JANE EYRE, e il diritto al bovarismo

pubblicato da: admin - 6 febbraio, 2010 @ 7:03 pm

scansione0009scansione0008 Permettetemi in un pomeriggio invernale, in cui si desidera un angolo comodo e conosciuto, sia sul divano che nella mente,  di riprendere in mano un vecchio libro di Charlotte Brontè, che come vedete nell’immagine è piuttosto consumato. Lo acquistai nel 1961 in un negozio di oggetti usati.  Non so dire quante volte l’ho riletto e quanto ogni volta sono rimasta intrappolata nella sua atmosfera. L’identificazione totale, tipica del bovarismo di cui scrive Pennac, mi ha sempre emozionata.

 La  storia di Jane Eyre è diventata quasi parte del mio DNA, è come se la mia vita si fosse dilatata comprendendo anche la sua.

Leggere espande la propria esistenza, la duplica, la triplica, perchè partecipiamo in prima persona ad altre avventure umane.

Siete d’accordo?

Questo romanzo, pubblicato nell’era vittoriana, mi affascina, non solo per i luoghi in cui si svolge, la campagna inglese, o per i temi gotici che troviamo nel pauroso segreto custodito da Grace Poole, ma soprattutto per la protagonista, Jane Eyre, che si può definire un’antesignana del femminismo.

Ricordo il film di Zeffirelli con Wulliam Hurt e Charlotte Gainsbourgh che ha ricreato benissimo le atmosfere cupe e romantiche del libro. E ricordo anche lo sceneggiato televisivo di tantissimi anni fa in cui recitavano Raf Vallone e Ilaria Occhini.

E’ autobiografico in molte parti. Sappiamo che Charlotte Brontè venne mandata con le sorelle in una scuola per figlie di ecclesiastici dove il vitto scarso, la mancanza d’igiene, il freddo causarono la morte delle sue sorelle maggiori e debilitarono per sempre il fisico a lei e a Emily.Questo spaventoso collegio sarà rievocato proprio nella prima parte della storia, quando  Jane vi ci viene mandata da una zia cattiva.

 Il riscatto della nostra eroina ottocentesca, anzi anti-eroina perchè Jane è povera, poco avvenente, razionale, di buon senso, giunge quando diventerà l’istitutrice della pupilla del signor Rochester.

Inedito per l’epoca, è il modo in cui Jane e il signor Rochester si innamorano, cioè grazie alla conoscenza profonda e alla stima.  Intriganti  e moderni i loro dialoghi .

Nella torre del castello vive la moglie pazza di Rochester, e quando Jane lo scopre fuggirà, perchè la sua moralità e la sua onestà  non le  permettono di rimanere accanto ad un uomo sposato.

Solo quando saprà che lui non solo è libero da vincoli matrimoniali, ma è diventato cieco e povero, e cioè di pari condizioni, ritornerà a Thornfiled. 

 Jane Eyre diventa così il simbolo della self made woman, della  donna che si è fatta da sè grazie alla sua forza, al suo coraggio e al buon senso.

E’ questo, uno dei libri più letti dalle ragazze come lo è anche  Cime Tempestose  scritto dalla sorella di Charlotte, Emily . Queste sorelle  Brontè, rimaste orfane di madre molto presto, sono vissute nella brughiera dello Yorkshire con il padre pastore protestante , il fratello Patrick e la sorella più piccola Ann, autrice anch’essa di un romanzo. Da ragazzi sembra inventassero storie e giochi letterari.

Charlotte Brontè si sposò tardi e morì nel 1855, in attesa di un figlio, a soli 39 anni.

                                                                                                                            *               *               *                *                

 

E voi, in quale personaggio letterario  vi riconoscete o  vi identificate? O semplicemente amate?

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10 commenti
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  1. Ricordo perfettamente quando ho letto da ragazzina Jane Eyre e come ero entrata in sintonia con i personaggi, mi sembrava quasi di vivere con loro. E’ proprio vero, mentre si legge si entra quasi in simbiosi con i protagonisti e non potrò mai dimenticare quei meravigliosi anni in cui mi sentivo….Rossella! Poi, ricordo, avevo letto un libro che parlava di una ballerina classica, ma non mi viene in mente quale ed ero così partecipe, che spesso mi mettevo a piroettare anche per strada. A tal punto che un giorno, un signore aspettò per un bel momento che io la smettessi di danzare sul pianerottolo, per poter poi proseguire sugli scalini….Voglio rileggere il libro che ci hai proposto oggi, perchè è sempre interessante scoprire se procura ancora le stesse emozioni dei 15 anni e, forse, ritornare di nuovo ragazzine, anche se per poco.

  2. Penso che sia proprio del romanzo la facoltà di far sentire il lettore personaggio, se non nell’identificazione, almeno critico della vicenda.
    Recentemente ho letto il discorso di ringraziamento di Siegdried Lenz, in occasione del Premio Nonino 2010, che ha ricevuto recentemente. Egli, parlando della letteratura, dice fra l’altro:
    “…tutti questi personaggi, anche se, nella loro unicità, contengono l’intera esperienza del mondo, diventano veri solo ne momento in cui il loro destino coincide col mio dolore o con la mia nostalgia, con la mia esperienza personale e con le mie cognizioni…”

    Jane Eyre, grande nella sua dignità e nella sua passione, diversa fra tutte, riscatta tutte le donne poco attraenti, rese sensibili dalla sofferenza e questa volta anche il protagonista maschile non è da meno!

  3. Jane Eyre mi è piaciuto molto ma ho apprezzato all’università anche un altro libro ” Wide Sargasso Sea” di Jean Rhys che è un pre-quel che analizza il punto di vista della moglia pazza di Mr Rochester…E’ la risposta post-moderna e post coloniale a Jane Eyre. Lo conoscete?

  4. Ho letto anch’io “Wide Sargasso Sea” proprio all’universita’! (abbiamo seguito lo stesso corso, Raffaella?). Mi ricordo che, cosi’ piena di fervore per Jane Eyre (indovinate perche’?) avevo fatto fatica ad accogliere l’altro punto di vista anche se poi ne ho capito il valore. Questo libro ci dice che, non solo leggere espande la propria esistenza, come dice Mirna, ma i libri ispirano i libri. Quindi la letteratura, nel senso piu’ ampio a cui si possa pensare, costituisce un intreccio di idee, rimandi, ispirazioni, dialoghi fra libro e libro, fra autore e libro/i, fra autore e lettore, fra lettore e libro/i. E’ come una grande lente dell’esistenza, una grande lente a miglior risoluzione delle nostre vite e percezioni.
    Il personaggio in cui mi sono identificata maggiormente? Quando ero bambina, “Momo” di Michael Ende.

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