REISEBILDER, e un elogio della citta di Trento

pubblicato da: admin - 24 gennaio, 2011 @ 9:44 am

winter 2010 010La scorsa settimana il nostro  gruppo di amici è stato accolto da Giovanna in Biblioteca dove  è in corso  una bellissima mostra di xilografie, calcografie, litografie e cartoline illustrate che ci documentano la crescita di questa città adagiata in una Valle soleggiata, e via di comunicazione privilegiata fra il Sud e il Nord d’Europa.

Trento città amica per me che mi ha regalato sin dall’inizio del mio arrivo  ( 37  anni fa) un’ accoglienza discreta, ma costante  e affettuosa. 

 “Dalle topografie della prima età moderna alle vedute romantiche dei viaggiatori di Settecento e Ottocento …fino alle cartoline del secolo appena trascorso” scopriamo in questa rassegna  i luoghi più significativi e le visioni panoramiche della storia di questa città.

Immediato  dunque per me  ripensare al viaggio che  Heinrich Heine compì in Italia nei primi anni  dell’Ottocento e al suo entusiasmo genuino anche verso la città di Trento e le donne trentine. Sappiamo che all’epoca  soprattutto un “viaggio in Italia” era doveroso per un giovane intellettuale e romantico. Il viaggio come massimo insegnamento della vita sia cognitiva che spirituale.  Heine dalla nativa Dusseldorf  dapprima va in Inghilterra dove ammira la vita pubblica e politica in confronto a quella tedesca, ma poi si mette in viaggio come Goethe percorrendo il Tirolo, il Trentino, Verona per arrivare a Bagni di Lucca dove si stabilisce per un po’.

I volumetti pibblicati dopo quelli sul viaggio in Inghilterra,  “Viagggio da Monaco di Baviera a Genova” e “I Bagni di Lucca” ebbero però un’accoglienza meno favorevole dei precedenti. Non si seppero ammirare le vivaci descrizioni di paesaggi e avvenimenti dell’Italia settentrionale, nè il fine umorismo con il quale venivano tratteggiate alcune figure tipicamente italiane.

Spesso il racconto del Viaggio è una forma letteraria scelta per dar voce al dialogo con se stesso, al ricordo del proprio passato, alla riflessione più o meno benevola del presente.

Per questo mi piacciono moltissimo i resoconti dei viaggiatori. Si visita. Si cammina in luoghi diversi e lontani, ma alla fine è sempre dentro di sè che si “viaggia”.

Sono contenta di avere “tra un libro e l’altro” anche questo volume di Heine perchè posso sfogliarlo e ri-sfogliarlo a piacimento. Trovo  interessanti le sue pagine sul Tirolo meridionale,  non ancora  Italia ( e già mi ricollego al libro della Melandri “Eva dorme” che sto leggendo e di cui parlerò anch’io, sebbene ci sia già un post esaustivo di Riccardo).

Ma ecco che Heine giunge a Trento nel pomeriggio di una bella domenica d’estate

 “Questa città, vecchia e cadente, è circondata da una vasta cerchia di fiorenti monti verdi che, come dèi dall’eterna giovinezza, guardano dall’alto in basso la decrepita opera degli uomini. Fradicio e screpolato le si erge accanto l’alto castello che una volta dominava la città, avventurosa costruzione di tempi avventurosi, con le sue torricelle, le sporgenze, i merli e con un torrione rotondo nel quale oggi vivono solo civette e invalidi di guerra austriaci.. Anche la città stessa è costruita avventurosamente, e uno stranissimo effetto fanno a prima vista quelle case antichissime con i loro affreschi sbiaditi, le loro mutilate figure di santi…”

Heine prosegue la descrizione quasi malinconica della città trascurata ma si rincuora vedendo “i dolci volti dlle fanciulle“, anzi alle donne trentine dedica complimenti lusinghieri

“…se importanti sentimenti non mi avessero attratto verso il sud mi sarei fermato subito a Trento, dalla brava fruttivendola, dal piccolo campanaro e, per dir la verità, anche dalle belle ragazze che mi passavano accanto a frotte. Non so se altri viaggiatori approveranno qui l’aggettivo “belle”; a me personalmente le Trentine piacquero moltissimo. Erano proprio il tipo di donne che amo: perchè io amo quei volti pallidi, elegiaci, nei quali risplendono i grandi occhi neri malati d’amore, amo l’incarnato bruno di quei colli superbi che Febo ha già amato e abbronzato di baci, amo le nuche simili a frutti maturi e pieni di puntolini purpurei, come beccate di allegri uccelletti; ma soprattutto amo quell’amdatura geniale, quella tacita musica del corpo, le membra che si muovono nei ritmi più dolci, membra esuberanti, flessuose, divinamente voluttuose, indolenti, poi all’improvviso eteree e sublimi, e sempre alquanto poetiche.”

