L’ESTATE IN CUI TUTTO CAMBIO’ di Penelope Lively

pubblicato da: Mirna - 15 giugno, 2013 @ 7:52 am

Libro rinfrescante e nello stesso tempo intenso. Si può dire di una lettura come se fosse qualcosa da bere o da mangiare? Per me sì. Mi ha fatto compagnia in un giorno di malessere da raffreddamento e mi ha fatto anche da medicina perchè dopo stavo meglio.  Libro bello, delizioso, che ti porta nel solito Tempo nostro e del cosmo.

Qui si racconta l’estate degli undici anni di Maria una riflessiva e solitaria bambina che con i suoi genitori tranquilli e  riservati va a trascorrere un mese nel Dorset, accanto al mare, in una villa vittoriana. Maria è figlia unica ed è sensibilissima, riesce a “parlare” con cose ed animali , lo fa con gli alberi, con una pompa di benzina e parlerà soprattutto con il gatto che trova nella casa in affitto, gatto che rappresenta il suo inconscio perchè questi la incita, la sgrida, la fa diventare consapevole dei suoi timori e delle sue speranze.

La sua immaginazione e fantasia sono  forse quelle che tutti noi avevamo quando eravamo nel tempo un po’ magico del’infanzia e che ormai abbiamo scordato.  Ma sono certa che tutti i bambini , pur protetti da genitori amorevoli, si sentono in un loro mondo particolare  e segreto in cui  grandi intuizioni, importanti domande filosofiche si mescolano con la curiosità pratica  delle scoperte dell’ambiente e che poi , le prime, poi si dissolveranno  come nebbia lasciando forse quel certo no so che di irrisolto e irraggiungibile..

Quante scoperte su quella spiaggia del Dorset insieme al nuovo amico Martin più riflressivo, meno sognatore, ma attendibile. Li accomuna la passione per le rocce e per  le ammoniti incastrate dentro.

Ed allora, pensa Maria, anche tutto ciò che è stato vissuto nella casa vittoriana un po’ misteriosa rimane come le ammoniti. Lei sa che un tempo nel giardino doveva esserci stata un’altalena, ne sente spesso il cigolio, ed infatti con Martin la trova arrugginita e semisepolta. Le ridaranno nuova vita e lei vi potrà salire e “volare” come faceva sicuramente Harriet una sua coetanea che nel 1865 aveva ricamato un imparaticcio con la casa e l’altalena e le ammoniti. Stesse predilezioni.

Dalla padrona di casa si farà mostrare una foto di Harriet e Maria spesso si sente immedesimare in lei, talvolta con gioia altre volte  con timori. Era forse morta troppo presto? Potrebbe essere lei Harriet, stessi luoghi, stessi tramonti, stesso leccio,  perchè il Tempo ha un suo Tempo mentre noi umani ne abbiamo un altro.  E come gli orologi nella casa della padrona di casa battono le ore in modo discorde così il Tempo nostro si unisce e si dissocia a sensazioni lontane , già vissute o da vivere.

La storia è tutta qua: un’estate di una bambina troppo sola che si trasforma, cresce, matura e l’apice di questo momento è quando giocherà a casa sua – in via eccezionale – con Martin, le sue sorelle e i suoi cugini a nascondino. E sotto la poltrona della soffitta dove si era nascosta e dove ancora lei  si percepisce  Harriet,  Maria si sente lei stessa,  la sua identità  consolidata e ne esce trionfante e urlante tanto che il sobrio padre  alla vista di quella Maria trasformata assume un’aria attonita…”ma poi il gioco ebbe il sopravvento e insieme agli altri corse nell’atrio gridando”

Da leggere. Da leggere. Ediz. Guanda

 

Penelope Lively, classe 1933, vive in Inghilterra. Tanti bei romanzi vincitori di premi come questo che ha vinto il Whitbread Award.

 

E chissà qual è  la nostra estate  che ci ha cambiato che ci ha fatto sentire più grandi?

 

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