”

 

 

Share

2 commenti
Lascia un commento »

  1. i libri in cui ci si può immergere sono il miracolo. A buon mercato, tutto sommato, sono i viaggi in luoghi inaccessibili a chiunque altro. Il lettore ci nuota, come una sirena, là dentro vive la sua doppia vita, quella liquida, quella dove il corpo si trasmuta in creatura di puro spirito. Poi , purtroppo , esce e allora anche con i libri , a volte ci si può scocciare. Non per la lettura (basta chiuderlo un libro che non piace e non succede niente, basta averne un altro) non per la lettura ma la per rabbia. Con l’editoria italiana, a volte. Nel 2008 trovai, per caso, un bellissimo romanzo, edito da Zandonai di rovereto. Di Laurent Mauvignier “La camera bianca” (titolo originale “Apprendre a finir”). Nessuna recensione, nulla di nulla. Un libro magnifico. Ne regalai molte copie.Non sentii più parlare di mauvignier. Ieri leggo una recensione di Tiziano Gianotti, entusiasta di un nuovo romanzo di Laurent Mauvignier,”Degli uomini” appena uscita da Feltrinelli (oggi me lo vado a comprare) dal titolo “Degli uomini” Ho cercato su google e vedo che Zandonai ha pubblicato, nel 2009, un altro romanzo di Mauvignier, di cui non avevo trovato traccia da nessuna parte. Ma è mai possibile che una piccola casa editrice non sia mai guardata con un briciolo di attenzione?Poi succede, come a Keller sempre di rovereto, che pubblicò, unico e primo, il Nobel herta Muller.Insomma Mirna, che ne dici???

  2. Questo libro che hai presentato, carissima Mirna, mi attira molto… Lo cercherò subito in biblioteca… E grazie alla splendida Camilla per i consigli su autori meno noti, ma che aspettano solo di essere scoperti…Devo leggere qualcosa anche di Mauvigner… Le giornate dovrebbero essere più lunghe però… Tra riunioni a scuola ed altre cose ormai riesco a leggere solo la sera, ma con gli occhi stanchi…
    P.s quest’estate è scomparso MIguel Delibes ,un grande romanziere spagnolo studiato all’università , alcuni romanzi sono davvero fantastici e innovativi ..Solo 2-3 opere sono state tradotte in italiano e non le migliori… Fortunatamente io l’ho letto in spagnolo, ma anche qui c’è stata una grossa mancanza dell’editoria italiana!