SULLA TORRE DEL CASTELLO IL TRICOLORE, di Luigi Sardi

pubblicato da: admin - 7 dicembre, 2010 @ 9:39 pm

1821926[1] Ieri sera non sono potuta andare alla riunione mensile dell’Accademia  tenuta, come sempre, nel luminoso salotto di Cristina Endrizzi. 

Pigrizia, troppo freddo e troppa neve, fatto sta che mi sono rinchiusa “a riccio” nel mio caldo e colorato nido. Ma ho pensato ai cari amici che si saranno dilettati con musica, poesie, racconti.

Fra loro anche Luigi Sardi autore del libro che ci presenta oggi  Riccardo 

 

Tipografia Editrice Temi s.a.s., 2008

Oltre 300 pagine, €18,00

 

Mirna mi ha invitato a segnalare un altro libro impegnativo. Eccomi qui.

L’altra sera, nel Palazzo del Maffei (ex convento) a Lavis, in una serata organizzata dall’Associazione Culturale Lavisana, accompagnato da mio genero Lavisano Daniele Donati (il papà di Sara, per intendersi: Nel frattempo, a qualche decina di metri, a casa sua, “Sara dorme”!), ho assistito alla presentazione del libro da parte del suo Autore. Nell’ulteriore frattempo, ho letto il libro.

Cronaca puntuale di quella parte dell’armistizio che ha riguardato il Trentino.

Ma soprattutto riflessioni sul fatto che – sempre – la Storia è scritta dal vincitore. Solo che dopo un po’ di anni, la Storia si riscrive da sola, e questa volta è quella vera, non quella del vincitore. Ricordate il Manzoni? La realtà è tale per cui non la si può tagliare col coltello per cui la verità resti tutta da una parte ed il torto dall’altra …

Così è andata, ad esempio, per la cosiddetta “conquista del West” (almeno quella l’hanno sempre chiamata conquista e non liberazione).

Liberazione o conquista? Liberazione di etnie e territori “italiani” o conquista del ruolo di grande potenza europea?

La stessa domanda mi si è posta a proposito del nostro Risorgimento, almeno dopo la lettura di “Terroni” di Pino Aprile, per quanto ha riguardato la liberazione/conquista del Meridione.

La stessa domanda me l’ero posta leggendo “Il fuoco nel porto” di Boris Pahor, documentandomi sugli “interventi” dei fascisti contro gli Sloveni di Trieste.

La stessa domanda può sorgere alla lettura dei libri di Pansa … almeno nel senso che se le idee e gli ideali giustamente restano diversi fra loro, gli uomini morti sono tutti uguali … ma qui la storia è ancora troppo recente per essere ripresa senza strumentalizzazioni politiche.

Non si tratta di revisionismo, ma di completare le lacune che la storiografia ufficiale post eventi bellici ci ha lasciato.

Nel bel libro di Luigi troviamo gli Alpini. Io stesso lo fui, prima alla Taurinense (sergente) e poi alla Tridentina (sottotenente). E troviamo anche gli Alpini austriaci nati in Trentino. Uomini contro …è’ stato il titolo di un bel film, se non ricordo male. Nel libro di Luigi … Italiani contro, purtroppo.

Troviamo ufficialetti che diventeranno famosi. Fra in tanti, tale Sandro Pertini, che fa accampare il suo reparto in Piazza Pasi e ordina di distribuire rancio e provviste alla popolazione ed agli ex nemici (in divisa, disarmati) affamata. Troviamo Piero Calamandrei, poi padre della Costituzione Repubblicana dopo la seconda guerra mondiale, toscano doc., del quale ricordo un intervento la cui registrazione ascoltai da studentello di legge: “Quello che si disinteressa della sua Costituzione, della sua Patria è un po’ come quel passeggero di una nave al quale stavano comunicando che la nave stava affondando e che rispose: “E che m’importa? Un è mica mia!”.

Alto Adige terra di confine e Trentino no?

Trentino … I Trentini della zona occupata dagli Austriaci furono deportati in Boemia. Quelli della zona occupata dagli Italiani, nel sud Italia. Più terra di confine di così!

Il caos e le inutili morti generate dalla improvvisata modalità di definizione dell’armistizio che pose fine alla prima guerra mondiale, almeno per il Trentino richiamano alla mente ciò che accadde – sempre per lo stessa causa – dopo l’8 settembre del ’43 … ma la Storia non dovrebbe essere Maestra di vita?

Mi sto dilungando. Devo concludere.

