DONNA, MASCHERE E OMBRE, sempre sull'identità femminile

pubblicato da: admin - 13 gennaio, 2011 @ 9:41 pm

scansione0007Mi perdonino i miei pochi lettori maschi se rimango nel luogo della femminilità perchè ritengo questo luogo, rimasto per millenni in Ombra, il luogo delle più grandi battaglie. E soprattutto il Luogo della  procreazione, sia in potenza che in atto.

Ieri sera ho terminato il libro del danese Grondhal, uno scrittore che si è calato nel labirinto tortuoso dell’animo femminile. Virginia Woolf prende ad esempio suo padre per  descrivere la differenza intellettuale tra uomo e donna. Se suo padre ragionava abilmente, da grande accademico, partendo dalla A e finendo alla Z, sua madre, vorticava a spirale toccando però molti  punti sconosciuti e inaspettati.

Il libro che si ricollega a quello di ieri è un testo d psicologia, della mia docente Jole Baldaro Verde. Parla della “ontogenesi dell’identità femminile“. Ricordo ancora quando sostenni a Genova, in via Balbi, questo esame.  (Come forse ricorderete io mi sono laureata da “grande” appena superati i quaranta.)

Donna, maschere e ombre” e il “Manuale di Psicologia generale” mi avevano avvinto. Ero preparatissima. Ma avevo appena perso mia madre, da pochi mesi. Ero distrutta. Per il giorno dell’esame avevo indossato una sua maglietta bianca a pois neri, la sua preferita.  Ero sconvolta e orfana.  Parlare di relazioni familiari, di linee femminili, di fasi orali, edipiche, ecc. mi agitò. Non riuscivo ad esprimermi con chiarezza tanto il mio dolore si intrecciava con ciò che avevo assimilato. Il nucleo centrale del testo era “la nostra identità femminle ci è data dalla madre.”

Iole Baldaro Verde che a quel tempo aveva l’età di mia madre quando morì, circa 63 anni, era una bella signora morbida, vestita di turchese e con dei grandi orecchini in tinta. Ricordo che pensai che a Genova ci si dovesse vestire così,  con i colori del mare.

Parlai, parlai in modo confuso, volevo dire tutto dell’esame e tutto di mia madre.  L’assistente propose un voto basso, ma lei lo guardò  severa: “  No, si merita  un 29

Donne. Madri. Procreatrici non solo di figli ma di progetti di vita.

“Gli uomini devono avere sempre invidiato la capacità procreativa della donna; nel mito più arcaico  la creatrice dell’Universo era la Grande Madre. Gli uomini, appena è stato possibile, hanno messo un dio al posto di una dea, e come se non bastasse hanno reso “madre” Zeus facendo nascere Atena, adulta e armata dalla sua testa.”

Ora anche le donne si sono appropriate dell’umano ingegno per cui la creatività culturale, un libro, un progetto di vita, è un figlio che nasce dalla testa..

Purtroppo questo sganciamento dalla biologia penso sia il moderno peccato di Eva.” conclude la Baldaro Verde nella introduzione.

E proprio stamattina nel delizioso incontro con due care amiche ho ricevuto in prestito il libro “Eva dorme” e si è parlato delle nostre “maschere”. Tutti ci mascheriamo, Pirandello ce lo ha ribadito bene, ma chi lo fa di  più, chi meno. Chi si maschera di più?

Uomini? Donne?

“Userò il termine maschera per designare il vestito che, una volta indossato, costringerà l’individuo a mettere in atto comportamenti a ruoli definiti….La donna, assai più dell’uomo, è stata ed è ancora costretta dalla cultura in cui vive a recitare rigidamente il ruolo che le viene assegnato, soprattutto quello di madre, signora della vita, dispensatrice di sicurezza.”

