HAIKU, la poesia in un frammento d'emozione

pubblicato da: admin - 16 dicembre, 2010 @ 9:32 pm

imagesHaiku. Pennellate di poesia. Frammenti lirici dell’antico Giappone. Quest’arte iniziata nel XVII sec. ha ispirato persone sensibili e poeti. Nella sua brevità l’haiku giapponese esprime al meglio la sensibilità dell’anima, con accenni e  allusioni a momenti epifanici di scoperta interiore o di intimo afflato con la natura.

Nel frammento lirico c’è un mondo di emozioni, sensazioni, immagini esteriori ed interiori. E’ lo stupore nell’osservare la Natura nel suo ciclico alternarsi delle stagioni, con i suoi colori, il suo “vivere” ad ispirare con dolcezza, malinconia, ironia i suoi versi.

Grandi poeti giapponesi come Basho, vissuto nel XVII sec., ci hanno regalato lezioni di coinvolgimento totale con la Natura, con la Vita nel suo palpitare e grazie al loro “silenzio” di osservatori ci hanno regalato momenti di delizia.

Nel vecchio stagno

una rana si tuffa.

Rumore d’acqua.

Un tranquillo ed immoto specchio d’acqua davanti agli occhi e al cuore del Poeta. Un guizzo vitale e verde che fa scintillare visivamente e sonoramente l’acqua.

Ed ancora.

Quando l’insegui

la lucciola s’occulta

nel plenilunio.

Un piccola luce che fugge da noi per nascondersi nella pienezza luminosa dell’astro notturno. Per noi l’accettazione dell’indistinto Tutto.

Anche in Occidente questi componimenti poetici sono apprezzati. Kerouac e Borges si sono cimentati in queste composizioni.

Ci sono anche delle regole da seguire. Un Haìku dev’essere di tre versi: un quinario, un settenario, un quinario.

Come docente di lettere alle medie ho insegnato a tutte le mie scolaresche quest’arte, un po’ per abituarli ad una corretta suddivisione delle sillabe e soprattutto  per far loro  acquisire la consapevoleza della bellezza che ci circonda. Ho raggiunto esiti inaspettati, versi bellissimi. Ma come già detto nei giovanissimi c’è  il Poeta in nuce. Poeta che credo tutti possiamo essere.

Il linguaggio consueto è inadeguato nel testimoniare la Verità. Ecco l’essenzialità di poche parole  che sgorgano dall’Intuizione. Tipico della cultura Zen l’abbandono fiducioso al Cosmo.

Gli uccelli  cantano

nel buio.

Alba piovosa.

Malinconia della notte che finisce nella pioggia, ma canto garrulo di creature che accettano serenamente l’ineluttabile.

Ieri sera, nella casa di Cristina che accoglie le famose Penelopi, oltre a canti, musica e assaggio di torte ci siamo dilettate a leggere alcuni nostri haiku che hanno come filo conduttore il Natale.

 Cristina, Anita ed io.

Ve ne trascrivo alcuni, invitando anche  voi a scriverne. Osservate la notte algida, il sole sulla neve, le foglie accartocciate sul suolo gelato, il vento freddo del nord che fa tintinnare i ciondoli degli alberi decorati… ricordate il primo  e il terzo verso di cinque sillabe, il secondo di sette…mi ascolterete?

Cristina scrive

Fiocca la neve,

sotto il suo manto, noi

siamo fratelli.

  

Fermati un poco.

Così accanto al Bambino

saremo insieme.

  

Mirna scrive

 

Accendo al vento

la gioia del Presepe.

Respiro amore.

  

Rosso di bacche

tra i merli del mattino

nel bianco inverno.

  

Il fuoco che arde

e brucia i rami secchi.

Nuovo è il Tempo.

  

 

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5 commenti
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  1. Sull’onda dell’ispirazione ho cercato la Rana di Basho. Al seguente link troverete il libro degli Haiku tradotti e tre traduzioni italiane dello stesso Haiku, appunto la Rana di Basho.

    http://www.shodo.it/basho-rana.html

    Ok, mi devo cimentare anch’io:

    Quattro rintocchi
    Due legni che schioccano
    Meditazione

  2. Passa il Tempo
    Aspettando ancora
    Cade la neve

  3. la capacità di usare la poesia mi riempie di ammirazione e di piacere.Che modi giocosi e splendidi di stare assieme, momenti di felicità.

  4. Ormai è quasi Natale, ed allora …

    Vive la Notte
    Rinasce l’Universo
    L’alba è radiosa

  5. Incantevole momento;

    Vedo bambini
    danzare d’armonia
    poesia di luce