MADRI E FIGLIE raccontate da Annie Ernaux e E.Strout

pubblicato da: Mirna - 8 luglio, 2016 @ 7:28 am

MADRI E FIGLIE raccontate Annie Ernaux e Elizabeth StroutDSCN0012

Due strepitose scrittrici ci parlano del rapporto unico, esclusivo e più importante del mondo: quello tra madri e figlie perché , lo sappiamo, nel bene o nel male, la madre sempre è  per la figlia  il suo alter ego.

Elizabeth Strout, vincitrice del Pulitzer nel 2009 con Olive Kitteridge, ci propone una narrazione in prima persona.

” Mi chiamo Lucy Barton” è una penetrante riflessione nel proprio Io più nascosto quando la protagonista si trova costretta a rimanere settimane in ospedale per complicazioni dopo una banale appendicite. Il senso di isolamento e  di solitudine che si prova in certi momenti rimescola ricordi, sentimenti nascosti e mascherati, desideri forti come quello di rivedere la propria madre lontana da tanto tempo.

Ed accade proprio così :  quella madre così dura, distaccata, incomprensibile durante la sua infanzia ora le fa sentire che fra loro c’era un rapporto viscerale anche se difficile. Basta sentirsi chiamare con un vezzeggiativo antico “Bestiolina”per sentire sciogliere, i conflitti, i brutti ricordi  e soprattutto quel rancore di aver vissuto un’infanzia solitaria, brutale e piena di una miseria umiliante.

La madre rimane cinque giorni e cinque notti, sembra senza mai dormire, lo fa per dovere? perché è stata chiamata dal marito di Lucy, impegnato con lavoro e bambine.  Un’isola di intimità si crea fra le due donne mentre guardando la mole del grattacielo Chrisler la madre racconta di personaggi e avvenimenti del loro passato. Ma è un passato che non è condiviso con la stessa prospettiva e ciò, finita la visita, farà tornare entrambe alla propria dimensione di “un amore afasico”che impedisce un ulteriore comunicazione. In Lucy Barton rimane sempre il desiderio insoddisfatto di Mamma, una Mamma imprendibile, ma quella parte di noi che ci fa sentire meno sole, nonostante tutto.

ANNIE ERNAUX che conosciamo già per gli splendidi “Il posto” e “Gli anni” ha scritto “L’Altra  figlia”vincitrice  del Premio Strega Europeo.

Scrittura di diamante, eccelsa. Si tratta di un dimenticato choc infantile quando la protagonista apprende dalle labbra della madre di aver avuto una sorellina, morta prima che lei nascesse… e che era migliore di lei. Una ferita sulle prime sopportabile, ma si sa, che i dolori vanno elaborati a fondo prima o poi. E dopo sessant’anni Annie Ernaux scava dentro di sé in modo lucido come avesse un bisturi per estrarre il dolore provato . Ha saputo della morte di  questa sorellina  per caso, da una conversazione della madre con una vicina,  e tempo dopo annoterà che fu lo stesso giorno, 27 agosto 1950, del suicidio di Cesare Pavese.

Perché non condividere con Annie il lutto? Perché tenerla distaccata? La gelosia verso qualcuno che non c’è, ma che lei sente parte di sé, le fa vivere sensi di colpa, curiosità morbose, moti di orgoglio.

Le sue parole perfette formano dunque una sorta di lettera per la sorellina morta. Per anni ha cercato le foto mancanti della sua storia familiare, quelle foto ingiallite nascoste nei luoghi più segreti dai genitori come se essi non volessero  condividere il loro dolore.

Poche pagine in cui si condensa un’intera esistenza e la propria visione del mondo

“Prima di cominciare questa lettera provavo nei tuoi confronti una forma di tranquillità che si è ormai disintegrata. Sempre più nello scriverti, mi sembra di incedere nel pantano di una landa spopolata come nei sogni, dove tra una parola e l’altra devo percorrere uno spazio riempito di una materia incerta. Ho l’impressione di non avere una lingua per te, per dire di te, di non saper parlare di te se non attraverso la negazione, in un perpetuo non-essere. Sei fuori dal linguaggio dei sentimenti e delle emozioni. Sei l’anti-linguaggio.”

 

 

 

 

 

 

 

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1 commento
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  1. Una bella lettura di un libro che ho amato molto (Ernaux) e che mi ha senz’altro stimolato a leggere anche quello della Strout. Grazie