Chi si riconosce in questi deliziosi complimenti?  Chi si sente Trentina Doc?

 Seppur nata a Merano io sono di sangue tosco-emiliano ( come l’Appennino). Ma mi sarebbe piaciuto moltissimo essere ammirata da Heinrich Heine in “cotal guisa”!

Questo libro è delizioso, vi sono dialoghi arguti con le persone incontrate, citazioni poetiche, non ultima i celeberrimi versi di Goethe  “Conosci tu il paese dove fioriscono i cedri” 

 (Beh, in tedesco suonano meglio!) (Aspetto la traduzione perfetta…da voi, così non la cerco)!

 

P.S. Foto di Stefania Neonato

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  1. Intanto incollo parte della mail che mi ha inviato LUIGI ( con il suo permesso) in attesa di un post più ampio sul libro che sta leggendo. E’ curioso di sapere che cosa pensano le mie amiche, nella fattispecie Enza e Maria Teresa, conosciute personalmente in un simpatico incontro al caffè, sulle su novità:
    “Tornando a parlare di libri, sto finendo di leggere l’ultimo lavoro di Alberto Angela, “Impero”, ossia un viaggio ipotetico nell’Impero Romano di Traiano seguendo una moneta, un sesterzio. E’ molto interessante, ben scritto ma al contempo leggero, di facile lettura. E soprattutto, cosa che mi piace, divulga un po’ di cultura e aneddoti (ma non solo), e quindi merita proprio di essere letto.
    Come le ho detto, dato che ora ho un po’ più di tempo libero (ma non lo griderei troppo forte) e che anche la mia morosa deve studiare per un esame, posso cominciare a mettere nero su bianco le mie impressioni universitarie e letterarie.
    Ricordo sempre con molto piacere ma anche con un po’ di nostalgia i magnifici tre anni delle medie e soprattutto i due passati con lei: la nominiamo spesso a casa come la migliore prof che abbia avuto.
    Intanto la ringrazio, anche per l’invenzione della “finestra quotidiana” aperta sul mondo della lettura, che spero non si richiuda!
    Luigi

  2. E’ bello leggere ancora Luigi, conosciuto personalmente in un giorno di pioggia, in un bar vicino casa, con Mirna e Maria Teresa. Erano i giorni della sua “maturità”, attesi con trepidazione e sicuramente con curiosità per l’avvicinarsi di un nuovo periodo della vita.
    Mi sembra di capire che le aspettative siano state ricompensate, sicuramente anche grazie a serietà, mescolata ad impegno e passione, non dimenticando il giovane amore, elemento non trascurabile per i suoi vent’anni.

    Auguri Luigi! Spero di leggerti presto.

  3. Bellissima la foto scattata da Stefy! E bentornato Luigi…Io sono trentina doc ma mi sento un pò cittadina del mondo nel senso che credo mi troverei bene un pò dappertutto, se avessi con me le persone più care…Sono legata alle persone, meno ai luoghi…Certo, Trento e Rovereto, e il mio piccolo paese mi sono cari, ma a volte avrei bisogni di più stimoli, magari qualche viaggio… In Svezia?! ( vedi Enza e i suoi consigli, sempre graditi). O in England? In India? Magari.. Ci sono così tanti posti che vorrei vedere…

  4. Ieri ho scritto un monologo sulla famiglia aubry ma non si è fatto vedere. Niente di male, era solo per dire che ieri ero venuta alla finestrae avevo blaterato a lungo. Io, forse potrei vantare un trentinismo quasi doc ( nel senso che mio nonno materno era abruzzese, don Mimì, Galli Zugaro, che sposò la mia nonna Paola Sizzo de Noris ,antica famiglia , di cui esiste il ramo italiano e quello tedesco. La nonna era del ramo trentino, garibaldino, patriota ecc.) A parte questo influsso Aquilano, per il resto dovrei essere proprio una vecchia trentinota. Mio papà e tutti i suoi “rami” sono della zona. Mio fratello, morto ormai tantissimi anni fa’, molto giovane, era un grande amante della “cara città” su cui aveva scritto parecchi libri, corredati da molte fotografie. forse qualcuno si ricorda di Gian Pacher.
    Io scappai da Trento a 17 anni e mi sposai. Vivevo a Milano e mi piaceva moltissimo. Poi tornai e oggi amo teneramente la mia piccola città, il suo centro storico che mi commuove quasi ogni giorno, con i suoi mutevoli scorci, le sue luci capricciose e le sue ombre rispecchianti la bella architettura, tutta italiana. Bellissima foto, Stefania.

