IL LAMENTO DEL PREPUZIO di Shalom Auslander

pubblicato da: Mirna - 13 Dicembre, 2017 @ 3:12 pm

IMG_20171203_094225Convinto che Dio ce l’abbia con lui da sempre il giovane Shalom cresce tra mille ossessioni, dubbi, ansietà. Troppo infarcito  di dogmi della Torah e di raccomandazioni dei   genitori ebrei molto ortodossi il ragazzo pensa che Dio non solo guardi tutto ciò che   fa il popolo eletto, ma soprattutto che guardi cosa fa lui.

Shalom Auslander ci racconta la sua formazione di ebreo  che cerca di staccarsi da un’identità culturale che vorrebbe (ma ci riuscirà?) rifiutare.

Con umorismo spietato e irriverente seguiamo gli anni difficile di un adolescente americano vissuti tra sinagoghe e ammalianti Mc Donalds.

Se fin dall’asilo i sonnellini post pranzo erano agitati per via delle letture di vendette e punizioni divine per chi trasgrediva solamente le regole kosher, da ragazzo le cose diventano più complicate.

Che cosa si può fare o meglio non fare riguardo il sesso?

Che cosa si può mangiare?

Che cosa si deve non fare durante lo shabbat?

Con esilarante lucidità il protagonista, come un adolescente nei confronti dell’autorità genitoriale, critica ogni precetto, trasgredisce le regole,  ma si sente perennemente in colpa e in attesa di un castigo .

Un’ossessione continua, una sfida e una lotta angosciosa.

Se mangio carne di maiale mia madre morirà? pensa

Però lo fa ugualmente nel tentativo di mettere questo Dio alla prova.

Incisa nella sua mente la canzoncina dell’asilo “Dio è qui. Dio è lì. Dio è ovunque /in ogni dì”

Vuole liberarsene, ma non ci riesce. Una sorte di sindrome di Stoccolma. non ce la fa a non pensare e ammirare il suo carceriere.

E’ in un continuo dialogo con lui:

lo chiama Mr. Vendetta, Mr. Diluvio universale, Mr. Olocausto. Perchè ha permesso tutto  ciò?

E poi come si fa a “promettere” a Mosè la Terra promessa e dopo quarant’anni soltanto per un peccatuccio non farlo entrare?

Ma quando sta per diventare padre i nodi vengono al pettine…trasgredire o non trasgredire le regole della circoncisione?

Avrebbe preferito una femmina, non avrebbe dovuto decidere se togliere o meno questo “cavolo di prepuzio”.

Sarà riuscito a mediare con il suo divino antagonista una sorta di serenità per poter far crescere il suo bambino sano e libero dai sensi di colpa?

Spassosissime le sue trasgressioni in fatto di cibo: in casa sua, nel vicinato tutto era kosher. Utensili e lavandini separati per carne e latticini, carne macellata da macellai kosher, naturalmente niente maiale.

Il rabbino aveva detto che Dio aveva detto che “colui che mangia cibi proibiti non potrà mai essere purificato”…ma lui lo sfida e ordina due hot dog…

Da leggere. Guanda editori 2009. In Biblioteca si troverà  sicuramente.

 

 

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2 commenti
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  1. Anch’io l’ho trovato spassosissimo e nel contempo profondo quando illustra le sue ossessioni, dove almeno un po’ tutti ci troviamo a convivere, per questo è anche psicoanalitico, ma divertente comunque. Sì da leggere.

  2. Divertentissimo esordio per me in un humour ebraico-anglosassone circa la presentazione di questo “uomo potente”. Uno spasso le prime pagine dove si elencano le paure, i precetti, le idiosincrasie di un culto molto rigido e intransigente, a cui si può sopravvivere solo – appunto – con uno humour macabro e rassegnato. Il protagonista ammette: “ho letto Spinoza, ho letto Nietzsche. Ho letto il National Lampoon. Non è servito. Vivo con Lui ogni giorno e lo scruto. È ancora arrabbiato, ancora vendicativo, ancora – eternamente – incazzato. “L’uomo fa piani” dicevano i miei genitori “e Dio se la ride”. In un certo senso, andando avanti nel romanzo, la leggerezza umoristica svela un profondo senso di inadeguatezza dell’uomo che viene smitizzato ad arte con battute e racconti esilaranti. Ma questa incapacità di “scrollarsi di dosso” la sensazione del “controllo” e della punizione, alimentata da anni di sensi di colpa e divieti, esprime come una prima età dell’uomo, l’età infantile della formazione, dell’esplorazione dei limiti e l’osservazione del loro superamento nell’affermare una propria identità originale. Questo racconto mi ha stimolato proprio una riflessione in questo senso, in chiave psicologica, della religione in genere e di un tipo di religione particolare come l’ebraismo; in un certo senso quindi come una rappresentazione del non-superamento a livello collettivo della prima età dell’uomo.