"E se poi prende il vizio?" di Alessandra Bortolotti

pubblicato da: admin - 10 novembre, 2011 @ 9:00 am
se-prende-il-vizio[1]Mi fa molto piacere lasciare spazio a Valentina, mamma di Sara.
Credo che a tutti noi – mamme in attesa, nonni, genitori o zii “acquisiti” per affetto –  interessi conoscere come crescere e amare al meglio  i nostri “cuccioli”.
 
“Cara Mirna,
so che il blog si sta avviando alla conclusione, e non so se il libro di cui vorrei parlare susciterà l’interesse delle persone che frequentano il blog, ma ne sono rimasta così favorevolmente colpita che non posso fare a meno di scrivertene.
Si tratta di “E se poi prende il vizio? Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini” di Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale.
È l’ennesimo libro sui bambini che ho letto ma mi ha colpita molto di più degli altri.
Riassumendo molto:
l’autrice espone, anche con argomentazioni scientifiche, i vantaggi del massimo contatto mamma-bambino: per esempio dal punto di vista dell’allattamento; del sonno condiviso; del ‘portare’, inteso come tenere in braccio anche e soprattutto utilizzando supporti quali fasce e loro similari, che permettono al bambino di stare vicino alla mamma, e alla mamma di muoversi e fare le cose di tutti i giorni senza avere le braccia ‘occupate’ dal pargolo. Insomma sfata il mito che coccolare tanto i bambini, e dare loro le cosiddette cure prossimali, porti a viziarli. I bambini crescono, e pian piano da soli si staccheranno dalla mamma, con i loro tempi e i loro modi. I bambini hanno bisogno della vicinanza della mamma (e del papà!): un bisogno soffocato prima o poi si ripresenterà; un bisogno soddisfatto verrà ‘archiviato’ con serenità e non tornerà più.
L’autrice però non critica chi adotta soluzioni diverse da quelle improntate al massimo contatto, e sostiene fermamente che per ogni aspetto della vita con un neonato, e con un bambino piccolo in generale, la soluzione migliore è quella dettata dall’istinto della mamma, a dispetto di tutti i luoghi comuni e le dicerie. La soluzione migliore è quella che fa stare bene il bambino e la sua famiglia.
Quindi secondo me il pregio ed il bello di questo libro è che appunto aiuta a restituire alle mamme la naturalezza del proprio istinto, e la sicurezza che, seguendolo, troveranno sempre la strada giusta. L’istinto di una mamma oggi può essere soffocato come dicevo da commenti (spesso fatti in buona fede, ma non sempre… e spesso non richiesti) al proprio modo di essere mamma, dalla cultura del ‘tutto e subito’, dalla fretta, dalla solitudine e dalla ricerca di sostegno in appigli poco solidi, da modelli innaturali imposti dalla necessità delle grandi marche di farci comprare di tutto e di più, dalle pubblicità irreali in cui si vedono mamme improbabili e lontane anni luce dalla vita vera… Ma quello che una mamma sente nel suo cuore, ecco, quella è la cosa giusta da fare insieme al proprio bambino. E se si è consapevoli del proprio valore, della giustezza del proprio sentire, anche altri ‘problemi’ o ostacoli quotidiani, diversi da quelli affrontati nel libro e apparentemente insormontabili, forse possono essere superati con minori difficoltà.
Paradossalmente, le mamme non dovrebbero aver bisogno di un libro come questo!!! Invece ne hanno bisogno eccome, e per me è stato un enorme piacere leggerlo. Speriamo di avere l’autrice a Lavis per una presentazione del volume in primavera alla libreria ‘La pulce d’acqua’. Vi terrò informati, magari a qualcuno interesserà…
Un abbraccio,
Valentina “
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  1. “Valentina … sapete .. è mia figlia … è figlia mia … io sono il padre … io sono suo padre … e Sara è “mia” nipote, anzi, “la” mia nipotina … Orgoglio e amore comuni a tutti i papà-nonni, è ovvio, sto inventando l’acqua calda … Ma che volete, tant’è … ad una certa età qualche licenza ce la possiamo concedere, o no?
    Sull’argomento, mi permetto un’osservazione forse un po’ scontata, ma sicuramente attuale. Siamo tutti figli di una mamma. Eppure, quante aspiranti mamme non possono oggi permettersi questo “lusso”, per paura di non trovare lavoro o di perderlo o per l’impossibilità di programmare un futuro per se stesse e per i propri figli? Il problema, a mio avviso, deve essere inserito fra le priorità dei nuovi governanti.

