Codice Cavalleresco Italiano, una speciale Lettura di Riccardo

pubblicato da: admin - 22 luglio, 2011 @ 11:02 am

Mi ero dimenticata di questo particolare post inviatomi da Riccardo tempo fa. Meno male che il PC di Borzonasca, obsoleto e dispettoso, me l’ha conservato. Non ha conservato invece i ricordi profumati della Toscana sempre di di Riccardo.

Estate, tempo di letture varie che esulano un po’ dai nostri consolidati gusti, confrontiamo titoli con persone che vediamo meno frequentemente e scopriamo cosi’ nuovi autori interessanti. Ho parlato con Grazia, Grande Lettrice di Borzonasca e molto presto scrivero’ del suo approccio verso i Libri e delle sue Letture. Intanto Grazia mi ha prestato sette libri che vanno ad aggiungersi alla pila sul comodino.

Evviva! Mi sento ricca! Ieri sotto il nespolo continuavo la lettura del libro regalatomi da Miki…il profumo del mio gelsomino era quello dei gelsomini di Tetuan dove si svolge la storia…ma anche di questo parlero’

Intanto godiamoci cio’ che ci ha scritto il nostro Riccardo.


Comm. Jacopo Gelli

Codice Cavalleresco Italiano

Manuali Hoepli

Ulrico Hoepli Editore Libraio della Real Casa – Milano

XI° Edizione riveduta (24° e 25° migliaio)

Anno 1912

Prezzo non indicato (l’edizione XI° del 1906, non ancora riveduta, costava Lire 2,50. Dello stesso autore, numerose pubblicazioni in materia di duelli, armi da taglio, francobolli, bigliardo, ginnastica maschile, come scrivere le lettere, come divertirsi, come parlare in pubblico: quale ampiezza culturale, quale profondità di scelte! N.d.r.).

Ed ora, un po’ di riso amaro! Innanzi tutto chissà se Jacopo Gelli era il nonno di Licio? In ogni caso sono lieto di avere casualmente recuperato un po’ di storia, fra gli scaffali di mia suocera, classe 1920. Il libretto era di suo suocero, cioè del padre di mio suocero, ovvero del nonno paterno della madre dei miei figli, cioè del nonno paterno di mia moglie insomma, chiaro? Il nonno Luigi era ligure e socialista (cavoli suoi col fascismo, vi assicuro!), un vero gentiluomo per di più ritenuto tale dai pronipoti anche e se non altro per il fatto di possedere una copia di questo “quinto vangelo”. Infatti … … pag. 2: dicesi gentiluomo l’uomo onesto e retto il quale a tali virtù accoppia il volere di chiamare a tenzone singolare l’offensore, sempreché trovi quattro persone per bene che riconoscano questo suo diritto e lo accompagnino sul terreno della pugna.

Istruzioni per l’uso, insomma, un libretto di oltre 300 pagine, quasi tascabile, non si sa mai, è sempre bene essere pronti e documentati.

Alcune chicche: i quattro gradi dell’offesa. 1) Offesa semplice, contro il prestigio della persona: ad esempio, “sei ignorante, non hai cultura”. 2) Offesa grave, contro l’onorabilità della persona: ad esempio, “sei bugiardo, sei codardo”. 3) Offesa gravissima, contro l’onore della persona, ad esempio: “sei fedifrago”. 4) Offesa atroce, contro la famiglia della persona, ad esempio: “tua moglie è di facili costumi e tu, di conseguenza, sei …”

L’offesa può essere a parole o con vie di fatto. L’offeso con vie di fatto consumate (non quindi solo tentate) ha diritto alla reazione avvalendosi di qualsiasi arma od oggetto contundente (atto a contundere un dente? N.d.r.). L’offeso con ingiurie di primo e secondo grado ma senza vie di fatto il quale reagisca con vie di fatto, diventa offensore. Lo schiaffo non è “una via di fatto” bensì equivale ad un’offesa. Infatti non è dato per ledere il fisico, ma l’onore.

Duelli al primo sangue? Ma scherziamo? Chi vogliamo prendere in giro? Infatti, la legge direbbe così, ma se ciò fosse verbalizzato (già, perché c’era anche il “notaro” del duello) i duellanti farebbero ben meschina figura: tanto chiasso per nulla, per poi cessare di battersi al primo graffietto … ma via, siamo seri, non può essere. Ed allora, duelli all’ultimo sangue? No, la legge li vieta e li paragona all’omicidio. Ed allora? Fatta la legge trovato l’inganno. Si verbalizzerà solo “duello” e si doteranno i duellanti dei guantoni da schermitore sportivo i quali eviteranno ogni possibile graffietto alle braccia, riservando quindi la conclusione a sciabolate mortali, quindi serie. Oh, ecco che ci siamo! Questa è vera civiltà.

Ma no, invero erano civili … infatti l’offensore poteva scusarsi ed evitare lo scontro, ma non quando ormai si era sul “terreno di gioco”. in tal caso infatti le scuse equivalevano al rifiuto a battersi per codardìa. L’era pezo ‘l tacon del bus …

L’ “onore delle armi” (cioè il battersi a duello) è vietato a:

  1. chi si sia dichiarato responsabile di atti altrui;

  2. chi abbia percosso il padre, la madre, una domma, uno storpio;

  3. chi sia insolvente di un debito d’onore o è giocatore di mestiere;

  4. chi sia debitore e offensore del proprio creditore;

  5. chi sia stato escluso da un club, circolo, reggimento, corpo o associazione, per ragioni che ledono l’onore;

  6. chi sia imputato in un processo penale o cavalleresco o che abbia disconosciuto il verdetto do un giurì, dopo averlo richiesto;

  7. chi non abbia reagito agli insulti ricevuti da parte di un gentiluomo;

  8. chi abbia già violato le regole cavalleresche;

  9. chi sia accusato di baratteria;

  10. chi abbia abusato di oggetti lasciati in sua custodia;

  11. chi sia inabilitato per azioni indecorose;

  12. chi abbia già rifiutato di battersi in altro duello, essendo ormai sul campo della pugna;

  13. chi viva a carico di una donna che non sia sua parente;

  14. chi abbia compromesso l’onore di una donna, con le sue confidenze;

  15. chi abbia mancato alla sua parola d’onore;

  16. chi abbia subito una condanna penale;

  17. chi sia ubriaco abituale e coltivi persone pregiudicate;

  18. chi sia mentitore;

  19. chi abbia fatto la spia (e qui abbiamo un lungo elenco, che vi risparmio, chi, pur avendo riportato notizie riservate, spia non è).

