21 MARZO, GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

pubblicato da: Mirna - 21 marzo, 2013 @ 5:51 am

Ed è primavera: l’attesa dello schiudersi nuovamente della vita nel suo pieno fulgore. Giardini addormentati come il mio giardinetto a fasce sono percorsi da brividi e sussulti .

Il  mio glicine

si appoggia al suo risveglio

stanco d’inverno

La voce della poesia sembra trovare più vigore in Primavera. I nostri sentimenti e le nostre sensazioni assopite si caricano di nuove energie.

C’è bisogno di Poesia, sempre.

Dobbiamo sentire  le sue  parole che  si sciolgono in bocca come miele o  graffiano come chiodi per dilatare la comprensione del mondo e di noi stessi. Quante volte abbiamo declamato i versi più belli e più struggenti dei nostri amati poeti!  Quante volte noi stessi abbiamo  scritto parole che sembravano racchiudere con più forza il nostro sentire.

Credo che il Poeta  faccia da tramite tra la realtà esterna infinita e misteriosa e la vita interiore delle persone. Talvolta bastano poche parole per accendere “d’immenso” gli attimi fuggenti del Tempo.

Per questo amo gli haiku: frammenti lirici che in poche parole esprimono verità eterne

languore d’inverno

nel mondo di un solo colore

il suono del  vento

 

in mezzo al campo

il canto libero

dell’allodola

 

Questi ultimi due sono del giapponese  Matsuo Basho (1644-1694), seguace e praticante del Buddhismo zen.  La sua vita avventurosa ci viene raccontata in splendide prose e poesie. Ma Basho cercò sempre nuovi stili d’ispirazione per raggiungere la perfezione artistica, la dimensione in cui vita e arte fossero armonicamente fuse. Raggiunge una sua esigenza estetica nell’hakai:

la mistica serenità, la guida, la sottigliezza, la leggerezza.

In appena tre versi di 5-7-5 sillabe l’haiku ci dona un mondo.

Anche  lo svedese Transtromer, premio Nobel per la poesia, ci ha lasciato bellissimi haiku. (v.archivio)

Trovo che in questo mondo prolisso che si estende in mille e mille forme di comunicazione ripetitiva ed esagerata  l’essenzialità dell’haiku –  delle  sue poche parole illuminanti e significative – sia più efficace.

A prescindere dalle parole e dalla metrica  studiate a tavolino  come facevano  Sylvia Plath e tanti altri poeti della vecchia scuola e  che io amo leggere,  trovo  talvolta più emozionante   l’intuizione immediata di un  Poeta che per sua natura è il filo diretto tra noi e  una dimensione metafisica.

Emily Dickinson rimane quindi  per me  la sacerdotessa privilegiata di questo dono.

Ebbrezza è il procedere alla volta del mare

di un’anima cresciuta in terraferma.

Oltre le case, oltre i promontori –

nell’eterno, profondo

L’anima essendo dannata a essere

soprattutto un’avventura in se stessa –

assistita da un unico veltro

la sua stessa identità.

 

 

 

 

 

 

 

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2 commenti
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  1. Anch’io mi ritrovo nelle linee essenziali della poesia metafisica, trasfigurata e simbolica. Credo che quello che si ha da dire si possa dire con poche parole o anche senza, e per questo la poesia è la massima concentrazione di significati, sia nei suoi suoni che nei suoi silenzi.
    Non posso che ricopiare un altro stupendo Haiku di Basho:

    sabishisa wo
    toute kurenu ka
    kiri hito ha

    cade una foglia di paulonia
    perchè non vieni
    nella mia solitudine

  2. Ungaretti: “M’illumino d’immenso” – Io stesso: “Anch’io”.

    A parte lo scherzo, “poesia” deriva dal greco “poiein”, cioè “fare”, “creare”. Il poeta è colui che crea, e non solo in versi o versi. Anche colui – in questo caso, colei – che crea amicizia, zusammen sein, essere insieme, condividere. Colei chi? Mirna, of course!