  2. Io imparai ad accudire un bebè quando ero ragazza alla pari a Londra. David Kendix era un delizioso ometto di pochi mesi ed io me lo curai, vezzeggiai per più di un anno. Ora è un super genio in matematica che ha frequentato scuole differenziate per cervelloni ed insegna all’università, of course!
    Quando nacque Stefania sapevo che cosa usare praticamente, come fare.Mi ricordavo il tipo di forbicine, i prodotti, i ritmi.
    La mia mamma era lontana per cui non potè seguirmi sempre con consigli fattivi. Ma gli abbracci, le coccole, i sorrisi , l’amore insomma sgorgava giorno dopo giorno con crescente meraviglia.
    Ha ragione Valentina nell’approvare l’istinto naturale delle mamme: è così che funziona . Dentro di noi c’è l’imprintig della nostra madre,delle generazioni passate, così ci viene spontaneo proteggere, prendersi cura , amare, soprattutto quando si è stati amati, in un continuum di saggezza arcaica e scoperte personali

  3. Eccomi dopo lungo silenzio, ma ora, di fronte ad un libro su neogenitori e bambini, non posso non intervenire! Non ho ancora espresso “ufficialmente” la mia gioia per l’attesa di Miki, ma lo voglio fare ad alta voce: EVVIVA, CARA MIKI, E’ MERAVIGLIOSO! E’ meraviglioso quello che è cominciato in te e ti assicuro che qui Riccardo ed io ne parliamo e ti pensiamo, pensiamo a te e a tuo marito, alla vostra cova. Il blog sta per finire, almeno nella fisionomia che ha avuto fino ad ora, ma è bello che in questi due anni sia arrivata Sara e ora stia per arrivare… chissà? Mi raccomando, Miki, non lasciarci senza notizie! Ti abbraccio con simpatia, amicizia e affetto.
    Valentina mi ha prestato questo libro e per ora ho solo visto le prime pagine, ma ho capito che è molto equilibrato e che si basa sul principio fondamentale che “Ogni genitore deve sentirsi libero di scegliere la propria modalità di educazione dei bambini, senza condizionamenti…” (ho citato testualmente). Lo leggerò, con calma.
    @Mirna: sono contenta di averti visto con il polso libero e ormai quasi del tutto attivo. Sto pensando che dovrei comporre un’Ode all’amica risanata, ma non sulla falsa riga di quella del Foscolo, troppo arzigogolata. Vedrò se mi salta fuori qualcosa, prima o poi…
    @Camilla: cara Camilla, ormai settimane fa in un tuo commento (sempre troppo buona con me!) avevi scritto che non sei convinta che la vita sia una cosa meravigliosa, ma pensi piuttosto che sia meraviglioso ogni essere umano. Concordo sicuramente sulla seconda parte! Quanto alla prima, che avevo invece affermato io, mi propongo di spiegarmi meglio, perchè non voglio lasciare lì l’affermazione come una semplice frase fatta e vedrai che arriveremo alla stessa conclusione. Ma mi ci devo mettere con calma, sicchè… a presto!

  4. Cara Maria Teresa, non vedo l’ora di rivederti e faremo fuori la questione della vita. Scherzo, naturalmente, certo è che non resisto mai ai tuoi rarissimi interventi. cosa sarà‘? Mi accorgo di voler subito rispondere– penso che tu abbia un dono di ottima comunicazione anche nello scrivere in un blog! Io non ho i tuoi doni di dolcezza e apertura verso le cose: sono un bastian contrari , una rompiscatole, insomma, sono incline a dire “preferirei di no”, anche se poi, ben volentieri dico di sì. Per esempio, il libro di Valentina, che sarà certo bellissimo, già mi suona appena stonato con il titolo. Chi mai dice più una frase simile? Forse qualche trisnonna?Inoltre non si nasce “buoni genitori” e non è certo vero che tutti lo siano, quindi non è possibile che possiedano una specie di istinto positivo. Magari fosse così: E mi fermo qui. Sulla maternità mi piacerebbe molto poter parlare con voi al di là dei luoghi comuni. visto che è una questione molto seria e tutt’altro che scontata.