  20. l’usuraio;

  21. l’aggressore;

  22. l’offensore che si sia nascosto nell’anonimato;

  23. chi non abbia difeso un compagno aggredito;

  24. chi non abbia difeso una donna in sua compagnia;

  25. il padrone di casa che abbia tradito i doveri dell’ospitalità:

  26. il testimone di questioni d’onore che sia stato cattivo consigliere;

  27. il libellista;

  28. chi abbia minacciato il giudice di un duello.

Strano, non si parla dei politici, eppure oggi alcuni di loro insultano molto… ma forse a quei tempi non s’usava … Solo 100 anni fa, ma come sento lontana da me questa cultura o non cultura, come meglio vi aggrada: sento molto più mia la cultura dell’antica Grecia e dell’antica Roma.

Basta. Vi risparmio altri elenchi. Tuttavia mi pareva che un post, questo libretto, lo meritasse. Sono un po’ stanco. Ho fatto due coccole a Dorian, il mio amico Gatto, da qualche giorno abbacchiato per via che la SampDoria è finita in B. Dorian gode di una sedia accanto alla mia, sempre, sia che io sia al computer come adesso, sia che io sia a tavola, a pranzo. Poi sono uscito sul balcone. Due api, gialle a strisce, come si conviene, stanno nutrendosi dei fiori violetti della mia salvia, li visitano uno dopo l’altro, con precisione e regolarità, di comune accordo. Non credo che duelleranno mai fra di loro. Sono rimasto incantato a guardarle, lontano anni luce dalla stupidità umana … Viva le api e .. . buon miele a tutti!

Riccardo

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2 commenti
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  1. In attesa delle nuove letture Borzonaschesi di Mirna che non vedo l’ora che ci racconti, caro Riccardo entro nel merito del tuo vademecum per duellanti: il 13. il 17. e il 27. li trovo relativamente discutibili, il resto potrebbe rientrare intero nello stupidario di Bouvard e Pecuchet.
    Infatti essere a carico di una donna succede nelle migliori famiglie e fuori da esse- e non vedo la differenza di essere a carico di un uomo- abitudine in via di estinzione. Il fatto di bere molto e di frequentare pregiudicati è tutto da discutere. di pregiudicati è piena la “buona società” e certi bevitori non sono niente male: scrittori,specialmente, e cose così. Il 27. toglierebbe dall’elenco del gentiluomo un sacco di persone molto intelligenti, mescolate con delinquenti abituali.Basta leggere i giornali. Buone vacanze a te Maria Teresa.

  2. FORTUNATAMENTE è RIAPPARSO IL RICORDO PROFUMATO DELLE ESTATI DI RICCARDO:
    “Del profumo dei pomodori toscani spiccati dalla pianta vi ho già parlato. Ora vi parlo di altri profumi di quella terra. Anni cinquanta. La casa dei nonni a S. Angelo in Colle comprendeva un piccolo orto, sul cui muretto di cinta, accessibile dalla viuzza pubblica, era stato addossato un forno a legna, di proprietà della casa ma soggetto ad una “servitù” pubblica, ad una “regola” si direbbe qui in Trentino, nel senso che quando nonna Maria lo accendeva, si spargeva la voce in paese e le altre donne, passando sotto casa, a gran voce si prenotavano presso di lei per informarsi su quando avrebbero potuto a loro volta coscere (sic) i pani non appena nonna avesse sfornato i suoi, una dopo l’altra, per sfruttare, con limitate giunte di legna, l’inerzia termica del forno già caldo: “Oh Maria, dopo e sc’è la Sora Cesira? Allora dopo inforno io … ditelo alla Sora Emma ch’un abbia furia, e sc’è tempo…” e così via.
    Il primo odore, meglio definirlo anch’esso profumo, era quello delle fascine bruciate per riscaldare il forno, di quelle fascine che noi cittini, alla festa della Madonna, in agosto, scalando il muretto, se ne rubavano alcune (lo so che non è un italiano corretto, ma sto scrivendo in dialetto, che diamine!) per alimentare il foco (“o” aperte, e “c” aspirata) che ogni paese, nella valle dell’Orcia, sia sul versante sud, risalente verso nord fino a Montalcino, sia a sud, oltre il corso del fiume, lungo le pendici del Monte Amiata rivolte a nord, s’accendeva in onore della Madonna.
    Cotti i pani, venivano collocati su una tavola di legno, sei o sette alla volta, tavola che ciascuna donna si poneva sul capo, in equilibrio sino a casa e il profumo del pane si spargeva per il paese, percorreva il “giro grande” ed il “giro piccolo” delle sue stradine, riempiva i chiassi che, a reggera, collegavano i due circuiti, varcava l’uscio d’ogni casa, sempre aperto in estate, si spalmava sulle marmellate con cui i cittini avrebbero fatto merenda.
    Ricordi bambini che rivivono in un neo nonno.
    Riccardo”