TRA UN LIBRO E L’ALTRO

pubblicato da: Mirna - 2 Febbraio, 2012 @ 9:02 am

Tra una lettura e l’altra, tra un post sui libri letti ed apprezzati e l’ascolto di consigli di diversi tipi di lettori - e presto anche incontri in un caffè-libreria –  che cosa mi piace fortemente? La storia dell’arte.

Visitare una mostra è un’esperienza totalizzante, “entro ” nei quadri che mi piacciono e mi aggiro tra i loro colori, i prati, gli ambienti privati. Naturalmente adoro Vermeer e la luce delle sue case olandesi o  della famosa Veduta di Delft amata da Proust, e poi attraverso i secoli arrivo a “gironzolare” nei giardini magici di Giverny con Monet e i suoi colleghi impressionisti. E che dire di Van Gogh?  In cucina (dalle pareti gialle ) ho un poster sul famoso caffè giallo di Arles dove per ben due volte “costrinsi” mio marito a sedersi con me e mangiare (cibo pessimo), per poter “entrare dentro il quadro” sotto la notte stellata estiva.

 

L’arte contemporanea mi è molto meno familiare, come faccio ad entrare nei tagli di Fontana o nelle teche che contengono animali spezzati conservati  in formaldeide?

 Già il libro di Mauro Covacich  di cui vi ho parlato giorni fa mi spiega qualcosa, ma ancor di più sto capendo ed imparando come appprezzare l’arte contemporanea seguendo le lezioni che l’esperta  Giovanna Nicoletti tiene all’Università della Terza età. Chiarissima, appassionata l’altro giorno mi ha fatto amare  David Hockney, settancinquenne che sta dipingendo usando la tecnologia dell’I-pad. Poi naturalmente tutto viene trasposto su tela o su tele piccole  avvicinate come pezzi di un puzzle.  David Hockney è felice dei supporti digitali perchè può creare sempre e ovunque e tutto ciò che è elettronica, tecnologia computeristica avanzata lo mette di buon umore. Insomma su una lavagnetta digitale egli disegna e colora direttamente con la punta delle dita.

Ma potremmo farlo anche noi?

I suoi quadri sono coloratissimi, influenzati dalla pop art e dal cromatismo della sua vena fauve.

In queste lezioni di Giovanna Nicoletti su “la storia dell’arte contemporanea : la natura dell’esperienza” si è partiti dal concetto di Bellezza come Verità ricordando Keats e la sua  “Ode davanti a un urna greca“. Un oggetto di uso comune valutato già come opera d’arte. Perchè l’arte può occupare altri spazi, può essere influenzata dalla filosofia, dalla psicoanalisi, perchè c’è sempre una ricerca per poter esprimere la realtà.

Se Malevic nel 1919 ci dà un quadrato bianco su un tela bianca e  ci fa intendere di aver tratto l’essenzialità della realtà, Damien Hirst il più famoso e ricco artista vivente  ci dà degli scossoni. Nel suo caso l’arte è la sua originalità nel vedere e trapassare la realtà, e senza essere un bravo pittore, come è invece Hockney, ci fornisce operazione smascheranti lo stesso sistema dell’arte. L’artista, ed ecco perchè è un artista, ci sollecita a riflessioni giganti, universali. Nelle sue teche che conservano tranci di squali o di ovini scopriamo che non sappiamo perchè si muore, ma possiamo vedere come si muore.  Insomma ed ecco i punti chiave del suo messaggio artistico forte … interno, interiora , interiorità.

Famoso di Damien Hirst è il teschio ricoperto di diamanti Svarosky nel quale ritroviamo secoli di pittura sul memento mori,  ma qui tradotto per l’era contemporanea consumisticia e alla moda!

Nel nostro mondo di contraddizioni, di fragilità estreme, di violenze gratuite, di desiderio di pace o di trasgressioni individualistiche che cosa meglio dell’Arte può tradurre questo nostro nervoso e ansioso vivere?

