“IO APPARTENGO A ME MEDESIMA” Il salotto di Clara Maffei

pubblicato da: Mirna - 12 gennaio, 2016 @ 8:15 am

th[3] (2)Lavoro ideato dall’Aps “Giardino delle Arti” di Trento –  ed io ricordo ancora quando tempo fa Maria Letizia Grosselli fosse rimasta intrigata da questo personaggio importante e avesse deciso di portarlo in scena . Grazie alla regia di Rocco Sestito (  ricordate l’autore de Il tarlo di Ruth ospite del nostro gruppo di lettura?), all’ensemble femminile “Giardino delle Arti” e all’ottima interpretazione di  Barbara Deanesi nel ruolo di Clara Maffei, abbiamo assistito  ieri  al Casinò Municipale di Arco ad una bellissima, deliziosa rappresentazione. Una vera “chicca” che ci ha regalato in un’atmosfera ottocentesca austro-ungarica   emozioni, conoscenze , interesse per una persona speciale.

Clara nata Bergamo nel 1814 sposa giovanissima il nobile trentino  Andrea Maffei,  avvenente poeta libertino e gaudente. Lei ha sedici anni meno di lui e da subito comprende che il loro non sarà un matrimonio classico. Vivono a Milano.  Lui esce spesso la sera, talvolta si dimentica Clara Maffei 002persino di riprendere la moglie in un dei vari salotti frequentati. Clara “era piccola, piacente più che bella”. Diceva il Maffei, non adatto al matrimonio,  dato che aveva dovuto sposarsi tanto meglio era stato  farlo  “poco” (intendendo con “poco”  la statura della moglie”). Tuttavia l’affetto c’è, Maffei capisce che piuttosto che portare in giro Clara Maffei 014la moglie meglio è far venire il mondo a casa sua.

Nasce così un salotto milanese importantissimo per quasi tutta la metà dell’800. Sì, perchè Clara Maffei sembra nata per intrattenere con dolcezza le persone. Salotto che presto sarà frequentato da personaggi illustri: Hayez (che le farà il ritratto), Balzac che si prende una “cotta” per lei e la descrive così :”Nessuna ostentazione, nessuna posa, nessuno sforzo in lei , sembrava nata per ricevere, per guidare una conversazione…”  Tanti altri ospiti importanti  fra cui Manzoni, Prati,  Liszt, il patriota  Carlo Tenca e Giuseppe Verdi che addirittura aiuterà Clara e Andrea a separarsi. Rimasta sola Clara va a vivere nell’attuale via Manzoni di Milano e data l’epoca , siamo nel 1848 ormai, il suo diventerà un vero e proprio salotto risorgimentale.

Noi spettatori ieri, dunque, siamo stati ospiti rapiti e affascinati da questo salotto pieno di dame in costume ottocentesco, abbiamo ascoltato Clara Maffei 010riflessioni, ricordi  tratti dagli scritti di Clara stessa, abbiamo ascoltato brani musicali godibilissimi  come il Duetto buffo dei Gatti di Rossini, e un’intensa “Addio del passato ” di Verdi regalatoci con la sua eccezionale vocalità e Clara Maffei 007bravura dalla nostra Maria Letizia che dirigeva anche il coro. E tanto altro.

Rocco Sestito ha curato la regia piena di luci ed ombre, e tremolii di mare, e di mascherine a seconda del periodo che si raccontava. Un lavoro fatto con estrema cura, aderente al personaggio, all’epoca, e ai sentimenti del tempo. Non poteva certo mancare un Va pensiero cantato dalle signore del salotto che reggevano una grande bandiera tricolore.

In tutto ciò s’erge il pensiero  femminista ante-litteram di Clara Maffei che pur nella sofferenza di lutti, separazioni , coinvolgimenti patriottici ha saputo raggiungere consapevolezza di sè e sopratutto libertà.

Barbara Deanesi ha dato voce al suo pensiero con la sua magnetica recitazione ” Io appartengo a me medesima, e solo voglio essereClara Maffei 008 giudice del mio operare. E vinsi, almeno, la schiavitù delle cose convenzionali. E’ a duro prezzo che io acquistai più che libertà…”

 

 

 

 

 

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1 commento
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  1. Fantastica questa ricostruzione di un salotto milanese ‘800 rappresentata proprio nel salone delle feste del casinò di Arco, dove si sa che la nobiltà e l’alta borghesia austro-ungariche amavano scendere a festeggiare attirati dal clima mite e dal Garda, insomma da quella che poteva considerarsi la loro “riviera”.
    Grazie, Mirna, che ci hai raccontato questa bella manifestazione!
    Mi piace trovare nel passato voci femminili consapevoli di sè, non completamente adagiate nei ruoli troppo consueti e scontati.