    @Mirna РChe meraviglia la tua esperienza di ragazza alla pari che si occupa del suo beb̩, un delizioso ometto di nome David Kendix: davvero dovresti scrivere racconti. Io li leggerei con ingordigia.

    @ Miki- ti penso sempre tanto anch’io. accumulo piccoli pensieri ogni giorno per te e aspetto. Un abbraccio.

  5. Ancora consigli da RICCARDO, lettore a tempo pieno…in attesa del bel tempo per riprendere vela, bici e sci.

    RAGIONEVOLI DUBBI di Gianrico Carofiglio

    Sellerio

    Ecco, oggi (9 novembre 2011) a Trento c’è il sole, finalmente, ma tant’è questo dovevo finirlo, a tutti i costi. Carofiglio è un magistrato (classe 1961, com’è giovane! Ad una certa età definiamo giovani tutti, proprio tutti, quelli che sono nati dopo di noi.) E’ anche scrittore, romanziere premiato al Bancarella (”Il passato è una terra straniera”.) Carofiglio, Autore (uso la maiuscola perché se la merita) tradotto in molti paesi. Non lo conoscevo, me lo ha suggerito Walter Imoscopi, il nostro amico libraio di Via Grazioli, a Trento. Si racconta di un processo, o meglio, di una difesa, quella attuata dall’avvocato protagonista. La prosa è semplice, lineare. I personaggi, pochi. Tutto parrebbe quasi banale. E invece non è così. Non siamo di fronte al “Giallo Mondadori” di turno. Non me ne voglia la citata e blasonata Casa Editrice né il suo azionista di maggioranza era solo per far capire che non è un romanzetto usa e getta, da infilarsi in tasca ripiegato in due e da archiviare poi scrupolosamente nella raccolta in uno scaffale di casa, tanto scrupolosamente da finire, prima o poi, venduta o regalata, tutta la raccolta, intendo, alla bancarella di turno. Bancarella, appunto, ma qui ha un significato diverso. Qui vi è molto di più. Le parole non sono usate per descrivere il fumo che va negli occhi dell’agente Callaghan di turno (si scrive così?), né i suoi ricordi di passati da “duro”, ma i ragionamenti, assolutamente logici, onesti, professionali, realistici, coraggiosi. Vita vera.

    Che bello, leggere. ma anche scrivere, però, mica male … ci ho preso gusto!

    Dunque, dov’ero rimasto? Ah sì, devo ancora dirvi perché giudico molto positivamente questo romanzetto ove si tratta di promessi … possibili carcerati ingiustamente. Per due motivi, principalmente.

    La “verità vera” si afferma e diventa anche “verità giudiziaria”. Già, perché i nostri antenati, gli antichi Romani, dicevano, oltre 2.000 anni fa, che una sentenza passata in giudicato fa “de albo nigrum”, cioè ha la forza di cambiare la “verità vera” in “verità processuale”. E questo se è utile alla definizione dei processi ed alla “certezza del diritto”, non è certo consolante per un innocente ingiustamente condannato;

    è positivo che ragionamenti del genere che stanno alla base dell’azione dell’interprete principale, un avvocato della difesa, siano “scritti” da un Autore che è giudice. Il che lascia ben sperare.

    Il racconto richiama alla mente un fatto giudiziario vero, di un uomo ingiustamente accusato di spaccio di droga, arrestato, condannato, carcerato e poi dopo alcuni anni, riconosciuto innocente. Oggi fa il velaio a Lavagna (GE).

    Di fronte alla scrupolosità della difesa, talvolta emerge un po’ di leggerezza nel collegio giudicante (“Avvocato, cerchi di chiudere, vorremmo rivedere le nostre famiglie”). Bene ne esce il PM, nella sua arringa finale, pur nulla concedendo all’ “avversario” e pur chiedendo la conferma della condanna del primo grado.

    Tutto è bene quel che finisce bene. Da leggere. E’ avvincente e comunque è un arricchimento. Ora cosa leggo? Domattina ci penso e vi saprò dire.
    Riccardo

  6. La semplicità e naturalezza delle piccole azioni quotidiane animate dal rispetto e dall’amore materno verso il bambino sono auspicabili sempre, e credo rendano più consapevoli del valore dell’esistenza tutta. Troppo spesso vedo, però, incapacità nel prenderi cura dell’altro piccolo ed indifeso, da parte di adulti disorientati e persi nell’idea di possedere qualcosa o qualcuno.
    Grazie cara Valentina, per dare esempio di amorevolezza e buonsenso nel tuo voler essere mamma.
    Vi sento vicini vicini tutti, strettissimi a me,

    Miki

  7. @Camilla, al volo: hai ragione, il titolo può ingannare. Ma in realtà è provocatorio, è ironico, vuole proprio demolire quel tipo di discorsi. A presto!