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5 commenti
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  1. Che bello sentirti parlare di arte,Mirna.. E poi il libretto di Covacich mi ha dato tanti spunti per affacciarmi sull’arte contemporanea anche se preferisco di gran lunga quella moderna e soprattutto gli Impressionisti, come te!
    Ieri è morta la poetessa Wisława Szymborska , credo fosse stata anche Nobel e mi piace ricordarla con una poesia che mia aveva colpito ma che devo andare a cercare.Spero di trovarla e la posterò sul blog.
    Per gli incontri al caffè volevo aggiungere che non vedo l’ora di partecipare.
    Lunedì 6 febbraio ho scrutini ma dovrei farcela a venire a trovarvi anche se in ritardo, finirò per le 17.15 se va bene a Mattarello .Mentre pensate ,il 20 ho un corso di aggiornamento, 16.30-18.30. Insomma, per le prossime due volte ci sarà qualche intoppo ma poi spero che vada meglio. Sto finendo 1q84 di Murakami, che sta diventando sempre più surreale… Un abbraccio a tutti…

  2. La stazione di Wisława Szymborska

    Il mio arrivo nella città di N.
    è avvenuto puntualmente.

    Eri stato avvertito
    con una lettera non spedita.

    Hai fatto in tempo a non venire
    all’ora prevista.

    Il treno è arrivato sul terzo binario.
    E’ scesa molta gente.

    L’assenza della mia persona
    si avviava verso l’uscita tra la folla.

    Alcune donne mi hanno sostituito
    frettolosamente
    in quella fretta.

    A una è corso incontro
    qualcuno che non conoscevo,
    ma lei lo ha riconosciuto
    immediatamente.

    Si sono scambiati
    un bacio non nostro,
    intanto si è perduta
    una valigia non mia.

    La stazione della città di N.
    ha superato bene la prova
    di esistenza oggettiva.

    L’insieme restava al suo posto.
    I particolari si muovevano
    sui binari designati.

    E’ avvenuto perfino
    l’incontro fissato.

    Fuori dalla portata
    della nostra presenza.

    Nel paradiso perduto
    della probabilità.

    Altrove.
    Altrove.
    Come risuonano queste piccole parole.

  3. Sicuramente piacevoli e illuminanti le lezioni di Giovanna Nicoletti, che accompagna profani come me verso una maggiore comprensione dell’Arte contemporanea, che si può definire una riflessione sul ’900. L’Arte concettuale, almeno per me, urge di spiegazioni e riferimenti al noto.
    Della lezione di lunedì ricordo volentieri Andrè Derain (1880-1954), ammiratore delle opere dei grandi maestri antichi e soprattutto Caravaggio, inizialmente influenzato dalle opere di Cézanne e van Gogh per poi appartenere al filone dei “fauve”. Naturalmente molto di più c’è da dire, ma soprattutto da vedere e così la ricerca e soprattutto la scoperta continua…

  4. Anche a parer mio bisognerebbe cercare un contatto con l’arte contemporanea in tutte le sue forme che sono tante (e qui includo anche la musica). Mi sembra che una frequentazione assidua e – perche’ no – qualcuno che ci aiuti nella prima decifrazione (alcune opere sono fatalmente “rigettanti” ad una prima vista) possano renderci non solo partecipi ma addirittura entusiasti di alcune produzioni contemporanee. Beninteso pero’ che cambia la fruizione estetica in modo drammatico dato che dal modernismo in poi l’arte non e’ piu’ in larga parte identita’ o quantomeno espressione di una civilta’ ma se ne distacca, nel migliore dei casi criticando questa civilta’ se non addirittura attaccandola. Diviene quindi quasi “naturale” per il fruitore sentirsi spesso disorientato o addirittura “urtato” dalle espressioni artistiche del suo tempo. In musica, un esempio eclatante fu un brano di John Cage dal titolo 4′ 33″ composto nel 1952 (peraltro gia’ datato…). Non commento e vi lascio “ascoltarlo” su YouTube
    http://www.youtube.com/watch?v=gN2zcLBr_VM

  5. Divertente, non riesco a dire altro. Ho l’impressione che l’Autore abbia voluto drammatizzare l’interpretazione dimenticando di suonare!
    Illuminami cara Stefania…