Argomento intrigante, come  possiamo  entrare in “contatto” con  gli altri se indossiamo  maschere?  Tutto dipende dalla loro pesantezza. Se la maschera è leggera e ridente come forse quella di Arlecchino si potrà stare bene iniseme, se la maschera è di ghisa o troppo ornata di sovrastrutture non si aprirà il “canale privilegiato” della comunicazione.  Credo che il giusto equilibrio stia nella sincerità  verso gli altri, ma soprattutto verso noi stessi accettandoci come siamo, non per forza primi della classe, ma  con le nostre luci e le nostre  ombre.

Il bellissimo libro della Baldaro Verde analizza tutte le età della vita di una donna per arrivare alla mezza età, l’età della saggezza. Ma la stiamo veramente raggiungendo? A me piacerebbe. Vorrei che la stagione della saggezza fosse un tempo quieto, di olimpica  serenità  alla Goethe, senza turbamenti…ma non sempre è così.

Scrive sempre Grondahl “Non c’è saggezza nel diventare vecchi, ma c’è l’autorevolezza dell’irreparabilità“.

Allora mi ricordo una frase della Yourcenar quando vecchia, molto vecchia si rese conto di quanta inutile sofferenza fosse stato il tumulto di certi periodi della sua vita,  dato che poi si giunge allo stesso punto di distacco.

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14 commenti
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  1. Non vedo l’ora di poter leggere questo testo di cui mi hai tanto parlato. La Baldaro Verde l’avevo sentita in TV qualche anno fa – forse interveniva regolarmente in qualche trasmissione? – e mi era sembrata una donna “sensata” e ancorata, con quel buon senso e quella pacatezza che mi sembra di capire siano doti “femminili” a cui tutte-i aspiriamo. MI riesce sempre difficile parlare di caratteristiche maschili e femminili, di ruoli ecc. Oggi si preferisce parlare di “generi.” E’ indubbio tuttavia che, nonostante abbiano abolito le voci “padre” e “madre” sui passaporti statunitensi sostituendole con “Genitore 1” e “Genitore 2”, la donna possa ancora procreare e l’uomo no, o almeno non in senso stretto.
    Sulle problematiche interiori della maternita’ non posso disquisire ma posso senz’altro dire che essere figlia di madre e’ qualcosa di assolutamente straripante e, creando identita’ (appunto) nel bene e nel male puo’ portare a risultati importanti. Come potrei concepire di “rifiutare” un padre, mi sembra quasi impossibile poter “rifiutare” una madre senza che questo implichi il rifiuto di una parte non risolta del se’. Ma i meandri della mente sono labirintici e pieni di sorprese ed e’ vero che si sta andando verso una dimensione di de-personalizzazione, de-sessualizzazione e de-ruolificazione (concedetemelo). Sara’ sempre piu’ difficile argomentare su ruoli e generi poiche’, in quanto identificati e spezzettati nelle nostre funzioni, perdiamo unita’ e chiara posizione nel mondo.
    Sulle nostre maschere: impossibile liberarsene, l’importante e saperle gestire e possibilmente giocarci anche un po’. Ma come nel libro precedente avviene l’incontro “magico” fra la protagonista e il “suo” compagno al di fuori della famiglia, credo che ci siano alcuni (pochi e dobbiamo accettarlo) miracoli di assenza di mascheramenti fra persone, magari estranee che si “riconoscono” istantaneamente e si “fidano” o “non possono fare a meno” di mostrarsi. Si’, forse e’ proprio una questione di fiducia…

  2. Che mistero profondo l’identità femminile… Sono appena stata al Mart dove ho ammirato la mostra di Modigliani scultore… Non vi erano solo opere sue ma anche di altri scultori contemporanei. Uno era Brancusi, con la sua opera Adamo ed Eva direttamente dal Guggenheim di New York. Eva domina chiaramente, è lei la fecondatrice , colei che dà la vita e che troneggia sopra Adamo il quale, proprio come scrive Brancusi, deve lavorare e sudare ed il suo posto è sotto….

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