  8. Il titolo di questo libro mi dà l’occasione per unirmi anch’io al coro augurale per Miki, conosciuta questa estate. Rimane il piacevole ricordo di una calda serata, trascorsa in compagnia con alcune frequentatrici del blog e sicuramente più assidue di me.
    Un abbraccio a tutti.

  9. Chi conosce Mercè Rodoreda? Nata a Barcellona( 1908-1983 ) è stata paragonata a Virginia Woolf ed è una delle più grandi scrittrici catalane e non solo. Antifranchista, esule per motivi politici fino al 1972, ha scritto molti romanzi e racconti. I più noti in Italia, sono il magnifico Piazza del Diamante- Giardino sul mare – Via delle camelie e tanti altri tra cui , appena edito in italiano, ALOMA.La scrittura di Rodoreda è una specie di miracolo. dal racconto di parole lievi traspare una profondità , fino al centro del senso della vita. La bellezza e la leggerezza con cui Rodoreda descrive le donne e il loro amore ,quasi mai compreso e ricambiato, per la vita e per le cose , la forza e la fragilità cristallina di anime in continuo pellegrinaggio, piene di passione e desideri fanno di Mercè Rodoreda una delle scrittrici più potenti e sapienti della letteratura catalana e della letteratura in genere. Ho appena finito di leggere ALOMA,e ho partecipato alle sue piccole gioie, ho condiviso i suoi delicati pensieri e ho condiviso i suoi dolori. Mercè Rodoreda – ALOMA ed La nuova frontiera–Euro 15 – stupendo. ciaociao

  10. Conosco la Rodoreda e mi piace molto, come mi piacciono le scrittrici di lingua spagnola come la Almudena Grandes (Gli anni difficili, Cuore di ghiaccio) e la Marcela Serrano e tutte le sue storie di donne forti.
    L’animo spagnolo è rosso, sanguigno, allegro, drammatico, vitale. I miei soggiorni in Spagna sono stati sempre vissuti…al quadrato! Merito della lingua (l’idioma por ablar con Dios !), della musica ( ah, Caetano Veloso e la sua struggente Paloma), del sole, del flamenco, dei vasiti de tinto, dell’eccesso…
    A questo proposito consiglio di vedere il film “Le donne del sesto piano” nel quale l’animo spagnolo proletario è messo a confronto con la noiosa borghesia parigina delgli anni Sessanta.
    P.S. In archivio c’è un post su Il giardino sul mare della Rodoreda.

  11. Ciao amici e amiche di Trento!
    ho letto quanto la nostra e la vostra Camilla scrive di Rodoreda ( anch’io sto leggendo Rodoreda, un altro però) e mi è venuta voglia di farvi partecipi di quanto ho scritto sull’ultimo libro di Elena Ferrante “L’AMICA GENIALE” (vedi Letture in circolo su facebook):

    Correte a comprarlo e tuffatevi, è bello, bello ,bello e non vorresti mai lasciarlo e mai che finisse.
    E’ un crogiuolo di figure e figurine, moltissime adolescenti, in una Napoli poverissima e naturalmente violenta anni 50, il loro intrecciarsi. scontrarsi, crescere e diventare uguali a se stessi, prigionieri del quartiere, dei modi, oppure emergere per alterità caratteriale (l’amica) o la protagonista parlante ( che andrà a scuola e prenderà ottimi voti lei figlia di un povero usciere comunale),
    Ci sono le violenze sottaciute, quelle esplicite, lo stare sottomessi, l’arroganza dei maschi, la vivacità subalterna delle femmine, la meravigliosa diversità di Lila ,l’amica diversa, vagheggiata, amata, irraggiungibile che però si sottomette e smette di studiare e competere, l’arruffata adolescenza di Linuccia ( la scrivente) che media e medita, comprende e rifiuta, è confusa e fa confusione nell’incerto destino dei sentimenti giovanili ,ma alla fine sembra trovare una strada, la sua strada.

