LA MIA STORIA CON MOZART,di Eric-Emmanuel Schmitt

pubblicato da: admin - 21 giugno, 2010 @ 5:50 pm

scansione0018locandina san michelePotenza della musica che è riuscita a  “salvare” un adolescente disperato. Questa è in poche parole la storia di Eric-Emmanuel Schmitt che a 15 anni si sentiva  stanco di vivere.

Probabilmente solo da giovani ci si può sentire così vecchi.” Ma di che cosa si soffre a quell’età? Quasi tutti lo sappiamo: ci sentiamo vulnerabili, senza identità, l’infanzia appena lasciata sembra un’ isola felice ma non più raggiungibile e il futuro oscuro appare uno scoglio irto e scivoloso. Il corpo che cambia, noi che non ci riconosciamo. Io so della mia adolescenza di ragazza,di quella di mia figlia,  ho letto tanto di ragazzine, ma non molto di ragazzi.  Per Erich-Emmanuel i quindici anni sono rudi, violenti, sono i momenti in cui le possibilità immaginate nell’infanzia si allontanano perchè la realtà entra prepotente e implacabile nel corpo e nell’anima. Soprattutto la consapevolezza della morte.

“Mentre muscoli e testicoli mi si riempivano di un’energia nuova, mentre il mio corpo diventava il corpo di un giovanotto, individuavo in quella trasformazione un indizio funesto: quello era anche il mio corpo che un giorno avrebbero sepolto. ..Se il senso della vita era la morte, allora la vita non aveva senso.” Pensa al suicidio, sta ore e ore nella vasca da bagno e pensa di imitare quello di Seneca.  Si ammala di febbri, tremori, svenimenti, e a nulla valgono i consulti medici ai quali i genitori lo sottopongono.

Finchè un pomeriggio non va con alcuni compagni di liceo e con  il professore di musica ad assistere alle prove dell’Opera di Lione, raro privilegio per gli allievi migliori.

Una donna grossa entra sul palcoscenico, è troppo truccata, impacciata, sembra una balena arenata. Anche i costumi la ingoffano. Devono provare “Le nozze di Figaro” Atto III , Aria della contessa.

“La donna cominciò a cantare. E a quel punto, di colpo, tutto si ribaltò. Improvvisamente la donna era diventata bella…Il tempo si era fermato….appeso alle sue note, io mi lasciavo avviluppare  dal suo canto, rotolare, rigirare, trasportare, carezzare…Ormai non ero altro che quel respiro…attraverso la musica facevamo l’amore.  …La mia forza rinasceva. E con essa la meraviglia.”

Ai musicofili potrei non aggiungere altro perchè si sa che cosa la musica, linguaggio universale e sublime, dona al nostro essere.

Per il giovane protagonista è la salvezza, e lo è proprio la musica di Mozart.  Da quel momento Eric-Emmanuel inizierà a scrivere al grande musicista salisburghese ponendogli le domande  che  gli permetteranno di ricevere,  in musica, le risposte salvifiche.

“Caro Mozart, quando un uccello canta, è un lamento? E’ gioia? Manifesta la sua contentezza di esistere o chiama la femmina che gli manca? Misteri del canto…Tu, tu mi fai accorgere che è bello.”

Schmitt ci guida con orecchio esperto, grazie anche al CD allegato al libro, tra le arie più famose di Mozart, dai Concerti, ai Quartetti,  alla Eine Kleine Nacht Musik,  Alla Grande Messa in do minore, K427, ai brani delle sue opere prima fra tutte “Il flauto Magico”.

Ci rende partecipi  della sua salvezza, della sua entrata armoniosa nella vita . “Caro Mozart,…tu testimoni una saggezza diversa, quella che ammette la sofferenza senza per questo uccidere la meraviglia, quella che piangendo i morti celebra nondimeno la vita…grazie a te, sono risalito verso questa sorgente che mi fa bene, verso questa saggezza ancestrale che consiste nell’amore per il vero, l’amore per la realtà così com’è.”

Mi piacerebbe addentrarmi maggiormente nelle spiegazioni musicali ma, pur essendo moglie e madre di musicisti, sono una profana. Amo ascoltare appassionatamente, ma non so spiegare molto. Proprio per questo Stefania mi regala libri come  “La mia storia con Mozart”.

