CASA di Marilynne Robinson, ed. Einaudi

pubblicato da: Mirna - 17 settembre, 2012 @ 7:59 am

Mi chiedo sempre che cosa mi aspetto, che cosa voglio trovare in un libro. L’evasione, il divertimento , la conoscenza, l’emozione?

Avevo bisogno di un libro straordinario come questo per “ripulire” i pensieri, per ripescare antiche domande esistenziali, per sprofondare in una  forse  trascurata spiritualità.

Home, la casa, il fulcro dell’esistenza, il luogo dove si può fare ritorno quando la vita ti ferisce.

E così capita a Glory, la trentottenne figlia del pastore presbiteriano che ormai solo e malato la accoglie con amore e con riconoscenza per l’aiuto che gli darà.

Glory è delusa da una storia d’amore finita male, ha lasciato l’insegnamento ed ora si vuole dedicare all’amato padre e alla vecchia casa avita piena del loro passato e della loro storia: una famiglia grande, piena d’amore, genitori e otto figli.

La mamma è morta da tempo, i fratelli sono sistemati altrove, soltanto Jack, il prediletto del padre è ancora lontano.

Ma ecco, dopo vent’anni, egli ritorna. Il vero figliol prodigo accolto con tenerezza, sollievo e tanto amore dal vecchio reverendo e dalla sorella che sempre lo aveva ammirato per la sua capacità di essere unico, di sfuggire alle regole, alle convenienze. Il mondo della famiglia è sempre ruotato intorno a Jack per via dei suoi silenzi, delle sue sparizioni improvvise, della sua solitudine che non si riusciva a spiegare, e del suo comportamento. Jack fa piccoli furti, mette incinta una ragazzina e se ne va.

Jack è dunque un peccatore per il reverendo e come tale deve essere riportato all’ovile della chiesa per sentirne il perdono.

Commoventi e grandissime le conversazioni tra padre e figlio sulla fede, sul delitto e castigo, sul perdono. Nonostante l’attento ed accorato amore per il padre che sta invecchiando Jack non riesce a perdonarsi, si sente un predestinato alla perdizione  e non alla salvezza.

Romanzo quasi teologico, quesiti importanti anche tra Jack e Glory. Bellissimo come il loro rapporto si apra in termini di speranza per Jack, quest’ultimo sembra chiedere a Glory di salvargli l’anima e lei fa tutto il possibile con amore, dedizione, lacrime.

Poche azioni, rimaniamo sempre in casa con rare uscite nell’immobile cittadina agraria di Gilead “fulgida stella del radicalismno”. Siamo nella metà degli anni Cinquanta, in una società razzista, perbenista, chiusa. Ciononostante è qui che c’è la loro  Home, una casa che accoglie, quasi una casa -tabernacolo dove ci si può finalmente “confessare” e dove si è perdonati.

 “E adesso eccolo qui, pensò Glory, macilento e provvisorio, con ben poche tracce della sua giovinezza tranne qull’elusività, quella reticenza divertita…Era appoggiato contro il piano di lavoro con le braccia conserte e osservava il  padre che lo soppesava, sorridendo con quel  suo sorriso duro e malinconico di ciò che vedeva attraverso gli occhi del vecchio, quasi a dire “In tutti questi anni ti ho risparmiatoi la consapevolezza che non ero degno del tuo dolore”.

Ma il vecchio disse: – “Vieni qui , figliolo,” – e prese le mani di Jack, le carezzò e se le portò alla guancia. Disse -“E’ una cosa straordinaria, la famiglia:”_

E Jack rise – “Sì, signore. Sì, lo è: Questo lo so bene.”

“Be’ “- disse – “se non altro sei a casa.”

Marlynne Robinson è docente all’Iowa Writer’s Workshop e  ha vinto moltissimi premi.

Bellissimo romanzo da leggere e assaporare lentamente.

 

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5 commenti
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  1. Grandissima Marilyne Robinson, una tra i più grandi scrittori americani. Ha scritto solo tre grandi romanzi La casa, la chiesa (Gilead) , un’aura, una dimensione ispirate al grande libro dei libri, alla teologia. Rimarrà come un grande classico la scrittura della Robinson. E sicuramente ha influenzato altre americane , grandi, come Elizabeth Strout, per esempio. Splendida lettura cara Mirna.Ciaociao

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  3. Sì, Marylynne Robinson mi piace molto. Nei suoi scritti uno può immergersi a lungo. Riporto uno stralcio di intervista (inviatami da Miki) in cui la scrittrice parla dei personaggi di HOME:
    “Emily Dickinson ha scritto: “Il cervello è più vasto del cielo”, e aveva ragione, ovviamente. Il cercatore di anime dev’essere astuto. Ma non c’è alcun modo di esprimere la proporzione tra la grandezza della natura e quella del pensiero. Specialmente del pensiero scrupoloso, che si mette sulle tracce della verità, anche se apparentemente quieto e rivolto verso l’interno (l’essenza) di sé. I personaggi di “Casa” parlano tutti fluentemente una specie di dialetto domestico che è cresciuto e si è modulato sulla vita e sull’educazione del padre. C’è molta intimità nel loro parlarsi in questi termini. Ed è, soprattutto, il linguaggio delle loro esperienze più profonde.”

  4. La casa è un simbolo molto profondo, può essere così profondo da diventare il simbolo del ritorno alla nostra origine esistenziale, al primo cogito spirituale.

    Per questo tutte le storie che narrano di un ritorno a casa, hanno sul nostro inconscio una presa molto forte, direi atavica…

  5. Credo che ci siano tante case quanti i luoghi che abbiamo “informato” del nostro “ritorno”.
    Mi piacerebbe ce ne fosse una sola… ma nel caso di questo romanzo sembra che LA casa coincida con la famiglia originaria/spirituale, uno dei “ritorni” certamente piu’ potenti per la nostra cultura, proprio per i concetti di colpa, accettazione e perdono.