LIBRI, SEMPRE LIBRI, FORTISSIMAMENTE LIBRI…al Controvento

pubblicato da: Mirna - 30 Aprile, 2014 @ 9:19 am

Gruppo di lettura eterogeneo con gusti e generi letterari diversi.  Ribadisco che gli uomini prediligono la saggistica, la storia,  la ricerca gruppo lettura 28 aprile 14 007filosofica e  spesso anche teologica. Dai paragoni di Erodoto e storici greci e latini alla nostra politica odierna. Insegna la storia? Da qui dibattiti e discussioni interessanti guidati da Riccardo, Giovanni e Alfonso.

gruppo lettura 28 aprile 14 009C’è chi ama la musica come Maria Bona che ci presenta – e mi presta –  un interessante volumetto di Giuseppe Calliari, autore trentino, su Ferruccio Busoni, musicista e musicologo. Biografia avvincente perchè ci porta a percorrere i sentieri dell’arte musicale di fine Ottocento, inizi Novecento. Ma non solo , si parla della Nuova estetica, della Nuova Commedia dell’arte, del Secessionismo viennese ed altro.

Ferruccio Busoni – Trascivere in musica l’infinito – ed. Il Margine

Elvira, qui in posa Pensatori con Riccardo, ci parla de “Il muro invisibile” di Henry Bernstein

Harry è un ragazzino di quattro anni, il più piccolo di cinque fratelli. Il padre, un ebreocop[1] (2) immigrato dalla Polonia, lavora alle manifatture tessili, sperperando gran parte del suo salario al pub e sfogando sui figli la rabbia per una vita di stenti. La madre manda avanti la famiglia come può, ricorrendo a mille espedienti. La loro povera casa si allinea con altre simili su una strada di ciottoli di una cittadina industriale nel nord dell’Inghilterra. Una strada come tante, ma solo in apparenza, perché al suo centro scorre un muro invisibile: gli ebrei da una parte, i cristiani dall’altra. Due mondi con usanze, credenze, pregiudizi diversi si fronteggiano, quasi non fossero parte di un’unica realtà, quella della miseria. La Prima Guerra Mondiale incombe, e con essa eventi che cambieranno per sempre la vita della famiglia, e quella della strada. Ma solo l’amore contrastato di Lily, la sorella maggiore di Harry, per Arthur, un ragazzo cristiano, sarà in grado di aprire una crepa nel muro, lasciando filtrare un raggio di luce. “

