LA PIENEZZA DEL VUOTO di Francesco Roat

pubblicato da: Mirna - 31 ottobre, 2012 @ 3:44 pm

   Edizioni  Centro Studi Vox Populi

Ho ripreso in mano  La passeggiata dopo aver ascoltato  Francesco Roat, critico letterario trentino, parlare del suo nuovo saggio  “La pienezza del vuoto” “Tracce mistiche nei testi di Robert Walser.”

In Biblioteca molti  erano presenti perchè conoscevano  Roat, pochi perchè avevavo letto Walser.  Infatti lo scrittore svizzero, sebbene  da subito ammirato da Kafka, Musil, Canetti, Hesse, non ebbe  in vita  una gran fortuna editoriale.

Eppure i suoi personaggi sono straordinariamenti moderni perchè si inseriscono nella nostra crisi universale. I suoi personaggi non possono aggrapparsi che al nulla e diventare  erranti dell’esistenza. Il Wanderer  dei suoi scritti è se  stesso : un nomade, un apolide in fuga e senza meta.

 Ma c’è l’accettazione del suo vuoto con una pienezza d’amore verso ciò che osserva.

Nel suo esaustivo saggio Francesco Roat  ci parla della vita di questo autore citando subito ciò che Magris ebbe a scrivere “Walser appartiene a quella generazione di scrittori nella quale si compie, con risultati di altissima poesia, la fondamentale rivoluzione della letteratura moderna ossia la disarticolazione della totalità e del grande stile classico”

La passeggiata del 1919  è il suo breve testo più perfetto. Si inizia a leggere e non ci si ferma , è come se Walser ti prendesse per mano e ti portasse lievemente nel centro dell’esistenza. Passeggiata  metaforica e della vita umana e del suo personale modo di scrivere.

Una bella mattina in un quieto villaggio svizzero il protagonista esce lasciando il suo scrittoio “o stanza degli spiriti”. E da subito incontra personaggi particolari, simboli dell’intera esistenza, dalla donna-strega Aebi al gigante Tomzach, simbolo dell’angoscia esistenziale “Moriva ogni momento eppure non riusciva a morire“. Ma il nostro passeggiatore non si ferma e prosegue in quella sorte di estasi contemplativa della natura, con lo sguardo stupito  da fanciullino pascoliano.

Se il suo girovagare sembra una fuga senza meta, una fuga dalle traversie,dai dolori, dalla solitudine c’è però  in lui un’assoluta accettazione della vita  che gli appare sempre bella in tutti i suoi aspetti.

Francesco Roat raccontandoci anche dei tre romanzi berlinesi di Walser ci conduce a scoprire  nella remissività   quasi religiosa degli aspetti del vivere e nel  totale distacco dai beni materiali una somiglianza con San Francesco. Certo in Walser è la ricerca spirituale  il suo primo “vagabondare”.

La vita di Walser è stato un peregrinare da una località all’altra, da un lavoro saltuario all’altro senza esigenze di stabilità economica tutta tesa all’arricchimento della sua vita interiore. La sua salute psichica è fragile, soffre di ansia ed allucinazioni tanto che finirà dapprima   a Berna in una clinica per malattie mentali, poi dopo quattro anni, nel 1933, nel sanatorio di Herison dove resterà per il resto della vita. Morirà nel 1956 a 78 anni, dopo una solitaria passeggiata in un campo di neve.

Ho riletto con piacere, dopo i suggerimenti di Roat, La passeggiata, l’ho fatto nelle ultime giornate calde di ottobre, seduta sulla panchina al sole del parco san Marco. I fiori stanchi, il rumore della fontanella, le foglie leggere che cadevano. Come non capire Walser e il suo amore per la vita? Come non desiderare di “passeggiare” ovunque dentro e fuori di noi?

Come non passeggiare e pensare, riflettere e poi scrivere le nostre scoperte? Come non assoggettarsi alla nostra smania vagabonda, “Lust zum wandern”?

E se talvolta  la solitudine lo  afferra con  uno sgomento da “passero solitario” vedendo sulla riva  di un laghetto frotte di giovani allegri –  e proprio in quel momento comincia a piovere e la pioggia sembra un pianto. – ..Walser scrive

 “Com’è dolce la minuta , tiepida pioggia d’estate!”

La trilogia berlinese:

I fratelli Tanner (Geschwister Tanner)

L’assistente (Der Gehuelfe)

Jakob von Gunten

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2 commenti
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  1. Di Robert Walser eravamo tutti innamorati nei primi anni ’70. Così contemporaneo e adorabile. Dovrebbe uscire in questi giorni una nuova edizione di SOGGIORNO IN UNA CASA DI CAMPAGNA scritto dal grande W. Sebald, edito da Adelphi. Comprende alcuni magnifici saggi, tra cui quello della mongolfiera di Walser, davvero imperdibile.ciao ciao

  2. Grazie del piacevolissimo scritto; non conoscevo Walser ed ora cerchero’ di colmare questa mancanza… Nicoletta