ITACA E OLTRE, o la ricerca delle radici

pubblicato da: admin - 19 Febbraio, 2010 @ 8:08 pm

DSCF1168scansione0025Desiderio di Trieste, del suo mare azzurro, del vento zingaro, del suo tempo sospeso. E chi meglio di  Claudio Magris, triestino di nascita e di cuore, ce ne può regalare una pennellata?

“Itaca e oltre” è un raccolta di brevi saggi in cui l’autore analizza le due antitetiche direzioni dell’andare: il ritorno e la fuga, il raggiungimento e la perdita dell’identità, insomma la continuità e i cambiamenti dell’essere umano.

Si parla di Svevo, di Joyce che a Trieste hanno vissuto e scritto, di Musil, Mann, Kafka  e tanti altri e soprattutto dei temi del pensiero contemporaneo.  Saggi brevi ma intensi in cui “l’interpretazione lettararia si alterna alla testimonianza autobiografica…”

Io mi soffermo sull’ultimo capitoletto “I luoghi della scrittura: Trieste” in cui Magris si chiede  quale sia il rapporto che esiste fra chi scrive e il luogo nel quale si “condensa l’immagine determinante del mondo”. Scrittore è … sia il grande autore che  il piccolo “artigiano di parole”, colui che sottolinea la propria vita scrivendola.

Ma quali sono i luoghi che noi sentiamo primari, quelli in cui le nostre radici affondano, qual è la nostra Itaca a cui tendiamo per un ritorno duraturo?

L’altra mattina al bar parlando con Maria Teresa”Kessler” abbiamo considerato che ad entrambe mancano le radici geografiche essendoci spostate  spesso da una città all’altra, lei da Genova, Tortona , Monza, Milano e Trento, io da Merano, Carpi, estero, infine a Trento con marito ligure. Possiamo trovare le radici dentro di noi, certamente; Maria Teresa rifletteva  che proprio le care amiche che incontriamo ormai da anni nella accogliente casa di Cristina sono diventate il punto fermo di riferimento. Gli affetti ci ancorano, ma qual è il luogo del cuore che, come spiega Claudio Magris, ci emoziona con il suo lessico, le inflessioni della pronuncia, le tradizioni, i volti…quello che riconosciamo automaticamente?

Chi legge questo blog potrebbe rispondere. So che tante amiche leggono, ma non riescono o non vogliono scrivere o per impossibilità tecnologiche, o per poco tempo, o per pudore. Peccato, sarebbe così interessante il dibattito anche se soltanto virtuale sulle tematiche della nostra vita e soprattutto sugli spunti che la letteratura ci offre.

Ma per tornare alla ricerca della nostra Itaca… sappiamo  qual è? Non tutti riescono a trovarla, dice Magris, anzi ci racconta di Slapater che ha nostalgia di una patria che non esiste in alcun luogo. Nato sul Carso, di sangue italiano e boemo,  Slapater studia a Firenze, vive a lungo a Trieste, muore al fronte nel 1915. Egli  idealizza il suo punto di riferimento con Trieste che lo attrae e lo respinge, e  che è una sintesi fra il mare italiano e il carso sloveno.

Trieste, città contradditoria, in cui tutto coesiste: impero asburgico, fascismo, Quarantacinque, nazionalismo, indipendentismo, esodo istriano, sapienza caparbia mitteleuropea, ebraismo, placidità friulana.

Ci si sente ovunque e in nessun luogo e in questa sospensione sembra urgente la necessità di scrivere per ancorarsi a questo non-tempo zingaro, a questa città di frontiera  dove i poeti proprio nel sentirsi profughi e randagi  sanno di esistere.

Voglia di Trieste, del mare nostro e di altri, del caffè Tommaseo, di scrivere per ancorare  la propria identità in un viaggio alla ricerca della stessa. Poesia, città-nave che come Trieste c’è e non c’è, ma ci spinge a cercare.

Chi ha trovato la propria Itaca, e dove?   E chi invece ancora la cerca?

 

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6 commenti
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  1. Io non mi sono mai spostata dai luoghi dove sono nata e cresciuta ( viaggi a parte ovviamente ) e quindi mi sento fortemente ancorata alla realtà trentina… Ma questo lo sento anche come limite perchè non ho mai vissuto per lunghi periodi lontano da qui. Però c’è un luogo dove mi sento in pace con me stessa, appagata e felice, fuori dai soliti luoghi da me frequentati… Anzi due. Uno è Firenze, una città che adoro, con la sua gente , i suoi colori, le sue bellezze artistiche mozzafiato. L’altro è Londra, i suoi mercatini, Camden Town, Piccadilly, camminare per le strade affollate brulicanti di gente sempre di fretta … Senza nulla togliere alla bellissima Parigi, Londra è la città che mi attira maggiormente tra le capitali europee e vorrei tornarci presto perchè sono più 10 anni che non ci torno!

