I RICORDI MI GUARDANO di Tomas Transtromer

pubblicato da: Mirna - 23 gennaio, 2012 @ 8:01 am

Nella sua  ultima raccolta di poesie “Il grande mistero“ del 2004,  Tomas Transtromer , Nobel per la letteratura 2011,  approda inevitabilmente  alla scarna  linearità degli haiku.

La sua ricerca dell’essenzialità  ci regala così  significati concentrati, densi . I suoi haiku non sono mere pennellate o tagli di un improvvisato pittore che non sa fare altro, sono i  segni e i colori  di chi sa dipingere anche  una Cappella Sistina. Similitudini e metafore  sono le figure retoriche per eccellenza  che nell’anima svedese di Transtromer  sembrano  ancora più incisive.

Scorre la notte / da est a ovest svelta / come la luna.

La morte si china / e scrive sulla superficie del mare. /La chiesa oro respira

Sento il mormorio della pioggia. / Io sussurro un segreto / per entrarvi dentro.

 E poi dopo la scrittura …il silenzio. Si è entrati per un attimo in un profondo afflato con se stessi e con l’universo.

Ma come si è formato il Transtromer poeta che ci offre  nelle poesie la sua anima svedese talvolta nitida, fredda, brulla come il paesaggio della sua terra? 

 In questo libretto azzurro ci  racconta di sè  bambino , di sè  adolescente timoroso del buio in attesa del sole, della luce che riuscirà alfine a  raggiungere attraverso la poesia .

E’ veloce ed  essenziale questa sua breve autobiografia  “I ricordi mi guardano” (ed.Iperborea) dove  egli si presenta spiegando che vede la sua vita, alla soglia dei 60 anni   come una stella cometa.

La mia vita” : quando penso a queste parole  mi vedo davanti una scia di luce. Vedo una stella cometa” La testa è la più luminosa, è l’infanzia, è l’adolescenza

Sono i primissimi anni in cui vengono decisi i tratti fondamentali della nostra esistenza. Non è così per tutti ? Poi la coda si fa più rarefatta, si dirada.

Ed allora si ritorna indietro ai ricordi importanti, basilari, salienti, quelli belli e significativi come la passione per l’entomologia, la geografia, la natura , la MUSICA  e i LIBRI.

O  a quelli  angosciosi, quando ad appena quattro anni   “perde” la mano della mamma e si  ritrova a vagare solo per la città,  o il divorzio dei genitori, i ragazzi prepotenti della scuola, una grande depressione a 15 anni nello scoprire il potere delle malattie e della morte.

Questi ricordi ci vengono descritti con la precisione dell’entomologo, ma improvvisamente, nel rammentare un compagno di scuola morto prematuramente ecco  emergere  il poeta : “Di Palle che è morto quarantacinque anni fa senza diventare adulto, mi sento coetaneo….ma dentro di me porto tutti i volti passati come un albero i suoi cerchi. La loro somma sono io.”

Transtromer si laurea in psicologia e lavora nelle carceri minorili e in scuole per giovani disadattati, ma inizia a scrivere poesie molto presto. A 23 anni pubblica la sua prima raccolta. “17 dikter”

I suoi versi  sono attraversati  dalle antiche tradizioni vichinghe , dai classici greci e latini, dalle saghe nordiche,  ma poi l’infinitamente grande viene compresso nell’infinitamente piccolo, nella miniatura dell’haiku giapponese  dove viene racchiuso il sunto del suo pensiero poetico

Proprio qui il sole ardeva…/un albero dalla vela nera / di troppo tempo fa.

Lo stesso mondo che noi vediamo ci viene scomposto, rimodellato, affilato come su una lama di un rasoio al limite tra il mondo esteriore e interiore.

Sia nelle sue poesie che ci guidano nella ricerca  dell’abisso inesplorato del suo Io sia nella sua unica  breve opera narrativa, I ricordi mi guardano,  Transtromer si rivela uno scienziato, uno scienziato dell’anima che conduce anche noi lettori nel nostro profondo.

 E durante o dopo ogni lettura nuovi interrogativi, nuove riflressioni sorgono in noi : come vediamo la nostra vita passata, possiamo definirla “una scia di luce” come la percepisce Transtromer?

Qualche tempo fa chiedevo alle mie amiche di definire la propria vita con una metafora: qualcuna parlava di croce di ferro,  altri di una nube non ben definita , chi  di un fuoco, io avevo visualizzato un cesto di nastri colorati, che all’accorrenza potevano alzarzi  in volo come un aquilone…

E voi?

