DISEGNARE IL VENTO DI Ernesto Ferrero

pubblicato da: admin - 31 luglio, 2011 @ 7:58 am

Poche settimane fa Genova ha dedicato una serata culturale a Emilio Salgari, una città di mare che ha voluto ricordare  questo navigante e viaggiatore… sia nella realtà che nell’immaginazione .

Adatto perciò a questo ricordo una delle letture di Riccardo

L’ultimo viaggio del capitano Salgari

Einaudi, 2011

 

E’ un libro rigorosamente per adulti, una tragica avventura, cioè la vita di Emilio Salgari. Salgari nasce a Verona nel 1863. La mamma muore di malattia, il padre suicida poco dopo. A 17 anni diventa capitano marittimo mercantile, naviga come ufficiale per sette anni, conosce, intuisce ciò che non conosce. Si documenta con centinaia di “schede” su fatti, piante, animali etc. esotici. Fa il giornalista, appassionato praticante di ciclismo e scherma. Nel 1894 si dedica alla letteratura. Vive a Verona, Venezia, Genova e Torino.

Ma perché ho scritto “per adulti”? Perché la sua vita è quasi un incubo, la tragedia di chi lotta per emergere anche economicamente per garantire ai numerosi figli ed alla moglie una vita migliore di quella misera che stava vivendo, di chi lotta per ottenere un minimo di riconoscenza (ma la riconoscenza, si sa, è la speranza di ottenere nuovi favori).

Nel libro vi sono sì molti passi interessanti, assolutamente adatti anche ai ragazzi, ma allora occorrerebbe una edizione rivista, solo per loro … Infatti la moglie impazzisce, lui si suicida sventrandosi con un kris malese, due suoi figli suicidi anch’essi ed uno morto in incidente motociclistico. Ma allora, direte voi, perché leggere questo libro? A mio avviso perché è un atto di conoscenza vera quindi di giustizia verso un Autore che tanto ha dato ai giovani di tutti i tempi.

Fino ad oggi io stesso conoscevo Salgari a prescindere. oggi, e solo oggi, dopo avere letto questo libro, potrei/vorrei rileggere le sue opere “a ragion veduta”.

Vi cito alcuni passaggi, assai interessanti e piacevoli:

“Scrivere riempie la testa di attese matte, che niente basta mai.

Mi piaceva disegnare il vento, era come disegnare la libertà, la forza, la vita, rendere visibile l’invisibile.

I funerali in mare sono meno tristi di quelli di terra, è come tornare nelle acque materne.

Si scrive per vivere molte vite. La tua non ti basta, già decisa com’è dal principio alla fine.

Gli altri sono cattivi. Sei gobbo, guercio, sciancato, inciampi per strada? Ridono di te.

Per scrivere ci vuole il fuoco nella testa. Però leggere serve.

Ada aveva il sedere a mandolino e un petto ribaldo, che le camicette color crema rivelavano assai più che nascondere. Tenendo la schiena ben dritta, lei lo ostentava come se fosse un’onorificenza …

Le persone si dividono in due categorie: quelle che raccontano smargiassate, ma le sanno raccontare bene e tu ci credi perché al momento ti va bene così; quelli che le raccontano male, e sono pericolosi perché tu te ne accorgi subito.

Una vita spesa in mare è sempre una benedizione.

Sandokan è Garibaldi. Marianna è Anita. Yanez è Bixio. I Tigrotti sono i Mille.

Salgari “manzoniano”(n.d.r.): “La grande fiumana Si-Kiang, che per duecento leghe solca le provincie meridionali del gigantesco impero cinese, dividendosi presso la foce in numerosi canali e canaletti, forma un’infinità di isole, alcune delle quali lussureggianti di vegetazione, ricche di cittadelle e di villaggi popolosi, ed altre affatto sterili, pantanose, deserte”.

Sono un grande appassionato di musica, il dono che Dio ha fatto all’uomo. La musica, ed in particolare l’Opera, è spettacolo completo, che soddisfa tutti i sensi.”

 

Basta. Vi lascio, Se avete amato Salgari, se lo ricordate con affetto e passione, allora gli dovete questa lettura.

