MERINI, la presenza di Orfeo

pubblicato da: admin - 21 marzo, 2010 @ 6:42 pm

scansione0023E’ la giornata mondiale della Poesia. Obbligatorio parlarne ed  io lo faccio come se volassi , tanto la poesia volteggia intorno a me. E come non parlare di Alda Merini, nata il ventuno di marzo?

 Da poco scomparsa, ora, di lei sappiamo quasi tutto. Ce n’è voluto del tempo prima che tornasse alla ribalta. Il suo primo libro di versi fu proprio questo: “La presenza di Orfeo” pubblicato nel 1953.

Non avete veduto le farfalle / con che leggera grazia / sfiorano le corolle in primavera?scriveva allora.

In giovinezza la poesia è proprio una farfalla che ci trascina in voli densi di profumi misteriosi ed Orfeo, con il suo canto, è  desiderato e necessario.

Orfeo novello amico dell’assenza, / modulerai di nuovo dalla cetra / la figura nascente di me stessa.

Nata a Milano nel 1931, apprezzata da Pasolini, Giorgio Manganelli, Luciano Erba (il mio docente di letteratura francese!), Davide Turoldo, entra presto nell’oscurità editoriale per la sua malattia mentale.  Proprio con il 1965 inizia il terribile  periodo di internamento in manicomio  che durerà fino al 1972, con parziali rientri in famiglia dal marito e la prima figlia Emanuela. Durante queste pause nascono incredibilmente altre tre figlie, tra cui l’amatissima Barbara.

Nella sua poesia fantasmi che ritornano dai luoghi frequentati dalla follia, ma  anche lucidità speciale e poetica. Quando scrive può vincere i suoi terrori e la sua diversità.  L’ultima raccolta, prima dei vent’anni di silenzio, è intitolato “Tu sei Pietro” in cui si fondono gli impulsi religiosi con quelli cristiani e pagani.

Morto il primo marito si risposa con un poeta tarantino e si trasferisce al sud. Anche qui le ombre della mente non le danno tregua, è ricoverata in un ospedale psichiatrico. Poi nel 1986 ritorna al nord dove inizia una cura con la psichiatra Marcella Rizzo alla quale vengono dedicate molte liriche:

Tu, anima / a volte mi sospingi in avanti / ancora perchè io cammini da sola, / come un bimbo che esiti a partire, / e io cigolo come l’onda…

E finalmente la notorietà, anche se non remunerativa,  degli anni Novanta. Abitava a Milano, in via Porta Ticinese 53. Conosco l’indirizzo perchè Stefania, incantata dai suoi versi, voleva andarla a trovare ed aveva trascritto l’indirizzo sull’agenda di casa.

Sono nata il ventuno a primavera / ma non sapevo che nascere folle, / aprire le zolle / potesse scatenare la tempesta…” scrive nel 1982

La poesia ti scava nel profondo, se ti inabissi in essa puoi trovare pericoli e mostri, ma essa ti può trascinare ad altezze sconosciute.

Scrivere poesie è spesso doloroso, ma la conoscenza passa attraverso siepi spinose e baratri.

Se qualcuno cercasse di capire il tuo sguardo/ Poeta difenditi con ferocia / il tuo sguardo sono cento sguardi che ahimè ti hanno / guardato tremando.” Sono i primi versi  di “Vuoto d’amore” di Alda Merini

 Emily Dickinson ,   di cui ho letto  una ennesima splendida biografia (che piacere entrare nel suo mondo !) sa lucidamente che “maneggiare” la poesia è come tenere una bomba in mano. Essa può deflagrare e ferirti, ma ti dà anche un grande potere. Insomma  essere Poeti è un dono o una sofferenza?

Per Emily (ormai siamo amiche! )  è stato un riscatto da una condizione che non poteva accettare, ma soprattutto un dono “regale” che se dapprima la  emargina nella “differenza” le permetterà, un giorno, un eterno riconoscimento:

“Mi fu dato dagli dei/ quand’ero bambina…/ Lo tenni nella mano – / senza posarlo mai/ non osavo mangiare – o dormire – / per paura che sparisse.

“Ricchi” sentivo dire / correndo verso scuola / da labbra agli angoli di strade / e lottavo con il sorriso. /

Ricchi!  Ricca  – ero io – / ad assumere il nome dell’ oro  – / a possedere l’oro –in solidi lingotti / la differenza – mi rendeva audace. “

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4 commenti
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  1. Alda Merini e’ stata una meteora nella scena poetica italiana, riconosciuta tardi e apprezzata solo recentemente. Per me e’ stata una rivelazione adolescenziale. Mi era stata fatta conoscere da un caro amico di quegli anni che mi aveva regalato “La presenza di Orfeo”. Mi ricordo ancora quando mi arrivo’ la busta contenente il volumetto… una giornata di sole nel mio studio.
    Di Alda Merini ho poi comprato tutto quello che usciva negli anni dal 96′ in poi, sempre piu’ copioso e mi pascevo e mi “rotolavo” nei suoi “squarci poetici” che di consolatorio avevano ben poco ma per lo piu’ “aprivano le zolle” proprio nei meandri piu’ inconfessati e dolorosi dell’anima della poetessa, un’anima che lei era stata forzata a conoscere fin troppo bene.
    Si’, volevo contattarla e mi pento strapento di non averlo mai fatto. Amava la musica e suonava il pianoforte. E’ una perdita che io sento moltissimo. Chiunque ami la poesia esistenziale non puo’ non amare Alda Merini.

  2. La cosiddetta “diversità“, si sa, è una ricchezza. Può spaventare e solo la consapevolezza ne dà la percezione. La poesia credo che appartenga al mondo della “diversità” e per me è ancora un mondo da visitare in punta di piedi, proprio per la paura di essere trascinata in un mondo di pericoli e mostri. Spero che queste discrete visite mi possano portare un giorno ad altezze sconosciute.

  3. Chuang-tzu~ He who pursues fame at the risk of losing his self is not a scholar.

  4. American Proverb~ He who speaks the truth must have one foot in the stirrup.