GAS ESILARANTE perchè ridere fa bene alla salute!

pubblicato da: admin - 7 novembre, 2010 @ 8:16 pm

Avevo in mente di presentare  il bellissimo libro sulla solitudine  che sto terminando, ma…dopo aver letto le righe divertite di Camilla in risposta a quelle divertenti di Riccardo  ( Maria Teresa…attenta a quei due!) ho pensato di continuare …allegramente. Star bene, ridere, sorridere, sbellicarsi come starà ancora facendo Camilla sollevata di essere guarita dall’influenza .

Wodehouse ed altri scrittori ci aiutano in questo senso. In Bliblioteca c’è un settore dedicato alla letteratura comica, la mia amica di Aquileia predilige spesso questo tipo di letture e mi suggerisce titoli su titoli.

Gas esilarante è delizioso perchè vi è uno scambio d’identità tra due persone  in una improbabile “quarta dimensione”, mentre entrambe  si trovano in uno studio dentistico  sotto l’effetto anestetizzante del gas esilarante. Parliamo di  Lord Reginald Havershot appena arrivato dall’Inghilterra negli Stati Uniti  con il compito di ricondurre sulla retta via il cugino ubriacone e un giovane attore di Hollywood, dai riccioli d’oro, che stanco della vita frivola del mondo cinematografico desidera  soltanto  tornare dalla sua  mamma nell’Ohio. 

 

Altri ameni personaggi si insinuano nellla storia come una diva ambiziosa in cerca di gentiluomini blasonati, attoruncoli da strapazzo, ubriaconi. Una lettura di completa evasione.

Ci sono altri autori che riescono a divertirmi ancora; come non nominare Jerome K. Jerome e i suoi “Tre uomini in barca” “Tre uomini a zonzo” ecc. e spesso anche in libri ritenuti seri vi sono delle situazioni che sollecitano la mia ilarità.

Ma che cos’è che ci  fa ridere? Non tutti hanno lo stesso senso dell’umorismo. Io mi ritrovo a ridere, spesso a sbellicarmi dalle risate  con mia figlia,  con Giuliana, con Renata e qualche altra persona; ridiamo di piccole cose inconsuete, prendiamo in giro noi stesse e gli avvenimenti particolari.

Siamo molto ironiche ed autoironiche.

 Ma per sapere di più sulla differenza tra atteggiamento umoristico e quello ironico si dovrebbe rileggere il magnifico saggio sul L’umorismo di Luigi Pirandello. Mia figlia dovrebbe aggiungere qualcosa, mi sembra di ricordare che l’abbia studiato per un suo  esame di Letteratura.

Si ride per l’inadeguatezza di un comportamento, quando ne avvertiamo il contrario…se uno inciampa ci fa ridere perchè succede qualcosa che non dovrebbe succedere. Se uno si comporta diversamente dal suo “ruolo” predefinito socialmente ne ridiamo. Ridendo condanniamo perciò le apparenze che si difformano dal vero.

Pirandello prende in prestito dalla letteratura due grandi poemi : L’Orlando furioso di Ariosto e il Don Chisciotte di Cervantes.  Ci guida all’analisi del comportamento di questi due personaggi che portano inevitabilmente al riso, anche se talvolta amaro come in Don Chisciotte.

*     *      * 

Incollo il commento di Loredana al post su  Chatwin  “In Patagonia e il respiro della libertà“. Naturalmente le auguro uno splendido viaggio!

Sto per partire per la Patagonia. un viaggio sognato da anni proprio per il sentimento si liberta’ che mi ispira. Anch’io ho un po’ di difficolta’ ad eliminare oggetti perche’ mi ricordano spesso persone e” pezzi” della mia vita.

Loredana

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  1. @ Riccardo Ho letto riccardo, la seconda lezione. Ho gli occhi pieni di lacrime , altro che gas esilarante. sono subito corsa in cerca del tuo post: irresistibile: ti immagino lì, serio e compunto, a dare lezioni di linga piemonese a unavecchia cretina che si spancia dal ridere e si guardain giro come una giraffa ubriaca in cerca di un possibile coro gorgogliante di risa, nel silenzio mattiniero. Non sai quanto mi divertaIl PERCHE’ lo lascio a Freud. In famiglia lo sanno e con la consueta aria di estrema sufficienza ( se rido tipo attacco alieno e da SOLA) …..sai ben com’è la mamma – dicono, tra commiserazione e fastidietto – è come la storia del vurstel!(che è una vecchia storia, di 40 anni fa’ ma che mi fa ancora ridere….dentro ovviamente…dentro l’anima mia).Riccardo, attendo ogni tuo post piemontese con ansia, e grazie grazie. Adesso torno indietro a ridere e a studiare la lezione.