 

Il “tigrotto” di Riva del Garda”

Riccardo

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  1. Ricordo che avevi parlato di questo libro , Riccardo. E devo leggerlo… Un mio alunno è innamorato di Salgari e ricordo anche che avevi detto che questo era una lettura per adulti… Ma Michele, il mio studente, mi ha stupito per la sua profondità perchè conosceva la fine tragica di Salgari e della sua famiglia…Io no. C’è sempre da imparare..
    Aspetto il post sul libro di Darlymple di cui ho già letto qualcosa, sapete quanto amo l’India… Un saluto a tutti/e un pò triste oggi perchè una ex collega dal dolce sorriso e che io e Mirna conoscevamo bene ci ha lasciato stanotte…

  2. Se di Salgari c’è qualcosa da salvare sono i suoi immaginifici racconti, che hanno deliziato generazioni e generazioni di ragazzi per oltre cento anni. E che siano passati tantissimi anni si sente eccome : la scrittura allucinata del povero Salgari- sempre disperato, frustrato, pieno di guai e di disgrazie nella sua vita privata, devastato da una follia latente e contagiosa per chi gli stava vicino, può essere accolta , mi sembra, solo sul filo della nostalgia. Poi, si sa, cosa non fanno le case editrici per riaccendere la luce delle vendite sfruttando, questa volta con l’uso della triste realtà della famiglia salgari, tutta la miseria della vita del povero autore. Non ci vedo niente di bello in queste tremende sfighe ottocentesche, del resto mai del tutto chiarite dagli studiosi di S. Triste storia, cronaca ormai ingiallita, nostalgia . Caro Tigrotto della Malesia , ti chiedo perdono ma io non sono mai riuscita ad amare salgari, mia madre ne era fanatica, mio fratello vi si è beato, organizzava (e aveva talento) delle recite per i vicini di casa, mettendo in scena sulle terrazze interne di via Dordi salgariane avventure, colubrine scoppiettanti erano costruire con sedie e altri arnesi, sciabole, scimitarre, pistole….”MUORI, CANE….TRE COLPI DI PISTOLA RIMBOMBARONO…., lui aveva 11 o 12 anni, io e la mia amichetta eravamo più piccole. Lui faceva il cOrsaro nero, io Marianna, addobbata come un paralume, piena di collane rubate alla mamma, e la nostra amichetta era costretta con la forza alla parte di compare sacco di carbone. Insomma , c’è solo da ridere con un pizzico di tenerezza. giochi di bambini innocenti. Ma nulla di più. Non credi Raffaella?

  3. Salgari, ricordi della primissima gioventù, quando la cultura che ci propinavano era quella dei film westwern proiettati in parrocchia, dove, allorquando arrivavano i nostri a sciabolare i “cattivi” indiani, si alzavano grida di esultanza e dove il bacio fra due innamorati era “giustamente” censurato! Vedi Camilla, Salgari mi ha fatto sognare, ed il ricordo che ne ho non è di odii e crudeltà, ma di viaggi, foreste, ambienti esotici, mare e velieri (pahos) e, perchè no, della vittoria del bene sul male. Mi ha reso creativo, un po’ sognatore (il maestro delle elementari Aldo Ubertis invece di Lucatti mi chiamava Lunatti), ha fatto nascere in me il piacere della lettura e da qui una certa capacità di scrivere. I velieri. Io li costruivo i prahos sai, con i prismi di legno delle cassette della frutta, li armavo con vele quadre (ohibò, non erano proprio così, ma che colpa ne avevo io se la forma dei fazzoletti di casa era quella?), li facevo “navigare” sul terrazzo di casa quando spirava forte la tramontana a Genova. Io amo Salgari per quello che mi ha dato “allora”, e gliene sono grato. Comprendo e rispetto la tua posizione. Quanto alla violenza a come io mi ci raffronto, aspetta che Mirna pubblichi il mio post su “La Paura” di Chevallier, poi ne riparliamo. E comunque, se fossimo tutti uguali a questo mondo … sai cheppalle! Un caro abbraccio dal Tigrotto del …Lago di Garda!