gruppo lettura 28 aprile 14 003Maria Tersa ci presenta del prolifico scrittore Andrea de Carlo  “Villa Metaphora” “… il suo romanzo più ambizioso, ironico, cattivo, avventuroso, polemico, raccogliendo la sfida di raccontare il mondo di oggi, con le sue virtù e i suoi difetti peggiori, i suoi vizi, le sue paure, le sue insostenibili contraddizioni. “
Raffaella ha terminato di leggere  Tuto quello che è la  vita di James Salter, molto bello, da comprare. Lo farò.
Ultimamente ho trovato tanti libri in biblioteca, ma mi sono avvalsa della facoltà di non terminarne alcuni, come suggerisce Pennac. Fra questi. L’Autobiografia di Edna O’ Brien, scrittrice che ho amato per le sue Ragazze di campagna. Ma in  queste pagine scritte recentemente da un’ottantenne  “costretta” dall’editore a ripercorrere la sua vita già narrata nei suoi romanzi  ho trovato poca anima, ma elenchi  di vicende, interessantissime certamente, ma per me poco coinvolgenti.  Riportato in biblioteca senza finirlo.
La fragile bellezza del giorno di Giorgio Montefoschi mi  aveva ha catturato per il titolo e per la rassegnazione dolorosa di uno scrittore sessantenne rimasto vedovo ed in crisi letteraria. Troppi dialoghi, molti per me noiosi. Riportato.
E poi finalmente affronto I Melrose dell’aristocratico  Edward St. Aubin. Libro ponderoso diviso in quattro romanzi che seguono le cop[6]vicende dello sfortunato Patrick. Prosa strabiliante, immenso talento. Ma immersa nel suo primo libro “Non importa” avrei voluto che il crudelissimo padre di Patrick che violenta e sodomizza moglie e figlio, morisse  o che qualcuno l’ammazzasse. Nel secondo spero in una rinascita di Patrick ormai ventenne, ma la disperata infanzia in cui per non percepire le violenze lo faceva trasmutare in geco e guardare dall’alto ciò che l’agghiacciante padre gli faceva, è ancora in cerca di annullamento. “Cattive notizie” parla di come ci si droga, si assume eroina, cocaina, psico farmaci, si beve. Verso l’autodistruzione.  Terrificante.
E la mia adorata Inghilterra qui viene descritta come un nido di serpenti, o meglio precisiamo, è l’upperr class che viene presentata come arida, snob, crudele, senza etica. Nel terzo libro “Speranza”, Patrick ha trent’anni, si è disintoissicato dalle droghe pesanti, ma l’infelicità e il nichilismo fanno parte del suo Io distrutto. Suo padre è morto già da 10 anni, ma ciò che ha perpetrato ai suoi danni è evidentemente incancellabile.  Qui viene descritto un party importantissimo al quale parteciperà anche la principessa Margaret. I personaggi si criticano, si odiano, vogliono essere superiori agli altri. Si salva soltanto Anne, la moglie di un filosofo, che da sempre è riuscita a rimanere staccata da quell’ambiente vedendone i limiti e le bruttezze. Devo ancora leggere “Latte materno”. Forse la madre di Patrick scappata dalle sevizie del marito tornerà?  Non posso lasciare la lettura di questo  romanzo fortissimo pur se mi sento disgustata . Mi succede la stessa cosa quando vedo certi quadri di Bacon: trovo che sia un artista eccezionale, modernissimo, profondo, ma non riesco a guardarlo troppo a lungo. Non vorrei tenere un suo quadro in casa.
Vogliamo discuterne anche virtualmente?
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8 commenti
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  1. Sono d’accordo con Camilla sulla grandezza di questo romanzo dall’impalcatura stilistica eccezionale e non solo. St.Aubin crocifigge il suo ambiente con spietata crudezza e con un certo senso di delusione rabbiosa. Da parlarne sicuramente. Ma con più lettori. Leggetelo dunque. Ediz. Neri Pozza.

  2. Quando un libro mi attrae fino a farmi sentire quasi parte della storia, e lo fa in modo involontario, anche se non mi appartiene quell’epoca, quella condizione e non mi sono mai trovata in quelle circostanze, arrivata alla conclusione, realizzo di essermi trovata a tu per tu con qualcosa che farà probabilmente parte della letteratura.
    A detta di molti, e concordo, è il caso de I Melrose di St Aubin, la cui lettura Mirna racconta di avere affrontato.
    La lettura del ciclo narrativo composto dai primi quattro romanzi – credo di averlo già scritto in questo blog – mi ha lasciata decisamente provata, ho sentito come se li avessi vissuti personalmente, tutta la disperazione, il desiderio di autodistruzione, i propositi di riscatto.
    Il padre sadico e la madre masochista hanno nei Melrose comportamenti al limite della patologia, il protagonista è poco simpatico, il rapporto con la giovane moglie, che poteva salvarlo, è malato ma c’è un sincero tentativo di amare e preservare i figli.
    Così, dato il forte impatto emotivo che comporta, lascio a tempi migliori la lettura del quinto e ultimo “Lieto fine” che da tempo fa parte dei miei libri da leggere, poiché centrato sulla figura della madre, che non mi era piaciuta per aver omesso qualsiasi forma di protezione del figlio, anzi…

  3. Finita l’ultima parte dei Melrose “Latte materno”. Ribadisco l’indubbia potenza narrativa di StAubin, la bravura nell’entrare nella mente dei bambini e del loro immaginario. Ma che depressione ho sentito nei giorni in cui l’ho letto. Appena chiuso il libro mi sono sentita liberata. Ne parleremo, cara Grazia, nei nostri giardini liguri, durante l’estate?
    . E se poi ci fosse anche Camilla…che ricco dibattito sarebbe!