  5. Bello leggere, grazie alla “soffiata” autorizzata di Mirna, quello che scrive Luigi. Anche io, come Enza, ero rimasta molto positivamente impressionata da questo ragazzo così colto, posato e maturo oltre che simpatico e credo anche di averlo già scritto, in tempi vicini all’incontro al caffè.
    Caro Luigi, ma sai che la comparsa della tua morosa corona in modo perfetto la tua figura? Sì, insomma, permettimi, in quanto vecchia signora ormai anche nonna, di gioire per l’esistenza di questa ragazza vicino a te. Sono sicura che è al pari tuo una mente ricca e intelligente. Bene, congratulazioni! Spero che ci si possa rivedere presto in un altro incontro, allargato alla tua ragazza naturalmente!
    Mi piace anche leggere di Trento vista da Heine: il brano che tu Mirna riporti sulle fanciulle è favoloso, pare di vederle accarezzare queste fanciulle! Alle medie ho studiato il tedesco, cosa strana perchè abitavo a Torino. E la mia insegnante mi ha fatto studiare a memoria tante poesie, sicuramente anche qualcuna di Heine. Purtroppo però non ricordo… Ricordo bene invece “Mignon” di Goethe: “Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?” Era questo il primo verso. Non mi pare fossero cedri, ma limoni: Zitronen. Ricordo che coglievo in quei versi qualcosa di vagamente inquietante, almeno per me allora. C’è una ragazza che si rivolge ad un uomo e gli chiede ripetutamente di tornare con lui appunto nel paese dove fioriscono i limoni e in questa preghiera lo chiama “Besitzer”, ossia possessore. Nella mia mente di dodici/tredicenne mi chiedevo:”Ma l’avrà fatta schiava?”

  6. Care Maria Teresa ed Enza, cara prof,
    ricordo anch’io il nostro unico ma bell’incontro in una piovosa giornata di giugno. Ero molto in pensiero per gli esami imminenti, ma anche perchè il futuro lo vedevo proprio come quella giornata: pieno di nuvole, senza un sole per illuminarmi.
    Sono passati sette mesi (come vola il tempo!), e devo dire che di cose ne sono cambiate! Le nubi si sono diradate, è rimasta un po’ di tensione per esami (universitari questa volta), ma soprattutto è arrivato un sole splendente nella mia vita che mi illumina ogni giorno di più e che illumina anche un lungo cammino davanti a noi. E’ proprio la platonica “metà della mela” che mi compensa, che mi completa.
    Spero si possa ripetere il nostro incontro al più presto! Ma intanto dovrebbe arrivare un mio contributo sempre “between the books” su cui scambiare idee e confrontarci, se non a parole, almeno via web!
    A presto, un caro saluto a tutti!
    Luigi

  7. Viaggiare … anche solo con la fantasia … così faceva il mio primo Autore, Emilio Salgari. Forse è per questo che anch’io viaggio anche solo leggendo. E quanti viaggi ho fatto grazie al nostro blog!

    Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn?
    Conosci la terra dove fioriscono i limoni?

    A scuola studiai inglese. Il tedesco solo molti anni dopo, in modo accelerato ed empirico, per lavoro, quindi sono stato privato di tutta la parte “letteraria”. Tuttavia questo verso, conosciuto per caso grazie ad una citazione di Maria Teresa, mi colpì al punto che ne trassi spunto per una poesiola. L’occasione mi fu data da una foto scattata da un mio amico, a me che bordeggiavo pigramente davanti a Torbole, sotto le sue finestre – che poi erano quelle che già furono di Goethe! – a bordo del mio Fun (barca a vela da regata: Luigi, sei invitato ad una veleggiata. Invito valido per 2 persone!) e dal fatto che le odierne condotte idroelettriche, scaricando nel lago acqua non più riscaldata dai raggi solari, ne hanno abbassato la temperatura di quel tanto che impedirebbe la maturazione dei limoni se non fosse per la successiva adozione delle serre a vetrate. La mia “Mignon” fa parte di un “trittico” che comprende anche due poesiole per Riva ed Arco, anche queste “bilingui”.

    Mignon
    (per Torbole sul Garda)

    Preziosa di luce
    attenuata
    da brume soffuse
    inviti all’abbraccio
    la piccola vela
    già gonfia di sole
    di un Fun.
    Da questa finestra ti vide
    già Goethe
    e cantava l’agrume dorato
    di cui fecondavi le sponde
    ch’ormai la cascata d’ingegno
    gelata
    ha ucciso per sempre.
    E tu
    conosci il Paese
    che prima donava limoni?

