UN MONDO D'AMORE, di Elizabeth Bowen

pubblicato da: admin - 6 novembre, 2010 @ 8:02 pm

Mi rituffo con più tempo nel mio blog e quale libro poteva essere “onda” per me?

  Una bellissima storia di una narratrice anglo-irlandese. Siamo a Montefort, una elegante casa di campagna nel verde dell’Irlanda dove insieme alle passioni  presenti  vivono ancora i ricordi di quelle passate. Un mondo d’amore avvolge strettamente  la casa nel cui cuore, a testimonianza di ciò, si ritrovano le solite lettere nascoste in un vecchio abito di mussola. Ritorna alla ribalta  Guy, un ragazzo morto durante la guerra del ’15-18 in Francia e che aveva lasciato una promessa sposa senza futuro  e Montefort in eredità  alla cugina Antonia.

Legami sottili di parentela, piccoli accadimenti, amori impossibili, vita quotidiana da gestire con prosaico buon senso, questi gli ingredienti che creano un’atmosfera suggestiva e godibile.

Non è un romanzo rosa.

 A monte una estenuante  tessitura narrativa che la Bowen  aveva già  sperimentato  cercando forme di romanzo modernista come fece  nel 1935  con “La casa di Parigi”, modellato come un duplice viaggio, al largo e nel profondo cella coscienza.

Il motore segreto di “Un mondo d’amore” è proprio costituito dal pacchetto di lettere, forma letteraria per eccellenza, che avvia nel testo la catena di riferimenti “metaromanzeschi”. ” Da lì, dove era stato in qualche modo infilato, cadde il pacchetto di lettere; caddero ai suoi piedi, avendo loro trovato lei, anzichè lei loro.”

Da grafomane convinta adoro il tema della lettere dove si trova scrittura d’amore e…amore della scrittura. Il mondo d’amore primario per lo scrittore è dunque l’atto della scrittura. La  parola della Bowen in questo romanzo  evoca le  lettere rubate di Poe, i carteggi di James  e  si arricchisce anche  di echi di altri generi come il saggio critico e la memoria autobiografica…

Una piccola chicca per i lettori tanto più che si viene coinvolti insieme ai sei protagonisti  in un confronto continuo con la nostra pulsione di scrivere e di leggere.

Nella prefazione ci viene fatto notare la compattezza dell’azione scandita su rigide coordinate spazio- temporali ( L’Irlanda, tre giorni, una sola big-house) che consente l’emergere di un’unica crisi: il ritrovamento di un “oscuro” oggetto, le lettere, che lentamente accenderà lo sviluppo romanzesco.

Se avessi il tempo lo rileggerei!

Ma come sapete sono nella full immersion dell’insegnamento agli adulti stranieri. Un mondo particolare, se non ancora d’amore, di rispetto reciproco, di interesse e motivazioni.  La conoscenza di  tante persone diverse mi fa “viaggiare” lontano…imparo così anch’io tantissimo.

Ringrazio gli amici che scrivono post, ne ho già due di Riccardo che “andranno in onda” la prossima settimana quando sarò  talmente stanca da essere appena in grado di accendere il PC   (avrò giornate di 8 ore, su due sedi!). Attendo  ansiosamente  anche  quello di Raffaella dopo l’incontro con il suo amico Affinati, poi ancora Enza e Camilla…a proposito mi piace molto leggere le “conversazioni virtuali” di Camilla e Riccardo!

E … last but not least mia figlia, naturalmente.

Grazie a tutti che fate sopravvivere questo blog!

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6 commenti
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  1. Il motore segreto è un pacchetto di lettere?
    E allora ecco un altro pacchetto di lettere: “La concessione del telefono” di Camilleri.
    Il genere è completamente diverso dai “soliti Camilleri”, molto meno giallo e molto più umoristico, quasi inglese…
    Provare per credere.
    Ciao
    Riccardo

  2. Non sto leggendo tanto in questo periodo, a volte la vita ti prende e non ti permette di occuparti di altre vite ma sentire parlare di libri e di storie possibili e’ sempre un gran piacere. 100 di questi posts a questo blog!!!

  3. CINZIA in una mail dove mi ha raccontato le emozioni provate durante il soggiorno a New York con il figlio Luca e altri ragazzini, ha risposto a una mia precedente domanda sui libri che stiamo leggendo:
    ” So che hai bisogno di qualche osservazione sui libri del comodino…
    Scorrendo il tuo blog, ho comperato, prima del ponte dei Santi, “Resta con me” di E. Strout. E’ ancora lì a metà, ma devo dire che è proprio molto bello. Mi piace il modo che la Strout ha di pennellare i paesaggi,e io, che come ho già avuto modo di dire, sono una “primaverile pessimista”, mi sento commuovere alla “vista” (perchè le sue descrizioni sono proprio “visive”) di alberi rossi e gialli, di tramonti struggenti come quelli che il reverendo Tyler si ferma ad osservare.
    Inoltre, il tratteggio dei vari personaggi li rende vivi e presenti, mi sembra di poter uscire di casa e incontrali, sono veri, credibili. Mi è molto piaciuto il suo stratagemma, anche se sono solo a metà libro, di presentare i loro lati oscuri un po’ alla volta… solo a pag 160 veniamo a sapere delle “intemperanze” di Lauren.
    Non so come finirà la storia del reverendo e delle sue bambine, se il suo “baricentro” riuscirà a rimanere sempre lì, nella benevola e pettegola West Annett (che peraltro mi ricorda tanto i paesini descritti con divertimento tutto britannico da Agatha Christie!) certo è che il messaggio che finora ne ho colto è che bisogna rimanere radicati alla vita, alla realtà così come ci si presenta, lo vogliamo o no, tutti i giorni, ma anche che l’uomo ha bisogno di appoggiarsi a qualcosa che gli dia delle risposte: “Odio Dio” dice infatti la piccola Katherine, sola e triste, sconvolta dai terribili fatti che hanno colpito la sua vita. Nessuno le dà delle risposte, tutti si aspettano da lei che sia educata, brava, composta. Ma come può una bambina vivere senza un tentativo di spiegazione che le dia uno stimolo per darsi una ragione di cose più grandi di lei? Mi piace molto anche Connie, che si ritiene una nullità ma che sola riesce a percepire “il calore della casa del reverendo”.
    Cosa succederà?
    Un affettuoso abbraccio
    Cinzia”

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