  4. @grazia- @mirna– l’ultimo libro si intitola LIETO FINE ed è il 5°,(volume singolo) St Aubin dedica tutto il romanzo a Eleanor e ne fa finalmente una vittima al pari del piccolo Patrick. Il ruolo materno non poteva far parte di Eleanor visto il tipo di “educazione sentimentale” che lei stessa aveva avuto. L’autore- Patrick si sente , quasi, un fratello di Eleanor. Del resto, a sorpresa, la madre gli ha lasciato l’ereditò e ha rinunciato, per amor suo, all’eutanasia. Detto così, telegraficamente, non è comprensibile. Ma certo lo è per chi ha compreso questo magnifico impegno , letterariamente perfetto, pur essendo basato sulla propria autobiografia. Grazie a Mirna e a Grazia per questa straordinaria condivisione, di cui avevo bisogno. Il libro , infatti,non è stato letto del tutto da nessun altro delle mie frequentazioni letterarie. Un abbraccio.

  5. @ Camilla. Non me la sento di giustificare Eleanor – e nessun altro – per la sua mancata protezione dei confronti del figlio, tenendo conto solamente del tipo di formazione che ha ricevuto. In questo caso saremmo tutti giustificati per i nostri comportamenti, da imputare semplicemente all’educazione ricevuta. Siamo attrezzati – dovremmo esserlo – per agire/reagire in autonomia, con mente e cuore, a prescindere da condizionamenti educativi ed ambientali negativi.
    Eleanor però è malata nella mente – come David del resto – e Patrick subisce un’infanzia infernale, ma da genitore cerca di essere migliore. Adulto, con i genitori anziani interagisce in maniera quasi paterna, o fraterna, come dici tu. Questa parte del racconto di St Aubin è molto vera, e toccante. Accade ai figli nei confronti dei genitori molto anziani, succede anche a me, alla soggezione nei confronti del genitore subentra una forma di affettuosa condiscendenza.
    Dico tutto questo senza aver ancora affrontato “Lieto fine” – lo sarà poi? – Il volume è qui accanto a me, mi attira ma sono riluttante, consapevole di dovermi tuffare in acque profonde ed altamente emotive.
    Grazie anche a te per la condivisione, ricambio l’abbraccio.

  6. Cara Grazia, certo hai ragione: fa venire i brividi il comportamento di E. durante l’infanzia disperata di Parick, l’autore ci dice, tuttavia, quanto l’ambiente e il retroterra di E. siano stati tossici per lei. LIETO FINE è acqua profonda e , almeno per me, molto emotiva. Ma la “guarigione” di P. è assai credibile, parlerà a se stesso in alcuni momenti, come, credo, si deva fare tutti per tenersi , come meglio si può, fuori dai baratri. La saga dei Melrose , secondo me, ha un valore letterario che , piano piano, diverrà patrimonio comune della letteratura e raggiunge vertici -profondi, è un ossimoro la vita, davvero impensabili.Grazie del tuo pensiero prezioso.

  7. Grazie, Camilla, per l’incoraggiamento, prima o poi mi tufferò in “Lieto fine”, credo nella capacità di alcuni scrittori di parlare per sé e per tutti.
    Per il momento gusto con gioia e stupore, Margery Sharp – che conoscevo in “Cluny Brown” – e il suo “Gli occhi dell’amore”, titolo un po’ melenso che nasconde un racconto di estrema delicatezza mescolata ad una tenera ironia. Perfetti i personaggi e il racconto delle relazioni che li legano. Non riesco a staccarmene, lo leggo anche di notte, lo rimpiangerò appena terminato.

  8. @grazia—- ho apprezzato anch’io la Sharp in questo piccolo romanzo, specialissimo, divertente e raffinatissimo.Sono così contenta che ti piaccia. Un altro colpo d’ala, devo segnalartelo : di Annie Arnaux IL POSTO ed. l’orma. In poche pagine un libro perfetto. dove ognuno di noi incontrerà lari e penati e, talvolta, anche sè stesso. E non sempre con “piacere” ma sempre con una grande emozione e un senso di stupita autenticità. Ciao e grazie ancora.