Ho scelto questo libro oggi per parlare anche del Festival del Fortepiano, di cui mia figlia Stefania Neonato è il direttore artistico   e che inizierà domani sera al Museo degli Usi e Costumi di San Michele all’Adige.  Stefania proprio domani sera alle 21,30 accompagnerà al fortepiano  il suo amico violoncellista Marco Frezzato. Suoneranno Bach.

 Mozart sarà poi protagonista delle altre serate musicali nel museo .

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13 commenti
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  1. Cara Mirna,
    mi hai fatto tornare in mente, di Eric-Emmanuel Schmitt, ‘La sognatrice di Ostenda’. È una raccolta di racconti, e ad un certo punto si legge:
    «…le donne troppo magre hanno raramente una bella voce. Come se ci fosse bisogno di un astuccio di carne perché la voce prenda corpo… come se ci volesse un bacino largo perché una voce sia ben seduta, armonica… una voce si nutre di carne e di risonanze. Se non c’è carne né spazio per risuonare, la voce rimane secca, come la donna».
    Di E.-E. Schmitt ho letto anche ‘Oscar e la dama in rosa’, e ‘Odette Toulemonde’ – approfitto per raccomandare soprattutto questo ultimo titolo, sia il libro sia il film.
    A domani sera!

  2. Come “Direttore artistico” del Festival del Fortepiano seconda edizione, mi sembra di “dovere” un piccolo intervento a commento di questo Blog. Sul potere della musica c’e’ poco da dire, basta provarlo una volta e si scoprono nuovi mondi. Ci sono talune circostanze che poi rendono la musica ancora più armoniosa, ancora più magica. Queste possono essere un bel chiostro, una serata estiva, un programma di vertiginosa altezza. Questo è quello che accadrà domani sera al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige. Il primo concerto della rassegna inizierà alle 21.30 e presenterà musiche di Bach padre e figlio maggiore. Il violoncellista Marco Frezzato suonerà non uno, ma due violoncelli, di cui uno a cinque corde, ed io il prezioso fortepiano settecentesco del museo. Gli altri due concerti avranno in programma Mozart e Haydn. Il 29 giugno con la fortepianista Jin Ju e il 30 giugno con il soprano Maria Letizia Grosselli e il fortepianista Massimo Guidetti. Emozioni assicurate!

  3. La musica è un linguaggio che purtroppo conosco solo come ascoltatrice, come mi accade peraltro come spettatrice davanti a un quadro. Entrambi i linguaggi spesso provocano in me emozione e forse è soprattutto questo l’obiettivo dell’artista.
    Mozart in particolare mi ha offerto spesso momenti di godimento per la sua musica apparentemente “facile”, che sicuramente ha lasciato il segno. Penso a “Il Flauto Magico”, unito al meraviglioso omonimo film di Bergman, oppure all’imponente, che ho sentito nello stesso tempo consolatoria, “Messa di Requiem”, ascoltata qualche anno fa a Rovereto.
    Auguri a Stefania per stasera!

  4. Neppure io conosco la musica, cioè non so leggere le note, però la amo moltissimo e ascoltarla mi fa stare bene. Mi definisco una fruitrice estetica di questa arte, intendendo per “estetica” non certo qualcosa legato al bello e all’apparenza, bensì al “sentire” non soltanto con l’udito (ricordo proprio un verbo greco aisthànomai = sentire, avere sensazioni). Insomma, quando ascolto buona musica, “lei” mi prende, mi pervade, mi dona un benessere che dopo mi resta addosso a lungo. E siccome non ho nozioni tecniche e non so nemmeno valutare bene l’acustica, mi piace sempre stare vicino a chi suona, osservare la persona, le sue espressioni, le mani soprattutto se l’esecuzione è su una tastiera. Mi piace anche molto apprendere qualcosa dalle spiegazioni che a volte i musicisti offrono agli ascoltatori. Se poi il/la musicista è sorridente, cordiale, vivace nel parlare, allora sono al settimo cielo.
    E così è stato ieri sera, 22 Giugno, al Festival del fortepiano di San Michele all’Adige, dove Stefania ha presentato con il suo consueto garbo, il suo sorriso amichevole e la sua solida competenza gli autori e i pezzi che lei e Marco Frezzato hanno eseguito.
    Cara Stefania, sei stata bravissima, siete stati bravissimi! Si percepiva, quasi materialmente palpabile, il godimento di chi vi ascoltava. Personalmente, mi sono trovata più volte protesa senza rendermene conto verso di voi, letteralmente attratta dalla musica che ci avete regalato. Un grande grande GRAZIE!

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