LA VETTA INTERIORE di Andrea Bianchi

pubblicato da: Mirna - 19 novembre, 2015 @ 11:44 pm

600px-2-cover-Vetta-Interiore-di-AndreaBianchi-20152-244x300[1]Un’interpretazione alpina degli Yogasutra di Patanjali

Andrea Bianchi, titolare dello studio di comunicazione creativa d’impresa Etymo è fondatore ed editore del magazine22d71c0[1] on line MountainBlog.

E’ scrittore e accademico del GISM, editore, giornalista ingegnere.

E’ soprattutto una persona che continua la sua ricerca interiore e che ha trovato nella sua passione di scalare le montagne un parallelismo con il salire verso il punto di contemplazione, di “ascolto perfetto” per provare, anche se per pochi attimi, quella sensazione unica di sentirsi parte del cosmo, di respirare insieme al respiro dell’universo.

Io non sono un’alpinista e conosco soltanto un poco la dottrina yoga, ma certamente in me c’è  il desiderio di trovare il “filo invisibile di verità e poesia” per giungere al superamento delle sofferenze insite nella nostra condizione e condizionamento umani.

Conoscere per liberarsi, per sollevarsi.

I sutra dello Yogasutra, aforisimi, versi, sono la base della filosofia e tecnica dello yoga.  Si attua un’indagine completa perchè oltre che nella mente si lavora anche sul proprio corpo. La meta finale è la conoscenza universale ed una vetta interiore che si raggiunge attraverso gradini, passi talvolta facili talvolta difficili o addirittura pericolosi.

L’analogia con lo scalare una montagna con la sua  fatica di raggiungere un luogo , il più alto, è senz’altro pertinente con la soddisfazione di sapere che man mano che si procede nel nostro cammino esistenziale  ci si illumina di consapevolezza su ciò che potremmo e potremo fare.

Parliamo dunque di viaggio spirituale e Andrea Bianchi ci prende per mano e ci fa “salire” con gli occhi e il cuore aperti, interpretando per noi in modo chiaro i versi degli Yogasutra di Patanjali.

Il primo passo fatto  è quando volgi lo sguardo verso l’alto perchè dall’alto viene la luce, l’illuminazione .

La fatica che si fa e si farà richiede ovviamente  uno scopo: la conoscenza.  Ma il consiglio principale è di essere sempre immersi nel momento, di essere consapevoli di ciò che si sta facendo.

La vetta che si intravede è il traguardo; già si percepisce solo contemplandola che lassù ci sarà la quiete. La vetta appare e riappare come il ricordo di un desiderio primigenio, quello puro ed entusiasta del bambino.  Desiderio di quella contemplazione mistica di sentirsi in alto in simbiosi con il Tutto , in ascolto della musica del cosmo (come Dante sentì in Paradiso); insomma ritrovare “il punto di ascolto perfetto” che già Andrea Bianchi – nel suo esercitare un alpinismo anche interiore – ha trovato.

varia novembre 13 006Vi aspetto dunque lunedì 23 novembre, alle ore 17.00 al bar Galileo . Ci sarà Andrea che ci parlerà di questo  suo particolare  lavoro e noi potremo fargli domande.

Vi aspetto , portate anche alcuni amici. so che l’argomento è  speciale e  interessante

 

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2 commenti
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  1. Sono stato alpinista. La montagna era la mia passione. La montagna avvicina a Dio, sentivo dire. Tuttavia io avevo ed ho qualche riserva, nel senso che “avvicina ma non troppo, ovvero vi sono “cose” che avvicinano ben di più”. Mi spiego. E’ vero, la conquista della vetta e la vetta stessa conquistata ti ripuliscono la mente da inutili orpelli e spianano la strada alla riflessione sul creato e sul Creatore. Tuttavia scalare è anche un divertimento, uno stare in armonia con il proprio corpo, un dedicare tempo a se stessi e non agli altri. Ecco, ci sono, forse c’è anche un po’ di egoismo in tutto ciò. Dice … ma allora … cos’è che avvicina di più a Dio? Semplice. Ad esempio fare del volontariato sociale.
    Ciò detto, apprezzo moltissimo e condivido lo “sforzo in salita” di Andrea per conquistare la “vetta di noi stessi” ovvero il massimo “livello di comunicazione” fra la nostra “intelligenza innata” e la spiritualità interna ed esterna, latente o meno che sia, ma sempre presente.
    Da ex alpinista … ecco, forse potrei permettermi definire il lavoro di Andrea – lavoro che conosco – come un’ottima “palestra di roccia”.
    Purtroppo non potrò essere presente alla riunione, avendo già assunto l’impegno di partecipare alla presentazione di un altro libro insieme alla nostra comune amica Nadia, scrittrice e frequentatrice del “Club di Mirna” e di ciò prego Andrea di volermi scusare.

  2. Un incontro speciale che ho dovuto interrompere…ma il prezioso librino è qui con con me, o meglio, è in prestito ad un arrampicatore delle vette che vuole ritrovarsi nelle pagine.
    Mentre ascoltavo i vostri commenti, il pensiero andava a Ren̩ Daumal РE voi, che cosa cercate? (Il Monte Analogo).
    Immagino Andrea impegnato nella salita del monte, la fatica, la luce che scende dall’alto, il pensiero che spazia su tutto.