    E’ la prima parte di un romanzo che darà altre puntate, qui siamo all’infanzia e all’adolescenza delle due ragazze e il racconto è più corale che negli altri libri, più chiusi e soffocanti e turgidi di nero, di Ferrante.
    Ma anche qui il cielo è cupo, la città cova veleni, e li depone nell’animo dei suoi protagonisti, ci sono le mosse stravaganti dei maschi che fanno la corte come fossero mosche impazzite, le ragazze che si lasciano fare per un giro in una macchina fuori dal quartiere, uno che con un apparecchio televisivo pensa di esersi comprato la famiglia e la fidanzata, insulti e malevolenze e camorrie di bassa lega e di meschino maschilismo…insomma c’è tutto un clima cupo e greve descritto a pennellate sicure e rapide, incisive, ma poi c’è il turgore dell’adolescenza, i suoi sogni, l’andare con la testa oltre il cielo,l’ardore per l’amica bella,brava, sicura, intelligente, la comprensione della dignità,la difficoltà dell’onestà e della coerenza…
    Cӏ molto, moltissimo in questa saga appena iniziata e che vorresti continuasse subito..

    E la scrittura è la solita, veloce, puntuale, puntuta e intelligente, senza carinerie nè svolazzi, precisa e nitida e ferma, che individua e fruga nel dettaglio il pezzettino storto,l’incrinatura…
    Correte a prendere questo bel regalo di Elena Ferrante, c’è da essergliene grati

  12. Come possa la mia cara cristina amare contemporaneamente Mercé Rodoreda e elena Ferrante (pseudonimo, non si sa chi si nasconda dietro questa Elena F., magari un grande scrittore….!)per me è un mistero, tanto le due scritture sono lontane, direi in antitesi tra loro. Ma sui gusti non si discute
    Lo splendore delle anime femminili creato da Rodoreda, la potenza ancestrale e essenziale di queste creature poetiche e tragiche possono, a volte, trovare qualche risonanza, qualche bagliore, nei grandi classici. Tra le scritture del ‘900 penso, caso mai, a Virginia Woolf, e alle sue donne pensose e inquiete, anime aristocratiche, diamantine , consapevoli e meravigliosamente incorreggibili. Questo non vuol dire, certo, che il romanzo della Ferrante non sia godibile.

  13. si può, si può. Pensa che mi piace Mozart ma anche certa musica hip hop! e amo anche la musica dodecafonica oltre a Montevedrdi.
    Lo stesso vale in letteratura,
    Non cerchiamo sempre lo stesso libro, suvvia Camilla!

    Ma garantisco, su quanto ho di più caro: Elena Ferrante è una donna, solo una donna può scrivere quelle cose e in quel modo, e non so capire perchè ci si accanisca a contestarne il genere. Mi pare un gioco malevolo e perverso che nasconde più di una inquieta curiosità.

    Se una non si mostra e che donna è? allora deve essere un maschio ( più bello, più forte, più bravo per definizione???).
    Perchè il corpo dello scrittore ( scrittrice) è diventato così importante che se non si mostra allora ci si scatena fino a negarne la sacralità di genere?
    Pensaci Camilla, amica umorale ma pensosa…

  14. comunque – grazie a una discussione su Letture in Circolo su facebook che è un piccolo gruppo letterario e aperto a input vari che abbiamo creato io e altre ex forumiste di Fahrenheit “orfane”- mi è diventata (provvisoriamente) chiara una cosa: Ferrante non ha mezze misure, va giù fino in fondo, non ha paura della melma interiore, si immerge in profondità e ne esce con tutti i topi morti trovati per strada.
    Insomma a ben leggere Ferrante dà dei bei pugni nello stomaco, non cerca scorciatoie, periferiche, mezze misure…
    Si direbbe che sia stata una figlia poco e male amata e che abbia avuto dolore. E questo lo si sente sempre e l’urlo rimbomba, sempre, più o meno forte, e non consente di non sentire. Ferrante non è una scrittrice per bene, non svolazza,non gira intorno, non fa lirica. Urla e impreca. E per molte anime fra noi, anche femminili, questo risulta talmente perturbante da doverlo rifiutare e allontanare e misconoscere.
    Questo ultimo libro, da questo punto di vista, è più “leggero”