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10 commenti
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  1. Potrei dire anch’io un aquilone, non nel senso di un grosso maschio di aquila, no … bensì uno di quegli oggetti decantatii anche dal Pascoli … che quando sembra che si calmi, che perda forza, ecco che con un guizzo riparte, s’impenna, schizza, scarta, picchia, vira, scivola … imprevedibile, instancabile. Altra immagine che mi piace citare è una piccola ma ben invelata barca a vela. La dinamica è la stessa. E’ ferma, immobile, sempra che dorma … ma appena si alza un alito di vento si rimette in moto. Quando poi il vento è forte, la carena freme, vola, plana … ed io riesco a condurla in qualsiasi direzione … anche controvento, bordeggiando, s’intende.
    Quanto alle “poesie brevi” Ungaretti ha scritto. “M’illumino d’immenso”. Io ho scriitto: “Anch’io!”.

  2. Domenica scorsa ho visto e ascoltato due giovani musiciste, una alle prese con il fortepiano, uno strumento antico, con i sui suoni addolciti, ormai rari da ascoltare, l’altra col suo violino appassionante , tutte e due prese dal loro strumento, tutte e due magnifiche nei loro movimenti perfetti. Ognuna era in simbiosi non solo con una musica antica ma freschissima e ardente e vitale, ma col proprio strumento. I visetti attenti e vigili davano spesso segni di commozione, si vedeva che in alcuni attimi le due musiciste si perdevano dentro il loro mondo sonoro.Avrei tanto voluto esserne fatta partecipe, dalle musiciste stesse! Eppure a loro non si domanda nulla e lo scambio di emozioni tra chi suona simili strumenti e simile musica e chi ascolta, rapito, non si usa che avvenga. e tutto finisce con qualche applauso rituale. Mi chiedo perchè ci appassioniamo a sentir parlare una deliziosa scrittrice come Veladiano e non sentiamo la stessa esigenza con le nostre due musiciste. Tanto per fare un esempio. La musica classica è diventata una sorta di mistica, una rito, come la messa, dove si assiste perchè di sì e poi si va via? La musica con i musicisti vivi e presenti e stupendamente presi dalle loro magiche , misteriose trame che intessono con la musica, è diventata davvero museale? Eppure quanto talento, quanto impegno , quanta sublime arte c’è in loro e, credo, oggi non basta più un ascolto passivo.Ma può darsi che sia una delle mie solite fisime. Alle musiciste mando tanta ammirazione e una gran dose di …..sapere da loro cose dell’altro mondo.

  3. Pss … ehi …. ! Andate a leggere il messaggio della scrittrice Mariapia Veladiano che ho riportato come commento al post precedente!

  4. Camilla, hai ragione. Così come “dialoghiamo” con gli scrittori, altrettanto dobbiamo, possiamo, sarà bello fare con i musicisti.
    La tua osservazione mi fa venire in mente anche una situazione simile con la poesia: quando uno del nostro gruppo ne legge una, dovrebbe almeno rileggeral due volte e poi darne una copia ai presenti, per aprire un dibattitio, un esame, per capire e gioire insieme, tutti, arricchendoci.
    Ciao
    Riccardo

    P.S. Per il concerto di domani a Riva, Stefania è d’accordo nel presenatre i vari brani, spiegandoli etc.

  5. Cara Camilla, grazie per il tuo commento! In realtà sono d’accordissimo con quello che dici tanto che io solitamente introduco i miei concerti. la scorsa domenica però essendo il primo concerto della stagione ed essendo introdotto quindi da assessore e direttore artistico – e noi dovendo finire prima dei rintocchi della campana del mezzodì – non ho ritenuto opportuno mettermici anch’io. Ma sappi che l’introduzione è per me parte integrante della performance e domani a Riva del Garda la farò. Grazie di aver sottolineato e un abbraccio!!!

  6. Mia splendida Stefania, non solo un’introduzione (non parlo dell’immediato) ma qualche conversazione da parte dei musicisti,di voi intendo, intervallando la musica, spiegando : ecco , ora sentite ……ecc. Mi sono commossa leggendo quello che dice tuo marito, immagino questi due giovani , nobili talenti, che se ne vanno in giro con il “loro privilegio” il loro strumento! tutti lo dovrebbero sapere, tutti vedrebbero l’esecuzione in una luce completamente diversa. Vi ammiro, mi piacete moltissimo.
    I commenti che ho sentito domenica scorsa, tutti entusiastici della vostra bravura, parlavano di Mozart!! “…che bella musica, ah! Mozart, ecc” Capisci cosa intendo dire? E voi , meravigliose creature, che restituite arte con una ricerca continua e un grande talento e tanta passione , voi non dovete passare per “esecutori” sia pur bravi. E’ originale quello fate, nuovo e bello e si deve farlo capire. Bravi , comunque, anche la violinista l’ho trovata degna compagna. Un abbraccio— volevo solo dire che non basta dire musica e che c’è musica e musica. OK?