    Lichtgeschmeide
    gedaempft
    vom gleisenden Nebel
    umarmst du
    das kleine Segel
    schon von der Sonne geblaeth
    eines Fun.
    Aus diesem Fenster
    hat dich schon Goethe geschaut
    als er die goldene Suedfrucht besang
    womit du die Ufer befruchtest
    und die der Fall des genius
    zu eis erstarrt
    fuer immer vernichtet.
    Und du
    kennst du das Land
    das einstmals Zitronen verschenkte?

  8. Buongiorno, oggi 27 gennaio dovrebbe essere il giorno della memoria. Dovrebbe, nel senso che ricordare tutti i nostri morti nel massacro nazifascista ,dovrebbe trovare una nuova comunità umana, almeno in Europa, la terra dei massacri,almeno in Italia, alfiere , prima della classe nell’invenzione delle atroci leggi razziali, una nuova comunità umana consapevole che l’orrore di allora è ancora ben presente, malattia quasi silente ma aggressiva e altrettanto crudele, pronta a ripetersi, giorno dopo giorno, nell’indifferenza, spesso consenziente, di troppi. Che magari oggi si guardano un documentario in TV. Ho cercato, e subito trovato, un libro vecchissimo, L’ultimo dei giusti, di andré Schwarz Bart, quando avevo i figli piccoli lo leggevo a loro, un pezzo al giorno , girando per casa, mentre loro giocavano. C’è un episodio nel libro in cui Erni L., il giovanissimo Giusto, soppraffatto dal dolore, si sente come un cane e si comporta da cane. Qualche tempo dopo questa lettura il mio figlio piccolo, aveva 4 anni, me lo ritrovai in cucina, a quattro zampe: mi venne vicino, io stavo cucinando, e mi leccava le gambe: Ma cosa fai tesoro?Sono il tuo cagnoilno. mi rispose. Aveva ascoltato e compreso profondamente la terribile fiaba. Mio figlio , ed è la mia più grande soddisfazione, è cresciuto ….come un giusto.

  9. Le razze umane non esistono al plurale, infatti ne esiste una sola, quella umana.
    Gravissima è la colpa di chi nega il passato ed anche di chi solo non lo ricorda o non vi presta attenzione. Il dolore anche di una sola Persona, di un solo Essere Umano, merita il massimo rispetto da parte di tutti noi. Affinchè ciò non si ripeta. Evitiamo quindi di “lasciar andare le cose”, di “soprassedere” di “minimizzare lo scadimento della cultura e dei valori della civiltà“, di sovvertirli ad opera di disvalori, di operare un egoistico distinguo fra noi e gli “altri”. Quando una valanga “parte”, all’inizio è piccola cosa, ma già poco dopo è inarrestabile. Oggi l’Italia è quella che abbiamo costruito. Cerchiamo di continuare a costruirla, e non di comunciare a negarla violando i principi fondanti della nostra Costituzione e del viver civile.
    L’altra notte, “grazie” ad un malessere che mi ha tenuto sveglio, ho visto in diretta TV il discorso di Obama sullo stato dell’Unione. Per certi aspetti mi ha ricordato un intervento di Padre Sorge in un convegno su Spiritualità e Politica: Sorge parlava di “condivisione” tutto qui. Multa paucis … molti concetti con poche parole.

  10. Per Riccardo: se, come spero, ci sarà un altro incontro “fra un libro e l’altro” per ripetere quello di giugno, spero anche si possa allargare! E per l’invito ad una veleggiata…me lo tengo in buona per un’occasione speciale!

  11. Che tenera e bell’immagine quella del piccolino di Camilla che faceva il cagnolino dopo aver assimilato l’episodio del giovanissimo Giusto.
    E gli adulti devono continuare a ricordare e ad insegnare a ricordare.
    Ogni 27 gennaio nella mia scuola, come in tutte le altre, almeno spero, si riuniscono tutti gli alunni nell’Aula Magna e si racconta loro con immagini, spiegazioni, poesie, ricordi ciò che è stata la Shoà. Ogni vota l’impatto empatico è forte.
    Ricordo che dopo tutti i ragazzi, anche quelli più scalmanati, tornavano in aula quasi in silenzio con gli sguardi increduli e tremolanti.

  12. Giornata della memoria… Oggi ho letto in classe Se questo è un uomo, la poesia che apre l’omonimo libro di Levi, l’ho letta anche tradotta in inglese, ma non è lo stesso.Una bambina si è messa a piangere, 11 anni. E’ stato commovente perchè anche senza immagini crude, la forza della parole di Levi è penetrata nel suo cuore…
    Molti sono i libri che ho letto riguardo la Shoa ma uno ve ne consiglio perchè è molto particolare e poco conosciuto. La bambina che salvava i libri, di Markus Zusak. Per me è un piccolo capolavoro…Un bacio a tutti