  2. Cara Mirna, ridere attraverso i post e alla tastiera di un pc non è tanto consueto e, mi sembra, non mi era mai successo. Ma dopo le lezioni di piemontese di _ric …Sono distratta, vorrei tornar lì con madamin, eccetera. Poi ci torno.
    Ho letto il post su “resta con me”, bello. In questi giorni da “Montagna magica” si fa per dire ma mi sentivo molto ….lontana, tutta dentro la mia tosse furiosa, e i miei mali malati, ho finito di studiare, studiare, non leggere, (4^ lettura) La spiegazione dei fatti di Jhon Banville. Oltre a farmi un effetto magnifico di distacco dalla realtà, ho capito perchè vado pazza per J.B. Insomma ho capito. Un abbraccio affettuoso ma devo trovare il tempo di andare a rileggere la lezione di R. Ciaoooooo

  3. Patagonia, un sogno anche per me!
    Joshua Slocum, canadese nato 100 anni prima di me nel 1844 (solo per questo mi ha soffiato l’impresa1), velista, con la sua barca a vela Spray ha percorso tutti i mari del mondo, salvo, nell’ultimo viaggio, opartire e sparire. Nel suo libro “Solo intorno al mondo” fra l’altro ci racconta del suo transitare e sostare bnella terra del fuoco.
    Patagonia, fra i suoi scrittori: Bruce Chatwin e soprattutto Francisco Coloane …
    Vediamo un po’ se ci riesco: vento, freddo, improvviso, spazi immensi, terra, erba bruciata e mare, tanto, tanto di tutto … e il fondale marino dell’Horn (per noi velisti è l’Horn, non capo Horn), così irregolare da esaltare le onde già furiose di due oceani che vi si scrontrano, imprevedibile come solo le onde anomale sanno essere … ed i fuochi di una volta, quelli che gli indigeni accendevano, visti dal mare … ecco “La terra del fuoco” …
    Chissà se riuscirò anch’io a vedere quest’ultimo paradiso s-perduto!
    Speruma (speriamo, in piemontese)
    Buon Viaggio e BUON VENTO, Loredana!
    Riccardo

  4. Per Camilla. Gas esilerante? Ed allora ecco la terza lezione di piemontese: la lingua dal vivo (metodo Riccardo).
    La moglie al marito, in presenza degli ospiti (Riccardo e Maria Teresa) e credendo erroneamente – di non essere sentita: “Destupo na buta?” (Stappo una bottiglia?).
    Dopo che gli ospiti si sono complimentati per l’ottima qualità del vino. “Nient, a l’era mac un pro furma” (Niente, era solo un pro forma).
    E … fa che t n’abia, E fa che tu ne abbia (abbastanza), fattelo bastare, ringrazia il cielo di quello che hai ottenuto …, sii contento e soddisfatto così …
    Una signora ad una amica, per evidenziare quanta fosse stata la coda ad un impianto sciistico di risalita a S. Sicario (TO), tal che anche l’Avv. Agelli aveva dovuto fare la coda: “a iera tanta qula gent ca fin l’Avucat a fait la cua” E l’altra: “Ma perchè, gli avucat deven nen far la cua?” “Ma iera L’Avucat …” . “Ahh …” Solo allora l’altra ha capito!
    Piumla bassa era piemontese, anzi, piemontese tortonese. A Torino l’è tut n’aut ciullè (è un altro ciullare, un’altra storia), cosa credete? Infatti si assumono espressioni dalla vita reale, adattandole metaforicamente (metà dentro e metà fora) alla bisogna… Sentite questa. Vespasiani d’una volta, di sti anni (trentino), per strada, come non ce ne sono più, solo per uomini, s’intende, cabine di metallo, a due posti, vis a vis, ognuno dei due vedeva in faccia l’altro, così come le rispettive paia di scarpe si confrontavano, poichè la lamiera divisoria era solo all’altezza … strategica. Uno esagera in potenza idraulica e l’altro “Pissa pi curt cha t’l has già impinine ‘na scarpa”. Scusate il realismo, ma questa è lingua vera!
    Torniamo all’italiano, lingua madre. Se usata da torinesi assume connotazioni particolari. Due esempi: “Non ci resta altro che andare, fare, dire etc. ” si traduce ” Facciamo che andare, fare, dire, etc.”.. “Ovunque noi si vada” si traduce “Tutto dove andiamo”.
    Compito a casa: tradurre dal torinese le frasi di cui sopra che non siano già state tradotte dall’Autore.
    Fine della terza lezione.
    Riccardo

  5. Si’ ecco il mio piccolo intervento sull’umorismo pirandelliano che, ahime’, non accoglie le vernacolari atmosfere del suo concetto odierno e le “sbellicature” di romanzi e lezioni piemontesi (:-) ma tratta di una tecnica – l’unica per Pirandello – per risolvere la catastrofe esistenziale. L’umorismo e’ per lui quindi lo sdoppiamento del sentimento per poter riflettere sui temi tragicamente umani delle sue opere. Il “sorriso” di Pirandello (vedi prossimo post) e’ un sorriso amaro, intellettualistico, non certo “di pancia”, esilarante o spontaneo. Beh, un Wodehouse ogni tanto e’ giusto quel che ci vuole!! Buone risate a tutti (oggi e non domani)….

  6. Compito: ho capito che “pi” vuol dire più–e “impinine” riempire? Ciarea nè monsù.E piumla bassa. Detto in italiano:Piantiamola lì.Anche il senso dell’umorismo è molto complesso e personale e ben poco si piega a interpretazioni. Io mi sono molto divertita, caro Riccardo, ma il mezzo che stiamo usando è assolutamente inadeguato e si rischia grosso. Se ris-cia de ciapar na bela ngiazada. Grazie e ciao ciao.

  7. Let your hook always be cast. In the pool where you least expect it, will be a fish. -Ovid

  8. Did you ever see a country boy in New York whistle for a cab? He puts two fingers in his mouth and hollers, Taxi!