  1. Le popolazioni, in armi o meno, sono condotte alla guerra da “altri”. Alla fine, nei vincitori e nei vinti, quando non vi è più “l’ordine di odiare il nemico”, in una certa misura resta l’inerzia della gestione di un ruolo che era stato loro imposto. Ciò non deve accadere. Né la guerra né questo “dopo guerra”.

  2. Paul Goma, nel libro da me citato su questo blog “Nel sonno non siamo profughi”, scrive che un nemico ferito non è più un nemico, ma un uomo che ha bisogno del tuo aiuto.

  3. Nello stesso libro leggiamo la tragedia di una terra di confine, la Bessarabia, nella quale il fronte di nazionalismi diversi è passato molte volte.

  4. Nel bellissimo libro “Eva dorme” di Francesca Melandri, leggiamo la nascita e l’evolversi, dalle cause agli effetti, dei problemi della nostra terra di confine, l’Alto Adige.

Ebbene, riflettiamo insieme al libro di Luigi Sardi su tutte queste diverse esperienze, cogliamone i tratti comuni: potremo capire come i corsi storici tornino, in veste di ricorsi. Tutto questo ci deve insegnare a non ripetere gli errori del passato e a convivere in pace.

 

Mi permetto qui di offrirvi una mia poesiola:

 

Alpini in Adamello

 

E’ notte in trincea.

Il freddo

sconfigge un cuore

troppo stanco

per riuscire ad odiare.

Il vento fa il resto

e trafigge

gli ultimi avanzi

di una volontà

arruolata con la forza.

Pensa l’Alpino:

“Dov’è tutt’Italia che al fianco mi sta?”

Se almeno sparasse il cecchino

sarei meno solo …

Se almeno cadessi per terra

colpito …

sarebbe finita

la pena

dei giorni di guerra”.

Ma sotto la luna

gli parla in dialetto

la Cima Presena:

“Schersuma pais?

Coraggio,

Vedrai che ci torni

alla tua Pinerolo!”.

 

Ce la vedete la Cima Presena (m. 3068, n.d.r.) che parla in dialetto piemontese?

Riccardo

 

condividi

Nessun commento
Lascia un commento »

  1. Il post pecedente, La controvita, di P.R., le osservazioni di Stefania e il piglio di Riccardo, che finalmente, ci dice, legge e legge traendo tutto il possibile da ogni tipo di lettura, facendo incessanti e lucidissimi collegamenti tra la storia e la vita e le storie e le vite, mi è proprio piaciuto. sono molto contenta che Mirna abbia scovato in biblio “tutti i viventi”- un gran bel libro, dove è la letteratura a trionfare e questo (come con la musica)è , credo, l’essenziale, la bellezza di cui abbiamo bisogno. Oggi Riccardo ci parla di tricolore, sempre fuori da qualsiasi retorica. E meno male. I libri di Pansa non mi piacciono affatto : penso che abbia trovato il filone “giusto” per vendere a una fetta di mercato che non aveva raggiunto. In questo Paese sempre diviso in apparenza, in realtà confusionario e bisognoso di un padrone, onnipotente e mostruoso, hanno preso il sopravvento i “rinoceronti” , ricordate Jonesco? I loro zoccoli stanno correndo così vicini e, in fondo, piano piano, pochi resisteranno. Sono rimasta, ancora una volta, colpita dal fatto , il solito fatto, che anche con l’ultimo terribile episodio della sparizione di una ragazzina, il capro espiatorio era già pronto. Con tante speranze che fosse lui, lo straniero, abbronzato, a caricarsi dei delitti familiari, orrendi, in aumento continuo, che distruggono vittime fragili e indifese.Per questo fatto ho rotto un’amicizia “secolare”. Odio il razzismo, non si può conviverci come se nulla fosse. O no?

  2. @ Mirna. Se entrerai nel mondo di Banville dovrai darmi udienza, un giorno faccia a faccia. Il giallo dove è sempre notte è il primo dei tre fin’ora scritti da B. E l’anatomo patologo, strambo e dolente ma con cuor di leone è il papà di Dapfne. Insomma, quando sono a secco di libri come dico io, mi rileggo i veri Banville e , pur esendo tutti scarabocchiati e sottolieati, letti e riletti, ci trovo sempre fonti ferruginose e benefiche. ma bisogna imboccare i giusti sentieri . Ho cominciato il libro di Laurent Mauvignier e mi sembra incredibilmente potente la sua scrittura. Vedremo.Un saluto a tutti.