  2. Anch’io, viaggi a parte, non sono mai andato per un lungo periodo di permanenza in luoghi che non fossero quelli in cui sono nato e vissuto. Ritengo (ma non si può mai sapere nella vita) che la mia Itaca sia il mio paesello di montagna in cui vivo, piccolo ma forte al tempo stesso, vicino alla città ma anche isolato quanto basta.
    Però c’è un luogo dove le emozioni si accavallano, dove l’uomo non può e non dovrebbe mai stabilirsi troppo a lungo: la montagna. Lì vigono leggi diverse da quelle della città, dove si è soli con il proprio cammino davanti, nel silenzio assoluto. E’ una sorta di “Itaca 2” per me, ma se qualcuno ha mai assistito agli spettacoli che la natura offre nei vari momenti della giornata e nelle varie stagioni, beh… sa di cosa sto parlando.

  3. Anche se ormai ho trascorso la maggior parte della mia vita qui, mi sento ancora senza radici, un po’ come un mazzo di fiori recisi, soprattutto adesso che ho terminato il mio rapporto con il mondo del lavoro. Come dalla guerra di Troia, sono sopravvissuta sana, ancora integra e sento sempre di più un desiderio di ritorno, non necessariamente ai luoghi fisici dell’infanzia, ma a un luogo che si mescola con la realtà e con un mio mondo ideale. Il mare è una componente importante di questo ritorno, come pure la bellezza che l’arte ci offre nello scenario delle nostre città sia grandi che piccole. Penso a Venezia o a qualche piccola città della Toscana e immagino come possa essere vivere là. Intanto continuo il viaggio, sperando di riconoscere in tempo Itaca.

  4. Itaca… io la scrivo con l’acca. ITHACA. Per me il luogo coincide con il nome. Ithaca e’ il mio rifugio, il contenitore del mio io piu’ libero ed indipendente, il posto dove mi vengono i brividi a tornare e a stare. Ithaca e’ una cittadina di poco piu’ di 30.000 nell’alto stato di New York, equidistante dalla grande mela e da Toronto. Si trova nella cosiddetta regione dei “Fingerlakes” e si affaccia infatti su uno di questi 5 laghi “a forma di dita”, il Cayuga Lake. A Ithaca ci sono amene colline, anche ripide, belle passeggiate e ampi boschi. C’e’ un “downtown” pittoresco anche se piccolo, con una zona pedonale (molto rara nelle citta’ degli Stati Uniti) e una tranquilla zona residenziale dove c’e’ il mio appartamento. A Ithaca c’e’ soprattutto Cornell, una grande universita’ in tutti i sensi, che ospita tutti i Dipartimenti a cui si possa pensare, molte migliaia di studenti da tutto il mondo e una certa larghezza di vedute – cosi’ rara di questi tempi. Ecco che allora la poesia della piccola Ithaca si arricchisce di ristoranti internazionali (Sushi Bar, Thai, cucina italiana, francese, messicana, vietnamita, cinese, indiana ecc.), di cinema, di negozi dai prodotti disparati (i miei due preferiti: quello tibetano e quello africano). Ithaca e’ un posto piccolo dove ti senti aperto, sembra nel mezzo del nulla ma e’ pregno di energie. Il Dalai Lama ha scelto Ithaca, una piccola casetta rossa sul Cascadilla Creek, come sede del suo tempio tibetano nell’America settentrionale.
    C’e’ qualcosa di speciale a Ithaca, forse il nome mi influenza, forse invece ho capito il significato del nome dopo aver conosciuto questo posto. Per me,al momento, Itaca e’ il posto dove mi sento piu’ IO di tutti gli altri posti, quindi esula dalle radici e dai desideri. E’ la miracolosa realizzazione del potenziale in un posto e in un momento.

  5. Michael Corleone~ Never hate your enemies it affects you judgment.

  6. I’m not sure why but this blog is loading extremely slow for me. Is anyone else having this issue or is it a problem on my end? I’ll check back later on and see if the problem still exists.