  7. Rispondo a camilla.
    Ho una idea un po’ diversa e provo ad esprimerla. Quando vado ad ascoltare, e non vedere, un concerto cerco di essere assolutamentew concentrato sulla musica e su quello che l’ autore vuole esprimere e comunicare. Penso che i musicisti siano “solo” dei tramiti, degli strumenti che ci comunicano la musica. E anche l’ attenzione spasmodica sullo strumento trovo che spesso sia eccessiva. Lo strumento è “solo” uno strumento, un mezzo. Il violino e lo strumento sono…lo strumento degli strumenti ( gli esecutori)….. ma prima viene la musica. Certamente anche gli esecutori hanno una grande importanza, senza di loro la musica in un certo senso non esisterebbe, ma prima viene la musica. io penso che sarebbe un salto di qualità poter dire..”oggi ho ascoltato Mozart” e non…”come sono brave Stefania e Francesca”….

  8. Che bello! (so che questa espressione linguisticamente non è il massimo, ma sono uno scolaro un po’ discolo …) che bello, dicevo, vedere sottolineare, e quindi essere portati a riflettervi sopra, i vari aspetti e i vari modi di intendere l’arte, anzi, di usufruirne, di goderne. Si, l’arte … chissà poi perchè a scuola, quando ti insegnano storia dell’arte, ti parlano solo di scultura, un po’ di architettura e tanta pittura. E la musica? E il teatro? Solo per citarne due delle Muse trascurate …
    Ma torniamo a noi, a noi anziani scrittori e lettori del blog, che quando compare all’interno del nostro orizzonte uno fra i 30 e i 40 anni .. per noi è un giovane! Vedrete, “giovani”, se non accadrà anche a voi … vedrete …
    Nel frattempo, a mio avviso ha ragione Marco quiando afferma che “innanzi tutto viene il compositore”. Tuttavia, e non è per dare un colpo anche alla botte (Marco, tu saresti il cerchio!), è pur vero che talvolta ci si trova di fronte ad “esecutori”. Talvolta però abbiamo di fronte interpreti che in una qualche misura sono poeti, dal verbo greco poieo, creo, cioè la loro interpretazione è il tentativo, molto spesso riuscito, di capire ciò che l’autore intendeva dire e con che mezzi si esprimeva, e quindi di riuscire a ri-creare il suo messaggio e a trasmetterlo in originale a chi ascolta. Mi spiego: da sempre è “normale” ascoltare Mozart eseguito su pianoforte. Qualcuno, però, ha voluto eseguirlo su fortepiano. Ecco la novità, la creazione: volere ricreare quei suoni: di quel tempo, non del nostro.

  9. Mi sono imbattuta per caso in questo blog, che trovo interessante per la sua capacità di offrire uno sguardo vivace sul mondo della lettura, e, poichè sono una musicista autodidatta, ma affascinata da chi molto più facilmente di me, gioca con le righe e i pallini neri, vorrei poter fare un intervento, affacciandomi a questa finestra da nuova utente.
    Non sono capace di suonare e non ho un marito che elogia le mie performances artistiche, pertanto ritengo fortunate quelle due donne che possono condividere con i loro compagni di vita dei momenti intensi, lirici e perchè no, viscerali come l’esecuzione di brani musicali.
    A parte ciò, credo che lo strumento debba mettere in contatto l’anima di chi suona con la mente di chi ascolta. Se si crea questo transfer, voilà, il gioco è fatto, dalla mente all’io più profondo, il passo è breve.
    Sto imparando a leggere ascoltando un po’ di musica; a volte è terribilmente difficile, non so su cosa concentrare la mia attenzione, e lì capisco che non mi sono sintonizzata sulle giuste corde.
    Ma quando questa operazione avviene con facilità, mi sento quasi un’artista anch’io, ed è una gran bella sensazione
    Buona serata

  10. @Marco – Per un musicista” puro”, fondamentale, credo anch’io che sia come dici tu. Mi sembra tuttavia che i tempi siano dominati dal bisogno di mediazione, questo è un dato di fatto.e non ne do alcun giudizio. Credo anche che proprio una virtuosa mediazione possa avvicinare alla grande arte grandi numeri di persone anzichè esigue élite di specialisti o grandi numeri di “mistici” che seguono i richiami di persuasioni occulte, e riempiono i luoghi dell’arte in maniera alienante, consumistica e sterile . Credo che la parola sia necessaria per stabilire una relazione tra la musica (e tutte le forme di elevazione del pensiero umano attraverso l’arte) e la sua fruizione , onesta e reale.A volte l’esecutore è anche un artista e allora lo strumento diventa una possibilità di rinnovamento, una forma di incubatrice di vita rinnovata e entusiasmante. E se si può fare questo grande dono a tanti che lo cercano , perchè non farlo? Infine lo sappiamo bene che la mediazione è essenziale per la vita di tutti, e solo la parola rompe le barriere tra gli esseri umani.Grazie del tuo intervento , che ho apprezzato moltissimo. ciaociao